Destra di Popolo.net

AL SUMMIT UE GLI STATI SI ACCAPIGLIANO PER UNA MANCIATA DI VACCINI PFIZER

Marzo 25th, 2021 Riccardo Fucile

L’AUSTRIA CONTESTA LA RIPARTIZIONE DI 10 MILIONI DI DOSI EXTRA E BLOCCA L’INTESA… IL CAOS ASTRAZENICA CONTINUA

Come se non bastassero le differenze di vedute sul regolamento sugli export, quelle sul certificato vaccinale, ora al menu del summit europeo in videoconferenza si aggiunge un’altra pietanza indigesta.
Gli Stati membri non riescono a trovare un accordo sulla distribuzione dei nuovi 10 milioni di dosi concordati dalla Commissione Europea con Pfizer-Biontech.
Da ieri sera a Bruxelles si tenta di trovare una soluzione nel comitato direttivo che deve decidere la ripartizione. Ma, a quanto si apprende, nemmeno la riunione di stamattina ha risolto l’enigma. L’ostacolo maggiore sta nell’offensiva del cancelliere austriaco Sebastian Kurz, che giorni fa, insieme ai leader di Lettonia, Bulgaria, Slovenia, Repubblica Ceca e Croazia, ha inviato una lettera a Palazzo Berlaymont per contestare la distribuzione dei vaccini in Europa.
Litigare per 10 milioni di dosi sembra un dettaglio. E invece è indicativo della temperatura altissima nei rapporti tra i leader europei, tutti sotto stress in patria per una campagna vaccinale ancora troppo lenta nel vecchio continente.
La stessa mossa di Kurz viene criticata dall’opposizione e dai media in Austria come un tentativo di coprire le carenze della macchina vaccinale austriaca, prendendosela con Bruxelles.
In effetti, la scorsa settimana, ai rilievi del cancelliere, la Commissione Europea ha risposto che sono stati i paesi membri a scegliere un meccanismo “flessibile” per la ripartizione dei vaccini. Meccanismo che ha consentito a paesi come l’Austria o la Bulgaria di puntare sulle fiale più economiche di Astrazeneca, che però ha drasticamente tagliato le forniture all’Ue.
Germania, Francia e altri Stati hanno invece accettato di spendere di più per Pfizer-Biontech, Moderna. Dunque, cosa vuole Kurz? Tempo fa il cancelliere di Vienna è stato anche protagonista, insieme alla Danimarca, di un’altra mossa ‘ostile’ verso Bruxelles, recandosi in Israele per trattare con Benjamin Netanyahu sulla fornitura di vaccini. Un’iniziativa che non pare aver risolto i problemi dell’Austria e che adesso appare ancor di più come un tentativo di reazione alle critiche in patria.
Fatto sta che Kurz blocca l’accordo sulla distribuzione delle nuove dosi di Pfizer. A Bruxelles speravano di raggiungere un’intesa prima del Consiglio Europeo, per evitare che anche questo argomento appesantisse la discussione tra i leader. Non andrà  così. Angela Merkel, Mario Draghi, Emmanuel Macron e tutti gli altri dovranno occuparsi anche di questo.
Mentre è ancora battaglia con Astrazeneca sulle dosi mancanti.
La Danimarca, primo paese a sospendere l’intera somministrazione di questo vaccino, fa sapere che non la riprenderà  prima della metà  di aprile. Dalla Commissione invece fanno sapere di essere pronti alle vie legali, ma – da sottolineare – la decisione spetta agli Stati membri.
Sono mesi che il presidente del Consiglio Europeo Charles Michel minaccia il ricorso all’articolo 122 del Trattato dell’Unione per tutelare gli Stati contro l’azienda anglo-svedese. Ma finora la minaccia è rimasta lettera morta: al momento prevale l’esigenza di ottenere anche le poche dosi promesse da Astrazeneca, piuttosto che ingaggiare un conflitto con l’azienda.
Ma si vedrà . Stasera al Consiglio europeo interviene Joe Biden. Le aspettative dei giorni scorsi erano altissime, ma potrebbero restare deluse. Da quanto si è appreso ieri, il presidente Usa non farà  promesse precise sull’esportazione del surplus di dosi degli Stati Uniti verso l’Europa. Tanto che, stamane, nel discorso al Parlamento tedesco, Merkel ha detto: “I siti di produzione britannica producono per la Gran Bretagna, gli Stati Uniti non esportano, dunque noi dobbiamo fare affidamento su ciò che possiamo produrre in Europa”. Cosa per la quale, si sa, serve tempo: almeno un anno. Ma, dice Merkel, “dobbiamo prevedere che il virus, con le sue varianti, ci terrà  occupati per lungo tempo, la questione scavalca l’anno in corso”.
Tutto conforta la tesi per cui questo summit potrebbe non essere decisivo per l’Ue, pur denso di discussioni importantissime e nevralgiche per capire lo stato dell’Unione. Anche la trattativa con Boris Johnson per una divisione delle dosi di Astrazeneca tra Regno Unito e Unione è appena iniziata, ne è stata data notizia ieri con un comunicato alquanto vago. Il clima è pesante.
Ne dà  conto anche il presidente dell’Europarlamento David Sassoli, nel suo tradizionale discorso in apertura del summit, invitando però a non aggravare ulteriormente la situazione attaccando l’Europa, pur con tutti gli errori commessi nella gestione della campagna vaccinale.
“Sarebbe irresponsabile usare le paure e la fatica dei cittadini per mascherare le nostre debolezze o le nostre inefficienze nazionali – dice Sassoli – Sarebbe irresponsabile nascondersi dietro gli altri per coprire le proprie mancanze. Conosciamo tutti la tecnica di decidere insieme a Bruxelles e poi dire alla gente a casa che la decisione ci è stata imposta e che da soli avremo fatto meglio. Dopo le nostre azioni dell’ultimo anno, avevo sperato che fossimo andati oltre. Sembra che non sia così. Alcuni comportamenti invece incoraggiano a pensare che il sistema europeo sia in crisi. E sappiamo tutti che è un errore. Certamente il nostro sistema e le nostre istituzioni, possono e devono essere migliorate. Ma per meritare fiducia, serve unità  e trasparenza. Attaccare noi stessi non ha senso. Nè ha senso pensare che altri stiano facendo molto meglio, o riscrivere la storia sulla base del senno di poi”.
Sembra che parli a Kurz, artefice dell’ultimo scontro in corso, uno dei tanti.

