Giugno 10th, 2014 Riccardo Fucile
“SILVIO MI HA CHIAMATO, E’ DISPIACIUTO”… MARTEDI’ L’UFFICIO DI PRESIDENZA DI FORZA ITALIA
Niente sa essere beffardo come la politica. E crudele. Di certo, Alessandro Cattaneo la penserà così per tutta la vita.
Lui, ex sindaco di Pavia a 35 anni, battuto a sorpresa da Massimo Depaoli, professore di liceo, che correva nelle liste democratiche.
Un autentico choc. E poco può consolarlo il fatto che ovunque guardi in Lombardia, trova un paesaggio politico cambiato: dove per decenni sventolavano le bandiere del centrodestra, ora ci sono nuove amministrazioni dell’opposta sponda che iniziano a prendere le misure.
Ma qui sembrava impossibile. Perchè Cattaneo era il vincitore certo. Giovane nella nuova era della politica giovane, soltanto nel gennaio scorso, soltanto cinque mesi fa, era stato eletto a furor di popolo il sindaco più amato d’Italia.
L’indagine di Ipr marketing per il Sole 24ore gli aveva attribuito un gradimento del 67 per cento.
E poi al primo turno aveva staccato di 10 punti l’avversario. E poi dava risalto nazionale a Pavia da quando era salito alla ribalta come portavoce dei «formattatori» del Pdl, i giovani che volevano che il partito si aprisse a un maggior ascolto della base. «Beh, direi proprio che l’esperienza di queste elezioni dimostra proprio che il partito resta ancora da radicare».
Di analisi, Cattaneo per il momento non ne fa: «Che cosa le devo dire? È la dimostrazione che una cosa è rispondere a un sondaggio, un’altra cosa è farsi votare in un rovente secondo turno a scuole chiuse».
Normale, però, che sia stata una brutta delusione: «Normale… – osserva Cattaneo – Sì, normale. Dall’altra parte però mi chiedo che cosa avrei dovuto fare. E la risposta è che ho la coscienza a posto, ho fatto tutto quello che potevo».
E in effetti, il centrodestra ora si lecca le ferite in tutta la Lombardia. Che era con il Veneto la roccaforte del centrodestra, e ora ha dato Bergamo, Cremona e Pavia ai Democratici.
Come la stragrande maggioranza dei comuni dell’hinterland milanese. Persino i comuni della bianca Brianza ora guardano a sinistra. «Ma sì, credo che siano stagioni storiche. E poi, gli elettorati. Un sacco di gente mi diceva “Sei bravo, il migliore che abbiamo avuto. Però, io sono di sinistra e voterò a sinistra”.
Mentre quelli di centrodestra mi dicono “sei bravo, ma stamattina c’era un cestino gettacarte pieno. E quindi non ti voto”».
Ma il cambio di stagione a Pavia non si sentiva? «Io ho cominciato a preoccuparmi con le Europee, con il Pd al 42% e Forza Italia al 17%. Inevitabile il pensare che qualche influsso ci sarebbe stato anche a Pavia».
Silvio Berlusconi si è fatto sentire: «Sì, in effetti era abbastanza dispiaciuto anche lui, proprio per il quadro complessivo che è emerso da queste elezioni. Ma avremo tempo per parlarne domani (oggi) durante l’ufficio di presidenza di Forza Italia».
Sì perchè Cattaneo, oltre ad essere il vicepresidente dell’Anci è anche uno dei componenti dell’ufficio di presidenza del partito.
Ma oggi Cattaneo non vuole recriminare. Certo, ribadisce che «di un partito c’è bisogno. Altrimenti la gente se ne va in spiaggia. E poi, purtroppo da noi c’è stato un certo calo della Lega, che al primo turno ha preso soltanto il 6 per cento».
E così, l’ex sindaco sarà il rappresentante dell’opposizione in consiglio comunale. Eppure, ancora deve capire: «Lei provi a fare un giro per Pavia. Non avrà la sensazione di un’aria così cambiata. Ho visto un servizio in televisione in cui su dieci cittadini interpellati, otto parlavano bene del mio mandato».
Ma allora che cosa è? «È questa rabbia, questo clima incredibile di ostilità . Un tempo, l’essere il sindaco uscente era un indubbio vantaggio. Oggi, è il contrario. È diventato un handicap».
Cattaneo si ferma un attimo: «Prenda Andrea Romizi a Perugia. La sua vittoria è un bel segnale per noi. Ma io credo che anche per lui abbia vinto la logica del voto contro, figlio di un clima incredibile da caccia alle streghe. Con continue recriminazioni da parte di chi poi nemmeno vota».
Marco Cremonesi
(da “il Corriere della Sera”)
argomento: Forza Italia | Commenta »
Giugno 9th, 2014 Riccardo Fucile
RIPARTE LO SCONTRO INTERNO DOPO I RISULTATI DELLE AMMINISTRATIVE
Seempre più teso il clima dentro Forza Italia dopo i risultati dei ballottaggi delle elezioni
amministrative.
La sconfitta di Alessandro Cattaneo a Pavia, uomo che Berlusconi avrebbe voluto come reclutatore di volti nuovi per i forzisti, è destinata a creare nuovi malumori in seno al partito.
Le vittorie a Padova, Perugia e Potenza, dove però in due casi su tre i candidati non sono di Forza Italia, non sembrano placare il duello interno, che vede ancora in prima linea Raffaele Fitto e Mara Carfagna.
L’ex ministro della Pari opportunità non usa giri di parole: “E’ necessario affrontare, con coraggio, un percorso di rifondazione del nostro partito che sia in grado di dare nuova linfa al nostro rapporto con i cittadini. Questo non è il momento di difendere il potere, ma il momento di ricordarsi che in una democrazia rappresentativa questo potere ci è concesso dal popolo. E va utilizzato per il popolo” afferma Mara Carfagna nell’ultimo editoriale di Thinknews, il quotidiano online che dirige.
