Marzo 15th, 2011 Riccardo Fucile
IL COMICO ACCUSA IL NEO CANDIDATO SINDACO DI NAPOLI DI AVER TRADITO IL MANDATO ELETTORALE….LA RISPOSTA: “È GUIDATO DA INTERESSI”…E VOLANO GLI STRACCI ANCHE A SINISTRA
Lo strappo tra i due ex sodali si è allargato, e ora pare irricucibile. 
Perchè ieri tra Beppe Grillo e Luigi de Magistris sono volati stracci, di quelli che lasciano segni duraturi.
Proprio tra loro, che nella primavera del 2009 sembravano voler costruire assieme qualcosa di nuovo a sinistra.
Un connubio per cui Grillo ha fatto mea culpa sul suo blog: “Di errori ne ho commessi molti e purtroppo ne commetterò altri. Uno dei più imbarazzanti è stato Luigi de Magistris, eurodeputato grazie (anche) ai voti del blog, eletto come indipendente, che subito dopo per coerenza si è iscritto a un partito (l’Italia dei Valori, ndr)”.
L’attacco iniziale di un lungo post intitolato: “Comprereste un voto usato da quest’uomo?”.
Sotto, un’immagine in funereo bianco e nero di de Magistris.
Nel testo, amarezza e sarcasmo: “Sulla sua attività europarlamentare tantissimi contavano, io per primo, per contrastare i fondi europei destinati alle mafie. In questi mesi è stato forse più presente sui giornali e in televisione che nei banchi di Bruxelles. Ah, la visibilità . Ah, la coerenza”.
Coerenza smarrita per strada, secondo Grillo, perchè de Magistris corre come candidato sindaco a Napoli, e quindi è pronto a lasciare il parlamento europeo. Contraddizione imperdonabile secondo l’artista genovese, che cita un’intervista dell’anno scorso di de Magistris al Fatto, in cui l’ex magistrato spiegava: “In politica c’è un valore che pochi ricordano, la coerenza. Ho fatto campagna elettorale in tutta Italia per dedicarmi ai temi dell’Europa. Lasciare il lavoro incompiuto non sarebbe un bel segnale”.
Grillo insomma semina critiche, peraltro non nuove.
Lo dimostra un post dell’aprile 2010, sempre su de Magistris: “L’obiettivo era di avere un eurodeputato a Bruxelles e non in televisione. Fare luce sui capitali mafiosi in Europa e sui finanziamenti europei in Italia. Un lavoro che fatto a tempo pieno non consentirebbe neppure di vedere la famiglia”.
Una censura dietro a cui c’era anche il timore di una possibile opa dell’ex magistrato sui grillini.
Ieri il comico ha rimproverato a de Magistris anche di non essersi autosospeso dall’Idv, dopo il rinvio a giudizio da parte del tribunale di Salerno per omissione di atti d’ufficio.
Autosospensione prevista dal codice etico del partito (come sottolineò un deputato dell’Idv, Antonio Borghesi) ma che de Magistris rifiutò, sostenendo: “E che facciamo, lasciamo che ogni denuncia blocchi l’attività di un politico? È un clamoroso errore giudiziario, i magistrati possono commettere errori”.
Una risposta “all’altezza di Berlusconi, ma anche di Mastella da Ceppaloni” sibila Grillo, che chiosa: “de Magistris ha richiesto alla presidenza dell’assemblea Ue di far valere l’immunità parlamentare contro la citazione per diffamazione di Mastella”.
Attaccato frontalmente, l’eurodeputato ha risposto su Affari italiani.it  : “Grillo usa lo stesso linguaggio del Giornale e di Libero, non ha interesse che la politica cambi. È evidente a tutti che la sua attività è in qualche modo guidata da ben noti gruppi imprenditoriali e della comunicazione che lavorano con lui. Vuole mantenere il suo marchio, ma non gli importa nulla che la politica funzioni”.
Una replica che evoca l’immagine di un Grillo etero-diretto, spesso adoperata dai detrattori dell’artista.
“Grillo ha deciso unilateralmente di rompere il rapporto di amicizia” continua de Magistris, che ribadisce di considerarlo “un grande comico e un italiano di valore, andato però fuori del seminato”.
