Marzo 31st, 2021 Riccardo Fucile
“INCOMPATIBILI I PERCORSI DEL VANGELO E QUELLI DELL’INIQUITA'”
È il nuovo arcivescovo di Napoli, si chiama Domenico Battaglia ed è in Campania in questo ruolo dal 2 febbraio scorso. E non ci ha messo molto a lanciare i primi segnali: questo il primissimo.
Perchè appena è venuto a sapere che nella Chiesa di Maria Santissima della Cintura e della Consolazione a Marano c’erano due quadri donati dal boss Lorenzo Nuvoletta, ne ha disposto la rimozione e la sostituzione.
Boss che aveva fatto anche incidere: “A devozione di Lorenzo Nuvoletta”.
Non accettabile per il nuovo arcivescovo, che ne ha ordinato la rimozione e ha deciso di sostituire i due quadri raffiguranti la Beata Vergine Maria di Pompei e Santa Rita, con due con stessi identici soggetti.
Le motivazioni sono state comunicate proprio dalla diocesi di Napoli con una nota. E sono varie: 1) Non turbare i fedeli; 2) Riformare il primato della coscienza; 3) Per dare l’esempio.
Ecco tutta la nota:
Sua Ecc.za Mons. Domenico Battaglia è recentemente venuto a conoscenza della presenza di due quadri a stampa, raffiguranti la Beata Vergine del Rosario di Pompei e Santa Rita, che si venerano da alcuni decenni nella Rettoria di Maria SS. della Cintura e della Consolazione a Marano di Napoli. Tali stampe sono posizionate ai lati del portale di ingresso in corrispondenza dell’uscita dall’aula liturgica. Secondo le iscrizioni sottostanti, le predette icone risultano essere state ivi collocate “a devozione di Lorenzo Nuvoletta”. Consapevole che al Vescovo è affidata la cura e la protezione della fede dei tanti fedeli che si recano quotidianamente a pregare in quella Chiesa; per non turbare gli stessi fedeli disorientandoli con azioni che potrebbero anche lontanamente essere ricondotte ad una ambiguità tra vangelo e vita; per riaffermare il primato della coscienza, illuminata dalla fede, che ci invita ad amare la verità e la giustizia; per dare un inequivocabile esempio di incompatibilità tra i percorsi del Vangelo e quelli dell’iniquità a qualsiasi livello, Sua Ecc.za Mons. Domenico Battaglia ha disposto la rimozione dei suddetti quadri e ne ha ordinato la sostituzione con nuove immagini a stesso soggetto, perchè la fede continui a camminare coi cuori e le gambe di chi nutre queste sane devozioni.
Abbiamo scritto che il primissimo segnale l’arcivescovo Domenico Battaglia lo ha dato così. Ma non è del tutto vero. Già lunedì 29 marzo aveva deciso di celebrare la Santa Messa all’interno dello stabilimento Whirlpool di via Napoli Est, facendo arrivare in questo modo un messaggio, che lui ha espresso in questo modo:
Ho voluto essere qui nel primo giorno della Settimana Santa. La cosa più importante è stare accanto alla santità delle lacrime che sono sacre e accanto alle infinite croci di oggi, dove Cristo continua a essere crocifisso. Qui Cristo continua a essere crocifisso, nella vostra carne e nella vostra vita si ripete la passione di Cristo” ha detto l’arcivescovo partenopeo durante l’omelia.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 29th, 2021 Riccardo Fucile
POSITIVO AL COVID, ERA RICOVERATO A LISBONA
Era sparito il 19 luglio 2019 poco prima che la Cassazione respingesse il suo ricorso, condannandolo
definitivamente all’ergastolo come mandante della “strage di Natale”, consumata nel dicembre 2006 quando fu uccisa Maria Strangio, moglie di Giovanni Luca Nirta.
È stato catturato in Portogallo il boss Francesco Pelle, detto Ciccio Pakistan, il latitante di San Luca inserito nell’elenco dei 30 ricercati più pericolosi d’Italia. Coordinati dal procuratore Giovanni Bombardieri e dall’aggiunto Giuseppe Lombardo, i carabinieri lo hanno scovato in una clinica di Lisbona dove era ricoverato perchè positivo al Covid.
