Aprile 17th, 2021 Riccardo Fucile
CI VA PER AVER BLOCCATO IN MARE 147 DISPERATI, IMPEDENDO LO SBARCO PERSINO AI BAMBINI, NON RISPETTANDO UNA SENTENZA DEL TAR E NON ASSEGNANDO IL PORTO DI SBARCO, NONOSTANTE LA LETTERA DI CONTE
“Rinviato a giudizio. “La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino”. Articolo 52
della Costituzione. Vado a processo per questo, per aver difeso il mio Paese? Ci vado a testa alta, anche a nome vostro. Prima l’Italia, sempre”: così Matteo Salvini ha commentato la notizia di essere stato rinviato a giudizio per il caso Open Arms.
Caso in cui è accusato di sequestro di persona e rifiuto d’atti d’ufficio per aver bloccato in mare per ben sei giorni ben 147 migranti: delle persone alla ricerca di un futuro migliore, costretti a prolungare le proprie sofferenze restando giorni e giorni in mezzo al mare in pieno agosto, tenuti sotto scacco dalla retorica dei porti chiusi dell’ex ministro dell’Interno. Uomini e donne, anziani e bambini, in fuga da guerre, violenze e discriminazioni.
Da cosa avrebbe difeso il Paese Salvini, precisamente?
Il leader leghista, parlando del caso Open Arms, ha più volte ribadito che la difesa dei confini fosse un suo preciso dovere in qualità di ministro dell’Interno. Ma ci si difende dalle armi o dagli attacchi, non dai profughi che scappano da morte e disperazione in cerca di un’esistenza migliore.
L’accoglienza non è un reato. Violare le norme internazionali rifiutandosi di salvare vite umane in mare o negare ai naufraghi un porto sicuro di sbarco, invece, lo è.
E a dirlo ci sono la Convenzione di Montego Bay, quella di Amburgo, quella di Ginevra sui rifugiati. Tanto l’Onu quanto la stessa normativa italiana.
Spetterà poi al giudice stabilire se ci sia effettivamente stato sequestro di persona o rifiuto di atti di ufficio, chiaramente. Ma non diciamo che Salvini va a processo per aver difeso i confini del Paese, perché non è vero.
Come non è vero che Salvini va a processo “anche a nome vostro”, ergendosi a padre di 60 milioni di italiani.
Perché non tutti i cittadini erano d’accordo con quello che faceva il governo gialloverde nell’estate del 2019.
Non tutti i cittadini volevano che migranti, richiedenti asilo e rifugiati venissero lasciati in mare aperto mentre c’era chi faceva politica sulla loro pelle. Non tutti hanno chiesto i decreti sicurezza.
Per cui no, Salvini non andrà a processo per aver difeso i confini. E non ci andrà nemmeno a nome di tutti gli italiani.
Ci andrà perché così è stato deciso prima in Senato e poi dal giudice per l’udienza preliminare di Palermo. E ci andrà perché secondo la procura nell’agosto del 2019 sono stati commessi dei reati contro 147 migranti, che avrebbero dovuto sbarcare e sono stati invece trattenuti nel mezzo del Mediterraneo, davanti alle coste di un Paese che avrebbe dovuto offrire loro un porto sicuro, ma non lo ha fatto.
(da Fanpage)
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Aprile 17th, 2021 Riccardo Fucile
ACCOLTA LA RICHIESTA DELLA PROCURA DI PALERMO … NON DEVE ESISTERE IMPUNITA’ PER UN SEQUESTATORE DI PERSONE
Il giudice Lorenzo Jannelli ha ordinato il processo – come aveva chiesto la procura di
Palermo – per il leader della Lega, accusato di rifiuto d’atti d’ufficio e sequestro di persona, per non avere fatto sbarcare 143 migranti nell’agosto del 2019 quando era ministro dell’Interno.
La prima udienza è fissata per il 15 settembre prossimo davanti ai giudici della seconda sezione penale.
Matteo Salvini verrà processato. Così ha deciso oggi il giudice Lorenzo Jannelli, accogliendo la richiesta della procura di Palermo, guidata da Francesco Lo Voi.
Finisce con il rinvio a giudizio la terza udienza all’aula bunker dell’Ucciardone sul caso Open Arms che vede il leader del Carroccio accusato di rifiuto d’atti d’ufficio e sequestro di persona, per non avere fatto sbarcare 143 migranti nell’agosto del 2019 quando era ministro dell’Interno.