(da “Huffingtonpost”)

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IN DANIMARCA IL VACCINO ASTRAZENICA SOSPESO ANCORA PER TRE SETTIMANE

Marzo 25th, 2021 Riccardo Fucile

“VERIFICA SU EFFETTI COLLATERALI”

La Danimarca prolunga la sospensione della somministrazione del vaccino contro il coronavirus di AstraZeneca per altre tre settimane. La decisione ”è stata presa sulla base di presunti effetti collaterali″, ha detto Tanja Erichsen dell’Agenzia danese per i medicinali durante una conferenza stampa.
“Vorrei sottolineare che non sto parlando di normali coaguli di sangue – ha continuato – Non si può escludere che ci sia una connessione tra il vaccino e i casi molto rari di coaguli di sangue”, ha detto. La pausa durerà  almeno fino al 18 aprile.
La notizia era stata anticipata dall’emittente televisiva “Tv2”: “L’interruzione nella somministrazione del vaccino di AstraZeneca sarà  prolungata sino a metà  aprile”, ha riferito l’emittente, citando diverse fonti.
La Danimarca, come diversi altri Paesi europei, aveva sospeso l’uso del vaccino AstraZeneca dopo il riscontro di alcuni casi di coaguli di sangue. La decisione sull’ulteriore utilizzo di questo vaccino deve essere presa entro la fine della settimana.
Negli altri Paesi, invece, la somministrazione è partita dopo gli ulteriori approfondimenti dell’Ema che hanno tranquillizzato sulla prodotto di Oxford. L’agenzia europea del farmaco, infatti, ha affermato che i benefici del vaccino continuano a superare i potenziali rischi. Gli esperti stanno continuando a valutare attentamente i casi, molto rari, di coaguli nel sangue.

