Gennaio 5th, 2021 Riccardo Fucile
SCHOLZ ATTACCA SPAHN, SCONTRO NEL GOVERNO SU COVID E VACCINO
Un partito di maggioranza “che si comporta come se fosse all’opposizione”, una lettera con 24 domande
all’alleato di Governo per inchiodarlo alle sue responsabilità , la richiesta di una commissione di inchiesta sui negoziati per l’approvvigionamento del vaccino, una frattura apparentemente insanabile nell’esecutivo dal sapore elettorale.
Anche se mancano i classici rumors sul rimpasto che tutti vogliono e tutti smentiscono, c’è quanto basta perchè il pensiero corra subito all’Italia.
Invece no, si tratta della Germania dove il Governo federale è entrato in una profonda crisi di nervi a causa dei ritardi nelle somministrazioni del farmaco prodotto da Pfizer e BioNTech contro il Covid.
Sul banco degli imputati c’è la gestione della campagna vaccinale da parte della cancelliera Angela Merkel e del suo ministro alla Salute Jens Spahn, finiti da giorni al centro delle polemiche perchè le iniezioni scarseggiano e i morti aumentano.
Martedì la conta delle vittime segna un altro dato allarmante, 944 morti, e quella dei contagi sfiora quota 12mila. Numeri che hanno indotto il Governo a prendere nuove misure restrittive, a partire dal prolungamento del lockdown al 31 gennaio con scuole e asili chiusi fino alla stessa data, decise nel corso del vertice tra Merkel e i 16 ministri-presidenti dei Laender.
Sarebbe stata concordata inoltre una limitazione degli spostamenti entro 15 chilometri nelle zone rosse ad alta incidenza del virus (superiore ai 200 nuovi contagi in 7 giorni ogni 10.000 abitanti).
La campagna vaccinale in Germania procede sostenuta – o comunque meno lentamente – rispetto a molti altri Paesi Ue come Paesi Bassi, Francia e anche Italia dove le somministrazioni sono quasi a 180mila.
Nei lander, seppur a macchia di leopardo, sono invece 317mila (dati di martedì). Numeri da avvio di campagna vaccinale, frutto delle difficoltà comuni – chi più chi meno – a tutti i Paesi che si devono cimentare nella più grande somministrazione di massa della loro storia, eppure in grado di gettare il compassato Governo guidato da Angela Merkel in una profonda crisi isterica dal sapore elettorale.
Il ministro delle Finanze Olaf Scholz ha duramente attaccato il titolare della Salute Jens Spahn presentandogli un elenco di domande di quattro pagine raccolte dagli stati federali guidati da Spd sul “fallimento” dell’iniziativa per la vaccinazione.
Come riferisce il quotidiano “Bild”, la mossa di Scholz è un “attacco frontale” sia contro Spahn sia contro la cancelliera Angela Merkel.
La questione minaccia di spaccare la Grande coalizione tra Cdu-Csu e SpD, in vista delle urne di quest’anno in ben sei regioni e soprattutto delle elezioni federali del 26 settembre. Una sfida tutta politica, fatta sulla campagna vaccinale, tra Scholz, candidato cancelliere per la Spd, e Spahn, suo possibile avversario per la Cdu secondo alcuni rumors (ma la partita tra i conservatori nell’era post Merkel è ancora aperta).
I socialdemocratici, seppur alleati di Angela Merkel, hanno affilato le armi sui vaccini. Il membro del Bundestag Florian Post, parlando con Focus, ha chiesto apertamente una Commissione d’inchiesta parlamentare per indagare le scelte fatte dal Governo e dalla Commissione Europea.
Ieri sempre la Bild aveva pubblicato una lettera di giugno firmata dai ministri della Salute di Germania, Italia, Francia e Paesi Bassi in cui si incarica la Commissione di occuparsi dell’acquisto del vaccino anti-covid. Secondo il tabloid il ritardo della Germania nell’approvvigionamento del vaccino dipende dall’essersi affidata alla gestione europea e aver rinunciato alla via nazionale. Ma non solo secondo il tabloid: il parlamentare Post chiede se davvero la Germania abbia rinunciato ai suoi ordinativi di vaccini per affidarsi ai “dilettanti” intorno a Ursula von der Leyen.
Il clima politico in Germania è incandescente. Le domande portate da Scholz sul tavolo di Spahn aprono una frattura nella GroKo che sostiene il Governo.