Il processo comincerà il 15 settembre prossimo davanti ai giudici della seconda sezione penale. Il reato di sequestro di persona, con minori coinvolti, è punito con una pena che arriva fino a 15 anni di carcere. “Non ci sono gli elementi per il non luogo a procedere di Matteo Salvini”, ha detto il gup. L’udienza preliminare, infatti, non deve valutare se sussiste o meno la responsabilità penale dell’imputato, ma se ci sono elementi sufficienti a sostenere l’accusa in giudizio e non ci sono elementi per decidere un proscioglimento.
Due ore per decidere, poi Jannelli ha ordinato il rinvio a giudizio per il segretario della Lega.
Il giudice, dunque, ha accolto le richieste della procura di Palermo, rappresentata dall’aggiunto Marzia Sabella e dal sostituto Gery Ferrara, che aveva centrato le accuse sulla mancata assegnazione del Pos, il place of safety, ovvero per non avere concesso un porto sicuro dove attraccare alla nave di Open Arms, la ong spagnola.
Dopo tre salvataggi in mare, il comandante Marc Reig Creus nell’agosto del 2019 rimase in attesa di un attracco per venti giorni. Dal 14 agosto la Open Arms attese di fronte alla costa di Lampedusa. In quella data, infatti, il tar del Lazio aveva sospeso il divieto di ingresso nelle acque territoriali italiane. Ciò nonostante l’allora ministro non concesse il Pos. L’attesa si prolungò. Alcuni migranti si buttarono in mare per raggiungere la costa a nuoto.
In quei giorni a bordo salirono pure Richard Gere e Chef Rubio, in segno di solidarietà ai migranti. A sbloccare la situazione fu la procura di Agrigento, guidata da Luigi Patronaggio che mise la nave sotto sequestro, di fatto permettendo lo sbarco. Sull’imbarcazione c’erano pure 27 migranti minori non accompagnati, per questo della vicenda si occupò pure il tribunale e la procura dei minori di Palermo.
L’udienza preliminare celebrata a Palermo da gennaio, arriva dopo l’autorizzazione a procedere concessa dal Senato lo scorso luglio, e dopo la decisione del tribunale dei Ministri. A queste si aggiunge adesso la decisione del gup Jannelli. Matteo Salvini andrà a processo per avere impedito lo sbarco dei migranti sulla Open Arms quando era ministro dell’Interno. Sarà il tribunale di Palermo adesso a dover occuparsi delle accuse a suo carico.
“L’ex presidente del Consiglio Conte si è espresso in maniera chiarissima — ha sostenuto in aula il procuratore di Palermo Francesco Lo Voi per contestare la difesa di Salvini — la concessione del porto sicuro era di competenza esclusiva del ministro dell’Interno. E in consiglio dei ministri non si è mai discusso dei singoli casi”.
La procura di Palermo ha messo in campo un pool per sostenere l’accusa contro l’ex ministro: accanto al capo dell’ufficio, la procuratrice aggiunta Marzia Sabella e il sostituto Geri Ferrara.
“Il contratto di governo non parlava affatto di blocco indiscriminato e generalizzato delle navi”, ha aggiunto Lo Voi. E ancora: “L’accusa è sostenibile nei confronti del senatore Salvini. Non lo diciamo noi, ma il Comitato Onu per i diritti umani, che il 29 gennaio ha condannato l’Italia per essere intervenuta in ritardo per soccorrere un’imbarcazione che addirittura non si trovava all’interno delle nostre acque territoriali”. Per la procura, “la questione è tutta amministrativa e non politica. C’è materia da approfondire in un processo”.
(da agenzie)
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Aprile 15th, 2021 Riccardo Fucile
MEDICI SENZA FRONTIERE DENUNCIA IL FALLIMENTO DEL SOVRANISTA BOLSONARO: OLTRE MILLE BAMBINI MORTI PER LA POLITICA SANITARIA CRIMINALE DEL GOVERNO
Dall’inizio della pandemia in Brasile sono morte più di 360mila persone, con quasi 3.500 morti registrati nelle ultime 24 ore.