(da agenzie)

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CARTABELLOTTA (GIMBE): “NON CI SONO LE CONDIZIONI EPIDEMIOLOGICHE PER RIAPRIRE LE SCUOLE”

Marzo 25th, 2021 Riccardo Fucile

“E’ ANCORA PRESTO PER CANTARE VITTORIA”

«Dopo un mese di aumento costante del contagio questa settimana si registra una diminuzione dei nuovi casi del 5 per cento». Nino Cartabellotta, medico presidente della Fondazione Gimbe di Bologna che oggi festeggia 25 anni, evidenzia il rallentamento della terza ondata, «stabilizzatasi a un indice Rt di 1,2 e a una media di 260 accessi giornalieri in terapia intensiva», ma avverte che purtroppo «è ancora presto per cantar vittoria e parlare di riapertura della scuola».
Intanto abbiamo superato il picco della terza ondata?
«Sì, nel fine settimana, probabilmente venerdì, anche se il rallentamento nazionale non è omogeneo perchè le regioni hanno introdotto in tempi diversi le attuali restrizioni. Campania, Emilia Romagna, Friuli e Puglia hanno attualmente il numero maggiore di positivi».
Quanti morti dobbiamo aspettarci?

«Al momento i decessi sono stabili: 2.327 questa settimana contro i 2.522 della precedente, solo ieri 460, ma dobbiamo temerne una crescita perchè gli ospedali sono ancora molto pieni: 28.438 ricoverati nei reparti e 3.588 in terapia intensiva. Numeri che continuano a salire, anche se più lentamente. Purtroppo in dieci regioni la soglia di occupazione dei reparti è sopra il 40 per cento per il Covid, il che significa rinunciare ad altre funzioni».
Chi sono queste persone?
«Non solo anziani. La terza ondata ha coinvolto più giovani e questo potrebbe portare a una letalità  più bassa, anche se siamo vicini al picco di 3.848 posti occupati in terapia intensiva della seconda ondata».
Dopo Pasqua sarà  possibile riaprire la scuola?
«Sarebbe bello, ma la coperta è corta e manca un piano strategico. Non ci sono le condizioni epidemiologiche per riaprire scuole, negozi e locali. Difficilmente prima dell’ estate avremo vaccinato anziani e soggetti fragili, anche perchè si è data priorità  a categorie casuali, per cui bisognerà  mantenere ancora a lungo misure restrittive. Se si deciderà  di allentare bisognerà  avere la consapevolezza che o decolla davvero la vaccinazione o vanno aumentati i posti in ospedale, altrimenti significherà  accettare più ricoveri e più decessi».
Non sarebbe un allungamento del problema oltre che un favore alle varianti?
«Purtroppo sì, almeno fino a quando non avremo coperto i soggetti fragili. Non a caso il ministro Speranza ha detto che il sistema dei colori rimarrà  anche quest’ estate. E’ evidente che il virus continuerà  a circolare, anche se la vita all’ aperto nei prossimi mesi consentirà  un po’ di libertà ».
La vaccinazione non decolla?
«Solo il 4,4 per cento di italiani ha avuto due dosi, circa 2,6 milioni di persone, con differenze regionali importanti. Degli over 80 ne sono stati vaccinati il 20 per cento con due dosi e il 27 con una. Il dato positivo è che per fortuna AstraZeneca, nonostante il blocco e le polemiche, sembra essere molto richiesto».
A cosa sono dovuti i ritardi?
«Alla scarsità  di rifornimenti, a una campagna partita realmente a metà  febbraio e alla disorganizzazione di molte regioni, che hanno vaccinato persone a caso, comprese le 900mila che nei documenti ministeriali sono indicate con la non meglio precisata categoria “altro”».
Esiste un caso Lombardia?
«Sì, una serie di problemi organizzativi legati all’ indebolimento territoriale accumulato negli anni ha rallentano la regione, che è sotto la media nazionale per la prima dose di vaccino, per la seconda e per gli over 80».
Cosa festeggiate oggi?
«Ricordiamo 25 anni di lavoro no profit per il servizio sanitario. La Fondazione Gimbe, che sta per Gruppo italiano medicina basata sulle evidenze, è nata nel 1996 sull’ esempio di centri di ricerca canadesi e inglesi per sensibilizzare, proporre scelte di salute a partire dai dati e supportare i giovani studiosi».

