Marzo 14th, 2017 Riccardo Fucile
SILVIO PUNTA ALLA RIABILITAZIONE SENZA BISOGNO DI STRASBURGO E VUOLE TORNARE IN GIOCO
Il partito delle «elezioni subito» si è sciolto con i primi tepori, per cui Gentiloni sembra destinato a
durare.
Tanto che i nostri onorevoli hanno già cambiato programmi e obiettivi. Mentre fino a poche settimane fa si sarebbero accontentati in molti di sopravvivere fino a settembre, così da maturare il vitalizio, l’orizzonte dei «peones» ora è tutto proiettato al 2018.
E non per votare in febbraio, come fu nel 2013. No: il loro nuovo traguardo consiste nello stiracchiare al massimo la durata della legislatura, spostandone il capolinea fino all’ultimo giorno utile consentito.
A Montecitorio qualcuno sta già facendo i conti, e sostiene che ci sarebbe la possibilità di tornare alle urne addirittura in maggio, entro il 24 per la precisione. Come si arriva a quella data lontana?
Cosa dice la Costituzione
Il Parlamento, sta scritto nella Carta, dura in carica 5 anni. Si calcolano dalla prima riunione che, nel 2013, fu tenuta il 15 marzo.
Dunque la XVII legislatura repubblicana passerà a miglior vita il 15 marzo 2018. Dopodichè, all’articolo 61 della Costituzione, sta pure scritto che le elezioni delle nuove Camere avranno luogo «entro 70 giorni» dalla fine delle precedenti.
Ecco da dove salta fuori l’aspettativa di tirarla per le lunghe: il 15 marzo, più due mesi e dieci giorni.
Che poi la speranza venga esaudita, è tutto un altro discorso. Di solito, si è sempre votato intorno alla scadenza quinquennale, poco prima o poco dopo.
Qualche volta la legislatura è stata sforbiciata di 3-4 settimane solo per non andare alle urne in estate e compromettere le vacanze.
In altri casi (come nel 2005, dopo un duro braccio di ferro con Berlusconi) l’anticipo sulla scadenza fu imposto da Ciampi nel timore fondato che si creasse un ingorgo istituzionale.
L’ultima parola spetta sempre al Capo dello Stato, il quale scioglie le Camere «sentiti i rispettivi presidenti». Come dire che Mattarella potrebbe mandare tutti a casa dopo un semplice colloquio con Boldrini e Grasso. Magari così si regolerà .
Ma la prassi non è automatica, perchè sul decreto del Colle servirà la controfirma del governo, al quale potrebbe far comodo qualche settimana in più. Inoltre è buona educazione consultare i partiti, opposizione compresa. Dove Grillo vorrebbe bruciare i tempi, come pure Salvini.
Mentre c’è chi, ad esempio un signore di Arcore, ha segnato una data sulla propria agenda: l’8 marzo 2018. Non per celebrare i diritti delle donne, ma in quanto quel giorno Berlusconi potrà presentare domanda di riabilitazione al Tribunale di sorveglianza, senza nemmeno bisogno di aspettare la Corte europea di Strasburgo.
Una volta accolta l’istanza (basteranno poche settimane) il Cav sarà finalmente libero di ricandidarsi e perfino, casomai vincesse le elezioni, di tornare premier con tanti saluti ai divieti della legge Severino.
Insomma, tergiversare per Berlusconi è vitale.
Insieme con lui si batte la vasta pletora di quanti sperano in un paio di mensilità in più. E c’è già chi architetta piani sofisticati, tipo tenere in ostaggio la legge elettorale per approvarla quando proprio non se ne potrà fare a meno.
Ritardando uno scioglimento che, se si volesse votare a febbraio, dovrebbe scattare entro Natale.
Ugo Magri
(da “La Stampa”)
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Marzo 11th, 2017 Riccardo Fucile
LA STRATEGIA DI BERLUSCONI E LA MEDIAZIONE DELLA MELONI PER ARRIVARE A UN COMPROMESSO TEMPORANEO… “SE NON CONFERMA MARONI, SALVINI E’ MORTO”
Tra Berlusconi e Salvini non c’è mai stata simpatia e i due, oggettivamente, non si sopportano. Ma la politica più che con sentimenti e risentimenti si fa sulla base di convenienze e rapporti di forza.
E negli ultimi colloqui tra i due — frequenti – si è parlato di un’alleanza e anche di come superare quegli ostacoli che in pubblico sembrano insormontabili, ovvero le famose primarie.
In un certo senso, Salvini è “costretto” all’alleanza.
Dice una fonte alta della Lega: “Se non si votasse in Lombardia, Matteo andrebbe anche con una lista sovranista candidandosi premier, tanto sa che non vince, perchè lui è consapevole che non può fare il premier. Ma se rompe con Berlusconi è un casino in Lombardia e nel Nord, non se lo può permettere”.
