Gennaio 10th, 2021 Riccardo Fucile
LA RICERCA DEL POLITECNICO DI ZURIGO HA ESAMINATO 1,5 MILIARDI DI PICCOLI SPOSTAMENTI DELLA POPOLAZIONE SVIZZERA
Aver tenuto le scuole chiuse da marzo ha permesso di limitare considerevolmente la circolazione delle
persone e di conseguenza anche i contagi: è quanto rivela un nuovo studio del Politecnico federale di Zurigo (ETHZ) — di cui danno notizia oggi Le Matin Dimanche e SonntagsZeitung — rilanciano il dibattito, sempre molto acceso, sull’opportunità di tenere le scuole svizzere chiuse per contenere l’epidemia
Gli autori della ricerca sono stati coordinati dal professor Stefan Feuerriegel, docente di informatica dell’ETHZ, e hanno esaminato 1,5 miliardi di piccoli spostamenti della popolazione svizzera tra il 10 febbraio e il 26 aprile.
Lo studio si è basato sui dati anonimizzati forniti dagli operatori telefonici elvetici e ha stabilito che la chiusura delle scuole a metà marzo ha portato a una riduzione della mobilità del 21,6% nel periodo preso in considerazione.
Insieme al divieto di riunioni con oltre 5 persone (-24,9%) e alla chiusura di ristoranti e bar (-22,3%) si tratta di una delle misure più efficaci per ridurre gli spostamenti, tra i principali fattori di propagazione del virus
“Con la chiusura delle scuole i genitori sono restati sempre più spesso a casa. Ciò ha influenzato la mobilità e il numero di infezioni”, ha spiegato Feuerriegel sulle colonne dei due settimanali.
I ricercatori hanno analizzato anche su quali tipi di trasporti abbia influito la chiusura delle scuole e dai loro risultati emerge per esempio una diminuzione importante (-35% circa) degli spostamenti in treno.
La mobilità stradale e autostradale è invece calata meno. Questi risultati coincidono con quelli emersi da uno studio effettuato su 41 Paesi e pubblicato a metà dicembre dall’Università di Oxford, nel Regno Unito, sulla prestigiosa rivista Science.
(da Fanpage)
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Gennaio 10th, 2021 Riccardo Fucile
“LA STRETTA NELE ZONE ROSSE NON BASTA”
Lo dice dalla fine della primavera: «Le misure non bastano». Andrea Crisanti, virologo e ordinario di Microbiologia a Padova dopo anni all’Imperial College di Londra, lo ripete anche stavolta.
Serve un lockdown «duro e veloce», tanto più ora che c’è una campagna vaccinale in corso e la minaccia di numerosi varianti del Coronavirus in circolazione.
E non basta nemmeno la revisione dei criteri per la zona rossa, che la fanno scattare quando in una Regione ci sono 250 nuovi casi su 100 mila abitanti: «Prima era un’arlecchinata, ma abbasserei ancora la soglia a 50-80», ha detto a La Stampa.
Intanto nel nostro Paese le morti continuano a essere moltissime — una media di 500 al giorno.
Per Crisanti si tratta di «una strage inutile» che «poteva essere evitata».
«Invece di spendere in banchi a rotelle e bonus vacanze bisognava potenziare il sistema territoriale», ha sottolineato.
Cosa fare ora? In primis, dice, cercare di non far passare messaggi contraddittori: «Se si dà alle persone la possibilità di uscire con gli sconti perchè non dovrebbero farlo? Vedremo che effetto avranno gli allentamenti di Natale».
«La campagna per i vaccini è partita bene»
La necessità di contenere i contagi è legata anche al buon funzionamento della campagna di vaccini, che in Italia «è partita bene». Per ora la variante inglese non mette a rischio l’efficacia del vaccino, ma, spiega il professore, «col passare del tempo potrebbero esserci altre varianti.
Inoltre quella inglese, che si candida a diventare dominante, è difficilmente controllabile e potrebbe aumentare la soglia dell’immunità di gregge all’80% (ora è al 70%, ndr)».
