Marzo 22nd, 2021 Riccardo Fucile
CONFINDUSTRIA, CONFAPI E FIGLIUOLO HANNO IDEE DIVERSE SU CHI SARA’ VACCINATO
La lista sarà inviata nelle prossime ore al commissario straordinario per l’emergenza Francesco Paolo
Figliuolo. Mittente: Confindustria.
Dentro questa lista ci sono i nomi delle imprese che hanno dato la propria disponibilità a partecipare alla campagna di vaccinazione. Una lista corposa che conta più di 7mila adesioni e circa 10mila locali.
Dalle aziende arriva il sì all’ingresso dei vaccini, ma è un sì che andrà ora calato nella macchina organizzativa. E già questa è una questione che genera tensione.
Il presidente di Confindustria Carlo Bonomi parla di vaccinazione “di comunità ”, partendo quindi da dipendenti e familiari, ma si dice pronto a seguire le indicazioni che darà Figliuolo.
Uno schema a geometria variabile. Una parte delle imprese, però, è più chiusa. Confapi, che ne riunisce 80mila tra piccole e medie, propone un sistema dove il perno è la bolla aziendale: vaccini solo per i dipendenti.
Oltre 7mila imprese, tra associate a Confindustria e non, hanno inviato la propria disponibilità . La stragrande maggioranza è ubicata al Nord (75%), seguita da quelle del Centro (13%) e del Sud e delle isole (12%).
Sono i grandi gruppi come Pirelli, Vodafone e Tim, ma anche Bayer, Feralpi, Illy, Beretta, Lamborghini, Barilla, Electrolux. E poi ci sono le aziende pubbliche e i gruppi parapubblici: Eni, Enel, Fincantieri, Leonardo, Inps.
Ancora l’Abi, l’associazione che riunisce le banche, Amazon, le catene alimentari di Coop e Conad. Alcune di queste aziende hanno aderito alla campagna di Confindustria e compaiono quindi nella lista. Altre, invece, hanno dato la propria disponibilità direttamente alla struttura commissariale guidata da Figliuolo.
I locali messi a disposizione sono variegati, in linea con il carattere eterogeneo di chi ha risposto all’appello: uffici, capannoni, palestre, alberghi, ippodromi, porti, terminal aeroportuali, stazioni ferroviarie. In tutto più di 10mila siti in cui si potrà vaccinare per tre mesi: questo è quantomeno la disponibilità temporale offerta dalle aziende.
Lo schema di Confindustria. Il nodo del protocollo per le vaccinazioni nelle fabbriche
La linea di viale dell’Astronomia, come indicato da Bonomi, è “attenersi alle disposizioni” che darà Figliuolo “nell’ambito del piano vaccinale nazionale”. Lo schema, però, è a geometria variabile e questo perchè più volte lo stesso presidente di Confindustria ha parlato della disponibilità delle imprese a contribuire alla campagna di vaccinazione attraverso una quota parte fatta dei circa 5,5 milioni di dipendenti delle imprese associate a Confindustria. A cui aggiungere circa 7 milioni di familiari, portando il totale a circa 12 milioni tra dipendenti e familiari.
Anche nella lettera inviata alle imprese che hanno aderito alla campagna, Bonomi dà la stessa traccia: “Migliaia di comunità di lavoratrici e lavoratori potrebbero così essere vaccinate simultaneamente, rafforzando la rete nazionale e accelerando in maniera decisiva la corsa verso l’immunità diffusa”.
Tra l’altro molte imprese hanno inteso la partecipazione alla campagna come una disponibilità a vaccinare i propri dipendenti, non gli esterni. Più in generale la vaccinazione in azienda necessita di un passaggio che gli imprenditori ritengono imprescindibili e cioè un protocollo nazionale proprio per le vaccinazioni in fabbrica. Un documento, cioè, che spieghi come la macchina dei vaccini funzionerà dentro le aziende.