(da agenzie)

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NEL GOVERNO E’ SCONTRO SUI DIVIETI

Marzo 25th, 2021 Riccardo Fucile

IL FRONTE RIGORISTA VORREBBE PROROGARE LA STRETTA FINO AL PRIMO MAGGIO, QUELLO DEGLI APERTURISTI VUOLE IRRESPONSABILMENTE RIAPRIRE LE SCUOLE

A scuola fino alla prima media anche se la Regione è rossa. Mentre sette Regioni e una Provincia si avviano a restare nello scenario con più restrizioni almeno fino al 12 di aprile, il governo discute delle misure del nuovo dpcm, che sarà  adottato tra lunedì e mercoledì prossimi.
La riapertura delle aule per i più piccoli sembra ormai decisa, mentre la discussione più animata riguarda la possibilità  di confermare il blocco delle zone gialle.
Di certo, l’opzione di un arancione nazionale come base minima per l’intero territorio è un’ipotesi sul tavolo. Pd, cinquestelle e il ministro alla Salute Roberto Speranza vorrebbero portare avanti il blocco del giallo fino all’inizio di maggio, mentre la Lega e Forza Italia sarebbe per reintrodurre quel colore il prima possibile.
Palazzo Chigi si farà  guidare dai numeri del contagio. Che, per adesso, non sono buoni, come ha ribadito martedì il Cts al presidente del consiglio Mario Draghi e come dicono i dati di ieri. Se miglioreranno, il giallo potrà  tornare prima, altrimenti ci sarà  da aspettare. E gli unici colori ammessi saranno il rosso e l’arancione, oltre al bianco. Intanto è scontato che l’apertura di cinema, teatri, ipotizzata per il 27 marzo, slitterà .
Al momento non ci sono molte realtà  locali che hanno numeri da zona gialla. Anzi. Sette Regioni e una Provincia, resteranno in zona rossa almeno fino alla settimana dopo Pasqua, cioè fino a lunedì 12 di aprile. Tra queste c’è la Val D’Aosta, che da lunedì entrerà  nello scenario con più restrizioni. Le altre e cioè il Friuli Venezia Giulia, l’Emilia-Romagna, il Piemonte, la Provincia di Trento, le Marche, la Lombardia e la Puglia sono già  rosse. Nello stesso colore c’è anche il Veneto, che è in bilico. Solo oggi si capirà  se potrà  tornare in arancione prima, cioè da dopo Pasquetta o se avrà  lo stesso destino degli altri. Sempre lunedì 29 il Lazio invece passerà  in arancione.
Con l’Rt che sta un po’ migliorando in tutto il Paese, è l’incidenza a determinare i destini delle realtà  locali. Nell’ultimo dpcm   è previsto che quando i casi settimanali sono più di 250 per 100mila abitanti scatta la zona rossa. E nei provvedimenti precedenti si specificava che è necessario restare in questa condizione per 14 giorni prima di poter passare in arancione, sempre che per due monitoraggi consecutivi della Cabina di regia (che si svolgono il venerdì) la Regione o la Provincia abbia dati compatibili con lo scenario con meno restrizioni.
La settimana che sarà  presa in considerazione domani per il calcolo va dal 19 marzo ad oggi. Ma valutando la tendenza delle varie Regioni si può già  dire con un basso rischio di errore chi è in uno scenario rosso e ha quindi davanti almeno due settimane di questo colore. Se poi in una o più Regioni i numeri non dovessero essere buoni nemmeno il venerdì prima di Pasqua, il rientro all’arancione slitterà  di un’altra settimana e così via.
Già  ieri, in base ai dati sull’incidenza a 6 giorni, Friuli, Emilia e Piemonte avevano più di 250 casi per 100mila abitanti. Trento, Marche, Val d’Aosta, Lombardia e Puglia erano poco sotto, certamente con i casi di oggi supereranno la soglia posta dal governo. Poi c’è il Veneto, che con i nuovi contagi di oggi potrebbe toccare proprio i 250. Se resterà  sotto la soglia e anche la prossima settimana avrà  dati compatibili con l’arancione, da dopo Pasqua potrà  entrare in questo scenario. Altrimenti sarà  nella stessa condizione delle altre. A rischiare è anche la Toscana, oggi arancione, che però negli ultimi due giorni ha avuto una riduzione di casi che sembra allontanare l’ipotesi del cambio di colore. Ma non sono escluse sorprese
Il secondo spostamento sarà  quello del Lazio. L’Rt, che dovrà  essere confermato domani dalla Cabina di regia, è vicino a 1, ben distante dall’1,25 che porta in rosso. Sull’incidenza la Regione non ha problemi, visti i numeri abbastanza bassi. Può sperare di riaprire le scuole a partire da lunedì prossimo.

