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LA LOBBY DI FITTO E LA BATTAGLIA PERSA CONTRO BERLUSCONI

Giugno 3rd, 2014 Riccardo Fucile

RESA DEI CONTI IL PROSSIMO 10 GIUGNO NELL’UFFICIO DI PRESIDENZA DI FORZA ITALIA: BERLUSCONI NON MOLLERà€

A Maglie, che è anche il paese di Aldo Moro, alle Europee Forza Italia ha avuto una percentuale renziana, quasi a toccare il 40 per cento.
Ha raccolto, per la precisione, il 37,91 per cento che equivale a 2.745 voti.
Di queste schede, la bellezza di 2.343 sono uscite dalle urne con scritto su il nome di Raffaele Fitto, la nuova bestia nera di Berlusconi dopo la tragica stagione dello scissionista Angelino Alfano.
La famiglia di Fitto è di Maglie e ha un dna indelebilmente democristiano. E se “Angelino” è l’ex delfino di B., sicuramente “Raffaele” è l’ex “protesi”.
Silvio Berlusconi dixit nel 2001: “Fitto è bravo, intelligente e concreto. È una mia protesi”. Quasi un profezia multitasking. Le protesi, in Puglia, rimandano non solo a Fitto ma pure a Tarantini, alle tangenti sanitarie, alle escort.
Il nuovo “Alfano” e la rivalità  con Toti e Dudù
Le ambizioni di Fitto, ingigantite e rafforzate dal voto europeo (284.547 preferenze personali, Fi al 22,21 per cento nel sud e al 23,52 in Puglia), risalgono all’autunno scorso, quando Alfano andò via e nacque il Nuovo Centrodestra.
A capo della corrente dei lealisti fedeli a B., ossia dei falchi dal volto meno impresentabile, l’ex governatore pugliese era convinto di papparsi Forza Italia e di fare il primus inter pares nella rinascita azzurra voluta da Silvio.
Invece spuntò Giovanni Toti, a dicembre, e da allora i lealisti hanno cambiato i connotati. Opposizione al cerchio magico dell’ex Cavaliere e resa dei conti con Toti alle Europee. Le urne hanno dato ragione a Fitto e così è arrivata la richiesta di fare le primarie per le cariche di partito.Ma Berlusconi non vuole saperne.
Forza Italia è l’ultimo scudo rimastogli, da incandidabile decaduto, senza seggio.
Il documento di Verdini su congressi e partito
Sia B. sabato scorso, sia Toti ieri sul Corsera hanno sconfessato Fitto sulle primarie. Ma lui non molla. Il nuovo duello, faccia a faccia, sarà  nell’ufficio di presidenza forzista convocato dopo i ballottaggi.
Denis Verdini, che negli ultimi giorni si è riallineato al cerchio magico allontanandosi da Fitto, presenterà  d’intesa con Berlusconi un documento che prevede una stagione congressuale di Fi per le cariche interne e le primarie di coalizione per la scelta dei candidati nei prossimi turni elettorali.
Per il momento Fitto fa dire ai suoi che sarà  “muro contro muro”.
E che in caso di sconfitta “non andremo via come Alfano”. Nel gioco dei veleni e dei retroscena, il sospetto è che la banda dei quattro di Palazzo Grazioli (Pascale e Rossi, Toti e il barboncino Dudù) faccia di tutto per costringere Fitto e i fittiani al passo d’addio.
Mara Carfagna, schierata con l’uomo di Maglie, lo ha denunciato pubblicamente: “Chi è vicino a B. ci calunnia a insaputa dello stesso Berlusconi”.
Dato per scontato che “Raffaele” finirà  in minoranza, la vera partita è questa: avrà  i nervi per resistere alla guerra senza quartiere del cerchio magico?
I fittiani di Roma e quelli della Puglia
Da capo dei lealisti, ai tempi di un’altra feroce guerra, quella alle colombe di Alfano, Fitto vantava su una corposa pattuglia che non voleva confondersi con il plurinquisito Verdini e la Pitonessa Santanchè.
Cioè: Gelmini, Nitto Palma, Bondi, Polverini, Bergamini, la già  citata Carfagna, Prestigiacomo, Bernini. Oggi i suoi scudieri sono diminuiti.
Gli rimangono Carfagna e Polverini, con l’aggiunta del superfluo Capezzone, del siciliano Romano e del calabrese Galati.
Ma la vera forza di Fitto è il controllo del territorio. Il suo talento politico è tipicamente democristiano, a fronte della mancanza di carisma da comizio: gestione del potere, organizzazione e fedeltà  degli eletti che rispondono a lui, capacità  tattica di manovrare .
Una sorta di partito personale che ha attraversato, nell’ordine: Dc, Cdu, Pdl, Forza Italia.
In questo senso può contare sul corregionale Francesco Paolo Sisto, deputato esperto di riforme e leggi ad personam, e soprattutto su una decina di senatori pronti a scatenare l’inferno a suo segnale.
L’inferno non accadrà  fino in fondo ma è pur sempre una concreta minaccia sospesa sulla testa dell’ex Cavaliere.
L’ultima umiliazione: ”Raffaele vai a Strasburgo”
A 44 anni Fitto è già  un vecchio della politica. Il papà  Salvatore, don Totò, che era presidente della Regione Puglia, morì in un incidente stradale nel 1988, e lui ne prese subito il posto.
Una successione forzata e dinastica in stile dc, con voti che si travasano di padre in figlio. Fitto vanta anche un discreto curriculum di guai giudiziari, in cui spicca una condanna per corruzione in primo grado.
A onor del vero, la sua opa su Forza Italia è più in chiave anti-Toti che antiberlusconiana. Ma Berlusconi ha già  mostrato il pollice verso. Nel prossimo ufficio di presidenza non si accontenterà  di batterlo.
Vorrà  anche umiliarlo: “Caro Raffaele, quando ho detto di sì alla tua candidatura in Europa tu mi hai promesso che farai il parlamentare a Strasburgo, lasciando il seggio di deputato a Roma. Ti chiedo di mantenere la parola data”.
La leggenda nera del giovane vecchio
Attorno alla parabola di Fitto, fanno notare attenti forzisti, c’è una leggenda nera, di morte.
La sua carriera cominciò il giorno dei funerali del papà  quando prese la parola, unico tra i figli, e ne tracciò un ritratto con voce ferma.
Un altro lutto decisivo per il suo destino fu quello di Pinuccio Tatarella da Cerignola, l’inventore di An. Tatarella morì nel ’99 e i maligni raccontano che da allora Fitto ebbe spianata la strada in Puglia.
Capito Berlusconi?

