Maggio 4th, 2026 Riccardo Fucile
“HO INIZIATO A SOSPETTARE QUALCOSA QUANDO IL CONSIGLIERE COMUNALE STEFANO ZECCHI SI È PRONUNCIATO A FAVORE DELL’ORCHESTRA. MI SONO CHIESTA: NON È CHE TROVARE LA PAX ALLA FENICE POTREBBE RAPPRESENTARE UNA CAPTATIO BENEVOLENTIAE AGLI ELETTORI VENEZIANI?” … AVREBBE DOVUTO CHIEDERSI PER QUALE RAGIONE ERA STATA NOMINATA A UN INCARICO COSI’ PRESTIGIOSO PUR NON AVENDO IL CURRICULUM ADEGUATO
“C’è stato un accanimento, questo muro contro muro per impedire un cambio di rotta…
Forse, è sfumato il progetto culturale di questo governo”.
È l’opinione di Beatrice Venezi sulla conclusione del suo rapporto con il Teatro La Fenice, espressa in un’intervista pubblicata oggi sulle testate del gruppo Nem “Ho iniziato a sospettare qualcosa – prosegue Venezi – quando Zecchi (Stefano, consigliere comunale, ndr) si è pronunciato a favore dell’Orchestra.
Mi sono chiesta: non è che trovare la pax alla Fenice potrebbe rappresentare una captatio benevolentiae agli elettori veneziani?. Guarda caso pochi giorni dopo, a fronte di una mia dichiarazione opportunamente travisata e non offensiva, Colabianchi decide di risolvere il mio contratto, forse – e così risulta da fonti giornalistiche – su input di Roma”.
Da quel momento “nemmeno una telefonata. Al suo posto avrei chiamato, chiesto una smentita. Solo successivamente, pensato alla lettera di licenziamento”.
Riguardo all’assenza di rapporti e incontri con l’orchestra della Fenice, Venezi sostiene che “sono stata a Venezia anche in occasione di incontri con il sindaco e con le figure apicali del teatro ed era previsto che al mio rientro dall’Argentina avremmo combinato una serie di incontri conoscitivi.
Spettava al sovrintendente Colabianchi preparare il terreno, cosa che non è mai avvenuta”.
Venezi definisce il rapport con Colabianchi “molto complesso. Da una parte le difese d’ufficio, parole per la stampa ma non tutele concrete della mia persona nei confronti dell’atteggiamento ingiurioso adottato dall’orchestra, che al contrario è stata lasciata libera di fare proclami dal palco a più riprese durante gli spettacoli, lancio di volantini come in un’arena gladiatoria, interviste su ogni mezzo stampa, tv, radio, social terracqueo
Una crescente insofferenza e ostilità di fronte alle mie richieste di essere coinvolta nelle scelte artistiche, così come compete a un direttore musicale. Ho un carteggio ben fornito di mail in cui Colabianchi mi ribadisce più volte, anche in termini inappropriati, che le scelte artistiche competono esclusivamente a lui, escludendo ogni mio intervento, a dispetto delle clausole contrattuali e della prassi.
Questa impostazione mi ha di fatto impedito di esercitare le mie funzioni: in qualità di direttore musicale sarei stata tenuta a condividere e, per quanto di competenza, almeno per le produzioni che mi riguardavano, a cofirmare le scelte artistiche, ma non sono mai stata messa nelle condizioni operative per farlo”.
Infine, sulla presunta natura ‘politica’ della sua nomina, Venezi sostiene che “sono stata scelta sulla base di un progetto di rilancio artistico ed internazionale. Colabianchi conosceva benissimo le mie capacità avendo già collaborato al Teatro Lirico di Cagliari in diverse produzioni. La nomina politica è la sua”. E su un’eventuale causa al teatro “stiamo valutando con i miei avvocati”.
(da agenzie)
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Maggio 4th, 2026 Riccardo Fucile
“NON HO DATO UNA NOTIZIA NON VERIFICATA, HO DETTO CHE “STIAMO VERIFICANDO UNA NOTIZIA””
«Mi copro il capo di cenere, ma non ho dato una notizia non verificata, ho detto “stiamo verificando una notizia” che è una cosa un po’ diversa». Sono le scuse di Sigfrido Ranucci rivolte al ministro della Giustizia, Carlo Nordio. Il chiarimento è arrivato nel corso dell’ultima puntata di Report, andata in onda domenica 3 maggio, dopo le tensioni emerse durante la trasmissione È sempre Cartabianca, condotta da Bianca Berlinguer. Al programma di Rete 4, Ranucci aveva fatto riferimento alla possibile presenza del ministro Nordio nel ranch di Giuseppe Cipriani, compagno di Nicole Minetti, in Uruguay. Dichiarazioni che hanno spinto Nordio ad annunciare iniziative legali.
