Novembre 21st, 2017 Riccardo Fucile
RICCARDO SAVONA INDAGATO PER UNA SERIE DI COMPRAVENDITE IMMOBILIARI FITTIZIE
Truffa e appropriazione indebita. Con queste ipotesi di reato la Procura di Palermo ha
iscritto nel registro degli indagati il neodeputato regionale Riccardo Savona, eletto nella lista di Forza Italia a Palermo (ex Udc) con 6.554 preferenze alle recenti elezioni regionali.
Secondo quanto riportato dai media, il parlamentare è indagato insieme alla moglie, Cristina Maria Bertazzo, per una una serie di compravendite immobiliari che gli investigatori considerano fittizie, “fatte all’unico scopo di farsi consegnare somme di denaro in contanti”.
Oltre 20 le denunce contro Savona, sia da Palermo che da Termini Imerese.
Chi le ha sporte rivuole indietro i propri soldi: si tratta di oltre mezzo milione di euro che la coppia si è fatta consegnare in contanti con la promessa di acquistare appartamenti a prezzi vantaggiosissimi.
Promesse a cui, però, non sarebbero mai seguiti i fatti, almeno a leggere le accuse contenute nelle denunce ai danni di Savona e di sua moglie.
In campagna elettorale, si ricorderà , l’allora candidato berlusconiano, deputato uscente riconfermato, era stato indicato dai Cinquestelle tra gli “impresentabili”, di fronte alle smentite del politico su presunte indagini sul suo conto Giancarlo Cancelleri, candidato a governatore del M5s, poi si scusò.
“Sono sereno. Non conosco le persone che mi accusano, non le ho mai viste. È tutta una farsa, un raggiro montato ad arte per farmi fuori anche politicamente. Mi auguro che i magistrati mi chiamino al più presto per mettere fine a questo incubo che ormai va avanti da mesi. Chiarirò tutto perchè sono totalmente estraneo alle accuse che mi vengono mosse” ha detto Savona all’AdnKronos.
Secondo le accuse, inoltre, la consegna del denaro sarebbe avvenuta nella segreteria politica di neodeputato. “Anche questo è falso — ha aggiunto Savona — Non ho mai visto le persone che mi accusano, non sono mai stati nella mia segreteria politica. È tutta una montatura per infangarmi”.
Savona è il terzo deputato rieletto a Sala d’Ercole finito nei guai dopo Cateno De Luca, eletto nell’Udc e arrestato nei giorni scorsi con l’accusa di evasione fiscale e tornato libero ieri dopo la decisione del gip di Messina di revocare i domiciliari, ed Edy Tamajo di Sicilia Futura, indagato per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione elettorale.
Riccardo Savona è un politico di lungo corso: 65 anni, è alla sua quinta legislatura. È considerato tra i veterani del Palazzo dei Normanni e tra i più esperti in materia finanziaria avendo ricoperto il ruolo di presidente della commissione Bilancio nella passata legislatura e come semplice componente durante gli altri mandati. Ha sempre militato nell’area moderata, tra Ccd e Udc.
Dopo essere stato eletto nella lista di Grande Sud (la formazione politica che fu creata da Gianfranco Miccichè), all’inizio della scorsa legislatura Savona lasciò l’opposizione per aderire ai Drs, formazione democratica e riformista fondata dall’ex ministro Totò Cardinale poi scioltasi, che sosteneva il governo di Rosario Crocetta.
E proprio con l’ex governatore si deve un episodio che portò Savona a lasciare i Drs e la maggioranza.
Quattro anni fa, durante il congresso dei Drs a Campofelice di Roccella (Pa), chiudendo l’assise Crocetta dal palco urlò il suo anatema: “In questa sala c’è qualcuno che non ci deve stare e deve uscire immediatamente”, disse l’ex governatore, replicando il gesto che Pio La Torre aveva fatto 32 anni prima durante la conferenza di organizzazione del Pci a Palermo.
Savona, che seguiva i lavori dell’assise dalla platea, si alzò abbandonando il congresso mentre la gente in sala applaudiva Crocetta.
L’ex governatore si riferiva al presunto coinvolgimento di Savona in una indagine: il deputato era stato intercettato dalla Dia mentre parlava al telefono di affari con Vito Nicastri, l’imprenditore soprannominato il “re dell’eolico” e definito dagli inquirenti vicino al boss latitante Matteo Messina Denaro.
