“MI FA RIDERE IL DILETTANTISMO DI VANNACCI QUANDO SI RIFERISCE AI GAY” : ENRICO OLIARI, STORICO ATTIVISTA OMOSEX CON UN PASSATO DA MILITANTE NEL MSI, PUNZECCHIA IL LEADER DI FUTURO NAZIONALE: “STORACE C’ERA ARRIVATO BEN PRIMA AL ‘DICCE QUALCOSA DI DESTRA… A FROCIII’
“IL RISCHIO CHE STA CORRENDO È DI AGGREGARE PERSONAGGIUCOLI CHE PER IDENTIFICARSI DI DESTRA PARLANO DI FAMIGLIA TRADIZIONALE A VANVERA, POI VORREI VEDERE COSA FANNO SOTTO LE LENZUOLA” … OLIARI VENIVA OSTEGGIATO AI PRIDE (“MI DAVANO DEL FASCISTA”) ED ERA ISCRITTO A FRATELLI D’ITALIA … LA SVELENATA CONTRO LA DUCETTA: “BASTANO LA BOLLETTA DEL GAS E IL COSTO DELLA VITA PER VEDERE CON I PROPRI OCCHI IL FALLIMENTO DEL GOVERNO”
Questo è il racconto di uomo gay che fu un missino ma non fascista. E non si nasconde dietro l’anonimato. Il suo nome è Enrico Oliari, 56 anni compiuti a luglio, infermiere e direttore della rivista “Notizie Geopolitiche”. Fondatore di GayLib, associazione nazionale dei gay liberaldemocratici e di centrodestra. Nonostante sia stato un militante di un partito nato dai reduci di Salò, nella sua vita ha con facilità e disinvoltura incarnato più di tutti i suoi camerati una libertà unica.
Senza mai fermarsi né davanti agli insulti né davanti alle minacce. “Fascista” glielo urlavano ai Pride (che lui ha organizzato), alle manifestazioni per le unioni civili (che lui ha contribuito a far approvare). Ma fascista, dice, non lo è mai stato. “Anzi, fui redarguito perché mi dichiarai missino ma non fascista. Da lì a pochi mesi in molti si dichiararono missini ma non fascisti”.
Serviva molto coraggio per essere una persona gay di destra nel 1991 e se me lo consente una certa follia. Lei fondò anche la sua associazione Gaylib. Si ricorda le difficoltà che ha incontrato dentro la destra? L’avranno vista come un marziano.
Difficoltà sì, ma non eccessive, l’averci messo la faccia è stata la prima corazza. Anzi, ho trovato sempre porte aperte, anche perché le istanze dei diritti civili delle persone omoaffettive erano un argomento sì, nuovo a destra, ma comunque un fenomeno sociale con il quale fare i conti.
Intervenendo ad Atreju sentivo dal pubblico risatine sotto i baffi mentre a Genova durante il Pride mi urlarono con veemenza “fascista”. quando dal palco cercavo di spiegare l’importanza della trasversalità delle nostre istanze. È stato insomma un mantra per tutta la mia militanza: “frocio” da una parte, “fascista” dall’altra.
Nel 2013 lei si è iscritto a Fratelli d’Italia. Lo è ancora?
Non so quale contributo potrei apportare in Fratelli d’Italia, una destra che non è destra. Non ho rinnovato l’iscrizione perché occupandomi di geopolitica vedo Meloni e il suo partito lontani dalle mie idee e dalla realtà delle cose, di certo non “sovranisti” come si sono spacciati per conquistare voti. E non occorre seguire Travaglio mentre snocciola le tante promesse rinnegate di Meloni, bastano la bolletta del gas e il costo della vita per vedere con i propri occhi il fallimento di un governo e la perdita di una grande occasione. La politica urlata quando si è all’opposizione e non applicata quando si governa sa di tradimento dell’elettorato. Ma Meloni, va detto, continuerà a riscuotere consenso perché l’alternativa di centro sinistra fatica ad essere percepita come credibile, specie sui temi della sicurezza e dell’immigrazione.
Bisogna riconoscere che di Giorgia Meloni lei ne condivide le radici. Anche lei viene da Alleanza Nazionale, su di lei si staglia l’ombra grande di Gianfranco Fini. Eppure sembra cristallizzata in un tempo di guerra aperta alla comunità gay: l’inesistente gender, l’idea accarezzata poi abbandonata dalla stessa premier di abolire le unioni civili, la battaglia contro le famiglie omogenitoriali. È una destra che non è riuscita ad andare a passo con i tempi rispetto ad altre destre europee?
