Maggio 28th, 2014 Riccardo Fucile
“MISTER PREFERENZE” HA STRACCIATO TOTI E ORA VUOLE LE PRIMARIE, RISCHIO BALCANIZZAZIONE
Un uomo di nome Raffaele Fitto. Il più votato, un mister preferenze rimasto sulla cresta dell’onda nel momento del peggior risultato di sempre per Forza Italia. Condannato in primo grado per corruzione, ma detentore di 284mila voti personali. Unico forzista vincitore nel nulla rappresentato dal resto, soprattutto dallo sconfitto Giovanni Toti.
Un uomo, insomma, che ora è la spina nel fianco più dolorosa per l’ex Cavaliere. L’altra sera, davanti al lungo tavolo della sala da pranzo di Arcore, Silvio Berlusconi, consapevole dell’avvicinarsi di un redde rationem interno al partito difficilmente controllabile, ha messo un punto fermo: “A questo tavolo mi sembra che nessuno abbia intenzione di mettere in discussione la mia leadership, se non sbaglio: i risultati sono sotto gli occhi di tutti e senza di me non so come sarebbe finita”.
Fitto lo ha interrotto, parlando invece della necessità di fare subito le primarie e guardare ad nuovo partito, una frase che ha fatto schizzare la tensione alle stelle. Perchè tutti, per primo il cerchio magico “delle badanti” che ormai tiene in “ostaggio” il leader, ha capito che quella di Fitto altro non era che una vera e propria “opa” lanciata su Forza Italia.
Fitto, insomma, vuole prendersi il partito.
Sennò lo spaccherà e se ne farà uno suo.
Vuole lui la leadership, la pretende dopo il risultato elettorale. Pascale, Rossi, Verdini, ma persino Brunetta, Romani, la Gelmini e Deborah Bergamini sono rimasti impietriti, ma il Cavaliere ha capito subito che non dando seguito a queste richieste di riorganizzazione interna, il risultato non potrà che essere un’ulteriore balcanizzazione di un partito ormai senza bussola.
Teme il complotto, Berlusconi, e ha considerato la richiesta di primarie avanzata da Fitto, come una vera minaccia. Vi ha scorto un invito implicito a farsi da parte.
Ecco perchè ha deciso di non dare segni di cedimento, anticipando ad oggi pomeriggio la resa dei conti nell’ufficio di presidenza di San Lorenzo in Lucina.
Appuntamento al tramonto. Con un Cavaliere deciso a imporre una nuova linea; l’asse con Renzi sulle riforme non ha affatto pagato nell’urna, anzi, l’analisi del voto non ha lasciato dubbi.
Ecco perchè il prossimo passo non potrà prescindere da un ritorno all’opposizione dura su Italicum e riforma del Senato, nel timore — non infondato — che Renzi si prenda tutto, costruendo le nuove norme a sua immagine e somiglianza.
Verdini è netto: “Meglio far saltare la trattativa tenendo la legge attuale, piuttosto che farsi fregare”.
Già , Denis Verdini. Nella faida di queste ore, in palio c’è soprattutto la sua testa, sinonimo di controllo dell’organizzazione interna, che significa anche scelta dei candidati nelle liste, ma non solo.
Il segnale di un suo ridimensionamento era stata la nomina della Rossi ad amministratore di Forza Italia, ma ora il ras toscano vede vacillare anche il suo rapporto con Renzi e, dunque, preferisce il blocco di ogni trattativa piuttosto che lo strappo che potrebbe essere fatale anche — e soprattutto — al suo ruolo accanto al Cavaliere.
Un intricato gioco di scacchi e di convenienze personali, dunque, dentro quella che, vista soprattutto dall’interno, appare come il segnale d’inizio della diaspora.
A Palazzo Madama, è da prima delle elezioni che si parla di una falange di 15 senatori forzisti pronti a migrare chi tra le braccia di Alfano, chi verso il gruppo misto in attesa che si chiarisca il quadro, con una nebbia che, però, stenta a diradarsi in tutto il centrodestra, a causa di tensioni, sospetti e un clima avvelenato che avvolge anche il Nuovo Centrodestra di Alfano.
Tra i “traditori” alfaniani, infatti, il clima non è migliore.
Il risultato elettorale ha fatto riemergere la marginalità della compagine che, a questo punto, avrebbe bisogno di una vera leadership costruttiva, anche solo per poter pensare di non essere polverizzati nelle urne delle prossime politiche.
Che, saranno pure lontane, come dice Renzi, ma vai a sapere.
Ecco che, dunque, la guerra tra Alfano e Lupi (sempre più vicino a lasciare il governo per andare a Strasburgo) si è fatta intestina, con l’attuale leader che non ne vuol sapere di mollare il Viminale per dedicarsi solo al partito, come gli chiede la base.
Di sicuro, c’è che un futuro “apparentamento” con Forza Italia oggi appare più lontano; il Cavaliere guarda alla Lega Nord di Matteo Salvini, non al suo ex delfino, per l’alleanza futura e la ricostruzione del centrodestra.
E i pochi, veri moderati di Forza Italia, questa svolta pesante verso la destra lepenista non hanno alcuna intenzione di avvallarla. Nè di digerirla causa forza maggiore; c’è un limite anche per loro.
