Aprile 14th, 2021 Riccardo Fucile
NEI QUATTRO POSTER DI 9 METRI PER 7, IL VERGOGNOSO CASO DI UNA FAMIGLIA CHE NON RIESCE A SEPPELLIRE LA ZIA SCOMPARSA A GENNAIO E LA MADRE MANCATA L’8 MARZO
L’odissea di Oberdan Zuccaroli e delle sue quattro sorelle è racchiusa in quattro
manifesti pubblicitari a Led, di 9 metri per 7, piazzati in altrettanti punti di Roma, da San Lorenzo all’Appio: “Scusa mamma se non riesco a farti tumulare”. Ma dietro poche, brevi e chiare parole c’è in realtà un calvario che va avanti da mesi e che rende ancora più triste e difficile la perdita. Anzi, le perdite: al plurale.
“Il 9 gennaio – spiega Oberdan Zuccaroli, amministratore unico di un’azienda romana che opera proprio nel settore delle affissioni, pioniera di quelle digitali, appunto – viene a mancare mia zia, Maddalena Zuccaroli: aveva novant’anni, non era autosufficiente e quindi era ormai da tempo all’interno di una struttura privata, dove si era registrato un focolaio Covid. Lei era pure guarita, ma ne era uscita fortemente debilitata: la riuscivamo a sentire all’incirca una volta a settimana. È uscita da lì morta, non l’abbiamo vista per 5 mesi e non l’abbiamo vista nemmeno da deceduta”.
Da quel giorno, però, ancora non è stata cremata: portata al cimitero del Flaminio, quello di Prima Porta, è ancora in attesa delle operazioni che si concluderebbero col trasporto delle ceneri all’interno del fornetto di famiglia, “quello dove è sepolto mio padre”, prosegue Oberdan Zuccaroli. Che, di fatto, al momento non può portarle nemmeno un fiore.
“E questo – aggiunge – mi rammarica molto”. Già da lì la famiglia Zuccaroli aveva capito l’andazzo: “C’è carenza di personale e le tumulazioni procedono in ritardo, tra lungaggini, burocrazia, tristezza. Ma chiamassero la Croce rossa, i militari, chi vogliono… non è possibile che dopo tre mesi e mezzo una persona stia ancora lì”.
A marzo di nuovo la tristezza, mista a rabbia e a frustrazione. “Mentre non riusciamo a dare sepoltura a mia zia, viene a mancare anche mia madre, di 85 anni. A febbraio sale in autonomia su un’ambulanza che la porta all’ospedale San Giovanni per un infarto. Dopo tre settimane il suo cuore, “che stava funzionando al 30%”, non regge più. Viene a mancare l’8 marzo: “Dopo il funerale la portiamo a Prima Porta: vediamo centinaia e centinaia di bare, in attesa di essere tumulate. Una scena triste, poco dignitosa per i morti. Ma lì per lì ci tranquillizzarono: ‘Ci hanno detto che tra una decina di giorni riusciremo a farlo’, dissero a me e alle mie sorelle”. Ma così non è stato e oggi, 14 aprile, mamma e zia di Oberdan Zuccaroli non sono ancora state tumulate.
“Ho messo quei manifesti, che si possono anche controllare da remoto, perché tutti li leggessero, per dare un degno saluto a mia madre. È il saluto che le faccio, perché questo faccio di mestiere: ma è assurdo che nessuno riesca a darle pace”.
(da agenzie)
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Aprile 14th, 2021 Riccardo Fucile
IN 20 GIORNI LA SARDEGNA E’ PASSATA DA ZONA BIANCA A ROSSA, GRAZIE A RIAPERTURE INSENSATE… E SALVINI NON RISPONDE
Ieri Matteo Salvini a Cartabianca ha continuato il suo tam tam sulle riaperture che
qualcuno sui social ha ironicamente soprannominato “di gotta e di governo” ricordando la passione del leader della Lega per le foto di cibo sui social, spiegando che “la scienza è scienza”.
Secondo il leader della Lega oggi le regioni dovrebbero essere gialle perché si dovrebbero utilizzare i vecchi parametri per decidere la fascia di rischio.
