Giugno 25th, 2019 Riccardo Fucile
ATTENDE SOLO LA DECISIONE DEL TRIBUNALE DI STRASBURGO, LA SITUAZIONE A BORDO NON E’ PIU’ SOSTENIBILE
Ora siamo vicini allo scontro finale, bisogna solo aspettare cosa decideranno a Strasburgo.
“Io voglio entrare. Entro nelle acque italiane e li porto in salvo a Lampedusa. Sto aspettando cosa dirà la Corte europea dei diritti dell’uomo. Poi non avrò altra scelta che sbarcarli lì”.
Così Carola Rackete, la 31enne comandante tedesca della nave Sea Whatch 3. “So che c’è il rischio di essere multata e che la nave verrà sequestrata, ma io sono responsabile delle 42 persone che ho recuperato in mare e che non ce la fanno più – prosegue la capitana – La loro vita viene prima di qualsiasi gioco politico o incriminazione. Non bisognava arrivare a questo punto”.
“I migranti a bordo sono disperati. Qualcuno minaccia lo sciopero della fame, altri dicono di volersi buttare in mare o tagliarsi la pelle – racconta Rackete – Non ce la fanno più, si sentono in prigione. L’Italia mi costringe a tenerli ammassati sul ponte, con appena tre metri quadrati di spazio a testa. Ci sono anche tre minorenni, ragazzi di 11, 16 e 17 anni. Non stanno male, ma in Libia hanno subito abusi. Il 14 giugno ho fatto richiesta al Tribunale dei minorenni di Palermo perchè prendesse in carico il loro caso. Non mi ha risposto nessuno”.
“Secondo Salvini dovremmo andare in Olanda? E’ ridicolo, bisognerebbe circumnavigare l’Europa!”, sottolinea la comandante della Sea Watch, “Oltretutto anche l’Olanda non collabora, Malta ha negato l’autorizzazione e la Tunisia non ha una normativa che tuteli i rifugiati” aggiunge Rackete
“Come sono finita nel Mediterraneo a salvare i migranti? La mia vita è stata facile, ho potuto frequentare 3 università , a 23 anni mi sono laureata. Sono bianca, tedesca, nata in un Paese ricco e con il passaporto giusto. Quando me ne sono resa conto, ho sentito un obbligo morale di aiutare chi non aveva le mie stesse opportunità “, conclude Rackete.
(da Globalist)
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Giugno 22nd, 2019 Riccardo Fucile
TIPICO DEI VIGLIACCHI: HANNO PAURA DI FINIRE IN GALERA PER OMICIDIO E ALLORA LO PORTANO A TERRA… MENTRE QUESTI RIFIUTI DEL GENERE UMANO CONTINUANO A INFIERIRE SUGLI ALTRI FINO A CHE NON STARANNO MALE PURE LORO
La nave della Ong ancora ferma in acque internazionali a Lampedusa perchè così il governo fa un po’ di propaganda anti-Ong
Disumanità fine a se stessa, solo per propaganda. Hanno fatto credere a milioni di italiani che il loro benessere e la loro povertà dipendeva da pochi disperati, hanno parlato di un’invasione inesistente.
E adesso tengono dei naufraghi al largo solo perchè è utilie a criminalizzare le Ong e distrarre gli italiani dal baratro economico nel quale M5s e Lega ci hanno portato.
“Questa notte un uomo è stato evacuato dalla guardia costiera a causa del serio peggioramento delle sue condizioni di salute. I naufraghi sono a bordo da 10 giorni. Il rispetto dell’interdizione all’ingresso determina un penoso stillicidio mentre non abbiamo indicazioni alternative”.
Lo riferisce in un twitter Sea-Watch, bloccata in acque internazionali a largo di Lampedusa.
Tipico dei vigliacchi: se un migrante morisse sanno bene che sarebbero incriminati per omicidio e allora si cagano addosso. Salvo continuare a infierire sugli altri fino a che non staranno male pure loro.
Rifiuti del genere umano.
