Maggio 16th, 2025 Riccardo Fucile
OGGI IN TRIBUNALE A PAVIA I RISULTATI DELL’ESAME DEL DNA TROVATO SULLE UNGHIE DI CHIARA POGGI… LE NUOVE INDAGINI SU STEFANIA E PAOLA CAPPA… E L’IPOTESI DI UNA FESTA A LUGLIO COME MOVENTE
Per Garlasco si riparte da un martello a coda di rondine e dall’incidente
probatorio. L’appuntamento è oggi 16 maggio a partire dalle ore 11 al piano terra del tribunale di Pavia. Con un obiettivo ben preciso. Quello di fissare i risultati dell’esame del Dna trovato sulle due unghie delle due mani di Chiara Poggi. La consulenza dei Pm lo ha attribuito ad Andrea Sempio. Ma si cerca un secondo uomo. Intanto va contestualizzato l’sms di Paola Cappa su Alberto Stasi «incastrato». Strettamente collegato al video dell’abbraccio tra il fidanzato della vittima e la sorella Stefania. Perché dopo il contatto la cugina di Chiara fa
ad Alberto alcune domande sulla posizione del corpo di Chiara. E che sarebbero state suggerite dai carabinieri.
Un martello a coda di rondine
Che quello sparito da casa Poggi fosse un martello «con i becchi a coda di rondine» lo hanno detto i genitori di Chiara. Si tratta di quegli utensili che hanno una biforcazione nella punta metallica. Che di solito serve a estrarre i chiodi. Nel canale di Tromello alle spalle di casa Cappa sono stati trovati anche altri ferri vecchi. Che sarebbero compatibili con l’arma del delitto. Ma che la testa di martello possa essere l’arma del delitto è un’ipotesi suggestiva e ancora da verificare. Anche perché non ci sono certezze rispetto a marca e modello. Poi, le presenze nella villetta il 13 agosto 2007. La Repubblica spiega oggi che gli inquirenti proveranno a ricostruirle dagli altri reperti sopravvissuti. Tra questi le fascette para-adesive dei carabinieri usate per rilevare le impronte. Il tappetino del bagno macchiato di sangue. E gli avanzi della colazione.
L’incidente probatorio
Ovvero Estathè, yogurt Fruttolo, biscotti e cereali. Mentre la testa di martello sarà confrontata con le ferite sul corpo di Chiara. L’incidente probatorio servirà quindi a blindare l’utilizzabilità del Dna. Prima ancora degli indizi che direbbero che Sempio era sulla scena del crimine. E il movente. Tutte carte che le difese ritengono siano ancora in mano alla procura. E che i sequestri di diari e scritti del nuovo indagato facciano parte di una stessa strategia. Nella quale si collega la testimonianza di un’amica delle gemelle K su una festa in piscina. La tesi di Sempio per ora rimane la stessa. Ovvero che il suo Dna è finito sulle unghie di Poggi perché lui usava la tastiera del pc di casa per giocare con i videogame.
Stasi incastrato
Poi c’è la storia degli sms su Stasi incastrato. Il settimanale Giallo ha parlato di 180 messaggi vocali raccolti da un blogger un tempo amico di Fabrizio Corona. Il Corriere della Sera spiega che quei messaggi erano finiti alle Iene, che però non li hanno mandati in onda. Paola Cappa avrebbe detto: «Mi sa che abbiamo incastrato Stasi». Il riferimento è alle domande fatte dalla gemella Stefania proprio all’allora fidanzato. Che sarebbero state suggerite dai carabinieri. E che
riguardavano la posizione del corpo di Chiara e i suoi movimenti dopo la scoperta del delitto. La registrazione quindi serviva a dimostrare eventuali contraddizioni tra quanto messo a verbale e quanto detto a Cappa.
Stefania e Paola Cappa
Sulle gemelle K invece incombe il supertestimone. Che però dovrà spiegare prima di tutto perché è stato in silenzio per anni. La sua credibilità non è aiutata dal fatto che le due persone con cui ha detto di aver parlato dei fatti sono decedute. E che lui lo abbia fatto dopo la loro morte. Ha detto che gli sarebbe stato consigliato di dimenticare. Ma il suo confidente non sarebbe un inquirente. All’epoca poi le indagini non erano ancora indirizzate nei confronti di Stasi. Marco Demontis Muschitta, il primo a parlare di un “avvistamento” di Stefania Cappa in via Pascoli (addirittura in bici e con un attizzatoio in mano) ha ritrattato tutto ed è stato denunciato per calunnia.
