Maggio 28th, 2019 Riccardo Fucile
TOTI: “TUTTI A CASA”, TAJANI: “TACI, HAI FATTO CAMPAGNA ELETTORALE CONTRO”
“Ora basta scuse e bugie, tutti a casa e cambiamo davvero per ripartire”. Con queste parole
sui social, il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti ha scoperchiato il vaso di Pandora del malumore dentro Forza Italia.
“Stiamo assistendo alla seconda tornata elettorale in meno di un anno in cui il centrodestra stravince, Forza Italia perde. E perde molto”, ha sottolineato dando voce al malumore crescente all’interno del partito di Silvio Berlusconi contro lo “staff” dei fedelissimi di Arcore e contro la gestione del partito di Antonio Tajani che hanno gestito la ‘campagna di Bruxelles’: “E’ davvero bizzarro vedere e sentire gente che parla di Forza Italia e poi ha fatto campagna elettorale per altri partiti”.
Passata la notte elettorale, dati definitivi alla mano, il mancato raggiungimento della soglia del 10 per cento (il conto si è fermato a 8,8), nonostante le oltre 500mila preferenze incassate dal leader Silvio Berlusconi in appena due settimane in tv, l’autocritica e l’apertura di una riflessione interna sul futuro è una necessità .
Il risultato raggiunto evita il tracollo, ma fa male lo stesso, scuote big e peones. Non preoccupa più solo la ‘salvinizzazione’ già in atto da tempo, ma l’asse sovranista Lega-Fdi uscito rafforzato proprio dalle europee, che insieme ai ‘totiani’ e senza il Cavaliere, punta a diventare il nuovo soggetto politico attrattivo della destra filosalviniana (anche moderata), alternativa al Pd e ai Cinque stelle.
Nel mirino: l’assenza di una strategia chiara, di governo e di partito; una campagna elettorale solo ‘contro’ i Cinque stelle, che ha portato consensi a Matteo Salvini; la gestione di Antonio Tajani, specialmente per il flop al Centro.
Senza contare il ‘fuoco amico’, che ha sottratto voti a tutti, facendo il gioco della coppia Salvini-Meloni.
“Dalle elezioni dello scorso anno chiedo – afferma il governatore – a tutti i dirigenti un’inversione di rotta, un confronto democratico per stabilire la linea politica, apertura alle tante liste civiche di area che non ci votano e non ci voteranno mai più, spazio ai tanti bravi amministratori locali e parlamentari coraggiosi. Risposte? Nessuna. Anzi, peggio – incalza – anche in queste ore ho sentito e letto dirigenti e parlamentari del partito difendere scelte indifendibili. Peggio ancora: accusare chi ha avuto il coraggio di chiedere in questi mesi un cambiamento per evitare lo schianto ampiamente prevedibile”.
Insomma, secondo Toti la colpa ormai è chiara a tutti: “E’ di una classe dirigente che ha difeso ad oltranza le proprie poltrone, che ha occhieggiato alla sinistra per far dispetto ai nostri alleati, che ha scelto ancora una volta dall’alto candidature con arbitrio totale, che ha emarginato chiunque avesse l’ardire anche solo di sussurrare che qualcosa non andava”.
“Quella classe dirigente – aggiunge – ha mentito ai nostri militanti, ai nostri elettori, a se stessa e al leader Silvio Berlusconi. Nessuno ha avuto neppure il coraggio di dire al fondatore del partito, che ha condotto una campagna elettorale eroica, che la sua candidatura sarebbe stata un sacrificio inutile (tranne il sottoscritto e qualche amico). Per cinismo e opportunismo un anno è stato consumato con la testa sotto la sabbia, tra menzogne e ipocrisie”.
“Presto con tanti amici ci riuniremo in una grande assemblea pubblica dove ognuno potrà dire la sua, senza gradi, mostrine e notabili”, dice il governatore ligure annuncindo la prossima azione politica per scrivere il futuro di Forza Italia dopo il risultato delle Europee. “E da lì ripartiamo con gli amici che si sentono di centrodestra, con regole nuove, primarie, partecipazione. Per scrivere insieme il nostro manifesto di libertà , perchè serve un’offerta politica nuova. Solo così si salva una storia”.