Le “piccole” di Confapi spingono per la bolla aziendale
Il presidente di Confapi Maurizio Casasco ha scritto una lettera al ministro della Salute Roberto Speranza e al commissario Figliuolo per indicare uno schema alternativo. “Bisogna coniugare salute e attività produttive – spiega a Huffpost – per creare una bolla in azienda. In questo modo l’azienda ha una garanzia di produzione, i lavoratori sono protetti e non rischiano di andare in cassa integrazione o di vedere l’azienda chiusa”.
Lo schema proposto da Confapi si articola su tre fasce. La prima, prioritaria, è quella della bolla aziendale. Il medico aziendale vaccina solo i dipendenti di una determinata azienda. Per le aziende che non hanno i locali idonei alla vaccinazione si passa alla seconda fascia: è l’associazione di categoria, provinciale o comunque territoriale, a mettere a disposizione locali idonei per permettere la vaccinazione, sempre solo dei dipendenti ma di più aziende.
A vaccinare è sempre il medico aziendale che presta la sua attività anche fuori dalla sua azienda, a servizio appunto delle altre ubicate su un determinato territorio. L’ultimo step è costituito dalla messa a disposizione di spazi esterni al’azienda (sempre però di sua proprietà ) come parcheggi e capannoni. Spazi da destinare a una vaccinazione sociale, per gli esterni.
L’idea di Figliuolo: le aziende inserite nello schema nazionale, no precedenza ai dipendenti
Toccherà a Figliuolo calibrare la disponibilità delle aziende sulla macchina organizzativa nazionale. Fonti della struttura commissariale spiegano che le aziende diventeranno dei punti vaccinali veri e propri, aperti cioè a tutti, non riservati ai dipendenti. Un esempio: la cittadella militare della Cecchignola, a Roma, è entrata a fare parte della rete regionale delle Asl del Lazio (Asl Rm2) e quindi è diventato un hub aperto a tutti.
Innanzitutto sarà fatta una scrematura dei locali e dei siti messi a disposizione delle aziende. Prima di diventare hub dello schema più generale, infatti, bisognerà capire se questi siti sono idonei, se cioè rispondono ai criteri di sicurezza e di logistica in cui rientrano i punti vaccinali attuali.
Le aziende dovrebbero essere tirate dentro da metà aprile, quando è prevista un’accelerazione della campagna di vaccinazione grazie all’arrivo di un numero elevato di dosi.
Le stesse fonti spiegano che l’ordine delle priorità stabilite a livello nazionale varrà anche per le vaccinazioni dentro le aziende: quindi prima i soggetti con elevata fragilità e poi avanti con le altre quattro categorie che procedono in ordine d’età decrescente (dai più anziani in giù). Senza una precedenza ai dipendenti.
Un esempio: un lavoratore, anche in età avanzata, di 60-61 anni, dovrà aspettare comunque il suo turno, seguendo una lista che non terrà conto di distinzioni tra dipendenti e non. Non sarà cioè vaccinato prima di un over 70 esterno.
(da agenzie)
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Marzo 22nd, 2021 Riccardo Fucile
“IL REGOLAMENTO PREVEDE CHE DEBBA ESSERE SOMMINISTRATO SEMPRE IN PRESENZA DI UN MEDICO”
Nel decreto sostegni è stata inserita una norma volta ad accelerare la campagna di immunizzazione in tutta Italia: le vaccinazioni in farmacia.
Come già annunciato nei giorni scorsi, la prima sperimentazione partirà dalla Liguria lunedì 29 marzo, poi si proseguirà nel resto del Paese. Ovviamente, per il momento, l’unico prodotto utilizzabile (viste le sue modalità di conservazione “più agili”) sarà Astrazeneca.
Poi, dalla seconda metà di aprile (la data dovrebbe essere quella del 20) si potrà procedere — come già annunciato dalla Regione Lazio — procedere anche con Janssen, il prodotto anti-Covid di Johnson & Johnson.
La Federazione degli ordini dei medici, però, non è d’accordo con la mossa del governo Draghi.