Quindi, la difesa nel merito: “Mi accusa di tradimento, ma l’attività politica è fatta di emergenze. Mi sono candidato a sindaco di Napoli perchè la città sta sprofondando nel baratro. Ho avuto enormi sollecitazioni a candidarmi, anche da ambienti vicinissimi a Grillo”.
Nessun tradimento insomma, “perchè se volessi guadagnare di più starei in Europa. Invito Grillo a scendere dalle vacanze a cinque stelle e dalle sue abitazioni di lusso e a venire in piazza con noi”.
E il ricorso all’immunità ? de Magistris afferma: “Non me ne sono mai avvalso in nessun processo penale, e continuo a difendermi nei processi civili, amministrativi e penali. Mi difendo come Berlusconi? E’ Grillo che usa il linguaggio del Giornale”.
Luca De Carolis
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Febbraio 8th, 2011 Riccardo Fucile
VERTICE TRA I PM DI MILANO E NAPOLI: LA TOMMASI PARTECIPAVA ALLE SERATE DEL PREMIER, MA ANCHE AD INCONTRI A PAGAMENTO IN ALBERGHI PARTENOPEI… I SUOI LEGAMI CON POLITICI, DIRIGENTI TV, MANAGER… LE SOSTANZE “PER STORDIRE” DI LELE MORA
C’è una girandola di contatti e appuntamenti nelle intercettazioni disposte dalla Procura di Napoli sul
giro di prostituzione che incrocia quello delle feste del presidente del Consiglio.
Perchè coinvolge il mondo che ruota attorno a Sara Tommasi, la starlette che partecipava alle serate organizzate nelle residenze di Silvio Berlusconi, ma anche ad incontri a pagamento in alcuni alberghi del capoluogo partenopeo. Le telefonate rivelano i legami della ragazza con politici, dirigenti della televisione, manager, in una ricerca continua di soldi e successo.
Ma fanno soprattutto emergere il filo che porta fino alla scuderia di Lele Mora, della quale Tommasi fa parte da anni, e a Fabrizio Corona.
È V. S., conosciuto come «Bartolo» e indagato per un traffico di euro falsi oltre che per induzione alla prostituzione, l’uomo che si occupa di «gestire» la ragazza in città in cambio di una mediazione di mille euro a volta.
Lui lavora nel settore della pubblicità , ha contatti frequenti con Corona e con lui parla anche dello smercio di banconote fasulle.
Lei nelle telefonate con lo stesso Bartolo e con altri amici racconta invece che cosa avviene ad Arcore, parla di «Lele» , svela che «lui ci stordisce, ci mette delle cose nei bicchieri» .
E così fornisce riscontro a quanto è già contenuto nel fascicolo avviato dai magistrati di Milano.
Non a caso entro un paio di giorni ci sarà un incontro tra i pubblici ministeri delle due città per uno scambio di atti e per la messa a punto di una strategia comune in vista di un interrogatorio della giovane che dovrebbe essere fissato al più presto.
Sara Tommasi– che è stata ad Arcore pure insieme a Ruby in occasione della visita di Vladimir Putin il 25 aprile scorso – spediva sms a Silvio Berlusconi ma nelle trascrizioni non c’è traccia di risposte da parte del Capo del governo.
L’attrice appare invece più pressante con il ministro della Difesa Ignazio la Russa, al quale telefona svariate volte.
Ma anche con il fratello del premier, l’imprenditore Paolo Berlusconi.
Le intercettazioni mostrano i contatti della ragazza con l’europarlamentare del Pdl Licia Ronzulli, che alle feste di Arcore era una habituè tanto da essere stata indicata come una delle organizzatrici, anche perchè legata alla consigliera regionale della Lombardia Nicole Minetti.
Ma poi l’attrice cerca pure strade per ottenere comparsate in televisione, si rivolge a Fabrizio del Noce e a Massimo Giletti.
E a Bartolo chiede di organizzarle appuntamenti in Campania. «Io non voglio più essere nel giro del presidente – confida al telefono a un amico –, voglio muovermi autonomamente» .
I racconti sulle feste di Berlusconi si intrecciano su quelli di altre serate alle quali Tommasi partecipa.