La diaspora, dunque, è solo questione di ore. Perchè oggi è il giorno della conta a San Lorenzo in Lucina.
Il mandato del cerchio magico parla anche della spasmodica ricerca di un “nuovo Bonaiuti” capace di tenere sotto controllo l’informazione considerata più ostile; in gioco c’è il nuovo corso possibile, anche in senso mediatico, che per i più lucidi dentro Forza Italia non può che chiamarsi — politicamente — Raffaele Fitto, uno che anche a carichi pendenti se la può battere senza vergogna con il Cavaliere.
E che, soprattutto, ha più voti di tutti, che ha salvato la faccia al partito e che ha “tenuto” strettamente in mano il portafoglio elettorale del Sud.
Un Raffaele Fitto che, insomma, nelle prossime ore, potrebbe diventare il primo, vero nemico del Cavaliere.
La guerra è cominciata.
Sara Nicoli
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Maggio 28th, 2014 Riccardo Fucile
SILVIO RIUNISCE I BIG: “LE PRIMARIE? SI FARANNO SOLO PER DECIDERE LA PREMIERSHIP”…MARINA: “LA MIA CANDIDATURA NON ESISTE”
«A questo tavolo mi sembra che nessuno abbia intenzione di mettere in discussione la mia
leadership, se non sbaglio, i risultati sono sotto gli occhi di tutti e senza di me non so come sarebbe finita». Ora di cena, a Palazzo Grazioli – dove Silvio Berlusconi è rientrato per rimettere insieme i cocci di un partito a pezzi – siedono i big.
C’è soprattutto Raffaele Fitto, che con i suoi 284 mila voti è l’unico vincitore forzista delle Europee e ha subito parlato di primarie e nuovo partito.
La tensione è alle stelle, il leader è più che irritato, racconta chi è andato a trovarlo e lo ha sentito nelle ore precedenti.
Quella sorta di “opa” lanciata su Forza Italia l’ha gradita poco.
Il “cerchio magico” delle Pascale, Rossi, di Toti si sente sotto attacco. Al tavolo siede anche Denis Verdini, pure lui ormai nel mirino del clan ristretto.
Ma ci sono pure i capigruppo Brunetta e Romani, Mariastella Gelmini e Deborah Bergamini. Toti non c’è, impegnato nella diretta a Ballarò.
A Berlusconi preme solo di blindare la leadership, che quel 16 per cento ha fatto vacillare per la prima volta.
Teme il complotto, considera una minaccia la richiesta di primarie. Vi scorge un invito implicito a farsi da parte.
Anticipa per ciò la resa dei conti rispetto all’ufficio di presidenza confermato per oggi, a dispetto di chi gli aveva suggerito di rinviarlo, e sarà aperto ai coordinatori regionali. C’è una bomba interna da disinnescare. E lo fa a modo suo.
Spiega quale linea detterà oggi: «Io resto alla guida del partito, se poi a qualcuno non va bene è sempre libero di dirlo o di andare via».
Forte del fatto che anche ieri in tv Raffaele Fitto ha ribadito che Berlusconi «è e resta la nostra guida». Diverso è il discorso sulle primarie tanto invocate. «Non ho nulla in contrario – è il ragionamento del leader – Si faranno quando dovremo costruire la coalizione dei moderati in vista delle politiche e dovranno servire per scegliere il candidato premier del centrodestra».
Come dire, i tempi sono prematuri, le primarie si faranno quando si andrà al voto e non riguarderanno la leadership di Forza Italia ma la scelta dell’anti-Renzi.
Il bastone del comando nel partito resta e resterà in mano a lui.
Anche perchè nello statuto non è prevista nemmeno la carica di segretario. Un messaggio assai esplicito all’indirizzo di Fitto.
Non a caso, ieri pomeriggio, da Milano, Marina Berlusconi ha lasciato filtrare attraverso l’Ansa il suo disinteresse (attuale) alla successione dinastica, che definisce «una suggestione»: la sua è «una candidatura che non c’è».
Mossa mediatica ben studiata ad Arcore per sgomberare per adesso il campo da
qualsiasi ipotesi sul futuro che finirebbe con l’indebolire la leadership del padre.
Berlusconi una concessione a Verdini, Fitto e alla “vecchia guardia” si prepara a farla invece oggi. «Apriremo in autunno la fase congressuale» preannuncia.
Una serie di assise locali, con tanto di tesseramento, che porti a un congresso nazionale, da tenere magari nella primavera 2015. Lo convince poco l’idea di dar vita a una sorta di segreteria ristretta, nuovi incarichi, nuove deleghe. Roba da veteropartito.
La realtà è quella drammatica del “Report voti Forza Italia-Pdl” che gli hanno consegnato ieri e che fotografa il progressivo tracollo già noto, ma con i numeri nudi e crudi: dalle Politiche 2008 (13.951.901 voti), passando per le Europee 2009 (10.797.296) e le Politiche 2013 (7.477.885), fino al capolinea delle Europee 2014 (4.605.331 preferenze).
«Se mi facessi da parte, il partito scomparirebbe» è stato il suo commento amaro.