Fabrizio d’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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FORZA ITALIA, È GUERRA FRA FAZIONI

Giugno 3rd, 2014 Riccardo Fucile

FITTO PROCEDE PER LA SUA STRADA E BERLUSCONI TEME DI FINIRE ROTTAMATO

Il giorno di festa aiuta ad abbassare i toni, ma non la tensione, che in Forza Italia resta molto alta.
Silvio Berlusconi evita di parlare pubblicamente della tempesta che sta investendo il suo partito, va a trovare in ospedale Riccardo Montolivo e dà  consigli calcistici a Prandelli.
Ma sa benissimo che i musi lunghi e le critiche che deve affrontare il ct in queste ore non sono peggiori di quelli che attendono lui.
Dopo i ballottaggi, infatti, è previsto un nuovo ufficio di presidenza che si annuncia scoppiettante come lo scorso, durante il quale lo scontro tra Fitto da una parte e i fedelissimi del leader dall’altra è stato evidente e prolungato.
Il silenzio che l’ex premier avrebbe voluto imporre ai suoi non è stato rispettato – Fitto ha rilanciato, Toti, Romani, Cattaneo hanno replicato duramente – e all’appuntamento della prossima settimana si arriva senza alcun accordo.
Di più: tra opposte fazioni, in queste ore, nemmeno ci si parla.
Se Daniela Santanchè se la prende con chi litiga perchè «il confronto all’interno di Forza Italia è dannoso» in un momento in cui bisognerebbe rilanciare la propria identità  e contenuti, e Maurizio Gasparri lancia la sua campagna con slogan da Twitter #conipiediperterra perchè la si smetta con gli scontri sui ruoli di potere interno, Mariastella Gelmini affida all’unico che può farlo il compito di far raffreddare la patata bollente: «Il confronto va bene, ma basta divisioni: la sintesi spetta a Berlusconi».
Il problema però è che, stavolta, l’ex Cavaliere non è il giudice equanime tra due parti, ma è colui che si sente colpito al cuore dall’«attacco di Fitto».
La sua convinzione è che l’ex ministro abbia intenzione di scalare il partito, di dare vita ad un’operazione – temono ad Arcore – sul modello renziano: impugnare l’arma delle primarie per «rottamare» tutto. Leader compreso.
Certo, si ostenta tranquillità  sulla possibilità  che il tentativo vada in porto: «Fitto non è Renzi – dicono i fedelissimi berlusconiani – e Berlusconi non è Bersani… Se pensa di fare mosse simili si va a schiantare, da Roma in su non sfonderà  mai…».
Ma Berlusconi appare amareggiato e offeso, oltre che molto sospettoso.
Non si spiega perchè «dopo aver aperto a tante richieste che venivano dal basso e anche da lui, dalle primarie di coalizione ai congressi comunali, che ci servono anche per l’autofinanziamento, passando per una valorizzazione della classe dirigente locale» l’ex governatore continui ad alzare il tiro e si dica indisponibile «a tutto, quasi cercasse la rottura».
«Se vuole la sua testa, lo dica senza tanti giri e ambiguità : così è troppo facile…», accusano i fedelissimi dell’ex premier.
Se la convinzione è questa, difficile che all’ufficio di presidenza si assista ad un confronto che finisce a tarallucci e vino e vogliamoci bene.
Al contrario, potrebbe esserci una conta tra opposti documenti.
E mentre Laura Ravetto lavora al testo di un possibile regolamento per le primarie (incarico che le ha affidato il Cavaliere) Berlusconi è chiamato a una sintesi alta, ad un rilancio, per non passare come chi gioca in difesa e non perdere contatto con l’area del partito che silenziosamente e senza schierarsi sta guardando l’evoluzione del quadro con grande attenzione.
Nello stesso tempo, Fitto va avanti per la sua strada, senza mostrare alcun cedimento. Questa è la settimana dei ballottaggi e della campagna elettorale, e tanti sono gli impegni previsti sul territorio, con la consapevolezza che non è il momento per tornare all’attacco.
Ma, a meno di fatti nuovi che potrebbero essere rappresentati da un colloquio diretto con Berlusconi, un chiarimento su quale strada si vuole imboccare, Fitto insisterà  nella sua proposta senza mediazioni: primarie presto, a partire dalla scelta dei coordinatori locali, e a salire per i ruoli più importanti del partito.
E comunque, anche se il partito respingesse l’idea «io non me ne andrò mai, non si illudano», ripete a chi gli parla.
Si procede quindi al buio, senza reti di protezione. E se è vero che i vertici del partito sono quasi tutti schierati con l’ex premier, è altrettanto vero che l’apertura di una falla è da tutti considerata pericolosa.
E questo mentre il quadro politico resta in movimento: il dialogo con i centristi di Alfano è ancora appena abbozzato e Berlusconi vorrebbe che ci si concentrasse proprio sulle alleanze, magari con una squadra da nominare ad hoc per gestire con lui le trattative.
Perchè il rimescolamento delle carte nel centrodestra è appena cominciato.

