Maggio 3rd, 2011 Riccardo Fucile
FUTURO E LIBERTA’ E PD ACCUSANO: “CALDORO DISSE CHE NON VOLEVA GENTE COSI’, MA ORA SE LI DEVE TENERE”…NONOSTANTE LE CONDANNE PER PECULATO E ASSOCIAZIONE MAFIOSA RIENTRANO IN CONSIGLIO REGIONALE GAMBINO E CONTE CON UN DECRETO AD HOC DI BERLUSCONI: PORTANO VOTI
Condannati, ma portano consensi. 
Pd e Fli accusano: “Caldoro disse che non voleva gente così, ma ora se li deve tenere”.
Gli impresentabili, eletti nelle istituzioni malgrado le condanne per peculato o per associazione mafiosa, son tornati.
E a dargli il via libera per sedere nel consiglio regionale della Campania, guarda caso a ridosso delle elezioni amministrative di Napoli, è stato un decreto del presidente del Consiglio.
Il premier Berlusconi con i decreti 824 e 825, firmati tre giorni fa, ha preso atto dei ricorsi vinti dai due consiglieri Alberico Gambino e Roberto Conte, che erano stati eletti ma immediatamente sollevati dal consiglio.
E, modificando il proprio precedente decreto – senza attendere l’esito di ulteriori reclami in corso, nè valutare le incompatibilità pre-esistenti – ha disposto il reintegro in aula di Gambino e Conte.
Politici dai profili molto controversi, e oggi tutti e due macchine porta-voti del Pdl.
Gambino, appena tornato anche sindaco di Pagani, vicinissimo al senatore e presidente di quella Provincia Edmondo Cirielli, è stato condannato in primo e secondo grado per peculato: caduta, invece, la concussione.
Roberto Conte, trasmigrato dal centrosinistra al centrodestra, e l’anno scorso eletto in una lista («Alleanza di popolo») a sostegno del governatore Pdl Stefano Caldoro, è stato invece condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa.
Dietro la sentenza, una storia di voto di scambio tra Conte e il clan camorristico Misso.
Lo stesso Conte risulta inoltre coinvolto in un’altra inchiesta e rinviato a giudizio in un terzo processo sui “Fitti d’oro”, truffa consumata ai danni di uffici istituzionali.
Proprio in questo procedimento, capolavoro dei paradossi, si è costituita come parte civile la stessa Regione Campania in cui Conte si appresta a sedere, trionfante.
D’altro canto, in queste ore, tra le 11 liste a sostegno di Lettieri, ve n’è una che porta il timbro di Conte, “Insieme con Napoli”, dove ha piazzato quattro dei suoi fedelissimi.
Condanna immediata dalle opposizioni.
«Pensavamo avessero il pudore di farlo dopo le elezioni, ci sbagliavamo, sono atti inqualificabili», sottolinea il segretario regionale Pd, Enzo Amendola. Il vicepresidente di Fli Italo Bocchino tuona: «Ormai è chiaro che Pdl e questione etica della politica stanno agli antipodi».
Cade un’altra ipoteca forte sull’esito del ballottaggio di Napoli?
«Se dovessero andare alla sfida finale il candidato di centrosinistra e quello di centrodestra, noi ci sentiremmo distanti da entrambi. Però sapremmo anche che da un lato c’è un prefetto dello Stato e dall’altro l’espressione di Cosentino e di gente come Conte».
Da parte di Bocchino, anche la stoccata al governatore Pdl Caldoro: «Un anno fa, il governatore aveva correttamente detto che lui non voleva assolutamente i voti di Conte, ma ora, per garantire il pacchetto di consenso di Conte al candidato Lettieri, se li tiene, eccome».
Va ribadito che il termine di sospensione dall’aula, fissato in diciotto mesi, era già scaduto per entrambi gli eletti.
Ma non vi era urgenza nell’esecuzione, sostengono i legali dei consiglieri regionali che ora dovranno uscire per effetto del reintegro: l’orientamento giurisprudenziale suggerisce di attendere la fine dei reclami oggi sospesi, proposti sia dall’avvocatura regionale, sia da coloro che erano subentrati, Carmine Sommese al posto di Conte e Monica Paolino per Gambino.
«Il mio ricorso è in discussione in Tribunale il 6 maggio: si trattava di attendere una settimana», spiega Sommese.
E la Paolino, moglie a sua volta del sindaco di Scafati, Pasquale Aliberti, ha inviato addirittura una lettera di diffida alla presidenza della Regione: Gambino è già sindaco a Pagani e deve risolvere la incompatibilità con la carica di consigliere regionale.
Parola d’ordine, imbarazzo.
Perfino Nicola Turco, presidente nazionale di “Alleanza di popolo”, la lista che un anno fa decretò per Roberto Conte un trionfo di 10mila preferenze alla Regione, e produsse un certo imbarazzo a Stefano Caldoro, oggi se la dà a gambe: «Stiamo annullando tutto di quella votazione. Sono stato all’autorità giudiziaria a raccontare che Conte e i suoi amici falsificarono le firme della lista. Ho scoperto che mentre io registrai il partito a febbraio 2010, loro avevano apposto le firme già il 4 gennaio 2010. No basta, non voglio avere più nulla a che fare con questi. Mio figlio di 13 anni mi dice ancora: “Papà , ma chi avevi messo nella lista con te, uno del genere?”».
Conchita Sannino
(da “La Repubblica“)
argomento: Berlusconi, Costume, criminalità, denuncia, Giustizia, governo, la casta, mafia, Napoli, PdL, Politica, radici e valori, Regione | Commenta »
Aprile 30th, 2011 Riccardo Fucile
UN PIANO DELLA PREFETTURA PER GARANTIRE L’ORDINE PUBBLICO, TIMORI PER INCIDENTI…SI APPRONTA UNA TASK FORCE, MENTRE GLI ENTI SI SCAMBIANO ACCUSE E 17.000 COMMERCIANTI SONO SUL PIEDE DI GUERRA
L’emergenza rifiuti diventa emergenza per l’ordine pubblico.
