Destra di Popolo.net

MARIAROSARIA ROSSI LASCIA FORZA ITALIA?

Dicembre 29th, 2018 Riccardo Fucile

IN CONTRASTO CON LA LINEA DI BERLUSCONI: “BASTA ESSERE SUCCUBI DI SALVINI”

Mariarosaria Rossi, a cui qualche anno fa le malelingue avevano affibbiato il soprannome di “badante” di Silvio Berlusconi, è stanca di fare sconti a Matteo Salvini.
E per questo sta meditando un addio clamoroso: quello a Forza Italia.
Ilaria Proietti sul Fatto Quotidiano racconta i dettagli di una vicenda che avrebbe del clamoroso:
Berlusconi l’aveva prima voluta in Parlamento, poi le aveva fatto scalare le gerarchie azzurre fino a ricoprire nel 2014 l’incarico di commissario straordinario del partito. Ma soprattutto l’aveva scelta come assistente tuttofare: la sua ombra in ogni uscita pubblica e in tutti appuntamenti privati. Comprese le famose cene di Arcore che tanti guai giudiziari hanno portato all’ex Cav e pure a lei che vi partecipava.
E allora quel “penso di lasciare Forza Italia” pronunciato da Mariarosaria Rossi l’altro giorno, è stata una bomba che ha lasciato di stucco chi l’ascoltava.
Liberando la fantasia del capannello di parlamentari assortiti che non potevano credere alle loro orecchie: l’idea che una con la sua storia mediti di abbandonare Forza Italia non solo pare il termometro delle condizioni di salute assai precarie del partito, oggi affidato a Licia Ronzulli che proprio della Rossi ha preso il posto.
Ma che la rottura del sodalizio politico possa aprire ben altri scenari.
Che ne sarà  dei segreti di cui finora è stata custode gelosa se davvero abbandonerà  Forza Italia?

(da “NextQuotidiano”)

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SEI SENATORI CAMPANI DI FORZA ITALIA PROTESTANO PERCHE’ PER UNA VOLTA IL PARTITO HA VOTATO CONTRO I CONDONI A ISCHIA

Novembre 14th, 2018 Riccardo Fucile

TANTO PER NON FARSI MANCARE NULLA: NON SIA MAI CHE IL PARTITO STIA DALLA PARTE DELLA LEGALITA’

Dopo aver mandato sotto per la prima volta la maggioranza, ora il dl Genova divide anche Forza Italia.
“L’irresponsabile azione di alcuni senatori di FI in commissione Lavori Pubblici al Senato pone a noi che abbiamo con lealtà  e coerenza sostenuto le ragioni dei cittadini di Ischia e della Campania, a partire dall’abusivismo per passare alle vicende degli abbattimenti e dei condoni, la necessità  di una approfondita riflessione politica”.
Così i parlamentari di Forza Italia De Siano, Carbone, Pentangelo, Russo, Sarro e Cesaro, che hanno annunciato l’autosospensione dal gruppo di Palazzo Madama, in protesta contro l’emendamento al decreto relativo al condono su Ischia.
“Per questo – aggiungono i senatori di FI – crediamo necessario auto sospenderci per non imbarazzare Forza Italia che pure si è spesa in questa direzione da 15 e passa anni ai massimi livelli persino con il Presidente Silvio Berlusconi, che ha ripetutamente espresso sostegno alle nostre ragioni”.
“Da oggi il gruppo di Forza Italia al Senato ed alla Camera non potrà  contare su di noi che ci riteniamo sin da subito sospesi”, concludono.