Come riporta il quotidiano La Stampa, il Presidente della Fnomceo, Filippo Anelli, evidenzia alcune indicazioni che sarebbero state sottovalutate nella stesura delle norma, partendo della regolamentazione che accompagna ogni singolo prodotto in commercio (e in distribuzione) in Italia: “Il vaccino è un farmaco e deve essere somministrato, così come prevedono le agenzie regolatorie, sempre in presenza di un medico. È il solo che possa raccogliere il consenso informato, valutare lo stato di salute del paziente e gestire in maniera pronta eventuali effetti collaterali”.
Problemi, dunque, per le vaccinazioni in farmacia. L’ordine dei medici ha messo in evidenza una lacuna che — però — dovrebbe essere colmata da quanto previsto dalla norma scritta all’interno del decreto sostegni: prima di entrare a far parte dei siti in cui somministrare il vaccino anti-Covid, il personale dovrà seguire un corso ad hoc (gestito da esperti, quindi medici) in cui saranno spiegate le dinamiche e i comportamenti da tenere nella fase precedente e successiva all’inoculazione del vaccino anti-Covid.
Solo dopo aver seguito questo corso, la farmacia riceverà l’abilitazione all’inoculazione dei vaccini attraverso il personale che vi lavora.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 22nd, 2021 Riccardo Fucile
SCOPPIA ANCHE IL CASO PRENOTAZIONI A RILENTO
Le ultime disdette a Padova. Nel weekend in 561 hanno mandato una mail per rinunciare al vaccino
AstraZeneca che avevano prenotato nelle scorse settimane, quasi tutti insegnanti e personale scolastico.
Un altro campanello d’allarme dopo le massicce defezioni di Napoli dove alla stazione marittima solo il 40 per cento dei prenotati si è presentato tra sabato e domenica per ricevere l’iniezione.
Anche qui a rinunciare soprattutto insegnanti ma anche vigili urbani.
Un dato ancora peggiore è arrivato dall’Umbria dove ieri appena il 9,2 per cento dei prenotati ha risposto alla chiamata, costringendo così l’Ausl Umbria 1 a ricorrere massicciamente alle chiamate dirette ad altre persone, secondo liste di riservisti che hanno scatenato un putiferio di polemiche perchè redatte ancora con gli appartenenti ai cosiddetti servizi essenziali e non secondo l’ordine di priorità indicato dalla struttura commissariale guidata dal generale Figliuolo.
E dunque ancora una volta avvocati, magistrati, impiegati comunali, appartenenti al settore delle onoranze funebri.
Proprio il fai da te delle Regioni è al centro del lavoro di coordinamento del commissario Figliuolo che oggi insieme al capo della Protezione civile Curcio fa il punto con il premier Draghi. Esperti di pianificazione e di logistica sono già stati inviati nelle Regioni per cercare di dare una accelerazione alla campagna vaccinale innanzitutto colmando i ritardi con gli over 80, soprattutto a domicilio, e con le persone estremamente vulnerabili.
Ma si corre anche per mettere a punto il sistema di prenotazioni e di gestione delle vaccinazioni in vista dell’arrivo massiccio di fiale previsto per metà aprile quando la struttura commissariale si pone l’obiettivo di arrivare a 500.000 vaccinazioni al giorno contro la media di 200,000 di questa settimana.
(da agenzie)
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Marzo 22nd, 2021 Riccardo Fucile
MALATI IN OSPEDALE CRESCIUTI DEL 12%, IN SETTE GIORNI LE VITTIME SALGONO DI 2.797 UNITA’
Dopo cinque settimane di crescita, i nuovi casi di infezione da coronavirus in Italia tornano a scendere. Per ora si tratta di un calo molto limitato, dell’1,6% ma si spera che rappresenti l’avvio di una tendenza più accentuata, anche alla luce del fatto che buona parte del Paese da una settimana è in zona rossa. Il numero assoluto di casi nei sette giorni tra lunedì 15 e ieri è stato di 153.383, contro 155.934 della settimana precedente. Ci sono comunque ancora 12 regioni dove si registra un aumento, mentre 7 e le due Province autonome osservano una discesa. Il numero degli esami è più o meno stabile. I tamponi molecolari e antigenici rapidi sono stati 2 milioni e 265mila contro i 2 milioni e 800mila della settimana precedente.