Secondo il tabloid Bild, le domande vertono sulle scelte fatte dal ministero in tutte le fasi della preparazione della campagna, a partire dalla decisione di ordinare “poche dosi” ordinate del farmaco della BioNTech, e di non muoversi per vie alternative. E poi chiede di confermare l’acquisto di 30 milioni di vaccini negoziati bilateralmente tra il Governo e la casa farmaceutica tedesca, al di fuori degli accordi europei.
Il ministro Spahh ha replicato con toni duri ma istituzionali ai socialdemocratici guidati dal titolare delle Finanze Scholz: “In questa fase veramente difficile io credo che i cittadini si aspettino compattezza e decisione dal loro governo. Non funziona bene in una fase come questa allo stesso tempo voler essere opposizione e governo”. Chi non ha usato mezzi termini è il segretario generale della Cdu Paul Zemiak: “Gli attacchi di Scholz a Spahn sono manovre a buon mercato nell’anno delle elezioni”, ha affondato via twitter Zemiak, parlando di comportamento “indegno”.
Per non soccombere alle critiche, il ministro Spahn ha garantito una accelerazione nella campagna vaccinale nella produzione di vaccini. Ha ricordato che la Germania ha già ricevuto 1,5 milioni di dosi del farmaco Pfizer prima della fine dell’anno e si aspetta altri 4 milioni di dosi prima della fine di questo mese. In totale, la Germania prevede di ricevere 85 milioni di dosi di BioNTech. Il ministro ha poi aggiunto che la Germania prevede di ricevere 50 milioni di dosi del farmaco Moderna, una volta che sarà autorizzato.
Non solo: entro febbraio dovrebbe iniziare a operare il nuovo impianto BioNTech di Marburgo rilevato dalla società svizzera Novartis. E un ruolo potrebbe svolgerlo anche la Russia di Putin con cui la Germania di Merkel ha avviato una discussione per una produzione congiunta di vaccini contro il Covid. “Sono state discusse le questioni della cooperazione nella lotta alla pandemia, con un accento sulle possibili prospettive di una produzione congiunta di vaccini”, si legge nella nota che riferisce della comunicazione tra i due leader, “si è deciso di continuare i contatti su questo argomento tra i ministeri della Salute”. Il ministro Spahn comunque ha promesso: entro giugno tutti i tedeschi, se lo vorranno, saranno vaccinati.
(da agenzie)
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Gennaio 5th, 2021 Riccardo Fucile
ZAIA: “CHIUDIAMO LE SCUOLE FINO A FINE MESE”
Sono 3.151 i nuovi casi di Coronavirus e 175 i decessi nelle ultime 24 ore in Veneto, in netto aumento rispetto a ieri, quando s’erano registrati 1.682 contagi e 50 vittime. Secondo il bollettino odierno, illustrato dalla sede della Protezione Civile regionale dal governatore Luca Zaia, sono stati elaborati 55.654 tamponi.
Il numero dei casi totali registrati dall’inizio della pandemia sale a 270.097, quello dei decessi a 6.988. Resta pressochè invariata la pressione sugli ospedali.
A oggi, 5 gennaio, il numero di pazienti ricoverati nelle strutture ospedaliere venete è pari a 3.457 persone, di cui 3.066 in area non critica (+7, rispetto a ieri) e 391 in terapia intensiva (-9 rispetto a 24 ore fa).
Il numero guariti e dimessi sale invece di 11.196 unità . Quanto alle vaccinazioni il Veneto ha somministrato il 60,8% delle dosi finora ricevute.
Nel corso della conferenza stampa, il governatore Zaia ha commentato la posizione del Veneto sulla scuola, che prevede il rientro in classe non prima della fine di gennaio. «Non è assolutamente una posizione politica — sottolinea Zaia — le indicazioni scientifiche vanno in una direzione di massima prudenza». «Chiediamo un sacrificio ai ragazzi delle superiori, che non hanno colpe particolari — prosegue il governatore veneto -, ma bisogna evitare ogni forma di aggregazione. Per me è un fallimento chiudere la scuola».
«Abbiamo preparato tutto per riaprire le scuole, anche sul fronte dei trasporti: eravamo pronti alla riapertura anche per il 7 gennaio, e i prefetti possono confermare i piani, ma il problema è esclusivamente di natura sanitaria», ribadisce il governatore. «Ci sono molti esperti come Ricciardi, Burioni e altri che hanno sollevato queste criticità sanitarie connesse alla riapertura delle scuole».