Ecco il primo punto. In Lombardia si vota nel 2018 ed è possibile un election day assieme alle politiche.
Maroni, così come Zaia, come gli amministratori del Nord rappresentano la Lega pragmatica e di governo, più territorio che talk: “Se non conferma Maroni — prosegue la fonte — Salvini è morto”.
Il secondo aspetto è che non si può dire che il Matteo leghista abbia la Lega in pugno.
Si spiega così il perchè slitta il congresso della Lega. I maligni sospettano che dietro l’attivismo di Bossi ci sia il sostegno, anche “finanziario” di Berlusconi per indebolire Salvini e convincerlo a trattare.
Sia come sia, basta parlare con i leghisti del Nord per capire come nelle sezioni il malcontento verso l’attuale segretario sia notevole.
E c’è un motivo se, ormai, nessuno più parla delle famose “primarie” che Salvini aveva convocato in aprile.
O se, negli ultimi giorni, il leader della Lega ha confidato a qualche amico quale sia il suo vero obiettivo, in caso di vittoria: fare il ministro dell’Interno, posto perfetto ritagliarsi un ruolo “sovranista” sull’immigrazione.
Ma al tempo stesso l’obiettivo rivela che la consapevolezza di essere un po’ unfit to lead (il paese). E si capisce anche perchè Giorgia Meloni, una cresciuta a pane e politica, nelle ultime uscite ha già fatto proposte che rappresentano una mediazione avanzata: ha proposto la lista unitaria del centrodestra dove possibile, non ha drammatizzato sulle primarie, anzi ha proposto di affidarle a una legge (un modo per tenere la bandiera senza farle) e ha evitato frontali su Berlusconi.
La trama c’è (anche se non si vede).
Anche per scavallare la questione delle primarie: ogni partito indica il candidato premier, quello che arriva prima lo fa. Che poi sarebbe l’idea che sempre la Meloni ha messo nero su bianco nella sua proposta di legge elettorale.
Una “coalizione” non è un matrimonio indissolubile. È una necessità .
Dice un ex ministro di Berlusconi, in un colloquio a microfoni spenti: “Parliamoci chiaro, se andiamo da soli andiamo sotto il dieci. Con la coalizione, ognuno massimizza il gruppo parlamentare. Se vinciamo bene, se non vinciamo apriamo dopo alle larghe intese”.
Ecco, l’afrodisiaco rivitalizza l’alleanza, non l’amore. Il centrodestra non è morto, anche se non si vede.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 5th, 2017 Riccardo Fucile
“IL PRINCIPIO DELLA PRESUNZIONE DI INNOCENZA DEVE VALERE PER TUTTI”
Silvio non infierirà . Forza italia non voterà la sfiducia nei confronti del ministro Lotti. E’ quanto afferma Berlusconi in una intervista al Tempo.
“Il principio della presunzione di innocenza per me vale nei confronti di chiunque – ha detto Berlusconi – lo ripeto ancora una volta, non condivido l’utilizzo della giustizia come strumento di lotta politica. Voglio anche ricordare che, aldilà di ogni considerazione sul caso specifico del ministro Lotti, Forza Italia non ha mai votato la sfiducia individuale ad un ministro”.
Sulle indagini che coinvolgono il padre di Renzi, il leader di Fi è molto chiaro. “Non augurerò mai ad un avversario politico di essere vittima del sistema di persecuzione giudiziaria del quale sono stato vittima io. Tra l`altro Renzi non è neppure indagato. Battere Renzi è un compito che tocca a noi, proponendo soluzioni migliori delle sue e dimostrando agli italiani che siamo più adatti del Pd a governare il paese. La magistratura faccia le indagini che ritiene di compiere, ma la politica non c’entra nulla con questo. E poi la presunzione di innocenza vale per tutti, anche per le persone vicine a Renzi”.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 27th, 2017 Riccardo Fucile
SILVIO METTE ZIZZANIA, MA HA UNA SCHEMA PRECISO: RITORNARE AL ESSERE IL PRIMO PARTITO DEL CENTRODESTRA E DARE LUI LE CARTE
Doverosa premessa: per Silvio Berlusconi nessuno potrà mai prendere il suo posto, come sanno bene i tanti delfini scelti e poi spiaggiati in un amen.
Detto questo, c’è molta strategia ma anche un pizzico di real politik nell’incoronazione fresca di giornata nei confronti di Luca Zaia.
Perchè uno degli effetti collaterali che il leader azzurro ha chiaramente calcolato è la reazione (irritata) che le sue parole provocano su Matteo Salvini.
“Se qualcuno – replica infatti il segretario padano – pensa di mettere zizzania nella Lega facendo nomi, ha sbagliato a capire. Perchè, a differenza degli altri, noi siamo una squadra”.