Il coronavirus ha gabbato, quindi, uno dei più pericolosi latitanti della Locride, protagonista della sanguinaria faida di San Luca.
Il processo ha stabilito che è stato lui il mandante dell’agguato in cui perse la vita la moglie del boss Nirta, un attentato che, 8 mesi più tardi, sfociò nella famosa strage di Duisburg dove morirono 6 persone ritenute vicine alla cosca Pelle-Vottari.
La strage di Natale, infatti, era stata la risposta al tentato omicidio di Francesco Pelle, consumato il 31 luglio 2006 quando Ciccio Pakistan rimase ferito alla schiena perdendo definitivamente l’uso delle gambe.
La sedia a rotelle sulla quale è costretto a vivere non le ha impedito di diventare un boss, organizzare la rappresaglia contro la cosca Nirta-Strangio e, soprattutto, di darsi alla latitanza per due volte.
La prima fu interrotta nel 2008 da un blitz del Ros di Reggio Calabria all’epoca guidato dal colonnello Valerio Giardina e dal maggiore Gerardo Lardieri.
Mentre tutti gli davano la caccia, “Ciccio Pakistan” era ricoverato sotto falso nome a Pavia, nel reparto di Neuroriabilitazione della Clinica Fondazione Maugeri. Pelle era curato a spese del servizio sanitario nazionale e dalla sua stanza in ospedale comunicava attraverso skype con gli uomini della cosca rimasti liberi dopo l’operazione Fehida, coordinata dal magistrato Nicola Gratteri, allora in servizio a Reggio Calabria.
Nel settembre 2017 Pelle era tornato libero per scadenza dei termini di fase del processo alle cosche di San Luca. La sua condanna era stata annullata con rinvio dalla Cassazione. Per due anni è stato sottoposto all’obbligo di dimora a Milano in attesa della sentenza definitiva. Ma quando la Suprema Corte ha confermato il “fine pena mai”, l’imprendibile Ciccio Pakistan, non c’era più. Di nuovo latitante e sempre sulla sedia a rotelle. Questa volta la fuga è durata meno di due anni e si è conclusa all’estero, in Portogallo, dove probabilmente Pelle ha goduto di una rete di protezione che gli ha consentito non solo di uscire dal Paese indisturbato ma anche di farsi curare in una clinica dopo aver scoperto di essere positivo al Covid. Al momento non si conoscono le sue condizioni di salute, ma è chiaro che la Dda di Reggio Calabria sta già lavorando per la richiesta di estradizione del latitante in Italia.
Le indagini però continuano per il procuratore Bombardieri, l’aggiunto Lombardo e per il sostituto della Dda Alessandro Moffa. I pm, infatti, stanno cercando di ricostruire la sua fuga e capire chi lo ha aiutato a darsi alla macchia e restare latitante per 20 mesi.
Il fatto che i carabinieri lo hanno arrestato in Portogallo conferma lo spessore criminale di Pelle che per due volte, nonostante il suo stato di salute, è riuscito a sparire nel nulla: nel 2007 lo ha fatto nella Locride mentre era ancora in corso la faida di San Luca contro i Nirta-Strangio, mentre nel 2019 si è eclissato a Milano dove aveva l’obbligo di dimora in attesa della sentenza della Corte di Cassazione.
Il procuratore di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri non nasconde la sua soddisfazione per la cattura di “Ciccio Pakistan”.
“Per noi non è mai cessata la ricerca del latitante — sottolinea — Grazie all’assistenza del progetto ‘I-Can’ e con la collaborazione delle varie autorità giudiziarie e forze di polizia straniere, i carabinieri del Reparto operativo e i carabinieri del gruppo di Locri erano sulle tracce di Francesco Pelle da mesi. In questo periodo i nostri investigatori si sono avvicinati in più occasioni alla sua cattura. Oggi finalmente è stato arrestato nella penisola iberica. Ciccio Pakistan era un latitante di massima pericolosità inserito nello speciale elenco del ministero dell’Interno. Adesso le indagini continuano per capire come abbia fatto a darsi alla fuga e da chi è stato aiutato in questi due anni”.