Una strage che non sta risparmiando nemmeno i più piccoli: tra febbraio 2020 e la metà di marzo del 2021 si contano almeno 852 morti sotto i 9 anni, inclusi 518 arrivati nemmeno a un anno di età, secondo le cifre fornite dal ministero della Salute, riportate in un servizio della Bbc. Si tratta dei casi conclamati, ma secondo le stime di medici e Ong potrebbero essere più del doppio.
È in questo contesto drammatico – con notizie di pazienti intubati che vengono legati al letto perché mancano i sedativi – che si inserisce la denuncia di Medici Senza Frontiere, secondo cui il fallimento del governo brasiliano nel rispondere al virus sta causando una “catastrofe umanitaria”.
La scorsa settimana i brasiliani hanno rappresentato l’11% della popolazione mondiale contagiata dal Covid-19 e il 26,27% dei decessi globali. Solo l’8 aprile si sono registrati 4.249 decessi e 86.652 nuovi contagi in 24 ore. “Queste cifre sbalorditive sono una chiara prova dell’incapacità delle autorità di gestire le crisi sanitarie e umanitarie nel paese e di proteggere i brasiliani, soprattutto i più vulnerabili, dal virus”, afferma la Ong.
“Le misure di sanità pubblica sono diventate un campo di battaglia politico in Brasile. Per questo politiche che dovrebbero fondarsi sulla scienza vengono orientate da opinioni politiche più che dalla necessità di proteggere individui e comunità dal Covid-19”, dichiara il dott. Christos Christou, presidente internazionale di MSF. “Il governo federale ha rifiutato di adottare linee guida di salute pubblica di valenza scientifica, lasciando il personale medico brasiliano a gestire i malati più gravi nelle terapie intensive e improvvisare soluzioni quando non ci sono abbastanza letti. Questo ha messo il Brasile in uno stato di lutto permanente e ha portato il sistema sanitario brasiliano vicino al collasso”.
Per Meinie Nicolai, direttore generale di MSF, “la risposta al Covid-19 in Brasile deve iniziare nella comunità, non nelle terapie intensive”. “Non solo le forniture mediche come ossigeno, sedativi e dispositivi di protezione individuale devono arrivare dove servono, ma devono essere promossi e implementati nella comunità l’uso di mascherine, il distanziamento fisico, misure igieniche rigorose e la limitazione di movimenti e attività non essenziali, secondo la situazione epidemiologica locale. Le linee guida per il trattamento del Covid-19 devono essere aggiornate per riflettere le ultime ricerche mediche e i test antigenici rapidi devono essere resi ampiamente disponibili per facilitare sia la cura del paziente che il controllo dell’epidemia”.
La scorsa settimana, le terapie intensive erano piene in 21 delle 27 capitali federali del Brasile. Negli ospedali di tutto il paese c’è carenza sia di ossigeno, necessario per curare pazienti gravi e in condizioni critiche, sia dei sedativi che occorrono per le intubazioni. Le équipe di MSF hanno visto pazienti, che avrebbero avuto una possibilità di sopravvivenza, lasciati senza cure mediche adeguate.
“La devastazione che le équipe di MSF hanno visto all’inizio nella regione amazzonica è diventata realtà nella maggior parte del Brasile”, afferma Pierre Van Heddegem, coordinatore dell’emergenza Covid-19 di MSF in Brasile. “La mancanza di pianificazione e coordinamento tra le autorità sanitarie federali e le loro controparti statali e municipali sta avendo conseguenze per la vita o la morte delle persone. Non solo i pazienti muoiono perché non hanno accesso all’assistenza sanitaria, ma il personale medico è esausto e soffre di gravi traumi psicologici a causa delle condizioni di lavoro”.
Altro limite è la carenza di operatori sanitari locali. Nonostante ciò, il personale sanitario straniero e i brasiliani con titoli acquisiti all’estero non sono autorizzati a lavorare in Brasile.
Contagi e morti si moltiplicano in Brasile anche a causa della disinformazione che circola nelle comunità di tutto il paese. Le mascherine, il distanziamento fisico e le limitazioni ai movimenti non sono attuate e diventano uno strumento politico. Inoltre, l’idrossiclorochina (un farmaco antimalarico) e l’ivermectina (un farmaco antiparassitario), raccomandate dai politici come panacea per il Covid-19, vengono prescritte dai medici sia come profilassi che come trattamento.