Anche il diretto interessato (e non è la prima volta) allontana da sè l’amaro calice: “Basta manfrine, il candidato è Salvini”, dice Zaia.
La voce, in realtà , era già circolata più volte sia recentemente che nei mesi passati. Ma vuoi mettere sentirlo dalla sua viva voce?
“Se Berlusconi non potrà tornare in campo, il centrodestra – dice il Cavaliere – dovrà trovare qualcuno al suo interno. Il governatore del Veneto Luca Zaia si sta comportando molto bene. Dico Zaia o qualcun altro in grado di emergere e convincere tutti”.
Parole pronunciate non a caso all’emittente televisiva veneta Canale Italia, in un’intervista che nei giorni scorsi era stata “proposta” proprio da Arcore.
In quella Regione il consenso della Lega, anche grazie all’amministrazione di Zaia, sfiora il 40% mentre Forza Italia arranca sotto al 10%, anche se per il rilancio Berlusconi si sta affidando al giovane Simone Furlan, quello dell’esercito di Silvio per intenderci.
In ossequio all’idea che nessuno possa essere meglio di lui, Berlusconi antepone un significativo “se” all’incoronazione.
Perchè i tempi delle elezioni politiche non sono ancora chiari e il Cavaliere continua a ripetere che se da Strasburgo nel frattempo dovesse arrivare la tanto agognata sentenza che lo riabiliterà lui è pronto a candidarsi premier.
“Da solo quel pronunciamento – ha spiegato nei giorni scorsi ad alcuni interlocutori – vale il 5% in più di consenso per Forza Italia perchè a quel punto sarà chiaro al mondo che io sono stato fatto fuori con un trucco”.
Ma se questo non dovesse avvenire? Chi ha avuto modo di parlare con lui giura, che il nome di Zaia viene fatto con molta serietà : il suo profilo moderato potrebbe mettere insieme le diverse anime del centrodestra (Alfano compreso) ma anche di Forza Italia: sia quelli che chiedono un accordo con la Lega sia quelli che pregano il leader azzurro di non cedere al vento lepenista
Ma più di tutto, al momento, l’obiettivo di Berlusconi è quello di gettare scompiglio nel campo di Matteo Salvini.
“Io – aveva detto qualche settimana fa incontrando le deputate – non ho problemi con la Lega, ho ottimi rapporti sia con Bossi che con Maroni. Io ho problemi solo con Salvini”.
Lanciare il nome di Zaia, dunque, potrebbe riaprire una rivalità per ora soltanto sopita nel Carroccio. Dove, vale la pena ricordarlo, il congresso è stato solo momentaneamente congelato.
E buona parte della classe dirigente non è certo disposta a rinunciare all’ipotesi di avere un candidato premier leghista solo perchè Salvini punta a quell’obiettivo. Raccontano che nel consiglio federale che si è tenuto oggi l’argomento sia stato anche per questo prudentemente evitato, anche se non sono mancati sorrisi e ammiccamenti nell’ala che non sta con il segretario.
E in molti sono certi che Zaia manterrà un atteggiamento low profile fino all’ultimo ma che ci stia facendo più di un pensierino.
Ed ecco che nel gioco su più tavoli che gli è così congeniale, l’ex premier si è costruito il suo schema.
La sua idea è quella di far valere la sua golden share nella trattativa sulla legge elettorale per ottenere un proporzionale.
Con il premio di coalizione bisognerebbe mettersi tutti insieme per raggiungere il 40%, è vero. Ma Berlusconi pensa che con la sua presenza attiva in campagna elettorale Fi potrebbe addirittura tornare al 20% rendendo quel traguardo raggiungibile.
E, a quel punto – è il suo ragionamento — chi il capo dello Stato chiamerebbe per formare il governo?
La coalizione di centrodestra e, soprattutto, il partito che ne detiene la maggioranza. Ovviamente, un disegno che non prevede in alcun modo la celebrazione di primarie. La proposta azzurra è che il diritto di designare la guida della coalizione vada alla lista che ha preso di più (nel suo disegno, a lui stesso).
Se questo è il film che l’ex premier ha cominciato a girare nella sua testa, non resta spazio per il listone unico di cui ieri ha parlato la leader di Fdi, Giorgia Meloni.
“Al Nord rischieremmo di sparire – spiega un dirigente azzurro – e poi Berlusconi non ha alcuna voglia di mettersi a trattare con Salvini per i posti in lista. Vuole giocare per sè”.
D’altra parte a bocciare seccamente la proposta è lo stesso segretario leghista. “I minestroni – sentenzia – non ci piacciono”.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 23rd, 2017 Riccardo Fucile
L’UDC DIVENTERA’ UN CONTENITORE IN CUI FAR CONFLUIRE I “FIGLIOL PRODIGHI”
Ormai tutti bussano alla porta di Arcore.