“La mia strategia è sempre la stessa: farei un lockdown duro per abbassare i contagi e poi una vaccinazione di massa”.
Per cui c’è un’unica soluzione:
“Portare la pandemia ad un livello tracciabile con un lockdown vero e potenziare i test come non si è mai fatto. È anche la via più veloce per una vera ripresa economica. Altrimenti si proseguirà nella situazione attuale, in cui nessuno capisce cosa succede, in attesa della vaccinazione che se va tutto bene finirà tra un anno”
(da agenzie)
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Gennaio 10th, 2021 Riccardo Fucile
“PREVISIONE REALISTICA? ENTRO MARZO VACCINATO IL 5% DELLA POPOLAZIONE, ENTRO GIUGNO IL 20%, INUTILE FARSI ILLUSIONI”
Dalla prossima settimana l’Italia tornerà ad essere divisa in tre zone.
Ci saranno restrizioni e chiusure diverse sul territorio nazionale, a seconda dei differenti livelli di rischio legati all’emergenza coronavirus.
Ma questo sistema è riuscito a contenere solo in parte la curva dei contagi, a un prezzo in termini economici e sociali elevatissimo.
Per questa ragione la fondazione Gimbe ha condannato il sistema a tre aree: Fanpage.it ha fatto il punto della situazione con il presidente Nino Cartabellotta. Che, oltre a spiegarci perchè l’impatto di questo meccanismo sia stato così limitato, ha anche commentato il piano vaccini, tra dosi finora disponibili e previsioni per i prossimi mesi.
Perchè il sistema dell’Italia in tre zone non è efficace nel contenimento del virus?
Le analisi della Fondazione GIMBE hanno documentato che, a circa 5 settimane dal picco, il sistema delle Regioni “a colori” ha ridotto di circa un terzo casi attualmente positivi, ricoveri con sintomi e terapie intensive. Dati peraltro sovrastimati: gli attualmente positivi per l’imponente riduzione dei tamponi nel mese di dicembre e ricoveri e terapie intensive per gli oltre 20 mila decessi nelle 5 settimane di osservazione. In altre parole, a fronte di risultati modesti in termini di flessione delle curve i costi economici e sociali sono sproporzionati. Le motivazioni del limitato impatto sono sostanzialmente tre: innanzitutto la sua applicazione troppo tardiva rispetto all’impennata della curva; in secondo luogo, l’affidare un peso eccessivo all’indice Rt che presenta troppi limiti; infine, la mancata stabilizzazione della curva dei contagi e delle ospedalizzazioni perchè due settimane di persistenza nel colore assegnato sono insufficienti.
Che tipo di strategia andrebbe adottata, allora?
Sicuramente bisogna abbandonare la (non) strategia basata sull’affannoso inseguimento del virus con estenuante alternanza di restrizioni e allentamenti che, di fatto, mantiene i servizi sanitari in costante sovraccarico, danneggia l’economia del nostro Paese, produce danni alla salute delle persone e aumenta inesorabilmente il numero dei morti. La Fondazione GIMBE sta elaborando una proposta per la gestione a medio-lungo termine della pandemia, basata sulle migliori evidenze scientifiche e integrata con le certezze/incertezze del piano vaccinale.
Quando capiremo se ci sono stati problemi a Natale?
Tenendo conto che l’impatto delle misure si riflette sulla curva epidemiologica dopo circa 3 settimane quelle introdotte dal Decreto Natale potranno essere visibili dopo metà gennaio. Ovviamente l’entità di flessione delle curve dipenderà soprattutto dai comportamenti privati degli italiani durante le feste. Al momento tutte le curve in risalita risentono del progressivo “scolorimento” delle Regioni che hanno portato ad un Italia tutta gialla (eccetto Abruzzo e Campania) alla vigilia di Natale.
Siamo in ritardo con il piano vaccini? Le criticità riscontrate, specialmente in alcune Regioni, potevano essere evitate?