(da agenzie)
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Marzo 27th, 2021 Riccardo Fucile
QUASI 100 MORTI, FRA CUI DUE BAMBINI DI 5 E 13 ANNI, MENTRE SI CELEBRA LA GIORNATA DELLE FORZE ARMATE GOLPISTE… SPARARE SU CIVILI INERTI E’ UN CRIMINE CONTRO L’UMANITA’
Mentre i generali golpisti celebrano sè stessi nella Giornata delle Forze Armate, continua la strage di civili inermi in Myanmar.
Oggi si contano almeno 91 morti tra i manifestanti, e tra questi anche almeno due bambini, di 5 e 13 anni. Manifestanti sono scesi in piazza a Yangon, Lashio, Mandalay, Kyaukpadaung e Kyeikhto, mentre ormai le vittime complessive della repressione seguita alla protesta contro il colpo di Stato del 1° febbraio scorso avrebbero raggiunto quota 400: un’ecatombe consumatasi tra le decine di migliaia di civili che ormai da quasi due mesi manifestano coraggiosamente e pacificamente, sfidando la repressione della giunta militare, in uno dei giorni più sanguinosi dall’inizio delle proteste.
A dare la notizia del bimbo ucciso è il quotidiano inglese Guardian, che cita media locali, mentre ha riferito della barbara uccisione della ragazzina il sito di informazione Myanmar Now, secondo il quale la 13enne è deceduta a Meikhtila, colpita a morte nella sua casa mentre le forze armate della giunta aprivano il fuoco indiscriminatamente su molte abitazioni in diverse zone residenziali della città .
Tra i morti di oggi ci sarebbe anche un giovane calciatore locale di una squadra under 21. Secondo la testimonianza di un’attivista in contatto con l’HuffPost, che si fa chiamare soltanto “Martha”, oltre alle 91 vittime accertate oggi ci sarebbero molti altri bambini, almeno 5.
In quella che è, fino ad oggi, la giornata più drammatica nell’ex Birmania dall’inizio delle proteste, i militari non hanno rinunciato a celebrare la festa annuale delle Forze Armate con una grande parata nella capitale, mentre lo stesso esercito diffondeva minacciosi avvertimenti ai manifestanti attraverso i media ufficiali, secondo i quali i soldati avrebbero sparato alla schiena e alla testa contro chi sarebbe sceso in piazza a sfidarli.
Le minacce non hanno però fermato la gente; in un video diffuso tramite Twitter e catturato da una telecamera di sicurezza, si vedono alcuni soldati che sparano – senza prima aver subito alcuna provocazione e in una strada dove non si vedono proteste – contro una motocicletta, catturando un ferito, mentre altre due persone riescono a scappare. In un altro video, si vede un uomo che piange disperato mentre tiene tra le braccia il figlio morto, e cerca di infilarne il cadavere nella sua automobile.
Unanime la condanna proveniente dalle rappresentanze dell’Unione Europea e da quella della Gran Bretagna, della quale la Birmania è stata colonia fino alla conquista dell’indipendenza, nel 1948: “Questa 76a giornata delle forze armate del Myanmar rimarrà impressa a tutti nel Mondo come una giornata di terrore e disonore, l’uccisione di civili disarmati, compresi i bambini, è un atto indifendibile” ha scritto sui suoi profili social l’ambasciata della UE a Rangoon, mentre la rappresentanza diplomatica del Regno Unito ha affermato che “le Forze di Sicurezza del Myanmar si sono disonorate sparando a civili disarmati”
E alla tragedia in corso, scatenata dalla feroce repressione militare contro i civili si aggiungerebbe, secondo quanto denunciato oggi da alcuni gruppi umanitari, una terribile emergenza sanitaria, che potrebbe causare un numero di morti innocenti ancora maggiore.
Molti medici e infermieri dei principali ospedali pubblici hanno aderito infatti, in modo compatto, al movimento di disobbedienza civile a livello nazionale, che ha gravemente limitato l’erogazione dell’assistenza sanitaria nel Paese.
Inoltre, i soldati hanno occupato i principali ospedali pubblici e hanno attaccato gli operatori sanitari, compresi i soccorritori che cercavano di aiutare i manifestanti feriti. Il coprifuoco e la paura per le violenze dell’esercito impediscono a molti civili di raggiungere le cliniche di emergenza o gli ospedali ancora in funzione.