Ma il presidente del parlamento Ue non ci sta: “Servono soprattuto idee, non è una questione di incarichi, di poltrone”, replica Antonio Tajani.
Il vicepresidente azzurro, che ieri ha trascorso la notte elettorale nella sede nazionale di piazza San Lorenzo in Lucina, in stretto contatto telefonico con Arcore, rinvia ogni decisione sul futuro del partito al Comitato di presidenza convocato da Silvio Berlusconi in settimana per giovedì, a palazzo Grazioli.
Tajani rivendica le oltre 500mila preferenze ottenute dal Cavaliere che ne blindano la leadership e bacchetta chi rema contro, a cominciare da Giovanni Toti, senza citare il suo nome: “Questo voto dimostra che Berlusconi è e resta il leader. E’ davvero bizzarro vedere e sentire gente che parla di Forza Italia e poi ha fatto campagna elettorale per altri partiti”.
Tajani commenta anche Giorgia Meloni che rilancia l’asse sovranista con la Lega salviniana e parla di futura maggioranza senza Fi: “Non esiste un centrodestra senza Fi, il problema è creare un’alternativa al governo Conte, basta con la campagna elettorale, pensiamo a lavorare”.
“Se Berlusconi non si fosse sottoposto a questo sacrificio il risultato poteva essere peggiore. Comunque chi da Berlusconi ha avuto viatici vari dovrebbe avere più eleganza nell’affrontare il dibattito. E non aggiungo altro”, dice Maurizio Gasparri, parlamentare di Forza Italia e presidente della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari.
Ma in queste ore di confusione e grande nervosismo non è solo Toti a chiedere un “Congresso nazionale vero”. Lo fa anche l’ex ministra Mariastella Gelmini, che aveva lanciato questa proposta già prima delle elezioni: “Fi deve riaffermare la sua identità , la sua connotazione liberale avviando una nuova stagione che passi da un congresso nazionale di rilancio”. Dello stesso avviso la vicepresidente della Camera, Mara Carfagna, (capofila dell’ala sudista in contrapposizione a quella del Nord, filoleghista): “Mai come ora ci appare chiaro che Fi deve fare punto e a capo”.
Gelmini indica le prossime mosse che passano tutte per un rapido cambiamento dell’assetto organizzativo: “Serve un “percorso nuovo” e va avviata “una costruttiva autocritica sui limiti della nostra azione”, attraverso una “profonda riflessione sulla riorganizzazione del nostro movimento”.
“Il partito – aggiunge Carfagna – non può più essere gestito da uno staff, ha bisogno invece di una nuova struttura politica in grado di prendere decisioni e di valorizzare le energie e le competenze che si sono formate in questi anni e dalle quali non è più possibile prescindere”. E ancora:” Sui territori e in Parlamento esiste una classe dirigente che non ha nulla da invidiare a nessuno, va valorizzata e messa alla prova. Persino le liste per le elezioni europee sono passate in ufficio di presidenza soltanto per una formale ratifica. È evidente – conclude l’ex ministra – che così non può funzionare, a meno che non si voglia calpestare la storia di Forza Italia”.
(da agenzie)
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Maggio 27th, 2019 Riccardo Fucile
CARA MARA, GIUSTO IL RICHIAMO ALLE FORZE LIBERALI EUROPEE VINCENTI, MA DIMENTICHI UN DETTAGLIO: QUELLE NON REGGONO LA CODA AI SOVRANISTI E NON SALVANO I SEQUESTRATORI DI PERSONE DAI PROCESSI
E’ il caso di smentire subito la tentazione di autosufficienza che emerge dai primi commenti
elettorali di Lega e Fratelli d’Italia, giustamente soddisfatti per la loro affermazione. Senza Forza Italia nè Matteo Salvini nè Giorgia Meloni avrebbero la garanzia di un analogo risultato alle Politiche, perchè nei collegi uninominali del Sud e delle Isole una eventuale alleanza a due non basterebbe per prevalere sugli avversari.