(da agenzie)

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BERLUSCONI CONTRO IL GOVERNO E SALVINI: “HA USCITE SGRADEVOLI E NON ACCETTABILI” (SALVO POI FARCI GLI ACCORDI ELETTORI)

Settembre 23rd, 2018 Riccardo Fucile

MICCICHE’ ATTACCA: “SIAMO I SERVI DI SALVINI, NON MI FARANNO MORIRE NAZISTA”

“Se con la manovra alzassimo il deficit e l’Europa dovesse respingerla, lo spread salirebbe e sarebbe un disastro. E purtroppo da quello che sento, la Bce ritiene questo rischio molto elevato”.
Berlusconi torna a parlare in pubblico a Fiuggi e punta l’indice sui progetti di legge di Bilancio del governo gialloverde e contro la tentazione di sforare i parametri imposti dall’Ue per realizzare alcuni punti del programma.
Il Cavaliere riappare alla manifestazione organizzata da Antonio Tajani, dopo il vertice del centrodestra di Palazzo Grazioli dove Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia avevano annunciato di aver ritrovato l’unità  politica attacca.
E soprattutto dopo le stilettate arrivate ieri alla festa di Atreju, dove Matteo Salvini ha liquidato il rapporto con Forza Italia a una questione di accordi solo locali: “Il vertice del centrodestra – ha detto Berlusconi – ha confermato che la coalizione è definitiva per tutti e tre i partiti. Salvini ha delle uscite che non sono gradevoli e accettabili da parte nostra. Forse deve tentare di non far scoppiare un diverbio assoluto con i Cinque Stelle, quel diverbio che noi auspichiamo anche presto”.
Dunque, l’interpretazione che l’unità  ritrovata si applicherebbe solo alle elezioni Regionali e locali è respinta al mittente. Con gioia dei militanti che tributano al leader un applauso e il coro “Silvio Silvio”.
ll Cavaliere non risparmia naturalmente il Movimento Cinque stelle e il capo della comunicazione grillina, quel Rocco Casalino, portavoce di Palazzo Chigi, al centro delle polemiche per le sue minacce ai tecnici del ministero dell’Economia.
In una democrazia il signor Casalino dovrebbe stare già  fuori con la valigia in mano”, dice l’ex presidente del Consiglio. “Oltre a offendere i funzionari del ministero, – continua Berlusconi – Casalino ha minacciato il loro allontanamento se non trovassero i soldi per le promesse che il M5S aveva inventato per trovare i voti e che il nostro bilancio non consente”.
Berlusconi cerca poi di rimarcare le differenze tra i grillini e la Lega. Dice allora che “questo governo e in particolare il Movimento Cinque Stelle sono nemici della libertà . Ma ci sono due squadre: una della Lega, che si è presentata con il programma scritto al 95% da noi. E l’altra, quella del M5s, che si sta rivelando peggiore di quanto immaginavamo, peggiore della sinistra, nemico delle imprese e delle infrastrutture, propenso alle nazionalizzazioni”.
Un tema questo che sta molto a cuore a Berlusconi che elenca le “nefandezze” pensate e volute dai grillini contro le imprese e la libertà  economica. E non nasconde neanche gli interessi di bottega quando dice: “Hanno annunciato misure sui tetti pubblicitari che farebbero chiudere Mediaset il giorno dopo e limitano la libertà  delle imprese che vogliono decidere dove meglio allocare la loro pubblicità “.
Infine il cavaliere annuncia: “Sarò anche io in campo alle prossime elezioni per salvare il paese che amo”. Antonio Tajani glielo aveva chiesto dal palco venerdì scorso e il Cavaliere ha sciolto il dubbio.
Nonostante i retroscena raccontino di un Salvini sicuro che Berlusconi non correrà  alle Elezioni europee. “L’altro giorno – avrebbe raccontato il leader leghista – quando ci siamo visti a Palazzo Grazioli, Berlusconi mi ha assicurato che non ha alcuna intenzione di candidarsi alle Europee. Dice che è concentrato su altro, che non se la sente di affrontare un impegno così e che preferisce dedicarsi alla famiglia”.
L’annuncio di Berlusconi fa parte di un progetto di rilancio dell’iniziativa politica di Forza Italia, riassunto in un documento che il Cavaliere legge dal palco.
Ma serve anche a placare i malumori nel partito che crescono, prendono corpo. Un pezzo di classe dirigente forzista maschera a fatica l’avversione contro Salvini. Gianfranco Miccichè, presidente dell’Assemblea regionale siciliana e commissario azzurro nell’isola, lo attacca duramente, parlando di subalternità  di Forza Italia al Carroccio.
“Samo i servi di Salvini, continuiamo a far crescere la Lega e noi perdiamo voti al nord – dice parlando a Fiuggi – In compenso, se si fa l’analisi del voto, in alcune regioni del centro e in tutte quelle del sud siamo sempre al 20 per cento”.
“A proposito di migranti, – continua Miccichè – vi avrei invitati tutti sulla nave Diciotti, sulla nave maledetta, a vedere le condizioni in cui erano ridotte quelle 170 persone, per capire se Salvini è un leader, un uomo di stato. Da ragazzo avrei voluto morire socialista, poi mi hanno convinto anche a morire popolare, ma nazista e razzista non mi ci fanno morire”.