«La questione non riguarda le 200.000 persone (tra alunni, docenti, personale amministrativo e personale Ata), che frequentano la scuola e che non circolano in maniera aggregata. Il vero tema è l’aula — sostiene il governatore — perchè in un ambiente confinato se c’è un contagiato sfido chiunque a dirmi che non c’è il rischio di contagio». Del resto, spiega il presidente del Veneto, «anche altre Regioni stanno provvedendo a rinviarne la riapertura, non è una questione di contrapposizione politica o altro. Anzi, io faccio il tifo per le riaperture delle scuole, ma al momento è impossibile per questioni sanitarie».
(da Open)
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Gennaio 4th, 2021 Riccardo Fucile
LOS ANGELES EPICENTRO DELLA PANDEMIA: “LA SITUAZIONE E’ DISPERATA”… NEGLI USA 2.500 MORTI DI MEDIA AL GIORNO
Gli Stati Uniti hanno avuto una media di un decesso legato al Covid-19 ogni 33 secondi la
settimana scorsa.
E’ quanto riporta la Cnn, che ha analizzato i dati della Johns Hopkins University. Ci sono state 18.462 morti dal 28 dicembre al 3 gennaio, con una media di oltre 2.600 decessi al giorno. Dicembre è stato il mese con più vittime negli Stati Uniti: 77.572 in totale, con una media di oltre 2.500 al giorno.
L’area più devastata dal virus è quella di Los Angeles, travolta dall’ondata post natalizia con una media di oltre 16 mila casi al giorno nell’ultima settimana. Gli ospedali sono al collasso e le vittime del Covid-19 stanno aumentando a un ritmo così allarmante che le bare non sono sufficienti.
Un’impresa di pompe funebri della città ha persino affittato un camion-frigo di 15 metri per ospitare le salme in attesa di trovare una soluzione. “Siamo in crisi e la situazione è disperata”, ha detto Magda Maldonado che gestisce la Continental Funeral Homes.
Oltre alle bare mancano i pini, il legno più economico per realizzarle. La California è diventata l’epicentro della pandemia nelle ultime settimane con oltre 24.000 decessi.
Il noto anchor della Cnn, Larry King, 87 anni, sta combattendo il virus da oltre una settimana allo Cedars Sinai Medical Center di Los Angeles. Sabato il Paese ha registrato oltre 277 mila contagi, superando ormai i 20 milioni di casi, mentre i morti sono oltre 350 mila, registra la Johns Hopkins University.
E altri 115 mila americani potrebbero morire di Covid nel prossimo mese, secondo alcune proiezioni.
(da agenzie)
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Gennaio 4th, 2021 Riccardo Fucile
LA GRAN BRETAGNA CHIUDE I VOLI CON IL PAESE… IL TIMORE E’ CHE QUESTA VARIANTE DEL VIRUS POSSA RENDERE INEFFICACE IL VACCINO
Dopo la variante inglese, a spaventare il Regno Unito, proprio nei giorni in cui prende il via la campagna vaccinale contro il coronavirus, è ora il turno di quella sudafricana.
Si chiama 501.V2 ed è una mutazione del virus che potrebbe rivelarsi non solo più contagiosa del normale, al pari di quella britannica, ma anche in qualche modo refrattaria ai vaccini appena sviluppati contro Covid 19.
A riferirlo è Sir John Bell, professore di Medicina e membro della task force del governo britannico sui vaccini, secondo cui la variante sudafricana presenta importanti differenze proprio nella struttura della proteina che il vaccino anti-Covid identifica per produrre gli anticorpi.
Se questa proteina si rivelasse troppo diversa da quella utilizzata per sviluppare i vaccini — sentenzia l’esperto — il rischio è che questi si rivelino molto meno efficaci del previsto, se non del tutto impotenti.
Fortunatamente, secondo l’esperto inglese è estremamente improbabile che i vaccini appena arrivati sul mercato siano realmente impotenti di fronte alla variante sudafricana.
Il rischio più concreto è che la loro efficacia si riveli minore del previsto. Ma anche in questo caso, è possibile adattare le preparazioni esistenti per riconoscere le mutazioni della proteina avvenute nella variante sudafricana.
Un processo tutto sommato rapido: servirebbero tra le quattro e le sei settimane, molto meno del tempo necessario per produrre da zero un vaccino.