Vertice in Prefettura e costituzione di una task-force.
Intanto a terra ci sono ancora 2000 tonnellate e continuano le rivolte.
Ieri mattina alle 9 sacchetti sparpagliati in strada e stop alla circolazione in via dei Pellegrini, a Montecalvario.
Alle 10 disordini in via Toledo, all’altezza di piazza Dante.
I vigili intervengono e istituiscono un senso unico, perchè la strada è invasa dai rifiuti gettati dai cittadini esasperati.
Alle 13.30 in via Toledo arrivano i bobcat dell’Asia: ma cartoni, plastica e rifiuti sono sparsi per tutta la strada, fino a piazza Carità .
Alle 18, insorge via Salvator Rosa e sempre i vigili per far passare le auto raccolgono a mano i sacchetti lanciati sulla carreggiata.
«Siamo preoccupati. Stiamo giocando con l’immagine di una città e con la vita di intere famiglie», commenta il presidente del centro commerciale Toledo di Confcommercio, Rosario Ferrara.
Protestano i 12 mila commercianti Ascom e i 5.500 di Confesercenti: «Se continua così andiamo a Roma, chiederemo aiuto a Napolitano».
I “Bus rossi” dei turisti si organizzano con una macchina staffetta che precede i tour per evitare ai turisti i luoghi più sporchi o a rischio.
E la Prefettura crea una task force composta dalle forze dell’ordine, dalla polizia municipale e provinciale per vigilare nelle aree più critiche per prevenire manifestazioni di protesta e blocchi alla circolazione.
Il prefetto, Andrea De Martino, lo ha deciso dopo la riunione del Comitato per l’ordine pubblico a cui hanno partecipato il presidente della Provincia, Luigi Cesaro, gli assessori all’Ambiente della Regione, della Provincia e del Comune, Romano, Caliendo e Giacomelli, i responsabili Sapna e Asia e i vertici di forze dell’ordine e vigili del fuoco.
Asia precisa inoltre di non aver causato problemi a centraline Enel nè ai cavi della linea elettrica. «I problemi legati alla fornitura di energia – si legge in una nota – non possono essere imputati alle attività operative di Asia, ci risulta che Enel stia procedendo a interventi di manutenzione che hanno causato una temporanea interruzione del servizio».
Sul presunto caso Tarsu intanto Cesaro precisa: «Girano cifre prive di fondamento. Ad oggi nessuna decisione è stata presa. Per la determinazione della Tarsu la Provincia interviene solo per il 27 per cento, mentre il 73 per cento è competenza dei comuni».
E mentre i cittadini di Napoli Est organizzano un corteo al Centro Direzionale contro l’inceneritore e i siti di trasferenza, situazioni difficili anche a Portici (1600 tonnellate non raccolte) e Quarto (1200).
argomento: Berlusconi, Comune, Costume, denuncia, emergenza, governo, Napoli, Politica, Rifiuti | Commenta »
Aprile 24th, 2011 Riccardo Fucile
“BISOGNA CAMBIARE IL PIANO DI SMALTIMENTO E PUNTARE SULLA RACCOLTA DIFFERENZIATA”… UNA RICERCA HA RILEVATO UN AUMENTO DEL 20% DELLE MALATTIE TUMORALI
In una telefonata intercettata nel 2007 Gianfranco Mascazzini, l’ex direttore
generale del ministero dell’Ambiente, li definiva con disprezzo «abitanti del Quarto mondo» e invitava i suoi sottoposti a sversare nella discarica a pochi passi dalle loro case «i rifiuti più puzzolenti».
Da allora ne è passato di tempo, ma gli abitanti di Terzigno, il piccolo paese ai piedi del Vesuvio divenuto famoso per le dure proteste anti-discarica dello scorso ottobre, ancora non si rassegnano a un destino di «monnezza e malattie» e continuano la lotta con altri mezzi.
Abbandonata la violenza, hanno ideato un’iniziativa che, nei loro intenti, dovrebbe sconfiggere l’inefficienza delle strutture pubbliche.
Da qualche giorno una parte dei residenti della città assieme a quelli di Boscoreale, comune che confina con la discarica Sari, hanno organizzato un censimento porta a porta tra tutte le famiglie del territorio per documentare il numero delle persone che si sono ammalate di tumore negli ultimi anni.
Lo scopo è dimostrare che vi è un’effettiva connessione tra l’utilizzo della discarica e l’aumento delle malattie croniche tra i cittadini che vivono in questo territorio
Il censimento porta a porta è stato ideato dal movimento «Vesuvio in lotta» e nasce dalla consapevolezza che il registro dei tumori in Campania è stato istituito solo per 35 dei 92 comuni esistenti nella provincia di Napoli ed è fermo ai dati del 2007.
I comitati civici hanno creato un questionario ad hoc che, recita il sito del movimento, ha lo scopo di «rivelare e documentare la presenza di elementi capaci di alterare la qualità della vita» ed è «il giusto strumento per capire e rivendicare un futuro migliore per noi e i nostri figli».
Oggi i territori che circondano la discarica appaiono come luoghi pacifici e nonostante le periferie di Boscoreale e di Terzigno siano invase da cumuli di spazzatura, non hanno nulla a che vedere con il territorio in preda al fuoco e alle fiamme di qualche mese fa.
Un camion bruciato lungo la strada che porta alla discarica Sari è l’unico ricordo degli scontri passati, ma l’intera area è pattugliata da polizia e dai militari e dovrebbe essere inaccessibile.
Tuttavia da un luogo che ospita un maneggio è possibile avvicinarsi alla discarica e da qui si può osservare il suo stato: decine di gabbiani volano sul panettone di rifiuti coperto da enormi teloni e di tanto in tanto un liquido scuro, che ha tutta l’aria di essere percolato, fuoriesce dalla pancia della discarica .
