MATTEO SALVINI È FINITO IN UN CUL DE SAC: DA UN LATO, È INCALZATO DA ROBERTO VANNACCI, CHE CONTINUA IL SUO SHOPPING TRA I PARLAMENTARI DELLA LEGA; DALL’ALTRO, DA ZAIA E DAI GOVERNATORI DEL NORD, CHE CHIEDONO AUTONOMIA E POTERE (E LO OTTERRANNO)
AL CONSIGLIO FEDERALE DEL CARROCCIO, PREVISTO DOMANI, IL FU “TRUCE DEL PAPEETE” DOVRÀ CONCEDERE ALL’EX GOVERNATORE DEL VENETO IL RUOLO DI VICESEGRETARIO E DI LEADER DEL PARTITO AL NORD: SARÀ SANCITA UNA SCISSIONE DELLA LEGA IN DUE PARTITI GEMELLI E ALLEATI, SUL MODELLO CDU/CSU IN GERMANIA (A ZAIA VA IL NORD, A SALVINI LA LEGA NAZIONALE SOVRANISTA)
Lega in tempesta. A tutti i livelli. Nel partito circolano le bozze di un nuovo statuto che
dovrebbe essere presentato domattina, in un consiglio federale a Roma in cui è stata espressamente richiesta la presenza dei partecipanti: niente collegamenti a distanza.
Il fatto è che la bozza contiene un ridisegno radicale del partito. In sostanza […] la Lega diventerebbe federale anche al suo interno. Con un segretario per il Nord.
Esattamente quanto fin qui chiesto dall’ex governatore Luca Zaia, da giorni alle prese con una trattativa con Matteo Salvini proprio a questo proposito. La nuova «Lega nord», il nome è di fantasia, avrà vastissima autonomia: indicherà i candidati a sindaco e anche a governatore nei suoi territori. Avrà anche autonomia sul simbolo elettorale e sulle finanze del partito.
Del resto, in teoria la Liga veneta questo già ce l’aveva. Insomma, domani per la Lega potrebbe essere il giorno x, da cui si calcola il nuovo corso. Ma appunto, la partita resta apertissima e solo il consiglio federale di domani permetterà di saperne di più.
Ormai non è più questione di se ma di come: come governare il cambiamento nella Lega in un momento decisivo per la tenuta del partito. Siamo lontani dalla “notte delle scope” del 2012 ma la tensione è la stessa e alla vigilia del Consiglio federale di domattina, Matteo Salvini continua a lavorare a una soluzione che consenta di accompagnare la transizione senza strappi.
Ma soprattutto senza che possa sembrare un commissariamento della sua segreteria.
«Lavori in corso», è l’unico commento che concede ai giornalisti, esibendo un sorriso un po’ tirato, a margine di un evento alla Triennale di Milano.
Solo pochi giorni fa, alla stessa domanda aveva risposto parlando di «realtà virtuale» e notizie «prive di fondamento», smentendo categoricamente ogni ricostruzione. E c’è da capirlo, si tratta di un passaggio complesso: da un lato la proposta di Luca Zaia di rimodulare il partito sul modello tedesco (Cdu/Csu) per
dare maggior peso alle regioni del Nord, dall’altro la tutela di un corpo elettorale conquistato a suon di battaglie identitarie e slogan sovranisti. Ma come tenere insieme queste due esigenze?
Per questo, il confronto con Zaia e Massimiliano Fedriga non riguarda semplicemente una distribuzione di incarichi. I due sanno che il loro peso politico è cresciuto e non sembrano disposti ad accettare ruoli privi di sostanza. Se dovranno assumere maggiori responsabilità nel partito, chiedono poteri reali, autonomia su alcuni dossier e la possibilità di incidere davvero sulla linea.
Salvini, dal canto suo, spingerebbe per una transizione morbida, anche nel lessico.
Oltre che per avere rassicurazioni sulle quote alle prossime politiche per alcuni dei suoi fedelissimi. Certo è che il potere contrattuale di Salvini in questa trattativa appare più limitato rispetto al passato: i sondaggi impietosi che lo danno intorno al 6% e le continue fuoriuscite leghiste verso il partito di Roberto Vannacci hanno indebolito il leader.
E infatti, la richiesta di aprire una fase nuova e tornare alle origini del “sindacato del territorio” non arriva più soltanto da singole correnti o dai critici storici della segreteria. Ne hanno coscienza anche pezzi importanti del partito, fino ai più alti dirigenti, che solo pochi mesi fa non si sognavano neanche di mettere in discussione l’attuale assetto.
La questione resta come tradurre questa consapevolezza in una nuova architettura del partito. Una delle ipotesi più accreditate è quella di un congresso statutario, già a settembre. Non un congresso ordinario, visto che quello federale si è celebrato appena un anno fa confermando Salvini alla guida per altri quattro anni, ma un passaggio straordinario per modificare le regole.
L’obiettivo sarebbe costruire una soluzione morbida, capace di redistribuire responsabilità e poteri senza arrivare a una resa dei conti
Domani potrebbe emergere un primo tassello di questo percorso. Tra le opzioni in campo, tra le più accreditate, c’è l’affidamento a Zaia di un ruolo di coordinamento del Nord. Ma anche in questo caso il nodo non è la carica.
Chi tratta per conto dell’ex governatore veneto ripete da giorni lo stesso concetto: nessuna disponibilità a fare da garante di una fase nuova senza gli strumenti per guidarla. Un ragionamento che vale anche per Fedriga.
Il Consiglio federale – convocato per tutti solo in presenza a Roma – difficilmente chiuderà la partita. Più probabilmente ne fisserà le regole in attesa di una seconda tranche di trattative che porterà alla due giorni del 4 e 5 luglio a Treviso, dove potrebbero arrivare i primi annunci ufficiali.
(da agenzie)
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