E’ un dato di realtà , non un discorso consolatorio. Lo si può eludere, fingendo che il risultato di domenica sia perfettamente sovrapponibile a un voto futuribile per il Parlamento italiano, oppure accettarlo come indicatore di un dato molto semplice: sì, è vero, le destre italiane hanno vissuto una giornata importante e un’accelerazione elettorale che ha pochi precedenti, ma la loro aspirazione a guidare il Paese passa comunque per una ricostituzione del centrodestra su nuove basi. A meno che non voglia rischiare di consegnare il Paese alle sinistre.
Questa ricostituzione – a differenza di quel che pensano alcuni amici di Forza Italia – non dipende unicamente dalla volontà di Matteo Salvini. Dipende soprattutto da noi.
Noi dobbiamo dare prova di un’effettiva volontà di rinnovamento che tenga il passo con i grandi eventi che scuotono l’Europa. Ovunque i moderati si sono attrezzati ai tempi che corrono, rinnovando le classi dirigenti, ricostruendo con altri criteri le loro vecchie strutture, aggiornando l’analisi sulle priorità dei loro elettorati, cambiando le parole d’ordine.
In Francia, Germania, Olanda, in Spagna e persino in Grecia, le forze popolari e liberali hanno “tenuto” o registrato risultati importanti grazie a netti atti di cambiamento compiuti nell’ultimo triennio.
L’unico Paese dove il mondo conservatore ha pensato di poter giocare la partita della continuità è l’Inghilterra, e si è visto come sono finiti i Tories: seppelliti dai loro errori.
Gli italiani, in un anno denso di appuntamenti elettorali, le regionali degli ultimi mesi, ora le europee e il grande risultato che si profila in Piemonte, hanno indicato la direzione con chiarezza: centrodestra al governo.
Forza Italia deve essere all’altezza di quella indicazione. Non basta più incalzare Salvini perchè “torni a casa”, come se fosse un coniuge capriccioso. Bisogna operare per restituire al nostro partito un ruolo nelle dinamiche nazionali e un’immagine attiva sulla scena politica quotidiana.
Forza Italia non può più essere gestita da uno staff. Ha bisogno di una struttura politica in grado di prendere decisioni e assumersene le responsabilità . Deve valorizzare le energie e le competenze che si sono formate in questi anni. Deve uscire dalla pigrizia e dai piccoli calcoli personali che hanno impedito finora di fare punto e a capo.
Non è troppo tardi, la fiducia degli elettori ci ha aperto questa possibilità assegnandoci un ruolo determinante in metà del Paese. Questa occasione non va sprecata. Ancora una volta il presidente Berlusconi è stato determinante per la tenuta del partito.
Accanto a lui bisogna costruire una squadra alla sua altezza, e all’altezza delle richieste di quella parte di elettorato che chiede alla grande storia di Forza Italia di andare avanti, nella direzione giusta.
Mara Carfagna
Deputata di Forza Italia, vicepresidente della Camera
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Maggio 24th, 2019 Riccardo Fucile
NON HA PROBLEMI A ESPRIMERE IL SUO GIUDIZIO SUL LEGHISTA
Francesca Pascale non ha problemi nel condividere su Whatsapp con i numerosi contatti
telefonici (che possono leggere i suoi status pubblici) quale sia la sua opinione su Matteo Salvini.
Che poi, fino a prova contraria, sarebbe ancora alleato del suo Silvio — che oggi ha scritto una lettera al Corriere — in una miriade di città e regioni.
Tommaso Rodano sul Fatto racconta cosa scrive l’attuale compagna di Berlusconi:
Ecco alcune perle del Pascale-pensiero: “Lercio e buffone”, scritto a caratteri cubitali sulla foto del ministro dell’Interno; “Omofobi” e “Pagliacci senza gloria” sull’immagine del leghista con Marine Le Pen.
Poi anche una vignetta di Vauro che raffigura il “Capitano”, e la didascalia di Lady B. vagamente allusiva: “È contro i diritti civili e le droghe… ma vuoi vedere che…”.