(da agenzie)

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“SE SALVINI ABBANDONA FORZA ITALIA, CROLLERA'”

Agosto 11th, 2018 Riccardo Fucile

IL FORZISTA MICCICHE’ COMMENTA LO STRAPPO DELLA LEGA CHE CORRERA’ DA SOLA IN ABRUZZO… “TROPPI FORZISTI DEL NORD SI SONO APPIATTITI SULLA LINEA DELLA LEGA”

“Il centrodestra è sempre più a rischio. Questa coalizione ha una logica se la componente moderata è prevalente. Oggi i rapporti si stanno ribaltando”.
Intervistato da Repubblica, il presidente dell’Assemblea regionale siciliana Gianfranco Miccichè (Forza Italia) critica Salvini, che “ha preso una strada sbagliata”, ma soprattutto “i tanti colleghi del Nord che, per paura di perdere un collegio alle prossime elezioni, si sono appiattiti sul Carroccio
Miccichè spiega:
La rottura in Abruzzo conferma che Salvini si sta allontanando da posizioni moderate che avevano garantito il nostro legame. Lui vola nei sondaggi, lo capisco, ed è il più bravo a cogliere il vento populista. Io resto convinto che se abbandona Forza Italia è destinato a crollare. In ogni caso, il problema riguarda noi e il nostro futuro.
Il forzista continua:
La scissione non è all’ordine del giorno. Berlusconi ha riportato la barra al centro con la nomina di Tajani e ribadendo la collocazione nel Ppe. Qualche risposta, ora, devono darla i tanti parlamentari del Nord che, per paura di perdere un collegio, si sono appiattiti sulla linea della Lega. Ma se portano Forza Italia al 4%, loro i collegi alle prossime elezioni se li sognano.

(da agenzie)

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“IN FORZA ITALIA DECIDE TAJANI, BERLUSCONI HA CEDUTO LO SCETTRO”

Agosto 6th, 2018 Riccardo Fucile

SECONDO DEL DEBBIO SALVINI E TAJANI ANDRANNO IN ROTTA DI COLLISIONE: “NON CE LI VEDO INSIEME”

