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GLI STAVA PER ARRIVARE LA DENUNCIA E CUOR DI LEONE LIBERA GLI OSTAGGI

Luglio 31st, 2019 Riccardo Fucile

SULLA GREGORETTI I MEDICI AVEVANO DENUNCIATO: “29 MIGRANTI CON PROBLEMI SANITARI, DUE SONO GRAVI”… LA PROCURA STAVA PER PROCEDERE E SALVINI CERCA DI SALVARE LA FACCIA DOPO AVER CAUSATO SOFFERENZE A 115 PROFUGHI E A 40 NOSTRI MILITARI

Il ministro degli Interni, Matteo Salvini, ha annunciato in diretta Facebook che autorizzerà  lo sbarco dei migranti a bordo della nave Gregoretti della Guardia costiera, ormeggiata ad Augusta.
“Problema risolto – ha detto Salvini – perchè 5 Paesi europei, Germania, Portogallo, Francia, Lussemburgo, Irlanda e alcune strutture dei vescovi in Italia si faranno carico dei 116 migranti a bordo. Non so se mi consterà  un altro tentato processo, ma ho le spalle grosse (conta sempre sui servi grillini che gli garantiscono l’impunità …)
In mattinata il procuratore capo di Siracusa Fabio Scavone ha reso noti i risultati della relazione degli infettivologi che hanno monitorato i 116 migranti a bordo del pattugliatore Gregoretti, ormeggiato al Pontile Nato della Marina militare nella rada di Augusta: “Ci sono un caso di tubercolosi e un altro di cellulite infettiva; 20 scabbia e qualche altro caso con diverse patologie. In totale sono 29 i migranti con problemi di natura sanitaria. Oltre ai due casi di estrema gravità , anche gli altri devono avere le cure”.
In realtà  , Germania a parte, nessun altro Paese ha mai ufficializzato la presa in carico di una quota di migranti, ma di fronte a una denuncia per sequestro di persona qualcosa bisogna pur inventare.

(da agenzie)

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SOCCORRE RAGAZZO ECUADOREGNO A TERRA: AVVOCATA MILANESE INSULTATA E MINACCIATA DAI “BUONI PADRI DI FAMIGLIA”

Luglio 30th, 2019 Riccardo Fucile

“SE CHIAMI L’AMBULANZA TI MENIAMO, MALEDETTA TROIA. BISOGNA LASCIARLI MORIRE QUESTI IMMIGRATI DI MERDA”…E LA VECCHIETTA: “PREGO DIO CHE AFFONDI TUTTI I BARCONI”…E CON QUESTI LURIDI INDIVIDUI DOVREMMO ANCORA DISCUTERE? NO GRAZIE, “PULIZIA ETICA” SENZA PIETA’

Un’avvocata milanese è stata pesantemente insultata da un gruppo di persone per aver soccorso un uomo ecuadoriano ubriaco. Questo è successo domenica mattina al parco Forlanini di Milano e lo riporta il Corriere della Sera.
Beatrice Bordino percorrendo con i suoi due cani via Taverna, nella zona est della città , quando ha visto l’uomo, un ecuadoriano di 30 anni, sdraiato per terra.
«Era sdraiato in posizione innaturale, a faccia in giù, appena l’ho visto mi sono messa d’istinto a correre. Le persone quasi gli camminavano sopra, nessuno si interessava del suo stato»
Bordino, dopo essersi accertata che il giovane fosse vivo, ha cercato di chiamare un’ambulanza ma è stata fermata dagli insulti di un gruppo di persone, tra cui due addetti dell’Amsa, l’azienda addetta allo smaltimento dei rifiuti di Milano.
«Se osi chiamare l’ambulanza ti meniamo maledetta tr…, bisogna lasciarli morire questi immigrati di m… ricordati che i soccorsi li paghiamo noi contribuenti mica questi negri».
Beatrice finge ancora di non sentire. Urlano: «Lavati le mani che ti prendi le malattie». Tra le persone, anche una signora di 70 anni. Invoca la giustizia divina. «Spero che Dio ascolti le mie preghiere e che affondi tutti i barconi!».
L’avvocata, dopo aver affrontato il gruppetto, ricordando loro che potevano essere denunciati per omissione di soccorso, ha deciso di riportare l’accaduto ai carabinieri.
“Nessuno mi farà  diventare una non-persona. Voglio denunciare questi comportamenti, non resto in silenzio”.