Ma a parte il fatto che il decreto in vigore fino al 30 aprile che prevede ad esempio l’applicazione nelle zone gialle delle misure della zona arancione, l’estensione delle misure previste per la zona rossa in caso di particolare incidenza di contagi (superiori a 250 casi ogni 100mila abitanti e nelle aree con circolazione delle varianti) è passato anche con l’approvazione della Lega, che si è limitata a chiedere un “contentino” di facciata, il “Capitano” dovrebbe rispondere a una domanda.
Se è così facile riaprire tutto come mai la Sardegna che era zona bianca è passata alla rossa in 20 giorni?
E quella domanda Bianca Berlinguer la fa. Aggiungendo che l’isola è governata dal centrodestra.
E cosa fa Salvini? Invece di rispondere nel merito, spiegando cosa è successo si concentra su quell’unico particolare: “Perdoni, questa notazione ‘governata dal centrodestra’ mi sembra veramente da marziano”…
Il leader della Lega svicola mostrandosi addirittura piccato perché la Berlinguer non lo fa rispondere. E infatti quando riprende la parola non risponde.
Non spiega perché la Sardegna è finita in zona rossa ma riattacca con il ritornello: “Chiedo che la scienza valga sempre”. Tanto per ricordarlo Salvini il 31 marzo diceva: “La Sardegna non riapre solo perche‘ qualcuno ‘vede‘ rosso“.
Come è finita? “Mi ha appena chiamato Speranza. La Sardegna è in zona rossa”, spiegava pochi giorni fa l’assessore alla Sanità Mario Nieddu.
Il dato che ha fatto scattare la decisione (automatica per via dei vari parametri indicati al momento dell’introduzione del sistema di suddivisione a colori in base al rischio epidemiologico) èstato l’indice RT in calo in molte altre Regioni d’Italia, ma in rialzo proprio sull’isola sarda. “La scienza è scienza”.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 14th, 2021 Riccardo Fucile
BILANCIO CATASTROFICO PER L’ATTEGGIAMENTO POCO RESTRITTIVO DEL PAESE SCANDINAVO
Niente lockdown e mascherine. La Svezia è uno dei paesi che ha scelto
l’approccio meno restrittivo di fronte al Covid-19, cercando di salvaguardare l’economia e confidando nello spontaneo distanziamento sociale messo in atto dai cittadini. “Giudicatemi tra un anno”, aveva commentato dodici mesi fa l’epidemiologo dell’Agenzia per la salute pubblica svedese Anders Tegnell, che gestisce l’emergenza sanitaria. E, ora che il tempo è trascorso, un primo bilancio può essere stilato.
Dalla primavera 2020, nel paese i casi sono aumentati e il bilancio delle vittime rispetto alla popolazione è diventato tra i più alti d’Europa: a oggi si contano circa 13 mila vittime, cifra tra le più alte dell’area scandinava.
A oltre un anno dall’inizio della pandemia, i contagi non accennano a calare e l’immunità di gregge auspicata è rimasta un miraggio.
La politica ‘soft’ non ha salvaguardato del tutto neanche l’economia nazionale: il Pil è diminuito di circa il 3%, meglio della media europea, ma simile al calo di altri paesi nordici che hanno scelto le chiusure.
A fornire un esaustivo quadro della situazione svedese è il periodico americano The New Yorker, in un articolo dal titolo Sweden’s Pandemic Experiment(L’esperimento pandemico svedese).
Il racconto è quello di un anno in cui il governo di Stoccolma ha scelto di seguire le indicazioni dell’epidemiologo dell’Agenzia per la salute pubblica svedese Tegnell che, nonostante le raccomandazioni degli organismi di salute pubblica internazionali, è sempre stato convinto che le evidenze scientifiche sull’efficacia delle mascherine fossero scarse. Anche su chiusure e limitazioni, l’esperto si è dimostrato scettico, ritenendo che non vi fossero prove certe di una correlazione tra lockdown e diminuzione della diffusione di Sars-Cov-2. L’unico strumento mai messo in dubbio è stata la distanza sociale, naturalmente esercitata dalla popolazione.