Paola, ricorda Repubblica, ha anche testimoniato su quello che si sono detti nel dialogo con Stasi dopo l’abbraccio. «Io gli ho chiesto se sapeva se Chiara avesse degli spasimanti che avesse respinto e lui mi ha risposto: “Assolutamente no”». E ancora: «Gli ho anche chiesto di raccontarmi cosa fosse successo la mattina del 13 agosto. Comunque mi sembrava strano che avendo avuto l’impeto di entrare in casa non si fosse poi avvicinato a Chiara. Lui non mi ha risposto dicendo che era sotto shock, poi si è messo a piangere e ha aggiunto che aveva paura che nessuno studio di commercialista l’avrebbe più preso a lavorare».
Il profilo Instagram e le confidenze
L’uomo che ha raccolto le confidenze della food blogger e pole dancer Paola Cappa si chiama Francesco Chiesa Soprani. Oltre che di Corona, è stato collaboratore di Lele Mora. Cappa, che attualmente vive a Ibiza e su Instagram ha un profilo con il nome “Polina Krasaviza”. Cappa dice anche di essere nervosa e frustrata e parla degli zii e di un rapporto difficile con la sorella. Ma gli inquirenti cercano anche un collegamento con party in piscina e feste a tema. Quella che è stata puntata si sarebbe svolta a luglio. L’idea è che nell’occasione sia successo qualcosa che avrebbe mostrato la differenza tra Poggi, più timida e riservata, e le cugine. E da qui sia nato un contrasto. Ma che questo porti al
movente dell’omicidio è tutto da verificare.
(da Open)
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Maggio 16th, 2025 Riccardo Fucile
FRATOIANNI: “ALLA FINE SARA’ LA LIBIA A CONSEGNARLO, PARADOSSALE”
La Corte penale internazionale ha chiesto alla Libia di arrestare il generale Njeem Osama Elmasry, conosciuto come Al-Masri. O di consegnarlo.
«Noto anche come Osama Almasri Njeem, è accusato di essere stato a capo di strutture carcerarie a Tripoli, dove migliaia di persone sono state detenute per periodi prolungati. Presumibilmente responsabile dei crimini di guerra di oltraggi alla dignità personale; trattamento crudele; tortura; stupro e violenza sessuale; e omicidio, commessi nel carcere di Mitiga dal 15 febbraio 2015 in poi; nonché dei crimini contro l’umanità di reclusione; tortura; stupro e violenza sessuale; omicidio; e persecuzione, commessi nel carcere di Mitiga dal 15 febbraio 2015 in poi», si legge nel comunicato della Corte.
Il procuratore della Cpi Karim Khan ha dichiarato in un briefing al consiglio di sicurezza dell’Onu che è stato «emesso un mandato di arresto ma lui è fuggito ed è tornato in Libia passando per l’Italia».
Fratoianni: «Alla fine sarà la Libia a consegnarlo»
«Siamo al paradosso: la Libia potrebbe consegnare Almasri alla Corte penale internazionale. Il Governo libico ha infatti accettato la sua giurisdizione in relazione ai crimini commessi nel suo territorio, e su lui pende un mandato di cattura. Lo stesso che Meloni, Piantedosi e Nordio hanno ignorato, facendo rientrare in Libia un criminale, uno stupratore, un torturatore, dopo che lo avevano arrestato», ha dichiarato Nicola Fratoianni di Avs.
«È stato grottesco ascoltarli nelle aule parlamentari – prosegue il leader di SI – mentre inventavano qualche maldestra motivazione per quel vergognoso atto di disprezzo per il diritto internazionale. Sarebbe ancora più grottesco – conclude Fratoianni – vederli assistere al processo ad Almasri all’Aja».