(da agenzie)
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Giugno 20th, 2019 Riccardo Fucile
AVVISATA GUARDIA COSTIERA LIBICA E AUTORITA’ ITALIANE, QUESTA E’ OMISSIONE DI SOCCORSO, INTERVENGA LA MAGISTRATURA
Una nave madre lascia un barchino pieno di migranti a 25 miglia da Lampedusa senza motoree si allontana.
Un altro barcone con 120 persone a bordo in zona Sar libica con il motore in avaria e nessun intervento in campo.
Altri due gommoni in difficoltà e uno affondato.
A segnalare i due nuovi casi di emergenza nel Mediterraneo sono aerei militari di Frontex, il Colibrì e Alarm Phone, il centralino a cui si rivolgono i migranti in partenza.
L’imbarcazione sarebbe partita dalla Libia la notte scorsa. “A bordo – dicono i migranti – ci sono circa 120 persone, incluse 15 donne e 6 bambini. Il motore è in avaria e varie persone stanno male. Urge salvataggio immediato!”.
Alarm Phone ha informato sia le autorità italiane che la Guardia costiera libica alle 14.10 ma nessuno si è mosso.
Senza alcuna soluzione resta il caso Sea Watch. All’ottavo giorno in mezzo al mare al confine con le acque internazionali italiane di fronte a Lampedusa per sollecitare l’assegnazione di un porto sicuro alla nave della Ong tedesca interviene l’Onu. ” Chiediamo all’Europa di consentire lo sbarco delle persone a bordo della Sea Watch, che da otto giorni ha a bordo 43 migranti, tra cui tre minori non accompagnati. Questi – sottolinea l’Alto commissariato per i rifugiati (Unhcr) – hanno urgente bisogno di un porto sicuro che non può essere in Libia.
“L’Europa ha svolto un ruolo fondamentale nella creazione dell’architettura legale che sorregge il diritto internazionale in materia di asilo – ha dichiarato Vincent Cochetel, Inviato Speciale Unhcr per il Mediterraneo Centrale – ed è giunto il momento di invocare quella storia gloriosa di assistenza alle persone in fuga da guerre, violenza e persecuzione, e di permettere ai rifugiati soccorsi di scendere a terra in sicurezza”.
L’Unhcr ribadisce che “nessun porto in Libia può essere considerato sicuro in questo momento e che nessuna persona soccorsa nel Mar Mediterraneo dovrebbe essere riportata in quel Paese”. “Sono necessari – aggiunge – sforzi rinnovati per sviluppare un approccio regionale alla gestione del soccorso nel Mediterraneo e del successivo sbarco”.
(da agenzie)
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Giugno 19th, 2019 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA DEL CLIMATOLOGO DANESE OLSEN, GLI STUDI SCIENTIFICI SUL RISCALDAMENTO GLOBALE E QUEI COGLIONI SOVRANISTI CHE LO NEGANO
Il riscaldamento globale non esiste e tutti quelli che ci credono sono dei gretini? Provate a
raccontarlo a Steffen Olsen, il climatologo danese che giovedì scorso (13 giugno) ha scattato in Groenlandia (vicino a Qaanaaq) una foto che sta facendo il giro del mondo.
Nella foto si vedono due mute di cani da slitta che “camminano sull’acqua”. Invece che trainare le slitte sul ghiaccio i cani sono costretti ad avanzare su una specie di “lago” che ricopre lo strato di ghiaccio sottostante.
Cosa mostra quella foto e cosa stava facendo Olsen? La spedizione stava andando a recuperare una stazione climatologica e oceanografica e nel farlo ha attraversato un fiordo, il fiordo di Inglefield, nel Nord Ovest della Groenlandia e poco al di sotto del Circolo Polare Artico.
Sotto le slitte e le zampe dei cani c’è poco più di un metro di ghiaccio ricoperto da una ventina di centimetri d’acqua. L’acqua è risalita da alcune crepe nella superficie del ghiaccio, al di sotto del quale l’oceano si estende fino ad una profondità di 800 metri. È la stagione dello scioglimento dei ghiacci, ma quest’anno il fenomeno è avvenuto più rapidamente del solito e per questo motivo l’acqua è rimasta sulla superficie. Proprio per questo motivo i ricercatori non sono riusciti a recuperare il materiale scientifico che è andato perduto.