Quando l’amico le chiede che cosa abbia combinato a Milano Marittima, lei quasi si giustifica: «Non sai mai Lele che cosa ti mette nel bicchiere, però dopo rimani stordita» .
L’abitudine di sciogliere sostanze nelle bevande era già emersa nell’inchiesta avviata dai magistrati di Bari sul reclutamento di ragazze da parte dell’imprenditore Gianpaolo Tarantini.
Nei colloqui intercettati si raccontava come Eva Cavalli, moglie dello stilista, si sarebbe sentita male mentre era ospite dello stesso Tarantini in Sardegna. Lui provò a smentire questa circostanza durante uno dei suoi interrogatori: «Non corrisponde al vero – dichiarò – il fatto che io abbia versato lo stupefacente “MD”nel bicchiere di Eva Duringer a sua insaputa. Ammetto di averne parlato con tale Pietrino ma escludo che dal tenore della conversazione possa evincersi una qualsiasi mia eventuale ammissione. Posso aggiungere che scherzosamente la stessa Eva Cavalli mi chiese, qualche tempo dopo, se io le avessi versato qualche sostanza stupefacente nel suo bicchiere.
Ma io le risposi che non mi sarei mai permesso di fare un gesto simile» .
Nei prossimi giorni i pubblici ministeri Marco Del Gaudio e Antonello Ardituro interrogheranno la Tommasi come testimone.
Ed è possibile che all’incontro partecipi anche un pubblico ministero di Milano.
L’ultimo incontro organizzato da Bartolo per l’attrice risale a una decina di giorni fa: appuntamento in un hotel alla periferia di Napoli con un guadagno per lui di 1.000 euro.
Sono state le intercettazioni a rivelarlo e il riscontro è arrivato dagli accertamenti svolti dalla polizia.
Così è scattata per il «mediatore» l’accusa di induzione alla prostituzione.
Di questo dovrà parlare la ragazza, ma anche del ruolo di Lele Mora, visto che quanto lei stessa ha raccontato nelle telefonate – e confermato ieri in dichiarazioni a Radio2 – avvalora le contestazioni della Procura di Milano proprio a Mora, sospettato di essere uno dei «reclutatori» delle feste di Arcore insieme al giornalista di Mediaset Emilio Fede e alla consigliera Minetti.
Potrebbe invece cambiare la posizione di Corona: da testimone a indagato, visto che parlava con Bartolo degli euro falsi da immettere sul mercato e potrebbe essere stato a conoscenza degli appuntamenti organizzati negli alberghi per la Tommasi.
Le sue dichiarazioni su «foto di Berlusconi nudo che la malavita sta trattando» non trovano alcuna conferma e vengono interpretate come un tentativo di avvelenare il clima. Si sa invece che il fratello di Roberta, la giovane che per il Capodanno del 2008 trascorse una decina di giorni a Villa Certosa con l’amica Noemi Letizia, avrebbe messo all’asta foto delle due ragazze– all’epoca diciassettenni – in posa con il premier.
Nulla di sconveniente, ma le indiscrezioni su immagini compromettenti avrebbero comunque fatto salire le quotazioni.
E in ogni caso nessuno può escludere che altre istantanee siano in giro, custodite dalle stesse ragazze napoletane o dalle aspiranti starlette che erano assidue frequentatrici delle feste del presidente del Consiglio.
Fulvio Bufi, Fiorenza Sarzanini
(da “Il Corriere della Sera“)
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Febbraio 6th, 2011 Riccardo Fucile
L’OPERAZIONE E’ CONDOTTA DA 17 PARLAMENTARI CAMPANI PER VENIRE INCONTRO “ALLE FAMIGLIE IN SITUAZIONE DI DISAGIO ABITATIVO” E BLOCCARE L’ABBATTIMENTO DELLE CASE DICHIARATE ABUSIVE CON SENTENZA PENALE DEFINITIVA, PROROGANDO IL CONDONO A FINE 2014… IN BALLO CI SONO I VOTI DI 50.000 FAMIGLIE CHE FANNO GOLA
Per la quarta volta in un anno e per la seconda in tre giorni, rispunta il condono edilizio.
L’ultimo tentativo, ad opera di 17 senatori in gran parte campani e del Pdl, era appena stato bloccato in quanto inammissibile.