La situazione nelle regioni: male Sicilia e Calabria
Ad andare peggio, a parte la Val d’Aosta che, con numeri molto piccoli, è esposta a forti variazioni, sono due realtà del Sud come Calabria e Sicilia.
Tra chi continua a crescere ci sono anche regioni in zona rossa come il Piemonte e il Veneto.
Ecco i dati: la Val d’Aosta passa da 184 a 298 casi (+114, +62,1%), la Calabria da 1.815 a 2.326 (+511, +28,5%), la Sicilia da 4.419 a 5.032 (+613, +13,8%), la Liguria da 2.244 a 2.495 (+251, +11,1%), la Toscana da 8.531 a 9.374 (+843, +9,8%), la Puglia da 10.101 a 10.971 (+870, +8,6%), il Piemonte da 14.258 a 15.436 (+1.178, +8,2%), il Lazio da 11.627 a 12.526 (+899, +7,7%), la Basilicata da 860 a 909 (+49, +5,6%), la Sardegna da 734 a 778 (+34, +4,6%), Il Veneto da 11.804 a 12.241 (+437, +3,7%), il Friuli Venezia Giulia da 5.398 a 5.508 (+110, +2%).
Ecco invece l’elenco delle realtà che vedono una discesa dei numeri: la Provincia Bolzano passa da 1.115 a 830 casi (-285, -25,5%), il Molise da 452 a 353 (-99, -21,9%), l’Umbria da 1.538 a 1.247 (-291, -18,9%), la Campania da 18.401 a 15.370 (-3.031, -16,4%), la Provincia di Trento da 1.864 a 1.603 (-261, -14%), l’Emilia-Romagna da 19.866 a 17.759 (-2.107, -10,6%), la Lombardia da 33.061 a 30.882 (-2.179, -6,5%), l’Abruzzo da 2.598 a 2.447 (-151, -5,8%), le Marche da 5.064 a 4.998 (-66, -1,3%).
Il dato dell’incidenza
Per quanto riguarda l’incidenza, cioè il numero di casi settimanali ogni 100mila abitanti, ci sono ben 9 Regioni e una Provincia autonoma, quella di Trento, che superano la soglia di 250, oltre la quale si va in zona rossa.
La Cabina di regia che effettua il monitoraggio, però, tiene conto dei dati registrati tra il venerdì e il giovedì (cioè il giorno prima della sua riunione) per stabilire i passaggi di colore. Per questo, osservare adesso quei numeri può essere fuorviante. Comunque le regioni che hanno numeri più alti sono quelle già in zona rossa, salvo la Toscana, che sarebbe a 253. Bisogna aspettare alcuni giorni per capire se il dato sarà confermato.
Ricoveri in aumento del 12%
L’andamento di tutti i ricoveri, dato fondamentale perchè rivela la pressione del Covid sugli ospedali e quindi la riduzione dello spazio riservato alle altre patologie, segue una tendenza opposta a quella delle nuove diagnosi. L’incremento prosegue ed è abbastanza accentuato.
Come noto i ricoveri risentono dopo alcuni giorni dell’andamento dei casi ma in questo momento quel fenomeno non si osserva. Anzi. Ieri nei reparti dedicati alle persone colpite dal coronavirus erano ricoverati 30.932 pazienti 27.600 di domenica 15 marzo. L’aumento è di 3.332 letti, cioè del 12%. La scorsa settimana era stato un po’ più alto del 16,2%. Comunque quella appena conclusa è la quinta settimana per numero di letti occupati dall’inizio dell’epidemia.