Paolo Del Debbio in un’intervista a Il Fatto Quotidiano parla dei nuovi scenari di Forza Italia.
Tra i fondatori del partito, il giornalista Mediaset ora è lontano dallo schermo perchè “troppo populista”. Versione, va detto, mai confermata ufficialmente. Ma tant’è.
E Del Debbio, nell’intervista, sgancia subito la bomba.
Quando gli chiedono conto dello scontro tra Berlusconi e Matteo Salvini, risponde: “Perchè Berlusconi?”. È il capo di Forza Italia… “Io ti dico che lo scontro è tra Tajani e Salvini”, replica.
“Non sottovaluterei il ruolo di vicepresidente che gli ha affidato Berlusconi in Forza Italia. È un’autentica unzione a differenza di altre del passato, tipo Alfano. Il peso di Tajani oggi è notevole”, afferma Del Debbio.
Sullo scontro relativo al nome di Marcello Foa, il conduttore del Biscione spiega: “Berlusconi si è ritagliato un ruolo terzo, di mediatore, si è tenuto fuori dallo scontro. Su Foa non era così rigido”.
Crepuscolo berlusconiano? “Diciamo piuttosto che questa è la fase aurorale di Tajani, nei partiti si cambia”.
Dunque viene chiesto a Del Debbio se, a suo avviso, azzurri e leghisti sono destinati a divorziare definitivamente: “Ma tu, scusami – risponde tranchant -, ce lo vedi Salvini insieme con Tajani sullo stesso palco? Se si continua così la strada è tracciata.
E a sostenerlo non è Del Debbio, ma la realtà  dei fatti.
Anche perchè dietro Tajani ormai c’e’ la maggioranza del partito che non sopporta più l’alleanza con Salvini e vorrebbe un partito liberal come era nelle origini e non costretto a fare la ruota di scorta della Lega.

(da agenzie)

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TAJANI E CARFAGNA: “IL TRADITORE DEL CENTRODESTRA E’ SALVINI”

Agosto 3rd, 2018 Riccardo Fucile

“USA LA RAI PER NASCONDERE IL DECRETO DIGNITA’, HA PRESO I VOTI DEL CENTRODESTRA PER POI FARE L’INCIUCIO COI GRILLINI”… “FORZA ITALIA COMPATTA, NON SE NE VA NESSUNO”

“Non vedo questo presunto smottamento”. Antonio Tajani smonta la vulgata dell’Opa leghista su Forza Italia, alimentata da un’intervista di Matteo Salvini a QN.
Secondo il vice presidente di Forza Italia c’è però un “problema politico” che “non ha nulla a che vedere con la coalizione di centrodestra”.
Tajani, intervistato dal Corriere della Sera, ribalta l’accusa di tradimento mossa da Salvini sulla Rai, sostenendo che è il leader leghista a tradire il centrodestra.
“Pensi piuttosto al programma di centrodestra per il quale è stato votato; finora hanno solo fatto un decreto di stampo vetero sindacalista anni 70, che farà  perdere al Paese anche più di 100 mila posti di lavoro. […] La Rai sta diventando la scusa per non parlare di tutto il resto. Parlano di Rai per nascondere il decreto dignità , non caschiamo nella trappola. Piuttosto questo governo faccia qualche cosa di centrodestra” […] “Noi siamo sempre nel centrodestra, è la Lega ad avere fatto il governo con i grillini. Noi siamo convinti che il centrodestra sia ancora in piedi. Non c’è alcun accordo con la sinistra”.
Molto critica la vice presidente della Camera, Mara Carfagna, sulle pagine del Messaggero, sulla campagna acquisti ventilata dalla Lega.
“Il vincolo di mandato per i parlamentari è uno dei punti del programma sottoscritto da tutti i partiti del centrodestra. Non credo che la Lega, dopo aver tuonato contro i cambi di casacca e i governi tenuti in piedi dai traditori, oggi infanghi la sua storia cercando transfughi qua e là . Se c’è un tradimento non è certo il nostro, ma di chi ha firmato il programma di governo del centrodestra e oggi aumenta le tasse e burocrazia sui rinnovi contrattuali, promuove una politica di decrescita che penalizza le aziende e arresta lo sviluppo. E’ una legge targata M5s ma i leghisti, invece di fermare loro, si preoccupano di minacciare noi”.
Voci a parte, messe in giro ad arte da Salvini, nessun parlamentare di Forza Italia è passato alla Lega.