Paola Di Caro
(da “il Corriere della Sera”)

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FITTO: “TROPPE BUGIE, NON LASCIO IL PARTITO”

Giugno 2nd, 2014 Riccardo Fucile

BERLUSCONI GELIDO: “SI AUTO-EMARGINA”… L’EX MINISTRO PREPARA UN TOUR AL SUD

I ras del cerchio magico non sopportano Raffaele Fitto.
Ormai è una questione di pelle, si irritano anche solo ad ascoltarlo in tv: «Ma avete visto come parla? — ha ironizzato Francesca Pascale con i compagni di corrente — E quello sguardo fisso in camera? Pure l’accento, troppo marcato…».
Dettagli, ma raccontano di uno scontro che vive di sgambetti e colpi bassi.
Silvio Berlusconi, a scanso di equivoci, ha già  deciso: «Raffaele si sta emarginando da solo». Nulla di meno vero, perchè il big pugliese prepara un tour che nelle prossime settimane lo condurrà  in giro per l’Italia.
Batterà  soprattutto il Meridione, si spenderà  in una prova di forza necessaria a far germogliare le 283 mila preferenze strappate alle Europee.
Nel frattempo ribatte a ogni accusa: «Colpo su colpo»
Chi circonda il Cavaliere lavora per far saltare i nervi all’ex governatore pugliese.
Ieri ci ha provato Paolo Romani: «Le primarie sono ancora premature ha detto il capogruppo azzurro al Senato — Mi auguro che Fitto rimanga e non faccia come Alfano ». Un parallelo irriverente, considerati i pessimi rapporti tra l’eurodeputato e il ministro dell’Interno.
La replica di Fitto non si è fatta attendere: «Spaccare FI? Creare nuovi gruppi parlamentari? Contatti con partiti della maggioranza? Solo veleni, bugie e falsità . Non rispondo alle parole di Romani, pronunciate con sprezzo del ridicolo».
La verità  è che Fitto non ha alcuna intenzione di togliere il disturbo. Anzi, con gli amici è sicuro: «Vogliono buttarmi fuori? Non esiste. E poi conoscerebbero il vero Raffaele». Segnali di guerra, accompagnati dalla promessa di rispondere a ogni singola accusa. Come? Magari ricordando, come ha già  fatto in privato, che Romani «decise di non seguire Alfano all’ultimo secondo». Oppure che Alessandro Cattaneo «guardava a Monti, ma non è riuscito neanche a farsi candidare».
Quanti veleni, in casa azzurra. C’è Daniela Santanchè che reclama il congresso.
Ma sul piatto c’è soprattutto il sogno proibito, la poltrona di coordinatore nazionale. Crede di meritarla Giovanni Toti, primo avversario di Fitto.
«Asfalterò la vecchia politica», è il programma che gli hanno sentito pronunciare. L’ex ministro salentino, però, non arretra. Già  ieri, a Maglie, si è speso nella prima iniziativa territoriale di una lunga serie.
Tirerà  le somme con un evento conclusivo, prima della pausa estiva. Anche gli azzurri del Sud, intanto, sono sul piede di guerra.
E la voglia di gazebo, in un partito storicamente monarchico, sembra farsi largo.
«Il primo test sarà  in Calabria — promette Pino Galati — perchè qui si vota in autunno e abbiamo chiesto le primarie di centrodestra»
Il cerchio magico, però, si stringe ancora di più attorno al leader. Il Cavaliere, incollato al telefono, già  si spende con i ras locali in bilico.
E si lascia andare al vittimismo: «Se facciamo primarie pure per il coordinatore regionale io davvero non decido più niente…».

Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica”)

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RIECCO LA BARZELLETTA DELLE PRIMARIE DI FORZA ITALIA

Giugno 1st, 2014 Riccardo Fucile

DOPO LA MAZZATA ELETTORALE FITTO CI RIPROVA, CHIEDENDO ANCHE LO STREAMING… MA BERLUSCONI FA SENTIRE CHI COMANDA: “È NO”.