Sulla stessa linea della Carfagna interviene Raffaele Fitto, recordman di preferenze alle europee.
In un tweet Fitto annuncia la cancellazione di una sua manifestazione a Napoli prevista per il 13 giugno, dopo che il coordinatore regionale Domenico De Siano aveva fissato un appuntamento per lo stesso giorno, sempre nella città partenopea, con la presenza di Giovanni Toti.
“Lavoro per unire”, spiega Fitto, che sul suo blog afferma di aver appreso dai giornali della manifestazione convocata da De Siano. “Devo dire che ci vuole una certa fantasia, da parte del gruppo dirigente campano e non solo, per organizzare a Napoli una manifestazione post-europee, omettendo di invitare il capolista nonchè il candidato più votato” aggiunge Fitto, che, per evitare “di alimentare una gara sterile di bandiere e presenze”, annuncia la cancellazione della sua manifestazione.
L’intervento di Fitto, subito ritwittato da Mara Carfagna, è destinato ad alimentare nuove polemiche in Forza Italia, dove in mattinata anche Renata Polverini, altra esponente critica verso la dirigenza azzurra, ad Ominibus su La7, è tornata sul dibattito interno: “Si deve provare ad animare la democrazia anche in Forza Italia” ha spiegato l’ex presidente della regione Lazio
Il ballottaggio alle amministrative è anche lo spunto per una riflessione del consigliere politico di Forza Italia Giovanni Toti, che non nasconde la delusione per il risultato dei ballottaggi al nord, molto negativo per il centrodestra.
“Per Forza Italia esiste una questione settentrionale, bisogna intervenire sullo sviluppo e sulla questione morale che hanno inciso profondamente” ha affermato Toti presente all’assemblea generale di Assolombarda.
Secondo Toti sul voto “hanno inciso gli scandali di Expo e Mose che non hanno coinvolto solo noi”.
“L’elettorato”, ha sottolineato, “ci ha dato un segnale chiaro e non è andato a votare: dobbiamo correre ai ripari e correre rapidamente”.
Secondo Michaela Biancofiore i problemi di Forza Italia si risolvono ripartendo da Berlusconi: “Ripartiamo da lui e da questa certezza per ridisegnare linea politica, fare emergere energie fresche e nuove dai territori, riconquistare quel consenso che non è passato ad altri ma è rimasto a casa in attesa del rilancio della nostra rivoluzione liberale”.
Il futuro del centrodestra è stato l’oggetto di un intervento del governatore leghista della Lombardia Roberto Maroni: “Bisogna convincere i nostri ad andare a votare e la sfida è di rinnovare il centrodestra”.
Maroni non esclude la necessità di un cambiamento della leadership della coalizione, ma specifica: “Prima bisogna far capire che siamo rinnovati”
(da “La Repubblica“)
argomento: Forza Italia | Commenta »
Giugno 9th, 2014 Riccardo Fucile
SI PENSA AL DOPO ELEZIONI: “CON LA LEGA FUNZIONA”… IL VOLTO NUOVO ROMIZI CONQUISTA PERUGIA
«Fino a oggi mi sono morso la lingua per evitare danni ai ballottaggi. Ma da oggi la priorità sarà
chiuderla con questa storia delle liti interne. In un modo o nell’altro. Perchè questi dissidi ci fanno perdere voti di sicuro».
All’una di notte, Silvio Berlusconi e quelli della sua cerchia ristretta invocano un time out.
Qualcuno si lascia scappare che «poteva andare molto peggio». Qualcun altro esalta «l’asse con la Lega» ma ricorda che alla fine «abbiamo vinto solo dove c’erano i candidati di Salvini». Altri ancora segnalano che «contro il Pd in molte città sembra che i grillini abbiano votato per noi (Potenza e Perugia) mentre i nostri hanno votato per i grillini (Livorno)».
Il resto, e cioè la maggioranza, rimanda ogni commento a stamattina.
Perchè quello che l’ex premier e i suoi hanno davanti agli occhi in piena notte è un puzzle di cui è difficilissimo comporre i pezzi.
A Pavia c’è il tonfo di Alessandro Cattaneo, che solo qualche settimana fa era stato elevato al rango di dirigente nazionale di Forza Italia.
Al contrario, a Padova il leghista Massimo Bitonci rovescia il risultato del primo turno e sottrae al centrosinistra la giunta comunale.
A Bergamo, invece, l’asse col Carroccio si sbriciola, e a sorridere è Giorgio Gori. Mentre a Perugia, inaspettatamente, il centrodestra si presenta a un improvviso appuntamento con la storia e conquista col giovanissimo Andrea Romizi la roccaforte rossa da sempre.
Carta che vince, carta che perde. Gioie inaspettate da un lato, dolori cocenti dall’altro. Il tutto così, in una rapida sequenza che vede il fronte berlusconiano lasciarsi scappare Biella e Vercelli, Verbania e Cremona, e – dall’altro lato – conquistare Potenza (grazie ai voti del M5S) recuperando quasi trenta punti.
Senza dimenticare che a Cesano Boscone, uno dei posti che suo malgrado l’ex Cavaliere frequenta di più, alla fine la spunta il Pd.
«Questo voto dimostra che c’è bisogno di facce nuove», dicono nella cerchia ristretta di Berlusconi segnalando l’ecatombe di molti sindaci che si fermano al primo mandato.
Ma basteranno il miracolo padovano e l’impresa perugina per risollevare l’umore dell’ex Cavaliere? Difficile dirlo. «Dobbiamo ricompattare il partito», è l’ordine di scuderia che da domattina partirà da Arcore.
Fuor di metafora, insomma, l’ex premier ha intenzione di prendere di petto la voragine interna che s’è aperta dopo il consolidamento dell’area che fa capo a Raffaele Fitto.
Ha due date cerchiate in agenda, Berlusconi.