Nonostante l’inagibilità politica, è tornato centrale il ruolo di Silvio Berlusconi. E fra tutti quello che chiedono un incontro, un caffè, una colazione di lavoro, c’è stato anche Lorenzo Cesa, europarlamentare e attuale segretario dell’Unione di centro.
La scorsa settimana, nella Capitale, il Cavaliere ha conversato a lungo, «come solo sanno fare due moderati», con Cesa.
Fra i due il link non si è mai interrotto, e anche nei giorni della deriva renziana dell’Udc Cesa è sempre rimasto un riferimento per la galassia berlusconiana.
Così Cesa ha varcato l’ingresso di palazzo Grazioli assieme a una delegazione udiccina ed è stato ricevuto con tutti gli onori del merito dal padrone di casa. «Dobbiamo fare un’area di centro per rafforzare la parte più moderata in modo da bilanciare l’ala lepinista», è stato l’incipit del ragionamento di Berlusconi.
L’idea di quest’ultimo è di far sì che l’Udc diventi l’ala sinistra della coalizione di centrodestra.
Un contenitore dentro cui dovranno confluire tutti i drappelli centristi nati in questi ultimi anni e figli della diaspora berlusconiana.
Da Alfano a Verdini, passando per tutti quei parlamentari nostalgici dello Balena Bianca e di una «Cosa di Centro».
Da giorni infatti Berlusconi è il più corteggiato di tutto l’arco costituzionale.
Tutta colpa, avrebbe ironizzato il leader di Fi, «del risultato referendario e della scissione del Pd, che favoriscono la nostra area. Abbiamo infatti la vittoria a portata di mano».
Ecco perchè in tanti oggi sognano di tornare fra le fila azzurre, ma «qui — scherza – sono rimasti soltanto posti in piedi».
D’altro canto, «come potrei accettare tutte queste richieste? Solleverei il polverone nel partito».
E allora la strategia sarebbe stata messa a verbale in queste termini. Il Cavaliere è più che felice che Cesa e i suoi tornino in orbita centrodestra, ma dovranno fungere da camera di compensazione o come, malignamente riferisce qualcuno, «da discarica». Dunque, porte aperte sì, ma non all’interno di Fi.
La mossa del Cavaliere è stata già messo in atto quando si è trattato di discutere sul ritorno di due pezzi di novanta: Giuseppe Esposito, Ncd fino a pochi giorni, e fedelissimo di Renato Schifani, e Riccardo Conti, uomo di Verdini e democristiano tendenza Fanfani.
I due, raccontano, desideravano tornare ad indossare la maglia azzurra, ma i vertici di Fi si sarebbero messi di traverso.
Una strategia che potrebbe trovare seguito nei prossimi giorni quando altri deputati e senatori di rito alfaniano o verdiniano — si fanno già i nomi di Saverio Romano, Pippo Pagano, Francesco Colucci, Eva Longo, Giuseppe Galati, Guido Viceconte – potrebbero lasciare i rispettivi gruppi.
E confluire nell’Udc di Cesa. Gli eredi della Balena Bianca non si fermano, seguono le indicazioni di Berlusconi e stanno provando ad ingrossare il partito sul territorio. Con le truppe siciliane di Totò Cuffaro e quelle campane di Ciriaco De Mita.
(da “La Stampa”)
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Febbraio 20th, 2017 Riccardo Fucile
E BOSSI POTREBBE ESSERE CANDIDATO IN FORZA ITALIA, DA SOLO VALE IL 3%…. ASSE CON MARONI E ZAIA PER EMARGINARE SALVINI
«La sinistra è andata in frantumi. Questo è il nostro momento, abbiamo la vittoria a portata di mano». Silvio Berlusconi ha seguito la due giorni del teledramma Pd in diretta raccontano — neanche fosse il suo partito. E ora suona la carica.
L’esito è più o meno quel che sperava: Renzi indebolito, centrosinistra retrocesso quale terza coalizione, il centrodestra (unito) che l’ultimo sondaggio attesterebbe primo col 33 per cento.
Sempre che i cocci di Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia si possano ancora ricomporre. Già , questo il punto. E a questo il Cavaliere ora vuole lavorare, nonostante Salvini, possibilmente aggirando l’ostacolo.
«Dobbiamo ricostruire il centrodestra, non abbiamo alternative, ma non certo per consegnarlo a Matteo », va ripetendo.
E allora eccolo il piano di accerchiamento messo a punto negli ultimi giorni per neutralizzarlo.
Berlusconi, va da sè, sogna di essere ancora lui in campo e alla guida della coalizione, di essere candidabile al Senato dopo un colpo di spugna della Corte Europea, tanto più con un sistema proporzionale che non obbligherebbe alla scelta preventiva di un candidato premier.