(da “La Repubblica”)

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LONDRA, DIETRO IL RECORD DI SOMMINISTRAZIONI DI VACCINI CI SONO ANCHE 80.000 VOLONTARI PER LE INIEZIONI

Marzo 25th, 2021 Riccardo Fucile

JOHNSON: “CAPITALISMO E AVIDITA’ LE RAGIONI DEL NOSTRO SUCCESSO”, MA DIETRO QUESTA SQUALLIDA FRASE C’E’ ANCHE ORGANIZZAZIONE

“Le ragioni del successo dei nostri vaccini sono capitalismo e avidità “. Il primo ministro Boris Johnson si lascia scappare il segreto del poderoso programma vaccinale britannico durante una riunione privata con membri Tory su Zoom.
Salvo poi ritrattare immediatamente chiedendo a tutti di cancellare dalla memoria le sue ultime dichiarazioni.
Detto fatto, allora sono “organizzazione e velocità ” le parole vincenti della campagna che sta battendo i record mondiali quanto a numeri, capillarità , e audacia.
Dall’8 dicembre ad oggi oltre 28 milioni di britannici, più della metà  della popolazione adulta, è stata immunizzata con la prima dose (e 2,3 milioni sono i richiami effettuati) ad un ritmo che ha toccato picchi di oltre 870mila inoculazioni al giorno. Una macchina incardinata sull’Nhs (National Health Service) il sistema sanitario nazionale, che va avanti a muso duro contro varianti, scetticismi e bagarre europee sulla distribuzione dei sieri. Ma come fanno?
Approvvigionamento, Regno Unito più veloce dell’Europa
Se chi parte bene è a metà  dell’opera, il Regno Unito ha vinto la gara come primo paese al mondo ad approvare in emergenza il vaccino anti covid-19 agli inizi di dicembre. Già  i primi di gennaio 2020, ancora prima che l’Oms battezzasse il virus Covid-19, gli scienziati dell’Università  di Oxford avevano cominciato a discutere dello sviluppo di un vaccino che adattasse i vettori dell’adenovirus dello scimpanzè contro il virus Sars-Cov-2. Cinque mesi dopo la Gran Bretagna ha firmato un contratto per 100 milioni di dosi del vaccino Oxford Astra-Zeneca, e siglato un accordo per assicurarsi 30 milioni di dosi di Pfizer BioNTech, poi aumentate a 40 milioni ad ottobre. Europa battuta sul tempo, “la produzione dei lotti britannici è partita tre mesi prima e si è rivelata più efficace”, ha confermato Pascal Soriot, Ceo di AstraZeneca. Il governo britannico ha subito investito quasi 350 milioni di sterline nella produzione dei vaccini per accelerare la campagna, e ha istituito una task force per l’acquisizione e la distribuzione dei sieri, che ha assicurato l’accesso a 457 milioni di dosi degli 8 candidati più promettenti tra cui Moderna (17 milioni di dosi), Novavax (60 milioni) e Valneva (100 milioni).
Esercito e volontari per le iniezioni
Trovati i vaccini, per non gravare su medici ed infermieri degli ospedali, già  sotto intenso carico di lavoro, il governo Johnson ha introdotto un nuovo protocollo nazionale che consente la somministrazione delle dosi anche da parte di personale non medico. Nhs è partito con un massiccio programma di reclutamento e formazione di 80mila volontari maggiorenni, di ogni genere e professione, servendosi di GoodSam App per la registrazione online, e in collaborazione con altre organizzazioni senza fini di lucro come la St John Ambulance. Nella missione vaccinazione sono entrate in campo anche le forze armate e la marina militare britannica, sia per la logistica che per fare le iniezioni.
Priorità  nette e nove categorie di soggetti
La redazione dell’ordine per le immunizzazione è stata affidata ad un apposito comitato medico scientifico, il Joint Committee on Vaccination and Immunisation (JCVI) che seguendo le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della sanità  ha strutturato un calendario chiaro e preciso, partendo da anziani, soggetti vulnerabili e personale socio-sanitario, scendendo poi per fasce d’età . Ma le liste sono scorse in fretta, grazie alla mossa azzardata (ma a quanto pare vincente) del governo britannico che ha allargato l’intervallo tra i due richiami di 12 settimane per massimizzare i soggetti immunizzati con la prima dose, e minimizzare i tempi.
Dove si fanno i vaccini? Anche in farmacia
Sette mega centri di vaccinazione, 200 ospedali e 800 ambulatori dei medici di base. L’immunizzazione è partita da lì e se non bastasse sono stati aggiunti poi teatri, stadi, luoghi di culto tra cui moschee e addirittura la Cattedrale di Salisbury, e gli autobus rossi a due piani. Ci sono circa 1500 siti per le vaccinazioni in Inghilterra, 1100 in Scozia, 295 in Galles e 328 in Irlanda del Nord. Secondo il governo britannico ogni inglese ha a disposizione un centro di vaccinazione nel raggio di 16 chilometri e chi vive nelle aree rurali è servito da unità  mobili.
L’ente regolatore dei farmaci britannico, Il Medicines and Healthcare products Regulatory Agency (MHRA) ha adeguato la legge per permettere che la somministrazione dei vaccini anti Covid-19 possa avvenire anche nelle farmacie. Così a partire dalla metà  di gennaio di quest’anno sono state individuate oltre 200 tra catene come Boots e Superdrug, e farmacie indipendenti che dopo aver partecipato al bando hanno soddisfatto i criteri di idoneità  tra cui la presenza di stanze da adibire a sala vaccini, lo spazio per frigo dalla capienza di mille vaccini la settimana. In generale le farmacie selezionate (che ricevono dal governo l’equivalente di 15 euro per una iniezione e 30 euro per due), devono essere in grado di assicurare il servizio rapido e capillare anche in aree dove i vaccini sono più necessari. Tra le prime a partire, la farmacia Cullimore a Edgeware si serve di un gruppo di 100 volontari che le permettono di effettuare fino a 1200 vaccinazioni alla settimana. L’appuntamento, prenotato su invito dell’NHS, dura dai 30 ai 40 minuti in cui il paziente deve prima rispondere ad un questionario sulla propria storia clinica e allergie pregresse, e poi, una volta ricevuta l’iniezione, può restare in osservazione per 15 minuti onde evitare choc anafilattico.

