A MATTARELLA SONO GIRATI I CABASISI PER L’ASSENZA DI UNA DELEGAZIONE DEL PD ALLA PARATA DEL 2 GIUGNO : E’ VERO CHE IL PROTOCOLLO NON PREVEDE L’INVITO AI LEADER DEI PARTITI CHE NON RICOPRONO CARICHE ISTITUZIONALI O DI GOVERNO MA ELLY, AVREBBE POTUTO SFILARE CON I CITTADINI O MANDARE ALLA PARATA I DUE CAPIGRUPPO DI CAMERA E SENATO DEL PD, CHIARA BRAGA E FRANCESCO BOCCIA. I DUE ERANO STATI INVITATI, VISTO IL RUOLO ISTITUZIONALE
E DIRE CHE IL PD AVEVA GIA’ FATTO INCAZZARE IL COLLE, SPACCANDOSI AL PARLAMENTO EUROPEO DURANTE IL VOTO SUL “REARM UE” PROPOSTO DA VON DER LEYEN: MENTRE I SOCIALISTI EUROPEI, CUI IL PD APPARTIENE (I DEM HANNO ANCHE LA DELEGAZIONE PIU’ NUMEROSA) SOSTENNERO IL PROVVEDIMENTO, I DEM SI SFANCULAVANO CON 10 SI E 11 ASTENSIONI
Nelle stanze damascate del Quirinale l’assenza del vicepremier, nonché ministro, Matteo Salvini alla parata del 2 Giugno ha colpito ma non troppo. A suscitare commenti irriferibili, invece, è stata la mancata partecipazione della segretaria nazionale del Pd, Elly Schlein.
E’ vero che il protocollo non prevede l’invito ai leader dei partiti che non ricoprono cariche istituzionali o di governo ma Elly, a cui piace frequentare le piazze per il Gay pride, avrebbe potuto sfilare in piazza con i cittadini e, soprattutto, avrebbe potuto mandare alla parata i due capigruppo del Pd, Chiara Braga che guida la delegazione alla Camera, e Francesco Boccia in De Giromano, che sovrintende al gruppo al Senato. I due, infatti, erano stati espressamente invitati visto il ruolo istituzionale.
Quando l’invito è legato alla carica che si ricopre, il bon ton istituzionale consiglia di onorare la “chiamata”. Non si trattava del taglio di un nastro, ma dell’ottantesimo anniversario della nascita della Repubblica.§L’assenza di un frescone come Salvini, che già nel 2013 alla vigilia della Festa della Repubblica twittava “Non c’è un cazzo da festeggiare”, non è una sorpresa per il Colle. Le recenti sparate dell’ex Truce del Papeete hanno ribadito la sua contrarietà alle spese per armamenti e per la difesa. Inoltre il ministro dei Trasporti non perde occasione di mostrare l’abito da pacifista anti-militarista, invocando la fine della guerra in Ucraina (“La pace si fa con Mosca”). Peccato che finga di non sapere che il conflitto l’ha scatenato proprio il suo amico Putin.
Al contrario di Salvini, l’inedita assenza del vertice del Partito Democratico dalla parata del 2 giugno ha sorpreso il Quirinale: è un ulteriore, e pessimo, segnale dello
stato di crisi di quel “Campo largo” che sogna di mandare a casa l’Armata Branca-Meloni.
Se il 12 marzo 2025 il M5s di Conte e AVS di Fratoianni & Bonelli hanno fatto compagnia alla Lega, votando no al piano “ReArm Europe” sul futuro della difesa europea proposto dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, il Pd si è spaccato come una mela.
Undici eurodeputati che fanno il tifo per Elly si sono astenuti: Lucia Annunziata, Brando Benifei, Annalisa Corrado, Camilla Laureti, Dario Nardella, Matteo Ricci, Sandro Ruotolo, Cecilia Strada, Marco Tarquinio, Alessandro Zan e il capo delegazione Nicola Zingaretti.
Mentre si sono espressi a favore gli altri dieci eurodeputati: Stefano Bonaccini, Pina Picierno, Antonio Decaro, Giorgio Gori, Elisabetta Gualmini, Giuseppe Lupo, Pierfrancesco Maran, Alessandra Moretti, Irene Tinagli e Raffaele Topo.
Per Bonaccini, presidente del Partito Democratico, si è trattato infatti non solo del primo voto “in dissenso” rispetto alla linea portata avanti dalla segretaria con l’eskimo, ma soprattutto di un fatto politico gravissimo, essendo la delegazione nazionale del Pd la più numerosa all’interno del gruppo dei Socialisti e Democratici (S&D) al Parlamento Europeo.
Ecco perché la mancata partecipazione alla parata militare dei Fori Imperiali dei dem, a partire dal leader nazionale per finire a una delegazione ufficiale del Partito Democratico, ha visto Mattarella uscir fuori dalla grazia di dio, mentre risuona cupo l’anatema scagliato nel 2002 dal palco di piazza Navona di Nanni Moretti rivolto a Rutelli e Fassino: “Con questi dirigenti non vinceremo mai”. All’epoca, l’evento segnò la nascita del movimento di protesta civile dei Girotondi, oggi non si vede all’orizzonte nemmeno una corsa nei sacchi…
(da Il Foglio)
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