The New Yorker ricorda come l’approccio svedese, durante quest’anno, sia stato invocato da molti Stati, anche extra europei. Per esempio in Minnesota, negli Usa, attivisti di destra nel corso di proteste anti-lockdown hanno mostrato cartelli con la scritta “Be Like Sweden”.
La direzione dell’epidemiologo dell’Agenzia per la salute pubblica di Stoccolma, all’inizio, era comune a quella del premier inglese Boris Johnson: si riteneva che l’immunità di gregge sarebbe stata presto ottenuta, chiusure e blocchi non sarebbero stati funzionali al suo raggiungimento. Il Regno Unito, messo alla prova dall’alto tasso di decessi e ricoveri della prima ondata, aveva però cambiato idea quasi subito.
La Svezia conta una popolazione di circa dieci milioni di persone (il 20% degli svedesi vive a Stoccolma, ndr). Nell’aprile 2020 alcuni ricercatori dell’Università di Uppsala, adattando un modello dell’Imperial College di Londra, avevano calcolato che, proseguendo con poche restrizioni, il 50% dei soggetti fragili svedesi si sarebbe infettato entro trenta giorni, provocando oltre 80 mila morti entro il mese di luglio. Nonostante tutto, il bilancio delle vittime non ha raggiunto tali livelli.
Per quali motivi? In un altro articolo apparso su The New Yorker a firma di Siddhartha Mukherjee, viene osservato che si tratta di un “mistero epidemiologico”. Può essere, per esempio, che a dispetto dell’apparenza le politiche svedesi non si siano rivelate poi tanto ‘soft’. “Erano consentite piccole libertà – ristoranti, bar, feste – che facevano sembrare la Svezia selvaggiamente permissiva […] Ma la maggior parte delle lezioni delle scuole superiori e delle università in Svezia si è svolta online […] Rimanere a casa era facoltativo, ma i dati sulle celle telefoniche mostrano che gli svedesi hanno ridotto significativamente i loro movimenti”, si legge sul periodico americano. Infine viene sottolineato che le misure adottate dalla Svezia, sebbene relativamente soft, sono state abbastanza stabili nel corso dei mesi evitando un effetto ‘yo-yo’.
(da Huffingtonpost)
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Aprile 14th, 2021 Riccardo Fucile
“IL FENOMENO STA RAGGIUNGENDO DIMENSIONI PREOCCUPANTI”
Le notizie delle sospensioni cautelative del vaccino AstraZeneca – e ora anche del siero Johnson&Johnson – continuano ad spaventare gli anziani, più restii a farsi immunizzare col farmaco brevettato ad Oxford.
“Circa il 15% della popolazione che aveva prenotato il vaccino, in seguito ha rifiutato AstraZeneca. Ma crediamo che questo dato stia salendo. E’ un problema che sta assumendo dimensioni più preoccupanti di quel che pensavamo” ha spiegato il direttore generale del Welfare regionale Giovanni Pavesi, parlando in commissione Sanità al Pirellone.
“Quando un cittadino over 60 rifiuta AstraZeneca, se ci sono comprovate motivazioni cliniche, gli facciamo Pfizer. Se queste ragioni non ci sono, vanno in coda.
Ma il problema esiste” ha continuato il dg anche se “abbiamo una comunicazione del ministero che indica per questo medicinale preferibilmente l’uso dopo 60 anni, soprattutto per evitare rischi legali e clinici”.
Pavesi ha lanciato un appello a chi fa comunicazione: Bisogna tenere questa posizione, spiegare che AstraZeneca nella fascia d’età indicata è sicuro e utilizzabile”.
Pavesi ha anche dato i numeri che potrebbero confermare la fuga da AstraZeneca: “La platea dei lombardi fra 70 e 79anni è di 995mila cittadini. Ad oggi hanno aderito e prenotato su Poste 716.861 cittadini e ne abbiamo vaccinati 62 mila in due giorni”. Dunque in dieci giorni ha aderito alla campagna e prenotato il proprio appuntamento circa il 75% degli aventi diritto, mentre un quarto dei 70enni ancora non si è iscritto. Hanno deciso di non vaccinarsi? Sono spaventati? Cambieranno idea? Le risposte arriveranno nei prossimi giorni, considerando che anche per gli 80enni gli ultimi “ritardatari” hanno chiesto di vaccinarsi due mesi dopo l’apertura delle prenotazioni.