(da agenzie)

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SARDEGNA: ATTENTATO CONTRO SEDE PD A DORGALI, INCENDIATA AUTO AL SINDACO “CIVICO” DI CARDEDU

Luglio 30th, 2019 Riccardo Fucile

“CLIMA INFAME PER CHI AMMINISTRA, DENUNCE INASCOLTATE DA TEMPO DAL MINISTRO DEGLI INTERNI”

Alle due di notte un boato ha scosso la cittadina ogliastrina di Dorgali, nel Nuorese, sulla costa orientale della Sardegna. L’esplosione è avvenuta nella sede locale del Pd, un circolo, nella centrale via La Marmora e per caso non ha causato feriti. In quel momento nella palazzina – piano terra e primo piano – non c’era nessuno, deserta anche la strada di fronte.
“Se fosse confermato l’atto doloso – ha commentato il segretario dem Nicola Zingaretti – ci troveremmo ancora di fronte ad un gravissimo attacco ad un circolo del Pd, a Dorgali. Massima vicinanza ai nostri iscritti. Chiediamo di fare piena luce su questa ennesima intimidazione. Sicurezza vuol dire prevenire la violenza, non avvelenare i pozzi come avviene ormai di frequente. Al Sindaco di Cardedu va la nostra solidarietà  per il gravissimo gesto intimidatorio”.
Sul posto, subito allertati dalla deflagrazione i carabinieri della compagnia di Siniscola che hanno quindi chiamato i Vigili del fuoco, ancora nelle prime ore di questa mattina sono in corso gli accertamenti e i sopralluoghi i cui risultati saranno poi riferiti al magistrato che conduce le indagini.
Secondo i militari a causare la potente deflagrazione è stata l’esplosione di una bombola Gpl dall’interno: totalmente divelte le finestre e le tapparelle, gravi i danni strutturali all’edificio. I detriti sono stati espulsi all’esterno dalla potente onda d’urto. Mentre all’esterno solo un’auto parcheggiata lì vicino è stata colpita da cemento e altro materiale.
“Non abbiamo avuto nessuna avvisaglia – spiega trafelata Valentina Schirru, segretaria del circolo dem, mentre si reca alla caserma dei carabinieri . – Abbiamo avuto conferma ora che si è trattato di un attentato doloso con un significato che ancora dobbiamo capire. Il pensiero va alle persone che avrebbero potuto essere colpite da questo ordigno artigianale…”.
Il circolo è una sede storica del partito, ereditata dal Pci: la palazzina era stata costruita da volontari, ed è frequentata soprattutto nei periodi elettorali o per altre iniziative. Nessun dubbio sul destinatario: “C’è la targa, ci sono i manifesti fuori – continua Schirru – abbiamo i nostri iscritti e il Pd qui c’è, nonostante gli ultimi risultati. C’è una base, ci sono le persone. Mai avute intimidazioni prima”.
Sempre sulla costa orientale, ottanta chilometri a sud, a Cardedu – 2 mila abitanti – c’è stato un altro attentato doloso. Nel mirino il sindaco, Matteo Piras 40 anni, eletto nella civica Cardedu si rinnova tre anni fa. Alle 3 e 20 circa le fiamme hanno avvolto un’Audi A4 utilizzata dal primo cittadino. Sono intervenuti anche in questo caso i carabinieri di Jerzu e i Vigili del fuoco per spegnere le fiamme ma l’auto è stata totalmente distrutta
Immediata la solidarietà  non appena è stata diffusa la notizia. “Stanotte una mano vigliacca ha incendiato la macchina del sindaco di Cardedu e componente del Consiglio Regionale di Anci Sardegna. Non ci sono più parole per definire la pericolosità  della condizione di sindaco e di amministratore in Sardegna, i rischi che si corrono, i prezzi che si pagano”, scrive Emiliano Deiana, presidente dell’Anci Sardegna.
Da sempre in prima linea nel denunciare gli attentati contro gli amministratori: “Si è creato, nel tempo, un clima infame per chi amministra per il quale, ormai, atti di questo tipo sono la norma, non più un’eccezione e possono arrivare da qualunque lato”. Da qui l’appello, definito “inutile” a Governo e ministro dell’Interno.
L’immagine di lato con l’auto avvolta dalle fiamme e dal fumo nero l’ha postata lui, il sindaco Piras (ingegnere con compagna e un figlio) su Facebook. Accompagnata dal commento sarcastico: “Va be. Cambiamo macchina…”.
Nessuna pista principale, al momento, anche se le sue parole portano a qualcuno vicino, forse a qualche screzio locale: “Il modo per farmi conoscere le problematiche sarebbe dovuto essere un altro: venire a dirmelo a voce, in maniera civile – aggiunge – Vivo in mezzo ai miei concittadini, mi avrebbero potuto fermare anche per strada: avremmo chiarito in questo modo”.
In chiusura a Cardedu il Piano urbanistico comunale e in corso – ancora – i lavori del post alluvione di Gairo, lì vicino, che risale a 68 anni fa, era il 1951 quando il paese divenne fantasma. Ma c’è anche la scuola del paese dichiarata inagibile lo scorso dicembre e sgomberata, sulla struttura – costruita in parte su un canale – con piloni lesionati sono stati fatti interventi di consolidamento e ristrutturazione. Lavori da 2 milioni e settecento mila euro con un contributo regionale e un dieci per cento a carico del Comune.