Oggi, dopo l’accordo tra il premier Berlusconi e i sindaci dell’area vesuviana dell’ottobre 2010, cava Sari smaltisce la spazzatura di circa 300.000 persone che vivono nei 18 comuni limitrofi e ogni giorno sono portate qui circa 300 tonnellate di rifiuti.
Niente a che fare con le cifre da capogiro raggiunte nelle notti della crisi.
In un primo momento l’accordo stipulato a ottobre fu salutato come una vittoria dei movimenti civici: la richiesta più importante fu accettata dal governo che revocò l’apertura di Cava Vitiello, la discarica più grande d’Europa che doveva sorgere a pochi passi dalla Sari.
L’utilizzo di quest’ultima, che per oltre 20 anni era stata gestita illecitamente dal clan camorrista Fabbrocino di Palma Campania, fu confermata «fino all’esaurimento», nonostante il 5 ottobre del 2010 il Procuratore della Repubblica di Nola Paolo Mancuso, durante un’udienza della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, avesse descritto la discarica come la sede di «inadempienze anche abbastanza gravi e significative per quanto riguarda il pericolo di infiltrazione nel terreno di reflui, di percolati e così via».
Un mese dopo, il 18 novembre, il Procuratore tornò sui suoi passi e in un comunicato sentenziò: «La conclusione che il funzionamento della discarica produce contaminazione delle falde acquifere e pericolo per la pubblica salute è del tutto priva di riscontri documentali».
Nonostante la botta d’arresto nel corso degli ultimi mesi molti esponenti dei comitati civici e i cittadini hanno continuato a chiedere la bonifica e la chiusura della discarica di Terzigno, sottolineando lo stato drammatico dell’ecosistema ambientale.
L’ultima doccia fredda è arrivata lo scorso 15 marzo con la presentazione del “Piano Regionale per la gestione dei Rifiuti urbani della Regione Campania”.
Il documento non solo prevede la creazione di tre nuovi termovalorizzatori in Campania (oltre a quello già attivo di Acerra, nei prossimi tre anni ne sorgeranno uno a Napoli Est e altri due a Salerno e a Caserta), un’accelerazione sulla raccolta differenziata e una riduzione dei rifiuti da smaltire in discarica, ma riconferma il prosieguo dell’attività della Sari per i prossimi mesi e rivela che nella stessa si potranno smaltire ancora 130.000 tonnellate di rifiuti.
La decisione è stata fortemente contestata dai movimenti civici che nelle scorse settimane hanno organizzato manifestazioni e riunioni.
Come raccontano alcuni esponenti di “Vesuvio in Lotta” per l’ennesima volta i residenti si sentono traditi dagli amministratori regionali e provinciali: «In questa discarica continuano a buttare di tutto – afferma la dottoressa Anna Maria Sannino, titolare di un laboratorio di biochimica a Boscoreale -.
Nonostante le ricerche scientifiche di rinomati studiosi come Antonio Marfella, tossicologo dell’Istituto dei tumori Pascale di Napoli e Antonio Giordano, ordinario di Anatomia ed Istologia patologica all’università di Siena, dimostrino l’aumento del 20% dei tumori tra la popolazione campana nelle provincie di Napoli, Caserta e alcune zone dell’Avellinese, dovuto alla devastazione del territorio da parte delle ecomafie, i politici locali non tornano sui loro passi.
Oramai la nostra ultima speranza resta il censimento porta a porta delle malattie tumorali.
Solo così potremo provare che esiste una reale connessione tra tumori e inquinamento del nostro territorio».
Dello stesso avviso Mauro Brancaccio che accusa la regione Campania di avere un’idea obsoleta dello smaltimento dei rifiuti e di non voler sfruttare le nuove tecnologie: «Esistono oggi gli impianti di trattamento meccanico biologico che grazie a innovativi macchinari riescono a separare i rifiuti e a riciclarli completamente. Più volte abbiamo presentato ai nostri amministratori l’esempio degli stabilimenti di Vedelago in Provincia di Treviso. Oggi riescono a riciclare circa il 99% dei rifiuti che arrivano negli stabilimenti sia con la raccolta differenziata porta a porta sia dalle industrie. I costi per la costruzione di un impianto simile sono molto inferiori a quelli necessari per la creazione di un termovalorizzatore e possono essere ammortizzati in pochi anni poichè i rifiuti riciclati producono energia e quindi denaro».
Più scettico appare Luigi Casciello che fa notare come nei giorni scorsi il Consiglio regionale abbia approvato una norma che prevede un patto di solidarietà tra le province campane.
Nei prossimi mesi se una delle province entrerà in crisi e non riuscirà a smaltire la propria spazzatura «per fondate e comprovate ragioni oggettive», le altre realtà territoriali, in cambio di denaro, saranno obbligate ad aiutarla: «E’ il modo attraverso il quale i nostri politici continueranno a perpetrare l’uso delle le discariche e a fare affari. Mentre cercano nuovi buchi da riempire di spazzatura, a noi ci condannano a morte».
Francesco Tortora
(da “Il Fatto Quotidiano“)
argomento: Costume, denuncia, governo, Napoli, Politica, Rifiuti | Commenta »
Aprile 23rd, 2011 Riccardo Fucile
E’ SEMPRE EMERGENZA SPAZZATURA NELLA CITTA’ PARTENOPEA, ANCORA ROGHI DI IMMONDIZIA…IL CENTRO CITTA’ E’ SPORCO: PESSIMO BIGLIETTO DA VISITA PER I NUMEROSI TURISTI
Arrivano i turisti e rimane l’immondizia. 
Coincidenza nefasta per la peggiore cartolina della città .
Fallisce il piano straordinario per la “Pasqua pulita”. Napoli accoglie stranieri e italiani con le strade soffocate dai rifiuti (a terra 900 tonnellate), che cominciano a putrefarsi (visto il caldo e la raccolta che porta un ritardo di almeno tre giorni), sparpagliarsi, spappolarsi.