Le rassicurazioni tuttavia non hanno impedito alla notizia di generare il panico nel Regno Unito, dove sono già stati registrati contagi in due località , a tal punto che il ministro della sanità di Londra, Matt Hancock ha deciso di chiudere tutti i voli con il Sud Africa, dichiarando ai microfoni della Bbc: “Ci troviamo di fronte a un problema serio, anche più preoccupante della variante rilevata nel Regno Unito”.
“Per ogni variante che verrà segnalata, premettendo che di varianti ne sono già state segnalate numerose, in questa fase di vaccinazione nascerà la questione se è sensibile agli anticorpi prodotti dal vaccino oppure no”, commenta l’infettivologo Massimo Andreoni. “Abbiamo la tecnologia per sapere se questa variante è neutralizzata dagli anticorpi vaccinali e potremmo quindi evitare di generare allarmismi, soprattutto in un momento in cui siamo nel pieno della campagna vaccinale”.
Il coronavirus è un virus a Rna, ha quindi una buona capacità di mutare, ed è più facile individuare le varianti più contagiose sostanzialmente perchè formano i cosiddetti cluster. Tuttavia, precisa l’esperto, è difficile che un virus, soprattutto un coronavirus, compia in continuazione mutazioni così sostanziali e rilevanti da dover essere rincorse da un vaccino. “Fino ad oggi tutte le varianti che sono emerse, che non sono poche, in realtà si sono dimostrate sensibili allo stesso vaccino. È presumibile pensare che se ci saranno varianti non sensibili, ma saranno comunque delle eccezioni e non una regola che comporterà di modificare in continuazione un vaccino”.
Il timore – rilanciato da sir John Bell, professore di Medicina dell’università di Oxford e membro della task force del governo sui vaccini, è che la variante 501.V2, così è stata denominata quella sudafricana, abbia delle mutazioni sostanziali nella struttura della proteina spike che il vaccino anti-Covid identifica per produrre gli anticorpi. Se tale proteina fosse diversa il sistema immunitario – “addestrato” dal vaccino – non riuscirebbe a riconoscerla e pertanto non produrrebbe anticorpi. Rendendo il vaccino inefficace anche se un qualche livello di protezione dovrebbe comunque garantirlo.
(da agenzie)
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Gennaio 4th, 2021 Riccardo Fucile
RICOVERI AI MASSIMI, MORTI AI LIVELLI DELLA PRIMAVERA
In Regno Unito è corsa contro il tempo per cercare di contenere la furia del coronavirus. E quindi
si richiude tutto, per la terza volta, perchè l’incubo è tornato e per certi versi sembra peggiore di quello di marzo-aprile.
Perchè la nuova variante inglese dilaga in tutto il Paese, non solo a Londra e nel sud-est: oltre 50mila casi al giorno da quasi una settimana – oggi nuovo record di sempre, 58.784 nuove infezioni – ricoveri ai massimi, morti ai livelli della primavera, la Scozia è tornata oggi in terzo lockdown nazionale, l’Inghilterra farà lo stesso nei prossimi giorni, se non ore.
Misure emergenziali che fanno capire quanto sia alto l’allarme a Londra. I dati sono inquietanti, soprattutto se si pensa che l’80% del Paese, con le restrizioni locali in atto, è praticamente già in lockdown e prima lo è stato per tutto il mese di novembre. Ciononostante, i contagi non sono scesi, e anzi, sono schizzati come mai visti prima. Segno che la nuova “variante inglese” super-contagiosa riesce a diffondersi nonostante le misure restrittive in atto nelle ultime settimane. A Londra e in quasi tutto il Paese da due settimane sono chiusi pub, bar, ristoranti e i negozi non essenziali, non si può incontrare nessuno in casa (solo una persona all’esterno): oggi la capitale era deserta e desolata come davvero non si vedeva da aprile-maggio.
Tuttavia, il virus sembra irrefrenabile. Dicevamo dei dati preoccupanti che circolano nel governo e tra i suoi esperti. Basta elencarli per far capire la gravità della situazione: alcuni ospedali nel sud-est e Londra hanno il 50% dei pazienti totali malati di Covid; in tutto sono 25mila i ricoverati per Covid al momento nel Paese, ossia il 30% in più del picco di aprile; vari ospedali sono già al collasso e stanno annullando qualsiasi altro tipo di visite, anche da remoto, perchè le terapie intensive sono travolte da nuovi ricoveri e i medici servono soprattutto lì; secondo Politico, a Whitehall qualcuno già calcola che, di questo passo, entro fine mese si potrebbe sfondare la mostruosa quota 100mila morti per Covid, il che significherebbe altri 25mila da qui alla fine di gennaio.