La prima è il 10 giugno, e cioè domani, quando andrà in scena un ufficio di presidenza di Forza Italia che all’ordine del giorno, però, ha solo questioni di bilancio.
Il timore è che gli uomini dell’ex governatore pugliese, pronto a volare a Bruxelles dopo il bagno di preferenze del 25 maggio, possano provocare in extremis un confronto sulle primarie.
«E questo va evitato a tutti i costi», è l’adagio più gettonato tra i berlusconiani ortodossi.
Ancora più complicata, almeno per il momento, è la «pratica» del 17 giugno, venerdì, quando a Napoli sono (ancora) in programma due manifestazioni contrapposte.
Nella prima, quella «ufficiale», sfileranno Toti, il coordinatore regionale De Siano e – chissà – magari anche Francesca Pascale.
Nella seconda, che era stata organizzata prima, il protagonista sarà Fitto, che ringrazierà i suoi elettori.
Ieri pomeriggio, qualcuno ha lasciato intendere all’ex Cavaliere che, alla fine, l’eurodeputato pugliese avrebbe fatto marcia indietro. E, in effetti, dal partito campano è partito un pressing all’indirizzo di Fitto perchè rinunciasse alla sua kermesse.
Fatto sta che l’ex governatore – raggiunto al telefono da un amico – ha chiarito che «no, per adesso nessuna marcia indietro, sto avendo le conferme dai pullman che verranno alla mia iniziativa che infatti, al momento, è confermata».
Possibile che il mister preferenze del Sud Italia aspetti un gesto del «Presidente» per bloccare la sua iniziativa? Possibile.
Perchè, in caso contrario, venerdì a Napoli andrebbero in scena le prove generali di un qualcosa che assomiglia tanto a una scissione.
Tommaso Labate
(da “il Corriere della Sera”)
argomento: Forza Italia | Commenta »
Giugno 7th, 2014 Riccardo Fucile
NESSUN NUOVO LEADER ANTI-RENZI, BERLUSCONI NON VUOLE SAPERNE DI ABDICARE
Follow the money, consigliava la gola profonda del Watergate, seguire i soldi per capire che succede, «segua i soldi», ripete oggi la gola profonda azzurra, e sia, in Forza Italia si parla di questo, non della leadership futura.
Segui i soldi per capire perchè Sandro Bondi se n’è andato e adesso appare sollevato da un peso.
Segui i soldi, perchè ora che la cassa è vuota e «siamo con l’acqua alla gola», s’è doluto Silvio Berlusconi, la tesoreria del partito è finita in mano a Maria Rosaria Rossi, la badante del Capo.
Segui i soldi per decifrare le mosse di Denis Verdini, il senatore toscano amico di vecchia data di Matteo Renzi: lui più ancora che il partito, è a corto di liquidi. Non ha più la banca, alcune società sono sotto sequestro, dopo mesi di feroci litigi si è ricongiunto alla Rossi e a Francesca Pascale, per stare vicino a Berlusconi e ai suoi affetti più cari, la cassa.
Per ottenere l’obiettivo ha mollato Raffaele Fitto, autonomo e super-votato candidato forzista alle europee, il nuovo nemico del cerchio magico di Arcore.
E pazienza se la ricerca di un anti-Renzi nel centrodestra non risulta neppure cominciata.
Fosse per Verdini e chissà , per Berlusconi, non inizierebbe mai.
Scene di un pomeriggio a Montecitorio. Il leghista Matteo Salvini, insolitamente a Roma, conferisce con Umberto Bossi in cortile, ed è un’oasi di tranquillità nel panorama terremotato del centro-destra.
In fondo, Salvini ha combattuto la sua battaglia, ha messo in minoranza il padre fondatore travolto dallo scandalo e guarda alle prossime tappe.
Mentre in Forza Italia si accapigliano su congressi, primarie, senza spezzare il tabù: basta con Berlusconi.
Si prepara l’ufficio di presidenza per il prossimo 10 giugno, dopo i ballottaggi, l’inquieto Fitto lo vorrebbe trasmettere in streaming, l’unica volta che è successo andò malissimo, con Gianfranco Fini in piedi a gridare «che fai, mi cacci?» contro il Cavaliere, l’inizio del disastro.
Eppure era un Pdl vincente che aveva conquistato quasi tutte le principali regioni e governava il Paese con la sinistra dilaniata, figuriamoci ora che le parti sono rovesciate. E che al posto dei finiani ci sono i fittiani.
«Bisognerebbe uscire dal nostro psicodramma, aprirci all’esterno, fare i conti con la novità Renzi che cambia tutto. E invece siamo in una dinamica di corte. Sciacallaggio», sospira la gola profonda azzurra che come sempre in questi casi non è una sola persona ma un sentire collettivo.
I numeri delle elezioni europee del 25 maggio sono stati catastrofici per le due anime dell’ex armata berlusconiana, di lotta e di governo.
A Brescia, una roccaforte, la città dell’ex ministro Mariastella Gelmini, Forza Italia ha conquistato un misero 14 per cento e l’Ncd di Angelino Alfano il 3,8, mentre il Pd è a un passo dalla maggioranza assoluta, il 46 per cento.
A Roma città , le due liste degli ex berlusconiani insieme non fanno il 16 per cento. Meglio al Sud, ma a trainare la lista di Forza Italia c’era l’odiato Fitto, mentre l’Ncd è una costola dell’Udc di Pier Ferdinando Casini, i 378mila voti raccolti sono merito dei centristi, senza l’apparentamento il partito di Alfano sarebbe andato sotto il due per cento.
Chi si azzarda a parlare di anti-Renzi, in questo momento?