E ancora: foto di striscioni contro il leghista e della famosa copertina di Rolling Stone anti Salvini (pure qui con il gioviale commento: “Buffone!”).
Gli screenshot delle sparate WhatsApp di Francesca Pascale ovviamente stanno facendo il giro delle chat dei parlamentari di Forza Italia.
A pochi giorni dal voto europeo, il partito attraversa uno dei momenti più delicati della sua storia.
La compagna dell’ex Cavaliere è da tempo una delle protagoniste della faida che dilania gli azzurri.
Da una parte c’è lei, insieme all’ex nemica Mara Carfagna, a sostenere la fazione “moderata”, antileghista e antisovranista.
Dall’altra i realisti —alcuni nomi: Gianni Letta, Niccolò Ghedini, Licia Ronzulli — fautori di una linea filo-leghista
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 16th, 2019 Riccardo Fucile
DA MOLTI E’ VISTA COME UNA SCALATA AL PARTITO, TANTI LA APPOGGIANO PERCHE’ E’ L’UNICA CHE POTREBBE DARE UNA SVOLTA AL PARTITO… DALL’ALTRA PARTE I FILO-SOVRANISTI ATTACCATI ALLA POLTRONA
La rissa tra Carfagna e Toti, il “golpe” contro Berlusconi, i veleni azzurri, le accuse incrociate, le mani nei capelli, la spasmodica ricerca di uno strapuntino al sole.
Non c’è cosa migliore delle liste dei candidati alle europee quale cartina di tornasole del centrodestra ai tempi dei gialloverdi. In Forza Italia un lungo e magmatico tramonto da cupio dissolvi.
Nella Lega un clima da monarchia illuminata, in cui nessuno degli sparring partner può nè deve fare ombra al leader.
A poche ore dalla dead line, gli elenchi del Carroccio sono stati già depositati e resi pubblici. Per quelli degli azzurri si è ancora in alto mare. “C’è Antonio nel suo bunker a Roma con le mani nei capelli”, spiega un dirigente.
Antonio sarebbe Tajani, unico capolista (nell’Italia centrale) diverso da Silvio Berlusconi. È lui che deve comporre l’elenco, ma fino all’ultimo la quadra non si trova. Chi ha potuto sbirciare gli elenchi le definisce “liste mediocrissime”, puntando il dito su evergreen come Lorenzo Cesa e Francesco Saverio Romano, candidati rispettivamente al Sud e nelle Isole.
Ma è proprio nella circoscrizione meridionale che sta esplodendo il caso dell’ultima ora: la candidatura di Mara Carfagna.
Nata apparentemente come casuale, è piombata come un sasso nel vespaio di una situazione già difficile.
Perchè gli azzurri sanno che il 26 maggio si giocherà un pezzo di futuro del partito. Al quale la vicepresidente della Camera vuole provare la scalata.
“Il suo è un tentativo creato ad arte”, spiegano. Prima un intervista alla Stampa in cui accusa il governatore della Liguria Giovanni Toti di aver già consumato una scissione nei fatti.
Poi, alla risposta dell’interessato che l’ha bollata come nominato, ecco l’uscita di Roberto Occhiuto e Paolo Russo, deputati vicini all’ex ministro, per lavare l’onta: “Si candidi alle europee”. E lei: “Sono a disposizione”. Apriti cielo.
Perchè il piano è chiaro: fare il pieno di preferenze al sud per rivendicare se non una successione piena a Berlusconi, per lo meno il posto da numero due al posto di Tajani.
Il tutto nella speranza che il fondatore convochi un congresso post-elezioni, cosa tutt’altro che certa. “Un golpe contro Silvio”, denunciano gli avversari interni. “Ma quale golpe, è normale dialettica”, respingono gli interessati.
Niccolò Ghedini, che la Carfagna non la vorrebbe in lista, ha proposto una mediazione spericolata: tutti i big in lista.
Da Toti alla Gelmini, dalla Bernini a Brunetta, si creerebbe un effetto caos tale, con le triple preferenze, da annacquare l’eventuale successo della vicepresidente di Montecitorio, ma anche da rendere quasi incontrollabile il manipolo di sei/otto deputati che spunterebbero un seggio a Bruxelles dopo le varie rinunce.