In base ai dati elaborati da Giorgio Presicce, analista della Regione Toscana, sui numeri della Protezione civile, in terapia intensiva si segue un andamento simile. Ieri erano 3.448 le persone ricoverate, cioè 366 in più di domenica 15, per un incremento dell’11,8%. La settimana scorsa la crescita era stata del 16,2%. Il dato dell’occupazione comunque preoccupa, visto che è stato più alto solo in altre tre settimane con il record di 3.753 ricoverati domenica 29 novembre.
Ieri il numero delle persone morte per il Covid è salito a 104.942, i decessi in sette giorni sono cioè stati 2.797 (l’altra settimana erano arrivati a 102.145). In questo caso si segna un aumento significativo, rispetto ai 2.360 decessi della settimana precedente. Risalendo nel tempo, di settimana in settimana, i morti sono stati 2.086, 1.981 e 2.141.
(da “La Repubblica”)
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Marzo 21st, 2021 Riccardo Fucile
NEL REGNO UNITO META’ DELLA POPOLAZIONE ADULTA HA RICEVUTO UNA DOSE
Nella prossima settimana il numero di somministrazione quotidiane di vaccino continuerà a
rimanere leggermente sopra alle 200mila. La verifica è stata fatta direttamente dallo stesso Commissario per l’emergenza Coronavirus, Francesco Figliuolo, in base alle dosi disponibili. Tuttavia, già in alcune strutture del Paese la capacità di inoculazione è doppia rispetta a quella del resto del territorio.
Sabato nel Regno Unito metà della popolazione adulta ha ricevuto una dose di vaccino per il Coronavirus. L’obiettivo del governo è quello di arrivare a vaccinare tutti i maggiori di 18 anni entro la fine di luglio. Secondo i dati pubblicati dal Servizio Sanitario Nazionale oltre 26,9 milioni avrebbero ricevuto almeno un’iniezione di vaccino, esattamente il 51% della poolazione adulta. Solo venerdì in 24 ore sono state distributie 589.689 dosi di vaccino, il numero più alto dall’inzio della campagna vaccinale.
Secondo il portale Our World in Data, il numero di dosi di vaccino distribuite nel Regno Unito è di 44 ogni 100 persone. Negli Stati Uniti al momento è di 35 ogni 100 persone mentre la media dell’Europa è 12 ogni 100 persone.
(da agenzie)
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Marzo 21st, 2021 Riccardo Fucile
“E’ IMPORTANTE PROCEDERE VELOCEMENTE CON LE VACCINAZIONI”… LA VARIANTE INGLESE AUMENTA LA MORTALITA’ DAL 30% AL 60%
Alberto Mantovani, immunologo e direttore scientifico dell’Humanitas di Milano in un’intervista a La
Stampa ha avvertito del rischio di una quarta ondata dell’epidemia di COVID-19. Per questo è importante procedere velocemente con le vaccinazioni.
Spiega Alberto Mantovani:
Potrà esserci una quarta ondata a causa di nuove varianti?
«Sì, non possiamo dimenticare che si tratta di una pandemia e due delle attuali varianti che ci preoccupano sono nate in Sudafrica e in Amazzonia. Solidarietà e sicurezza camminano insieme. L’associazione Medici con l’Africa, che sostengo, si occupa di portare i vaccini a tutti».
Secondo lei quando ne usciremo veramente?
«Quando avremo affrontato tutti i problemi di cui abbiamo parlato. Se ci impegneremo il Natale prossimo sarà più normale del passato. L’estate potrebbe essere una tregua, ma senza le illusioni dell’anno scorso».
Il professor Mantovani ha anche detto che “il British medical journal e Nature danno gli stessi numeri: la variante inglese è più infettiva, ma aumenta anche la mortalita’ dal 30 al 60 per cento. Oltre a contagiare di più uccide maggiormente e per questo bisogna vaccinare in fretta”.