Politicamente, tutto quello che tocca Silvio Berlusconi diventa una barzelletta.
L’esempio principe sono le primarie nel centrodestra.
Un’utopia o un’araba fenice, fate voi.
Nel dicembre del 2012, prima della scissione di Fratelli d’Italia, il gigante Guido Crosetto, oggi con Meloni e La Russa, le paragonò al pulcino Pio, insopportabile canzone tormentone che dilagò nell’estate di quell’anno: “Le nostre primarie sono diventate il pulcino Pio della politica italiana”.
Le macerie azzurre e il no di Silvio
Sulle macerie berlusconiane del Venticinque Maggio, l’attuale alfiere delle primarie, sia di partito per la classe dirigente, sia di coalizione per i candidati alle elezioni, è Raffaele Fitto, ex governatore incolore ma potente della Puglia.
Fitto le ha rilanciate ieri con l’intervista più solenne e istituzionale che si può, quella al Corsera, e Silvio le ha stroncate per l’ennesima volta: “Chiedo a tutti di non proseguire con uno sterile dibattito a mezzo stampa sulle primarie e a non contribuire così all’immagine negativa che i media ostili costruiscono ogni giorno a nostro danno”.
Raffaele il Sarkozy di Lecce vuole pure lo streaming
Fitto, che coi quasi 300mila voti raccolti alle Europee crede di essere un Sarkozy di Lecce, ha rilanciato: “Non è la discussione che fa male, ma le falsità  e i veleni. A Berlusconi chiedo di fare il prossimo ufficio di presidenza di Forza Italia in diretta streaming”.
Per rianimare quel che resta del partitino azzurro i rimedi sono copiati al centrosinistra (primarie) e ai grillini (streaming). Ne verrebbe fuori un mostriciattolo a tre teste.
L’annuncio finto di B. e le ambizioni di Angelino
Nell’autunno del 2012, il tormentone delle primarie fu letale ad Angelino Alfano, allora segretario del Pdl.
La frattura tra B. e l’ex delfino senza quid cominciò da lì, il resto venne dopo. A onor del vero, fu Berlusconi a fare e disfare tutto.
Sfiancato dalle faide interne, Berlusconi annunciò il 25 ottobre una decisione epocale, anticipata già  a giugno: “Non sarò più il candidato premier. Con elezioni primarie aperte nel Popolo della Libertà  sapremo entro dicembre chi sarà  il mio successore, dopo una competizione serena e libera. Il movimento fisserà  la data in tempi ravvicinati (io suggerisco quella del 16 dicembre)”.
La Pitonessa in campo e l’ironia di Rotondi
In teoria, perchè poi non si tennero più, le primarie del Pdl sarebbero cadute due settimane dopo quelle del Pd tra Bersani e Renzi, quando il sindaco di Firenze venne sconfitto dalle regole ordite da Nico Stumpo.
Il 26 ottobre Daniela Santanchè dichiara di candidarsi contro il favorito Alfano. La Pitonessa, ancora non tale, sceglie una mela come simbolo della sua discesina in campo. Questo lo slogan: “Me-la mangio, me-la voto”.
Lo sfrenato Brunetta tenta di andare oltre: “Le primarie devono servire anche per il candidato al Colle”. Illusi di essere slegati dal giogo padronale, gli azzurri scoprono la libertà , al punto che Alfano, imprudentemente, spiega: “Saranno primarie di partito ma aperte”. Semplificazione crudele di Gianfranco Rotondi: “Significa che vota anche il primo che passa”.
La minaccia dei soldi: “Non caccio un euro”
All’inizio di novembre, Berlusconi ha già  cambiato idea sulle primarie.
Non le vuole più e mette sul tavolo la minaccia estrema: “Se le fate, io non caccio un euro. Voglio vedere dove li trovate tre milioni di euro per farle”. In cuor suo, l’ex Cavaliere teme che l’investitura di Alfano nei gazebo sia la fine del centrodestra padronale.
La resa dei conti arriva in un drammatico ufficio di presidenza dell’8 novembre. Il Condannato è messo in minoranza da “Angelino” e costretto a ingoiare le primarie. Sandro Bondi parla di “brutalità ” mai vista. Venti giorni dopo, le primarie sono diventate uno straordinario e ridicolo circo Barnum con undici candidati.
Gli undici del Circo Barnum: Samorì, Proto, Sgarbi e Marra
I magnifici undici sono: Alfano, Santanchè, il misterioso Samorì (banchiere amico di Dell’Utri), un nobile di nome Silighini Garagnani, l’amazzone Biancofiore, il solito Sgarbi, la Meloni e Crosetto (ancora separati), il veneto Galan, l’indagato Proto, finanche Alfonso Luigi Marra, avvocato anti-banche ed ex fidanzato di Sara Tommasi.
Proto definisce Alfano come “un salmone che va contro la corrente”. Samorì proclama: “Mi temono perchè sono nuovo ma per loro è suonata la campana”. Spunta un rottamatore che vuole ergersi a Renzi del centrodestra: Alessandro Cattaneo.
Il dinosauro torna in campo contro Bersani
Ben presto però ci si rende conto che le primarie non si svolgeranno mai.
I candidati piccoli sono contro Alfano per le regole capestro: ventimila firme da raccogliere in due settimane, necessarie a candidarsi.
A sua volta il segretario del Pdl minaccia di non correre se ci saranno indagati in lizza. Berlusconi, infine, medita di rifare Forza Italia e vuole cacciare “un dinosauro dal cilindro” (ossia lui stesso). Il dibattito sulle regole contempla anche il modello americano (votare nell’arco di due mesi) ma a dicembre è tutto finito. Bersani vince le primarie contro Renzi e B. ci ripensa: “Se il loro candidato non è Renzi allora posso correre ancora io”.
Il modello americano e il destino della Ravetto
Due anni dopo ci risiamo. Basta sostituire Alfano con Fitto e la farsa è la stessa.
Ufficialmente B. ha dato l’incarico a Laura Ravetto di scrivere il regolamento per le primarie.
La fine del tormentone è nota.