(da agenzie)

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PROVE TECNICHE DI ROTTURA: SALVINI FORZA SU FOA E FORZA ITALIA NON LO VOTA

Luglio 31st, 2018 Riccardo Fucile

SI AVVICINA LA ROTTURA POLITICA DEL CENTRODESTRA… FORZA ITALIA STACCA LA SPINA

Tutto racconta di un salto di qualità  nel livello dello scontro. Non solo quello “politico” annunciato nel centrodestra, a meno di tanto clamorose quanto improbabili novità . Ma di una crisi dai contorni non definiti.
Col consiglio di amministrazione della Rai che vota Marcello Foa pur sapendo che i numeri in commissione Vigilanza non ci sono.
Il che prefigura uno scenario inedito. Di contrapposizione tra cda e Vigilanza, ovvero tra l’organo di autogoverno del servizio pubblico e l’organo di garanzia e controllo.
Ecco, la rottura nel centrodestra tracima nel circuito “istituzionale”.
Non è un incidente frutto di una situazione sfuggita di mano. È la pagina finale di una storia o, se preferite, la fine dell’ipocrisia di un centrodestra che, neanche alle elezioni, si è presentato come una credibile coalizione politiche ma come una coalizione dei separati in casa.
La foto di giornata dice tutto.
Matteo Salvini, è a Milano Marittima, in vacanza col figlio, tra un calcio al pallone, un bagno e una birra ghiacciata, con l’atteggiamento di chi “se ne frega” delle convulsioni degli alleati, vecchi e nuovi e delle mediazioni possibili.
Non tratta, neanche dopo l’intervista in cui Silvio Berlusconi dichiara che non voterà  mai Marcello Foa, perchè è una scelta non condivisa.
La risposta è la forzatura del voto in cda Rai. Il Cavaliere, ancora al San Raffaele per qualche controllo, resta fermo sulle sue posizioni, per orgoglio, convinzione, ma anche per logica politica perchè a questo punto tornare indietro equivale a dichiarare la propria irrilevanza.
Per tutto il giorno si rincorrono voci di una possibile telefonata di Matteo Salvini, nella convinzione che, in fondo, possa bastare il gesto di “riconoscimento” politico nei confronti del Cavaliere per ammorbidirlo e farlo passare dalla posizione della contrarietà  senza se e senza ma a una “astensione” che consentirebbe a Foa di passare e al Cavaliere di distinguersi, tenendo al tempo stesso aperta una trattativa “sostanziale” sulle future nomine Rai.
In serata trapela che la telefonata ci sarebbe stata, ma che è servita non ad aprire una negoziato ma a certificarne l’impossibilità .
E, con essa, la fine della coalizione.
Perchè questo è il punto: “Il no di Berlusconi — racconta chi è riuscito a parlare col leader leghista — equivale alla fine del centrodestra”.
Un processo che sembra essere già  in atto. Da entrambe le parti. Con Salvini che, proprio sul dossier televisivo, mette fine alla prassi delle “consultazioni” con Berlusconi e forza su un nome “sovranista”.
E Forza Italia che, dopo aver porto l’altra guancia in una infinità  di occasioni sin dall’inizio della legislatura, ha iniziato per la prima volta a fare opposizione sul serio. Bastava ascoltare in Aula gli interventi sul decreto dignità , di insolita durezza, per capire che qualcosa è cambiato.
Al momento la decisione, sul voto in Vigilanza previsto per mercoledì mattina, è di non entrare in commissione per votare il presidente, per evitare, in tal modo, di esporsi alla critica dell'”avete votato assieme al Pd”.
Una tattica politio-parlamentare che non muta la sostanza, perchè senza Forza Italia a Foa mancano tre voti per essere eletto. È un’incidente che crea una situazione davvero inedita e complicata.
Tecnicamente, dopo la bocciatura, le strade sono due: o Foa si dimette e spetta al Tesoro la nomina di un nuovo presidente che deve sempre avere i due terzi della Vigilanza; oppure non si dimette e si sceglie il presidente tra gli altri componenti del cda.
È molto circolata nei Palazzi l’ipotesi di Giampaolo Rossi, il consigliere in quota Fratelli d’Italia, un altro turbo-sovranista perchè per Salvini sarebbe complicato dire di no dopo che la Meloni ha votato Foa.
Ipotesi, suggestioni, ragionamenti probabilmente destinati a essere travolti dal voto della Vigilanza.
Perchè se il punto è la scelta di un presidente di “garanzia” è complicato per Berlusconi accettare uno dei nomi dell’attuale cda, peraltro con lo stesso tasso di sovranismo.