Infine, per completare il mesto scenario, una nuova variante sudafricana del virus sembra avere un potenziale devastante, molto di più di quella inglese. Tanto che Sir John Bell, professore di Oxford, teme che i nuovi vaccini possano non funzionare contro il nuovo ceppo sudafricano.
Per questo anche in Inghilterra, dopo l’annuncio di oggi della premier scozzese Sturgeon, stasera potrebbe essere dichiarato il terzo lockdown nazionale, come ieri ha chiesto, col solito tempismo, il leader laburista Keir Starmer, che ha ancora una volta inchiodato l’esecutivo conservatore alle sue contraddizioni ed esitazioni nella lotta al Coronavirus.
Si chiuderà tutto subito, e forse fino a Pasqua. Perchè la variante inglese del virus sembra irrefrenabile. E lo stesso destino potrebbe capitare adesso ad altri Paesi.
Nonostante i vaccini, e le 140 milioni di dosi tra quello di Oxford (100) e Pfizer( 40) ordinate da Johnson, la strada verso una sorta di normalità è ancora lunghissima. In Regno Unito, e non solo.
(da agenzie)
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Gennaio 4th, 2021 Riccardo Fucile
IL RAPPORTO ISS SMENTISCE LE BALLE SULLE “SCUOLE SICURE”; NEGLI ULTIMI 4 MESI L’11% DEI POSITIVI E’ IN ETA’ SCOLARE
In Friuli-Venezia Giulia avanza l’ipotesi di un rientro a scuola dopo il 31 gennaio. Il presidente regionale Massimiliano Fedriga ha infatti “immaginato un’ordinanza che sposti dopo il 31 gennaio il rientro in classe dei ragazzi delle secondarie di secondo grado”, come riportato dall’assessore regionale all’Istruzione, Alessia Rosolen, durante una conferenza stampa.
Rosolen ha poi affermato che “ci sono ovviamente possibilità di intervenire da qui al 31 gennaio, a seconda di come la curva epidemiologica si modificherà nelle prossime settimane”.
Quella di riaprire le scuole dopo la fine del mese è una soluzione già adottata dal Veneto. Il presidente della regione, Luca Zaia, ha infatto firmato un’ordinanza in questo senso. “Non ci sembra prudente”, è stato il suo commento, “in una situazione epidemiologica in Italia riaprire le scuole. Questo è ciò che dobbiamo fare per il bene della comunità oggi”.
In merito al ritorno in classe, molti dubbi sorgono anche al governatore ligure Giovanni Toti, il quale ha affermato che “dove saranno prevedibili e necessarie nuove misure restrittive, è inutile riaprire le scuole superiori per pochi giorni, magari due, per poi richiudere”.
Parole che ben si legano a quelle pronunciate dal vice presidente delle Marche, Mirco Carloni, che ha dichiato di star “pensando che sia giusto evitare la riapertura delle scuole in presenza dal giorno 7, con il rischio di vedere aumentare i contagi”.
Dello stesso avviso anche il presidente della regione Calabria Nino Spirlì. Il governatore, succeduto dopo la tragica morte di Jole Santelli, ha ricordato come “se abbiamo dovuto rinviare le elezioni regionali perchè non è sicuro tornare le urne allora deve essere rivalutato anche il ritorno a scuole. La Azzolina non può pretendere nulla”, continua Spirlì, “venga lei in Calabria, nei singoli territori ad organizzare in sicurezza la riapertura visto che è l’unica cosa che sembra interessarle. Per me la priorità è tutelare la salute dei ragazzi, anche quella psicologica, l’istruzione da malati o peggio ancora morti non sarebbe comunque possibile. Quindi, se mi sarà garantito che neanche un ragazzo andando a scuola o nel tragitto sarà contagiato allora riapriremo altrimenti, se non ci sarà massima sicurezza si continuerà in Dad perchè i ragazzi la sanno gestire anche bene”, ha concluso il presidente regionale.