A una manciata di ore dalla consegna il caos è totale, la matassa difficile da sbrogliare.
Una fonte molto vicina all’ex Cavaliere è pronta a giurare: “Mara ci sarà “.
(da agenzie)
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Aprile 16th, 2019 Riccardo Fucile
“TOTI HA GIA’ FATTO LA SCISSIONE, AUGURI ALLA MELONI”… “ORA SERVONO ORGANISMI DIRIGENTI, IL PARTITO NON PUO’ PESARE SULLE SPALLE DI BERLUSCONI”
«Matteo Salvini leader? Lui è stato abile a portare la Lega dal 4 al 30%, ma il centrodestra è un’altra
cosa».
Ecco, se si chiede a Mara Carfagna come veda una leadership di Matteo Salvini per la coalizione tra Carroccio, azzurri e la Meloni, la risposta è una doccia fredda sulle eventuali ambizioni del vicepremier leghista.
Eventuali, perchè di questa coalizione, presente e pervasiva a livello locale, non v’è traccia a livello nazionale.
«E invece è interesse del Paese che vi sia, perchè dove governa, come Veneto e Lombardia, il centrodestra garantisce crescita, sviluppo e benessere, mentre va steso un velo pietoso sugli esperimenti grillini come il modello Roma, che è una vergogna internazionale».
Sono in molti a voler archiviare Berlusconi, Salvini in testa. È giunto il momento di un centrodestra con una leadership rinnovata?
«Le leadership non si costruiscono e nè si archiviano in laboratorio. Berlusconi è stato confermato leader da milioni di elettori. Noi non dobbiamo inventare piattaforme on line nè organizzare primarie. Berlusconi un anno fa ha preso il 14 per cento. Poi è vero che per noi non è una stagione facile per varie ragioni. Dobbiamo avere una linea chiara e definita: siamo il partito delle opere pubbliche e di un welfare non assistenziale. Certo, Berlusconi non può fare tutto da solo, il partito non può pesare sulle sue spalle: c’è bisogno di una struttura, organismi che si assumono responsabilità della linea politica, scelte sul territorio. E gli staff non li sostituiscono. Lo dicono in tanti in giro per l’Italia».
Come si nominano questi organismi?
«Si può fare un congresso o può essere lui stesso a nominarli. Ma bisogna superare lo status quo. Chi lo difende lavora per i nostri competitor».
Potrebbe essere l’ora di una destra moderata guidata da una donna come avviene in Germania e Regno Unito?
«Non ne faccio una questione di genere, ma di capacità di esercitare una leadership in grado di offrire una visione di paese non isolato, non ripiegato su se stesso e non lacerato su tutti i temi, come anche il 25 aprile. Con rigore, fermezza ma anche con umanità , c’è bisogno di restituire credibilità a livello internazionale».
Da quello che dice sembra non attribuire a Salvini le doti di leadership. Ma di solito i leader dei partiti più forti rappresentano anche le coalizioni, o no?
«Ora la priorità è ottenere un buon risultato alle Europee. Il Ppe deve capire che un’Europa fatta solo di vincoli e parametri non va bene, ma i voti ai partiti sovranisti sono voti persi politicamente. Sì, faccio un appello al voto utile, perchè i sovranisti europei negano solidarietà all’Italia sui migranti e sul bilancio».
Certo Salvini non vuole allearsi con voi, vi vede come emblema di una fase politica vecchia. Sbaglia?
«Se lui è felice di governare con i 5 stelle, aumentare le tasse, sostenere dittatori come Maduro e
bloccare i cantieri è un problema suo. Quando governa con noi la Lega garantisce crescita e benessere e opere pubbliche».
Possibile una scissione degli azzurri?
«La nostra discussione interna rientra nella fisiologia di un grande partito. E poi scissione da parte di chi? Toti mi pare averla già consumata e faccio gli auguri alla Meloni».
Vede la tentazione nel vostro mondo di una nuova forza costruita con Renzi per catturare i moderati?