Dopo avere lasciato i Drs, Savona passò all’opposizione per poi aderire, dopo qualche tempo, al gruppo parlamentare di Forza Italia.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Novembre 21st, 2017 Riccardo Fucile
IN CONTEMPORANEA CON LA KERMESSE RENZIANA, MARIA STELLA RIUNISCE A MILANO VECCHI INTERLOCUTORI E NUOVI MONDI
Non è una vecchia stazione ferroviaria ritinteggiata e dal fascino un po’ rètro ma il più “prosaico” Excelsior Hotel Gallia di Milano.
Non è tuttavia la location a fare la differenza quanto chi ne varcherà l’ingresso.
Dal 24 al 26 novembre, nel capoluogo lombardo che deve ancora smaltire l’amarezza per il sogno sfumato dell’Ema per un sorteggio andato male, ci saranno gli ospiti che contano. Rappresentanti di punta del mondo economico, produttivo, sindacale, bancario, professionale e della new-economy parteciperanno alla contro-Leopolda di Forza Italia organizzata da Maria Stella Gelmini, proprio mentre a trecento chilometri di distanza il Partito Democratico renziano si riunisce nella vecchia stazione di Firenze per la tradizionale kermesse da cui l’ex premier Matteo Renzi ha lanciato la sua scalata al potere. E dove un’altra Maria – Boschi – è deputata agli onori di casa.
Il parterre, si diceva, fa la differenza e restituisce l’immagine dell’Italia attuale: un centrodestra rinato e rinvigorito, ancora ebbro per la vittoria alle Regionali in Sicilia che – questo l’auspicio – rilancerà la coalizione in vista delle elezioni politiche. Un centrodestra che attrae perchè, come si legge in questi giorni su tutti i quotidiani, “Berlusconi è tornato centrale”, e ogni ipotesi di governo della prossima legislatura dovrà comunque passare al vaglio di Arcore.
Il mondo produttivo, sempre abile nel percepire i repentini cambiamenti del vento politico, è quindi accorso all’evento.
“È evidente che c’è delusione per l’operato del Governo Renzi ma al tempo stesso c’è interesse per il Paese. Rispettiamo la terzietà di queste istituzioni e siamo disponibili all’ascolto perchè non riteniamo di avere la verità in tasca”, dice Maria Stella Gelmini all’HuffPost.
Alla kermesse “La voce del Paese” organizzata dall’ex ministra dell’Istruzione e da Paolo Romani ci sono esponenti di tutti la classe dirigente.
All’occhio salta prima di tutto la presenza dei principali sindacati: Massimo Bonini, segretario lombardo della Cgil, il segretario nazionale della Cisl Gigi Petteni, l’omologo regionale della Uil Danilo Margaritella.
Un tavolo verterà infatti su come far convivere lavoro e flessibilità . La partecipazione dei sindacati – per definizione considerati più affini al mondo della sinistra – a un evento organizzato dal partito di Silvio Berlusconi è forse il segno dei tempi.
“Non vogliamo ‘brandizzare’ i nostri ospiti”, si cautela Gelmini, “per noi i sindacati sono interlocutori indispensabili per parlare del mondo del lavoro da posizioni e ruoli diversi. Trovo assolutamente normale dialogare con loro su un argomento che rappresenta il primo punto dell’agenda del Paese”.
Ma ci sono anche esponenti di lobby e potentati.
Come il mondo delle professioni: presidenti, segretari e membri dei consigli nazionali di ordini professionali e quindi del notariato, della consulenza sul lavoro, dei farmacisti, dei medici, dei commercialisti.
Ancora: le associazioni di categoria tra cui spiccano il presidente della Confcommercio Carlo Sangalli, di Confartigianato Giorgio Merletti, della confindustria milanese Carlo Bonomi, della Coldiretti regionale Ettore Prandini.
Lo zoccolo duro, detta in altre parole, del sistema produttivo che ha fatto le fortune politiche di Silvio Berlusconi e al quale quest’ultimo torna a parlare da protagonista della vita pubblica.