(da “il FattoQuotidiano”)

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TANTO RUMORE PER NULLA: IL CASO DEI 29 MILIONI DI DOSI ASTRAZENICA AD ANAGNI

Marzo 24th, 2021 Riccardo Fucile

LA CATALENT INFIALA SEMPLICEMENTE LE DOSI, NON PRODUCE IL VACCINO… 16 MILIONI DI DOSI DESTINATE AL CENTRO LOGISTICO IN BELGIO PER ESSERE DISTRIBUITE IN EUROPA, 13 MILIONI SONO PER PROGETTO COVAX DI AIUTO AI PAESI POVERI

Nella giornata di sabato 20 marzo, la Commissione europea ha chiesto al presidente del Consiglio Mario Draghi di verificare alcuni lotti di vaccini presso uno stabilimento di produzione ad Anagni.
Lo riferisce una nota della presidenza del Consiglio. Il presidente del Consiglio ha informato il ministro della Salute, Roberto Speranza, il quale ha disposto un’ispezione che si è tenuta tra sabato e domenica grazie all’opera dei Nas. Dall’ispezione è risultato che i lotti erano destinati in Belgio. Tutti i lotti in uscita vengono controllati dai Nas.
Con questa comunicazione, Palazzo Chigi smorza sul nascere la polemica su 29 milioni di dosi del vaccino AstraZeneca ferme nello stabilimento Catalent di Anagni, come scritto oggi dalla Stampa.
Le dosi, secondo quanto si apprende, non sono bloccate e sono destinate al Belgio in qualità  di base logistica, da dove verranno smistate solo fra gli Stati membri.
“Sta ad AstraZeneca commentare le intenzioni dell’azienda in merito alle quasi 30 milioni di dosi di vaccino che si trovano in Italia” ha affermato il vicepresidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis, in conferenza stampa.
“Al momento non sono previste esportazioni oltre ai paesi COVAX” dice AstraZeneca in una nota. “Ci sono 13 milioni di dosi di vaccino in attesa di rilascio del controllo qualità  per essere inviate a COVAX come parte del nostro impegno a fornire milioni di dosi ai paesi a basso reddito: il vaccino è stato prodotto al di fuori dell’UE e portato nello stabilimento di Anagni per essere riempito in fiale”. Le altre 16 milioni di dosi sono per l’Europa. L’UE, rileva l’azienda, “sostiene pienamente la fornitura di paesi a basso e medio reddito attraverso lo strumento COVAX”.