(da agenzie)

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SALVINI LIBERA SOLO 16 OSTAGGI MINORENNI (CHE PER LEGGE SAREBBERO DOVUTI SBARCARE IMMEDIATAMENTE CINQUE GIORNI FA)

Luglio 29th, 2019 Riccardo Fucile

SE SALVINI VUOLE LA RIPARTIZIONE CHIAMI I PAESI DI VISEGRAD, GLI ALTRI PAESI FANNO BENE A NON CEDERE AL RICATTO: LA NAVE E’ DELLA MARINA ITALIANA, DOVEVANO SBARCARE A LAMPEDUSA SENZA TANTE PALLE CINQUE GIORNI FA

La Germania è disponibile ad accogliere una parte dei migranti che ancora oggi si trovano a bordo del pattugliatore Gregoretti della Guardia costiera, ormeggiato da sabato notte al pontile Nato della Marina militare nella rada di Augusta
Nel frattempo il Viminale ha dato il via libera alla liberazione di 16 ostaggi, ovvero allo sbarco di 16 persone che si sono dichiarate minorenni (tra i 15 ed i 17 anni), fra le 132 ancora a bordo del pattugliatore.
Mentre a Bruxelles, “su richiesta dell’Italia”, continua il lavoro della Commissione per coordinare i contatti fra gli Stati membri che intendono seguire l’esempio della Germania e dichiararsi disponibili ad accogliere.
In verità  nessun altro Paese pare intenzionato a farsi ricattare dal governo italiano che avrebbe per legge dovuto sbarcare i profoghi a Lampedusa cinque giorni fa e semmai dopo discutere sulla redistribuzione, invece che tenere sequestrare a bordo 132 esseri umani più 40 militari italiani di equipaggio.
E’   un nuovo “caso Diciotti”, con i migranti soccorsi e l’equipaggio della Guardia Costiera tenuti “in ostaggio” dal governo e il capo del Viminale che fu indagato per sequestro di persona (e poi salvato dall’impunità  garantitagli dai servi grillini)
Non   a caso Salvini ha dirottato la nave lontano dalla competenza territoriale della Procura di Agrigento , unica zona evidentemente in Sicilia dove viene ancora perseguito il reato di sequestro di persona.

(da agenzie)

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IL CARABINIERE VARRIALE ERA GIA’ IN PIAZZA MASTAI UN’ORA PRIMA DELLA CHIAMATA AL 112

Luglio 29th, 2019 Riccardo Fucile

CI SAREBBE STATO UN PRIMO INTERVENTO CON ALTRI TRE MILITARI PER UNA DIVERSA SEGNALAZIONE… NON SI CAPISCE PERCHE’ NEL SECONDO CASO, BEN PIU’ PERICOLOSO, FOSSERO SOLO IN DUE E IN BORGHESE