In Campania invece sarà un ritorno graduale. Dall′11 gennaio torneranno in presenza gli alunni della scuola dell’infanzia e delle prime due classi della scuola primaria, così come previsto prima della chiusura natalizia. Successivamente, a partire dal 18 gennaio sarà valutata dal punto di vista epidemiologico generale, la possibilità del ritorno in presenza per l’intera scuola primaria e dal 25 gennaio, per la secondaria di primo e secondo grado.
Ma non sono solamente le Regioni ad avere riserve sulla riapertura scolastica dal 7 gennaio.
Secondo un sondaggio realizzato da ‘Orizzonte Scuola’ , per il 90% degli addetti ai lavori (insegnanti e personale Ata) non ci sarebbero le condizioni per tornare in presenza.
Così come anche il segretario del Comitato tecnico scientifico, Fabio Ciciliano, ha dichiarato durante in un’intervista a InBlu Radio come l’obiettivo “non è tanto riaprire le scuole ma cercare di tenerle aperte. Rischiare di riaprire le scuole e doverle poi richiudere tra una decina di giorni o tra due settimane. È una cosa che il Paese non si può permettere perchè sarebbe la testimonianza provata del fatto che i numeri stanno riaumentando”.
Tra il 24 agosto e il 27 dicembre sono stati diagnosticati in Italia come positivi per Sars-CoV-2 1.783.418 casi: di questi 203.350 (l′11%) in età scolare (3-18 anni).
E’ quanto rileva il Rapporto Iss “Apertura delle scuole e andamento dei casi confermati di Sars-CoV-: la situazione in Italia”.
In particolare, la percentuale dei casi in bambini e adolescenti è aumentata dal 21 settembre al 26 ottobre (con un picco del 16% nella settimana dal 12 al 18 ottobre) per poi tornare ai livelli precedenti.
Le percentuali di casi in età scolare rispetto al numero dei casi in età non scolare oscillano tra l′8,6% della Valle d’Aosta e il 15,0% della provincia autonoma di Bolzano.
“La maggior parte dei casi in età scolare (40%) – si legge ancora nel documento – si è verificata negli adolescenti di età compresa tra 14 e 18 anni, seguiti dai bambini delle scuole primarie di 6-10 anni (27%), dai ragazzi delle scuole medie di 11-13 anni (23%) e dai bambini delle scuole per l’infanzia di 3-5 anni (10%).
Nel mese di settembre, l’età mediana dei casi in età scolare è stata di circa 12 anni, per poi aumentare leggermente nel mese di ottobre e tornare al valore precedente a novembre e dicembre”.
Da metà settembre (riapertura delle scuole tra il 14 e il 24), “si è osservato un aumento progressivo dei casi giornalieri diagnosticati in bambini e adolescenti dai 3 ai 18 anni di età , che ha raggiunto la fase di picco dal 3 al 6 novembre (oltre 4 mila casi)
Successivamente la curva ha iniziato progressivamente a scendere, con un andamento simile a quello della popolazione generale”.
Considerando l’andamento della curva epidemiologica per classi di età , il picco è stato raggiunto prima per gli adolescenti di 14-18 anni (quasi 2 mila casi) e 11-13 anni (oltre mille casi) dal 27 al 30 ottobre, seguiti dai bambini delle scuole primarie di 6-10 anni (oltre 1.100 casi) dal 3 al 6 novembre, e dai bambini delle scuole per l’infanzia di 3-5 anni (circa 400 casi) dal 9 all′11 novembre.
Secondo il report, “il picco di incidenza giornaliero nel periodo in esame è stato di circa 43 ogni 100 mila abitanti nella fascia di età 3-18 anni, chiaramente inferiore a quello riscontrato nelle altre classi di età ” (60 ogni 100 mila over 18). In età scolare, si riscontra un aumento dell’incidenza con l’aumentare dell’età : i valori più alti si osservano per i ragazzi di 14-18 anni (57/100 mila) e 11-13 anni (53/100 mila), seguiti dai bambini di 6-10 anni (37/100 mila) e 3-5 anni (24/100 mila). I picchi di incidenza più alti sono stati riscontrati in Valle d’Aosta (circa 200/100 mila) nella classe di età 14-18 anni e in Lombardia, Liguria, PA Bolzano (intorno a 100/100 mila) nelle fasce di età 14-18 e 11-13.
Il picco dei casi di Covid-19 tra il personale scolastico (circa 400) è stato osservato nella prima settimana di novembre.