Quasi tutti i test e il trattamento del COVID-19 sono stati interrotti, afferma l’ONU, e non è chiaro come — e se – la campagna vaccinale contro il coronavirus, iniziata poco prima del colpo di stato di febbraio, potrà riprendere.
“Siamo davvero molto preoccupati per un’imminente crisi umanitaria. Il sistema sanitario pubblico è praticamente crollato”, ha dichiarato Andrew Kirkwood, alto funzionario delle Nazioni Unite in Myanmar. “Le forze di sicurezza hanno occupato 36 ospedali in tutto il paese e, in alcuni casi, i pazienti sono stati cacciati con la violenza dai militari”
La crisi sanitaria sarebbe ormai drammatica, con un impatto devastante sull’intero sistema pubblico; dalle cure di emergenza salvavita all’importazione di farmaci, fino al trattamento di quelle che — in condizioni normali – dovrebbero essere malattie gestibili, ma che, in questa situazione, rischiano di fare molti altri morti.
Alcuni servizi sanitari funzionano ancora: i medici offrono servizi di emergenza volontari, alcune cliniche o ospedali sono aperti e gruppi di comunità sono intervenuti per colmare le lacune nel trattamento dell’HIV, ad esempio, ma secondo la denuncia di MSF, Medici senza frontiere, i programmi nazionali del Myanmar per l’HIV / AIDS e la tubercolosi sono “chiusi”. “Ciò sta mettendo a rischio centinaia di migliaia di pazienti in trattamento con antiretrovirali”, ha detto a The New Humanitarian Pavlo Kolovos, capo missione uscente di MSF in Myanmar. “Significa che ci sono molte persone le cui vite sono a rischio.”
Il collasso del sistema sanitario rispecchia le chiusure più ampie che ormai interessano l’intera economia del Myanmar. Il settore bancario è praticamente congelato, rendendo difficile o impossibile trasferire denaro, pagare salari o inviare aiuti umanitari in denaro. I prezzi di cibo e carburante stanno aumentando vertiginosamente e anche il settore dei trasporti ha rallentato, innescando allarmi di gravi carenze di prodotti di prima necessità amplificati anche dagli ” acquisti causati dal panico ” .
Già prima del colpo di stato, quasi un milione di persone in tutto il Myanmar dipendeva dagli aiuti internazionali. I gruppi umanitari temono adesso che a questa emergenza pregressa si vada ad aggiungere quella causata dai profughi. Secondo le Nazioni Unite, 100mila lavoratori migranti sono già tornati a casa questo mese, in fuga dalle crescenti repressioni militari a Yangon, il cuore commerciale del paese; molti non hanno nè cibo nè acqua. “Siamo preoccupati per un forte aumento delle persone che necessitano di assistenza umanitaria, in particolare a causa del completo collasso del sistema sanitario pubblico”, ha detto Kirkwood: “siamo di fronte al rischio di una vera e propria ecatombe umanitaria, oltre alla concreta possibilità che la crisi diventi regionale e si estenda a buona parte dell’area. È in gioco il futuro stesso del Myanmar”.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 26th, 2021 Riccardo Fucile
UN COLPO A SALVINI E UNO A GARAVAGLIA IN NOME DELLA VITA DEGLI ITALIANI… GIORGETTI RESTA ISOLATO, TUTTI D’ACCORDO CON LA LINEA DEL RIGORE (ANCHE FORZA ITALIA)… SE ALLA LEGA NON PIACE TUTELARE LA SALUTE DEGLI ITALIANI NESSUNO LI TRATTIENE AL GOVERNO
Niente zone gialle fino alla fine di aprile e la Lega, nella riunione di maggioranza con il premier Mario Draghi e i tecnici, resta isolata. La cabina di regia è da poco terminata, il presidente del Consiglio sta rispondendo alle domande della stampa ed ecco che Matteo Salvini diffonde una nota al vetriolo che spacca la compagine di governo: “È impensabile tenere chiusa l’Italia anche per tutto il mese di aprile”.