Il leader allora frena per ora sulla ripresa del dialogo con l’Ncd.
Le uscite ultime di Alfano, bollate come «arroganti », sono per lui il segnale che un confronto è impossibile nell’attuale posizione di debolezza. Non così con la Lega con la quale l’intesa sarà rafforzato dalla firma di alcuni dei referendum da loro proposti, come anticipato da Toti.
Al tavolo delle riforme invece Berlusconi resterà seduto, nonostante la cerchia ristretta prema in queste ore per farlo saltare, dopo il dèbacle elettorale.
L’ex Cavaliere ha garantito personalmente a Renzi che non farà passi indietro.
E così sarà .
(da “La Repubblica“)
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Maggio 27th, 2014 Riccardo Fucile
ESPLODE LO SCONTRO NEL CENTRODESTRA…. ALFANO: “NON CI SONO LE CONDIZIONI PER UNA RIUNIFICAZIONE CON FORZA ITALIA”
Il giorno dopo il voto delle Europee, che hanno visto il trionfo di Renzi, nel centrodestra è tempo di interrogarsi su come rimettere in sesto una coalizione frammentata e divisa che, anche volendo unire le diverse sigle che la compongono, arriva appena al 30% dei consensi.
Una ricomposizione che appare tutt’altro che scontata, viste le dichiarazioni dei leader in questo dopo elezioni.
Forte del suo successo personale con 284.547 preferenze nella circoscrizione sud, è tornato a far sentire la sua voce Raffaele Fitto che, pur ribadendo la leadership di Berlusconi, rilancia l’idea delle primarie in un’intervista su Repubblica: “Rispetto al futuro, qualsiasi scelta da assumere non potrà che essere legittimata. Le formule possono essere le più varie. Ma quella legittimazione dovrà esserci”.
Ospite della trasmissione Agorà , l’ex ministro traccia la strategia del partito per i prossimi mesi. In linea con quanto affermato da Silvio Berlusconi ieri, ribadisce la validità del patto del Nazareno: “Le riforme istituzionali, cioè le regole, al di là dei contenuti, meritano un ampio confronto e una condivisione. Dobbiamo quindi essere all’opposizione del governo Renzi, ma sulle riforme il tavolo di confronto deve proseguire”.
L’ex ministro dedica anche un passaggio al futuro del centrodestra e sulla frammentazione dello schieramento emersa da quest’ultima tornata elettorale: “Durante la campagna elettorale abbiamo sostenuto tesi diverse da Lega Nord e Fratelli d’Italia. Ora, più che sommare sigle, dobbiamo cercare di capire quali possono essere i punti di convergenza per essere credibili nei confronti degli elettori”.
Intanto il coordinatore regionale ligure di Forza Italia, Sandro Biasotti, ha rassegna le sue dimissioni nelle mani di Silvio Berlusconi come “atto dovuto a seguito del deludente risultato elettorale”.
Anche il leader del Nuovo centrodestra Angelino Alfano, parlando a ‘La telefonata’ su Canale 5, è intervenuto sul futuro del suo partito e della coalizione di centrodestra.
E dà un altolà ai forzisti: “A giudicare dalle prime reazioni di Forza Italia ho molte difficoltà a pensare a una riunificazione tra Ncd e Fi, perchè da esponenti di Forza Italia sono arrivate posizioni che spiegano come non hanno capito quanto è successo”. Alfano si è detto soddisfatto del risultato elettorale: “Il nostro obiettivo era superare la soglia di sbarramento”, ha affermato il ministro, che aggiunge: “Non casca il mondo se non abbiamo preso un punticino in piu”.
E su twitter delinea le prossime battaglie: “Ampliamento bonus Irpef tenendo conto numero figli, rivoluzione nella burocrazia, preferenze nell’Italicum”.
(da “La Repubblica”)
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Maggio 27th, 2014 Riccardo Fucile
IL RISCHIO CHE LA RESA DEI CONTI SCATTI IN ANTICIPO, PROBABILE RINVIO DELL’UFFICIO DI PRESIDENZA… FITTO SEMPRE PIU’ IN VETRINA
La resa dei conti è appena iniziata. E sotto accusa, per la prima volta, assieme al suo
“cerchio magico”, finisce proprio il leader.
Fughe sono date per imminenti al Senato, Berlusconi non sa come venirne fuori e tra i fedelissimi è forte il timore per una sorta di “opa” che il trionfatore Raffaele Fitto, tra i pochi di questa campagna, potrebbe lanciare nell’ufficio di presidenza di domani. Che infatti potrebbe slittare.
«Complimenti Matteo, ma dovresti pur ringraziarmi: hai visto come sono stato bravo? In questi ultimi giorni ti ho fatto campagna elettorale» dice Berlusconi chiamando al telefono il premier e alludendo al suo «argine anti-Grillo», a suo dire vincente.
Poi il discorso si fa serio. E il leader forzista garantisce che su legge elettorale e riforma del Senato loro ci saranno, eccome.
A quel tavolo il partito di opposizione resta aggrappato quasi con la forza della disperazione. Non a caso, prima dell’ex Cavaliere, era stato già Denis Verdini a contattare il vicesegretario Pd Lorenzo Guerini per ribadire che la «strada delle riforme è spianata».