Cosa c’è quindi di strano, se anche i ghiacci si sciolgono durante l’estate artica allora il fenomeno è perfettamente normale. La risposta è no.
Perchè — spiega oggi Olsen a Repubblica — la situazione è molto diversa da quella usuale. «Mercoledì scorso abbiamo registrato un nuovo primato. La temperatura è infatti salita di ben 40 gradi al di sopra di quella stagionale, raggiungendo i 17,3 gradi», dice il ricercatore danese che ricorda che lo scioglimento dei ghiacci è sì un fenomeno “naturale” ma che in genere una situazione simile si verifica a fine estate e non all’inizio.
Alla data del 13 giugno il 40% della Groenlandia ha già perso notevoli quantità di ghiaccio, più di 2 miliardi di tonnellate.
Su Twitter Olsen racconta anche il lato umano della foto. Le popolazioni che vivono in Groenlandia utilizzano il ghiaccio che si forma sul mare come strada per spostarsi da un punto all’altro (ad esempio attraversare i fiordi) oppure per cacciare o pescare (attraverso fori praticati nel ghiaccio).
Le nuove condizioni climatiche come appunto l’inondazione del ghiaccio dell’acqua che si trova sotto la superficie ghiacciata possono mettere a rischio le capacità di sopravvivenza di quelle comunità . Un problema locale che ha ripercussioni globali, perchè lo scioglimento dei ghiacci dell Groenlandia è una delle cause dell’innalzamento del livello dei mari. E a rischiare a quel punto sono altre comunità costiere.
Eppure c’è ancora chi nega che il global warming sia una cosa vera.
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 17th, 2019 Riccardo Fucile
LO SPECCHIO DI UN PAESE ALLA DERIVA DOVE I PENDAGLI DA FORCA PENSANO DI DETTARE LEGGE
Lo scrittore Andrea Camilleri è ricoverato in gravi condizioni all’Ospedale Santo Spirito di Roma. Camilleri è stato trasportato nel nosocomio romano stamani per un arresto cardiaco.
L’inventore del Commissario Montalbano, autore bestseller, 93 anni, si stava preparando per essere per la prima volta alle antiche Terme di Caracalla, il 15 luglio, con lo spettacolo che racconta la sua Autodifesa di Caino.
Intanto, però, i commenti agli articoli che parlano del malore sono pieni di insulti nei suoi confronti.
Ad esempio sulla notizia pubblicata dal Giornale su Facebook c’è chi lo insulta; ad esempio c’è Giovanni che si lamenta perchè Camilleri vuole vivere troppo visto che ha già 94 anni e perchè “vuole ancora vomitare su tutti quelli che non lo gratificano e lo osannano”.
Anche per Ercole (‘fan più attivo’, complimenti!) Camilleri “sentiva l’approssimarsi della sua ora ed era diventato più velenoso che mai”.
Per Lilli quelli come Camilleri e Napolitano (ma perchè?) devono morire “pieni d’odio” nei loro cuori”.
Anche sulla pagina FB del quotidiano Libero c’è chi si è prodigato nei confronti dello scrittore: More dice che “quando si augura il male a qualcuno, prima o poi ritorna indietro”, forse confondendosi con lo specchio-specchietto dell’asilo; Aldo si rifà ai classici e ricorda che chi semina vento raccoglie tempesta mentre Marisa torna a segnalare la questione del boomerang.
Tra i commentatori c’è anche Joel per il quale le critiche sono insulti mentre Isa ci regala una perla di saggezza: chi di spada ferisce, di spada perisce.
Infine c’è (lo sciagurato) Egidio, che addirittura se la canta: “O bello ciao, bello ciao, bello ciao ciao ciao”.
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 17th, 2019 Riccardo Fucile
“A BORDO DI QUELLA NAVE CI SONO PERSONE SALVATE DALLA MORTE E DAI LAGER LIBICI”
Gregorio De Falco, senatore ex M5S, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è
desta” condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano.