Ma un evento che verrà chiuso dall’ex Cav domenica a mezzogiorno, prima della sua attesa partecipazione da Fabio Fazio, non poteva non dedicare ampio spazio al tema della casa. Tutti i player del mattone ci saranno: Confedilizia, Assoimmobiliare, l’Ance e anche il presidente dell’ente regionale per l’edilizia popolare Angelo Sala. Perchè, ovviamente, il centrodestra non può prescindere dal mattone per costruire e puntellare consenso nazionale.
Che la manifestazione abbia un respiro profondo si capisce però anche dalla partecipazione del mondo bancario, quel settore che per il centrosinistra renziano si è rivelato letale, costato voti e reputazione al Partito Democratico.
Victor Messiah di Ubi Banca e Paolo Fiorentino di Banca Carige, Filippo De Felice di Intesa e Alessandro Azzi delle Bcc lombarde i nomi forti del tavolo di sabato 25.
Infine il mondo dell’innovazione con il direttore scientifico dell’IIT di Genova Roberto Cingolani e l’ad di Google Italia Fabio Vaccarono.
Due mondi per certi versi nuovi che ben testimoniano la volontà di aprirsi ad aree della società alle quali il centrodestra del passato non ha mai guardato con particolare attenzione.
Ovviamente non può mancare, per una kermesse dall’accento lombardo, la Compagnia delle Opere. E poi tutta la schiera dei politici di Forza Italia, con la partecipazione, come detto, del redivivo leader del centrodestra Berlusconi.
L’ex premier chiuderà la kermesse, e i top player della classe dirigente italiana lasceranno a lui l’ultima parola. Anche da questo si capisce che Berlusconi è tornato.
E non è affatto una buona notizia per il Pd di Renzi, o quantomeno così pare.
(da “Huffingtonpost”)
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Novembre 10th, 2017 Riccardo Fucile
PIGNORAMENTI PER 2 MILIONI DI EURO, PASSIVO DI 100 MILIONI , IL 16 GENNAIO LA DECISIONE DEL GIUDICE
Se Forza Italia fosse un’azienda avrebbe portato i libri in tribunale. E da tempo. Pignoramenti, debitori che bussano alle porte delle banche, decine di ex dipendenti ancora da pagare e un passivo di 100 milioni: sono i numeri del partito che vince in Sicilia e che si prepara alla prossima campagna elettorale.
Il campo di battaglia di aziende ed ex dipendenti contro Forza Italia è il Tribunale civile di Roma, dove il 16 gennaio — in piena campagna elettorale — si deciderà la sorte dei creditori del partito ma anche quali beni pignorare.
Si tratta per lo più di conti correnti, anche perchè proprietà immobiliari Forza Italia non ne ha (la sede è in affitto).
In quell’udienza verrà sottoposta al giudice Laura Di Marco, la relazione del consulente tecnico del Tribunale, Andrea Liparata con il “piano di distribuzione dei crediti” da pagare. E che, se condivisa, diventerà esecutiva.
Una bozza provvisoria il consulente l’ha già mandata solo pochi giorni fa, il 20 ottobre, ai legali di chi ha fatto causa, che ora hanno 30 giorni di tempo per sollevare questioni.
Nella relazione, il perito mette in fila le diverse procedure di pignoramento contro Forza Italia: ci sono tutti quelli che vantano crediti dal partito di Silvio Berlusconi. Per lo più sono ex dipendenti a cui non è stato versato il tfr o che chiedono altre spettanze, come Claudio che deve avere 150 mila euro o Felicetta che deve averne altri 55 mila. C’è pure un’ex segretaria dell’ex ministro Sandro Bondi che ha fatto causa per poco meno di 20 mila euro.
Ma i conti più salati sono quelli presentati al partito dalle imprese fornitrici.
Solo per dirne qualcuna: a Eginformativa Progetti speciali Srl — che ha gestito per anni il sistema informatico del partito nella storica sede romana di via dell’Anima — vanta crediti per oltre 490 mila euro; Telecom Italia per 356 mila euro; e la Immobiliare Matisse Srl per altri 155 mila circa.
Se, come in questo caso, il debitore è insolvente la legge permette di recuperare i soldi dai suoi debitori. E così è partita la corsa a pignorare i conti nelle banche o qualsiasi altra somma dovuta al partito. Chi arriva primo, vince.
Forza Italia rischia il blocco dei 163 mila euro depositati presso Poste Italiane o i 194.491 mila in Banca Prossima, la Camera ha dato l’ok per altri 5.800 euro e via dicendo.