(da “Huffingtonpost”)

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I MEDICI DI BASE VOGLIONO VACCINARE CON IL FARMACO DI JOHNSON & JOHNSON: “E’ PIU’ FACILE DA USARE”

Marzo 23rd, 2021 Riccardo Fucile

LA POSIZIONE DEL SINDACATO MEDICI ITALIANI

Domani il sindacato dei medici incontrerà  il commissario straordinario per l’emergenza coronavirus, il generale Francesco Figliuolo, per discutere del Piano vaccini. E chiederà  che ai medici di medicina generale siano destinati prioritariamente quelli monodose di Johnson & Johnson, in modo da velocizzare la campagna vaccinale.
Lo ha comunicato la segretaria generale del sindacato, Pina Onotri, illustrando una serie di proposte che verranno portare all’incontro con il commissario straordinario.
“Con il Commissario Figliuolo vorremmo ragionare insieme per mettere in moto, definitivamente, tutto il sistema di vaccinazione anti covid. Superando tutti i limiti a partire: dalla conservazione del vaccino, dall’esiguità  dei punti vaccinali (per le problematiche complessità  delle norme autorizzative), dalla carenza dei vaccini stessi, fino alla difficile movimentazione di una popolazione a cui l’informazione arriva a tratti in modo incompleta, contraddittoria, farraginosa”, ha detto Onotri, prima di presentare i suggerimenti dei medici per “giungere all’immunizzazione in tempi brevi di almeno l’80% della popolazione”.
Le richieste dei medici al commissario straordinario
Per prima cosa si chiede che il governo fornisca ai medici di medicina generale il vaccino Johnson & Johnson, “in quanto è un farmaco molto maneggevole, può essere tenuto in un normale frigorifero e per il fatto che preveda una sola dose può semplificare di molto la procedura vaccinale”. Si chiede poi di accelerare le pratiche di attivazione delle strutture finalizzate alla produzione dei vaccini in Italia, affidando la produzione vaccinale nazionale direttamente al ministero della Salute e avviando i processi produttivi dei vaccini nello Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze
La terza richiesta che fanno i medici è venga riordinata in tempi rapidi la “farraginosa e complessa normativa autorizzativa dei locali adibiti a vaccinazione con deroghe nei punti non essenziali”, che al momento è “burocraticamente onerosa, costosa e affetta da problematiche intrinseche di ordine legale”.
Va poi creata, dice il sindacato, “una normativa temporanea derogatoria per gli operatori della Sanità  che espletano le funzioni di vaccinatore, non ricomprendendo ovviamente la colpa grave e prevedendo uno scudo penale per i soggetti che vaccinano”.
Come velocizzare la campagna vaccinale
E ancora: “Derogare temporaneamente alle norme di incompatibilità  tutt’ora vigenti che avviluppano in lacci e lacciuoli normativi ogni tentativo di svincolare molti operatori della sanità  all’esecuzione dei vaccini” e “sveltire le pratiche burocratiche (non ha senso stampare 14 fogli di consenso informato e anamnesi vaccinale per cittadino: quasi un miliardo di fogli da conservare per almeno cinque anni se non addirittura di più, con aziende sanitarie che si trovano costrette ad affittare locali a norma per stipare tutto questo oceano montante di carta) con una sinergia più stretta tra AGID, fascicolo sanitario elettronico in fattispecie e deburocratizzazione informatizzata si potrebbero raggiungere grandi risultati in breve tempo snellendo il tutto”.
Infine Onotri ha concluso: “Proponiamo un confronto chiaro su ogni punto, da noi attentamente vagliato con analisi chiare, col solo scopo di mettere in moto una macchina potente, veloce efficiente che, ogni giorno, assiste almeno un milione e mezzo di cittadini nei loro fabbisogni di salute, piccoli e grandi”.