Parlare di ritardi all’avvio di una campagna vaccinale di tali proporzioni, avviata durante le feste natalizie e con un vaccino approvato 7 giorni prima, è ingeneroso. Peraltro, le vaccinazioni hanno preso un buon ritmo visto che al 9 gennaio (aggiornamento alle 00.37) procedono spedite. Sono stati somministrate quasi il 55% delle 918.450 dosi consegnate), seppur con notevoli differenze regionali che da sempre in sanità condizionano la qualità dell’assistenza: dal 75% della Campania al 30% di Lombardia e Provincia aut. di Bolzano.
A questi ritmi, quando crede che sarà possibile raggiungere l’immunità di gregge?
Il raggiungimento dell’immunità di gregge, che prevede la vaccinazione di almeno il 70% della popolazione, ovvero circa 42 milioni di persone, è condizionata da 5 variabili. Completamento degli studi clinici, approvazione condizionata delle autorità regolatorie, consegna da parte delle aziende, distribuzione e somministrazione del vaccino. Ma ciascuna di queste variabili dipende da attori diversi per cui possibili “asincronie” sono inevitabili soprattutto in nei primi mesi dell’anno. Quello che spetta a Governo e Regioni è azzerare i tempi morti nella distribuzione del vaccino ai punti di somministrazione e smaltire in tempi rapidi tutti i vaccini consegnati. L’ipotesi di vaccinare il 70% della popolazione entro settembre con vaccini a 2 dosi richiede circa 310.000 somministrazioni/die, con i tutti i vaccini già “in cascina” e senza alcun imprevisto sulla tabella di marcia: es. ritardi di consegna delle dosi, adesione della popolazione, effetti avversi imprevedibili, etc). Serve più tempo per tradurre questa straordinaria conquista della scienza in un concreto risultato di salute pubblica.
Si rincorrono tanti numeri, ma quale è la nostra reale disponibilità di vaccini nei primi sei mesi del 2021?
Con l’approvazione del vaccino Moderna l’Italia potrà contare su 22,8 milioni di dosi certe entro giugno. Ovvero, senza il via libera dell’EMA ad altri vaccini (AstraZeneca in primis) o l’inverosimile anticipo di consegne da parte di Pfizer e Moderna, potremo vaccinare circa il 5% della popolazione entro marzo e meno del 20% entro giugno. Con i nuovi accordi dell’UE arriveranno decine di milioni di dosi in più, ma non prima del terzo/quarto trimestre 2021.
Lei ha definito la proposta di dare priorità alla vaccinazione degli insegnanti, per poter così riaprire subito le scuole, “priva di basi scientifiche”. Ci può spiegare perchè?
Innanzitutto perchè gli effetti della vaccinazione non sono immediati: con il vaccino Pfizer si ottengono dopo 4 settimane dalla prima dose e dopo 6 con quello di Moderna. In secondo luogo i due vaccini riducono del 95% circa il rischio relativo di COVID-19 sintomatica, ma non conosciamo l’efficacia nel ridurre l’infezione asintomatica da SARS-COV-2 e, di conseguenza, la possibilità di trasmettere l’infezione da parte delle persone vaccinate che non potranno acquisire alcuna “patente di immunità ”. Infine la scelta sarebbe eticamente discutibile in un momento in cui le dosi sono ancora limitate: le priorità , in quasi tutti i Paesi, sono personale sanitario e persone anziane e/o fragili.
(da Fanpage)
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Gennaio 6th, 2021 Riccardo Fucile
ALL’ITALIA ANDRANNO 10 MILIONI DI FIALE
L’Agenzia europea del farmaco ha dato l’ok al vaccino anti-Covid di Moderna. Lo comunica la stessa Ema. Si tratta del secondo vaccino che riceve il via libera da parte dell’agenzia. Lo scorso 21 dicembre aveva approvato quello di Pfizer-BioNtech. Ora manca solo l’autorizzazione della Commissione Ue” per la commercializzazione che “seguirà a breve”, ha detto la commissaria Ue alla Sanità , Stella Kyriakides.