Fabrizio d’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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FITTO FA IL GRILLINO CONTRO SILVIO: CHIEDE LA DIRETTA STREAMING MA BERLUSCONI LO BACCHETTA

Maggio 31st, 2014 Riccardo Fucile

SILVIO PROVA A ZITTIRLO: “DIBATTITO SULLE PRIMARIE E’ STERILE E CI PENALIZZA”…FITTO REPLICA: “BASTA FALSITA'”

Lo scontro tra Silvio Berlusconi e Raffaele Fitto – il candidato più votato di Forza Italia alle Europee – somiglia sempre di più a una resa dei conti.
Dopo l’intervista rilasciata da Fitto al Corriere della Sera – in cui chiede al leader di essere “stupito” con l’introduzione di “vere primarie” nel centrodestra – e la risposta polemica di Berlusconi, è di nuovo l’europarlamentare forzista a prendere la parola per gettare veleno sull’ex Cavaliere.
Con un piglio che ricorda in tutto e per tutto la modalità  grillina: “La prossima riunione dell’ufficio di presidenza di Forza Italia – dice Fitto – va trasmessa in diretta streaming”.
E ancora: “Io offro lealmente idee per un dibattito. Il problema è chi semina falsità “.
In mattinata Berlusconi aveva risposto così alle dichiarazioni del forzista ribelle, che si appellava appunto all’ex premier chiedendogli “vere primarie” capaci di dare “legittimazione popolare”.
Un “dibattito sterile”, secondo Berlusconi, che non fa altro che “penalizzare il partito”.
“Forza italia è, fin dalla sua fondazione, venti anni fa, un movimento politico aperto, democratico, rispettoso del contributo di tutti i suoi militanti, attento a valorizzare ogni idea maturata al suo interno e le diverse esperienze che lo hanno reso grande”, si legge nella nota.
Poco dopo arriva la contro risposta di Fitto: “Io offro lealmente idee per un dibattito. Il problema è chi semina falsità .
All’interno di Forza Italia, in ogni caso, il dibattito va avanti, anche in merito alla proposta avanzata da Alfano di una “coalizione popolare con Silvio Berlusconi e Lega”.
Tra i primi a rispondere Paolo Romani, presidente del Gruppo Forza Italia – PDL Senato. “Ad Angelino dico: niente scelte lepeniste, abbiamo riavviato un dialogo con la Lega su alcuni punti concreti, come i due, dei sei, referendum leghisti che Forza Italia ha inteso firmare e sostenere”.
“Abbiamo dato il via a quella ricostruzione di una piattaforma programmatica comune del centrodestra aperta a tutte quelle forze politiche e sociali che si riconoscano in uno schieramento alternativo alla sinistra”.
“Uniti si vince e divisi si perde, ma non abbiamo mai creduto alla somma algebrica” dei partiti, commenta a SkyTg24 Mariastella Gelmini. “Occorre un approfondimento sul programma e solo attorno al cemento del programma si può riunire il centrodestra”.

(da “Huffingtonpost“)

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INTERVISTA A FITTO: “SILVIO CI STUPISCA, ORA LE PRIMARIE, BASTA SCELTE IMPOSTE DALL’ALTO”

Maggio 31st, 2014 Riccardo Fucile

IL PIU’ VOTATO ALLE EUROPEE: “SERVE LEGITTIMAZIONE POPOLARE”