E aumentano anche i roghi della disperazione, tra cassonetti carbonizzati, emissioni di diossina e una città sempre più sporca, complici anche i manifesti elettorali che hanno cominciato a invadere muri, fioriere, cancelli.
«Ai candidati sindaci e ai partiti che li sostengono – commenta Michele Buonomo, presidente Legambiente Campania – chiediamo un patto di senso civico per il rispetto della legalità nell’affissione di manifesti elettorali e dare istruzioni chiare a coloro che sono incaricati delle affissioni. Ai napoletani chiediamo di monitorare le mura della città e di ricordarsi di non votare i candidati e i partiti che deturpano la città con manifesti abusivi. Non possiamo e non dobbiamo essere loro complici».
La fotografia della città è e rimane drammatica.
La city è invasa dalla spazzatura (cumuli record in via Ferdinando del Carretto), così come le strade a ridosso di via Chiaia e via Toledo, “ziggurat” di spazzatura in periferia, con interventi straordinari di rimozione in via Cinthia, a Fuorigrotta e in via Montagna Spaccata, a Pianura.
Cresce anche il numero dei roghi dolosi, non solo di notte, su cui intervengono i vigili del fuoco: una trentina quelli registrati, alcuni persino nelle vicinanze delle Curia arcivescovile.
Sono state conferite poco più di 1.300 tonnellate, pari alla produzione quotidiana della città durante periodi festivi.
Il piano è fallito perchè gli stir non ce la fanno ad assorbire una raccolta extra. Caivano e Santa Maria Capua Vetere sono quasi saturi per la giacenza di frazione organica e accolgono solo 200 tonnellate a notte mentre la discarica cittadina di Chiaiano non può accogliere più di 100-150 tonnellate al giorno. Ad aggravare la situazione, Acerra, con una linea del termovalorizzatore ferma da giorni.
In questo scenario (in via Crispi la strada è invasa di documenti e carte gettate al lato di un cassonetto e i marciapiedi sono impraticabili; cassonetti incendiati vicino alle poste di piazza Matteotti; ai Quartieri Spagnoli i rifiuti sono alti quasi un piano; Fuorigrotta è in ginocchio) si avventurano i turisti.
Passeggiando per la città , in centro storico e davanti ai musei, se ne vedono tanti: tedeschi, francesi e giapponesi, oltre a italiani.
Anche le previsioni della Gesac sono buone: i passeggeri previsti in arrivo e partenza dall’aeroporto di Napoli sono 45 mila sulle rotte nazionali, 35 mila sui voli di linea internazionali e 10 mila sui voli charter.
Ma ai turisti la città che si presenta è una città sporca e invasa dai miasmi dell’immondizia non raccolta.
argomento: Berlusconi, denuncia, emergenza, governo, Napoli, Politica, Rifiuti | Commenta »
Aprile 20th, 2011 Riccardo Fucile
PROMETTE LISTE PULITE, MA CHI LE COMPILA E’ SOTTO INCHIESTA: COSENTINO PER CONCORSO ESTERNO IN ASSOCIAZIONE CAMORRISTICA, PER IL SEN. VINCENZO NESPOLI SONO STATI CHIESTI GLI ARRESTI DOMICILIARI
Nelle ore della consegna delle candidature in vista delle elezioni amministrative — il termine scadeva oggi a mezzogiorno — torna di attualità il tema delle liste pulite.
Dai partiti arrivano ampie rassicurazioni e per le comunali a Napoli, il candidato del Pdl Gianni Lettieri ha promesso attenzione massima: “Etica pubblica e legalità sono al centro della nostra campagna elettorale. Chiederò ad ogni lista che mi sostiene la nomina di un garante per assicurare candidati autorevoli e specchiati. Alla fine di questo percorso sarò io il responsabile per tutti. Sfido gli altri a fare lo stesso”.
Un’attenzione particolare per non ripetere il caso di Roberto Conte, un passato nel centro-sinistra, che alle ultime regionali nonostante la condanna in primo grado a due anni e otto mesi per concorso esterno in associazione camorristica, si è presentato in una lista a sostegno di Caldoro.
Intanto, non si arrestano le migrazioni.
Alfredo Ponticelli, assessore allo sport della giunta uscente di Rosa Russo Iervolino si è dimesso e appoggia, con il suo partito (il Pri), Gianni Lettieri.
Ma in attesa di conoscere nei dettagli i candidati, non tranquillizzano certo le posizioni giudiziarie dei vertici regionali del Pdl.
Lettieri è stato accompagnato da Silvio Berlusconi per l’investitura ufficiale da Nicola Cosentino, sotto processo per concorso esterno in associazione mafiosa, prossima udienza il 18 aprile.
Cosentino, dimessosi da sottosegretario ma ancora coordinatore regionale, in queste settimane è impegnato in prima persona per la compilazione delle liste dopo aver scelto il candidato sindaco a Napoli e negli altri comuni al voto in Campania.
Un compito non facile. Per la scelta dei candidati nei comuni della provincia, nell’area a nord di Napoli c’è un altro vertice locale del partito Vincenzo Nespoli, vice-coordinatore provinciale del Pdl (il coordinatore è Luigi Cesaro, presidente della provincia) e vice-responsabile nazionale del settore elettorale.
Nespoli è anche senatore della Repubblica e sindaco di Afragola, comune in provincia di Napoli, ma il doppio incarico è l’ultimo dei suoi problemi.
Nel maggio 2010 la procura di Napoli (pm Piscitelli, Woodcock, Di Mauro) ha chiesto e ottenuto dal gip gli arresti domiciliari.
Accusato di diversi reati: concorso in riciclaggio e bancarotta fraudolenta. L’autorizzazione all’esecuzione della misura cautelare, come nel caso di Nicola Cosentino, è stata però negata prima dalla giunta per l’immunità (di cui Nespoli faceva parte) e poi dal Senato, nel luglio scorso.