Sono passate 48 ore e gli emendamenti sono rinati come l’Araba fenice. Riformulati, come si dice in gergo parlamentare, da Carlo Sarro, docente di diritto amministrativo e ostinato senatore casertano del Pdl, strenuo difensore delle ragioni del condono edilizio.
La speranza, sua e degli altri parlamentari della lobby campana, è sempre la stessa: infilare il condono come emendamento nel decreto milleproroghe, un gran calderone in cui potrebbe passare inosservato.
Le novità di quest’ultima proposta di condono sono: l’accorato richiamo al «sostegno alle famiglie in situazione di disagio abitativo» per bloccare l’abbattimento delle case dichiarate abusive con sentenza penale definitiva e l’allungamento del termine per presentare domanda di condono fino al 31 dicembre 2014.
Limite insolitamente lungo, tanto da far sospettare la possibile sanatoria di immobili non ancora realizzati.
Per il resto, gli emendamenti confermano l’estensione del condono anche alle zone di tutela ambientale e paesaggistica, che la sanatoria del 2003 – pure voluta dal governo Berlusconi – escludeva.
A chi protesta, il senatore Sarro replica dichiarandosi stufo «dell’ennesima e ormai stantia ricostruzione fuorviante».
E pazienza se l’iniziativa faccia gridare allo scandalo associazioni ambientaliste (“Un regalo alla criminalità “, ammonisce Legambiente) e Istituto nazionale di urbanistica, secondo cui tra l’altro «ogni condono costa per i comuni da sette a dieci volte di più di quanto non produca in termini di entrate immediate».
I parlamentari campani vanno avanti a testuggine.
Guarda caso, i primi blitz furono platealmente effettuati un anno fa, in piena campagna elettorale, con la presentazione di due emendamenti (bocciati) e di un progetto di legge (mai approvato) sbandierati in Campania alla ricerca del consenso delle 27 mila famiglie che ogni anno costruiscono una casa abusiva e delle altre decine di migliaia sulle quali pende la minaccia della demolizione. Un anno dopo, vinte le elezioni regionali e con lo spauracchio di dover rimettere in palio i seggi parlamentari, rispunta il condono con altri due emendamenti.
Solo una coincidenza?
Giuseppe Salvaggiulo
(da “La Stampa“)
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Gennaio 22nd, 2011 Riccardo Fucile
LA SENTENZA DELLA SUPREMA CORTE SULL’ACCUSA ALL’EX SOTTOSEGRETARIO DI CONCORSO ESTERNO ALLA CAMORRA… PER LA CASSAZIONE PUO’ UGUALMENTE CONDIZIONARE CANDIDATURE E APPOGGIARE CANDIDATI A RISCHIO
Un uomo «socialmente pericoloso», nonostante le sue dimissioni dal governo e la
riduzione del suo «peso politico» a seguito del suo presunto coinvolgimento con il clan dei Casalesi.
E’ questa la definizione data dalla Corte di Cassazione di Nicola Cosentino, ex sottosegretario del governo Berlusconi e attuale coordinatore del Pdl in Campania, nella sentenza con la quale la Seconda sezione penale ha respinto il ricorso presentato dal parlamentare contro l’ordinanza di custodia in carcere, emessa dal gip del Tribunale di Napoli e confermata dal Tribunale del riesame il 28 settembre 2010, con l’accusa di concorso esterno nell’associazione camorristica.
Secondo i magistrati della Suprema Corte, la partecipazione dell’ex sottosegretario (per il quale la Camera dei deputati ha negato l’autorizzazione all’arresto) ad alcune iniziative anticamorra successivamente al 2009 è stata un’«espressione di attività difensive dal momento che l’indagato era già al corrente delle indagini a suo carico».
Per quanto riguarda, inoltre, la riduzione del peso politico del parlamentare, la Cassazione osserva che tale elemento è ininfluente, riguardo alle valutazioni sulla pericolosità in quanto «le modifiche delle meccaniche elettorali che renderebbero superflui i pretesi appoggi elettorali, sono state disattese, dai giudici di merito, in quanto il sostegno dei Casalesi poteva servire a sostenere candidati indicati da Cosentino nelle competizioni minori, aumentandone il peso politico».