«Mi pagherò da solo le spese legali»
Nell’istanza di risarcimento che dovrebbe arrivare nei prossimi giorni si farà riferimento al danno alla reputazione e all’immagine del ministro a causa della diffusione di notizie non verificate, in violazione del Codice deontologico dei giornalisti, che prevede l’obbligo di verificare l’attendibilità delle informazioni raccolte prima di diffonderle. Ranucci ha già annunciato la decisione di affrontare personalmente le eventuali conseguenze legali. «Sento il dovere di informarvi che, davanti all’eventuale denuncia del ministro della Giustizia, rinuncio già da ora ad esporre l’azienda, che gestisce soldi pubblici, a eventuali rischi. Affronterò il giudizio a mie spese», ha fatto sapere.
La replica di Ranucci
Nel suo intervento di ieri sera, Ranucci ha ricostruito quanto accaduto in diretta lo scorso 28 aprile, quando aveva fatto riferimento alla presunta presenza del ministro in Uruguay, parlando apertamente di una pista in fase di verifica. «Siamo sulle tracce di una testimonianza raccolta in queste ore», aveva dichiarato, precisando di voler trattare l’informazione «con il beneficio dell’inventario». «Sono stato accusato di aver dato una notizia non verificata. Ma che cosa ho detto? Ho detto “siamo sulle tracce di una testimonianza raccolta in queste ore, dove una fonte ci ha detto di aver visto Nordio i primi giorni di marzo in Uruguay e di averlo visto nel ranch di Cipriani. Stiamo verificando una pista e quindi la prendiamo con il beneficio dell’inventario», ha dichiarato il conduttore di Report.
(da agenzie)
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Maggio 4th, 2026 Riccardo Fucile
E NORDIO FA CAUSA A RANUCCI PER DIFFAMAZIONE… PRIMI RISCONTRI DELLE INDAGINI IN ARRIVO DA SPAGNA ED URUGUAY
Sono attesi a breve i primi esiti degli accertamenti all’estero chiesti dalla procura
generale di Milano – in particolare in Spagna ed Uruguay – nel supplemento di indagine sul caso della grazia chiesta e ottenuta da Nicole Minetti. Lunedì, anticipa l’Ansa, la procuratrice Francesca Nanni e il sostituto Gaetano Brusa faranno il punto della situazione sul caso scoperchiato dal Quirinale, che ha adombrato sospetti sulla veridicità degli atti corredati alla domanda di grazia e sul fatto che l’ex igienista mentale di Silvio Berlusconi, condannata a 2 anni e 10 mesi per sfruttamento della prostituzione nel caso Ruby e a 1 anno e 1 mese per la Rimborsopoli lombarda, abbia realmente tagliato i ponti con la vita precedente. Le verifiche, cui è stata delegata l’Interpol, riguardano in particolare l’atto di adozione del bimbo da parte di Minetti e del compagno Giuseppe Cipriani – di cui si vuole la copia originale – e la procedura seguita.
Cosa vogliono appurare i magistrati di Milano
Si vuol capire in particolare se davvero i genitori biologici del bimbo, peraltro malato, lo abbiano abbandonato all’Inau, l’ente delle adozioni del Paese sudamericano, e se la madre in particolare abbia fatto perdere le proprie tracce. Lo stesso vale riguardo alla morte, per un incidente domestico, dell’avvocatessa tutrice del minore: è stata trovata in casa carbonizzata con il marito. L’indagine supplementare condotta attraverso rogatorie estere mira pure a contro-verificare se davvero Minetti abbia tagliato i ponti col passato, dimostrando quella «seria volontà di riscatto sociale» su cui avevano messo la mano sul fuoco in un primo momento i magistrati. Si verificherà quindi nuovamente l’esistenza di eventuali procedimenti penali a carico della 41enne, e si ripercorreranno le tracce dei suoi spostamenti tra la residenza uruguayana di Punta de l’Este, la villa a Ibiza, Milano, Roma e pure Boston per le cure del piccolo. Qualora da queste nuove verifiche chieste dal
Quirinale dovessero emergere elementi “sfavorevoli” o comunque dubbi sulla veridicità di quanto sostenuto nella proposta di grazia, la procura Generale probabilmente rivedrà e ribalterà il parere, anticipa l’Ansa.
Il ministro Nordio pronto a fare causa a Ranucci
Nel frattempo il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha fatto trapelare l’intenzione di fare causa per diffamazione a Sigfrido Ranucci e di chiedergli i danni dopo che il conduttore di Report aveva parlato in tv della possibile presenza di Nordio nel ranch di Giuseppe Cipriani, compagno di Nicole Minetti, in Uruguay. Lo scrive Il Foglio citando fonti qualificate del ministero della Giustizia. Nell’istanza di risarcimento – spiega il Foglio – si farà riferimento al danno alla reputazione e all’immagine del Guardasigilli prodotto dalla diffusione di notizie non ancora verificate, in violazione del Codice deontologico dei giornalisti italiani, che prevede l’obbligo per i giornalisti di verificare l’attendibilità delle informazioni raccolte prima di diffonderle. Le somme eventualmente ottenute con la causa, fanno filtrare ancora da via Arenula, saranno devolute in beneficenza.