Ma il tempo non gioca a suo favore e le ultime vicende pd potrebbero precipitare in effetti verso il voto anticipato. Allora bisogna correre ai ripari. Salvini è già al lavoro per organizzare primarie per la leadership del centrodestra l’8 e 9 aprile assieme alla Meloni e a Fitto, col solo obiettivo di mettere fuori gioco (e per sempre) l’ottantenne capo forzista?
Bene, l’ex premier non ha alcuna intenzione di arrendersi e al fuori gioco risponde “alla Sacchi”, come dice lui, cioè aggredendo, con la tecnica cara all’allenatore del suo Milan che più ha amato.
E l’uomo sul quale punta per spaccare i nemici interni è proprio un leghista: il governatore veneto Luca Zaia.
Lo ha sentito nei giorni scorsi, un mezzo impegno per vedersi al più presto, anche in una località del suo Nordest, il tutto possibilmente in via riservata.
L’amministratore è già sponsorizzato per la leadership dal collega lombardo Roberto Maroni (vicino a Berlusconi e avversario di Salvini), è gradito per quanto possa ancora contare a Umberto Bossi — tornato ospite a Villa San Martino ad Arcore come ai vecchi tempi — ed è uno dei presidenti di Regione col più alto tasso di gradimento. Il Cavaliere non ha dubbi: «E’ su di Luca che dobbiamo puntare, gli ho parlato, vedrete che la spunterò».
Cosa possa offrire su un piatto d’argento al governatore, al punto da indurlo a fermare il treno già in corsa di Salvini, non è molto chiaro neanche ai fedelissimi berlusconiani.
Sta di fatto che i più avveduti e smaliziati hanno notato come dopo mesi di assoluto silenzio sulla politica nazionale, il restio Zaia la scorsa settimana è partito alla carica contro il leader Pd, quasi da avversario alla pari: «Renzi sia sincero, dica che vuole ridare vita alla Dc». E ancora: «Il Pd ormai è un frullatore di correnti».
Ma Berlusconi — che nelle interviste predica unità del centrodestra — non si ferma qui, nell’accerchiamento a Salvini.
Ha fatto sondare anche quella candidatura dell’amico Bossi in Forza Italia, ventilata nei giorni scorsi. Ebbene, gli hanno detto che varrebbe da sola il 3 per cento. Tre punti per Fi e ovviamente tre in meno per la Lega: non pochi se si considera che i due partiti in questo momento sono dati alla pari, in una sorta di derby attorno al 13 per cento. Giorgia Meloni sta dalla parte di Salvini.
Ieri ai due si sono rivolti Gianni Alemanno e Francesco Storace col loro appello all’unità della destra sovranista, lanciando il loro nuovo movimento.
Il Cavaliere lavora sotto traccia anche alla nuova squadra di parlamentari, salvando giusto una trentina di vecchie “glorie”.
Nelle ultime settimane ha spedito in vari talk tv di seconda fascia e testato un drappello di «volti giovani e rassicuranti », under 40 selezionati tra un centinaio nei “talenty” allestiti ad Arcore.
Dalla ex vicesindaca di Padova Eleonora Mosco al sindaco di Perugia Andrea Romizi, dal consigliere lombardo Pietro Tatarella al capogruppo pugliese Andrea Caroppo. Sarà la nuova squadra in batteria per tg e talk.
Ma l’allenatore resta sempre lui, Silvio.
Carmelo Lo Papa
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 12th, 2017 Riccardo Fucile
“VOTARE ADESSO E’ DA IRRESPONSABILI, NO ALL’USCITA DALL’EURO”
“Non si può andare al voto a giugno. Le elezioni prima di novembre sono impossibili. Portare il Paese
alle urne in queste condizioni è da irresponsabili”.
Il messaggio di Silvio Berlusconi è chiaro. È rivolto a Matteo Renzi ma soprattutto a Matteo Salvini che a volte è un po’ “sbruffoncello”.
Il leader forzista prende tempo. Anche perchè il suo obiettivo è ricandidarsi per la settima volta: “Quando la Corte di Strasburgo mi restituirà questo diritto”.
Nel frattempo punta a una riforma elettorale completamente proporzionale e ammonisce il capo della Lega: “Saremo ancora alleati ma non sarà lui il leader del centrodestra”. E di certo Forza Italia non darà mai il suo sostegno a un governo guidato dal M5S.
Quindi presidente lei vuole ricandidarsi davvero?
“Non dipende da me, dipende dai giudici di Strasburgo. Sono in attesa di una sentenza che mi restituisca il diritto di presentarmi al giudizio degli elettori, rimediando a una grave ingiustizia che ritengo di aver subito”.