“Gli over 80 prenotati sul portale Aria sono stati inizialmente 616 mila – ha spiegato il dg Pavesi – Di questi 580 mila sono stati vaccinati entro domenica 11, come promesso dalla Regione. C’erano altri 50 mila a domicilio, e su questo fronte ci stiamo muovendo. E’ la partita più impegnativa le Ats stanno rinforzando gli organici, abbiamo dismesso il punto tampone dell’esercito per mandare anche personale medico dell’esercito a domicilio. Ma tenete conto che una squadra fa dieci vaccini domiciliari al giorno: è un’impresa molto impegnativa e lenta. Sono rimasti in attesa 40 mila over 80 fra domiciliari e quelli che non si vogliono vaccinare”.
Pavesi ha risposto anche sul tema dei fragili cronici e dei care giver dei disabili: “Non è automatico che con codice esenzione rientri nella categoria vulnerabili, per esempio tutti i diabetici lo sono. Fra i care giver che hanno diritto al vaccino, ci sono i genitori del disabile iscritto, di sicuro, ma si può arrivare a quattro persone dello stesso nucleo che possono essere vaccinate”.
(da “La Repubblica”)
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Aprile 14th, 2021 Riccardo Fucile
DONAZIONI ANCHE ALLE FONDAZIONI DI RENZI E TOTI
Erogazioni che hanno aggravato la situazione contabile del gruppo e forse
influenzato le scelte legislative nel settore marittimo. Sulla travagliata vicenda finanziaria di Moby, la società di navigazione della famiglia Onorato, si è accesso il faro della procura di Milano.
Se i magistrati tenevano già sotto osservazione il gruppo, da una parte con il concordato preventivo di Moby e dall’altra con la possibile richiesta di fallimento per la controllata Cin (Compagnia italiana di navigazione), ora la procura ha aperto un fascicolo a scopo conoscitivo, senza indagati né ipotesi di reato, per verificare la regolarità di numerosi finanziamenti alla politica.
Al centro delle verifiche del dipartimento specializzato in reati contro la pubblica amministrazione, guidato dall’aggiunto Maurizio Romanelli, ci sono i finanziamenti erogati da Moby a Beppe Grillo srl, Casaleggio Associati, fondazione Change di Giovanni Toti, fondazione Open di Matteo Renzi, Fratelli d’Italia e anche Pd.
In attesa dell’udienza di domani che dovrà decidere il destino di Cin – che nel 2015 ha acquisito Tirrenia – è questo il nuovo fronte di indagine che si apre in procura a Milano.
Nell’elenco contenuto nella proposta di “concordato preventivo in continuità” di Moby, sono indicati i 120 mila euro annui per due anni versati a Beppe Grillo srl, che gestisce il blog del fondatore dei Cinque Stelle, sulla base di un “accordo avente finalità pubblicitarie”, e i 600 mila euro annui per due anni a Casaleggio e Associati per un contratto – risolto nel marzo 2020 – per “sensibilizzare le istituzioni sul tema dei marittimi”.
Agli atti risultano anche 200mila euro alla fondazione Open, 100 a Change, 80 mila al Pd, 10 mila a Fratelli d’Italia. Quasi due milioni a cui vanno aggiunti i 550 mila euro erogati a Roberto Mercuri (non indagato).
Legato all’ex vicepresidente di Unicredit Fabrizio Palenzona (nel cda di Tirrenia Cin dal 2016), ottiene da Moby alcuni contratti di consulenza per “il supporto tecnico-specialistico in relazione alle attività con il Parlamento, con il Governo e con la Commissione Europea”.
Il nuovo fronte d’indagine si affianca a quello aperto davanti al tribunale fallimentare relativo a Cin. Nell’udienza di domani i creditori e la procura potrebbe chiedere il fallimento. Tra le tante spese che potrebbero rivelarsi poco funzionali al business, l’acquisto di una sede da sette milioni di euro in piazza San Babila, in pieno centro a Milano, oppure gli emolumenti milionari verso i membri del management della famiglia Onorato. Tre milioni sono stati spesi invece per il noleggio di un jet bimotore, quattro milioni e mezzo per l’acquisto e la ristrutturazione di una villa a Porto Cervo.