Anche il sopravvenuto arresto di tutti i camorristi con i quali Cosentino, secondo l’accusa, «avrebbe contratto un debito di riconoscenza» è ininfluente, come dimostra la circostanza che il «coinvolgimento di Cosentino nell’affare della società di rifiuti Eco4 era avvenuta mentre il boss Francesco Bidognetti era già in carcere».
Per quanto, infine, riguarda «la rinuncia alla candidatura alla presidenza della Regione Campania», anche questo è un elemento che deve essere «disatteso», come quello della «diminuzione del peso politico» per via del possibile appoggio che Cosentino potrebbe fornire a candidati sostenuti dal clan dei Casalesi nelle competizioni minori.
Eppure, nonostante le stesse prese di posizione polemiche interne della Carfagna, il Pdl continua a mantenere un personaggio del genere a coordinare il partito in Campania.
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Dicembre 28th, 2010 Riccardo Fucile
UN’EMERGENZA CONTINUA CHE HA FATTO SALTARE TUTTE LE REGOLE DEL CICLO DEI RIFIUTI…GLI INTERESSI DELLA CAMORRA E IL FLOP DELLA RACCOLTA DIFFERENZIATA, FERMA AL 20%
Tre anni (2008-2009-2010) di emergenza continua.
Gli esperti della Commissione europea lo hanno detto chiaro e forte: «Non è cambiato niente».
Perchè la crisi è diventata quotidiana? La differenziata è a livelli bassissimi. La Campania produce 7.200 tonnellate di rifiuti al giorno (solo Napoli tra le 1300/1500).
E la Regione è ferma al 20 per cento (doveva essere al 35%) di raccolta differenziata.
Napoli è al 19% (107 mila tonnellate nel 2010). Ed è magra la consolazione che Roma è sotto il 20%, Palermo al 3%, Genova al 21%.
La Campania non ricicla la frazione organica che manda fuori regione.
Delle 7200 tonnellate prodotte al giorno, 3700 finiscono nelle discariche, perennemente in affanno.
La legge del 2008 che pose fine alla prima emergenza prevedeva in Regione 10 discariche, in realtà ne funzionano solo 5.
Chiaiano chiuderà a marzo e Terzigno a ottobre.
Due sono state già chiuse e tre sono state cancellate da successivi decreti (Terzigno, Andretta nell’Avellinese e Macchia Soprana, nel salernitano). Rispetto al piano del 2008 ci sono 6 milioni di tonnellate di rifiuti da «collocare».
Gli Stir, impianti di tritovagliatura, sono 7, tre a Napoli (Giugliano, Caivano e Tufino) e uno ciascuno nelle altre province.
Il numero è sufficiente, ma gli stabilimenti sono antiquati.
Abbandonati per anni dall’Impregilo (l’azienda che ha gettito il ciclo fino al 2006 e per quel periodo l’ex management è finito sotto inchiesta) non sono in grado di riciclare i rifiuti lavorati e spesso vanno in tilt.
In più ogni provincia deve gestire i rifiuti nel suo territorio.
Napoli è quella più in affanno anche perchè è la provincia in cui risiede il 53 per cento della popolazione nell’8 per cento del territorio.
Al momento i rifiuti in eccesso lavorati dagli Stir vanno fuori regione e all’estero.
Con costi esorbitanti (che pagheranno i cittadini con la Tarsu).
In Spagna andranno 60 mila tonnellate di rifiuti napoletani, al costo di 150 euro a tonnellate. Totale, 9 milioni.
Con la stessa cifra si può costruire in sei mesi un impianto di compostaggio lasciando alle altre province campane la disponibilità delle discariche.
L’ultimo grande nodo sono gli inceneritori.
Ad oggi lavora solo Acerra (prima gestito da Impregilo e ora da A2a), che in questi giorni sta bruciando fino a 2100 tonnellate al giorno, rispetto a una capacità ordinaria di 1900.
Il superlavoro impedisce la manutenzione ordinaria e si rischia lo stop.
La terza linea è partita nei giorni scorsi.
Il piano del 2008 prevedeva quattro termovalorizzatori, nell’ultimo decreto sono diventati tre (con Napoli e Salerno).