Solo che le condizioni, ora più di prima, le detterà Matteo Renzi.
A Silvio Berlusconi la portata del disastro era chiara già da un pezzo, quando in mattinata proprio Verdini, il “re dei numeri”, lo ha chiamato inviandogli i report sulla Waterloo forzista.
Il leader è già uno straccio, smarrito, ma la reazione è rabbiosa. «Provino pure a rottamarmi, se hanno la forza e i numeri. Qualcuno pensa davvero di poter guidare Forza Italia senza di me?» si è sfogato l’ex Cavaliere quando a ora di pranzo ad Arcore siedono tutti i figli, Piersilvio e Marina, Barbara, Eleonora e Luigi.
Con loro anche Giovanni Toti, capolista neo eletto nel Nordovest, e Niccolò Ghedini.
Forza Italia è un partito allo sbando e lui non ha stavolta una soluzione da proporre. Ricominciano così a circolare voci su fughe imminenti al Senato, trattative ripartite di un gruppetto di forzisti con l’Ncd di Alfano, che ha superato per un pelo lo sbarramento.
È proprio quel che teme l’ex premier: il fuggi-fuggi post disastro.
Nei colloqui privati alza il tiro anzichè giocare in difesa. Fa sapere di sentirsi «offeso» da quel 16 e passa per cento: «Ancora una volta ho dovuto fare tutto da solo, sono stato lasciato a combattere senza alcun aiuto, senza poter parlare, col divieto di andare in giro».
Ma la vera incognita riguarda il futuro. «Non posso consegnare a Marina un cumulo di macerie» è stata una delle considerazioni del day after.
La stessa primogenita, raccontano, ha rafforzato in queste ore la convinzione che sia meglio lasciar perdere la politica, almeno per ora.
In realtà Berlusconi non ha alcuna voglia di mollare la presa. La nota diffusa nel pomeriggio è un segnale soprattutto interno, con cui prende atto della sconfitta ma avverte che i conti vanno fatti con lui.
Scrive di un «risultato inferiore alle attese», ma che dipende dalla sua condizione di «uomo non libero». Come tante altre volte però garantisce che ripartirà dal risultato «negativo». Per concludere: «La mia stella polare resta l’unità dei moderati ».
La prima vittima sacrificale sembra sia predestinata: il responsabile dei “club” Marcello Fiori, additato come uno degli ingranaggi della macchina che hanno toppato.
La scheda inviata dalla sede di San Lorenzo in Lucina ad Arcore ha rassicurato fino a un certo punto: i tre milioni di voti persi da Forza Italia in un anno – nella lettura di Verdini – sarebbero finiti per metà nel mare dell’astensionismo, il restante milione e mezzo così distribuito: 900 mila voti al Ncd, 300 mila ai Fratelli d’Italia e 300 mila alla Lega. Solo una manciata attratti da Renzi.
Il Transatlantico è semideserto e tra i pochi forzisti che si aggirano c’è allarme.
Solo Luca D’Alessandro ironizza: «Quaranta per cento Renzi, sedici noi, il partito dei moderati e delle riforme insomma ha il 56 per cento».
Ma non è aria. Verdini chiama Fitto e lo prega di non alzare i toni, ora che ha stravinto. Ma i fedelissimi sono entrati in fibrillazione quando “Mr. 284 mila voti” si è presentato in sede a Roma nel pomeriggio e da lì ha rilasciato decine di interviste tv.
Maria Rosaria Rossi e Francesca Pascale vengono ritenute da molti tra le principali responsabili della dèbacle, loro la scelta di chiudere la campagna in una sala da 500 posti a Milano, di evitare le piazze.
«Berlusconi si faccia da parte» lo invita un vecchio conoscente come Giuliano Urbani.
«Il partito ormai è governato dai porta-Dudù» attacca l’uscente non rieletta Susy De Martini. «Sbagliate le liste, servivano i big» conclude la fedelissima Michaela Biancofiore.
Come Giancarlo Galan: «Abbiamo perso consensi e molta fiducia del nostro elettorato». Il rischio è che la resa dei conti scatti subito.
Non a caso, non sono ancora partite le convocazioni ufficiali per l’ufficio di presidenza di domani.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)
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Maggio 26th, 2014 Riccardo Fucile
TRACOLLO DI FORZA ITALIA NEL NORD EST… “IL CENTRODESTRA UNITO PUO’ ANCORA COMPETERE”, MA ORA SI TEMONO NUOVE FUGHE
È l’ora del tracollo, del tramonto, quello vero. 
Oltre la condanna, oltre la decadenza, oltre l’interdizione.
Silvio Berlusconi se ne rende conto a notte fonda, al termine di una giornata vissuta ad Arcore sulla soglia della depressione, raccontano i suoi, come se avesse avvertito già ore prima l’imminenza dell’addio.
Quello degli elettori che lo hanno voluto e votato per vent’anni. «Forse potevo fare di più, fare di meglio, ma mi hanno messo fuori gioco e più di questo non potevo, ho dovuto fare tutto da solo» si sfoga, stremato.