Nei giorni scorsi il Tribunale del riesame ha confermato la misura cautelare. Le motivazioni dell’ordinanza sono diventate un manifesto politico delle opposizioni, che da tempo per Afragola chiedono l’istituzione di una commissione di accesso da parte della prefettura.
I giudici del riesame considerano «indispensabile» la misura dei domiciliari.
E sull’esponente del Pdl, scrivono: «Le modalità con cui ha portato a termine il proprio intento criminoso sono certamente sintomatiche di una pericolosità in quanto denotano una scaltrezza e una spregiudicatezza, rivelatrici di professionalità nel delinquere, che lo dipingono come un soggetto di notevole spessore criminale».
Nespoli continua a negare ogni addebito, a dirsi estraneo ad ogni accusa. Tutto ruota attorno ad una vicenda di mattoni e di un istituto di vigilanza. Vincenzo Nespoli, secondo la Procura, è dal 2001 amministratore di fatto di una società di vigilanza, la Gazzella srl, fallita nel 2007 (con un passivo di 25 milioni di euro), affidata nelle mani di uomini di fiducia.
Secondo l’accusa e le ricostruzioni documentali della Guardia di Finanza, dai bilanci dell’istituto sono stati distratti soldi che sarebbero confluiti nelle società immobiliari (Immobiliare San Marco e Sean spa) riconducibili al senatore, impegnate in attività di lottizzazione eseguite nel comune di Afragola, dove Nespoli è primo cittadino.
Ma non solo.
Nonostante le gravi condizioni economiche dell’azienda e lo stato di mobilità , furono assunte diverse persone in cambio del pagamento di 30 mila euro.
Per il posto da guardia giurata: soldi e la riconoscenza alle urne.
Ora lo stato maggiore del Pdl campano è pronto a presentare i candidati puliti per le prossime amministrative.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
argomento: Berlusconi, Comune, Costume, denuncia, Giustizia, governo, mafia, Napoli, PdL, Politica, radici e valori | Commenta »
Aprile 18th, 2011 Riccardo Fucile
BERLUSCONI DOVEVA RIPULIRE LA CITTA’ IN POCHI GIORNI, MA E’ LA SOLITA BALLA: NAPOLI E’ SOMMERSA DAI RIFIUTI…E DEI PROMESSI TERMOVALORIZZATORI NON C’E’ NEMMENO L’OMBRA
“Fare il gallo sulla monnezza”.
Una tipica espressione dialettale napoletana che indica, sostanzialmente, chi si pavoneggia accampando meriti e capacità che non ha.
Sono giorni che a Napoli la parte del gallo, almeno nelle chiacchiere dei bar, la fa Silvio Berlusconi. Già .
Il premier ha promesso tre anni fa di risolvere l’emergenza rifiuti, e ha fallito. Sulle montagne di sacchetti il Cavaliere ha costruito prima la sua campagna elettorale e poi quella mitologia del “governo del fare” che ha avuto il suo acme nel dopo terremoto dell’Aquila.
Nonostante gli sforzi, Napoli e provincia sono di nuovo invase dalla spazzatura e dai miasmi.
Domenica scorsa Cavani mandava in delirio il San Paolo, ma attorno allo stadio 2 mila tonnellate di schifezze rimaste a terra ingolfavano vicoli e strade.
Per i tifosi tornare a casa non è stato una passeggiata: Poggioreale e la zona orientale sono il solito schifo, 400 tonnellate appestano Pianura e Secondigliano, altrettante il centro storico e il Vomero.
Nulla è cambiato, nella città che fa della coazione a ripetere (l’errore) la sua vera e unica fede.
Eppure il 27 marzo 2008, prima di diventare presidente del Consiglio, Berlusconi non aveva usato mezze misure. “Se non riuscirò a portare Napoli e la Campania alla loro bellezza entro due mesi, quell’immondizia lì sarà colpa mia”.
Il 4 aprile spiegò che in caso di elezioni avrebbe avuto due priorità : accrescere il potere d’acquisto delle famiglie italiane e ripulire le strade di Napoli e della Campania.
“Accelereremo al massimo la realizzazione dei termovalorizzatori”, disse quel giorno.
Il Cavaliere, grazie anche a quelle promesse, fece il pieno di voti.
Il giorno dopo le elezioni, su un cumulo di via Foria, spuntò un cartello: “Berlusco’, mo so cazzi tuoi!!!”.
Berlusconi apre nuove discariche, disegna un piano con Bertolaso, firma ordinanze per velocizzare le operazioni, mette in campo l’esercito e inizia a pulire. I risultati si vedono subito.
Peccato che siano un pannicello caldo.
I buchi aperti ieri oggi sono infatti già pieni: c’è una capacità residua di poco superiore al milione di tonnellate, pari a otto mesi di autonomia.
Poi sarà ancora disastro.
Lo sversatoio di Chiaiano chiuderà a metà del prossimo mese, quello di Sant’Arcangelo Trimonte è sotto sequestro perchè le pareti continuano a franare. A San Tammaro c’è ancora spazio ma i lavori di ampliamento non sono ancora terminati.
La Campania rischia di non avere più discariche funzionanti, tanto che si prepara ad allestire nuove e costose carovane di rifiuti verso altre destinazioni.
Qualche giorno fa un carico da 25 mila tonnellate di Giugliano è stato spedito persino in Sicilia.
Un paradosso, visto che anche Palermo è al collasso.
E i termovalorizzatori? Tranne Acerra, non pervenuti.
La raccolta differenziata? Ai minimi termini.
Eppure le promesse elargite dal Cavaliere sono da leggenda: a maggio 2008 dice che in Campania “ci saranno quattro termovalorizzatori sicuri”.
Il 4 luglio: “Entro il 20 luglio non ci saranno più giacenze in strada con l’assoluto impegno di non farle più”.
Il 9 luglio 2008 rettifica: “Napoli sarà una città pulita entro il 23 di questo mese. Presto inizieranno i lavori dell’inceneritore di Salerno”.