(da “Huffingtonpost”)

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IL CENTRODESTRA S’E’ ROTTO, SALVINI AZZOPPATO SULLA RAI

Luglio 30th, 2018 Riccardo Fucile

IL NO DI BERLUSCONI A FOA PONE FINE A UN EQUIVOCO …D’ORA INNANZI RAZZISTI AL GOVERNO E NON RAZZISTI ALL’OPPOSIZIONE … STAVOLTA LA SPINTA A ROMPERE E’ ARRIVATA DAL GRUPPO DIRIGENTE DEGLI AZZURRI

È, semplicemente, la fine dell’ipocrisia.
Quella di un centrodestra che non c’è più da tempo. E che lo certifica sulla Rai, diventata, per usare la metafora di Giovanni Toti, un perfetto “incidente di Sarajevo”, con Marcello Foa nei panni dell’arciduca Francesco Ferdinando.
Il casus belli, in fondo cercato da entrambe le parti in causa, Salvini e Berlusconi. Che, a meno di clamorosi colpi di scena di qui al voto di mercoledì della commissione di Vigilanza, preannuncia la fine del centrodestra come esperienza politica.
I fatti: il Cavaliere, escluso dalla trattativa sul dossier che gli sta più a cuore (quello televisivo), ha deciso, fortemente supportato da pressochè tutto il suo gruppo dirigente, Gianni Letta in primis, di votare contro il presidente indicato dal governo e comunicato dopo la scelta perchè “siamo di fronte a un atto arrogante” e “accettare questa imposizione significa condannarsi all’irrilevanza e alla subalternità “; e Salvini, consapevole degli spifferi bellici che trapelano da Arcore, ha scelto di non alzare la cornetta del telefono, pur consapevole che il colloquio in sè produrrebbe l’effetto di un mezzo disgelo, perchè darebbe il segno che Berlusconi è ancora un “interlocutore” politico e non una zavorra di cui liberarsi. Almeno per ora.
Assicurano i suoi che il leader della Lega non ha alcuna intenzione di aprire un negoziato sul nome ed è pronto, in caso di voto contrario di Forza Italia, a “rompere”, scaricando le responsabilità  su Forza Italia.
Il che, evidentemente, non significa mettere in discussione, con atti masochistici, le giunte del Nord .
La sensazione è che non siamo di fronte a un incidente diplomatico o a una situazione sfuggita di mano. Ma che si sta consumando la pagina finale (o una delle pagine finali) di una storia.
Quella di Salvini è, diciamo così una “scelta di campo”: si è posto, in tutto il negoziato sulle nomine, come protagonista della nuova fase con Di Maio, con la scelta dei Cinque stelle come interlocutori presenti e futuri, e non Berlusconi che, solo qualche giorno fa, lo aveva invitato a tornare col centrodestra e a mettere fine all’esperienza del governo gialloverde.
Più volte, in questa legislatura, Berlusconi si è fatto concavo e convesso.
Stavolta, invece, complice l’accerchiamento di un gruppo dirigente profondamente insofferente verso Salvini ha optato per una posizione di principio, più che per una trattativa “sostanziale”
Cui prodest? Certamente ai tanti che, dentro Forza Italia, teorizzano la rottura con Salvini sognando il partito del Nazareno con un leader alla Calenda.
Difficilmente senza i voti di Forza Italia Marcello Foa sarà  eletto presidente della Rai. Ne servono 26. Ce ne sono solo 21 più i due della Meloni.