Al fianco di Giovanni Toti, di Adriano Galliano, di Francesca Pascale appena rientrata con Maria Rosaria Rossi da Roma, il leader a Villa San Martino appare ai suoi come un pugile suonato.
Prova a dettare la linea della “resistenza”, ha ricominciato col dire: «Ora cambio tutto».
Ma Forza Italia è un partito allo sbando, altro che soglia del 20, via via nella notte precipita al 16 per cento, relegato al ruolo di terza forza.
È un partito nel bunker, come il suo capo. I consensi si sono dimezzati rispetto alle precedenti Europee e ridotti di mezza dozzina rispetto alle Politiche 2013 (allora era Pdl).
Ora il rischio della fuga si fa concreto. Quanti deputati, quanti senatori saranno disposti nei prossimi giorni, nelle prossime settimane, a restare in un serbatoio a esaurimento?
«Tutta colpa della scissione, i nostri voti sommati a quelli dell’Ncd e dei Fratelli d’Italia sarebbero stati gli stessi dello scorso anno, addirittura cresciuti » spiega il leader al telefono a Denis Verdini e agli altri pochi big ammutoliti nella sede romana di San Lorenzo in Lucina.
Giovanni Toti lo ripete in tv. Ma nel quartier generale è già un terremoto. E in questo quadro, di declino evidente, l’avvento di Marina potrebbe subire un’accelerazione.
Il tracollo investe prima di tutto le ragioni chiave del consenso berlusconiano.
Nella Lombardia nella notte si viaggiava sotto quota 15.
Nel Nordest la disfatta dell’11-12 per cento.
Il leader vuole dare un segnale, una scossa, «se non sarà così, da qui a breve Forza Italia muore» racconta uno dei dirigenti di punta, ancora incredulo.
Nella sede di San Lorenzo in Lucina la sola Deborah Bergamini ha il coraggio di affrontare le telecamere per ricordare che questo è stato «l’annus horribilis» del partito e del suo leader, «risultato non esaltante» minimizza.
Berlusconi ha convocato per mercoledì un ufficio di presidenza, per leggere i risultati, ma anche per imprimere una svolta, provarci, dare un segnale di vita.
A Giovanni Toti e al giovane amministratore Alessandro Cattaneo il compito di selezionare volti nuovi. Tanto per cambiare.
Ma soprattutto, vuole «strutturare il partito». Saranno istituiti dipartimenti, una segreteria ristretta, nuovi organismi. Altro che club, come ha ammesso in privato: «La gente non li ha capiti, non sono decollati come avrebbero dovuto».
Ci vuole un partito vero, necessario per preparare la strada alla successione dinastica.
A ora di pranzo, nel giorno cruciale, Silvio Berlusconi è a tavola proprio con i suoi figli. È a loro che confessa: «Avrei potuto fare di più. Ma ancora una volta ho dovuto fare tutto da solo e senza di me chissà come saremmo finiti».
Il fatto di non aver potuto mettere la scheda nell’urna è la cosa che definisce più «umiliante».
Niente ressa stavolta nel seggio 502 di via Scrosati a Milano, dove abitualmente andava.
Si è presentata lì per solidarietà al capo la sola fedelissima eurodeputata Licia Ronzulli.
L’handicap «imposto dai giudici» è il vero alibi con cui l’ex premier spiega il flop. «Tutti a dire che non ho fatto le piazze, ma se i giudici me lo hanno impedito, tutte le volte in cui abbiamo chiesto delle deroghe per fare comizi ce le hanno negate». L’unica chiave per invertire il trend è rilanciare il partito e il centrodestra con la carta Marina, Berlusconi ne è sempre più convinto.
«Tieniti pronta» le ha ripetuto in queste ore.
Dentro Forza Italia è chiaro già da tempo dove che quello è l’approdo. L’annuncio di Marina non avverrà ad horas, ma da oggi lo scenario cambia.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)
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Maggio 26th, 2014 Riccardo Fucile
BERLUSCONI AI SUOI: “DATE LA COLPA ALLA MIA ASSENZA”
La voce di Silvio Berlusconi pare arrivare dall’oltre.
Quando l’ex premier si collega in vivavoce da Arcore con lo stato maggiore riunito a San Lorenzo in Lucina, le proiezioni inchiodano Forza Italia al 16 per cento.
Il minimo storico dalla discesa in campo, un dato oltre le peggiori previsioni.
Il Capo è provato, consapevole che si tratta della fine di un epoca. Ammette che è un disastro e chiede di spiegare la sconfitta come frutto della sua “assenza” dalla campagna elettorale e come risultato dell’anno più difficile, con la decadenza dal Parlamento e il dramma dei servizi sociali.
Anche se, ragionando sui dati, tutti hanno la sensazione che è accaduto qualcosa di più profondo: al Nord Forza Italia si sta estinguendo (poco più di 12 nel Nord Est, poco più di 13 nel Nord Ovest), una parte del suo elettorato si è rifugiato nell’astensione e il marchio Berlusconi non tira più.
Più debole nel paese, Forza Italia è più debole anche in Parlamento: “Berlusconi — spiega un azzurro di rango — voleva usare il boom di Grillo per riaprire la trattativa con Renzi su riforme e governo. Ma il boom l’ha fatto Renzi e cambia tutto”.