(da agenzie)
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Marzo 21st, 2021 Riccardo Fucile
I SONDAGGI: CROLLO CDU-CSU, SALGONO VERDI, LIBERALI E SOCIALISTI, CALO DEI SOVRANISTI
La cancelliera tedesca Angela Merkel intende prolungare il lockdown anche per il mese di aprile. È quanto emerge dalla bozza che presenterà domani al vertice sul coronavirus con i rappresentanti dei Lander, ottenuta dalla Bild. Il piano anti-covid fissava la fine delle misure per arginare il virus il 28 marzo.
Il documento prevede il mantenimento delle misure di confinamento almeno fino ad aprile inoltrato, ma ad ora non è contenuta alcuna data per la conclusione delle restrizioni. Allo stesso tempo, non sono previste riaperture, mentre si fa esplicito riferimento “allo sviluppo nuovamente molto forte delle infezioni” all’interno del quale si registra “una dinamica esponenziale”.
Tuttavia, ai Lander e ai distretti potrà essere permesso “di iniziare progetti modello a termine nei quali si possano riaprire singoli ambiti della vita pubblica in presenza di severe misure di protezione”. Nel testo si evoca anche la possibilità di permettere ai cittadini di fare delle vacanze “con pochi contatti” nei propri Lander.
Intanto non si ferma il crollo della Cdu/Csu della Merkel nei sondaggi nazionali: stando al “Sonntagstrend” realizzato dall’istituto Kantar per conto della Bild, l’unione tra cristiano-democratici e cristiano-sociali bavaresi ha lasciato sul terreno 4 punti rispetto alla settimana scorsa, crollando al 27% dei consensi
Per avere la misura del fenomeno in corso: a gennaio Cdu/Csu vantavano ancora il 36%, a maggio dell’anno scorso in alcuni rilevamenti avevano raggiunto addirittura il 40%.
A pesare sul consenso verso i due partiti conservatori al governo, lo scandalo intorno alla compravendita delle mascherine anti-Covid in cui sono coinvolti alcuni parlamentari, nonchè le polemiche sui ritardi nella campagna vaccinale. Tra l’altro, la Cdu ha registrato risultati storicamente bassi nelle elezioni in Renania Palatinato e nel Baden Wuerttemberg del 14 marzo.
A guadagnarci maggiormente, secondo il sondaggio Kantar, sono stati i Verdi, cresciuti rispetto alla settimana scorsa di ben 3 punti al 22% dei consensi, fortificando così la propria posizione di seconda forza politica del Paese. In aumento di un punto la Spd, che tocca per la prima volta da tempo il 17%.
Anche i liberali dell’Fpd vedono accrescere i propri consensi, guadagnando 2 punti fino a toccare il 10%, laddove segna un calo di 1 punto l’Afd, il partito dell’ultradestra, anch’esso al 10%. È invece ferma la Linke, la formazione della sinistra, all′8%.
Come sottolinea lo Spiegel, con questi numeri per la prima volta risulterebbe possibile anche una coalizione di governo che escluderebbe la Cdu/Csu, ossia una maggioranza ‘semaforo’, formata da Verdi, Spd ed Fpd. A detta degli analisti di Kantar, il calo dei partiti dell’unione cristiano-democratica potrebbe continuare: “Il fondo ancora non è stato raggiunto”.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 21st, 2021 Riccardo Fucile
IL GIORNALE SFATA UN MITO E DENUNCIA “L’INCOMPETENZA TEDESCA”
“Viviamo in un paese rotto”. Lo scrive Der Spiegel, tracciando un quadro sconsolante della situazione
in Germania. Il giornale tedesco traccia un bilancio della situazione nel paese a un anno dall’inizio della pandemia, tra caos e difficoltà gestionale, che hanno portato la Merkel ad annunciare un possibile prolungamento del lockdown anche in aprile.
“Nel sedicesimo anno di governo della cancelliera Merkel, si ha a volte la nauseante sensazione di vivere in un Paese rotto. Il maestro di scuola tedesco di una volta, che in tutti i suoi quaderni faceva stampare il marchio di qualità Made in Germany, è diventato nei confronti internazionali un pigro ritardatario che insegue”.