(da “La Repubblica”)
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Aprile 13th, 2021 Riccardo Fucile
ALTRO CHE APERTURE A TUTTI I QUESTUANTI COME SI E’ FATTO IN ITALIA GRAZIE A POLITICI CHE INNEGGIAVANO AL LIBERI TUTTI
I britannici festeggiano l’uscita dal lockdown con la riapertura dal 12 aprile delle attività non essenziali e lunghissime file ai pub fin dalla mezzanotte, tra assembramenti fuori dai locali e pinte piene di birra.
Ma il premier Boris Johnson, in un intervento su Bbc, chiarisce già che l’avvio del percorso di uscita dalle restrizioni anti Covid dopo oltre tre mesi comporterà inevitabilmente una certa ripresa di casi e decessi.
“Riaprire comporterà inevitabilmente più infezioni e, purtroppo, più ricoveri in ospedale e più morti, la gente deve saperlo”, ha spiegato il premier; aggiungendo di “non vedere al momento ragioni per cambiare” il percorso di uscita graduale dal lockdown, ma che “è molto importante che le persone continuino a essere caute“. Sempre a Bbc il leader Tory ha poi precisato che, nonostante le riaperture, “è molto molto importante che tutti capiscano che la riduzione dei ricoveri, delle vittime e dei contagi non è stato ottenuto dal piano vaccinale. Penso che la gente non capisca che è stato il lockdown ad essere incredibilmente importante nell’ottenere questi miglioramenti. Naturalmente i vaccini hanno aiutato ma il grosso del lavoro è stato fatto dal lockdown“. Parole che hanno preceduto le sue osservazioni su un aumento di morti e contagi che seguirà alle riaperture.
Intanto la Gran Bretagna procede con la campagna vaccinale ed entro metà aprile assicura di ultimare la somministrazione di almeno una dose di vaccino contro il Covid-19 a tutti gli over 50 e ai gruppi vulnerabili.
Oggi è iniziata la seconda fase della campagna di inoculazione delle dosi alle persone di età compresa tra i 45 e i 49 anni. Oltre il 60% della popolazione adulta (più di 32 milioni di persone) ha ricevuto una prima iniezione e quasi il 15% ha ricevuto entrambe le dosi.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 13th, 2021 Riccardo Fucile
IL BIGLIETTO CONSEGNATO ALLA FIDANZATA DURANTE UNA VISITA IN CARCERE
Un messaggio di Patrick Zaki dal carcere è arrivato. La ragazza di Patrick Zaki ha
potuto ieri far visita in carcere allo studente egiziano dell’università di Bologna detenuto in Egitto da oltre un anno.
Lo ha reso noto la pagina Facebook del gruppo ‘Patrick libero‘, spiegando che Zaki “sembrava stare bene in generale”. Lui le ha dato una copia del libro “Cento anni di solitudine”, con un biglietto all’interno scritto in italiano in cui diceva: “resisto, grazie per il sostegno di tutti”.
Il post su Facebook ha riferito che Zaki “era confuso” su ciò che è successo nell’ultima udienza in tribunale, “sapeva che la sua detenzione era stata rinnovata per altri 45 giorni, ma non era a conoscenza dello stato dell’appello presentato dai suoi avvocati per cambiare la corte che si occupa del suo caso. Ha anche detto che appena è entrato nell’aula dell’ultima sessione, il giudice stava dicendo agli avvocati di andarsene. La sua ragazza gli ha detto che l’appello era stato respinto e che il suo processo sarebbe continuato davanti allo stesso giudice”.
“Purtroppo – si legge ancora – quando la sua ragazza ha cercato di confortarlo dicendogli che si spera che tutto questo finisca presto, lui ha fatto una risata sarcastica e disperata, dicendo che sta cercando di adattarsi a stare in prigione, in un modo che indica che ha perso la speranza di essere presto libero e sta rimanendo forte per coloro che ama”.