Potranno essere pignorati anche i fondi pubblici, come i 394 mila euro che il ministero dell’Economia deve versare a Fi come quota del 2 per mille. Tutti hanno acconsentito, l’unico a negare di essere un debitore del partito è stato Silvio Berlusconi.
Le richieste ammontano a circa 2 milioni di euro ma in cassa c’è meno della metà di quella cifra.
Il disastro nasce da lontano.
Dal 2008 Forza Italia ha chiuso tutti i bilanci in perdita: il passivo è passato da 6 ai 100 milioni del 2016 e deve 5,6 milioni ai fornitori. Berlusconi ha dato una mano accollandosi i debiti con le banche (Unicredit, Mps etc.) e ora, con 90 milioni, è il più grande creditore del partito.
A fine 2015 sono stati licenziati gli 81 dipendenti. La situazione è tragica. Non lo nega Alfredo Messina, tesoriere di Fi: “Soldi in cassa non ci sono — spiega al Fatto — Abbiamo già avviato solleciti ai parlamentari affinchè versino la loro quota di indennità ”. Pagherete gli ex dipendenti? “Ci impegniamo a pagare tutti. A oggi, a lavorare nel partito siamo rimasti in tre…”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Ottobre 6th, 2017 Riccardo Fucile
LA TARANTINA ROMINA AXO E’ ANCHE CONSIGLIERA DELL’ORDINE DEGLI AVVOCATI … DEFINIVA “DI RAZZA INFERIORE” LA DONNA DOMENICANA CHE CONVIVEVA CON IL FRATELLO
L’avvocata Romina Axo, consigliera dell’Ordine degli avvocati di Taranto e responsabile provinciale del dipartimento marketing territoriale di Forza Italia, è indagata dalla Procura di Taranto per maltrattamenti in famiglia a sfondo razzista. Secondo l’accusa, messa nero su bianco dalla pm Rosalba Lopalco, l’avvocata ha maltrattato la convivente del fratello, una donna di origini dominicane, coprendola di insulti anche davanti alla figlia minore, definendola “di razza inferiore” e accusandola di essere “amante di narcotrafficanti”.
Secondo quanto riportato nel capo d’accusa della Procura, l’avvocata ha più volte pronunciato frasi offensive e discriminatorie all’indirizzo della ex cognata, dicendole di “essere una vergogna, dannosa per la sua attività politica in Forza Italia e per la sua attività professionale in qualità di consigliera dell’Ordine degli avvocati di Taranto”. La professionista avrebbe accusato la donna di “lasciare la figlia in mani straniere”, facendo riferimento alla cerchia di amici connazionali, e di essere “la rovina della sua famiglia”, dicendole inoltre di “aver messo al mondo figli come conigli per beneficiare dei vantaggi offerti agli stranieri”.
Nel capo di imputazione sono riportate altre frasi ingiuriose che l’avvocata Axo avrebbe pronunciato insieme col fratello nei confronti della donna, dalle accuse di essere collegata con “narcotrafficanti di cui era amante” a giudizi negativi sulla sua “razza”, definita come incline alla prostituzione, fino a qualificarla di “razza inferiore”.
Tra le accuse c’è anche quella di aver applicato sull’uscio di casa una telecamera per controllare i movimenti della donna, che viveva nell’appartamento accanto, “costringendola a una esistenza improntata alla sofferenza psicologica e alla umiliazione”.
La donna, inserita nel nucleo familiare fin dal 2013 e convivente fino al 2015, ha denunciato di aver subìto da parte del compagno maltrattamenti dopo la rottura del rapporto, ricevendo offese abituali con espressioni “con finalità di discriminazione e odio etnico” riguardanti le sue origini e il colore della sua pelle.
“Sei un gatto nero che porta solo sfiga”, una delle frasi riportate nel capo d’accusa nei confronti dell’indagato. E ancora, riferimenti a prostitute e alle “donne del tuo paese che si fanno mettere incinte per sfruttare gli italiani”.
(da agenzie)
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Ottobre 1st, 2017 Riccardo Fucile
ANDREA RECCIA SUBENTRA A UN DIMISSIONARIO: ARRESTATO CON 113 PACCHI DI MARIJUANA ERA IL CAPOLISTA DI FORZA ITALIA
Ieri il consiglio comunale di Recanati ha votato per il subentro in assemblea del geometra Andrea
Reccia, 63 anni, al posto di Franca Maria Galgano, dopo il rifiuto di un altro non eletto, Vitangelo Paciotti.