(da agenzie)
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Gennaio 4th, 2021 Riccardo Fucile
“IL PERSONALE SANITARIO E’ PROVATO”
“Non nascondo che la situazione che stiamo vivendo mi preoccupa. Credo che sarà comunque molto difficile condurre la campagna vaccinale se non si tiene conto che in tutta Italia il personale sanitario è duramente provato e difficilmente può farsi carico di altro lavoro straordinario”.
A parlare sulle pagine del Messaggero è Massimo Galli, primario infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano secondo cui l’obiettivo di immunizzare il 70% degli italiani dopo l’estate in queste condizioni è difficilmente realizzabile.
Galli cita la possibilità di richiamare personale sanitario in pensione per gestire il lavoro di queste settimane:
“Fare ricorso a medici e infermieri che sono andati in pensione negli ultimi quattro anni e che siano volontariamente disponibili a farsi carico di parte del lavoro e aggiunto alla campagna vaccinale. Questo con i dovuti riconoscimenti e le garanzie assicurative del personale operativo a tutti gli effetti […] Nel periodo festivo parte del personale si sia preso qualche momento di pace è comprensibile e questo ha rallentato le vaccinazioni, riducendo il numero sia dei vaccinatori sia dei vaccinandi disponibili, specie, immagino, in Lombardia”.
E sulla situazione dell’epidemia:
“Non è che ci si aspetti un gennaio facile. L’attuale situazione dell’epidemia non può essere definita brillante”.
E sui dati inerenti i tamponi effettuati in questi giorni di festa, il primario infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano afferma:
“Non mi stupisce che in questi giorni la percentuale dei positivi sui tamponi fatti, che sono meno del solito, come sempre nei periodi di festa, sia più alta. In questi giorni è probabile che siano stati fatti in proporzione più tamponi a persone con sintomi. Ma anche questo non è un fenomeno privo di significato. Questo per dire che i casi sono ancora tanti e che rischiamo a breve una risalita. L’andamento dell’epidemia nel resto del mondo non conforta”.
La ripartenza delle attività del 7 gennaio “è fonte di apprensione – dice Galli -. Sull’organizzazione dei trasporti pubblici al momento mi toccherebbe professare un atto di fede, che tuttavia per il mio modo di pensare mi è molto difficile fare”. E sulla scuola: â€³È importantissimo riaprire, ma bisogna farlo gestendo in sicurezza i problemi connessi”.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 3rd, 2021 Riccardo Fucile
I CENTRI VACCINALI SARANNO 1.200 TRA AMBULATORI E PALAZZETTI DELLO SPORT
Prenotazioni online, con app e sms, numero verde o anche dietro invito via posta.
Ma anche nuovi centri vaccinali in gazebo, ambulatori, palazzetti oltre a un unico sistema informatico nazionale che dovrà raccordare quelli dei vari territori.
In attesa che si svolga la fase 1 della vaccinazione anti-Covid, il governo già lavora a quella “definita di massa”.
Quando termineranno le somministrazioni per gli operatori sanitari e ospiti delle Rsa (presumibilmente a fine gennaio), persone fragili, docenti, forze dell’ordine e detenuti, si procederà alle prenotazioni per gran parte degli italiani.
Sono previsti in tutto circa 1.500 siti in cui verrà effettuata la vaccinazione, ma le tempistiche saranno necessariamente legate al progressivo arrivo delle dosi. Sull’individuazione dei luoghi sono al lavoro le Regioni in collaborazione con le Asl.
I centri vaccinali potrebbero essere adibiti all’interno di ambulatori, stabili vari, palazzetti dello sport, padiglioni e con altre forniture che arriveranno dalla struttura del Commissario per l’Emergenza: saranno circa 1.200 che si aggiungeranno ai 294 già esistenti
La creazione di un centro informatico nazionale sarà di supporto ad alcune regioni per costituire un registro di elenchi e prenotazioni delle persone da vaccinare nella fase 2, quella – appunto – “di massa”.
E per le prenotazioni – sia a carico degli utenti che su invito dei servizi sanitari regionali – saranno previsti sistemi innovativi, come le app e i metodi online, ma anche tradizionali come sms, telefonate o avvisi postali per le persone non in grado di prenotarsi in altro modo.
Le date fissate per le somministrazioni saranno divise per scaglioni, ma ancora non è stato deciso se – all’interno delle fasce stabilite – sarà per età o lettera del cognome. Grazie alla collaborazione di Eni e Poste Italiane, sarà inoltre costituito un sistema informatico nazionale per l’anagrafe sanitaria che sopperisca alle carenze di alcuni territori tecnologicamente meno avanzati, per mettere in comunicazione tutti i database.