Il 18 luglio: “Commissarieremo i Comuni che non adempiranno nei tempi previsti alla raccolta differenziata. Per risolvere il problema definitivo occorrono tre anni”. Il primo settembre Berlusconi continua a giurare e a garantire. “L’emergenza rifiuti non si verificherà più. Il sistema di smaltimento è stato organizzato. A giorni ci sarà l’appalto per il termovalorizzatore di Napoli, c’è un incremento della differenziata”.
Non contento, dopo un mese annuncia “un quinto impianto. Gli altri quattro? Saranno attivati in pochi mesi”.
Come no: a parte quello di Acerra, l’inceneritore di Salerno è l’unico per il quale è stata indetta la gara d’appalto, e non sarà in esercizio prima del 2015.
Per quello previsto a Napoli Est l’unico atto ufficiale è la designazione di un “responsabile”.
Per gli altri, zero carbonella.
Per quanto riguarda la raccolta differenziata Napoli non arriva al 20 per cento.
L’emergenza è una follia che non si ripeterà più”, ha spiegato il Cavaliere del fare in media una volta al mese negli ultimi 36 mesi.
Il 10 dicembre 2008: “Le strade di Napoli saranno pulite come quelle di Tokyo”.
Il 26 marzo 2009, all’inaugurazione dell’impianto di Acerra: “E’ una data storica, si esce definitivamente dall’emergenza”.
Il 4 giugno una promessa dedicata a Palermo, dove spuntavano le prime collinette di spazzatura: “In nove giorni la città tornerà pulita”.
Berlusconi ama dare numeri precisi e scadenze che, matematicamente, non vengono rispettate.
“I rifiuti? Un problema risolto al 95 per cento”, ha detto il 6 ottobre 2010 mentre infuriava la battaglia di Terzigno e la monnezza risaliva verso i primi piani delle case.
Il 22 ottobre: “La situazione tornerà alla normalità entro 10 giorni. Sulle cave sorgeranno boschi e parchi”.
Il 28 ottobre: “Fra tre giorni a Napoli non ci saranno più rifiuti”.
Il 2 novembre è ancora caos, e il premier inizia a dare la colpa alla Iervolino: “Il governo ha risolto, le colpe sono della giunta di sinistra”.
Dimenticando che lui stesso ha dato pieni poteri alla provincia, guidata dall’amico Luigi Cesaro.
Il 27 novembre: “Ieri ho detto che in due settimane il problema sarà risolto”.
Il 3 dicembre: “Domani sarò a Napoli per la questione dei rifiuti”.
Il giorno dopo il premier resta a Roma, ma promette che “nel giro di qualche giorno la città tornerà ad essere pulita”.
Il 14 dicembre, monnezza ovunque: “Pensiamo che nei prossimi due giorni Napoli sarà pulita”.
L’ultima battuta è del 29 dicembre 2010, operazione Capodanno pulito: “Scenderò in campo io personalmente per risolvere il problema in pochi mesi”. Ora, di fronte alla nuova emergenza, Berlusconi è in silenzio.
Al suo posto parla Stefano Caldoro, che il 2 aprile ha detto che si uscirà “definitivamente dalla crisi fra tre anni”.
Nei bar si ricorda cosa disse Totò all’onorevole Trombetta: “Ma mi faccia il piacere!”.
Emiliano Fittipaldi e Claudio Pappaianni
(da “L’Espresso“)
argomento: Berlusconi, denuncia, economia, emergenza, governo, Napoli, PdL, Politica, Rifiuti | Commenta »
Aprile 15th, 2011 Riccardo Fucile
DOPO MESI DI CAMPAGNA ACQUISTI LA MAGGIORANZA E’ SEMPRE FERMA A 314 VOTI, INVECE DEI 316 NECESSARI E DEI 330 ANNUNCIATI… ORA SARANNO IMPORTANTI LE ELEZIONI AMMINISTRATIVE DOVE IL CASTELLO DI CARTA DEL PREMIER POTREBBE CROLLARE
Era il 14 dicembre 2010: viene votata la sfiducia al governo. 
Votano a favore della maggioranza in 314, contro in 311.
Nei giorni precedenti si era assistito a uno squallido mercato di compravendita di voti in Parlamento per permettere al premier di non dover presentarsi in tribunale senza più immunità .
Non a caso i provvedimenti in tema di giustizia nei mesi seguenti sono stati tutti caratterizzati dall’obiettivo di assicurarsi l’immunità giudiziaria, nel caso qualcuno avesse avuto dei dubbi.
Nasce il governo Berlusconi-Scilipoti & soci, ma il premier annuncia da subito che “altri seguiranno, saremo in 330, Fli si sfascerà , c’è la ressa per rientrare nel Pdl”.
Lasciamo parlare i fatti.
26 gennaio, sfiducia a Bondi, maggioranza prende 314 voti
13 febbraio, caso Ruby, maggioranza sale a 315 voti
25 febbraio, fiducia sul Milleproroghe: maggioranza scende a 309 voti
2 marzo, federalismo municipale, maggioranza risale a 314 voti
24 marzo, risoluzione sulla Libia, maggioranza riscende a 300 voti
5 aprile, conflitto di attribuzione, maggioranza risale a 314 voti
13 aprile, processo breve, maggioranza ferma a 314 voti
In pratica da dicembre il governo non ha mai raggiunto, su un provvedimento, la maggioranza richiesta di 316 deputati su 630.
Nonostante i tentativi vergognosi di comprare deputati con promesse, posti di governo e di sottogoverno, garanzia di ricandidature.
Nulla, da quota 314 Silvio non si è smosso.
E quella quota la raggiunge solo con tutti i ministri precettati e presenti in Aula, senza missioni, malattie e impegni vari.
Cosa che può sostenere solo programmando le votazioni, non certo nel normale iter parlamentare dove andrebbe spesso sotto.