A stretto giro questa affermazione viene rivolta al presidente del Consiglio, il quale non esita a dire che “se sia pensabile o impensabile dipende dai dati che abbiamo. Queste misure hanno dimostrato di non essere campate per aria. Direi che è desiderabile non tenere chiusa l’Italia, ma non è impensabile se lo dicono i dati”.
Il premier risponde a muso duro, dopo che Salvini è andato in rotta di collisione appellandosi “al buonsenso che contraddistingue Draghi” e chiedendo al presidente del Consiglio “che dal 7 aprile, almeno nelle regioni e nelle città con situazione sanitaria sotto controllo, si riaprano (ovviamente in sicurezza) le attività chiuse e si ritorni alla vita a partire da ristoranti, teatri, palestre, cinema, bar, oratori, negozi”. E poi ancora: “Qualunque proposta in Consiglio dei Ministri e in parlamento avrà l’ok della Lega solo se ci sarà un graduale e sicuro ritorno alla vita”.
Niente da fare. All’unanimità , con esclusione della Lega, la cabina di regia, formata da tutti i capi delegazione e dagli scienziati Locatelli e Brusaferro, ha deciso che, fino alla fine al 30 aprile, ci saranno solo zone rosse e arancioni.
Salta anche la riapertura dei cinema e teatri che era stata prevista per domani, 27 marzo. La ripresa sarebbe stata consentita solo nelle zone gialle ma, alle luce delle decisioni, slitta di conseguenza anche la riapertura di cinema e teatri.
Il leghista Giorgetti, in rappresentanza del suo partito , tiene la posizione di Salvini chiedendo norme più leggere e meno restrittive, seppur con toni – viene riferito – meno barricadieri del leader leghista. Comunque sia nessuno lo segue.
Neanche la ministra azzurra Maria Stella Gelmini, che si ferma in una via di mezzo tra gli aperturisti e i rigoristi. Ma alla fine è quest’ultima linea a prevale, anzi emerge la linea super rigorista. Il premier Draghi sorride quando risponde al ministro leghista del Turismo Garavaglia per il quale gli italiani possono già pensare a prenotare le vacanze estive. “Io sono d’accordo con lui — afferma il premier con aria un po’ perplessa – perchè no, io ci penserei se potessi. A chi non piacciono le vacanze”
Dal fronte delle Regioni parla Giovanni Toti, che considera un disastro la chiusura fino al 30 aprile “senza prospettive”. La tensione è alta, molti governatori di centrodestra, soprattutto quelli leghisti, sono pronti a contestare le misure del governo. Oltre ad essere già provocati dalle accuse che gli sono state rivolte riguarda una campagna vaccinale che ha avuto molte lacune. Così Draghi sarà presente lunedì all’incontro con i presidenti di Regioni per placare gli animi. “Noi faremo un decreto ora, sulla base dei dati disponibili. Continueremo a seguirli e non escludo cambiamenti in corso, perchè la situazione è così complessa che va monitorata settimana per settimana, giorno per giorno”.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 26th, 2021 Riccardo Fucile
ASSUNTO COME COLLABORATORE DAL SOTTOSEGRETARIO LEGHISTA ALLA SCUOLA ROSSANO SASSO, IMPUTATO IN PROCEDIMENTO PENALE PER DIFFAMAZIONE E MINACCE GRAVI… DRAGHI, E’ QUESTO IL GOVERNO DEI MIGLIORI?
“Apprendo che il sottosegretario della Lega Rossano Sasso ha un nuovo collaboratore al ministero dell’Istruzione. Si chiama Pasquale Vespa: è un docente imputato in un procedimento penale per diffamazione reiterata a mezzo stampa e minacce gravi. Pasquale Vespa ha trascorso gli ultimi due anni della sua vita ad insultarmi pubblicamente, fomentare aggressioni verbali e allusioni sessuali. Minacciarmi di morte. Un cyberbullo, a tutti gli effetti”.
Così l’ex ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina, in un post in cui aggiunge: “La scelta del sottosegretario Sasso non mi sorprende, purtroppo. Ma mi chiedo se il Ministro Bianchi sia a conoscenza del fatto che Vespa venga assunto nel suo Gabinetto. E cosa ne pensi”.