Cos’aveva detto Ranucci in tv
«Una nostra fonte avrebbe visto il ministro Nordio nel ranch di Cipriani in Uruguay a marzo. Se fosse vero, è una notizia. Stiamo verificando», aveva detto martedì scorso Ranucci in “trasferta”, ospite di Bianca Berlinguer a È sempre Cartabianca, su Rete 4. Una notizia potenzialmente esplosiva, nel quadro delle verifiche richieste dal Quirinale su presunte «scorciatoie» nella domanda di grazia presentata, e poi accolta, da Nicole Minetti, compagna di Cipriani.
Già pochi minuti dopo le affermazioni in tv di Ranucci, o Nordio era intervenuto telefonicamente al programma di Rete 4 per smentire categoricamente la ricostruzione. «Ai primi di marzo di quest’anno ero impegnato in campagna elettorale per il referendum», aveva ricordato il Guardasigilli. Ora seguirà la sfida in tribunale.
(da Open)
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Maggio 4th, 2026 Riccardo Fucile
COME FUNZIONA L’INSIDER TRADING ALL’OMBRA DI TRUMP
Gli operatori di Wall Street ne parlano come se fosse un mercato finanziario parallelo, «il Trump market»: imprevedibile, senza regole e molto redditizio. Nella storia americana non si è mai visto un intreccio così spregiudicato tra gli annunci, le decisioni della Casa Bianca e i movimenti anomali in Borsa. Negli Stati Uniti il problema del classico conflitto di interesse che sorge quando un imprenditore assume un incarico politico si era già posto con il primo mandato di Donald Trump, poiché le sue aziende spaziano dalle costruzioni, all’immobiliare, agli alberghi, ai resort turistici, ai golf club. Nove anni fa sollevò molte polemiche la decisione del neopresidente di affidare la guida della holding ai figli Donald Jr. ed Eric, scartando soluzioni più trasparenti come quella di consegnare la gestione a un «blind trust», cioè a un amministratore fiduciario incaricato di curare gli affari della Trump Organization in piena autonomia.
Con il rientro di «The Donald» alla Casa Bianca i guadagni per la famiglia sono esplosi. Prendendo in considerazione le operazioni su criptovalute, immobiliare e altro ancora, secondo il New York Times il clan avrebbe ottenuto extra profitti per 1,4 miliardi di dollari. Per il New Yorker il tesoro ammonta a 4 miliardi di dollari. In un anno e mezzo, poi, si sono moltiplicate le manovre decisamente sospette in Borsa, avvenute poco prima che Trump annunciasse importanti mosse politiche ed economiche. Al punto che, di recente, perfino il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha sbeffeggiato l’ex costruttore mandando un sarcastico avvertimento «a Wall Street»: «Interpretate al contrario le parole di Trump: i suoi discorsi sono una finzione per ottenere facili guadagni». Sta di fatto che negli Usa queste anomalie sono diventate un caso politico. Vediamole.
Mercoledì 2 aprile 2025, Trump si presenta con un grande tabellone
Sul cartello sono elencate, una per una, le percentuali dei dazi imposte ai Paesi di mezzo mondo. L’iniziativa suscita un tracollo in Borsa
Il giorno più torbido
Partiamo da mercoledì 2 aprile 2025, è il cosiddetto «Liberation day»: quel giorno Trump si presenta con un grande tabellone davanti alle telecamere assiepate nel Rose Garden della Casa Bianca. Sul cartello sono elencate, una per una, le percentuali dei dazi imposte ai Paesi di mezzo mondo. L’iniziativa di Trump suscita un tracollo in Borsa: fra giovedì 3 e venerdì 4 l’indice Standard and Poor (S&P 500, la media delle quotazioni delle 500 società più grandi) perde il 10,8%. Allarme rosso sui principali mercati finanziari del mondo. Domenica 6 aprile il Segretario al Tesoro, Scott Bessent, va a trovare Trump nella residenza di Mar-a-Lago, in Florida. Bessent si fa portavoce del profondo disagio del mondo della finanza e dell’industria e sollecita il presidente a cambiare idea. Lunedì 7 aprile riaprono le quotazioni: l’indice S&P risale di poco (+0,23%), ma il mercato resta instabile, tanto che martedì 8 lo stesso indicatore va in rosso (-1,57%). Ma arriva mercoledì 9 aprile: fuochi d’artificio a Wall Street.
Il titolo della Trump Media & Technology Group sale del 21%.