Per questo il Parlamento è fermo, per non correre rischi.
Ma questa era solo la doverosa premessa, peraltro necessaria per rendere evidente il bluff permanente del premier.
Da qui discende in molti la domanda: ma questo governo resisterà fino a fine legislatura?
Il premier è intanto finora riuscito a distribuire pochi posti di governo e, avendone altri a disposizione, ha giocato con gli “aspiranti” a nascondino, trattenendoli sulle spine.
Non potevano così non sostenerlo, confidando nella mancia promessa.
Ora che dovrà accogliere le loro richieste, è chiaro che qualche scontento emergerà .
Ma più di questo aspetto, conterà l’esito “fuori dal Palazzo” ovvero il consenso elettorale.
Se venisse meno questo, il Pdl imploderà da sè.
Sono quindi fondamentali gli esiti delle elezioni amministrative tra un mese: dovesse cadere la Moratti a Milano, tanto per capirci, e il Pdl perdesse ovunque diversi punti in percentuale, va da sè che i “riposizionamenti interni” porterebbero sull’orlo della crisi.
E qualcuno comincerebbe a guardare ad un’alternativa per non essere tagliato fuori dai giochi futuri.
In conclusione avere la maggioranza risicata in Parlamento può fare sopravvivere, ma non averla nel Paese porta solo ai funerali di Stato.
E allora neanche l’agopuntura di Scilipoti può fare miracoli.
argomento: Berlusconi, Bossi, Costume, denuncia, elezioni, emergenza, governo, la casta, LegaNord, Milano, Napoli, PdL, Politica, radici e valori | Commenta »
Aprile 2nd, 2011 Riccardo Fucile
BERLUSCONI NON SA FRENARSI E PERSINO NEL SUO RUOLO ISTITUZIONALE DEVE DARE IL PEGGIO DI SE’…A PALAZZO GRAZIOLI RACCONTA UNA BARZELLETTA SQUALLIDA CHE FA RIDERE SOLO LUI E LA SUA CORTE DI MANIACI DEI GIARDINETTI
Impermeabile al nervosismo del Quirinale, al caos del Parlamento, al logorìo della maggioranza, alla
guerra in Libia, ai processi milanesi, l’istrione colpisce ancora. Il presidente del Consiglio riceve in veste ufficiale i sindaci delle province di Napoli, Salerno e Caserta che chiedono lo stop agli abbattimenti delle case abusive.
E agli amministratori con la fascia tricolore si rivolge parlando come i protagonisti di “Porci con le ali”. Racconta una nuova barzelletta. Sporca naturalmente.
Interno giorno, ieri.
Siamo nella sala di Palazzo Grazioli dedicata alle riunioni del “parlamentino” Pdl.
Un emiciclo in miniatura che evoca la sostituzione delle vere aule parlamentari.
Berlusconi incontra una delegazione di sindaci campani. Promette un decreto per fermare le ruspe, riporta l’agenzia di stampa.
Nel comunicato però manca la parte migliore.
Alla fine della riunione il Cavaliere non resiste alla tentazione, vuole chiudere in bellezza.
È uno show di quasi quattro minuti.
Seduto alla scrivania, piazzata quasi al centro della stanza, da mega capo di fantozziana memoria, circondato da colonne marmoree, la prende veramente alla lontana ma non si risparmia nulla.
Il dialetto napoletano, omaggio ai natali degli ospiti, la voce in falsetto per distinguere i personaggi, il coup de theatre quando si alza in piedi e piazza la battuta finale.
Alle spalle ha la copia dell’Allegoria del buon governo di Ambrogio Lorenzetti, di fronte i sindaci schierati e composti.
La trama: un signore si reca all’ufficio brevetti.
Qui Berlusconi imita un gruppo di sfaccendati uscieri napoletani che indicano all’inventore “‘o cesso”.
Ma il protagonista ha davvero un prodotto inimitabile.
Arriva allo sportello giusto dove trova altri annoiati dipendenti. Che lo sottovalutano, lo prendono in giro, perdono un po’ di tempo.
“Qual è la sua invenzione?”. “Una mela”, risponde con la vocina chioccia il Berlusconi-Archimede, suscitando le risate dei primi cittadini.
Si può brevettare una mela?
Altri secondi preziosi vengono usati per raccontare le beffe degli impiegati, il loro darsi di gomito.
“Ma questa è una mela speciale”, insiste il signore parlando in falsetto. Speciale perchè? “Perchè sa di fica”.
Pausa scenica, tempi comici da autodidatta. Siamo vicini al dunque.
Un uomo dell’ufficio brevetti afferra la mela e la assaggia.
Berlusconi mima il morso mentre con la destra tiene un frutto immaginario.
Fa l’espressione schifata, poi la faccia di chi protesta: “Ma sa di culo”.
Berlusconi cambia ruolo, torna l’inventore.
Si alza finalmente in piedi perchè narrare una barzelletta seduti è veramente strambo.
Allunga il braccio, ruota la mano che impugna la mela, arriva al finale usando il voi come si fa a Napoli: “E giratela”.
I sindaci ridono, Berlusconi in piedi allaccia la giacca, vede che tra tanti maschi c’è anche una prima cittadina e l’avvicina.
Si capisce che si scusa per la virata maschilista, s’intuisce che ottiene il perdono e le dà un carezza sulla guancia.
Fuori luogo per quattro minuti, galante per un secondo.
Goffredo De Marchis
(da “La Repubblica“)
argomento: Berlusconi, Comune, Costume, denuncia, governo, Napoli, PdL, Politica, radici e valori | Commenta »
Marzo 27th, 2011 Riccardo Fucile
FERMO L’IMPIANTO DI CHIAIANO, SIAMO PUNTO E A CAPO: PRESTO SARA’ CHIUSO DEFINITIVAMENTE, MA LE ALTERNATIVE ANCORA NON ESISTONO….ALTRI SITI NEL MIRINO DELLA CAMORRA, MENTRE NESSUNO DECIDE NULLA.. E A MAGGIO SI RISCHIA UNA RIVOLTA
L’odore malato della discarica arriva fino a piazza Rosa dei Venti.