(da “Huffingtonpost”)

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NOMINA DEL PUTINIANO FOA ALLA RAI, MANCANO SEI VOTI A LEGA-M5S: LA GELMINI “AL MOMENTO DICE NO”, COME SE COL TEMPO UN GIUDIZIO POSSA CAMBIARE

Luglio 28th, 2018 Riccardo Fucile

O VUOL DIRE CHE IN CAMBIO DI QUALCHE POLTRONA FORZA ITALIA CONTINUERA’ A FARE LA RUOTA DI SCORTA DEL REGIME?

Nel giorno degli appelli di Pd e Leu al partito di Berlusconi, arriva da Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera, un No “per il momento” alla nomina di Marcello Foa alla presidenza della Rai: “La maggioranza, prima di proporre un suo nome per la presidenza della Rai, avrebbe dovuto avviare un’istruttoria tra i gruppi parlamentari presenti in Commissione di Vigilanza Rai e solo dopo esprimere un candidato di sintesi, in grado di avere il voto dei 2/3 dei componenti, necessari per concludere l’iter. Proponendo Foa al buio, il governo ha utilizzato un metodo sbagliato. Forza Italia farà  un’attenta riflessione, ma al momento il nostro voto è ‘no'”.
Nella nota, la Gelmini ha poi specificato le intenzioni del suo gruppo: “Nelle prossime ore cercheremo ancora il dialogo con tutte le altre forze politiche per individuare una figura terza, di garanzia, e che possa ricevere il via libera dalla stragrande maggioranza dei gruppi parlamentari. Il ruolo di presidente della Rai è troppo delicato per essere imposto a colpi di maggioranza. È il momento della buona politica, non servono inutili prove muscolari”.
Sulla stessa linea anche Giorgio Mulè, deputato di Forza Italia e portavoce dei gruppi azzurri di Camera e Senato, ai microfoni di TgCom24: “Il metodo utilizzato dal governo ci ha sorpreso trattandosi di individuare e proporre una figura di garanzia qual è il presidente della Rai. Per una figura del genere e per la maggioranza che richiede, i due terzi e dunque non solo i voti della maggioranza, era necessario una verifica preliminare”.
“Il governo – ha proseguito – ha inteso invece sottoporre alla Vigilanza un candidato che per le posizioni espresse e i giudizi anche su importanti figure istituzionali come il Presidente della Repubblica ha incontrato immediatamente il ‘no’ di Pd e Leu. Nessuno pensa che esista una figura che raccolga il 100 per cento dei consensi, ma il momento dell’informazione che viviamo pretendeva la più ampia condivisione. Il nome di Foa non la avrà  ed è una certezza e questo contraddice lo spirito della nomina”.
“Quanto a noi – ha sottolineato Mulè – abbiamo tempo fino a mercoledì per verificare se è possibile ritrovare questa condivisione. Lo stiamo facendo e continueremo a farlo. A Foa è stato fatto credere che la sua indicazione corrispondesse automaticamente alla nomina a presidente.
Basta leggere le sue dichiarazioni di stamattina e questo dimostra ancora di più come la maggioranza non abbia tenuto in nessun conto il ruolo dell’opposizione. Metodo sbagliato, fortemente sbagliato. Foa oggi cita tra le sue qualità  quelle di saper riconoscere quando si commettono errori: vediamo – conclude Mulè – se inizierà  questo percorso, se intenderà  chiarire alcune prese di posizione sul Capo dello Stato, sui diritti civili, sui vaccini. Non gli si chiede un’abiura, gli si chiede di dimostrare che è super partes, cioè un Presidente di garanzia”.
Insomma, per ora è no, ma in cambio di qualche poltrona “strategica” si tramuterà  in un si’.

(da agenzie)

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