“Dall’annotazione del carabiniere Varriale emerge che poco tempo prima di ricevere l’incarico di effettuare l’operazione in abiti civili, alle ore 1,19, era intervenuto in piazza Mastai su ordine del maresciallo Pasquale Sansone che gli riferiva di trovarsi sul posto insieme ad altri operanti per la ricerca di un soggetto che si era sottratto all’identificazione dandosi alla fuga dopo aver consegnato ai militari un involucro di colore bianco contenente una compressa di tachipirina”.
Ad aggiungere un nuovo particolare sulla notte in cui è stato ucciso il vicebrigadiere Mario Cerciello Rega è l’ordinanza con cui il gip della Capitale, Chiara Gallo, ha disposto il carcere per i due cittadini americani Christian Gabriel Natale Hjort e Finnegan Lee Elder, accusati di concorso in omicidio per aver ucciso con 11 coltellate il militare.
“Sul posto – continua il giudice – veniva identificato Sergio B. che riferiva di essere stato vittima di un borseggio operato da due persone che dopo il furto si allontanavano a piedi in direzione lungotevere altezza ponte Garibaldi. Precisava inoltre che all’interno della borsa che gli avevano asportato era presente il suo cellulare documenti ed altri effetti personali. Al momento gli operanti invitavano Sergio B. a sporgere denuncia presso un qualsiasi ufficio di polizia e riprendevano il normale servizio”.
Nell’ordinanza del gip viene poi riportata la ricostruzione fatta da Varriale di quello che acade in via Pietro Cossa, in Prati, dove Cerciello verrà  accoltellato a morte. “I due soggetti, notati di un   atteggiamento palesemente guardingo e sospettoso, venivano da noi repentinamente avvicinati. Contestualmente ci qualificavamo come appartenenti all’Arma dei carabinieri attraverso anche l’esibizione dei nostri tesserini di riconoscimento. Ma i due – aggiunge – ancor prima di procedere a una qualsiasi forma di regolare controllo ci aggredivano fisicamente per vincere un nostro tentativo di bloccaggio”.
“Le concitate fasi della lite si svolgevano con estrema rapidità  e violenza”. Il carabiniere ricorda di essere stato “aggredito dal soggetto con la felpa nera” che “dimenandosi fortemente con calci, graffi e pugni riusciva a liberarsi dalla mia presa. Dopo pochi istanti, notavo entrambi i soggetti che si davano alla fuga in direzione via Cesi e in tale frangente notavo il vice brigadiere Cerciello Rega che perdeva moltissimo sangue dal fianco sinistro all’altezza del petto”. Prima di “accasciarsi al suolo” disse “mi hanno accoltellato”.

(da “La Repubblica”)

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AGGREDITO E PICCHIATO DA NEONAZISTI PERCHE’ AVEVA MAGLIETTA DEL “CINEMA AMERICA”

Luglio 28th, 2019 Riccardo Fucile

VITTIMA UN GIOVANE RICERCATORE UNIVERSITARIO A FROSINONE DURANTE UN CONCERTO DI BENEFICIENZA CONTRO LA LEUCEMIA

Aveva la maglietta amaranto del cinema America e per questo è stato aggredito e picchiato.
È successo ad un concerto di beneficienza contro la leucemia a Frosinone. La vittima, 33 anni, è stata prima minacciata nei bagni poi inseguita e picchiata. Gli aggressori gli hanno strappato la maglia e rotto gli occhiali. “Erano di estrema destra”, ha raccontato il giovane.
Si tratta dell’ennesimo caso, dopo la prima aggressione avvenuta oltre un mese fa ai danni di quattro ragazzi a Trastevere. “Hai la maglia del Cinema America, sei antifascista”, si è sentito urlare il gruppo di giovani, prima di ricevere botte e testate. da allora la maglia amaranto è diventato un simbolo.

(da agenzie)

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CARABINIERE UCCISO, GLI AMERICANI CALIFORNIANI BENESTANTI ELDER LEE E NATALE HJORTH HANNO CONFESSATO