A frenare la marcia trionfale del premier ci pensa Roberto Calderoli, con il suo carrello di migliaia di emendamenti sul testo di riforma del Senato, la Lega nell’attuale Parlamento è minuscola ma rinvigorita dal risultato elettorale, Salvini mira a egemonizzare il corpaccione berlusconiano con i referendum e il suo movimentismo, è pronto a correre alle primarie per la leadership della coalizione se mai si faranno, non ha più bisogno dell’emendamento salva-Lega nella legge elettorale, come appena due mesi fa.
Ad averne disperata necessità , semmai, sono gli alfaniani. Con quelle percentuali, se vigessero ancora le regole della vecchia politica, difficilmente potrebbero conservare tre ministeri-chiave come l’Interno, le Infrastrutture e la Salute.
Invece non succede nulla, per Renzi il problema è superato in partenza, mai in tre mesi di governo si è fatto fotografare accanto a un ministro dell’Ncd, mai Alfano ha messo piede nella sala delle conferenze stampa di Palazzo Chigi.
Quando il premier ha visitato l’Expo milanese Maurizio Lupi era a distanza, e meno male che i rapporti personali tra i due sono ottimi.
La caccia all’anti-Renzi vede fuori gioco, almeno per ora, Alfano, indeciso se tornare a casa, ad Arcore, o rassegnarsi a un destino da cespuglio di destra del renzismo. L’operazione Ncd è fallita, alle prossime elezioni rientreranno in pochi fortunati, qualcuno è governativo per convinzione (Gaetano Quagliariello, Beatrice Lorenzin, Nunzia De Girolamo), il resto dei peones torna a guardare in direzione di Forza Italia, dove si spera nel fatto nuovo, un colpo di scena, una classe dirigente più accogliente di quella che circonda Berlusconi.
Il triumvirato composto da Francesca Pascale, Mariarosaria Rossi e Alessia Ardesi, la portavoce della fidanzata di Silvio, con il contorno del racconto sulle imprese di Dudù «che sta facendo finire la nostra storia nel ridicolo», impreca un deputato forzista, e dei veleni a mezzo stampa verso i pretendenti al trono azzurro.
A partire da Fitto, su cui si abbatte la maledizione di Berlusconi: «Mi vuole commissariare, mi giudica morto».
L’idea di votare su un documento firmato da Berlusconi e di creare, per la prima volta nella storia del partito azzurro, una maggioranza e una minoranza non ha seguito neppure tra i critici, «perchè da noi le minoranze non hanno mai avuto vita lunga», sospira un fittiano.
Servirebbe un’abdicazione modello Juan Carlos, e senza indicazione dell’erede, una stagione repubblicana nel centro-destra per scegliere una strategia e un leader che contrasti Renzi-pigliatutto.
E invece i sudditi si ribellano, ma il monarca di Arcore preferisce trattare in prima persona la resa con Renzi, una rendita di posizione che gli consenta di atteggiarsi a padre della patria, indispensabile per riscrivere la Costituzione. Apprezza le bordate del premier contro la Rai, lui non avrebbe saputo fare di meglio, a beneficiarne è la sua Mediaset.
Un ritorno all’ispirazione originaria, venti anni fa era entrato in politica per questo motivo. Non ha più la forza di uscire dall’angolo, ma è ancora in grado di bloccare i candidati alla successione: Salvini è un’altra generazione, Alfano si è distaccato, con Fitto è rottura, da Giorgia Meloni si sente distante ideologicamente, di facce nuove come il sindaco di Pavia Alessandro Cattaneo non si fida.
L’unico anti-Renzi che l’ex Cavaliere concepisce è se stesso. Ma con un avversario così il premier fiorentino può durare vent’anni. E il berlusconismo si chiude con un’altra anomalia: dopo aver bloccato per due decenni l’elettorato moderato ora rischia di consegnarlo alla sinistra.
E a una nuova stagione di democrazia bloccata.
Marco Damilano
(da “L’Espresso”)
argomento: Forza Italia | Commenta »
Giugno 5th, 2014 Riccardo Fucile
DOPO GALAN, TOCCA A MATTEOLI… MA LA PROCURA HA ALTRI ASSI NELLA MANICA CHE TIENE COPERTI
E ora la melma della laguna rischia di risucchiare non solo il “sistema” veneto, con i suoi squali affamati
di soldi.
È l’onda che arriva a Roma a terrorizzare Silvio Berlusconi. Che con Galan pose la prima pietra del Mose nel 2003 quando uno era premier e l’altro venerato doge.
Pure Altero Matteoli, ex ministro dell’Ambiente e poi dei Trasporti, è indagato. Ed è solo l’inizio.
Questa è la paura dell’intero quartier berlusconiano: “È peggio dell’inchiesta del G8” dice chi ha dimestichezza con le carte.
Ed è peggio perchè si va oltre il sistema “gelatinoso”. Le parole del gip suonano come il presagio che siamo solo all’inizio: “Tutti hanno un prezzo e tutti hanno presentato il conto”.
La corruzione è “sistema”.
Una parte è già documentata da prove bancarie, riscontri, documenti raccolti dagli inquirenti. Ma è appunto una parte.
Ce n’è tutta un’altra tenuta “coperta”. Per chi conosce la materia sono molti, troppi, gli “omissis” negli interrogatori che lasciano pensare a nuovi filoni di indagine.
Che l’inchiesta sia peggio dell’Expo non è un giudizio solo di Cantone. Ma anche degli azzurri che contano.
Per questo tacciono, non dichiarano, evitano frontali con una procura che vivono come credibile grazie a Nordio e non politicizzata.
La vivono come la madre di tutte le inchieste. E allora eccola la grande paura: “Siamo solo all’inizio – trapela dal bunker – e non si sa dove va a finire”.
Si sa che arriva a Roma, nei palazzi del potere berlusconiano. Basta seguire i soldi, da una parte all’altra dell’Italia.
Mezzo milione, secondo i magistrati, è finito a Marco Milanese. È lui il pulsante che gli imprenditori del Consorzio Venezia Nuova hanno spinto nel 2010 per sboccare i finanziamenti del Cipe, quando il ministero era contrario.