Quanto a Vespa, Azzolina spiega: “Ha provato a nascondere i contenuti rimuovendoli dalle proprie pagine, questo non gli ha impedito di essere imputato in un processo che inizierà a breve. Ma non è una questione di legalità . O, almeno, non solo. È una questione di opportunità e di civiltà . Questo signore la sera sfoga i propri istinti sessuali su bocche e rossetti rossi e minaccia di morte un esponente di governo, la mattina dopo si presenta come “educatore” a scuola, laddove si dovrebbero insegnare altri valori, prima di tutto il rispetto e la tolleranza. Questo signore – rimarca – oggi ha responsabilità sul governo della scuola italiana”.
A prendere le difese di Azzolina i cinquestelle in commissione Cultura a Montecitorio: “Dopo aver offeso pesantemente l’ex ministra Lucia Azzolina con insulti sessisti e violenti, Pasquale Vespa è stato chiamato dal sottosegretario Rossano Sasso a lavorare nel suo staff di segreteria al ministero dell’Istruzione. E’ gravissimo e fortemente inopportuno che una persona che ha dimostrato di possedere valori diametralmente opposti a quelli che si insegnano a ragazze e ragazzi possa svolgere un ruolo al fianco di un sottosegretario di Stato”, dicono in una nota.
“Nel Paese – si legge ancora nel comunicato – si ha urgenza di crescere una nuova generazione che combatta il cyberbullismo e la violenza, compresa quella contro le donne. Che esempio si potrà dare alle nostre studentesse e ai nostri studenti con una figura del genere al ministero dell’Istruzione?”.
(da agenzie)
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Marzo 23rd, 2021 Riccardo Fucile
E’ UN 40ENNE, GIA’ NOTO ALLE FORZE DELL’ORDINE
Un passo verso la giustizia. Quanto accaduto lo scorso 26 febbraio in una stazione ferroviaria di
Roma ha fatto il giro del mondo.
Il video dell’aggressione omofoba Valle Aurelia ha provocato molta indignazione che ha travalicato anche i confini del nostro Stivale. Ora, dopo settimane di indagini e di confronti tra il filmato e gli archivi delle forze dell’ordine, l’uomo protagonista del brutale pestaggio nei confronti di uno dei due giovani.
A confermare l’avvenuta identificazione è il Corriere della Sera che traccia un identikit dell’uomo finito nel mirino delle forze dell’ordine. E, secondo quanto trapela dalle pagine del quotidiano, non si tratterebbe di una persona sconosciuta. Anzi, in altre occasioni si era già reso protagonista di intemperanze e violenze.
Si tratta di un 40enne già conosciuto dalle forze dell’ordine — ma senza precedenti penali — che anche in altre circostanze sarebbero intervenute per alcuni comportamenti intemperanti e violenti, anche se non sembra ai danni di gay.
L’autore del pestaggio e dell’aggressione omofoba Valle Aurelia, dunque, ha un nome e gli inquirenti — ora — potrebbero incriminarlo per i reati di lesioni personali e ingiuria. Il contenuto del video, pubblicato anche in rete, ha messo in evidenza l’atteggiamento dell’uomo che, prima di lanciare schiaffi, pugni e calci al giovane Christopher Jean Pierre Moreno, aveva invaso i binari per passare da una banchina all’altra.
Incastrato dal video pubblicato in rete
Le immagini hanno dato una svolta a questa inchiesta che ora potrebbe portare a una condanna per l’uomo. L’aggressore, infatti, ha colpito uno dei due giovani che, secondo lui, si erano macchiati della sola “colpa” di essersi scambiati un bacio seduti sulla panchina mentre attendevano il passaggio del treno. Da lì il doppio attraversamento sui binari e quel folle pestaggio nei confronti di Christopher Jean Pierre Moreno.
(da agenzie)
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Marzo 17th, 2021 Riccardo Fucile
“ASCOLTA, SIAMO CON TE”
“A Mauro gli abbiamo dato la vita, lo vogliamo bene”. Un affetto che sarebbe stato ricambiato con
una “disponibilità ” praticamente assoluta.