Luglio 27th, 2019 Riccardo Fucile

NELL’HOTEL DI LUSSO TROVATA L’ARMA DEL DELITTO … LA RICOSTRUZIONE DETTAGLIATA DEI FATTI

Si chiamano Christian Gabriel Natale Hjorth ed Elder Finnegan Lee i due giovani responsabili dell’omicidio del vicebrigadiere Mario Rega Cerciello.
Sono due americani della California di buona famiglia e hanno 19 e 20 anni.
Il loro fermo per omicidio volontario e tentata estorsione è arrivato al termine di un lungo interrogatorio in cui uno dei due ha confessato di aver affondato per almeno 8 volte la lama di un coltello nel corpo del carabiniere di 35 anni nella notte a cavallo tra il 25 e 26 luglio scorsi in pieno centro.
E dopo il ritrovamento del coltello usato per uccidere il militare nascosto dietro un pannello nel soffitto della stanza dove i due americani alloggiavano. A 24 ore dall’accaduto la dinamica comincia a diventare chiara.
L’appuntamento e l’estorsione
Tutto comincia dopo la mezzanotte quando i due americani sono a caccia di cocaina per sballarsi e cercano uno spacciatore. Si avvicinano a Sergio Brugiatelli (l’uomo a cui verrà  rubato il borsello nero), in piazza Mastai, gli chiedono la droga. Lui non ne ha. Gli indica però il pusher da cui acquistarla. I due americani vanno dallo spacciatore, comprano per 100 euro la dose e se ne vanno. Quando consumano la droga i due si accorgono che la bustina che hanno acquistato non è cocaina ma aspirina. Tornano in piazza, non trovano più lo spacciatore e se la prendono con Brugiatelli. È stato lui a indicargli il pusher ed è lui a dover restituire i 100 euro. Gli prendono quindi il borsello di pelle e fuggono via. “Con la minaccia di non restituire altrimenti quanto sottratto, contattati telefonicamente, formulavano una richiesta di una ricompensa di 100 euro” , scrive poi il pm nel decreto di fermo.
Secondo la ricostruzione della Procura, dopo aver stabilito un appuntamento in zona Prati per la riconsegna dello zainetto rubato, “raggiunto il luogo concordato e avvicinatisi i due carabinieri Mario Rega Cerciello e Andrea Varriale in borghese allertati dal Brugiatelli, nonostante i due militari si fossero qualificati come appartenenti all’Arma dei carabinieri, dapprima ingaggiavano una colluttazione rispettivamente il Cerciello con Elder e il Varriale Andrea con Natale Hjorth” dopodichè Elder – si legge ancora nel decreto – colpiva con “numerosi fendenti il Cerciello” colpendolo “in zone vitali” tanto che a seguito dei fendenti inferti “il carabiniere Cerciello decedeva presso il pronto soccorso dell’ospedale Santo Spirito”. Dopo l’aggressione entrambi i responsabili scappavano “incuranti delle condizioni del Cerciello, esanime”.
Le testimonianze
Gli indizi di colpevolezza, raccolti dai carabinieri di via In Selci che hanno svolto le indagini, sono “gravi e concordanti” e si avvalgono di numerose testimonianze. Oltre alle dichiarazioni del derubato del borsello Sergio Brugiatelli, ci sono la relazione del carabiniere sopravvissuto, i ricordi del portiere dell’albergo dove la coppia alloggiava e, soprattutto, le dichiarazioni del facchino dello stesso hotel.   Li ha visti rientrare intorno alle 2,45 e ha descritto l’abbigliamento di uno dei ragazzi e il passo veloce col quale è entrato nell’albergo.
La descrizione degli aggressori
Dopo l’omicidio la telefonata del carabiniere sopravvissuto al 112 indica negli assassini due magrebini (così si legge infatti nei brogliacci). Da qui l’equivoco durato qualche ora sull’identità  dei responsabili dell’omicidio. Quel che rimane ancora da chiarire in questa storia è da quale telefono il Brugiatelli abbia contattatato i 2 americani che avevano il suo cellulare e come abbia chiesto i soccorsi ai carabinieri. Ci sono due versioni sul punto. La prima: ha chiamato il 112 (ma non risultano chiamate fatte da lui); la seconda ha fermato una pattuglia per strada la quale avrebbe diramato intervento, preso in carico dal vicebrigadiere morto e dal suo collega in servizio alla stazione Farnese.
Secondo la procura artefice dell’accordo estorsivo con la vittima del furto del borsello, “in termini di partecipazione al colloquio telefonico”, come scrivono anche il pm Calabretta e il procuratore aggiunto D’Elia nel decreto di fermo, è Natale “l’unico dei due in grado di comprendere la lingua italiana”.
Usciti dall’hotel in Prati per raggiungere il luogo deciso per lo scambio, i due americani si trovano davanti non il ragazzo dal quale pretendevano soldi e droga, ma i due militari in borghese, Mario Rega Cerciello e Andrea Varriale.
“A questo punto, le versioni dei due sono parzialmente coincidenti in quanto il Natale ammette che il carabiniere che gli si è avvicinato si è qualificato, benchè non fosse in divisa, mentre Elder nega la circostanza o comunque si nasconde dietro la propria difficoltà  di comprendere la lingua italiana”.
Entrambi ‘singolarmente’ hanno una colluttazione con i carabinieri che gli avevano detto di fermarsi, una volta qualificatisi, e “benchè nessuno dei due avesse estratto un’arma, Elder, bloccato dal Cerciello, estraeva un coltello (che per dimensioni e tipo è certamente strumento idonei a cagionare grave offesa) colpendo più volte al tronco la vittima in zona vitale”.
Il vicebrigadiere ha urlato e solo a quel punto, dice Elder, “si fermava anche Natale”. I due a quel punto sono fuggiti in direzione dell’albergo in Prati per poi nascondere e ripulire il coltello. Anche sull’occultamento dell’arma i due forniscono versioni “assolutamente contrapposte, accusandosi reciprocamente”. Il coltello è stato trovato nella stanza dell’hotel, riconosciuta da Elder come propria “e l’ha indicata come arma del delitto” e comunque difficilmente non notata dall’amico che però ha negato la circostanza.