Attenzione agli orari
Alle 9.37 Trump posta un messaggio sibillino sulla sua piattaforma social Truth: «QUESTO È UN GRANDE MOMENTO PER COMPRARE!!! DJT». DJT è la sigla che in Borsa indica la Trump Media & Technology Group, la holding della famiglia Trump. Sembra quasi un segnale rivolto a persone o entità finanziarie già in allerta.
Alle 13.08, nel pieno delle contrattazioni di Borsa, per 10 minuti gli speculatori si scatenano, con ordini torrenziali di call options, contratti che prevedono l’acquisto di un titolo a un prezzo prefissato ed entro un determinato lasso di tempo. Questo strumento finanziario consente di scommettere sull’aumento del valore delle azioni a breve termine e quindi di ottenere un profitto che deriva dalla differenza tra il prezzo stabilito dalla call option e la quotazione successiva del titolo. Alle 13.18, Trump scrive su Truth che l’introduzione dei dazi viene rinviata di 90 giorni. La Borsa reagisce con il più poderoso rialzo dal 2008: l’indice S&P sale del 9,5% e il Nasdaq, il listino dei titoli tecnologici, si impenna con un +12,2%, l’incremento maggiore negli ultimi due decenni. Il titolo della Trump Media & Technology Group sale del 21%. È evidente che qualcuno sapeva che sarebbe valsa la p
raccogliere l’invito a comprare del primo post di Trump. In questo caso il leader Usa potrebbe aver commesso il reato di «market manipulation», in Italia si chiama anche aggiotaggio, cioè diffusione di informazioni esagerate e fuorvianti per alterare il corso delle quotazioni.
Chi informa i borker?
Come si possono calcolare, almeno per approssimazione, i guadagni di chi ha investito con i tempi giusti magari perché al corrente di ciò che avrebbe detto Trump? Due possibilità. Chi ha investito 1 milione acquistando le azioni o un fondo di investimento quotato (Etf) parametrato sul valore dell’Indice S&P, la mattina del 9 aprile si è ritrovato a fine giornata con un 1.095.000 euro: 95 mila euro di guadagno in pochi minuti. Il calcolo è semplice: basta aggiungere il 9,5% del rialzo dell’S&P al milione di dollari investito. In generale è più complesso calcolare l’effetto moltiplicativo generato dai contratti di call option. Ma nel caso specifico del 9 aprile la Reuters, sulla base dei movimenti registrati sul mercato, ha calcolato che la leva finanziaria delle call option Spy, cioè dei fondi che riproducono l’Indice S&P, ha prodotto una moltiplicazione di 10 volte il capitale investito. Chi ha puntato 1 milione di dollari si è ritrovato con 10 milioni e quindi con un profitto netto di 9 milioni. Sta di fatto che quello stesso 9 aprile il Presidente nello studio ovale, presentando alcuni piloti automobilistici al finanziere Charles Schwab, dice: «Oggi lui ha guadagnato 2,5 miliardi di dollari»; poi indicando l’imprenditore Roger Penske: «E lui 900 milioni di dollari. Non è male!». Il caso dei dazi è il più clamoroso, ma siamo solo all’inizio.
Farmaci: i ben informati
Lunedì 12 maggio il presidente americano, dopo un lungo tiro alla fune, annuncia un accordo con Xi Jinping. Gli Stati Uniti ridurranno i dazi sull’import cinese e la Cina taglierà a sua volta le tariffe sui beni Usa. Wall Street accoglie la notizia con un aumento del 3,3% (indice S&P) e il giorno dopo, martedì 13 maggio, con un altro + 0,7%. Nelle stesse ore si sviluppa un’altra vicenda che fa ballare un comparto specifico dello Stock Exchange: quello dei farmaci. L’11 maggio del 2025 è domenica, il presidente Usa comunica che lunedì 12 avrebbe firmato un ordine esecutivo per ridurre i prezzi dei medicinali tra il 30% e l’80%, imponendo
ai produttori di allinearli a quelli applicati dai concorrenti stranieri. Quello stesso giorno le quotazioni dei titoli farmaceutici americani oscillarono parecchio, recuperando sul finale di seduta. Si potrebbe ipotizzare che qualcuno, a conoscenza in anticipo delle intenzioni trumpiane, abbia piazzato ordini di acquisti al ribasso già venerdì 9 maggio, incamerando azioni di società come Pfizer, AbbVie, Eli Lilly, Amgen, Merck che terminarono la giornata di lunedì 12 con ribassi tra il 2,1% e il 4,8%.