Con il secondo via libera arrivato dall’Agenzia del Farmaco Ue a un vaccino anti-Covid, l’Unione Europea potrà contare nelle prossime settimane su altre 160 milioni di dosi, prodotte dalla casa farmaceutica statunitense e che non richiedono la rigida catena del freddo necessaria al farmaco Pfizer-BioNTech.
Di queste 160 milioni di dosi all’Italia ne andranno circa 10,7 milioni. E in particolare, secondo il cronoprogramma, circa 1,3 milioni nel primo trimestre, altri 4,7 milioni nel secondo trimestre, e altri 4,7 milioni nel terzo trimestre. Anche il farmaco Moderna necessita del richiamo che deve avvenire a 28 giorni di distanza dalla prima dose.
L’Ema “ha raccomandato di concedere un’autorizzazione all’immissione in commercio condizionata del vaccino contro il Covid di Moderna”. Il comitato per i farmaci per uso umano (Chmp) dell’Ema ha valutato “accuratamente i dati sulla qualità , sicurezza ed efficacia del vaccino e ha raccomandato per consenso la concessione di un’autorizzazione all’immissione in commercio condizionale formale da parte della Commissione europea”. Ciò garantirà ai cittadini dell’Ue che il vaccino soddisfa gli standard dell’Ue e “mette in atto le salvaguardie, i controlli e gli obblighi per sostenere le campagne di vaccinazione a livello dell’Ue”.
La Commissione tecnico scientifica (Cts) dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) si riunirà domani, 7 gennaio, per esaminare il dossier del vaccino anti-Convid di Moderna e per l’autorizzazione all’immissione in commercio e all’utilizzo nell’ambito del Servizio sanitario nazionale.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 6th, 2021 Riccardo Fucile
DAL 20 GENNAIO I PRIMI 1.500 MEDICI E INFERMIERI EXTRA
Per la somministrazione del vaccino Pfizer (modello Freeze) il Commissario per l’Emergenza,
Domenico Arcuri, invierà da subito 1.500 operatori tra medici e infermieri, a integrazione dei 3.800 già operativi nelle singole regioni.
La suddivisione sarà in base alla popolazione. Entro il 7 gennaio sarà comunicato l’elenco del personale individuato per regione alla Agenzie per il lavoro (sono 5 divise per aree territoriali, in base al numero di popolazione) e a partire dal 20 i primi candidati saranno disponibili. Lo ha garantito – a quanto si apprende – il Commissario Arcuri, durante il vertice Governo-Regioni.
Al momento è stato presentato un programma con 5,9 milioni di vaccinati entro fine marzo, 13,7 ad aprile, 21,5 milioni entro fine maggio e si può completare la vaccinazione volontaria entro agosto.
Lo ha detto – a quanto si apprende – il Commissario Arcuri, durante il vertice Governo-Regioni.
Dare maggiore personale a quelle regioni che fanno tante vaccinazioni e non a chi tiene le dosi in magazzino, per evitare che con la giacenza vengano sprecate. E’ questa la richiesta avanzata da alcuni governatori – a quanto si apprende – durante il vertice Governo-Regioni sui vaccini.
“Siamo secondi nella vaccinazione dietro solo alla Germania, abbiamo tutte le capacità per accelerare”. Lo ha affermato, a quanto si apprende, il ministro della Salute Roberto Speranza, durante la riunione con le Regioni. “Il piano – ha messo in rilievo Speranza – sarà incrementato man mano che Ema autorizzerà gli altri vaccini. Sforzi straordinari da parte di tutte le regioni per mettere a regime la macchina, che vuol dire 70 mila vaccini al giorno a livello nazionale finchè non si avranno gli alti vaccini autorizzati”.