È questo uno snodo cruciale. Perchè, di fronte al primo no del Tesoro, il presidente del Consorzio Giovanni Mazzacurati si attiva per trovare qualcuno che faccia cambiare idea.
Secondo le carte è Galan a portarlo da Gianni Letta, definito, nel corso di un interrogatorio del luglio 2013, “un riferimento molto importante per i nostri progetti”. Nello stesso interrogatorio Mazzacurati rivela che alcune volte Letta lo portò da Berlusconi che voleva sapere a che punto erano i progetti.
Anche la struttura tecnica del ministero di delle Infrastrutture e dei Trasporti e il gabinetto del ministro Matteoli sono informati.
Alla fine arriva a Milanese, grazie al fondatore della Mediobanca del Nord Est, Roberto Meneguzzo, anche lui tra gli arrestati.
Ed effettivamente quando si arriva a Milanese la questione si risolve. Il Cipe adotta la delibera sui finanziamenti alle opere prioritarie, tra cui il Mose. Intervento determinante.
Che consente a Milanese di incassare il suo compenso. Ma è solo l’inizio. Che rappresenta l’insediamento del sistema a Roma, nel cuore dei palazzi del potere berlusconiano.
Ma Milanese non è nè il ministro del Tesoro nè il presidente del Consiglio. E domanda che inquieta è questa: come fa a convincere il governo? Come opera il sistema a Roma?
Secondo quanto risulta all’Ansa, Milanese non è solo. Anche il ministro Matteoli sarebbe entrato nel gioco di dazioni di denaro, in cambio di favori, costruito dall’ex presidente del Consorzio, Giovanni Mazzacurati.
Il suo coinvolgimento non riguarderebbe direttamente le opere del Mose ma altri interventi di carattere ambientale eseguiti sempre dal Consorzio. Insomma, le acque torbide della laguna portano dritti al cuore del governo Berlusconi.
E poi ci sono i soldi di Galan. Per ora non è emerso che sarebbero serviti per finanziare Forza Italia e comunque l’attività politica del suo partito.
Ma nessuno ci mette la mano sul fuoco. “Siamo solo all’inizio”.
E non si sa dove si va a finire.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: Forza Italia | Commenta »
Giugno 4th, 2014 Riccardo Fucile
BERLUSCONI EVITA DI METTERCI LA FACCIA: DIFFICILE GRIDARE AL COMPLOTTO CON UN PROCURATORE COME NORDIO
Il telefono bolle: “Giancarlo, questa storia è incredibile, sono con te. Vedrai che ne verrai fuori”. 
Di telefonate di solidarietà Galan ne ha ricevute a decine, da parlamentari, amici, compagni di partito nel giorno da segnare sul calendario “cum nigro lapillo”.
Ne ha ricevute a decine la sua collaboratrice, l’efficiente Francesca, quando l’ex governatore ha staccato il telefono per mettere a punto, con i suoi avvocati, la dichiarazione diramata alla agenzie sulla questione Mose.
“Mi riprometto, di difendermi a tutto campo nelle sedi opportune con la serenità ed il convincimento che la mia posizione sarà interamente chiarita”.
Tra le tante però la telefonata da palazzo Grazioli non è arrivata, nè da quel cerchio magico con cui il fedelissimo dell’ex premier stava combattendo l’ennesima battaglia contro le primarie.
“Aspettiamo e vediamo” trapela dall’inner circle di Berlusconi. I messaggi pubblici sono al minimo sindacale.
Deborah Bergamini, responsabile comunicazione di Forza Italia, solo all’ora del tramonto dirama una nota per mettere in guardia dalla spettacolarizzazione delle inchieste e dire: “Siamo certi che Giancarlo Galan saprà dimostrare la sua estraneità ai fatti che gli vengono imputati”.
Altri tempi, le crociate contro i processi “mediatici”, la giustizia politicizzata, la raffica di dichiarazioni. Oggi nessuno mette la mano sul fuoco sulla innocenza dell’ex governatore.
Nell’era di Cesano Boscone, franano le antiche certezze garantiste. Non scatta quel riflesso che, di fronte a un qualsiasi atto della magistratura, prima si dava torto ai giudici, poi si leggevano le carte.
Scatta, al contrario, l’imbarazzo. E la paura.
Perchè Galan non è uno qualunque. Prima a Publitalia dalla fine degli anni Ottanta, poi in Forza Italia, è uno che ha passato gli ultimi trent’anni nel cuore dell’Impero berlusconiano.
Un fedelissimo, sempre al fianco del “presidente”. Due anni fa si candidò alle primarie contro Alfano per far saltare l’operazione, d’accordo con Berlusconi. Ora si è schierato contro Fitto.
Sconcertati, sotto shock, i fedelissimi di Berlusconi evitano di mettere la propria faccia sull’ennesima inchiesta.
Evitano i parlamentari che ne parlano sottovoce finita la seduta. “Aspettiamo e vediamo”, è la linea che il “cerchio magico” trasmette alle truppe.
Perchè è l’ora della grande paura sulla nuova Tangentopoli. E perchè le accuse sono enormi. E il retropensiero è che i magistrati non si sarebbero spinti a tanto se non avessero “qualcosa in mano”. Nessuno ci vuole credere, però l’accusa pare circostanziata: “La storia della ristrutturazione della villa, i milioni che avrebbe incassato come fosse uno stipendio. O i giudici sono matti, oppure…”.
Ma nel vuoto attorno a Galan c’è anche una svolta tutta politica, forse anche cinica come solo la politica sa essere.
In Forza Italia, nell’era dei servizi sociali a Cesano Boscone, c’è spazio per un solo Condannato. Tutto il resto è sacrificabile.