Ma ci vogliono almeno tre anni per costruirne uno e non sono state bandite le gare.
Poi si devono aggiungere le otto milioni di tonnellate di ecoballe accumulate tra Napoli e Caserta e il nuovo decreto (approvato dalla Camera) che affida al governatore Caldoro la nomina dei commissari per gli inceneritori. Commissari che potrebbero azzerare tutto e ripartire da zero.
Cristina Zagaria
(da “La Repubblica“)
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Dicembre 26th, 2010 Riccardo Fucile
ALL’ALBA INTERVENGONO PURE I SOLDATI PER RIMUOVERE 50 TONN. DI SPAZZATURA, MA LE STRADE SONO INVASE DA 1500 TONN DI IMMONDIZIA… IL COMUNE CONSIGLIA I CITTADINI: TENETE GLI IMBALLAGGI A CASA… MENO MALE CHE LE PALLE DI SILVIO CI SONO
La pulizia della città in mano ai militari.
Da questa mattina all’alba gli uomini dell’esercito sono entrati in azione per liberare Napoli dalla montagna di spazzatura che si è accumulata nei giorni scorsi raggiungendo le 1.500 tonnellate.
Gli interventi sono stati eseguiti lungo due arterie importanti di Napoli, via Don Bosco e via Umberto Maddalena e hanno permesso di rimuovere 50 tonnellate di rifiuti, che sono state subito trasferite negli Stir, riaperti da oggi dopo la giornata di stop per il Natale.
I militari, coordinati dal generale Antonio Monaco, capo dell’Unità operativa, sono intervenuti con dodici mezzi, tra camion e pale meccaniche.
Insieme agli uomini del Genio lavorano anche quelli della Sanità militare (che fanno capo al Comando Logistico Sud), provvedento alla bonifica delle aree subito dopo la rimozione dei rifiuti.
Sono 100 le tonnellate di spazzatura in più rispetto al giorno di Natale.
Causa diretta della chiusura degli impianti di raccolta e smaltimento nel giorno di festa, che non ha consentito, nella notte tra il 24 e il 25 dicembre, di andare oltre le 920 tonnellate di rifiuti raccolte.
Niente festa, Terzigno desolata
La discarica chiusa. La scorsa notte, invece, a limitare il tentativo di recupero dell’arretrato sono intervenuti anche problemi tecnici alla discarica di Chiaiano che non hanno permesso di sversare oltre le 600 tonnellate.
A questo quantitativo, inferiore al solito, vanno aggiunti i trasferimenti negli Stir che però oggi funzioneranno solo per metà giornata.
In queste ore si sversa a Santa Maria Capua Vetere, dove finiranno oltre 200 tonnellate, nello Stir di Caivano, per circa 300 tonnellate, e non si esclude di conferire un quantitativo anche a Tufino, unico impianto a rimanere aperto anche di pomeriggio.
In totale a fine giornata saranno state raccolte 1200-1300 tonnellate di spazzatura, pari al quantitativo prodotto in un giorno, il che consentirà di non far peggiorare la situazione in attesa che, da domani, la raccolta possa riprendere a pieno regime.
Dal Comune di Napoli, infine, viene rinnovato l’appello a non disfarsi prima di domani della frazione secca dei rifiuti, cartoni, scatole e imballaggi.
Una situazione drammatica. Così definisce l’emergenza campana mai superata il presidente dell’Italia dei valori, Antonio Di Pietro, puntando il dito sul premier: “Il presidente del Consiglio invece di assumersi le sue responsabilità prende in giro tutti con false teorie del complotto, sostenendo che c’è una manovra politica contro il suo operato. Siamo alle solite balle, in versione natalizia”.
L’attacco arriva dalla sua pagina personale su Facebook, dove Di Pietro aggiunge: “Napoli in questi giorni non è una città addobbata per le feste, ma una città sommersa dai rifiuti. I cittadini sono costretti a tenere in casa la spazzatura per evitare di accumularla per strada”.