San Lorenzo in Lucina è un deserto. Sulle pareti le foto dei bei tempi che furono: la discesa in campo, Silvio sorridente coi grandi della terra, l’Aquila, i G8, le folle oceaniche. Ora i corridoi sono vuoti. I pochi big chiusi nelle stanze.
Verdini è una maschera di ghiaccio. Ghiaccio, come la temperatura della sua stanza, ben sotto i venti gradi, quasi per tenere freddo il sangue. Arrivano Rotondi, la Polverini, Tajani.
“A quanto sta Alfano?” è la domanda che rimbalza nervosamente nel quartier generale berlusconiano. Perchè solo il funerale dell’Ncd può consentire di “coprire” il proprio: “Gli elettori – afferma Rotondi per esorcizzare la sconfitta – dicono che il centrodestra italiano è ancora berlusconiano”.
L’ingrato compito di affrontare i cronisti viene affidato a Deborah Bergamini, esausta dopo una campagna elettorale con quattro ore di sonno a notte.
È lei che dopo il summit telefonico con Berlusconi arriva in sala stampa: “Il risultato – dice – non è esaltante. Ma abbiamo fatto una campagna elettorale con Berlusconi ai box, impossibilitato a muoversi a seguito dell’affido ai servizi sociali e impossibilitato a tenere comizi e a parlare liberamente, ad esempio non ha mai potuto parlare della magistratura. Insomma, è stato un anno orribile, con la condanna ingiusta per Berlusconi e la sua estromissione dal Senato, poi la scissione di Ncd. Alla luce di questo dato non si può dire che sia un risultato negativo per Forza Italia”.
In nottata arriva da Arcore anche la dichiarazione fotocopia di Giovanni Toti: “Forza Italia paga pesantemente una campagna elettorale viziata da una decisione che considero gravemente iniqua da parte della magistratura e che ha privato i moderati italiani del loro storico punto di riferimento”.
È questa la linea su cui si attestano le poche dichiarazioni dei big di Forza Italia. Poche, per un partito abituato all’inondazione dei media.
Gelmini, Santanchè, Romani che parla della necessità di aprire il “cantiere del centrodestra”. Poche e rilasciate quasi come un atto dovuto e senza convinzione.
Nella consapevolezza che questa volta sarà difficile spiegare tutto con l’assenza di Berlusconi. A microfoni spenti già trapelano i primi segnali di guerra: “Così moriamo tutti, serve una riflessione”.
Raffaele Fitto, unico vincitore di un partito in disfacimento, è pronto a piombare a Roma per chiedere un chiarimento interno, forte della sua valanga di preferenze e dell’ottimo risultato al Sud. Chiarimento politico sulla linea da tenere con Renzi. E organizzativo sulla gestione del partito. Non è il solo.
Per mercoledì è prevista una riunione di Berlusconi con tutto lo stato maggiore di Forza Italia.
A notte fonda nessuno vede l’alba.
(da “Huffingtonpost“)
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Maggio 21st, 2014 Riccardo Fucile
SILVIO NON VUOLE PERDERE IL CONTROLLO DI FORZA ITALIA, MA TRA FITTO E TOTI, VECCHIA GUARDIA E CERCHIO MAGICO, CI SARA’ IL REGOLAMENTO DEI CONTI
La mossa ha il significato di blindarsi prima del voto.
Prima cioè che, nelle previsioni di Berlusconi, arrivi una sconfitta senza precedenti. Per questo l’ex premier anticipa la decisione di nominare il suo braccio destro (e sinistro) Maria Rosaria Rossi come amministratore del partito, al posto del dimissionario Sandro Bondi.
Sarà lei, la “badante” — così la chiamano i parlamentari di Forza Italia — ad avere potere di firma su atti amministrativi e questioni contabili.
Lei, cioè lui, Berlusconi che così non perderà il controllo sulla linfa vitale del partito. Perchè il “controllo” di Forza Italia, della sua organizzazione, dei finanziamenti è la vera posta in gioco della faida annunciata per il minuto dopo in cui chiuderanno le urne.
E il blitz sulla Rossi è frutto del timore di perderlo, il controllo. È il modo per sedare una rivolta già in corso.
Ecco la fretta di anticipare la nomina inizialmente prevista tra una settimana, convocando un ufficio di presidenza ad hoc in piena campagna elettorale.
Perchè stavolta è diverso.
Per la prima volta, nonostante Berlusconi stia alzando i toni contro Grillo, ha la sensazione che non solo la rimonta non c’è, ma proprio non scatta la dinamica del “voto utile” a Forza Italia.
E per la prima volta l’ex premier non si avvicina a una competizione elettorale da “finalista”.
La sfida finale è a due, tra Renzi e Grillo. Berlusconi, come il Milan, è fuori dalla classifica che conta. E da lunedì, su queste premesse, all’ordine del giorno ci sarà inevitabilmente la “rifondazione del centrodestra”.
È questo il chiodo fisso di Berlusconi, nonostante la magra consolazione di un pessimo risultato anche per il “traditore” Alfano.