(da “La Repubblica”)

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“SONO STATO IO”: CONFESSA UNO DEGLI AMERICANI FERMATI PER L’OMICIDIO DEL CARABINIERE

Luglio 26th, 2019 Riccardo Fucile

SOVRANISTI IN LUTTO: NON ERA UN AFRICANO, MA UN CRIMINALE ARIANO, BIONDO E MECHATO… DA DOMANI A QUESTI INFAMI DEL CARABINIERE EROE NON GLIENE FREGHERA’ PIU’ UN CAZZO

Uno dei due cittadini americani fermati oggi per l’omicidio del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega ha ammesso le proprie responsabilità  affermando di essere lui l’autore materiale dell’accoltellamento.
Si tratta della persona con i capelli mesciati apparso in una foto e ripreso da alcune telecamere.
E’ arrivata in tarda serata la svolta nelle indagini per la morte di Mario Cerciello Rega, il vice brigadiere di 35 anni di Somma Vesuviana (Napoli) ucciso nella notte tra giovedì e venerdì con otto coltellate in via Pietro Cossa, in zona Prati.
Erano stati fermati due universitari americani, in un albergo poco distante dal luogo dell’aggressione. Interrogati delle pm Nunzia D’Elia e Sabina Calabretta per diverse ore poi la confessione. I due ventenni sarebbero stati incastrati dalle immagini delle telecamere di videosorveglianza e da alcune testimonianze

(da “il Corriere della Sera“)