Patrick ha anche raccontato che mentre stava lasciando il carcere per recarsi in tribunale, ” il direttore della prigione lo ha fermato e gli ha detto che non gli permetterà di entrare di nuovo finché non si sarà tagliato i capelli, mentre rideva con gli altri agenti di polizia intorno a lui”. Secondo gli attivisti di Patrick Libero, “questo è stato a dir poco ingiusto, anche i piccoli dettagli sono controllati, il suo corpo e il suo aspetto sono soggetti alla loro opinione”. “Continuiamo ad aggrapparci alla speranza che sia presto libero e che domani ci porti notizie migliori”, concludono gli attivisti, chiedendo che Patrick sia “immediatamente rilasciato”.
(da agenzie)
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Aprile 13th, 2021 Riccardo Fucile
DUE DISASTRI CON MOLTO IN COMUNE
Da Nord a Sud, dalla Lombardia alla Sicilia, un filo conduttore sembra accomunare le ombre che si addensano sulla gestione dell’emergenza Covid da parte di alcune Regioni.
Emblematici i casi della Lombardia, dove si attende chiarezza sulla fornitura di camici divenuta per il Governatore Fontana un “affare di famiglia”, e della Sicilia, che vede il Governatore Musumeci ancora in sella nonostante l’indignazione suscitata dalla scoperta di pratiche “disinvolte” nella pubblicazione dei dati riguardanti la pandemia.
Entrambe le amministrazioni sono espressione di una sedicente destra che trova nella deriva populista della Lega e del movimento del Governatore siciliano (in cerca di un patto federativo con il partito di Salvini) un quasi esclusivo punto di riferimento.
Una componente dello scenario politico che, al di là delle giravolte di facciata per recitare ora da forza di lotta ora da forza di governo, di fronte alla crisi sanitaria ha mostrato la sua vera anima e le ormai tristemente note strategie per garantirsi consenso.
Ma, allo stesso tempo, si è rivelata essere – adattando un’espressione coniata dal sociologo Franco Ferrarotti – la perfezione… del nulla; ha consacrato l’efficientismo dell’inadeguatezza.
Ripercorrendo l’ultimo anno, appare chiaro come proprio questo tipo di sedicente destra sia stata la componente più resistente alle misure di contenimento, evidentemente nel tentativo di cavalcare il malumore delle piazze sottraendosi a quel senso di responsabilità che dovrebbe portare coloro i quali gestiscono la cosa pubblica ad adottare anche scelte impopolari.
Prova ne sia il fatto che sia Musumeci che Fontana, nel commentare le valutazioni del Ministero della Salute, lanciarono entrambi il sospetto di decisioni orientate politicamente. Una continua ricerca del capro espiatorio per sfuggire alle proprie, spesso gravi, responsabilità.
Una versione aggiornata del “Roma ladrona” di bossiana memoria, alimentata da una comunicazione tesa a sfruttare la generale mancanza di coordinate di fronte a una situazione inedita qual è la pandemia.
Una comunicazione ostinatamente tesa ad alimentare processi di costruzione della realtà sociale antitetici rispetto al senso comune basato sulle esperienze personali di chi è stato a diretto contatto con il dramma dei contagi e dei decessi; di un Paese che ha viaggiato a due velocità in chiave di efficienze amministrative e nel quale proprio la Sicilia e la Lombardia si sono rivelate costantemente in coda.
Le fake news, d’altronde, costituiscono una cifra distintiva di questa sedicente destra, secondo un modello importato dalla Francia già alla fine degli Anni ‘90 e che ha trasformato la conquista del web e dei social in un obiettivo politico vero e proprio. La verità è, sempre e comunque, una post-verità; una verità che va oltre, come quella dei decessi e dei contagi spalmati su più giorni o dei posti letto duplicati tra reparti ordinari e Covid hospital.
Il paradosso è che la sentenza definitiva su questi atteggiamenti l’ha emessa proprio un (ex) esponente della Giunta Musumeci, l’allora assessore alla Sanità Ruggero Razza che, intercettato dai magistrati, dice ai suoi dirigenti: “questo è il fallimento della politica”, riferendosi al tracollo del sistema sanitario siciliano. Lui, dimettendosi, ne ha tratto le conseguenze. Tutti gli altri no.