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Dicembre 22nd, 2010 Riccardo Fucile
L’INCHIESTA DI FABRIZIO GATTI SULL’ESPRESSO: SFRUTTATI, PICCHIATI, ABBANDONATI QUANDO SI FERISCONO SUL LAVORO… ADESSO IL REATO DI CLANDESTINITA’ IMPEDISCE LORO ANCHE DI DENUNCIARE GLI AGUZZINI…E IL GOVERNO IMBELLE FA FINTA DI NULLA: CHE DESTRA E’ MAI QUESTA?
Quello che il 17 settembre 2010 Kofi ha imparato sulla sua carne è che se fosse un cane, in Italia vivrebbe meglio.
La legge, infatti, punisce severamente il maltrattamento e l’abbandono di animali: fino a un anno di reclusione e 15 mila euro di multa. Una legge fatta aggiornare nel 2004 da Alleanza nazionale.
Ma Kofi, 24 anni, è un ragazzo nato in Ghana e un’altra legge, votata nel 2009 dalla stessa maggioranza al governo, gli impedisce di portare davanti a un giudice le ferite che ha subito.
Perchè, prima di tutto, verrebbe condannato lui.
Fino a quattro anni di carcere, come immigrato irregolare.
Alla faccia della legalità .
Dodici mesi dopo la rivolta di Rosarno, il favore del governo all’economia sommersa è totale.
Il reato di clandestinità votato l’anno scorso con il Pacchetto sicurezza impedisce di denunciare e perseguire perfino gli incidenti sul lavoro.
Soprattutto dove è massiccio lo sfruttamento di immigrati diventati irregolari per non avere ottenuto il riconoscimento dello status di rifugiato o per avere perso il contratto regolare come effetto della crisi.
Di fronte alla prospettiva del carcere, obbligatoria per legge, i feriti tengono per sè il dolore, le minacce, le botte.
Eppure, secondo il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, del Lavoro, Maurizio Sacconi, e della Difesa, Ignazio La Russa, le nuove misure contro gli stranieri restano efficaci.
Bisogna addentrarsi nell’inferno di campi e industrie tra le province di Napoli e Caserta per capire: Aversa, Giugliano, Castel Volturno, Casal di Principe, Mondragone.
Da queste parti poche settimane fa un ragazzo che chiedeva gli stipendi arretrati è stato immobilizzato e sodomizzato con un bastone dai suoi datori di lavoro: “Noi l’abbiamo saputo dai suoi amici. Ha troppa paura, non farà nessuna denuncia”, dice padre Antonio Bonato, responsabile della missione dei comboniani a Castel Volturno.
Da qui vengono le braccia invisibili che riempiono di frutta e verdura, anche d’inverno, gli scaffali di gran parte dei supermercati italiani.
Da qui erano partiti i braccianti che un anno fa si sono ribellati in Calabria dopo che alcuni di loro erano stati presi a fucilate per gioco.
E qui sono ritornati, ammassati a migliaia nei ghetti di Pascopagano e Destra Volturno, sconfitti dall’indifferenza e da una politica nazionale che sta premiando i metodi camorristi.
Tanto che dall’agricoltura, lo sfruttamento in condizioni di schiavitù si sta trasferendo all’industria e al commercio.
Preclusa dalla legge la via giudiziaria alla difesa dei propri diritti di uomini, non resta che attendere la prossima scintilla, la prossima rabbia.
Il 17 settembre 2010 Kofi è al lavoro in una falegnameria a Caivano. Il suo è tra le centinaia di casi raccolti dallo sportello immigrazione dell’associazione Ex Canapificio di Caserta.
Storie quotidiane di violenza e razzismo che, da quando è entrato in vigore il reato di clandestinità , non hanno più sbocco nelle aule di giustizia.
“Sono così abituati a essere maltrattati”, racconta Mimma D’Amico, tra le responsabili del progetto, “che nemmeno riconoscono i confini dei loro diritti. E non è vero che queste persone possono chiedere il permesso come vittime di reati: l’articolo 18 della legge sull’immigrazione, per loro, non è mai stato riconosciuto”.
Kofi si fa male al suo secondo giorno di lavoro.
Il suo braccio finisce sulla lama di una sega circolare: “Perdevo molto sangue”, ricorda, “un altro operaio mi ha accompagnato in bagno, mi ha disinfettato la ferita e mi ha mandato a casa dicendomi di ritornare non appena fossi guarito. Sono andato da solo al pronto soccorso di Afragola. L’infermiere, vedendo che il braccio era già fasciato, mi ha rimandato alla Asl e lì mi hanno dato dei medicinali senza nemmeno visitarmi”.