(da agenzie)
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Maggio 16th, 2025 Riccardo Fucile
SABATO, INVECE, LA DUCETTA DEI DUE MONDI INDOSSERÀ LA GRISAGLIA PER PROVARE A INTORTARE IL TEDESCO FRIEDRICH MERZ, A ROMA PER LA MESSA DI INIZIO DEL PONTIFICATO DI PAPA LEONE XIV, CHE E’ GIÀ IRRITATO CON L’ITALIA PER LA POSIZIONE INCERTA SUL RIARMO EUROPEO E SULL’AZIONE DEI “VOLENTEROSI” A DIFESA DELL’UCRAINA
La camaleonte Giorgia Meloni non smette mai di stupire. Da leader di partito,
briga, trama, furoreggia insieme agli euro-puzzoni più impresentabili del Vecchio Continente; da primo ministro, zac!, indossa la grisaglia istituzionale e sorride durante i vertici internazionali e i bilaterali ufficiali.
Con il piede in due staffe, la Ducetta continua a zompettare tra la destra-destra e il dialogo con gli europoteri, non riuscendo ancora a comprendere che il suo amico Donald Trump se ne fotte del suo governo.
L’altroieri, la Ducetta ha calzato il fez e si è scapicollata nella sede di FdI in via della Scrofa, dopo il suo intervento alla Camera, per accogliere George Simion, il candidato alle presidenziali in Romania euroscettico e filo-Putin. Simion è l’esponente di punta del partito Aur, che in Europa fa parte del gruppo Ecr, insieme a Fratelli d’Italia.
La premier ha avuto l’accortezza di convocare il mini vertice, a cui ha partecipato anche l’ex premier polacco Mateusz Morawiecki (anche il suo partito, il Pis, fa parte dei Conservatori e riformisti), nella sede di Fratelli d’Italia, e non a Palazzo Chigi.
La cornice non istituzionale dell’incontro non è bastata a evitare malumori e giramenti di cojoni alle cancellerie europee, anche in vista della fitta agenda del
fine settimana.
La sora Giorgia, sabato, incontrerà a Palazzo Chigi il neo-cancelliere tedesco, Friedrich Merz, e subito dopo il primo ministro canadese, Mark Carney, entrambi a Roma per la messa di inizio pontificato di Papa Leone XIV.
Visite che arrivano a una settimana dal viaggio di Merz, con gli altri Volenterosi (il francese Macron, il britannico Starmer e il polacco Tusk), a Kiev chez Zelensky, da cui la premier italiana si è autoesclusa. E la “pontiera” si è ritrovata cornuta e mazziata con il quartetto che ormai guida l’Europa che ha preso il telefono e si è messo d’accordo con Trump.
Merz avrebbe già manifestato, durante il viaggio in Ucraina, la sua insofferenza per l’atteggiamento del governo italiano, mettendo in dubbio la sua presenza alla conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina, che si terrà a Roma a luglio: “Noi mettiamo i soldi e soldati, perché dobbiamo andare in Italia che mette sul piatto una miseria di soldi e di armi?”
L’ostilità crescente di Merz è una bella fregatura per Giorgia Meloni: la premier punta molto sull’alleanza con lo spilungone crucco, anche in funzione di un suo possibile e futuribile avvicinamento al Ppe.
È quello a cui sta lavorando alacremente il Quirinale: è Sergio Mattarella a tenere il filo della diplomazia con Berlino, grazie alla “special relationship” (questa vera) con l’omologo, e quasi sosia, Frank Walter Steinmeir.
La premier che si era autoproclamata alleata numero uno di Trump in Europa dovrà sfoderare le sue arti da trasformista anche di fronte a Mark Carney, premier di un Paese che il tycoon vorrebbe annettere e trasformare nel 51esimo stato americano. Essì, l’equllibrismo camaleontico della Giorgia dei Due Mondi è ormai giunto al capolinea….
(da Dagoreport)
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Maggio 16th, 2025 Riccardo Fucile
È STATO IL SOTTOSEGRETARIO MANTOVANO AD AMMETTERE, DAVANTI AL COPASIR, CHE GLI ATTIVISTI DI MEDITERRANEA SONO STATI INTERCETTATI “SECONDO LA LEGGE” DAGLI 007 … I MINISTRI NORDIO E PIANTEDOSI NON SI SONO PRESENTATI AL PARLAMENTO EUROPEO, DOVE ERANO STATI CONVOCATI PER FORNIRE SPIEGAZIONI SULLO SPIONAGGIO ATTRAVERSO LO SPYWARE ISRAELIANO, CHE VEDE COINVOLTI ANCHE GIORNALISTI DI “FANPAGE”
Non c’è stato solo il tentativo di hackerare il cellulare di don Mattia Ferrari, cappellano di bordo dell’ong Mediterranea Saving Humans e in grande sintonia con Papa Francesco.