Una scelta di routine, se non fosse che Reccia, capolista di Forza Italia alle comunali e secondo dei non eletti, ha tutti i requisiti di eleggibilità , visto che non ha condanne passate in giudicato.
Ma un problema c’è lo stesso: Reccia è stato arrestato nella notte tra il primo e il 2 settembre dalla guardia di finanza a San Benedetto nell’ambito di un maxi sequestro di marijuana, oltre 2 tonnellate.
È finito in carcere insieme a un albanese di 24 anni. Entrambi erano stati intercettati alla foce del fiume Tronto, dove il blitz dei finanzieri era scattato durante le operazioni di scarico di un maxi carico di marijuana proveniente dell’Albania.
Ora Reccia dovrà fare sapere nero su bianco se accetta o meno l’incarico, con l’incognita però di un intervento della prefettura, che potrebbe sospenderlo per effetto della legge Severino.
Reccia è di origini napoletane, si è stabilito a Recanati da alcuni anni e risulta titolare di due piccole imprese edili.
Il Fatto Quotidiano racconta che la GdF lo aveva pizzicato mentre incontrava, alla foce del fiume Tronto, al confine tra Marche e Abruzzo, un gruppo di presunti trafficanti giunti con un gommone.
La merce di scambio, considerando soltanto quella recuperata, erano 113 pacchi di marijuana: oltre 2,3 tonnellate di droga che il geometra stava per caricare su un furgone, in piena notte, assieme a un complice di 24 anni.
I trafficanti erano riusciti a scappare con il gommone fino alle acque croate, eludendo l’intervento delle Fiamme Gialle, ma Reccia era finito in manette.
Andrea Reccia è finito in isolamento nel carcere di Marino del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno: lì tra pochi giorni gli verrà notificata la sua nomina a consigliere comunale di Recanati.
Quella del Comune è stata poco più di una ratifica d’ufficio e, scrivono i giornali locali, la procedura prevede che dopo la sua eventuale accettazione la prefettura lo sospenderà in base alla legge Severino.
L’ex candidato sindaco che Reccia appoggiava, Simone Giaconi, ha detto che il consigliere ha tradito la fiducia dei maceratesi che l’hanno votato.
In silenzio invece è rimasta Forza Italia.
(da “NextQuotidiano“)
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Agosto 21st, 2017 Riccardo Fucile
SILVIO GONGOLA: SOLO TRA GIUGNO E LUGLIO I FORZISTI HANNO GUADAGNATO 300.000 EURO
I conti di Forza Italia sorridono, quelli di chi ha abbandonato Silvio Berlusconi un po’ meno.
Come a dire che la lontananza dall’ex Cavaliere ha tutt’ora conseguenze importanti, anche economiche. In Parlamento di sicuro.
Per quel che riguarda Forza Italia, con l’appressarsi delle elezioni, il noto effetto-calamita del Caro Leader ha prodotto cospicui ritorni a casa, con giovamento della cassa azzurra. Poichè infatti ogni deputato vale 49 mila euro annui di contributi da parte di Montecitorio, l’adesione a Fi di sette transfughi solo tra giugno e luglio significa all’incirca un guadagno di 300 mila euro fino a fine legislatura per il gruppo guidato da Renato Brunetta, che adesso in totale vale quasi tre milioni di euro (2 milioni e 793 mila secondo un preciso calcolo realizzato dall’agenzia Adnkronos).
Va ancora meglio a Palazzo Madama: ogni senatore vale 59 mila euro di contributi annui in favore del gruppo d’appartenenza, dunque l’innesto di sei eletti negli ultimi dodici mesi porta un incremento di 350 mila euro al gruppo forzista, per un totale di 2,5 milioni di euro.
Più o meno le stesse cifre vanno invece sottratte ai gruppi di Area Popolare – Nuovo Centrodestra, che negli ultimi tempi hanno subito forzosi dimagramenti.