Sul caso Sea Watch 3. “Divieto d’ingresso? Si tratta di un decreto interministeriale —ha spiegato De Falco-. E’ dunque un decreto che, tristemente, anche i ministri del M5S hanno accettato. Se avessero commesso un reato sarebbero complici. Attualmente, con il decreto sicurezza bis, è stata modificata un’attribuzione di competenza che era prevista nel Codice di navigazione. Il codice prevede che il ministro delle infrastrutture ha la possibilità di vietare il transito a navi straniere nel mare italiano. Oggi lo possono fare in concerto tra di loro i ministri di infrastrutture, interni e difesa. Possono vietare il transito quando la nave abbia un comportamento ostile nei confronti dello Stato italiano e il carico della nave sia contrastante con le norme dello Stato. Il carico è rappresentato sia dalle cose che dalle persone. Per dire che quella nave lì non deve entrare il ragionamento parte dal fatto che questi siano migranti, cioè che siano partiti dalla Libia e siano diretti a Lampedusa. Questo non è avvenuto. In realtà è avvenuto che c’è stato un evento della navigazione per cui queste persone sono state a un certo punto in pericolo di vita. Ecco perchè c’è stato un coordinamento dei soccorsi e la nave Sea Watch li ha salvati. A bordo di quella nave non ci sono migranti, ma naufraghi. Che siano naufraghi è il motivo per il quale lo stesso Salvini dice che bisognava riportarli in Libia. Nel momento in cui queste persone sono state sottratte alla morte è una sciocchezza considerarli migranti. Essendo naufraghi, a rigore, non si dovrebbe applicare neanche la famosa regola di Dublino, non è detto che debba farsene carico il primo Paese d’approdo. Ed è questo che andava chiarito, invece di rimanere assenti da scuola come hanno fatto. Nel momento in cui un naufrago arriva sulle coste italiane, non si applica Dublino 3. Questo andava affermato nelle sedi dove si doveva discutere di Dublino 3 e dove il governo, soprattutto la parte rappresentata da Salvini, non è mai andato. Le Ong non fanno politica, fanno ciò che necessita laddove mancano le istituzioni. Se fossero in mare navi della guardia costiera, le ong non ci sarebbero. La geografia non è un’opinione. Vanno a Lampedusa perchè è la più vicina. Malta è più distante dalla Libia rispetto a Lampedusa. Si andrà avanti così perchè il governo, con la complicità di Bruxelles, sta alimentando il traffico di esseri umani. Noi stiamo pagando centinaia milioni di euro a delinquenti, fornendogli motovedette. La guardia costiera libica è composta da varie milizie, una di queste è comandata da una persona che è stata comandata dal Consiglio di sicurezza dell’Onu perchè è un conclamato trafficante di esseri umani. Il trafficante di esseri umani, giustamente additato da Salvini e dal governo, non è qui, è lì. Il governo deve rendersi conto che sta aiutando i trafficanti”.
(da agenzie)
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Giugno 16th, 2019 Riccardo Fucile
LA POLIZIA ORA PERMETTE ANCHE L’ISTIGAZIONE A DELINQUERE O PENSA DI DENUNCIARE QUESTO SOGGETTO?
La Sea Watch non demorde e rimane in pendola davanti a Lampedusa, mentre Salvini non può
dire altro che il solito “porti chiusi”. Ma gli animi si stanno surriscaldando.
E allora, la cosa migliore da fare nell’attesa che si trovi una soluzione istituzionale – se la si vuole davvero trovare – è pungolare l’elettorato/fan-base, per vedere se succede qualcosa.
I fan del Capitano infatti in queste ore sono particolarmente attivi sui social network: non gli va giù che il loro eroe stia venendo preso per fesso in questo modo da questi quattro delinquenti della Sea Watch.