Chi specula sul petrolio
L’altra pista segnata dai dubbi porta alla guerra contro l’Iran. Sabato 21 giugno 2025 Trump decide di attaccare il regime degli ayatollah. Wall Street reagisce in modo positivo: evidentemente gli investitori pensavano che i bombardamenti sarebbero durati poco e non avrebbero ostacolato le forniture di petrolio. Anche in occasione del secondo attacco, sabato 27 febbraio 2026, la Borsa di New York non si scompone. Non si può dire la stessa cosa per ciò che accade lunedì 23 marzo. Alle 7.04 Trump posta queste parole su Truth: «Conversazioni molto buone e produttive con Teheran a proposito di una completa risoluzione del conflitto». Il presidente ordina lo stop ai bombardamenti contro gli impianti di energia elettrica iraniani. Il prezzo del greggio crolla del 14%, poi la Borsa riprende a salire e l’indice S&P chiude la seduta con +1,15%. La Bbc ha ricostruito che lunedì 23 marzo, dalle 6.40 alle 6.50 del mattino, il mercato è stato sommerso da 3.818 ordini di futures sul valore del greggio per un ammontare complessivo di 320 milioni di dollari. Nel corso della mattinata il valore dei futures raggiungerà il totale di 580 milioni di dollari. Difficile calcolare quanto hanno guadagnato questi trader super informati. Qualcuno può aver approfittato per vendere petrolio prima della flessione del 14%. Altri possono aver stipulato contratti di vendita futura del greggio a un prezzo superiore a quello acquistato nel corso della giornata con quotazioni decisamente inferiori. In ogni caso, un’onda anomala.
Lo stesso schema si ripete il 7 aprile. In un solo minuto, tra le 12.24 e le 12.25, sul mercato si assiste a vendite massicce di futures per un valore di 760 milioni di dollari. Alle 12.45 ecco l’annuncio di Trump: «Lo Stretto di Hormuz è tornato
navigabile». Più tardi il mondo scoprirà che non è vero, ma intanto il prezzo del greggio crolla dell’11%.
Dall’inizio dell’attacco isarelo-americano all’Iran si contano almeno sei episodi di possibili casi di insider trading. Il più recente, stando ai dati raccolti da Reuters, si è verificato mercoledì 22 aprile: 15 minuti prima che Trump comunicasse il prolungamento della tregua con Teheran, si sono registrate vendite di petrolio al ribasso per 430 milioni di dollari. Un’altra scommessa vinta perché nella giornata il prezzo del greggio è effettivamente sceso da 100,6 dollari al barile a 96,83 dollari.
Le denunce alla Sec
La prima denuncia è firmata da sei senatori democratici, inviata l’11 aprile 2025 a Paul Atkins, presidente della Sec, l’Autorità che vigila sulla Borsa. Quella più recente e circostanziata, datata 24 febbraio 2026, è di due deputati democratici: la vicepresidente della Commissione Servizi finanziari, Maxime Waters e il vicepresidente della Sotto commissione sulla vigilanza e le indagini economiche e finanziari, Al Green. Entrambi chiedono agli organismi di cui fanno parte di avviare un’indagine parlamentare su quanto è accaduto tra la Casa Bianca e lo Stock Exchange di New York nella mattina del 9 aprile 2025, quando l’umore prevalente a Wall Street era piuttosto depresso. Con l’eccezione di alcuni operatori beninformati. Da chi? È la domanda che i parlamentari Waters e Green rivolgono al presidente della Commissione Servizi Finanziari della Camera dei Rappresentanti, il repubblicano French Hill, sollecitandolo ad aprire un’indagine. Nella lettera ricordano anche che a distanza di un anno il presidente della Sec, Paul Atkins, grande sostenitore della deregulation più totale e delle criptovalute, non ha fatto nulla. Non ha neanche risposto alla lettera dei sei senatori.
Fino all’arrivo di Trump alla Casa Bianca la Sec era considerata la più temibile sentinella dei mercati finanziari. Un modello per tutto il mondo. Ma con Atkins alla guida il ruolo della Sec è diventato marginale. L’amministrazione Trump ha tagliato il personale del 17%, compresi gli ispettori investigativi della Enforcement Division. La spesa per finanziare le indagini è stata ridotta del 50%. Va precisato che Trump non può essere accusato di insider trading solo sulla base delle dichiarazioni che incidono sulle quotazioni, poiché sono inevitabili. Serve la prova che il presidente abbia direttamente comprato o venduto titoli prima dei suoi
annunci. Tuttavia i parlamentari chiedono di puntare l’attenzione su figure vicine alla Casa Bianca.
Le scommesse su Polymarket
Infine un fenomeno relativamente nuovo, quello dei siti specializzati nelle scommesse geopolitiche on line. Uno in particolare sta attirando l’attenzione dei media e degli analisti: Polymarket. Fondato nel 2020 a New York, accetta puntate in criptovalute sugli avvenimenti più diversi, dallo sport alle elezioni politiche fino alla durata di una guerra. Il primo caso collegato alle mosse dell’Amministrazione Trump riguarda la cattura del presidente del Venezuela, Nicolas Maduro. Il Presidente americano annuncia il successo del blitz a Caracas con un post alle 10.21 di sabato 3 gennaio. Ma poco prima, Gannon Ken Van Dyke, uno dei militari americani che partecipa all’operazione, aveva puntato da un account anonimo 32 mila dollari sulla piattaforma scommettendo che Maduro sarebbe stato destituito entro la fine di gennaio. Van Dyke, ora sospeso dal servizio, aveva vinto 436 mila dollari.