Il sospetto, adesso, è che a essere state intercettate siano state anche le email del sacerdote schierato per aiutare i migranti.
I controlli effettuati dai consulenti della ong sull’account di don Ferrari hanno rilevato una nuova anomalia: le mail che inviava e riceveva venivano reindirizzate su un server, di cui al momento non si conoscono né i proprietari né il luogo in cui si trova. Chi ha accesso a quel server ha potuto analizzare anche le conversazioni tra il cappellano e il papa, scomparso il 21 aprile scorso.
Fu lo stesso pontefice a raccontare di aver instaurato un saldo rapporto con don Mattia: i due si sentivano al telefono e anche attraverso la posta elettronica. A chi interessavano le comunicazioni di don Ferrari?
Mentre si attendono risposte, martedì 13 maggio si è riunita la Libe. Tuttavia i ministri Nordio e Piantedosi non si sono presentati.
Alla commissione del parlamento europeo che si occupa di diritti e giustizia avrebbe dovuto partecipare anche il sacerdote insieme ad altre vittime dell’attacco tramite spyware: gli inviti in questo caso sono stati annullati. «Mi è arrivata una mail in cui mi è stato comunicato che non sarei stato ascoltato, e che si auspica una collaborazione futura», racconta don Ferrari.
Una scelta politica: il Partito popolare europeo (Ppe) e il gruppo dei Conservatori e riformisti europei (Ecr), che comprendono Forza Italia e Fratelli d’Italia, sono riusciti a evitare che a parlare davanti alla commissione ci fossero le vittime.
A compensare la mancanza degli spiati ci ha provato John Scott-Railton, il ricercatore di Citizen Lab che si sta occupando di analizzare i telefoni delle vittime e che ha seguito casi analoghi in Europa, dallo spyware Pegasus della Nso a Predator di Intellexa. Con Audrius Perkauskas (Commissione europea) ed Helen Charles (Meta), Scott-Railton è stata una delle tre persone audite nella seduta della Libe.
«Le vittime dovrebbero essere qui oggi a raccontare le loro storie», ha detto mostrando le loro facce agli europarlamentari. Per l’esperto informatico di Citizen Lab i casi legati a Paragon emersi finora «sono solo la punta dell’iceberg» e i governi nazionali hanno «grandi responsabilità». […]
Dell’Italia, il Paese finora con più target di Paragon, Scott-Railton ha parlato per rispondere a una domanda dell’eurodeputato Alessandro Ciriani, fratello del ministro Luca. Ciriani, rappresentante di Ecr, ha chiesto un’opinione
sull’ipotesi che potrebbero essere stati governi stranieri a intercettare le vittime italiane di Paragon.
Un’opzione ancora valida per i giornalisti Cancellato (sentito ieri 14 maggio dalla Libe) e Pellegrino, la cui intercettazione non ha finora trovato spiegazione da Roma. «Questa sarebbe un’occasione per il governo italiano di dire che non è stato lui – è stata la risposta di Scott-Railton al politico della maggioranza Meloni – Basterebbe controllare i registri, è sufficiente il tempo che serve per farsi un espresso».
Insomma sarebbe sufficiente che Aise e Aisi, acquirenti delle tecnologie prodotte dalla società israeliana, controllassero nei propri registri i numeri di telefono delle vittime per dare una risposta definitiva sul coinvolgimento del governo italiano nel caso.
Mentre la magistratura è al lavoro sul caso, entro fine maggio è attesa la relazione al parlamento italiano da parte del Copasir. Il comitato che si occupa di sicurezza ha realizzato un ciclo di interrogazioni su Paragon, che hanno coinvolto anche i servizi segreti.
È stato il sottosegretario Alfredo Mantovano ad ammettere che gli attivisti di Mediterranea sono stati intercettati, senza violazioni di legge, col software israeliano. Le diverse audizioni non hanno tuttavia ancora risposto ad altri interrogativi. Chi ha spiato i giornalisti di Fanpage? Quante sono in tutto le vittime? Chi sono i mandanti?