Basta con «le scelte imposte dall’alto», con i casting per selezionare la classe dirigente, con riti «ormai superati» come quelli dei congressi.
E basta con «il gioco perverso dei pettegoli che alimentano divisioni, che spargono veleno su di me e altri colleghi» raccontando di «presunti sfoghi del presidente poi regolarmente smentiti con secche note».
È ora che Silvio Berlusconi «la cui leadership non è in discussione, ci stupisca. Perchè lui deve essere il motore del cambiamento del nostro partito, quello che salvaguardando il passato ci traghetta verso il futuro».
Raffaele Fitto, forte del suo consenso elettorale da più votato fra gli azzurri, torna a chiedere con forza «le primarie a tutti i livelli» per dare una scossa al partito. Prima che sia troppo tardi.
E sempre «con assoluta lealtà , quella di chi non se ne è andato, non se ne va e non se ne andrà » e di chi parla «sempre in onda, non fuorionda…».
Ce l’ha per caso con Giovanni Toti, considerato il suo avversario nel partito?
«Io non faccio polemiche con nessuno. Ma dico che siamo a un crocevia decisivo per il partito, e chiedo a Berlusconi di guidare lui, con la sua leadership, questa delicatissima fase».
Cosa è successo alle Europee che sta provocando il terremoto in FI?
«C’è un confronto vero e reale, che è sempre positivo. Non ci sono nè congiure nè complotti. C’è necessità  di guardare negli occhi la realtà  senza sottovalutare l’accaduto».
Perchè avete perso le elezioni?
«Usciamo da anni di guerra a Berlusconi, che ha impedito di avere un centrodestra autonomo e compatto. È inaccettabile il tentativo di liquidare la nostra esperienza politica, o di dare una lettura ingiusta e falsata della nostra storia».
La «guerra» va avanti da anni, lei dice, ma la sconfitta pesante è arrivata solo adesso…
«E adesso è il momento di reagire. Partendo dalla consapevolezza che Berlusconi ha fatto una campagna elettorale generosa, coraggiosa, tra mille difficoltà , e che il nostro elettorato non si è spostato altrove, ma si è rifugiato nell’astensionismo mandandoci un messaggio chiaro: vi svegliate o la prossima volta dobbiamo votare per altri?».
Come si risponde a questo grido?
«In due modi. Primo, rielaborando i nostri progetti e programmi, facendo tornare centrali nel Paese temi come la riduzione delle tasse, il lavoro, la sburocratizzazione, sfidando Renzi sul terreno dell’innovazione».
Secondo?
«Riorganizzando il partito. Ferma restando la leadership di Berlusconi, dobbiamo avere la capacità  – e lui per primo – di innovare, invertendo un meccanismo che non può più proseguire. Basta con le nomine dall’alto a tutti i livelli, sì alle scelte sulla base della legittimazione popolare. Servono le primarie per dare l’idea chiara che non stiamo operando solo manutenzione dell’esistente, ma la ricostruzione del centrodestra».
Berlusconi, che lei chiama a guidare questo processo, non pare esattamente entusiasta delle primarie…
«Berlusconi può e deve entrare nella storia non come i suoi nemici vorrebbero ci entrasse, ma come il fondatore di un centrodestra che abbia prospettiva e futuro».
Lei sa che c’è chi teme, nel suo partito, che dietro la bandiera delle primarie ci sia il tentativo di scalare FI, «tradendo» Berlusconi.
«So che sono stufo di questo gioco perverso del raccontare ai giornalisti frasi attribuite al presidente e poi smentite. Ai giochetti dei pettegoli, lo ripeto, non ci sto. L’altra sera, dopo l’ufficio di Presidenza, qualcuno metteva in giro che ero a cena con un gruppo di “congiurati” per organizzare chissà  quale rivolta. Beh, ho telefonato a Berlusconi e gli ho passato due dei miei commensali: i miei bambini che gli parlavano di calcio…».
Chi sono questi «pettegoli», chi sono i suoi nemici?
«Non lo so, ma è doloroso sentire da mesi che si sparge veleno su di me e altri colleghi. Però non si illudano: io qui resto e resterò. Se si deve porgere l’altra guancia, io non ne ho due, ne ho cento…».
Lei ha contestato la scelta di Berlusconi di nominare Toti e Cattaneo «capi scouting» di «mille azzurri», da selezionare in estate. Perchè?
«Perchè le selezioni dall’alto non hanno più senso».
Non è che il suo timore è che si rafforzi il «cerchio magico», quello che vi terrebbe lontani dal vero potere?
«Io non penso che esistano cerchi o cerchietti, ma persone che, continuando con i pettegolezzi,invece fanno del male al partito, quando dovremmo parlare di programmi, idee, su questo contrapporci».
Ma se Berlusconi chiede di andare a cercare sul territorio volti e facce nuove, che male c’è?
«Io non credo sia più il tempo delle selezioni. Sono gli elettori che devono scegliere ed essere coinvolti, dal più piccolo comune a livello nazionale».
Come immagina le primarie?
«Per tutti gli organismi di partito e successivamente di coalizione, sapendo bene che il leader è e resta Berlusconi. Non dobbiamo aver paura di guardare negli occhi la nostra gente, di tornare tra di loro per convincerli: una classe dirigente, in un momento come questo, deve essere legittimata dal consenso popolare».
Perchè i congressi non andrebbero bene?
«Temo siano meccanismi lenti e superati. È necessario allargare la partecipazione dei cittadini fuori dalla cerchia dei nostri dirigenti. Non abbiamo tempo da perdere, servono meccanismi forti, servono nuovi protagonismi. Berlusconi può guidarci e stupirci. Lo faccia».

Paola Di Caro
(da “il Corriere della Sera“)

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VITTORIO FELTRI: “LA MUSSOLINI ALLE EUROPEE HA VINTO GRAZIE ALLE CORNA”

Maggio 31st, 2014 Riccardo Fucile

INTERVISTATO A “LA ZANZARA” NE HA PER TUTTI: “DUDU’ E’ IL PERSONAGGIO DI MAGGIOR SPICCO NEL CERCHIO MAGICO DI BERLUSCONI”

Vittorio Feltri a tutto campo.
L’ editorialista del Giornale, intervistato a La Zanzara, programma di Radio 24 ne ha per tutti.
Il giornalista commenta ai microfoni di Cruciani la debacle di Forza Italia alle europee e non salva nessuno.
Attacca Berlusconi, Toti e tutto il partito e ironicamente (ma non troppo) prorompe: “Dudù è il personaggio di maggior spicco nell’entourage di Berlusconi. Io lo amo. Intorno non c’è più niente”.
“Toti? Mi sta anche simpatico, ma questo ogni volta che pronuncio il suo nome si incazza” spiega ancora Feltri, “non so perchè. Quando lo vedevo in televisione mi domandavo cosa poteva fare in politica. Non è Quintino Sella, ma non è colpa mia nè sua”.
Poi riguardo al successo di Alessandra Mussolini alle recenti elezioni, una delle più votate fra gli azzurri: “Anch’io se mi chiamassi Mussolini e mi presentassi raccoglierei un sacco di voti. Ma la Mussolini non è l’ultima arrivata ed è brava. E poi in qualche modo la vicenda col marito l’ha avvantaggiata. Quando la signora dichiarò che si sarebbe tenuta il marito ‘padre delle mie figlie’, ecco questa cosa ha funzionato tantissimo, lei è stata coerente con se stessa”.
“Non tutte le corna vengono per nuocere”, ribadisce l’editorialista de Il Giornale e aggiunge: “Peraltro a me piace essere cornuto. Questo fatto di essere cornuti è anche eccitante. Datemi un paio di corna e solleverò il mondo. A me è successo di essere scoperto in casa. Sono stato sgamato, c’è stato qualche momento di tensione e poi tutto si è aggiustato. Io l’ho presa a ridere. Evviva le corna”.