«No, fantapolitica allo stato puro, noi siamo alternativi alla sinistra».
(da “La Stampa”)
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Gennaio 27th, 2019 Riccardo Fucile
“INVECE CHE ACCANIRSI SU POVERI DISPERATI PENSI A GARANTIRE LA LEGALITA’ NELLE NOSTRE CITTA'”
“Dispiace che il ministro Salvini accusi tre parlamentari di aver violato la legge, dimenticando che
le prerogative ispettive dei parlamentari sono dovere ed obbligo a difesa dello Stato e dei cittadini che essi rappresentano. Può piacere o no, ma non esiste una legge che dichiara illegittimo ciò che è sgradito a chi governa”.
Così Mara Carfagna, vice presidente della Camera e deputata di Forza Italia, riguardo ai tre parlamentari – tra questi l’azzurra Stefania Prestigiacomo – saliti sulla Sea Watch 3.
“È troppo facile accanirsi su 47 persone, di cui 13 minorenni, che da giorni sono in mezzo al mare: evidentemente lo è molto meno garantire sicurezza e legalità nelle nostre città , mentre è quello che gli italiani si aspettano e hanno diritto di pretendere dal ministro degli Interni. In Italia ci sono stazioni, quartieri, strade dove l’illegalità , l’abusivismo e l’immigrazione clandestina dilagano. E’ qui che sono indispensabili azioni intransigenti, rigorose e severe; è questa la vera emergenza del nostro Paese. Nessuna propaganda su 47 poveri disperati potrà mai oscurarla – conclude Carfagna -. Vengono prima le persone, poi sarà la legge a dire se hanno o no diritto di restare qui”.
(da agenzie)
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Dicembre 30th, 2018 Riccardo Fucile
FRANCESCA PASCALE, TEMUTA E ODIATA DALL’ENTOURAGE DI BERLUSCONI, DIVENTA ANTAGONISTA DELLA LEGA
Sarà Francesca Pascale che li seppellirà !
Magari, alla fine, potrebbe giungere proprio da fanciulle come lei una risposta che appaia come argine, perfino pratico e addirittura morale, all’invadenza e al discorso razzista della Lega.
Un “No” netto a Salvini, al suo carico di semplificazione subculturale.
Al netto della schiuma del gossip, che di volta in volta porta le persone più culturalmente inermi a soffermarsi sugli slittamenti progressivi dell’umore di Berlusconi rispetto proprio a Francesca, occorre dire che nella situazione data, ossia nell’esatto attuale momento storico-politico, Pascale potrebbe rappresentare un macigno pronto a opporsi alla dilagante prepotenza guascona e verbale salviniana, alla sua incontinenza etica che, forte di un consenso da selfie continuo, sembra accartocciare ogni ritegno perfino istituzionale, e questo ben oltre l’ostentazione della Nutella o della giubba da poliziotto da volante ostentata nei post sui social.
Lascia perdere adesso quanto il precipitato politico-parlamentare ultimo delle azioni di Francesca P. voglia o meno coincidere con una (comunque discutibile) campagna acquisti che porti una dozzina di senatori del Movimento 5 stelle, ormai insofferenti rispetto al decreto sicurezza, al controllo della Casaleggio Associati e perfino al rifiuto del vincolo di mandato, sulla comunque incerta zattera della Medusa di Forza Italia, e ignora pure, già che ci sei, tornando al gossip, la notizia, vera o fasulla, che i figli del celebre fidanzato non l’abbiano voluta, almeno così si vocifera, al pranzo natalizio di Arcore, ciò che in questo caso occorre tenere d’occhio è semmai l’evidente determinazione di Pascale ad affermare il proprio rifiuto di una subcultura che si nutre di intolleranza e delle pulsioni razziste dove riemerge anche il livore antimeridionale, e questo nonostante la Lega si ponga ormai come un contenitore ad ampio spettro geografico.