La sentenza è stata emessa dai tribunali italiani. Ma chi glielo fa fare di rimettersi in pista?
“Non posso ignorare la richiesta pressante che mi giunge dai militanti e dagli elettori di Forza Italia. Quindi, in un modo o nell’altro, alle elezioni sarò presente. I giudici di Strasburgo tengano presente che la loro sentenza non riguarda un privato cittadino, cosa che sarebbe comunque importante, riguarda la democrazia in un grande Paese europeo “.
Quindi preferisce non tornare al voto subito. A giugno è possibile?
“Mi pare complesso. Ci vorrebbe un grande accordo sui meccanismi elettorali che per ora non vedo. È importante, anzi è essenziale, che gli italiani possano tornare al voto al più presto, e scegliere finalmente da chi vogliono essere governati. L’ultima volta che questo è accaduto è stato nel 2008, con il governo Berlusconi. Ma occorre ragionevolezza, è meglio impiegare due-tre mesi in più ed arrivare al voto con una legge elettorale che funzioni, piuttosto che votare subito in una situazione come l’attuale, senza aver neppure armonizzato i sistemi elettorali di Senato e Camera, come ha giustamente chiesto il Capo dello Stato”.
Ma lei appoggerebbe con il Pd una legge elettorale che preveda il premio alla coalizione?
“Nella realtà di oggi qualsiasi premio di maggioranza significherebbe consegnare il governo del Paese a una minoranza relativamente ristretta. Il premio di coalizione è forse meno irragionevole del premio di lista, che indurrebbe a forzature senza senso, ma non è la soluzione del problema. Vede, qualunque tipo di correttivo maggioritario ha senso in uno scenario bipolare. Quando si confrontano due schieramenti omogenei, ed uno dei due vince avvicinandosi al 50%. Oggi in Italia lo scenario è tripolare e quindi il polo che prevalesse poco al di sopra del 30% necessiterebbe di un premio vicino al 25%, assolutamente eccessivo”.
Quindi lei vuole un sistema completamente proporzionale?
“È quello che chiediamo. Se gli elettori decideranno di dare la maggioranza a un partito o a uno schieramento, questo legittimamente governerà , e naturalmente ci auguriamo di essere noi; se non decideranno questo, sarà inevitabile successivamente al voto fare qualche tipo di coalizione”.
Certo, i vostri rapporti con Lega e Fdi non sono idilliaci. Vi presenterete ancora insieme?
“Credo che il centro-destra sia il solo schieramento politico in grado di far uscire il Paese dalla crisi. Essere uniti è importante, purchè su un progetto davvero condiviso. Il centro- destra non può pensare di avere un futuro soltanto intercettando le paure e il malcontento degli italiani. Lo scetticismo degli elettori si batte con la serietà delle proposte e delle idee”.
Salvini però vuole essere il leader di questo schieramento.
“Con Salvini e Meloni ci siamo visti. Va tutto bene. In privato Matteo mi abbraccia, dice che ho ragione io. Poi in pubblico fa un po’ lo sbruffoncello. Ma ormai lo conosco. Lui lo sa che non può essere il candidato premier. Sul programma siamo d’accordo al 95%. Solo sull’uscita dall’euro siamo in disaccordo”.
Non è una cosa da poco. La Lega ne sta facendo un cavallo di battaglia.
“Sono stato molto critico sul modo nel quale l’Italia è entrata nell’Euro. Forse è stato sbagliato entrarci. Ma oggi uscire dall’Euro sarebbe velleitario, l’Italia ne avrebbe ripercussioni gravissime per il suo debito pubblico e anche per le aziende e per il risparmio degli italiani. I tassi d’interesse schizzerebbero in su, l’inflazione ripartirebbe galoppante, ondate speculative travolgerebbero la nostra moneta. Quello che potremmo studiare però è la possibilità di una moneta italiana con una doppia circolazione di moneta, euro e lira, in modo da riacquisire una parziale sovranità monetaria. L’Europa, però, deve cambiare strada con urgenza altrimenti la fine non solo dell’Euro ma dello stesso sogno europeista sarà inevitabile”.
È’ sicuro che l’idea di una moneta parallela sia praticabile?
“Ne ho discusso con tanti professori e economisti. Lei forse non ricorda che dopo la guerra in Italia c’era l’Am-Lira. Quando mia madre mi mandava a fare la spesa, pagavo con quella moneta. Funzionava benissimo”.
Quindi una sorta di “Am-euro”?
“Oggi ovviamente si chiamerebbe lira e basta”.
Lei prima faceva riferimento alle alleanze dopo il voto. In caso di stallo darebbe i suoi voti a un governo presieduto da un esponente del M5S?