(da agenzie)
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Gennaio 5th, 2021 Riccardo Fucile
SUPERATA LA FASE 1, SI SPERA DI CHIUDERE LA FASE 3 IN ESTATE… IL VACCINO E’ MONODOSE E STABILE A UNA TEMPERATURA TRA 2 E 8 GRADI
“Puntiamo a sviluppare 100 mln dosi di vaccino per anno. Il vaccino è stabile ad una temperatura tra 2
e 8 gradi”. Lo ha detto la presidente dell’azienda Reithera sviluppatrice del vaccino italiano, Antonella Folgore, alla presentazione dei risultati della Fase 1 della sperimentazione del Vaccino GRAd-CoV2.
“Il 92,5% dei vaccinati ha sviluppato anticorpi rilevabili” ha detto il direttore scientifico dello Spallanzani, Giuseppe Ippolito. “Comparando i dati di questo studio con Moderna e Pfizer siamo in linea e ci aspettiamo la capacita del vaccino di prevenire la malattia sostanzialmente come gli altri vaccini. Il protocollo lo sottometteremo alle agenzie regolatorie in tempi brevi e ipotesi è di chiudere fase 3 entro l’estate”.
L’Italia è “in grado di giocarsi partite importanti su quella che è la capacità di generare tecnologia biomedica sofisticata” ha detto il presidente del Consiglio Superiore di Sanità , Franco Locatelli.
“Quanto è venuto a realizzarsi – ha sottolineato Locatelli – può ben rappresentare un modello prototipale che resterà poi a documentazione di quanto il paese è in grado di garantire alle persone che vi abitano in termini di cpacità di creare massa critica sofistica per la ricerca biomedica”.
Giuseppe Ippolito ha spiegato che “abbiamo arruolato 100 persone e 45 sono state vaccinate con dosi diverse e tutti sono arrivati alla fine per la valutazione di sicurezza: il vaccino non ha avuto alcun avvento avverso grave nei primi 28 giorni dalla vaccinazioni, un risultato migliore rispetto a Moderna e Pfizer che hanno avuto effetti indesiderati. Il picco di produzione di anticorpi a 4 settimane resta costante ed il vaccino è monodose”.
Con il vaccino Reithera “l’Italia prova a dipendere il meno possibile dagli altri, da una parte proviamo a raggiungere l’indipendenza sui vaccini e dall’altra lasciamo a chi verrà dopo una capacità di ricerca che prima il paese non aveva” ha aggiunto il commissario per l’emergenza Domenico Arcuri.
(da agenzie)
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Gennaio 5th, 2021 Riccardo Fucile
OGGI UNA GROSSA PARTE DELLE 470.000 DOSI NON E’ STATA INVIATA DALLA CASA FARMACEUTICA
Una parte delle 470mila dosi della seconda scorta di dosi del vaccino Pfizer Biontech previste oggi nei vari hub vaccinali di tutta Italia non verrà recapitata e sarà spedita nei prossimi giorni.
“Pfizer ha qualche ritardo, ha qualche aggiustamento da fare come è probabilmente comprensibile, si trova alle prese con una distribuzione molto complessa che riguarda tutti i paesi Ue, sono convinto che potranno presto normalizzarsi”, ha detto il commissario straordinario Domenico Arcuri al Tg1.
Il ritardo nella consegna preoccupa, però, e Arcuri guarda con speranza al nuovo vaccino che sta realizzando in Italia Reithera e che ha superato brillantemente la fase uno: “E’ una bella pagina che conferma l’eccellenza della ricerca e della scienza nel nostro paese, siamo confidenti della possibilità di ottnere un vaccino italiano e dipendere meno da altri paesi, ci permetterà di essere autonomi e dare un segnale rassicurante sul contrasto dell’epidemia”.
Intanto, la campagna di vaccinazione accelera, finalmente: “In Italia – ha detto Arcuri in diretta al Tg1 delle 20 – sono state fatte 221.900 vaccinazioni, confido di arrivare a fine giornata ad almeno 235mila italiani vaccinati. Un numero che ci soddisfa, siamo secondi solo alla Germania, ora l’accelerazione deve continuare o accelerarsi ulteriormente”.