Se poi Grillo dovesse arrivare primo nessuno sa cosa possa succedere. Nemmeno Berlusconi che oscilla tra la tentazione di offrire a Renzi un “patto di governo” e quella di mettersi a soffiare sul fuoco puntando alle urne col sistema attuale che, essendo un proporzionale puro, costringerebbe Renzi a trattare con lui dopo il voto.
Ipotesi, suggestioni nell’ora in cui tutto lo stato maggiore, nel corso dell’ufficio di presidenza a palazzo Grazioli, ha toccato con mano l’inesorabile scorrere del tempo.
E la differenza tra questa campagna elettorale e le altre.
E in questa aria da cupio dissolvi la conta interna pare essere annunciata.
Con un pezzo di gruppo dirigente pronto ad aprire le danze su chi comanderà dentro Forza Italia il minuto dopo il voto. E pronto a chiedere un “direttorio”, degli organi dirigenti “veri” dove si discute e si decide.
Non è un mistero che Raffaele Fitto sbatterà la valanga di preferenze raccolte al sud (i suoi pronosticano almento quota 200mila) sul tavolo romano per ottenere regole chiare e un riequilibrio nei rapporti interni, soprattutto se le urne confermeranno che Giovanni Toti nel Nord Est “non tira”.
Insomma, un nuovo capitolo della guerra tra cerchio magico e nomenklatura di partito.
Berlusconi, nel corso dell’intervista a L’Aria che tira, ha annunciato che non lascerà , nemmeno questa volta. E proprio per “blindarsi” in vista del sisma, ha imposto la Rossi. Una mossa preventiva.
Che rischia però di rendere più irrespirabile il clima interno: “Se Berlusconi non apre una riflessione sul gruppo dirigente — dice un azzurro pesante — e vuole fare il partito di Dudù e del cerchio magico, allora liberi tutti”.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 20th, 2014 Riccardo Fucile
IL PARTITO TREMA: “SCOMPARSI DALLA CAMPAGNA ELETTORALE”… L’ADDIO DI BONDI CONGELATO A DOPO LE EUROPEE
Un predellino-bis, stavolta per Marina.
È il colpo di scena che Berlusconi sta immaginando in questi giorni, di fronte ai sondaggi che segnalano lo stallo del partito.
«Se andiamo sotto il 20 per cento – ha confidato – potrei lasciare subito e lanciare la sua candidatura ».
Chi gli sta vicino prevede già una conferenza stampa, all’indomani del voto, con padre e figlia fianco a fianco per annunciare il cambio al vertice di Forza Italia.
Come Renzi per il Pd, anche Marina sarebbe l’ultima carta per ridare slancio a un partito che, al di là della propaganda, appare sempre più smarrito.
«Per la prima volta – riflette uno dei dirigenti impegnati in campagna elettorale – a Berlusconi non è riuscito lo schema di trasformare le elezioni in un referendum pro o contro di sè.
“La campagna è bipolarizzata tra Grillo e Renzi e noi, semplicemente, non ci siamo». Da qui il timore sul risultato, benchè Denis Verdini continui a dirsi fiducioso su quota «venti per cento ».
In verità i report segnalano un arretramento al Nord, dove prevale il voto di opinione. E soltanto grazie alla circoscrizione meridionale Forza Italia riuscirebbe a evitare un vero e proprio tracollo.
Se fossero veri i sondaggi, la nottata del 25 maggio potrebbe essere una delle più lunghe per gli azzurri. Da qui l’ipotesi di un repentino cambio di cavallo, anticipando la «discesa in campo» della figlia, destinata in realtà alla successione solo dopo l’estate.
Un’accelerazione che l’ex Cavaliere sta valutando anche in base allo scenario post-elettorale.
«Tutti sanno – osserva Daniela Santanchè – che, se Grillo sfonda, salta il banco e Renzi se ne va casa».
A quel punto il voto anticipato, magari già ad ottobre, sarebbe inevitabile. Da qui la necessità di “costruire” con un certo anticipo la candidatura di Marina Berlusconi. Sull’esito del voto il pessimismo tra gli azzurri è diffuso. Anche perchè il partito, di fatto, è stato smobilitato e i famosi Club, che ne avrebbero dovuto raccogliere il testimone, non hanno avuto il successo immaginato.
Senza arrivare ai forzisti più drastici, che li stimano intorno a un migliaio, l’opinione prevalente dei dirigenti di San Lorenzo in Lucina è che quelli «veri» siano circa la metà dei 12 mila previsti.
Raccontano di un Marcello Fiori «nel panico» per il rischio di finire come capro espiatorio del flop.
Soprattutto per la mancanza di scrutatori nelle 60 mila sezioni elettorali. E visto che il ruolo dei Club sarebbe dovuto essere soprattutto quello di formare un esercito di decine di migliaia di «sentinelle del voto», la loro eventuale assenza non passerà inosservata.
Ma c’è dell’altro. Berlusconi infatti in questi giorni sembra sia rimasto piuttosto sorpreso per non essere riuscito, come nelle altre occasioni, a «prosciugare» i partiti più piccoli del centrodestra.
Stavolta la dispersione è alta, il nuovo centrodestra di Alfano e Lega sono ben oltre la soglia del quattro per cento e anche Fratelli d’Italia ci si avvicina.