Una decina di anziani chiacchierano sotto alla tenda del presidio.
Alcuni indicano lo striscione appeso sulla cancellata delle case popolari. «Avevamo ragione noi» c’è scritto.
Non si muove nulla. Non passano camion carichi di monnezza. Tutto fermo.
Anche il grande buco da settecentomila tonnellate, che dovrebbe prendersi il grosso della spazzatura di Napoli.
Lavori in corso, c’è da collaudare gli argini, a rischio smottamento.
Per dieci giorni, rivolgersi altrove. Già , ma dove?
Sembra di essere tornati al maggio 2008.
Il rondò tra Chiaiano e Marano, dominato da una struttura in metallo che rappresenta una nave affondata, era diventato famoso in tutta Italia come piazza Titanic.
La soluzione al dramma dei rifiuti napoletani passava per quest’incrocio che conduceva alla futura discarica.
Scontri, cariche, barricate, politica in ebollizione. La fecero.
Adesso siamo ai resti, come dicono da queste parti.
È arrivata al limite massimo, colma di monnezza dopo due anni di vita accidentata, tra frane, smottamenti dell’invaso e allarmi sul percolato che sgocciolava nella selva che la circonda.
Il sistema rifiuti è costruito per stare in un equilibrio precario, su un filo che rischia di spezzarsi da un momento all’altro.
Così i dieci giorni di manutenzione a Chiaiano sono il battito d’ali che genera nuovi cumuli a fare da spartitraffico lungo via Toledo, sommerge i quartieri periferici di Ponticelli, riporta l’orologio indietro allo scorso Natale, ultima tappa di una emergenza eterna. In strade come via Tasso e corso Vittorio Emanuele ci sono auto incastrate tra i sacchetti neri, e mezzi pubblici che slalomeggiano a fatica su carreggiate intasate di immondizia.
Oggi sono milleduecento le tonnellate a terra, nel fine settimana gli impianti lavorano a scartamento ridotto, entro lunedì mattina si arriverà a duemila.
I rifiuti stanno tornando. In silenzio, senza destare scandalo.
Anche la peggiore delle vergogne può creare assuefazione.
La corsa contro il tempo è ripartita.
Chiaiano è ormai piena, ancora non c’è traccia del buco che rimpiazzerà quello che sta per chiudere.
L’accordo firmato lo scorso 4 gennaio a Palazzo Chigi prevedeva la «rapida» individuazione di un sito per realizzare «immediatamente» una nuova discarica nel Napoletano.
Quattro mesi dopo non è dato sapere dove, se e quando si farà .
La Provincia sta trattando con i sindaci dell’area vesuviana, ma a Terzigno non era finita propriamente in un trionfo, con la rivolta della popolazione e la conseguente marcia indietro. C’è da pensare al futuro prossimo, ma il presente è segnato dai cumuli.
La nuova crisi, si spera passeggera in attesa della seguente, è dovuta al blocco di Chiaiano, unico invaso napoletano, e all’impianto di tritovagliatura di Caivano, da due mesi completamente fermo a causa della frazione umida che ha invaso ogni pertugio disponibile. Era la parte di monnezza che doveva andare in Spagna per nave, così era stato annunciato durante l’emergenza natalizia.
L’accordo invece non è stato fatto, il «molle» è rimasto qui, dove nessuno sa come fare a smaltirlo.
Caivano riaprirà solo tra 50-60 giorni. Un’eternità .
In questi tre mesi i camion dell’Asia, l’azienda cittadina incaricata della raccolta, hanno scorrazzato per tutta la Regione, portando i rifiuti ad Avellino e Caserta.
Ma dal 7 marzo la discarica di Pianodardine viaggia a metà carico, per problemi tecnici all’invaso, e ha rimandato indietro le cento tonnellate quotidiane in arrivo da Napoli. Il 17 marzo la Procura di Benevento ha sequestrato la discarica di Sant’Arcangelo di Trimonte, uno dei siti aperti per tamponare la grande crisi dell’inverno 2008, che raccoglie tutti i rifiuti della sua provincia e quelli di Napoli quando c’è urgenza, cioè sempre.
«Inquinamento causato dall’illecito smaltimento del percolato prodotto all’interno della discarica, nonchè pericolo di frana e di disastro ambientale».
E così, seguendo l’allarme per l’ambiente, si torna alla casella di partenza di questo maleodorante gioco dell’oca.
Agli anziani del presidio di Chiaiano, al loro striscione e all’odore mefitico che si respira quando gira il vento.
Nei giorni scorsi un’inchiesta della Procura antimafia di Napoli ha portato alla perquisizione dell’impianto e degli uffici delle società incaricate di gestirlo.
L’ipotesi di reato è la frode in pubbliche forniture.
Per la copertura dei rifiuti sversati sarebbe stata utilizzata semplice argilla, di scarsa qualità , e terreni di risulta.
I comitati e gli abitanti della zona hanno passato due anni a lamentarsi dei miasmi.
Avevano invocato più volte controlli e analisi per la sicurezza del sito, ricevendo in cambio un’alzata di spalle.
Adesso che vedono confermati i loro timori, sono tornati ad affollare il presidio, pronti a bloccare i camion quando la discarica verrà riaperta.
Tanto dura poco, dicono tutti.
Sulla carta, Chiaiano dovrebbe chiudere all’inizio dell’estate.
Ma l’esaurimento tecnico dell’invaso è previsto per il 16 maggio.
Il giorno dopo l’elezione del prossimo sindaco di Napoli.
Marco Imarisio
(da “Il Fatto Quotidiano“)
argomento: Berlusconi, Costume, criminalità, denuncia, economia, emergenza, governo, Napoli, PdL, Politica, radici e valori, Rifiuti | Commenta »