La cover story ha un titolo eloquente: “La nuova incompetenza tedesca”. “Perchè non riusciamo a tenere sotto controllo il caos del coronavirus?” si chiede il quotidiano. “Non parliamo di scandali e disavventure: la repubblica rivela una debolezza sistemica, la pazienza dei cittadini è al limite”.
Scrive Paolo Valentino per il Corriere della sera, citando il pezzo:
La lista delle recriminazioni è lunga. Non c’è stata alcuna prevenzione, la deregulation della sanità ha deresponsabilizzato la mano pubblica, che non ha mai pensato a creare scorte di materiali necessari in casi di emergenze sanitarie. Giudicate inutili all’inizio, non c’erano riserve di mascherine quando si è scoperto che erano indispensabili. Per avarizia e grettezza di vedute, Berlino non ha spinto in modo energico a livello europeo perchè fossero prenotati più vaccini, tanto più che il primo di questi era stato sviluppato in Germania. Con grande ritardo il governo federale ha preso in considerazione i test rapidi, che già nella primavera del 2020 erano stati indicati dagli esperti come un mezzo efficace per facilitare le riaperture.
(da agenzie)
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Marzo 20th, 2021 Riccardo Fucile
PER ORA GLI USA RIFORNIRANNO SOLO CANADA E MESSICO
Obiettivo raggiunto con sei settimane d’anticipo. Il presidente USA Joe Biden taglia il traguardo dei 100 milioni di vaccini anti-Covid somministrati a 58 giorni dal suo insediamento, molto prima rispetto ai 100 giorni che si era dato come obiettivo.
La macchina vaccinale americana va: l’accelerazione impressa nelle ultime settimane, dopo l’accordo tra i giganti farmaceutici Johnson & Johnson e Merck, fa veleggiare la Casa Bianca verso un nuovo target. Già a fine maggio dovrebbero esserci abbastanza vaccini per coprire l’intera popolazione adulta, con la promessa sempre più concreta di un 4 luglio all’insegna dell’indipendenza dal virus. Una posizione solida che si accompagna alla consapevolezza che i numeri dei contagi e dei morti sono ancora alti (nelle ultime 24 ore, 57.000 nuovi casi e 1100 morti): di qui l’appello a non abbassare la guardia e la cautela nell’apertura all’export.
Se finora, infatti, Washington ha posto il veto all’esportazione di vaccini per dare priorità alla campagna interna, qualcosa inizia a cambiare, almeno per i vicini Messico e Canada. I media americani, citando fonti dell’amministrazione, hanno anticipato un piano per mandare fuori confine oltre 4 milioni di dosi, di cui 2,5 milioni al Messico e 1,5 al Canada. Non si tratterà di regali ma di “prestiti” – anche se ancora non si conoscono i dettagli — e almeno nel caso del Messico è difficile non vedere la coincidenza temporale con la chiusura del confine col Guatemala, Paese di transito delle carovane di migranti dall’Honduras. Il presidente messicano Andres Manuel Lopez Obrador ha ringraziato Biden per aver accolto la richiesta del Messico di condividere una parte delle dosi di vaccino AstraZeneca inutilizzate negli Usa: lì l’azienda anglo-svedese non ha ancora presentato domanda per l’approvazione all’Agenzia del farmaco Fda, in attesa della conclusione di un ulteriore studio di fase 3.
Nei magazzini americani ci sono decine di milioni di dosi in attesa, di cui una trentina nello stabilimento di West Chester in Ohio: un paradosso che ha suscitato proteste internazionali di fronte al disperato bisogno di fiale che assilla gran parte del mondo. La Casa Bianca, però, ha detto che solo 7 milioni di dosi sono pronte per la spedizione. “La nostra prima priorità rimane vaccinare la popolazione degli Stati Uniti”, ha dichiarato la portavoce Jen Psaki. Ma – ha aggiunto – “garantire che i nostri vicini possano contenere il virus è un passaggio fondamentale per la missione”.