Posto che in nessuna rivoluzione o anche semplice sommovimento epocale più o meno significativo risulti possibile sorteggiare i propri capitani (o capitane) del popolo per affinità completa, nel nostro caso, se dobbiamo dare retta alle voci che ci giungono, occorre implicitamente, ma che dico, esplicitamente, cioè senza alcun pizzuto pudore da “gauche caviar”, provare simpatia proprio per lei, la stessa ragazza che un tempo, con evidente intento di stigma, chiamavamo “la Pascale”, frutto desiderabile del falansterio del Sardanapalo Berlusconi.
Per farla breve, il tempo, i cicli storici, l’arrivo di nuove terribili facce arrembanti e non meno nutrite di arroganza e analfabetismo civile, facce che alla sola vista fanno suonare le sirene d’ogni antifurto, e ancor di più le traversie della nostra democrazia, cancellano e insieme rendono anni luce desuete certe vecchie ironie da edificante girotondo morettiano, le stesse che nei giorni del più acuminato antiberlusconismo estendevamo alla “fidanzata” Francesca, magari muovendo dal “peccato originale” di un video balneare dove sempre lei, Calippo sguainato, figurante di Telecafone, sembrava uscire da uno spot di Tony Tammaro, degna concorrente di “Patrizia la Regina di Baia Domizia”, giusto per citare il cantautore più ripugnante per scelta che il Sud mai abbia conosciuto, così che ancora adesso, per molti, Pascale resta per definizione “la Calippa”, implacabilmente assimilata come patella allo scoglio della narrazione partenopea più sguaiata, non certo prossima alle preziose “villanelle” cinquecentesche, semmai sospesa tra Piedigrotta e il Santuario di Montevergine caro ai “femminielli”, tableau di maniera trasferito tra la dimora di Arcore e le ville della Sardegna.
Calippa, certo, ma anche invadente, ambiziosa Lady Macbeth, lì a suggerire nomi da mettere in lista per questa o quell’altra elezione locale e non, o piuttosto a spingere l’inerme, e tuttavia accomodante Silvio, uomo comunque predisposto a farsi ipnotizzare dalla “patonza”, assodato che quest’ultima, sempre parola del Cavaliere, “deve girare”, e così addirittura spingerlo, nonostante il suo maschilismo, fino ai bastioni di Orione dei proclami a favore dei diritti LGBT.
E ancora, sempre lei, Francesca, a costringerlo perfino, idealmente, a inserire al centro del simbolo del suo popolo o casa delle libertà o che dir si voglia, il barboncino Dudù, concessione al serraglio domestico pop, roba ottima per selfie da Instagram o Facebook; e che dire della foto dove Silvio sorride, vinto, tra lei e l’amica Vladimir Luxuria?
La parabola pubblica di Francesca Pascale è la dimostrazione vivente di come, aldilà del contesto antropologico originario, molto oltre le premesse e gli esordi non culturalmente esaltanti, certe istanze di liberazione individuale e femminista con lei e grazie a lei sono penetrate nel mondo più di quanto si pensi.
E forse tra le medaglie tardive che ancora vanno attribuite alla ragazza c’è perfino la diffidenza che parte dell’entourage berlusconiano, da Licia Ronzulli a Ghedini, le riservano, così almeno leggiamo: “… sono convinti che a Berlusconi faccia malissimo mostrarsi con lei”.
Davanti a una sinistra afona, paralizzata e costretta in un angolo a subire, non sempre a torto, il marchio d’essere espressione dell’èlite e dei salotti buoni i cui rampolli esordiscono nel mondo delle professioni come “Fashion Icon e Art Consultant” e non certo con Telecafone, la bandiera del meridionalismo, che implicitamente si contrappone al razzismo della Lega e all’arroganza del suo Capitano, passa idealmente da un Giustino Fortunato, Gaetano Salvemini, Antonio Gramsci, direttamente nelle mani di Francesca Pascale; d’altronde, la formazione delle classi dirigenti e dei nuovi ceti intellettuali è da sempre un cammino tortuoso, può perfino accadere che una pischella nata a Napoli nel 1985, la stessa che afferma di avere conquistato coscienza di sè perchè “diciassettenne nella finale di Miss Grand Prix dovevo vincere e invece i produttori si misero d’accordo per far vincere un’altra, allora mi sono arrabbiata fino a denunciare l’organizzatore, da qui la passione per la politica, per un mondo più giusto”.