E la modalità di conservazione del vaccino sarà determinante per stabilire chi potrà somministrare le dosi: se si avrà a disposizione un siero che potrà essere conservato a temperature ‘standard’, potrebbero essere coinvolti medici di famiglia e probabilmente anche farmacie.
Il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, presiederà domani (lunedì 4 gennaio), alle ore 12 il Comitato nazionale dell’ordine e della sicurezza pubblica, convocato “per un esame delle questioni di sicurezza ed ordine pubblico attinenti l’attuazione della campagna di distribuzione delle dosi vaccinali”.
Al Comitato parteciperà il Commissario Straordinario per l’emergenza Covid-19, Domenico Arcuri.
(da agenzie)
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Gennaio 3rd, 2021 Riccardo Fucile
IN DANIMARCA 32.000, IN SPAGNA APPENA 3.000, L’OLANDA DEVE ANCORA INIZIARE, IL BELGIO 700
Le immunizzazioni da Covid nel mondo con l’unico composto al momento utilizzabile, quello di Pfizer
Biontech, proseguono a velocità diverse, complici anche le feste natalizie.
Una partenza che ha innescato anche le immancabili polemiche in diversi paesi.
Secondo i dati forniti da OurWorldInData — la pubblicazione scientifica sviluppata dall’Università di Oxford — al 3 gennaio sono oltre 12 milioni le persone vaccinate nel mondo. Guidano la classifica Cina, Usa, Israele e Russia.
Guardando i dati europei, ma escludendo il Regno Unito, che grazie alla Brexit ha approvato in anticipo il vaccino e iniziato prima degli altri la campagna vaccinale, il primo paese europeo è la Germania con quasi 240mila vaccinati (dati al 2 gennaio 2020), a seguire c’è l’Italia con quasi 85mila vaccinati (dati al 3 gennaio).
Tra i vaccinati tedeschi figurano 103.894 residenti delle strutture per anziani e 107.019 operatori del settore sanitario secondo il Koch Institut.
Terza in classifica la Danimarca con oltre 32mila vaccinati, Croazia, Estonia, Francia hanno dati molto bassi.
Non compare in questa classifica la Spagna. Secondo il quotidiano El Pais a Madrid sono state somministrate poco più di 3mila dosi. Il viceministro della sanità , Antonio Zapatero, ha spiegato che la lentezza è dovuta anche al mancato approvvigionamento per problemi logistici o alla difficoltà a vaccinare nelle case di riposo dove sono assenti tanti anziani che trascorrono le vacanze con le loro famiglie. Senza dimenticare le festività .
Nonostante la Germania guidi la classifica, nei giorni scorsi un ex funzionario dello Stato aveva denunciato che nelle case di riposo, a causa della carenza di vaccini, gli ospiti da vaccinare venivano estratti a sorte.
In Francia la lentezza della procedura ha imposto al presidente Macron di dire, secondo Journal du Dimanch: “Questo deve cambiare, presto e con forza. Io sono in guerra mattino, giorno, sera e notte e mi attendo da tutti lo stesso impegno”.
Il capo dello Stato, uscito da poco dall’isolamento per essere stato lui stesso contagiato, durante il Consiglio di guerra ha ricordato che le vittime sono state 64mila.
La Francia ha ricevuto 560mila dosi del vaccino ma i dati ufficiali (riferiti ancora alle 20.30 del 31 dicembre) danno conto appunto di 352 dosi somministrate.
Secondo alcuni quotidiani francesi il ritardo è dovuto al ritardo con cui saranno aperti i centri per le somministrazioni (già operativi in Germania) e a una serie di ostacoli burocratici
L’Olanda è l’unico paese dell’Ue a non aver ancora iniziato le vaccinazioni, una decisione che l’esecutivo ha motivato con l’esigenza di assicurare al meglio il funzionamento del programma, ma dopo le polemiche il governo ha stabilito che si inizierà lunedì 4 e si partirà con gli operatori sanitari. La data ufficiale era stata fissata all’8 gennaio.
Circa 700 persone sono state vaccinate nelle case di cura in Belgio questa settimana durante la fase di test. La vaccinazione su larga scala della popolazione inizierà il 5 gennaio con circa 87.000 dosi erogate ogni settimana.
(da agenzie)
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