Si riempiono quindi la bocca delle parole di Salvini, ripetute a pappagallo (“sequestratori di persone”; “quei poveri migranti in ostaggio dei delinquenti” sbraitano) e su twitter nascono iniziative più o meno traballanti come quella di un utente che propone quanto segue:
“A TUTTI GLI UOMINI (E LE DONNE) DI BUONA VOLONTà€ Sono disposto a sborsare di tasca mia €2.000 per noleggiare, insieme ad altri, un’imbarcazione e andare a sabotare La Sea Watch. Chi mi segue? Se necessario fare anche il blocco navale”.
Ovviamente, grande oltraggio è stato lo sbarco dei dieci migranti, sette dei quali bisognosi di cure e altri tre per accompagnarli.
Ai sovranisti maniaci del complotto la cosa non è piaciuta e allora via di insinuazioni più o meno razziste. C’è qualcuno che addirittuta, rispolverando vecchi insulti di stampo leghista d’annata, li chiama ‘primati’.
(da Gobalist)
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Giugno 15th, 2019 Riccardo Fucile
“CHI SI ACCANISCE CONTRO PERSONE INERMI COMMETTE UN CRIMINE CONTRO L’UMANITA'”… “RIPORTANDO I MIGRANTI IN LIBIA QUALCUNO VUOLE FORSE FAVORIRE I TRAFFICANTI?”
“Il ministro dell’Interno ha comunicato da poco e con grande soddisfazione, di aver firmato il
divieto di entrata a Sea Watch 3, ma soprattutto alle donne, agli uomini e ai bambini che sono a bordo, soccorsi in acque internazionali mentre rischiavano la morte, in mare o nell’inferno libico. Sono un pericolo per la sicurezza dello Stato? No”. Lo scrive in una nota Mediterranea Saving Humans, la rete delle associazioni italiane che, con Nave Mare Jonio, nei mesi scorsi ha monitorato il Mediterraneo centrale. “L’unico pericolo concreto per la democrazia e i diritti umani- prosegue Mediterranea- è rappresentato dall’uso illegale ed illegittimo del potere, che mira a trasformare lo stato di diritto in stato di polizia. Salvare vite umane non è un reato. Accanirsi contro persone innocenti, inermi, che chiedono aiuto è un crimine – conclude Mediterranea -. Un crimine contro l’umanità “.
Salvini aveva anche chiesto di riportare in Libia i naufraghi, ma sia l’Unione europea che l’Onu hanno a più riprese ricordato che la Libia non è un porto sicuro.
Infatti è in corso una guerra civile molto violenta e non esiste un governo capace di garantire legalità e sicurezza nel Paese. Anzi si calcola che in Libia ci siano almeno 500mila profughi in fuga dagli scontri. Inoltre è ormai provato che i migranti sono sistematicamente vessati, maltrattati, torturati, uccisi. Le donne violentate. E sono sempre più i casi riportati di schiavismo.
E in questa situazione si muovono con profitto i mercanti di uomini, proprio quelli che il governo italiana dice di volere combattere.
(da agenzie)
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Giugno 15th, 2019 Riccardo Fucile
LA LIBIA E’ UN PORTO TALMENTE SICURO CHE NELLE STESSE ORE IN CUI SALVINI SPARAVA CAZZATE, IL NOSTRO AMBASCIATORE A TRIPOLI TRATTAVA CON IL GOVERNO LIBICO LE PROCEDURE PER IL RICOVERO DEI NOSTRI MILITARI FERITI IN STRUTTURE OSPEDALIERE ITALIANE
Ed eccoci all’ennesimo caso di una nave messa in mare da una organizzazione umanitaria, una
Ong, stavolta la tedesca “Sea Watch 3”, che con il suo carico di migranti naufragati e salvati nel Mediterraneo viene bloccata davanti a un porto italiano.
Un porto «chiuso» a esseri umani poveri e dalla pelle scura. Un caso che sollecita alcune riflessioni sull’abitudine a trattare il dramma dei salvataggi in mare solo mettendo in campo, in forma di slogan, le proprie opinioni e dimenticando i fatti.
Abbiamo di nuovo sentito definire la Libia «porto sicuro». Lo ha fatto il ministro dell’Interno italiano sui social e in tv. E sempre senza contraddittorio. La sua è un’opinione ampiamente smentita dai fatti, che sono argomenti testardi. Vediamoli.