Uno studio della Columbia University dal titolo «From Iran to Taylor Swift», firmato dai professori universitari Joshua Mitts e Moran Ofir, riassume in modo efficace il quadro delle scommesse su alcuni interrogativi collegati alla guerra contro Teheran. Giusto per fare un esempio. La domanda «Gli Stati Uniti attaccheranno l’Iran entro il 28 febbraio?» ha raccolto puntate per 529 milioni di dollari. La società di analisi Bubblemaps ha notato l’improvvisa comparsa di sei account anonimi sulla piattaforma Polymarket, aperti solo poche ore prima che iniziasse la guerra: hanno tutti azzeccato la risposta guadagnando, complessivamente, 1,2 milioni di dollari. Preveggenza o, più banalmente, frode?
Polymarket non piace a tutti. È stato bandito dai governi di 33 Paesi fra i quali Francia, Italia, Belgio, Germania, Regno Unito. L’amministrazione Trump, invece, ha allentato i controlli sulle attività di questi siti e, guarda la combinazione, Donald Jr., il primogenito del Presidente, ha investito, si stima, qualche milione di dollari in Polymarket, diventandone anche consigliere strategico.
(di Milena Gabanelli e Giuseppe Sarcina
(da corriere.it)
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Maggio 4th, 2026 Riccardo Fucile
IL GOVERNO IN CARICA E’ DIVENTATO IL SECONDO PIU’ LONGEVO DELLA STORIA REPUBBLICANA, MA LI TIENE UNITI NON IL CONSENSO POPOLARE MA L’ATTACCAMENTO ALLA POLTRONA
Sabato scorso il governo Meloni, con 1288 giorni, è diventato il secondo più longevo
della storia repubblicana. Al momento, inoltre, non si vedono ostacoli insormontabili per raggiungere il record di durata, detenuto da Silvio Berlusconi, il cui esecutivo governò ininterrottamente per 1412 giorni. Certo, questo dato sembra quasi paradossale considerando il contesto storico: Giorgia Meloni festeggia un grande risultato di longevità in un momento in cui le leadership sembrano consumarsi con una velocità inedita. I cicli delle leadership politiche sono storicamente stati lunghi: da Craxi a Berlusconi, molti grandi leader sono stati sulla cresta dell’onda per un periodo importante, ma negli ultimi dieci anni abbiamo assistito a un’opinione pubblica in rapido movimento, mutevole, capace di farsi sedurre rapidamente da leader abbandonati poco dopo. Renzi, Salvini, Di Maio: sono molti gli esponenti politici la cui grande popolarità si è consumata in un arco temporale breve. Come Icaro, si sono avvicinati troppo al sole, bruciando rapidamente il proprio consenso. Giorgia Meloni, invece, pur indebolita, rimane al timone.
Ci sono diversi motivi che spiegano questo risultato e l’avvicinamento al primato di durata berlusconiano.
Il primo è legato alle rigide gerarchie della coalizione di centrodestra: nessuno mette in discussione il ruolo di partito-timone di Fratelli d’Italia, e l’assetto della coalizione, ad eccezione dello strappo vannacciano, è rimasto solido. I partiti conservatori in questo paese sono inoltre meno “scalabili” dalla propria classe dirigente, e rientrano spesso nella fortunata definizione di Fabio Bordignon di “partito del Capo”, leaderistici e verticali.
Inoltre, storicamente, il centrodestra si è mostrato più disciplinato e coeso rispetto all’alleanza progressista: non è un caso che sabato l’esecutivo abbia superato al secondo posto il governo Berlusconi IV, e che al primo posto permanga il Berlusconi I.
Va anche sottolineato come il consenso nei confronti del governo e della coalizione meloniana sia calato in questi anni, in modo costante e netto ma meno rapido rispetto ad altre situazioni. Questo fatto, sommato a un’opposizione piuttosto divisa nei primi anni, ha generato una pressione limitata dell’opinione pubblica nei confronti del governo, aumentata solamente negli ultimi mesi, dalla campagna referendaria in poi.
Dunque, Meloni e il centrodestra possono festeggiare un traguardo di stabilità importante e puntano a stabilire un nuovo record.
Tuttavia, la longevità, di per sé, non è una vittoria: le elezioni politiche non premiano chi resiste, ma chi convince.