(da “La Notizia”)
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Aprile 13th, 2021 Riccardo Fucile
LA RABBIA DEL SINDACO: “ORA I CITTADINI DOVRANNO SPOSTARSI PER CHILOMETRI”
Il sindaco di Desio, Roberto Corti, si sta battendo contro la chiusura del centro vaccinale nella cittadina lombarda. Secondo il primo cittadino i cittadini in questo modo saranno privati della possibilità di essere vaccinati vicino a casa e dovranno spostarsi per chilometri. Il tutto mentre le alternative ancora sono in fase di allestimento.
La decisione della regione di chiudere è stata accolta criticamente, anche perché le strutture alternative avranno un costo: “Non capiamo i criteri di questa scelta – ha affermato l’assessore Buonvicino – Il PalaBancoDesio ha anche un vantaggio in più dei centri designati. Mentre gli hub che verranno aperti verranno finanziati da Regione, con una spesa per l’allestimento, qui è a costo zero perché è già tutto fatto”.
Il sindaco di Desio, Roberto Corti, ha poi scritto un appello su Facebook rivolto al presidente della regione Lombardia Attilio Fontana, all’assessora al Welfare Letizia Moratti e al commissario Figliuolo, oltre che al ministro Speranza. il primo cittadino illustra le motivazioni secondo le quali la chiusura del centro vaccinale è sbagliata. A partire dal numero di dosi somministrate.
Desio è una città di 42.000 abitanti. Sommando la popolazione dei comuni confinanti, le persone residenti sono circa 250.000, su una superficie di circa 70kmq, con una densità di oltre 3500 abitanti/kmq. Il centro vaccinale è gestito dall’ASST Brianza, con il supporto della Protezione Civile e del Comune di Desio.
E’ stato attivato il 15 marzo scorso, con 6 linee vaccinali occupando una parte del palazzetto (tant’è che l’attività sportiva presente è proseguita senza problemi) e con la possibilità di ulteriori ampliamenti, se ritenuti necessari.
Le 6 linee vaccinali, sono attive dalle ore 8.30 alle ore 19.00, 7 giorni su 7 e la capacità di vaccinazione è arrivata a 600 inoculazioni al giorno
Dalla giornata del 7 aprile sono state attivate altre linee vaccinali per rispondere alle richieste degli over 80 non ancora prenotati nei sistemi, arrivando a 9 linee nella giornata di venerdì 9 aprile
Dalla sua apertura ad oggi (12 aprile 2021), sono state inoculate circa 15.000 dosi dei vari vaccini disponibili.L’attività vaccinale del personale sanitario, supportata dai volontari della protezione civile, ha fino ad ora riscosso grande apprezzamento in merito a collocazione, organizzazione, tempi d’attesa e somministrazione.
Ma non solo: con la chiusura i cittadini dovrebbero spostarsi per chilometri per potersi vaccinare:
La struttura sta permettendo ai residenti del territorio di essere vaccinati vicino casa, in un’area priva di barriere architettoniche adeguatamente preparata e soprattutto per i più anziani ed i più fragili, ciò risulta non essere cosa di poco conto.
Poi il sindaco spiega che le alternative non sono ancora pronte. Perché dunque smantellare una struttura già operativa in attesa che ne vengano allestite altre?
Il modello organizzativo, per la cosiddetta “vaccinazione di massa”, ha escluso il PalaBancoDesio dalle sedi previste, prevedendone altre, che sono in corso d’allestimento: questa c’è, funziona bene, serve un territorio molto ampio, ha parcheggi ed è facilmente raggiungibile, perché chiuderla?
Dal 12 aprile 2021 il centro passerà a sole 3 linee vaccinali attive e non essendo inserito nell’elenco delle strutture disponibili all’atto della prenotazione, si stima che terminata la fase di somministrazione della seconda dose agli over80, insegnanti e “fragili” possa concludere le sue attività verso la fine d’aprile o al più tardi la metà di maggio.
Sarebbe possibile potenziare, e come minimo raddoppiare a 12, le linee vaccinali, all’interno dello spazio preposto, ora utilizzato solo per metà.
(da “Next Quotidiano”)
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