(da Fanpage)

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UE CONTRO ASTRAZENICA: “E’ UNA VERGOGNA”

Marzo 23rd, 2021 Riccardo Fucile

“PRODUCE SOLO IN UNO STABILIMENTO SUI CINQUE PREVISTI”… “ABBIAMO RICEVUTO MENO DI UN QUARTO DELLE DOSI PREVISTE”

“Una vergogna”, stanno producendo “solo in uno stabilimento su cinque” previsti dal contratto con l’Ue.
Così Sandra Gallina, direttrice generale della direzione Salute della Commissione europea, nel corso di un’audizione in commissione Bilancio del Parlamento europeo, si scaglia contro AstraZeneca, affermando che “ci ha creato un problema reputazionale” a livello europeo. I problemi per la campagna vaccinale europea “ci sono con un solo contratto, quello con AstraZeneca, il vaccino più economico e quello con le forniture maggiori previste per il primo semestre. Ne abbiamo parlato con gli Stati membri e intendiamo agire perchè questa questione non può essere disattesa” ha detto parlando agli eurodeputati. “Pfizer e Moderna stanno rispettando le consegne – ha sintetizzato Gallina – con AstraZeneca abbiamo seri problemi e non abbiamo ricevuto neanche un quarto delle dosi stabilite via contratto, una situazione che ha creato un danno di reputazione per tutti, Commissione e Stati membri”.
“Sostengo la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, abbiamo un problema con Astrazeneca” ha detto stamane Angela Merkel che ribadisce il suo sostegno alla minaccia di bloccare le esportazioni delle dosi del vaccino prodotto in Europa dalla casa anglo-svedese che ha rispettato a pieno il contratto con il Regno Unito mentre invece ha ritardato le consegne con la Ue. La questione sarà  sul tavolo dei leader europei il 25 e 26 marzo.
Ma contro AstraZeneca si leva anche qualche autorevole voce americana. I risultati del trial Usa del vaccino della casa farmaceutica contro il Covid-19 potrebbero avere usato “informazioni obsolete”, è il dubbio sollevato dalle autorità  sanitarie federali Usa, in particolare dal comitato di monitoraggio Data and Safety Monitoring Board, secondo cui AstraZeneca potrebbe avere fornito una visione incompleta dei dati sull’efficacia del vaccino.

(da agenzie)

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GINO STRADA: “LA SANITA’ NON PUO’ ESSERE GESTITA DALLE REGIONI IN QUESTO MOMENTO, LO STATO FACCIA QUALCOSA”

Marzo 22nd, 2021 Riccardo Fucile

“INACCETTABILE CHE OVER 80 IN CALABRIA ASPETTINO ANCORA IL VACCINO”

Gino Strada, fondatore di Emergency, ha da poco terminato la gestione di un reparto Covid a Crotone ed afferma con certezza che “la sanità  non può essere gestita dalle Regioni, soprattutto in questo momento”.
Poi continua: “Per fortuna non abbiamo dovuto affrontare numeri impressionanti nella seconda ondata la struttura non è mai stata piena. Restiamo a disposizione per altro, se ce lo chiedono”.
In un’intervista a ‘La Stampa’, Gino Strada definisce “inaccettabile che gli anziani ottantenni in Calabria aspettino ancora il vaccino, mentre in altre Regioni sono quasi tutti già  protetti.
Ma lì il problema è più ampio: la sanità  territoriale è saltata, hanno chiuso 18 ospedali, le persone non sanno dove andare a farsi curare e vengono spinte verso le strutture private”. Ma non è solo un problema della Calabria, viste le inefficienze della Lombardia: “Siamo di fronte a un caso mondiale di inefficienza, un situazione incredibile: responsabili di un settore che si lamentano perchè il loro settore non funziona, come se il ministro dei Trasporti denunciasse che i treni sono in ritardo. Non sono neanche riusciti a organizzare le prenotazioni per le vaccinazioni, quello che è successo a Cremona è assurdo”.
Di questo passo “si aumentano solo le diseguaglianze”. Per questo Strada si dice “convinto che la sanità , specie durante una grave pandemia, non possa essere gestita a livello regionale, deve tornare sotto il controllo statale.
Serve un passo avanti, che in realtà  è un passo indietro. Altrimenti succede che si vaccinano gli avvocati e i professori universitari prima degli over 80 e dei malati cronici: un non senso assoluto”.

(da agenzie)

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