Personalmente fatico ad identificare la figura di Giorgia Meloni come l’erede di Gianfranco Fini e persino come interprete del pensiero di destra: ha preso il potere con il populismo e il populismo paga solo in termini di voti e di consenso, non necessariamente di interesse reale per il Paese.
La sua domanda tuttavia pone una serie di questioni estremamente importanti, e io non ho problemi ad affermare che il vero fascismo è imporre una cultura a tutti i costi, iniziando proprio dal “gender”. La società giusta ti deve considerare per quello che dai, non per il sesso che hai o per come sei o per come ti senti. Se sei non binario, liquido, fluido, se vai a letto con le zanzare o con i calzettoni, sono affari tuoi. La considerazione che va fatta è un’altra: che piaccia o meno, nel quadro nel nostro sistema sociale e politico, ciò che la politica tutta, di destra e di sinistra, poteva dare, mi creda, lo ha dato.
Non pensi che se domani mattina va a governare la sinistra, le cose per persone omoaffettive e transessuali cambino. Ciò che cerco di dire, è che l’obiettivo principale era il riconoscimento della coppia, e quello il centrodestra e la politica tutta lo ha potuto dare. Altro non vedo empiricamente possibile, a parte la fuffa.
Provi a pensare alla questione delle adozioni: non si tratta di “destra” o di “sinistra”, dal momento che è il nostro ordinamento a non riconoscere per nessuno, neppure per le coppie eteroaffettive, il “diritto” di adottare, bensì considera quello del minore di essere adottato. Che vuol dire “famiglia omogenitoriale”? “Utero in affitto”?
Mi creda, i bambini non si comprano, non sono merce. Adozione per il figlio biologico della compagna o del compagno? La giurisprudenza si sta già muovendo. La partenza rimane tuttavia sempre quella: il diritto del minore di essere adottato, non quello della coppia di adottare. Non è quindi una questione di “destre europee”, bensì del nostro tessuto culturale e sociale, dal momento che la società e di tutti, non solo dei gay. [….]
Pochi sanno che in parte se oggi in Italia le coppie dello stesso sesso si possono unire civilmente è anche grazie alla sentenza della Cedu nata dalla causa “Oliari contro Italia”. Una causa che lei pagò di tasca sua. Si sente deluso dall’associazionismo che non lo ha riconosciuto questa porzione di storia, dando tutto il merito a Matteo Renzi?
Sì, decisamente. Ancora oggi a casa mia vengono giovani studenti da tutta Europa per pormi domande in merito al percorso e alla sentenza della Cedu (prima c’era stata quella della Corte costituzionale, e anche lì eravamo protagonisti), ma come si dice, nemo profeta in patria sua. La stessa Rete Lendford e il mondo radicale mi aveva lasciato solo alla Cedu, forse pensando che avrei perso la causa e che la sconfitta avrebbe procurato nocumento alla battaglia stessa. Certo di vincere nell’interesse di tutti ho comunque voluto andare avanti, ma da parte del movimento, o come dice lei dell’associazionismo, non c’è stato alcun segnale di apprezzamento. Mi resta la grande soddisfazione di aver aggiunto un mattone, anzi, una chiave di volta nella costruzione della libertà e dell’uguaglianza, anche per le persone omoaffettive. Senza le gabbie e le classificazioni della cultura delle mille sigle.
Cosa pensa di Futuro Nazionale e del generale Vannacci?
Mi fa un po’ ridere il dilettantismo di Vannacci quando si riferisce ai gay. Storace c’era arrivato ben prima al “dicce qualcosa di destra… a frociii”. Il rischio che sta correndo Vannacci è di aggregare personaggiucoli che per identificarsi di destra parlano di famiglia tradizionale a vanvera, poi vorrei vedere cosa fanno sotto le lenzuola. Vannacci, che come dicevo ha delle idee sulle quali si può e si deve ragionare, rischia di cadere nel becerismo con un forte ritardo, neppure si può dire “da caserma”, dal momento che ci sono militari gay uniti civilmente.
(da “Prima che sia notte” di Simone Alliva )
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