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OMICIDIO CARABINIERE: FERMATI I DUE STUDENTI AMERICANI

Luglio 26th, 2019 Riccardo Fucile

ACCERTAMENTI SUL CONTENUTO DELLA BORSA

Svolta nelle indagini per la morte di Mario Cerciello Rega, il vice brigadiere di 35 anni di Somma Vesuviana (Napoli) ucciso nella notte tra giovedì e venerdì con otto coltellate in via Pietro Cossa, in zona Prati.
Le pm Nunzia D’Elia e Sabina Calabretta, starebbero interrogando due fermati, entrambi americani e studenti della John Cabot University a Roma, e sarebbero accusati al momento di essere gli autori del furto della borsa.
Gli interrogatori sono in corso per verificare eventuali altre responsabilità  anche nell’omicidio.
Ci sono due fermati nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio del vice brigadiere dei Carabinieri Mario Cerciello Rega, di 35 anni, è stato ucciso a Roma nella notte con otto coltellate mentre era in servizio.
Si tratta di due cittadini statunitensi di 19 anni. Secondo le prime informazioni trapelate dagli inquirenti, si tratterebbe di due ragazzi in Italia per una vacanza-studio con la John Cabot University, ma il presidente dell’università  americana al momento ha smentito.
I due sono stati portati al nucleo operativo dei carabinieri di via In Selci. Si tratta delle stesse persone prelevate in mattinata presso l’Hotel Le Meridien Visconti nei pressi di Piazza Cavour e portati in caserma per essere ascoltati.
Il consolato degli Stati Uniti a Roma si è attivato, secondo le procedure previste in questi casi.   Si fa preponderante l’idea che all’origine dello scippo del borsello in Piazza Mastai possa esserci una motivazione legata alla droga. Il furto sarebbe stato quindi compiuto per ottenere i soldi necessari ad acquistare sostanze stupefacenti dai pusher in attività  nell’area di Trastevere.
Da ambienti investigativi trapela comunque fiducia relativamente alla possibilità  che i due fermati possano rendere a breve una confessione su quanto accaduto la scorsa notte a Roma.
Rega è stato ucciso a Roma con otto coltellate (di cui una mortale al cuore e una alla schiena) dai due uomini poi fuggiti. Non è ancora chiaro se il furto di un borsello ai danni di un uomo e culminato con la morte del vicebrigadiere Mario Rega Cerciello abbia a che fare effettivamente con il blocco di un tentativo di «cavallo di ritorno» organizzato dai carabinieri assieme alla vittima stessa del furto.
A nutrire non poche perplessità  sono gli inquirenti che vogliono capire come effettivamente si siano svolti i fatti, a cominciare dalla dinamica del furto. Accertamenti anche sul contenuto del borsone rubato.
«La vicenda potrebbe anche essere più complessa di quello che si pensava all’inizio», è l’unico commento che filtra da palazzo di giustizia.
La vicenda comincia nella serata di giovedì a Trastevere, , quando un 40enne italiano, viene derubato della sua borsa in piazza Mastai. Dentro ci sono un centinaio di euro e anche il telefonino.
Nel video che riprende le immagini prima del furto, girato a piazza Mastai, si vede un uomo in canottiera con uno zaino nero e una bicicletta che sta passeggiando e si avvicina a un uomo su una panchina, forse per chiedere un’informazione. Alle sue spalle ci sono due giovani, con indosso una camicia e una tshirt, che lo seguono: uno è più vicino, l’altro resta a una distanza maggiore.
L’uomo con la bicicletta si allontana ed esce dalla telecamera: i due giovani lo seguono. In un altro video, successivo, gli attimi subito dopo il furto: due ragazzi che fuggono nei vicoli di Trastevere. Quello dietro, con indosso la camicia, ha in mano uno zaino nero. L’altro, con la tshirt, lo precede.
Dopo il furto l’uomo derubato chiama il cellulare nello zaino. A rispondere sarebbero state due persone che gli dicono: se vuoi indietro la borsa, paga 100 euro. Lui accetta e i due gli danno appuntamento la stessa notte, dopo le 2, in via Pietro Cossa, una piccola strada che collega via Cicerone al Lungotevere, a meno di cento metri da piazza Cavour.
Ma l’uomo, prima di andare, avvisa i carabinieri della stazione Monteverde Nuovo che hanno organizzato un’operazione in borghese per bloccare i banditi.
Un intervento con più pattuglie fra le quali anche quella della stazione Trastevere con il vice brigadiere e un collega, in borghese. Al loro arrivo, con la vittima, all’appuntamento non c’era nessuno.
Dopo aver messo al sicuro il cittadino che stava con loro, i due carabinieri – appoggiati nei dintorni da altri colleghi pronti a intervenire – hanno notato i sospetti incappucciati o comunque con il volto semi coperto in un angolo e hanno deciso di identificarli e controllarli. Da qui la reazione dei due, uno dei quali ha estratto il coltello con il quale in pochi attimi si è avventato su Rega mentre il collega tentava di aiutarlo.
Mortale risulterà  un fendente al cuore, inutili le cure all’ospedale Santo Spirito. In ospedale sono arrivati poco dopo la giovane moglie di Rega e altri parenti in lacrime. La salma sta per essere trasferita al Gemellli per l’autopsia.
I due aggressori scappano. Andrea Varriale, il carabiniere che era con Cerciello Rega, è ferito anche lui e chiama aiuto.«Mario era in una pozza di sangue, ho cercato di soccorrerlo, ma era già  gravissimo».
Il giovane carabiniere, sebbene lievemente ferito, sta ora partecipando alle indagini per rintracciare i due criminali in fuga.
Racconta così le fasi coincitate che hanno portato alla morte del collega: «Quando ho sentito Mario urlare ho lasciato quell’uomo e ho provato a salvarlo. Perdeva tanto sangue». Il carabiniere ha poi dato l’allarme alle altre pattuglie dei carabinieri che si trovavano a distanza nella zona in cui era stato organizzato un servizio per fermare i due ladri che qualche ora prima avevano derubato un uomo a Trastevere.

(da “il Corriere della Sera“)

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