A peggiorare la situazione, in un paese che ha vaccinato 92 milioni di persone contro l’H1N1 (influenza suina) in soli tre mesi nel 2009, la campagna di vaccinazione Covid-19 procede a rilento. Finora, solo l’11% della popolazione ha ricevuto una dose di vaccino. Ciò significa che milioni di vite in Brasile, e anche oltre i suoi confini, sono a rischio a causa di oltre 90 varianti del virus attualmente in circolazione, nonché di eventuali nuove varianti che potrebbero emergere.
“Le autorità brasiliane hanno assistito alla diffusione illimitata del Covid-19 nell’ultimo anno”, afferma il dott. Christou di MSF. “Il loro rifiuto di adattare le misure di salute pubblica basate sull’evidenza ha costretto troppe persone a una morte prematura. La risposta in Brasile necessita di un ripristino urgente, basato sulla scienza, e ben coordinato per prevenire ulteriori morti evitabili e la distruzione del sistema sanitario brasiliano, un tempo prestigioso”.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 14th, 2021 Riccardo Fucile
SALE LA FEBBRE DEL MAXI CONDONO, VOGLIONO ELEVARE IL CONDONO FINO A 10.000 EURO RUBATI AI CITTADINI ONESTI … DUE GIORNI FA IL CONDONO ERA STATO BOCCIATO DA CORTE DEI CONTI E BANKITALIA
Non sono bastate le bocciature che del condono hanno fatto la Banca d’Italia, la Corte dei Conti e l’Ufficio parlamentare di bilancio, a scoraggiare i fautori della sanatoria fiscale
Anzi in barba ai giudizi negativi emessi da via Nazionale e dai magistrati contabili, secondo cui il condono comporta “disparità di trattamento nei confronti dei contribuenti onesti” e incentiva l’evasione, i parlamentari tornano all’assalto della misura che nel decreto Sostegni contiene il colpo di spugna per le cartelle esattoriali sotto i 5mila euro, maturate tra il 2000 e il 2010, e per i contribuenti con reddito fino a 30mila euro.
E lo fanno per tentare di allargare le maglie del condono.
Si tratta di un fronte trasversale che da Forza Italia arriva fino alla Lega, passa per Italia viva e Fratelli d’Italia, e lambisce il M5S. I pentastellati in realtà sulla questione si dividono in due fronti tra chi è fermamente contrario alla misura, come il senatore Primo Di Nicola che ha già dichiarato che non voterà il condono, e chi invece sponsorizza una sanatoria dalle maglie più larghe. L’articolo del provvedimento che contiene l’annullamento dei debiti col fisco è l’articolo 4.
Ebbene se da una parte c’è Di Nicola, che con altri 15 senatori, tra attuali ed ex 5Stelle, chiede la soppressione dei commi da 4 a 9 che contengono il condono, dall’altra parte troviamo la senatrice pentastellata Felicia Gaudiano che chiede di estendere il periodo per le cartelle da stralciare al 2015.
Richiesta fotocopia della senatrice 5S è quella della collega di Italia viva, Donatella Conzatti. I senatori renziani Gelsomina Vono e Mauro Marino chiedono poi in un altro emendamento che siano annullati i debiti fino al 2015 per le imprese e i lavoratori autonomi che abbiano conseguito nell’anno 2019 un fatturato inferiore a un milione di euro.
Mentre fotocopia della richiesta avanzata dal senatore ed ex giornalista 5 Stelle quella che arriva da Leu (Errani, De Petris, Laforgia, Grasso, Ruotolo) fermamente contraria a qualsiasi forma di condono.
Chi gioca ad allargare le maglie della sanatoria sono nel centrodestra Lega e FI, soprattutto. La capogruppo degli azzurri a Palazzo Madama, Anna Maria Bernini, è la prima firmataria, assieme ad altri 48 senatori, di un emendamento che annulla i debiti di importo residuo fino a 10mila euro (dagli attuali 5mila), estende il periodo del condono di 5 anni fino al 2015 e aumenta il limite di reddito da 30mila a 40mila euro per i beneficiari dello stralcio. Non solo. Gli azzurri pensano anche agli imprenditori.
Per quanti di loro accedono al contributo a fondo perduto i senatori Maurizio Gasparri e Massimo Ferro chiedono che vengano stralciate le cartelle sui debiti di importo residuo fino a 20mila euro. E ancora: che non si consideri il limite di reddito di 30mila euro e che il periodo venga esteso al 2015.