In generale, il divorzio da Silvio appare economicamente nefasto. Vedasi ad esempio Direzione Italia di Raffaele Fitto: pur contando undici deputati, non è titolare di un gruppo parlamentare (sta nel Misto) e già solo per questo incassa la metà del gruppo di Fratelli d’Italia, che pure ha lo stesso numero di deputati.
(da “L’Espresso”)
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Agosto 9th, 2017 Riccardo Fucile
POI SI SCOPRE CHE GLI ASSISTITI SONO APPENA 30, LO SPOT E’ UNA TANTUM E LA SPESA E’ PER UN PASTO… SOLO PANE, PASTA, POMODORO, OLIO E TONNO: PERCHE’ NON LI INVITANO AD ARCORE E NON LI OSPITANO A CASA LORO?
Il centrodestra a Bologna ha scoperto che esistono i poveri, quelli che normalmente scansano quando li vedono per strada e magari chiedono una moneta.
Ma nell’Italia dell’avanspettacolo uno spot val bene il rischio di farsi contaminare dalla società reale.
L’iniziativa è di Forza Italia, e le due associazioni “Centrodestra per Bologna” e “Riprendiamoci Bologna”, ed è destinata a chi è talmente povero “da non potersi garantire i viveri essenziali come pane, pasta, pomodoro, olio e tonno”.
Destinato ai poveri, “ma solo se italiani”: chi se ne frega se hanno la cattiva abitudine di mangiare una volta al giorno anche gli altri.
Per fare del bene – ha puntualizzato il consigliere comunale di Forza Italia Marco Lisei – non è necessario occupare delle caserme”, riferendosi al centro sociale Là bas, sgomberato ieri dalla ex caserma Masini di via Orfeo, che aveva creato iniziative per i bisognosi.
E qui viene da ridere: ma come, avete votato una candidata sindaca leghista che ha frequentato per anni, servendo pure la birretta, il centro sociale Link, e state a polemizzare con le vostre origini?
Ma quanti sarebbero i beneficiari? Dopo una grande diffusione di volantini e mail, appena trenta.
Moltiplicato per il costo del kit di sopravvivenza per un giorno ( pane. scatola pelati, olio, pacco di pasta e scatoletta di tonno) che non arriva a 10 euro, lo spot costa a essere generosi 300 euro, meno di un spazio in una Tv locale.
La chiosa finale è una chicca: “una volta consegnata la prima scatola di alimenti saranno i volontari a decidere se continuare ad aiutare le persone che ne fanno richiesta”.
Come dire: arrivederci a mai più.
Era meglio un invito a cena ad Arcore, almeno c’era il risotto.
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Giugno 17th, 2017 Riccardo Fucile
LA DEPUTATA ERA PASSATA AL GRUPPO MISTO DOPO APPENA UN MESE DALL’ELEZIONE… TORNA ANCHE L’EX FITTIANO ROCCO PALESE
Dal Movimento 5 stelle a Forza Italia. Il salto che nessuno dall’inizio della legislatura aveva osato fare, lo firma la deputata Vincenza Labriola.
Ex grillina e fuoriuscita dal gruppo autonomamente già a giugno 2013 (a meno di un mese dall’ingresso in Parlamento), è stata per quattro anni nel Misto.
Fino a qualche giorno fa quando, dopo un incontro addirittura con Silvio Berlusconi e con il capogruppo a Montecitorio Renato Brunetta, ha deciso di aderire a Fi. “Aderisco”, ha annunciato su Facebook la stessa Labriola, “per dare ulteriore impulso alle battaglie di civiltà che dall’inizio della legislatura conduco per la mia Taranto. Ho condiviso con il presidente Berlusconi e con il presidente Brunetta un progetto di rilancio per il capoluogo ionico certa che un impegno concreto e corale a favore di una città che da troppo tempo vive in condizioni di grave emergenza, possa facilitare prospettive di reale cambiamento”.
L’ex Cavaliere, da sempre avversario politico dei 5 stelle, ha applaudito alla scelta della Labriola. “E’ una decisione particolarmente significativa”, ha detto in una nota, non soltanto perchè è “una donna che ama con passione la propria città e il proprio territorio, ma perchè, eletta con il Movimento 5 stelle, si è resa conto nella quotidianità del lavoro parlamentare che il vero cambiamento, la vera capacità di rinnovare la politica, sta invece in Forza Italia”.