(da agenzie)
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Maggio 16th, 2025 Riccardo Fucile
“NON SI PUO’ RESTARE IN SILENZIO. SE VEDE CHE PUÒ FARLA FRANCA, CONTINUERÀ. ED È PER QUESTO CHE DEVE ESSERE FERMATO DAL NOSTRO SISTEMA IN AMERICA”… “TRUMP E’ UN BULLO. CI SONO TANTE PERSONE CHE LA PENSANO COME ME”
Il giorno dopo il discorso sul filisteo Trump, la libertà dell’arte e la difesa della
democrazia che ha infiammato il Festival di Cannes. E Robert De Niro, 81anni, commenta pacato: «Spero che abbia avuto un qualche tipo di impatto, sa? Con la situazione attuale, specialmente nel nostro Paese… […] Ma ora dobbiamo andare oltre la speranza e dire: dobbiamo fermare quello che sta succedendo laggiù. È semplicemente folle».
Prima delle elezioni lei aveva detto, se Trump dovesse tornare “sarebbe la fine”. La pensa ancora così?
«Non voglio pensarlo, ma non si può essere apatici. Non si può restare in silenzio. Le persone devono parlare, correre dei rischi… non si può lasciare che il bullo vinca.
Punto. Il bullo viene a chiederti i soldi della merenda il lunedì e ti chiede il 25 per cento. Poi tre giorni dopo, torna a chiederti di più. È questo il problema.
Se vede che può farla franca, continuerà. Ed è per questo che deve essere fermato dal nostro sistema in America, che però al momento non sta funzionando bene. Ma penso che più proteste, manifestazioni, indignazione
pubblica possano spingere chi è al Congresso e al Senato a chiedersi: preferisco affrontare i miei elettori furiosi o Trump e il suo gruppo? Devono avere più paura dei cittadini. Solo così si può correggere questo errore».
Trump tiene conto del suo dissenso?
«Non credo. Penso che gli importi solo di ciò che rappresenta una minaccia. E la minaccia è quando la gente è arrabbiata e lui non ha altra scelta che obbedire. Deve rispettare la Corte Suprema, i giudici, è la barriera finale. E anche il popolo».
Il presidente è vendicativo: lei è preoccupato per la sicurezza della sua famiglia?
«Sì. Gli piace vendicarsi, aizzare la folla. Ma ormai sono troppo vecchio per farmi condizionare da questo. So cosa succede quando un bullo fa qualcosa. Non voglio guardarmi allo specchio e dire a me stesso che ho lasciato correre. Penso a gente come Rubio. Lo vedi lì, seduto, mentre parla male di Zelensky, dopo tutte le volte in cui lui lo ha difeso, dicendo che dovevamo sostenerlo. E invece eccolo lì, zitto.
Cosa racconta ai suoi figli, o ai suoi nipoti? Ma la Storia non dimenticherà. Abbiamo bisogno di persone che si schierano, come fece l’avvocato Joseph Welch ai tempi di McCarthy. Gli disse: “Non ha nessuna decenza, vergogna?” Ecco, quella frase simbolicamente spezzò la schiena del cammello: la gente ne ebbe abbastanza di McCarthy.
Accadrà qualcosa che farà finalmente capire agli americani quanto sia assurda la situazione, e che bisogna agire per fermarla. Il punto fondamentale è votare contro Trump, ma le elezioni di metà mandato sono ancora lontane. Credo che la gente debba fare molto di più, molto prima».
Però sono poche le voci che si alzano a Hollywood, si sente solo?
«Ci sono tante persone che la pensano come me. Anche se non ne parlano apertamente. sento che sempre più persone si solleveranno, protesteranno, manifesteranno. […] Non vogliamo una dittatura o un governo autoritario»
Studios e piattaforme sono molto prudenti.
«Le grandi aziende hanno paura della reazione di Trump. Devono decidere: mi piego o dico no? Ci sono università che hanno detto no. Studi legali che hanno
detto no. È importante perché altre persone vedono quella resistenza e ne traggono forza. Si sentono ispirate, dicono “è possibile”».
(da agenzie)
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