Washington, insomma, rimane fedele a quella che The Atlantic ha definito “America First Vaccine Strategy”, strategia vaccinale all’America First. Alcuni canali di diplomazia vaccinale sono stati attivati, come quelli con i partner dell’Indo-Pacifico e ora con i vicini Messico e Canada, ma sempre con molta attenzione a non sguarnire il fronte interno.
Ad oggi, il Paese ha somministrato circa 116 milioni di dosi, con oltre 75,3 milioni di persone che hanno ricevuto almeno una dose, secondo i dati dei Centers for Disease Control and Prevention. Il 29,2% degli adulti e il 66,3% degli over-65 hanno ricevuto almeno una dose. Nell’ultima settimana, sono state effettuate in media 2,5 milioni di iniezioni al giorno. Ci si potrebbe chiedere, di fronte a questi numeri, il perchè di un atteggiamento tanto cauto sul fronte internazionale. Una possibile risposta arriva dall’avvertimento lanciato durante un’audizione al Senato da Anthony Fauci, principale consigliere scientifico del presidente Biden sulla pandemia: per raggiungere l’immunità di gregge, probabilmente, sarà necessario vaccinare anche adolescenti e bambini, motivo per cui non è meglio essere prudenti nel cantar vittoria.
“Non sappiamo esattamente a che punto ‘magico’ c’è l’immunità di gregge – ha spiegato – ma sappiamo che se la stragrande maggioranza della popolazione sarà vaccinata saremo in una buona posizione. Alla fine potremmo dover inserire anche i bambini in questo ‘mix’. Quando saranno immunizzati gli studenti delle scuole superiori potremo raggiungere questo obiettivo”. Alcuni Stati Usa — riporta la Cnn – stanno per aprire la vaccinazione anche agli over-16, per i quali è stato approvato il vaccino Pfizer, mentre per le fasce più piccole sono partite alcune sperimentazioni. Gli Usa, ha spiegato Fauci, hanno pianificato di vaccinare gli adolescenti nell’autunno di quest’anno, mentre i bambini più piccoli all’inizio dell’anno prossimo. “Penso che dovremmo essere attenti a non sposare troppo il concetto di immunità di gregge – ha aggiunto Fauci -, perchè non sappiamo esattamente, per questo tipo di virus, a che soglia si raggiunge. È stata stimata una percentuale di vaccinati tra il 70% e l′85%”.
Biden non vuole fare passi falsi nella sua missione per “immunizzare l’America”. Allo stesso tempo, ha fretta di far tornare gli studenti in presenza, dopo mesi di disagi e polemiche per la chiusura delle scuole e le lacune dell’insegnamento a distanza. Proprio oggi il governo ha aggiornato le linee guida per il ritorno in classe, sempre con mascherina: basterà una distanza di 3 piedi (90 cm) rispetto ai 6 attualmente richiesti, un allentamento che facilita il percorso di ripresa negli istituti. Le nuove raccomandazioni si applicano agli studenti dall’asilo alla scuola superiore e nelle aree con una trasmissione comunitaria bassa, moderata e sostanziale di Covid-19. Nelle zone dove la diffusione del virus è alta, la distanza interpersonale resta invariata, a meno di dividere la classe in piccoli gruppi
Entro fine mese tutto il personale della scuola dovrebbe essere vaccinato, mentre per gli studenti il governo ha stanziato fondi per lo screening. Per quanto riguarda i vaccini, la campagna potrebbe estendersi alla fascia d’età 12-17 anni alla fine dell’autunno. Un mix di pragmatismo e prudenza continua a guidare la strategia americana, ancora molto concentrata su sè stessa e con affacci estremamente mirati. L’Europa per ora resta fuori dal radar; per i Paesi in via di sviluppo l’unica scialuppa resta Covax.
(da “Huffingtonpost”)
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