A parlare, in un’intercettazione ambientale finita nelle carte dell’inchiesta Sipario della procura di Catania che ieri ha portato a 22 misure cautelari per un totale di 34 indagati, è il presunto boss del clan Cappello Orazio Buda.
Destinatario del suo affettuoso messaggio il vicebrigadiere della guardia di finanza, Mauro Massari. Entrambi sono finiti in carcere perchè ritenuti i protagonisti di un “patto elettorale” tra mafia e politica.
Al centro della vicenda le elezioni comunali del 2018 a Catania, tornata in cui il militare, in servizio alla compagnia di Augusta, centrò l’elezione nella sesta circoscrizione con quasi mille voti. Garantendosi, sotto la bandiera di Forza Italia, anche la poltrona da vice presidente.
Dietro la forza politica dell’uomo in divisa, già eletto nel 2013 con il Popolo delle Libertà , secondo le accuse, ci sarebbe stata però la fondamentale spinta criminale di Buda.
Personaggio bollato come “una macchina da soldi negli investimenti”, secondo il pentito Salvatore Bonaccorsi, oltre a essere il cugino del boss Orazio Privitera. In cambio dei voti il finanziere 40enne è accusato di essersi mosso come una sorta di faccendiere.
Pronto a prendere un appuntamento, per conto del figlio di Buda, con il responsabile dell’ufficio ambiente del Comune di Catania, ma anche intenzionato a utilizzare l’auto di servizio per intimorire un imprenditore in contrasto con il presunto boss. In mezzo la disponibilità a interloquire con un finanziere in pensione, titolare di un’agenzia marittima attiva nelle demolizioni di piattaforme al porto di Augusta, in provincia di Siracusa.
L’interesse di Buda sarebbe stato rivolto al subappalto per l’abbattimento di una struttura in ferro: circa 20mila tonnellate di materiale per un valore di sei milioni di euro. “Lui è un ex finanziere, perciò dobbiamo stare attenti”, diceva un socio dell’affare a Buda.
Il presunto boss aveva la risposta pronta: “Minchia, ce l’ho un finanziere. Parliamo con Alberto (suo figlio, ndr), che è suo amico”. Il militare, secondo la procura, si era messo subito a disposizione ma con l’unica richiesta di attendere la fine delle elezioni del 10 giugno 2018: “Ci devo passare personalmente con l’auto di servizio”, spiegava.
Prima di sondare il terreno per conto di Buda il finanziere sottolineava le difficoltà nel racimolare voti all’interno di Forza Italia, con altri candidati sponsorizzati da volti noti della politica locale nel sottobosco dei patronati.
“Ascolta, siamo con te”, gli spiegava il presunto boss. “Forse non ci siamo capiti: io mi chiamo Orazio Buda, tu mi dici “ne voglio due” e io te ne do cinque”. Il responso delle urne alla fine conferma le previsioni e Massari raccoglie quasi mille preferenze, doppiando gli altri contendenti.
Alcuni mesi prima delle elezioni a benedire l’ingresso in Forza Italia del finanziere era stato Salvo Pogliese, allora coordinatore provinciale degli azzurri poi eletto sindaco di Catania. In un post, pubblicato su Facebook, l’ingresso di era indicato come “un’ulteriore iniezione di capacità ed esperienza”. Durata però meno di due anni.
A fine 2019 il finanziere, seguendo di fatto il percorso politico del sindaco che ha lasciato Forza Italia per trasferirsi in Fratelli d’Italia, annunciava l’ingresso nel partito di Giorgia Meloni.
Il vicebrigadiere non è però l’unico politico indagato nell’inchiesta Siparo. Nell’elenco, composto da 34 persone tra cui 22 destinatari di misure, spunta anche il consigliere comunale Salvatore Peci. Pure nei suoi confronti la procura ipotizza il reato di corruzione elettorale nell’ambito della concessione per l’apertura di un chiosco-tabacchi.
Peci è stato eletto a Palazzo degli elefanti nella lista di centrodestra Salvo Pogliese sindaco — Una scelta d’amore per Catania. “Buda non perdeva occasione — si legge nell’ordinanza — per evidenziare il contributo offerto per l’elezione dell’attuale sindaco di Catania (non indagato) grazie al sostegno fornito a Massari e Peci”.