La Lega invece ha presentato una proposta di modifica (prima firma Alberto Bagnai in compagnia di altri 10 senatori tra cui Armando Siri) con cui la soglia viene innalzata a 10mila euro delle cartelle da stralciare e si alza il limite di reddito per quanti possono usufruire del condono da 30mila a 50mila euro.
FdI (prima firmataria Isabella Rauti) invece chiede che siano annullati i debiti di importo residuo fino a 5000 euro dal 2000 al 2019 per i nuclei familiari in cui è presente un componente disabile e in cui il reddito familiare non sia superiore a 30mila euro.
Il partito di Giorgia Meloni poi si concentra sullo stralcio dei crediti inesigibili e riprova ancora una volta l’assalto al cashback chiedendone la sua cancellazione. Una misura voluta da Conte proprio in chiave anti-evasione.
(da La Notizia)
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Aprile 11th, 2021 Riccardo Fucile
RITORNERA’ A GUIDARE LA GUARDIA COSTIERA DI AL-ZAWIJA NONOSTANTE UN MANDATO DI CATTURA INTERNAZIONALE E NESSUNO SAPRA’ MAI DEI SUOI CONTATTI CON I SERVIZI ITALIANI
In Libia se ne parlava già da qualche giorno, oggi è arrivata la conferma: Abd al-Rahman al-Milad, noto come Bija, è stato scagionato da ogni accusa dal procuratore generale di Tripoli ed è stato scarcerato; uscito da una prigione della capitale, sarebbe già rientrato ad Al-Zawija, la città nella quale per anni avrebbe gestito il traffico di uomini pur vestendo una divisa della Guardia costiera.
«Mancanza di prove», hanno detto le autorità libiche e, certo, come atto del nuovo governo di unità nazionale, il segnale fuori dal Paese africano non è dei migliori.
O forse è uno dei prezzi da pagare per ottenere la tanto agognata pacificazione del Paese. Bija era stato arrestato lo scorso ottobre perché ritenuto tra i trafficanti più pericolosi e feroci; fu bloccato da una milizia del governo di Tripoli poco fuori la capitale, a Janzour.
L’Onu e la Corte internazionale dell’Aja lo considerano uno dei maggiori organizzatori del traffico di migranti nella zona di Al-Zawija, a ovest di Tripoli, e per questo era stato spiccato un mandato di arresto internazionale nei suoi confronti.
E’ accusato di avere organizzato e gestito le connection houses dove rinchiudere i migranti per poi ammassarli sui pericolosi gommoni e far loro affrontare la traversata del Mediterraneo centrale, di fatto abbandonandoli al loro destino, compreso quello di lasciarli annegare.
Accusato di crimini contro i diritti umani, aveva continuato, indisturbato, a svolgere la sua lucrosa e spregiudicata attività, in un primo momento addirittura come ufficiale di una delle sezioni locali della cosiddetta Guardia costiera libica.
Ora, con la sua scarcerazione e il suo ritorno nella sua città, Bija potrebbe riprendere in mano tutti i suoi lucrosi affari che all’epoca comprendevano anche il traffico di petrolio. Secondo fonti locali, potrebbe essere riammesso nella Guardia costiera libica e addirittura promosso di grado. Media libici riferiscono di festeggiamenti al suo rientro a Zawija.
Il nome di Bija è diventato di pubblico dominio in Italia nel 2019, quando il quotidiano Avvenire svelò una missione in Italia di una delegazione libica, organizzata dall’Oim (l’Organizzazione per le migrazioni delle Nazioni Unite) e finanziato dall’Unione europea, alla quale partecipò lo stesso Bija.
La missione dei libici in Italia avvenne nel 2017: prima tappa il Cara di Mineo, ormai chiuso, poi Roma, con incontri alla Guardia costiera, alla Croce Rossa, al ministero della Giustizia e perfino a quello dell’Interno, secondo quanto successivamente raccontò lo stesso Bija.
Le rivelazioni del quotidiano della Cei furono «commentate» dallo stesso Bija che sui social minacciò di morte sia l’autore dell’articolo, Nello Scavo, che oggi vive sotto scorta, sia altri giornalisti che si erano occupati di lui.