Berlusconi si è tenuto alla larga dal commentare su Dell’Utri, si è tenuto alla larga dall’affaire Scajola. Su Galan qualche parola di circostanza. “Non sovrapporre la faccia di Berlusconi a quella di altri casi giudiziari” è la nuova linea del cerchio magico, all’insegna di quel rinnovamento di cui parla Toti in tutte le lingue.
E ora nessuno sa cosa possa succedere: “1X2” dice chi è di casa a Grazioli. Il Pd si è diviso su Giorgio Orsoni. Cosà farà in Aula quando arriverà la richiesta di arresto è imprevedibile. Per qualcuno è prevedibilissimo, visto come si è comportato su Genovese, uno dei suoi. Appunto, è l’ora della grande paura.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: Forza Italia | Commenta »
Giugno 4th, 2014 Riccardo Fucile
RECLUTATO IN PUBLITALIA, PADRE FONDATORE DEL PARTITO, PIU’ VOLTE MINISTRO, PRESIDENTE DELLA REGIONE VENETO… SEMPRE POCO “ORTODOSSO” RISPETTO ALLA LINEA BERLUSCONIANA
“Marcello mi vede e mi fa: ‘Ti stavo aspettando’. A me! Rinunciai al contratto all’Efim da 40 milioni l’anno e accettai di andare a Publitalia per 19 milioni e 200 mila lire lorde l’anno. Un milione e due al mese. E ne pagavo 700 mila d’affitto per un buco davanti a San Vittore”.
Era giovane, allora, Giancarlo Galan, ma Marcello Dell’Utri intravide immediatamente in quel giovanotto dall’imponente statura fisica e dall’altrettanto importante appetito, l’uomo giusto da far crescere al suo fianco nell’azienda di Berlusconi e in vista di più alti incarichi.
E, infatti, Galan, con quell’aria da buontempone sempre pronto a spassarsela, dalla battuta pronta e mai banale, fece breccia immediata nel cuore di un Cavaliere pronto alla discesa in campo politica.
Era il 1993, sei anni dopo il primo incontro con Dell’Utri. E lo stipendio di Galan era nel frattempo lievitato in modo impressionante, dai 19 milioni iniziali ai 416 di quel momento.
Quando, cioè, Silvio Berlusconi in persona gli chiese di aiutarlo ad fondare un partito politico partendo dalla struttura aziendale del Biscione. “Fu come se me lo avesse chiesto il Messia”, racconterà in seguito Galan.
Nacque Forza Italia. E la politica non fu più la stessa.
Ne ha fatta di strada Giancarlo Galan prima di arrivare, quasi in contemporanea con alcuni suoi sodali degli esordi, alla richiesta di arresto della Procura di Venezia per sospetta corruzione nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti per la costruzione del Mose.
Per chi lo conosce, però, un suo coinvolgimento così stretto con l’inchiesta è stata una sorpresa, soprattutto per quel suo essere fuori dagli schemi, “sono iperliberale e iperindividualista”, ha sempre detto di sè, che lo rendeva difficilmente omologabile ai costumi berlusconiani in molte materie, specie quelle giudiziarie.
Invece. Il Cavaliere, d’altra parte, ha sempre avuto grande stima di lui, dei suoi modi affabili da gentiluomo veneto e malgrado la sua autonomia di pensiero che lo ha sempre reso scomodo e piuttosto ingestibile.
Galan, infatti, è stato parlamentare forzista in pratica senza soluzione di continuità dal ’94 ad oggi e più volte ministro dei governi Berlusconi, Politiche Agricole e Beni Culturali, fino alla Presidenza della Regione Veneto.
I segreto di tanto successo? “Aver sempre fatto come gli orsi: stare dove saltano i salmoni e cogliere le occasioni”.
Le similitudini con l’ambiente marino e acquatico sono un’altra peculiarità dell’uomo, appassionato di pesca d’altura (che ha sempre praticato con invidiabile successo), che lo hanno portato anche a definirsi “un tonno”, genere di pesce tra i pochi che ama la vita solitaria e conduce un’esistenza “fuori dagli schemi”.
Per dire: dopo essere diventato Presidente del Veneto, cominciò a battagliare con Roma, più in stile leghista che berlusconiano, arrivando al punto di mandare a dire, all’allora presidente Scalfaro, di non farsi vedere dalle parti di Venezia perchè “non è il benvenuto”.
E’ uno che attacca briga, insomma, Galan. A parte avercela avuta sempre parecchio con Roma, vista come Capitale di ogni nefandezza e inefficienza, l’ex governatore ha sempre litigato ferocemente con Massimo Cacciari e con alcuni colleghi di Forza Italia, come il presidente della Provincia di Padova, Vittorio Casarin, sempre forzista, che lo querelò per alcune battute scritte nel libro “Il Nordest sono io” (Marsilio, pubblicato nel 2008 con Paolo Possamai).
E quando, poi, il Pdl si è diviso in “falchi” berlusconiani e “colombe” alfaniane, si è schierato con i primi, consigliando ai “traditori” un viaggio in Antartide: “A loro, trascorrere qualche giorno con i pinguini, che sono animali fiduciosi, farebbe molto bene”.
Non solo: dentro Forza Italia ha sempre colto l’occasione di marcare la distanza da alcuni colleghi come Giovanardi e Rotondi, dai cui lo distanziano anni luce sul fronte dei temi etici e delle leggi sociali.
Quando, nel febbraio 2014, la Corte costituzionale ha bocciato la legge Fini-Giovanardi sul traffico e il consumo di stupefacenti, in barba all’alzata di scudi di quasi tutto il suo partito, lui se n’è uscito così: “Basta con il proibizionismo, bisogna ristabilire la differenza tra droghe pesanti e leggere”.
Sui gay, per dire, arrivò a smentire pure il Cavaliere in persona che se n’era uscito con l’intemerata “gli omosessuali stanno tutti dall’altra parte”, intendendo, ovviamente, a sinistra.