(da Repubblica)
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Maggio 4th, 2026 Riccardo Fucile
I GIORNALISTI ATTENDONO DA ANNI UN PROVVEDIMENTO SULL’EQUO CONSENSO, LA CANCELLAZIONE DEL CARCERE PER DIFFAMAZIONE E UNA NORMA CONTRO LE QUERELE TEMERARIE
Solo tre giorni fa Reporters Sans Frontières ha annunciato che l’Italia è ulteriormente scesa nella classifica internazionale della libertà di stampa, scivolando al 56esimo posto dal 49esimo del 2025. Non proprio di buon auspicio per festeggiare la Giornata mondiale ad hoc, che cade il 3 maggio e da quest’anno in Italia è anche Giornata nazionale in memoria dei giornalisti uccisi a causa dello svolgimento della loro professione. La maggioranza che sostiene il governo Meloni ostenta emozione e commozione per i reporter “uccisi dalle mafie, dal terrorismo, dalla criminalità, dalla guerra, da chi voleva spegnere una voce libera”.
La stessa premier il 29 aprile, giorno del via libera del Senato al ddl che istituisce la giornata, ha reso omaggio a “uomini e donne che hanno messo la propria passione e la propria professionalità al servizio di tutti noi e che tutti noi abbiamo il dovere di onorare”. Salvo, il giorno dopo, sbottare contro un giornalista reo di averle fatto una domanda sul caso Minetti invece di chiederle del piano casa come da suoi desiderata. Risposta aggressiva subito censurata dall’Usigrai, che ha fatto notare come “non sia accettabile che un’alta ‘carica dello stato’ definisca una domanda ‘campata in aria’” e l’atteggiamento d’insofferenza verso i giornalisti sia “diventato preoccupante”.
Il sindacato unitario dei giornalisti italiani, Fnsi, ha apprezzato l’istituzione della giornata ma la segretaria Alessandra Costante ha ricordato che “i giornalisti vivi attendono da anni un provvedimento sull’equo compenso, la cancellazione del carcere per la diffamazione e una norma contro le querele temerarie“. Oggi costante ha aggiunto: “Ci sono tanti altri modi per uccidere la libertà di stampa. E l’Italia, purtroppo, con la sua 56/a posizione (in costante caduta libera), lo sa bene: minacce, intimidazioni, querele bavaglio, liti temerarie, carcere in caso di condanna
per diffamazione. Manca ancora il recepimento del Media Freedom Act, che tutela i cronisti e le loro fonti oltreché la televisione pubblica dalla pervasività della politica” E poi lo sfruttamento economico: lavoratori autonomi, circa il 60% della forza lavoro oggi, che hanno retribuzioni vergognose, non degne di un paese civile. Ma anche l’impoverimento della professione per via del mancato rinnovo del contratto Fieg (scaduto da 10 anni) – fa notare ancora la segretaria Fnsi – parla di libertà di stampa in pericolo e del tentativo degli editori di limitare tutti quegli istituti contrattuali posti a tutela dell’indipendenza dei giornalisti da qualsiasi influenza esterna, ma anche interna alle redazioni. Dignità dell’informazione significa difendere tutti i diritti, dei giornalisti di oggi e di quelli di domani”.
“Giustissimo celebrare i caduti, ma la scelta della data è un errore – ha commentato dal canto suo il presidente della Federazione della stampa, Vittorio di Trapani -. Il messaggio che passa è che la libertà di stampa da celebrare è quella dei giornalisti uccisi e quella rivendicata dai giornalisti vivi la oltraggiamo”.
(da agenzie)
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Maggio 4th, 2026 Riccardo Fucile
APERTO FASCICOLO A SEGUITO DI TRE ESPOSTI CHE DENUNCIANO L’AZIONE CRIMINALE DI ISRAELE IN ACQUE INTERNAZIONALI
La Procura di Roma ha aperto un fascicolo di indagine per sequestro di persona in
relazione all’abbordaggio da parte delle autorità israeliane delle 22 barche della Global Sumud Flotilla avvenuto la notte del 29 aprile al largo di Creta in acque internazionali.
All’attenzione dei pm di piazzale Clodio sono arrivate tre esposti tra cui due che riguardano la posizione degli attivisti Thiago de Avila e Saif Abukeshek attualmente detenuti in carcere che sono stati prelevati mentre si trovavano a bordo di imbarcazioni italiane.
Il pm di Roma Stefano Opilio e la pm Lucia Lotti apriranno una nuova inchiesta in relazione a quanto accaduto, quando la marina israeliana ha intercettato le imbarcazioni della Flotilla in acque internazionali, nella zona di ricerca e soccorso (Sar) greca, a oltre 600 miglia nautiche dalle coste di Gaza.
I magistrati, che gestiranno il fascicolo insieme al procuratore Francesco Lo Voi, ipotizzeranno, probabilmente, inizialmente il solo sequestro di persona.