La questione delle infiltrazioni nel consiglio cittadino tornano così prepotentemente sotto i riflettori. Tra il 2015 e il 2016 delle ombre all’interno del Consiglio comunale si occuparono la commissione antimafia nazionale e regionale, con diversi nomi segnalati in procura.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 13th, 2021 Riccardo Fucile
312 ARRESTI E INCRIMINAZIONI, 900 PERQUISIZIONI, 15.000 ORE DI REGISTRAZIONI VIDEO
Un vero e proprio tentativo di colpo di Stato: “L’inchiesta sull’assalto al Congresso sarà probabilmente una delle più grandi della storia americana, sia per quanto riguarda il numero delle persone incriminate che per la natura e il volume delle prove”.
E” quanto scrivono i procuratori di Washington descrivendo l’inchiesta sui fatti del 6 gennaio che finora ha portato all’arresto e incriminazione di 312 persone, con almeno altri 100 arresti previsti
In questi due mesi, gli investigatori hanno condotto oltre 900 perquisizioni, raccolto oltre 15mila ore di registrazioni di telecamere di sorveglianza e video delle body-cam. Ed hanno ricevuto e controllato 210mila segnalazioni.
Con un tale volume di prove procedere più velocemente è “impossibile o porterebbe ad un fallimento della giustizia”, hanno scritto ancora i procuratori della memoria con cui hanno chiesto ai giudici di non scarcerare figure chiave
La richiesta, però, non è stata accolta e ieri il giudice ha rilasciato su cauzione Thomas Caldwell, esponente della milizia degli Oath Keeper, perchè non sono stata presentate sufficienti prove.
Sono oltre 100 i procuratori che stanno lavorando all’inchiesta, con una trentina arrivati da procure federali di altri stati, ed ognuno sta seguendo almeno 7 diversi casi.
(da Globalist)
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Marzo 8th, 2021 Riccardo Fucile
PENA RIDICOLA DI 4 MESI: QUESTE LEGGI GRIDANO VERGOGNA MA NESSUNO PENSA A MODIFICARLE
Vincenzo Dalla Bella ha 59 anni, è residente a San Stino di Livenza, nella città metropolitana di Venezia, ed è stato condannato a 4 anni di reclusione per avere tentato di affogare il suo cane in mare.
L’uomo aveva adottato il quattro zampe in un canile del Friuli-Venezia Giulia, ma a un certo punto aveva deciso di sbarazzarsi di lui in maniera terribile: aveva legato al collo dell’animale un masso, per poi gettare il quattro zampe in mare. Il cane si chiama Max, ha tre anni ed è un Border Collie.
Per fortuna poco dopo un pescatore ha visto il cane in difficoltà , e con non poca fatica è riuscito a trarre in salvo l’animale, portandolo a bordo della sua imbarcazione. Lo ha tirato su con la corda e il masso appeso al collo, riconducendolo poi a riva. Il pescatore Martin Azzini poco prima del salvataggio aveva visto un uomo che fissava l’acqua e il cane, e quando gli aveva chiesto spiegazioni lui aveva risposto che il cane non era suo.
Peccato che i vigili di Caorle, vicino Venezia, abbiano fatto una ricerca sul microchip scoprendo che il cagnolino era intestato proprio a quell’uomo sul pontile. Il proprietario è stato indagato per tentata uccisione del suo cane, e nella sentenza di primo grado il pm ha contestato all’imputato di aver compiuto con crudeltà atti idonei a cagionare la morte del proprio cane. La sentenza è stata emessa a fine febbraio, e il tentato annegamento risale alla fine del 2020.
Il giudice ha condannato l’imputato a quattro mesi di reclusione, ha disposto la confisca del cagnolino e ne ha autorizzato l’immediato affido. Max è stato portato al canile Enpa di Ponzano Veneto, e adesso è alla ricerca di una famiglia per sempre. «È ancora spaventato, ma sta bene e gli educatori Enpa lo seguiranno nell’affidamento alla sua futura famiglia – dice Giusy D’Angelo di Enpa -: il quattro zampe è pronto per essere adottato e cambiare finalmente la sua vita».
(da agenzie)
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