Sono ancora nelle celle frigorifere cinque dosi su dieci delle prime 479.700 arrivate in Italia, anche per le difficoltà a reclutare somministratori. Da gennaio dovrebbero iniziare ad arrivarne 15mila e domani in un vertice tra il ministro delle Autonomie, Francesco Boccia, il responsabile della Sanità , Roberto Speranza, le Regioni e lo stesso Arcuri sarà affrontato proprio il tema degli operatori da dedicare ai vaccini.
Quanto alla spedizione prevista oggi “preoccupano i ritardi, è arrivato solo il 40% delle dosi attese”, ha avvertito Alessio D’Amato, assessore alla Sanità del Lazio, che ha annunciato di aver utilizzato il 70% dei vaccini disponibili, il tasso più alto fra le regioni.
Nuovi intoppi rischiano di far aumentare il volume della polemica politica, nonostante da Palazzo Chigi definiscano i numeri italiani “già soddisfacenti: pongono il nostro Paese al secondo posto nel continente per quantità di dosi somministrate, alle spalle della sola Germania, che però ha potuto contare su una dotazione iniziale superiore”.
Dalla Presidenza del consiglio assicurano che “la macchina organizzativa sta accelerando e, nel giro di poche settimane, viaggerà a pieno ritmo”. In serata erano oltre 191mila le persone a cui è stata somministrata la prima dose (quasi tutti sanitari), lo 0,45% dei 42 milioni di italiani in questo momento vaccinabili.
Numeri di fronte ai quali l’Ordine dei medici e degli odontoiatri chiede un coinvolgimento: “Ancora nessuno ci ha chiamato per partecipare alla campagna – le parole del presidente, Filippo Anelli -: noi medici convenzionati siamo in 60 mila, se vacciniamo 20 persone al giorno ciascuno arriviamo a più di 1 milione di immunizzati ogni 24 ore”.
Quelle dove la campagna non decolla sono Calabria (6%), Sardegna (7,5%) e Molise (12%). Poco meglio fa la Lombardia (14%), nonostante abbia il maggior numero di punti di somministrazione, 65
Di fronte all’anomalia lombarda, il viceministro dell’Economia, Antonio Misiani, ha lanciato un avvertimento, più che una provocazione, alla giunta leghista guidata da Attilio Fontana: “Se non è in grado di attuare la vaccinazione, è giusto che subentri lo Stato esercitando i poteri sostitutivi”. Nicola Magrini, direttore Generale dell’Aifa ha sottolineato come “le dosi che abbiamo basteranno, nei prossimi due mesi e mezzo, a rendere ospedali e Rsa Covid free”.
Poi cominceranno quelle che, secondo gli esperti, sono le fasi più complesse, a partire dalla copertura degli anziani e delle persone fragili: da febbraio tocca agli over 80.
(da agenzie)
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Gennaio 5th, 2021 Riccardo Fucile
QUANDO GLI IMMIGRATI VENGONO BENE… CONTAGIATI ANCHE 20 DIPENDENTI
Più di cento ospiti contagiati, 20 operatori positivi al Covid, nella rsa Casa Serena di Sanremo: e proprio i contagi tra il personale hanno fatto scattare immediatamente l’intervento della Asl1 che ha inviato cinque unità di personale, tra infermieri e Oss.
Se non bastassero, il Comune che è proprietario della casa di riposo potrebbe invocare l’applicazione dell’accordo tra il governo italiano e quello tunisino per richiedere l’intervento di un gruppo di infermieri da Tunisi.
Gli ospiti contagiati sono infatti 100, complessivamente i positivi sono 120.
Il sindaco di Sanremo Alberto Biancheri spiega: “Dal 31 dicembre, stiamo fronteggiando un nuovo importante focolaio a Casa Serena, e insieme ad Asl, Prefettura e Protezione civile stiamo facendo il possibile per gestire una situazione che attualmente vede coinvolti 100 ospiti e 20 operatori sanitari. Risultano asintomatici, un anziano presenta sintomi lievi, e per solo un altro ospite si è reso necessario il ricovero ospedaliero preventivo. Tutti gli ospiti sono ormai in completo isolamento da più di una settimana, come da protocollo previsto” .