La nave tedesca “Sea Watch 3” mercoledì scorso, pochi giorni dopo esser stata dissequestrata dalla Procura della Repubblica di Agrigento, ha salvato 53 migranti fuggiti dalla Libia in acque Sar libiche, cioè a 40 miglia dalla costa.
Poi, in ottemperanza al diritto del mare, ha chiesto e ottenuto l’intervento della Guardia costiera del Paese nordafricano capitanata, però, dal criminale internazionale Bija, cui il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha bloccato i conti correnti poco più di un anno fa (come “Avvenire” scrisse a suo tempo e ha confermato domenica scorsa).
Questo “galantuomo” è da tempo nel mirino delle Nazioni Unite perchè opera con la sua milizia privata come sorvegliante di centri petroliferi, ma anche come trafficante di uomini e contrabbandiere ad ampio raggio. Bija ha messo a disposizione del governo di Fayez al-Sarraj la sua forza militare per combattere le milizie del generale Khalifa Haftar e nel caos libico si è “riabilitato”.
Insomma, i fatti, non le opinioni dicono che il ministro Matteo Salvini che si vanta di combattere i trafficanti di esseri umani, curiosamente avrebbe voluto che la “Sea Watch 3” restituisse i migranti in fuga proprio a un boss di questo lurido traffico.
La “Sea Watch” si è rifiutata e si è messa alla ricerca del porto sicuro più vicino, cioè Lampedusa. Altro che «ciondolare in mezzo al mare», i tedeschi han tenuto la schiena diritta, e non si sono resi complici dei trafficanti.
La seconda riflessione riguarda la sorte degli stranieri bloccati nel presunto «porto sicuro» libico. La Libia è nel mezzo di una guerra civile.
Nelle stesse ore in cui il ministro Salvini ordinava alla “Sea Watch” di tornare in Libia «porto sicuro per i migranti», il nostro ambasciatore a Tripoli Buccino incontrava il premier al-Sarraj per parlare — secondo il sito “Libyan Observer” — delle procedure per curare i militari feriti negli attacchi a Tripoli negli ospedali italiani. Perchè lo ha fatto se la Libia è Paese «sicuro»? La contraddizione è clamorosa.
O forse non è sicuro per gli italiani e gli stessi libici, ma per i profughi africani sì?
Eppure, la sorte che attenderebbe quelli riportati in terra libica (secondo Msf sarebbero 10 mila in 12 mesi quelli recuperati dai guardacoste di al-Sarraj) è terribile: l’internamento in «campi di prigionia disumani nei quali avvengono orrori indicibili», stando alla definizione data dall’Onu. Centri governativi, finanziati da governi europei, certi sovraffollati, in condizioni igienico sanitarie men che precarie, dove tortura e abusi sono pratiche abituali, come abbiamo dimostrato più volte su questo giornale e come ribadito da numerosi organi di informazione internazionale. Solo a Tripoli ci sono circa 5 mila migranti in centri simili, per giunta esposti ai combattimenti, quindi in pericolo di vita. Altre decine di migliaia di persone sono in lager “privati” controllati solo dai loro padroni, in condizione che è impossibile immaginare migliori dei «disumani» campi governativi.
Infine, la Commissione europea ha dato ragione venerdì a Sea Watch 3 affermando per bocca di una portavoce che «tutte le navi con bandiera europea sono obbligate a rispettare il diritto internazionale e il diritto sulla ricerca e salvataggio in mare che comporta la necessità di portare delle persone in un posto o porto sicuro. La Commissione ha sempre detto che queste condizioni non si ritrovano in Libia».
La Libia «porto sicuro» è, poi, opinione smentita dallo stesso Salvini quando questi chiede l’intervento della Ue per mettere in sicurezza un porto libico.
Ma se il diritto internazionale parla chiaro, il decreto sicurezza bis entrato in vigore proprio venerdì offre il gancio politico per scatenare una nuova tempesta in mare sulla pelle di 53 disgraziati che indietro non possono tornare. Fino a quando non sarà dichiarato incostituzionale.
(da “Avvenire”)
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