E ha quindi detto che con l’aiuto della deputata, Forza Italia si concentrerà sulle battaglie per far rinascere Taranto: “Con Vincenza faremo battaglie importanti per una delle città del mezzogiorno che più hanno sofferto della cattiva politica in questi anni. Le vicende dell’Ilva, sia sul piano dell’occupazione che su quello della tutela della salute, hanno fatto molto parlare di una città che merita ben altro. Il fatto che parlamentari di valore come molte altre persone nel Paese, guardino a Forza Italia con speranza e fiducia conferma che le nostre battaglie di libertà , contro l’oppressione fiscale, l’oppressione burocratica, l’oppressione giudiziaria possano essere condivise dalla maggioranza degli italiani”.
Nei giorni scorsi anche l’ex fittiano Rocco Palese è tornato in Forza Italia e sono attese nuove adesioni.
Ad un passo da Fi sarebbe anche la deputata Nissoli Angela Rosaria Fucsia, eletta nel 2013 nelle liste ‘Con Monti per l’Italia’ nella circoscrizione italiani all’Estero ‘America settentrionale e centrale’.
Tra i corteggiati dal Cav pure i deputati di Scelta Civica, Valentina Vezzali e Angelo Antonio D’Agostino; Mauro Ottobre del gruppo Misto a Montecitorio.
In serata, con l’innesto di Labriola, il gruppo di Fi alla Camera guidato da Renato Brunetta è salito a quota 52.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 15th, 2017 Riccardo Fucile
PAOLO ROMANI RISPONDE A ZANDA E RILANCIA L’IDEA DI UN FRONTE ANTI M5S
Dopo l’intervento del capogruppo del Pd al Senato, Luigi Zanda, in cui l’esponente dem ha delineato un fronte anti Movimento 5 Stelle con il supporto inevitabile di Forza Italia, è uno degli esponenti di spicco del partito di Silvio Berlusconi, il capogruppo al Senato, Paolo Romani, a tracciare, in un’intervista al Foglio, il manifesto di Fi per dialogare con il Pd.
“C’è una questione da risolvere e cioè l’apertura di una dialogo tra forze che hanno oggettivamente un problema comune: il movimento antisistema e antidemocratico dei Cinque stelle”, spiega Romani, secondo cui il primo tema concreto su cui Fi e Pd possono trovarsi è la legge elettorale.
“Oggi – dice – c’è una situazione che non si era mai verificata prima; esiste un sistema tripolare e quindi quel principio di governabilità nel quale abbiamo creduto noi, e nel quale ha creduto anche Renzi, deve coniugarsi con il concetto di rappresentanza. Avendo tendenzialmente un obiettivo comune, quello di rendere più snelle ed efficienti le istituzioni, i partiti hanno il dovere di risolvere il problema della legge elettorale”.
Romani trova “sterile questo dibattito Mattarellum sì-Mattarellum no, Italicum sì-Italicum no”, ma ci sono quattro punti su cui il partito e il Pd possono ragionare per trovare un’intesa. Primo: “Vogliamo le preferenze o riteniamo che siano un sistema che manda in Parlamento il peggio di questo Paese perchè figlio dei voti di scambio? Se si sceglie il sistema non delle preferenze la soluzione è il collegio uninominale o plurinominale; ambedue i sistemi sono ammessi dalla sentenza della corte”.
Sul secondo punto, Romani dice: “siamo nelle condizioni di aprire al sistema della coalizione? Il centrodestra una una sua storia che non può essere sintetizzata nel famoso listone e che peraltro darebbe alle segreterie di partito il compito di fare delle scelte, anzichè farle fare agli elettori”. Il terzo punto evocato è quello delle soglie. “Va bene il 40%? Coalizione al Senato o alla Camera? Se il sistema elettorale prevede un premio di maggioranza nazionale probabilmente ci dovrà essere anche al Senato che dovrebbe o potrebbe essere su base regionale”.
Quarto punto da affrontare, il meccanismo di proporzionalità . “In un sistema tripolare – dice Romani – non potendo un premio di maggioranza consegnare a un partito del 30% il 55% dei seggi , perchè sarebbe sanzionato, ci vuole un metodo proporzionale, in nome del principio della rappresentanza”. “Siamo a dieci mesi dalle elezioni – avverte Romani – e il Parlamento ha bisogno di risolvere questo problema”.
(da “Huffingtonpost”)
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