Il sindaco spiega che proprio in questi giorni era stata calendarizzata la vaccinazione antiCovid per operatori ed ospiti della Rsa: “Da sei giorni che è in atto una mobilitazione di forze per Casa Serena – aggiunge – oltre alla diagnostica si sta facendo un enorme lavoro in struttura, con ogni ospite isolato e seguito personalmente nella propria stanza. Gli operatori in servizio stanno moltiplicando le forze con un impegno encomiabile”. Ed è proprio per la gestione dell’emergenza, a fronte di una riduzione improvvisa del personale, che dalla stessa Rsa si è ventilata l’ipotesi di poter ricorrere alla richiesta di personale dalla Tunisia
(da La Repubblica)
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Gennaio 5th, 2021 Riccardo Fucile
DILAGA LA VARIANTE PIU’ VIRULENTA, LOCKDOWN FINO A META’ FEBBRAIO
Ancora un aumento di contagi da Covid nel Regno Unito, alle prese con il dilagare di varianti più virulente del coronavirus emerse in queste settimane.
Secondo i dati del governo, i caso censiti nelle ultime 24 ore sono stati 60.916, per la prima volta oltre la soglia dei 60.000 dall’inizio della pandemia, su un totale quotidiano di tamponi incrementato pure fino a quasi 465.000.
Mentre allarma anche la risalita del numero dei morti verso livelli vicini a quelli dei picchi di primavera: 830 in più da ieri a oggi.
Il nuovo incremento arriva all’indomani dell’annuncio del premier Boris Johnson di istituire un nuovo lockdown, il terzo dall’inizio della pandemia.
Il premier britannico Boris Johnson ha annunciato ieri sera in un discorso televisivo al Paese un terzo lockdown nazionale per far fronte alla nuova impennata esponenziale di casi di Covid registrata nel Regno Unito. Secondo il premier, la nuova variante di coronavirus identificata per la prima volta in Gran Bretagna si stava diffondendo così velocemente da rischiare di travolgere il Servizio Sanitario Nazionale (NHS) entro 21 giorni.
Solo in Inghilterra, circa 27.000 persone sono ricoverate in ospedale per il Covid, un numero superiore del 40% rispetto al primo picco di infezioni ad aprile. La Gran Bretagna sta vaccinando sia con Pfizer BioNTech che con quello della Oxford University e AstraZeneca, e più di un milione di persone hanno già ricevuto la loro prima dose. Il governo afferma che l’obiettivo è vaccinare tutti gli anziani residenti in case di cura e i loro accompagnatori, gli over 70, gli operatori sanitari e sociali in prima linea e tutti coloro che sono vulnerabili entro la metà di febbraio.
Il nuovo blocco dovrebbe durare almeno fino alla metà di febbraio e sarà allentato solo gradualmente. Prevede che siano chiusi le scuole e i negozi non essenziali. Vietati gli sport organizzati, sia indoor che outdoor.
Le misure annunciate da Johnson si applicano all’Inghilterra, ma Scozia, Galles e Irlanda del Nord hanno imposto misure simili. Intanto a Sky è il ministro Michael Gove, numero tre del governo Tory di Boris Johnson, a dire che la Gran Bretagna ha di fronte a sè alcune altre “settimane molto, molto difficili” sul fronte dell’emergenza Covid, ma scommette sui vaccini per uscirne.
“Più il programma delle vaccinazioni sarà efficace, più sarà facile abolire le restrizioni… a marzo”, ha aggiunto. L’obiettivo della più grande campagna vaccinale di sempre è, secondo gli auspici di Johnson, arrivare a somministrare il primo vaccino entro metà febbraio a oltre 13 milioni di persone.
(da agenzie)
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