E Galan, in modo quasi poetico, lo “redarguì” così, citando Auden: “I boschi sono tutti verdi e lustri ai lati del binario, anche gli alberi hanno i loro amori, pur diversi dal mio”.
Una laicità e un’apertura che, certo, Galan deve ai suoi esordi politici, quando ancora ragazzo cominciò a frequentare la microcorrente centrista-patuelliana del microscopico (allora come sempre) partito Liberale che dava guerra alle micro-fazioni della sinistra tecnocratica di Zanone e della destra di Sterpa.
“Quando fecero fuori Alfredo Biondi — raccontò nel suo libro — restai così disgustato che chiusi. E per dieci anni non aprii più una sola volta le pagine di politica”.
Poi, certo, ci è ricascato, grazie a Berlusconi e, soprattutto, a Marcello Dell’Utri.
Con il quale, da oggi, ha una cosa in comune in più della nostalgia per “i bei tempi di Forza Italia…”.
Sara Nicoli
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: Forza Italia | Commenta »
Giugno 4th, 2014 Riccardo Fucile
L’ATTACCO DI FITTO E LA CONTROFFENSIVA SUL TERRITORIO DEI FEDELISSIMI…E TOTI VA IN TOUR AL SUD
Avanti, ma piano. Silvio Berlusconi non ha alcuna intenzione di concedere a Raffaele Fitto una vittoria, nè sostanziale nè di immagine.
E ieri, in un vertice a palazzo Grazioli con lo stato maggiore del partito, ha ribadito tutta la sua irritazione per le uscite che «non servono ad altro che a danneggiarci» e la sua convinzione che non si debba dare soddisfazione nè al «ribelle», nè a chi – deludendolo molto come Mara Carfagna «una che io ho creato e adesso mi tratta così» – pretende di avere con lui l’ultima parola.
Sì, perchè, e lo capiscono bene i big del partito, far passare lo scontro sulle Primarie chieste da Fitto come un duello tra lui e il leader è già un modo per mettere l’ex governatore sul piedistallo. Mossa pericolosissima, che potrebbe anche far crescere i consensi dello sfidante, ad oggi certamente minori di quelli sui quali può contare non solo Berlusconi, ma anche il gruppo di big che gli è accanto, da Toti a Verdini.
Dunque, non bisogna «cadere nella trappola» del botta e risposta, ma nemmeno concedere alcunchè. Ieri, nel vertice, si è ribadito che si andrà avanti sulla linea che era stata tracciata allo scorso Ufficio di presidenza, ma che poi non era stata ufficializzata proprio per l’opposizione di Fitto. Berlusconi – questa potrebbe essere l’unica concessione – dovrebbe solo illustrarla (senza presentare un documento che andrebbe votato e sancirebbe la spaccatura) assicurando che dall’autunno si aprirà la stagione dei congressi comunali e provinciali e contestualmente procederà l’operazione di scouting di volti nuovi e di selezione sul territorio del meglio della classe dirigente.
Obiettivo, un ricambio visibile ma non traumatico, che salvaguardi la struttura di partito ma permetta innesti di forze fresche.
Già dalla prossima settimana, infatti, partiranno le prime riunioni dei comitati territoriali, e Toti è pronto per una sorta di «tour del Sud», a partire da Napoli e fino alla Sicilia (ieri al vertice c’erano i coordinatori campano e siciliano, De Siano e Gibiino), con l’obiettivo di far capire anche sul territorio che il referente del partito non può essere Fitto.
Ma Berlusconi confermerà anche la sua disponibilità a Primarie di coalizione, sia per mandare un messaggio ai possibili alleati, sia per dimostrare all’esterno che lo strumento preteso da una parte dei suoi per lui non è tabù.
Ma solo a patto che non crei «divisioni interne e non sia usato per scalate ai vertici, che si possono scordare».
E proprio ieri l’incaricata Laura Ravetto ha finito di redigere il regolamento – chiesto dallo stesso Berlusconi – sui diversi tipi di Primarie possibili.
Ma l’ex premier vorrebbe guardare oltre: «Non ci sono elezioni in vista, dobbiamo tornare ai temi programmatici, dobbiamo alzare il tiro contro gli errori del governo, rendere visibile la nostra opposizione».
È previsto che si organizzino convention tematiche già entro l’estate, una sul fisco, e da oggi l’ex premier riprenderà le interviste televisive.
Il tutto mentre l’opposizione interna si organizza. Perchè il malessere c’è e resta. Antonio Martino consiglia a Fitto di «non raccogliere le polemiche e di continuare per la sua strada con serenità », Maurizio Bianconi si dispera: «È una cosa avvilente, mentre il Titanic va a fondo, quelli cantano con Dudù».
E Fitto va avanti. Nonostante i fedelissimi dell’ex premier – pur temendo qualche «scherzetto dei suoi in Parlamento, magari sulle riforme» – lo vedano all’angolo e si attendano da lui toni bassi e marcia indietro, l’ex ministro non si ferma.
Oggi è il momento della campagna per i ballottaggi, poi si tornerà alla lotta. Con quale esito, si vedrà .
Paola Di Caro
(da “il Corriere della Sera”)
argomento: Forza Italia | Commenta »
Giugno 3rd, 2014 Riccardo Fucile
SPOSTAMENTI VERSO FITTO: POLVERINI, CAPEZZONE, RAVETTO… MATTEOLI TENTENNA, GELMINI NON MOLLA… PROVE DI DIALOGO CON ALFANO
Prima i botta e risposta aspri, scambiati in direzione, poi quelli arrivati a mezzo stampa e infine,
la divisione delle truppe sul campo.
Dopo giorni di tensione sotterranea, ma mai nascosta, lo scontro tra Raffaele Fitto e Silvio Berlusconi è emerso con prepotenza.
Il terreno di battaglia è quello che da giorni agita Forza Italia, quella proposta di primarie a tutti i livelli sulla quale una parte del partito resta più che scettica, preferendo l’opzione congressuale.