Che poi sono gli stessi di cui si parla in questi giorni, tra coloro che sono stati intercettati dalla procura di Trapani nel 2017 nell’ambito dell’inchiesta sulla Ong tedesca Jugend Rettet e la loro nave Iuventa, pur non essendo indagati.
(da “La Stampa”)
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Aprile 7th, 2021 Riccardo Fucile
DIMMI CON CHI VAI E TI DIRO’ CHI SEI
Le transenne buttate per terra, le urla, le bottiglie di vetro lanciate. E’ successo questo davanti a Montecitorio durante la protesta dei ristoratori organizzata in tutta Italia da alcune delle categorie che più stanno risentendo della crisi legata al covid.
Tra questi, a Roma, sono arrivati anche alcuni fan di Gianluigi Paragone, di Sgarbi e di Casapound. Ciò che è certo è che lì son presenti molti dei ristoratori #ioapro, che stanno più agitandola piazza.
Tanto che una di queste bottiglie di vetro lanciata da loro verso le forze dell’ordine ha colpito in pieno la testa di un poliziotto, che era senza casco (perché lì in borghese) ed è rimasto ferito.
La scena si vede nella diretta di Tagadà, la striscia quotidiana di La 7. Ma il poliziotto ferito alla testa non è l’unico a essere stato colpito.
Poco prima infatti un suo collega, sempre raggiunto da un oggetto lanciato dai manifestanti, ha riportato un taglio al sopracciglio: l’agente ha ricevuto una prima medicazione a Palazzo Chigi, sede del governo, ora verrà però portato in ospedale per un controllo più accurato.
(da agenzie)
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Aprile 3rd, 2021 Riccardo Fucile
PER FORTUNA NESSUN FERITO MA DANNI ALLA STRUTTURA
Il clima negazionista con il quale si sta vivendo questa importante battaglia
vaccinale contro il Covid viene costantemente coccolato dai soliti noti, ma la situazione (soprattutto in Lombardia) risulta essere molto grave.
Una bottiglia incendiaria è stata lanciata questa mattina poco dopo le 6 contro la struttura che ospita il centro vaccinale anti-Covid e il centro tamponi di via Morelli a Brescia.
Una delle tensostrutture è stata parzialmente danneggiata dalle fiamme.
Le bottiglie incendiarie sarebbero state due, di cui solo ha colpito una struttura del centro. L’altra sarebbe invece finita a terra senza provocare danni. Sono ancora da quantificare i danni alla struttura, ma in ogni caso non si registrano feriti.
A essere danneggiata è stata una delle tensostrutture che ospita una sala mensa per gli operatori e che non conteneva materiale sanitario.
Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco e i carabinieri, con il personale della scientifica che sta esaminando la scena.
Laforgia: “Gesto sconsiderato”
“C’è un clima di tensione che monta attorno a noi. All’alba di oggi è stata lanciata una bottiglia incendiaria contro il centro vaccinale di Via Morelli a Brescia, una delle città che hanno pagato il prezzo più alto in termini di vite umane alla pandemia. Atti intimidatori che si sommano a quelli contro il Ministro della Salute e non commentabili come il semplice gesto sconsiderato di piccoli ignobili criminali, quali sono. Mi rivolgo nuovamente a Salvini e a quelli come lui che gettano benzina sul fuoco di una rabbia che si riversa tutta sulle Istituzioni e la democrazia. Fermatevi. È il momento di scegliere da che parte stare: quella del rispetto delle regole e del rigore o quella dello sciacallaggio sulla pelle del Paese.”, ha scritto il senatore su Facebook.
(da agenzie)
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Aprile 2nd, 2021 Riccardo Fucile
E’ IL FRUTTO DELLE CRITICHE CRIMINALI PER IL SUO RIGORE IN DIFESA DELLA VITA DEGLI ITALIANI
“Invece che il lockdown ti ammazziamo la famiglia, tu vuoi affamare l’Italia … noi prima o poi ti spelliamo vivo”; “sei … da schiacciare da calpestare da odiare e da ammazzare appeso a testa in giù..”; “la pagherete cara per tutto il terrore che state facendo”, “vi pentirete di essere nati”, “la vostra fine è vicina”; “se non lo capisci con le buone così posso anche … fartelo capire nell’altro modo … più brutale”; ”Signor ministro presto ci vedremo o in tribunale o in obitorio…”.