“Ovviamente no. Mi pare che il M5S dimostri ogni giorno di più di non essere in grado di governare il Paese. La vocazione totalitaria travestita da antipolitica preoccupa davvero. Non so quale sia il vero obbiettivo di Grillo e Casaleggio, so però che i toni e il linguaggio del comico genovese ricordano fenomeni di totalitarismo. D’altra parte Grillo è certamente abile nell’intercettare situazioni di malessere che esistono. La proposta di reddito di cittadinanza, per esempio, come la declina lui è impraticabile, ma coglie un problema reale, il dilagare della povertà che riguarda ormai, in forme più o meno gravi, 15 milioni di italiani. Stiamo studiando una formula che possa funzionare anche in Italia, partendo dagli studi sull’imposta negativa sul reddito del grande economista liberale Milton Friedman”.
Quindi non resta altro che il ritorno alle larghe intese. Sosterrebbe di nuovo un governo guidato dal Pd?
“Sinceramente preferisco pensare di dare i nostri voti a un governo guidato da una figura indicata dagli elettori di Forza Italia e del centro-destra”.
Matteo Renzi ha ancora un futuro politico?
“Dipende da lui. Renzi ha commesso tanti errori. Ha creduto che essere brillante nei dibattiti e avere la battuta pronta, significhi avere un progetto in grado di convincere gli italiani. Di fatto ha svuotato di significato il Pd senza modernizzarlo. Oggi è in evidente difficoltà , anche nel suo partito. Può uscirne ma deve capire che in politica non basta essere brillanti, occorre avere delle idee e dei valori nei quali credere con forza”.
Le piace Gentiloni?
“Gli riconosco uno stile e un garbo dei quali nella vita pubblica italiana si sentiva decisamente il bisogno. Sul piano personale ne ho stima, sul piano politico non posso dimenticare che guida un governo espressione del Pd e quasi fotocopia di quello di Renzi. Quindi siamo coerentemente, e ragionevolmente, all’opposizione”.
Parlava di economia in crisi. Qualche problema ce l’ha pure Mediaset. La cederà ?
“La mia famiglia considera Mediaset assolutamente incedibile. E’ una storia industriale italiana della quale sono orgoglioso di essere il fondatore e sono ancor più orgoglioso di come i miei figli e i miei collaboratori hanno continuato la mia opera facendo crescere l’azienda e mantenendole il ruolo di protagonista dell’informazione e dello spettacolo nel nostro Paese. Il destino della famiglia Berlusconi e quello di Mediaset sono indissolubilmente legati”.
È possibile un accordo con Vivendi?
“Noi non abbiamo mai voluto la guerra con nessuno. Ma è necessario che tutti stiano ai patti, alle regole e alle leggi. Su queste basi, ma solo su queste basi, gli accordi sono sempre i benvenuti”.
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 9th, 2017 Riccardo Fucile
“LAVORO DI CITTADINANZA E POI SUSSIDI GARANTITI AI POVERI”: COSTO PREVISTO 10 MILIARDI
Tutto si può dire di Berlusconi, tranne che non sapesse dove cercare i voti.
Fiutava la rivolta fiscale, e subito proponeva meno tasse per tutti.
Gli raccontavano degli anziani in crisi, e dal cilindro estraeva l’aumento delle pensioni.
Aveva perfino allettato i proprietari di cani e gatti, che sono milioni.
Adesso il Cav ha scoperto che il nuovo giacimento elettorale saranno i poveri. Statistiche alla mano (gliele sforna quasi tutte la sondaggista Alessandra Ghisleri), gli italiani in difficoltà sfiorano i 14 milioni.
Una volta votavano a sinistra, ma stanno perdendo fiducia e a riportarli all’ovile – così ragiona il Cav – non basteranno i 1700 milioni stanziati dal governo Renzi: si butteranno con Grillo .
Ecco perchè l’ex premier si è convertito a un’idea che in altri tempi avrebbe bollato come «comunista»: il reddito minimo garantito.
Cioè uno standard al di sotto del quale lo Stato metterà riparo. Come funziona in fondo nel resto d’Europa, eccezion fatta per la Grecia.
Addirittura in Finlandia verranno distribuiti 560 euro al mese a 2 mila disoccupati, che continueranno a percepire il sussidio perfino se troveranno lavoro.
L’avanzata dei populismi porta ovunque a rimodellare il welfare. Solo che Berlusconi punta a strafare.
I «banchi alimentari»
Ha messo al lavoro Renato Brunetta, l’unico dei suoi che davvero se ne intende, specie da quando l’altro prof, Giulio Tremonti, è diventato «maitre à penser» di Matteo Salvini e di Giorgia Meloni.
Domani, al massimo venerdì, saranno pronte le «slide» da proiettare ad Arcore. Dovevano restare un segreto.
Ma Silvio non sta nella pelle, dunque ne ha già parlato ai frequentatori di Villa San Martino.