Ma è proprio sulle primarie che Fitto, forte del suo successo elettorale del 25 maggio, intendere insistere, tanto da ribadire la sua tesi in un’intervista al Corriere della Sera. Che al Cavaliere non è piaciuta neanche un po’: “Quello che fa male al nostro movimento — dice Fitto — non è il libero dibattito di idee, ma la piccola dose quotidiana di falsità e veleni che alcuni mettono in circolo da troppo tempo. Chi discute in modo limpido dovrebbe essere una risorsa, e non un problema”.
E in vista dell’Ufficio di Presidenza annunciato da Berlusconi per i prossimi giorni, Fitto tesse la tela.
Anche perchè, come sottolineato dal candidato non eletto all’Europarlamento Simone Furlan, Forza Italia oggi “è un esercito che ha perso la bussola”.
Ma è anche- e soprattutto — un esercito diviso ormai, in due grandi aree.
Da un lato i berlusconiani di sempre, i Brunetta, i Romani, le Santanchè, quei big che mai per nulla al mondo lasceranno che il Cavaliere possa vedersi scippare la leadership da “mister preferenze” qualsiasi.
Dall’altro i “fittiani”, personaggi non certo di alto lignaggio arcoriano, ma capaci, comunque, di aggregare intorno a sè anche quella parte di fedelissimi, come la Biancofiore, per dirne una, che sono e resteranno fedeli a Silvio, ma che reputano necessario un sostanziale cambiamento interno, altrimenti il partito è destinato a morire.
Fittiani, si diceva. E sono i Galati e le Polverini, ma anche Rotondi e Capezzone, la Castiello e la Ravetto, quest’ultima impegnata a scrivere il documento proprio sulle primarie.
E’ un mare magnum che comprende anche Carfagna, Saverio Romano e un tentennante Matteoli che, comunque, in ufficio di presidenza si dice pronto a schierarsi con una maggioranza che ancora conta la Gelmini e Verdini, Tajani e Gasparri.
Insomma, i fittiani, al momento, non preoccupano, ma potrebbero far proseliti, con la loro voglia di “trasparenza” e “rinnovamento”, arrivando a costruire, per la prima volta nella storia di Forza Italia, un’area di minoranza che qualcuno ha stimato nell’ordine del 25%.
Un’area che, sostengono gli uomini più vicini a Berlusconi, sta facendo inferocire l’ex Cavaliere.
“Che nessuno si azzardi a pensare — sono state le sue parole di ieri — che io mi faccia mettere i piedi in testa da Fitto”. “Le primarie — sentenziava Gasparri — ora come ora si tradurrebbero solo in un’inutile rissa”.
Par di capire, dunque, che la questione non si risolverà in breve tempo, neppure nel prossimo ufficio di presidenza. Fitto non ha alcuna intenzione di mollare, anche se il Mattinale non degnava di una sola riga d’importanza la questione interna andando, invece, a solleticare gli alfaniani, nel nome dell’unione dei moderati che tanto affascina l’ex delfino del Cavaliere.
E non solo lui: “Il centrodestra, se unito, vince, dal dopoguerra ad oggi — si legge nelle “parole chiave” del Mattinale — la sinistra ha vinto solo quando il centrodestra si è diviso. Berlusconi è stato il grande federatore, sarà il grande federatore”.
“Alfano lancia l’idea di coalizione popolare contro il Partito della Nazione — aggiunge il passaggio più rilevante — interessante. Ma tu allora che ci fai con Lupi e Lorenzin sull’ammiraglia che porta l’Italia al regime? Ti ha dato il permesso Renzi, una semilibertà basta che la sera torni nella galera della sua maggioranza? Che cos’e’? Una pena che devi finire di scontare quella che ti impone le catene d’oro di tre ministeri?”, conclude Il Mattinale.
Parole condivise da molti, in Forza Italia, che mettono in rilievo un punto che si preannuncia dirimente per il futuro “dialogo”: la contraddizione tra la costruzione di un centrodestra unito e l’appartenenza di Ncd al governo di Matteo Renzi. Un’appartenenza che anche Fratelli d’Italia vede come ostacolo insormontabile ad una futura alleanza.
Mentre, all’interno di Fi, è Maurizio Gasparri a farsi portavoce dell’ala più scettica di fronte all’invito dell’ex alleato. “Alfano sogna praterie, ma manca ancora un nuovo ‘Davide’”.
Le fibrillazioni, del resto, non si esauriscono al rapporto tra Fi e Ncd. E’ l’intero centrodestra ad essere in fermento, dentro e fuori i partiti.
Come tra le file di Fratelli d’Italia, con Giorgia Meloni che apre al dialogo con la Lega su alcuni temi chiave come legalità , giustizia e sovranità , e preannuncia un incontro con Salvini.
Tra le altre formazioni moderate tiene invece banco un progetto di unificazione che potrebbe avere i suoi frutti già la prossima settimana, quella dei gruppi parlamentari di Ncd, Udc e Popolari.
Un’unione che renderebbe corposa e certamente più incisiva la ‘gamba’ moderata del governo, con una quarantina di senatori pronti a far sentire la propria voce anche nelle commissioni.
Ma anche su questa prova di alleanza, i nodi da sciogliere non mancano, come quello della scelta degli eventuali nuovi capigruppo, che potrebbe anche toccare a chi, come i Popolari, è rimasto quasi all’asciutto con la formazione del nuovo esecutivo.
Popolari che, sull’ipotesi di unire il centrodestra, sono tuttavia ancora divisi. Comunque, il trionfo del Pd sta cominciando a rimodellare l’intero panorama politico italiano. E il Cavaliere teme che, dentro questa nuova fase, lui possa finire stritolato dai venti di rinnovamento, messo definitivamente ai margini.
E non per colpa di Fitto, sia chiaro. Ma proprio per colpa di Renzi…
argomento: Forza Italia | Commenta »