Sono tre gli esposti al vaglio nei quali sono denunciati anche i reati di tortura, sequestro di persona, rapina e danneggiamento con pericolo di naufragio. Al momento il fascicolo è contro ignoti. L’altro procedimento aperto è nato dagli esposti presentati dai 36 attivisti italiani che hanno preso parte alla Global Sumud Flottila nell’ottobre scorso.
(da agenzie)
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Maggio 3rd, 2026 Riccardo Fucile
LA MOSSA E’ QUELLA DI STRINGERE LE MAGLIE CENTRALIZZANDO IL RICONOSCIMENTO UFFICIALE DEGLI EVENTI DEL PARTITO NELLE MANI DEL DEPUTATO EX LEGA EDOARDO ZIELLO E DELL’EX FDI MASSIMILIANO SIMONI
La costituente di Futuro Nazionale ha un luogo e una data: 13 e 14 giugno a Roma, all’auditorium della Conciliazione. Roberto Vannacci va avanti con la costruzione del partito, cercando di dargli una struttura ordinata e compatta dopo una prima fase “spontaneista”. Con le Politiche non troppo lontane e i sondaggi che indicano ottime possibilità, in un modo o nell’altro, di entrare in Parlamento con una squadra, dietro al generale in congedo ci sono parecchi colonnelli che sgomitano.
L’ultima parola, di vita o di morte, spetta sempre e solo a Vannacci, che comunque ha da tempo designato il suo scudiero più fedele, cioè Massimiliano Simoni, ex FdI, oggi consigliere regionale in Toscana e coordinatore di Fn.
Ma come detto, di sfondo restano gelosie varie. Anche per questo ieri da Viareggio, a firma Simoni, sono state diramate tre circolari interne. Una per la gestione delle pagine social con il marchio del partito, con il divieto ad esempio di utilizzare Whatsapp o Telegram per raccogliere simpatizzanti o comunicazione massiva. La seconda, ricorda che chiunque si attribuisca incarichi o titoli non formalmente ricevuti, o si comporta come se li avesse, sarà soggetto a provvedimenti disciplinari, fino all’espulsione dal partito. Nella terza, si centralizza il riconoscimento ufficiale degli eventi del partito nelle mani del deputato ex Lega Edoardo Ziello e dello stesso Simoni, distinguendoli dalle iniziative locali dei comitati.
I maligni mettono in relazione quest’ultima circolare con locandina pubblica per un evento del 30 maggio a Castellar Ponzano (Alessandria), organizzato da un Comitato Costituente locale con il logo ufficiale di Fn bene in vista. L’evento promosso dal centro studi Rinascimento nazionale si chiama “Stati Generali – Nord-Ovest chiama Italia” e ha toni e format che evocano chiaramente un appuntamento politico nazionale, non una semplice iniziativa locale. Il nodo politico è duplice: da un lato una tensione tra centro e periferia del partito, con i comitati locali che si muovono in autonomia; dall’altro una questione di controllo del brand e della narrazione pubblica di Fn. Simoni e Ziello stringono le maglie, su indicazione di Vannacci. Qualcuno, evidentemente, si sta muovendo troppo liberamente.
(da agenzie)
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Maggio 3rd, 2026 Riccardo Fucile
L’IRONIA DI ALBERTO MATTIOLI SULLA BACCHETTA NERA MELONIANA SILURATA DAL RUOLO DI DIRETTRICE MUSICALE DELLA FENICE CHE NON AVREBBE DIRETTO NÉ L’INAUGURAZIONE STAGIONALE CON FEDORA E NEMMENO IL CONCERTO DI CAPODANNO … MATTIOLI: “COME HA COMUNICATO COLABIANCHI CON IL CONSUETO SPREZZO DEL RIDICOLO, VENEZI AVEVA ALTRI IMPEGNI. QUALI, NON È DATO CAPIRE”
Per il momento si suppone che Colabianchi non voglia nominare un altro direttore
musicale. Intanto, bisogna sostituire la bacchetta nera nelle serate che avrebbe dovuto dirigere. Il suo mandato teoricamente sarebbe iniziato nel prossimo ottobre
ma nel programma della Fenice, che non è ancora stato presentato, pare che non comparisse fino al nuovo anno.
Curiosamente, Venezi non avrebbe diretto né l’inaugurazione stagionale con Fedora e nemmeno il Concerto di Capodanno, massimo momento di visibilità mediatica della Fenice, poiché, come ha comunicato Colabianchi con il consueto sprezzo del ridicolo, aveva altri impegni.
Quali, non è dato capire: un veglione, magari, dato che della direttrice non si trovano tracce in altri cartelloni, almeno in quelli importanti.
Resta quindi il problema di sostituirla per i due titoli d’opera dove (forse) sarebbe salita sul podio, Adriana Lecouvreur e Carmen. Non dovrebbe essere un problema.
Alberto Mattioli
per “la Stampa”
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