La sua intuizione consiste nel «segmentare» le povertà .
Sei «over 65»? Tiriamo su la pensione. Hai figli? Semplice, aumentiamo gli assegni familiari. E fin qui, nulla di stupefacente.
Gli effetti speciali riguardano anzitutto chi è a livello di sussistenza, i veri affamati. Per loro ha concepito l’idea dei «banchi alimentari», cioè associazioni di volontari che distribuiscano gratis le eccedenze della grande distribuzione. In cambio della merce semi-scaduta, i supermercati non dovrebbero pagarci su l’Iva.
Ma il vero colpo in gestazione riguarda i disoccupati.
La proposta riecheggerà nel nome quella grillina del «reddito di cittadinanza». Si chiamerà «lavoro di cittadinanza», e consisterà nel garantire per legge un’occupazione di 3 mesi a tutti quanti ne faranno domanda.
Questi 3 mesi di lavoro daranno diritto a trascorrerne altrettanti con l’indennità di disoccupazione, e così via.
La metafora di Berlusconi (e di Brunetta) è che «ai giovani disoccupati Grillo vuole regalare un pesce, noi invece vogliamo insegnare loro a pescare e a diventare autosufficienti».
C’è ovviamente un piccolo problema: il costo stratosferico. Che nella stima del Cav si aggira sui 10 miliardi annui.
Ma figurarsi se l’uomo si arrende per così poco. Andrà presto in tivù e prometterà di estirpare in soli tre anni la povertà in Italia, coronando alla sua maniera il sogno di Carlo Marx.
Ugo Magri
(da “La Stampa”)
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Gennaio 28th, 2017 Riccardo Fucile
L’ACCUSA E’ DI CORRUZIONE GIUDIZIARIA… E SI PROSPETTA IL RUBY QUATER, IN QUANTO IL RAG. SPINELLI AVREBBE CONFERMATO CHE I PAGAMENTI SONO CONTINUATI
Il gup di Milano Carlo Ottone Demarchi ha rinviato a giudizio Silvio Berlusconi per il cosiddetto Ruby
ter.
L’ex Cavaliere è accusato di corruzione giudiziaria per aver stipendiato per mesi 22 ospiti del bunga bunga – secondo le ipotesi dei pm Tiziana Siciliano e Luca Gaglio – per testimoniare il falso nei processi Ruby, negando incontri sessuali con l’ex premier.
In totale, secondo la ricostruzione dell’accusa, Berlusconi avrebbe sborsato quasi dieci milioni di euro a tutte le ospiti delle “cene eleganti”, di cui circa sette a Karima El Mahroug, alias Ruby, che li avrebbe utilizzati anche per aprire delle attività , come un ristorante in Messico.
Il processo inizia il 5 aprile. La difesa registra la decisione e, attraverso l’avvocato Federico Cecconi, commenta: “Il rischio concreto è che per la prima volta si processi il reato di generosità “.
Si tratta della seconda volta in cui l’ex premier viene rinviato a giudizio a causa delle rivelazioni di Ruby. Nel primo processo l’ex Cavaliere è stato assolto in via definitiva (era il marzo del 2015) dalle accuse di concussione e prostituzione minorile.
Ora invece è accusato di aver corrotto con 10 milioni di euro complessivi le ‘olgettine’ e gli altri ospiti delle serate di Arcore per spingerli a rendere dichiarazioni false o reticenti durante le testimonianze nelle aule dei processi Ruby e Ruby bis.
Ma mentre il filone ter del caso Ruby si trasforma in un nuovo processo, per Berlusconi si apre il quarto filone di questa inchiesta che sta diventando un’epopea: il quater.
Berlusconi, infatti, è stato nuovamente indagato – se ne è avuta notizia qualche giorno fa – perchè i pagamenti alle olgettine non si sarebbero affatto fermati, sarebbero anzi continuati, almeno fino a un paio di mesi fa.
Tutti i dettagli di come le ragazze abbiano continuato a pressare l’ex premier per ottenere denaro e per avere il ‘diritto’ allo shopping nei negozi di lusso, sarebbe stato fatto ai magistrati dal ragionier Spinelli, cioè il contabile di fiducia di Berlusconi.
Nel Ruby bis, infine, Berlusconi non è coinvolto: il processo (che nel novembre 2014 si è concluso in appello) riguardava infatti Lele Mora (condannato a 6 anni), Emilio Fede (4 anni e 10 mesi) e Nicole Minetti (3 anni).
L’ex agente dei famosi, Mora, era accusato di favoreggiamento e induzione alla prostituzione anche minorile; l’ex direttore del Tg4 per favoreggiamento e induzione alla prostituzione (ma solo delle ragazze minorenni); mentre l’ex consigliera regionale Minetti era finita a processo per il solo favoreggiamento.
(da agenzie)
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