(da “Huffingtonpost”)

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BERLUSCONI CHIEDE SOLDI AGLI ITALIANI: “DIVENTA AZIONISTA DELLA LIBERTA'”

Maggio 30th, 2014 Riccardo Fucile

FORZA ITALIA, PARTITA LA RACCOLTA FONDI: DONAZIONI DA 5 A 5.000 EURO PER COPRIRE IL BUCO IN BILANCIO… L’ANNO SCORSO BERLUSCONI HA MESSO 17,8 MILIONI NELLE CASSE DEL PARTITO

“Servono soldi, il partito è con l’acqua alla gola”. Lo ha detto chiaro due giorni fa Silvio Berlusconi nel corso di un burrascoso comitato di presidenza di Forza Italia. Detto, fatto. Sì, perchè bastano 5 euro per diventare “azionisti della Libertà ”.
E restituire il sorriso a Berlusconi.
E’ infatti online dall’8 maggio, ma diventa centrale oggi grazie alla campagna di mail bombing da parte dello staff di Forza Italia, il sito http://sostieni.forzaitalia.it/ cui il leader affida il compito di rastrellare soldi tra simpatizzanti, iscritti ed elettori (sempre meno, stando ai dati delle ultime elezioni europee).
Il versamento, con bollettino postale o bonifico parte da 5 euro ma sotto la voce “altro” si può arrivare a 5mila. Non di più.
Il perchè lo spiega un messaggio firmato dallo stesso Berlusconi: l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti “mi impedisce di continuare a sostenere Forza Italia”.
La festa, in effetti, è finita con gli ultimi due assegni da 17,8 milioni che ha staccato nel 2013 (secondo quanto riporta oggi il Corriere della Sera, in 20 anni il Cavaliere avrebbe versato 98 milioni nelle casse del partito).
Il 20 febbraio scorso è infatti entrata in vigore la legge che abolisce progressivamente i rimborsi e introduce la contribuzione agevolata, consentendo ai privati la donazione diretta sotto il tetto dei 100mila euro e di destinare ai partiti il 2 per mille del reddito soggetto all’Irpef.
“Con la nuova legge mi hanno impedito di continuare a sostenere Forza Italia”, accusa oggi l’ex Cavaliere.
Anche se in realtà  non dovrebbe recriminare più di tanto, visto che Forza Italia quella legge l’ha votata compatta, dopo aver ritirato tutti i suoi emendamenti.
Non farlo allora, del resto, avrebbe danneggiato l’immagine del partito. Non solo.
A detta di molti ex fedelissimi, quella legge a Berlusconi andava benissimo per motivi di “bottega”.
Negli ultimi due anni, infatti, da Arcore aveva mandato espliciti messaggi d’insofferenza ai suoi rispetto all’autofinanziamento a senso unico: occhio ragazzi, Forza Italia mi sta costando un occhio della testa.
Di lì, le contromisure come il trasferimento di sede da via dell’Umiltà  a Piazza San Lorenzo, sempre in coincidenza con un risultato elettorale deludente (le amministrative).
Un messaggio chiaro, concreto, per far capire a dirigenti e quadri di partito che il Bengodi del miliardario come leader non poteva continuare.
E oggi ci risiamo. Incassato il flop dalle urne Berlusconi lancia ufficialmente l’operazione di found rising che a giugno dell’anno scorso gli era stata suggerita dalla triade Verdini-Santanchè-Capezzone.
E lo fa senza soppesare più di tanto l’implicito paradosso per cui il più ricco d’Italia chiede soldi agli italiani (tutti meno fortunati di lui) per mandare avanti il suo progetto politico.
L’operazione di raccolta fondi era stata anticipata, in parte, nel corso del comitato di presidenza di Forza Italia, quello in cui Berlusconi ha richiamato i suoi dopo la dèbacle elettorale e ha messo i puntini sulle “i” in fatto di leadership.
Niente figli in politica, per ora.
Ma l’ex Cavaliere tiene famiglia, e soprattutto un partito da tirare avanti al quale non può (e non vuole) staccare ancora assegni milionari. E il perchè è presto detto.
Con un reddito dichiarato di 4,5 milioni di euro l’anno è ancora il Paperone del Parlamento.
E tuttavia nel 2011 ne dichiarava molti di più, 35,4 milioni. Vai a sapere cosa c’è dietro, ma di fatto è scattata l’operazione salva-Silvio.
Nella riunione Denis Verdini ha illustrato un piano di tesseramento straordinario sui “territori” che dovrebbe coinvolgere qualcosa come 1.942 comuni. Il sito internet farebbe il resto.
Nella foga Berlusconi, o il suo staff, dimentica di ricordare il beneficio della detrazione al 26% per chi dona da 30 euro in sù.

Thomas Mackinson

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TOTI E TAJANI AVVISANO SILVIO: “IL PPE NON TOLLERA PATTI CON LA LEGA”, SALTA LA FOTO CON SALVINI