Può accadere che proprio una così trovi le parole esatte per rispondere al leghismo.
Tra le villanelle più celebri e significative, antologizzate da Roberto De Simone per la Nuova Compagnia di Canto Popolare, ci viene incontro, struggente, la straordinaria “Si li femmene purtassero la spada”.
Ci piace immaginare che sia lei, Francesca P., a essersene finalmente impossessata, a tenerla al fianco.
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 29th, 2018 Riccardo Fucile
BERLUSCONI ANNUNCIA MANIFESTAZIONI CONTRO IL GOVERNO LEGA-M5S: “GIU’ LE MANI DALL’ITALIA CHE LAVORA E PRODUCE”
Prima in aula e poi in transatlantico per una foto in stile squadra di calcio. Il gruppo di Forza Italia ha indossato dei gilet azzurri con la scritta ‘Basta tasse’ nel corso dell’esame della manovra. Il presidente della Camera, Roberto Fico, ha dovuto sospendere l’aula per 5 minuti.
I parlamentari azzurri , appena ha iniziato a parlare la rappresentante del M5S Teresa Manzo, hanno indossato un gilet azzurro con la scritta ‘Basta tasse’.
“I gilet azzurri indossati dai nostri parlamentari sono il simbolo di un’Italia che non vuole distruggere, ma ricominciare a costruire: un’Italia che dice basta tasse, giù le mani dalle pensioni, giù le mani dal volontariato, giù le mani dall’Italia che lavora e che produce!”, scrive subito dopo Silvio Berlusconi in una nota.
“Gli stessi gilet azzurri a gennaio saranno nelle piazze di tutte le città italiane per continuare la mobilitazione contro il governo giallo-verde a fianco dell’altra Italia seria e lavoratrice che ancora una volta viene ingiustamente penalizzata”.
Peccato che Berlusconi denunci (giustamente) la manovra di Lega-M5s, salvo non andare fino in fondo, ovvero rompere le alleanze con i razzisti nelle Regioni in cui governa insieme a agli autori della manovra contro il popolo italiano.
Si va avanti a sceneggiate, scimmiottando una protesta che in Francia si è già sgonfiata in un mese, a parte le poche migliaia di estremisti (sovranisti e comunisti a braccetto) che l’hanno manipolata.
Esilarante infine il commento del grillino Michele Romanello: “E’ singolare che i colleghi di ‘Crozza Italia’ abbiano fatto questa buffonata mentre si annunciava la nascita della figlia del nostro capogruppo”.
Avete capito bene: alla Camera era prioritario genuflettersi alla notizia della nascita della figlia del capogruppo M5s, altro che Gesu’ bambino a Natale.
E voi stolti che pensavata che il Parlamento servisse ad altro.
(da agenzie)
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Dicembre 29th, 2018 Riccardo Fucile
“VERGOGNOSA LA BATTUTA SPREZZANTE DI CONTE SUI PENSIONATI”
“Elsa Fornero ebbe almeno la sensibilità di parlare di sacrificio quando bloccò l’indicizzazione
delle pensioni e si commosse. Da Giuseppe Conte, invece, solo cinismo e quella battuta sprezzante su l’Avaro di Molière riferita a pensionati per i quali anche qualche euro può essere importante”.
Mara Carfagna, vicepresidente della Camera e deputata di Forza Italia, interviene sul blocco della rivalutazione delle pensioni medie, previsto in manovra.
Lo fa con un post su Facebook in cui riprende la battuta fatta dal premier nel corso della conferenza stampa di fine anno parlando dei provvedimenti messi a punto dal governo per modificare il sistema delle pensioni.
“Luigi Di Maio e Matteo Salvini criticano ferocemente e ormai da anni Elsa Fornero e il governo di Mario Monti – si legge ancora nel post – ma sono riusciti nel difficilissimo compito di fare peggio, molto peggio. Altro che Manovra del Popolo, è la Manovra dei cinici”.
(da “Huffingtonpost”)
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