Insomma, non c’è più quella situazione in cui Forza Italia era il sole e gli altri piccoli satelliti ruotavano intorno.
Nel centrodestra si sta verificando un big bang. Epitome di questa crisi di consensi – che è anche una crisi di identità di un partito che non è abbastanza opposizione come il M5S, ma nemmeno pienamente al governo come l’Ncd – è la vicenda personale
di Sandro Bondi. Amministratore e commissario unico di Forza Italia, Bondi da mesi è lontano dal partito e dal Senato.
Non vuole vedere nessuno e non firma più alcun documento. L’ex braccio destro del leader avrebbe anche scritto una lettera di dimissioni, una sorta di addio dal partito, ma Berlusconi lo avrebbe pregato di soprassedere fino a dopo le europee per non far scoppiare lo scandalo.
È già convocato per il 28 maggio un ufficio di presidenza per sostituire Bondi, ma le cose non sembrano affatto facili.
Perchè sta iniziando a girare la voce che, al posto di Bondi, Berlusconi vorrebbe nominare Maria Rosaria Rossi, la sua onnipresente (e qualcuno dice anche onnipotente) assistente personale.
Se così fosse c’è da giurare che scoppierà un altro putiferio tra il cerchio magico e la vecchia guardia.
Come se non bastasse ci sono anche rumors che parlano di una mini-scissione del gruppo al Senato all’indomani del voto.
Un gruppo di “responsabili” pronto a uscire per dare una mano a Renzi sulle riforme e assicurare il proseguimento della legislatura.
Francesco Bei
(da “La Repubblica“)
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Maggio 19th, 2014 Riccardo Fucile
QUANDO LA MACCHINA DEL FANGO DIVENTA UN AUTOGOL… OCCORRE RISPETTO PER LA MADRE DEI PROPRI FIGLI: “SIGNORINI CI FA PERDERE ALTRI VOTI”
Viva Veronica Lario, abbasso Alfonso Signorini. Anche un servizio della rivista «Chi» sull’ex moglie
di Berlusconi suscita sospetti.
Gli uomini, ma soprattutto le donne di Forza Italia, impegnate in una difficile rimonta elettorale, si chiedono perchè proprio ora dare l’occasione alla signora Veronica di rispondere in maniera tagliente in un colloquio con Maria Latella per Il Messaggero.
«Signorini ci fa perdere altri voti», temono in casa Fi.
Ma il direttore di «Chi» replica: «L’indignazione della signora Lario è a orologeria e a sette giorni dalle elezioni si presta a qualche sospetto».
Sarà pure, ma la diretta interessata non ha sopportato quel servizio fotografico che ne sottolinea il giro vita, con tanto di interviste a chirurghi estetici che le consigliano di eliminare le rughe e liposuzioni.
«Sono vittima di agguati fotografici – dice Lario – perchè non mi chiamo più Berlusconi. Offese con me tutte le donne che rifuggono dall’ossessione giovanilista. Non temo di invecchiare.â€‰È venuto meno il rispetto per una donna che è comunque la madre dei figli di Silvio Berlusconi». Anche questo entra in campagna elettorale.
Ma chi immagina che le donne di Fi si schierino con Signorini sbaglia alla grande. Sarà forse una preoccupazione elettorale, perchè le donne elettrici possono essere solidali con Veronica.
Oppure una dignitosa difesa dell’immagine femminile che non passa dai ferri del chirurgo estetico.
L’unica che non vuole dire una parola su questo tema è Daniela Santanchè (già in passato si era scagliata contro l’ex moglie di Berlusconi a proposito dei soldi chiesti per il divorzio), ma si stupisce quando viene a sapere che le donne di Fi danno ragione a Veronica: «Non ci posso credere», dice.
Sentite Renata Polverini. «La penso come la Lario: ognuno ha diritto di invecchiare come vuole e nessuno si può permettere di dire a una signora cosa deve fare. Cos’è, la dittatura dell’eterna giovinezza per fare arricchire i chirurghi? Sono convinta che c’è un problema nella vita di coppia: l’uomo è sempre alla ricerca di donne più giovani e nella psicologia di certe donne scatta il meccanismo di voler apparire sempre giovani per non perdere il proprio uomo. Io ho compiuto 52 anni pochi giorni fa e non ho l’ossessione del tempo che passa. E finiamola con la favola che le donne di Fi sono tutte rifatte».
Deborah Bergamini ha scritto spesso delle donne che esistono e agiscono solo perchè «intermediate da un uomo».
La responsabile comunicazione di Fi vuole prescindere dal caso specifico, ma è chiaro che difende la reazione di una donna che viene sottoposta ai raggi X.
Chi ha lo stress di apparire giovane è «una persona insicura», dice Bergamini, e noi viviamo in una fase di insicurezza che riguarda anche gli uomini: il boom dei cosmetici e dei ritocchi estetici è da quella parte.
«Diciamo – osserva Michaela Biancofiore – che anche Veronica Lario ai suoi tempi qualche ritocco lo ha fatto, ma devo riconoscere che è una donna di grande personalità , con una forte coscienza di sè».
Amedeo La Mattina
(da “La Stampa“)
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