Maggio 30th, 2014 Riccardo Fucile

“TRADITORI COME ALFANO VOGLIONO ESAUTORARMI” BERLUSCONI GELA FITTO E I TIFOSI DELLE PRIMARIE

Fallisce ogni tentativo di far rientrare la fronda di Fitto, e di tutti quelli che con lui invocano primarie.
Silvio Berlusconi dopo l’ufficio di presidenza ad alta tensione di mercoledì tiene a rapporto la cerchia più stretta dei fedelissimi e prima di rientrare a Milano si abbandona allo sfogo più amaro.
L’eurodeputato pugliese da 284 mila voti finisce sotto accusa. «Lui e gli altri non hanno avuto alcun rispetto per la mia storia, per il mio ruolo » è una delle considerazioni affidate ai suoi ospiti, Maria Rosaria Rossi e la Pascale, Giovanni Toti e Mariastella Gelmini, Paolo Romani e Renato Brunetta.
Quella magra figura davanti a decine di coordinatori regionali, oltre ai dirigenti e ai parlamentari riuniti nella direzione di San Lorenzo in Lucina, l’ex Cavaliere se la sarebbe volentieri risparmiata.
E ora medita vendetta. «Quella di Fitto è stata una vera e propria aggressione. Lui e gli altri si sono comportati come squali pronti a colpire la preda nel momento di maggiore debolezza».
E quando dice gli altri, il leader forzista si riferisce a chi si è schierato con Fitto e ora lo segue, dalla Polverini alla Carfagna, da Capezzone a Saverio Romano a Galati. L’accusa è di lesa maestà . «Si stanno comportando come Angelino Alfano e gli altri traditori, ma dove pensano di andare? Sono minoranza, non hanno i numeri».
La proposta di primarie è destinata a questo punto a naufragare.
E il ragionamento fatto da Berlusconi ieri incontrando i dirigenti più vicini è proiettato, come sempre, alla difesa della sua leadership: «Vogliono introdurre primarie per decidere tutte le cariche. A quel punto cosa faccio io? Ratifico? La verità  è che mi vogliono esautorare nella maniera più subdola».
È panico da ghigliottina per il “sovrano” che ha ormai perso ogni potere, in declino e abbandonato dai sudditi
L’ex premier è un fiume in piena, schiumante rabbia dopo la sconfitta elettorale e lo scontro interno. Con un partito-polveriera sul quale si ritrova seduto e che non promette nulla di buono per le prossime settimane.
Si dice in ogni caso certo che gli oppositori non avranno i numeri per imporsi. Verdini, i capigruppo, Toti, le “erinni” di Arcore, Rossi-Pascale, stanno tutti sull’altra sponda del fiume, propongono la convocazione di congressi, anzichè primarie.
Un escamotage, hanno spiegato al capo, per mettere anche una pezza alla disastrosa situazione finanziaria, dato che i tesserati porterebbero quote per l’iscrizione.
«Ben poca cosa» ribattono gli altri.
Di primarie e congressi si tornerà  a parlare nel prossimo ufficio di presidenza tra due settimane, meglio rinviare a dopo i ballottaggi, è stato deciso due giorni fa.
Sebbene Laura Ravetto sia stata incaricata pubblicamente da Berlusconi di redigere il regolamento delle primarie.
Lei l’ha presa sul serio e già  annuncia: «Tra due settimane, il presidente avrà  sul suo tavolo il mio testo, una cosa chiara e sintetica, quattro paginette, ci ispireremo al modello Usa. I congressi locali li vuole Verdini, ma sono stati la morte dell’ultima Dc».
Giovanni Toti in serata a Matrix conferma al contrario la linea sua e del capo: «Primarie di coalizione quando ci sarà  una coalizione e quando si andrà  a votare».
La frattura insomma resta verticale. Il leader lascia così Roma in preda allo sconforto e rientra a Milano prima di sera, come prescrive l’ordinanza dei giudici: questa mattina lo attende la quarta puntata al centro sociale di Cesano Boscone.
Ma sa di sfida proprio a Raffaele Fitto quanto avvenuto ieri pomeriggio. Berlusconi invia proprio il braccio destro Toti, assieme ai capigruppo Romani e Brunetta, alla conferenza stampa tenuta nel pomeriggio a Montecitorio con il leader leghista Matteo Salvini.
C’è da siglare l’accordo per sostenere almeno due dei sei referendum del Carroccio (ripristino del reato di immigrazione clandestina e abrogazione della riforma Fornero). Ma soprattutto, c’è da abbozzare una riedizione dell’alleanza elettorale.
All’ex Cavaliere premono i ballottaggi nelle città  del Nord, da Cremona a Pavia a Padova, anche quelli pericolosamente in bilico per il centrodestra.
Berlusconi in persona aveva promesso di firmare quei referendum. E invece ieri il dietrofront. Tutt’altro che casuale.
Raccontano che siano stati l’ex commissario Ue Antonio Tajani, Mariastella Gelmini e l’eurodeputato Toti a suggerirgli di non esporsi in prima persona al fianco di Salvini nella solenne sala Aldo Moro di Montecitorio.
Soprattutto, all’indomani della photo opportunity scattata mercoledì a Bruxelles dallo stesso leghista al fianco di Marine Le Pen, neo alleata.
La triangolazione con il Fronte nazionale francese sarebbe deleteria per Forza Italia, in grado di peggiorare i rapporti già  precari con Merkel e gli altri leader Ppe.
Berlusconi chiama di persona Salvini, si scusa, spiega. La conferenza stampa fila liscia. Ma Toti stesso frena sull’intesa col Carroccio: «Con loro condividiamo alleanze sui territori e diagnosi su molti mali dell’Europa, ma sulle cure abbiamo opinioni diverse ».
Il fatto è che in Forza Italia in parecchi hanno mal digerito la svolta a destra.
Ma anche questo secondo abbraccio con la Lega. Piace poco ancora una volta a Fitto e agli altri big meridionali, convinti che sono più i voti che si perderebbero a Sud che quelli conquistati a Nord.
Per Angelino Alfano tutta questa storia è un invito a nozze: «Una Forza Italia lepenista ci apre praterie».

Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)

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