Il ministro in questione, è quello della Salute, Roberto Speranza, bersaglio di molte e-mail di minaccia arrivate negli ultimi mesi.
Per questo sono state indagate, per minaccia aggravata, quattro persone ritenute responsabili di aver inviato al ministro, tra ottobre 2020 e gennaio 2021, numerose frasi violente con avvertimenti e intimidazioni, tutte riferite alle misure e restrizioni governative adottate per fronteggiare l’emergenza pandemica da Covid-19.
Con toni offensivi e sprezzanti, nei messaggi venivano prospettate ritorsioni e azioni violente nei confronti del ministro e dei suoi familiari, comprese esplicite minacce di morte.
I militari del Reparto operativo del Nas, coordinati dalla procura di Roma, hanno dato esecuzione a decreti di perquisizione locale e personale nei confronti di quattro cittadini italiani ritenuti responsabili di aver inviato, per circa tre mesi, numerose mail di minacce rivolte al ministro della Salute.
Grazie all’utilizzo di sofisticate tecniche investigative telematiche messe in campo dai carabinieri del Nas sotto il coordinamento della procura di Roma, sono stati individuati i quattro italiani, di età compresa tra i 35 e i 55 anni (residenti nel Torinese, nel Cagliaritano, nel Varesotto e in provincia di Enna).
Alcuni hanno precedenti di polizia analoghi al reato che viene ora contestato, nascosti dietro indirizzi mail gestiti da server ubicati in Paesi extra-europei.
Tanti i messaggi di solidarietà sono arrivati al ministro della Salute. “Forza Roberto”, scrive su Twitter il segretario del Pd, Enrico Letta.
Speranza “sta svolgendo un ruolo fondamentale nella lotta al Covid e i deputati democratici gli sono vicini in questo impegno e nel respingere qualsiasi tentativo di intimidazione”, dichiara la capogruppo democratica alla Camera, Debora Serracchiani. “Al fianco di Speranza per le intimidazioni e le vili minacce ricevute, in un momento difficile di lotta alla pandemia. Forza Roberto, non sei solo. Siamo tutti uniti con te!”, è il commento del sottosegretario agli Affari Ue, Enzo Amendola.
A cui si aggiunge il messaggio del vice segretario del Pd, Giuseppe Provenzano: “C’è un’insopportabile personalizzazione del lavoro instancabile che sta svolgendo nella lotta alla pandemia. Per fortuna queste vili intimidazioni non lo fermeranno. Un abbraccio a Roberto e alla sua meravigliosa famiglia”.
(da agenzie)
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Aprile 1st, 2021 Riccardo Fucile
IL METODO CRIMINALE DELLA PRIVAZIONE DEL SONNO: “OGNI NOTTE MI SVEGLIANO OTTO VOLTE”
Alexei Navalny ha iniziato un nuovo sciopero della fame in carcere. Il principale oppositore di
Vladimir Putin in Russia è stato arrestato dalle forze dell’ordine il giorno del suo ritorno in patria, il 17 gennaio, dopo una lunga convalescenza all’ospedale Charitè di Berlino, dove era stato ricoverato in seguito all’avvelenamento da Novichok del 20 agosto scorso. Il motivo, spiega lui stesso in una lettera pubblicata dallo staff sul profilo Instagram del dissidente, è la violazione del suo diritto di essere visitato da un medico per le sue delicate condizioni di salute.
Nel lungo post sul social, Navalny spiega che soffre di forti dolori alla schiena alle gambe e, invece di predisporre una visita medica, “vengo torturato con la privazione del sonno (mi svegliano otto volte a notte) e l’amministrazione sta convincendo i detenuti attivisti a intimidire i detenuti ordinari in modo che non puliscano intorno al mio letto. Dicono solo ‘Lesha, mi dispiace, ma siamo stupidamente spaventati. Questa è la regione di Vladimir. La vita di un prigioniero vale meno di un pacchetto di sigarette’”.
Proprio per cercare di cambiare questa situazione, spiega, ha iniziato lo sciopero della fame “chiedendo che la legge fosse rispettata e di essere visitato da un medico. Quindi sono affamato, ma finora con due gambe”.
Alla domanda del perchè proprio questo tipo di protesta, risponde già all’inizio del suo messaggio: “Sembra tutto complicato dall’esterno. Ma dall’interno è tutto semplice, non hai altri metodi di lotta“.
(da agenzie)
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