Sul referto di Kofi, spiega Mimma D’Amico, hanno scritto “incidente domestico”. Il ragazzo è rimasto invalido, ha forti dolori.
Ma non ha ottenuto lo status di rifugiato e non potrà mai chiedere giustizia.
Saib, 22 anni, anche lui arrivato dal Ghana, aveva trovato un posto in nero in una famosa panetteria della provincia di Napoli.
Nove ore e mezzo ogni notte, senza pausa, 600 euro al mese.
“L’incidente è avvenuto in marzo”, dice Saib, “alla macchina impastatrice. In passato ero stato rimproverato perchè spegnevo la macchina. Io all’inizio la spegnevo quando andava troppo veloce e non riuscivo a reggere il ritmo. Il giorno dell’incidente l’impasto era quasi finito e io ho cominciato a far scendere nel buco dell’impastatrice la farina. Non l’ho spenta, come mi è stato sempre detto di fare”.
Sono le cinque e un quarto del mattino quando la macchina strappa due dita a Saib.
Il proprietario della panetteria lo porta in ospedale a Napoli. Continua »
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Dicembre 21st, 2010 Riccardo Fucile
CUMULI OVUNQUE, PER LE STRADE DELLA CITTA’ VI SONO 2.200 TONNELLATE DI RIFIUTI NON RACCOLTI… NONOSTANTE LE SOLITE PROMESSE DI BERLUSCONI LA SITUAZIONE NON E’ CAMBIATA
Camion carichi di rifiuti che rimangono ore (giorni) in fila davanti agli stabilimenti.
Camion che tornano indietro, senza scaricare.
Camion che non riescono a tenere il ritmo della città .
Seguendo gli autocompattatori stipati di immondizia, che fanno il giro dell’oca, si comprende la schizofrenia di una città che torna in emergenza e si prepara a passare un Natale sommersa dai rifiuti, tra scioperi, inchieste della magistratura per infiltrazioni mafiose nei cda delle aziende che gestiscono la raccolta e cittadini esasperati per le strade invivibili e il paradosso degli aumenti in bolletta per la Tarsu.
Il miracolo di Napoli pulita è fallito ancora una volta, nonostante le ripetute promesse del premier Berlusconi.
Ieri per le strade di Napoli c’erano 2.200 tonnellate di immondizia non raccolta, a cui si devono aggiungere le oltre seimila della Provincia.
Cumuli ovunque. Soprattutto nel centro storico.
Il Comune non riesce neanche più a tutelare i percorsi turistici.
Asìa (l’azienda di igiene urbana) riesce a smaltire 300 tonnellate in più rispetto alla produzione giornaliera (1.500).
Ma le previsioni sono nere: per il 25 dicembre si potrebbero superare le 3.500 tonnellate di rifiuti in strada.
Il 24, infatti, chiudono per le feste gli Stir, gli impianti di tritovagliatura, e l’inceneritore di Acerra.
“La Regione Campania potrebbe smaltire un milione di tonnellate al giorno – interviene duro l’ad di Asìa, Daniele Fortini – Ma il capoluogo viene lasciato con l’immondizia in strada a Natale. Non parliamo di emergenza. Questa è una scelta politica”.
“La situazione è gravissima e se non si metterà a punto un piano di raccolta straordinaria, i cittadini trascorreranno il Natale con i rifiuti, tanti, sotto casa”, interviene l’assessore all’Igiene Urbana del Comune, Paolo Giacomelli, che chiede “di conferire i rifiuti negli impianti sia della provincia che in altre province”. Alle accuse del Comune risponde la Regione: “Se la situazione è critica la responsabilità è solo di chi gestisce il Comune e la sua Società “, affonda l’assessore all’Ambiente della Giovanni Romano.
E Giacomelli: “Non è così e ci tuteleremo in sede legale”.
Botta e risposta e scaricabarile, mentre i rifiuti in strada aumentano.
Le prime avvisaglie della nuova emergenza (dopo quella scoppiata nell’estate 2007 e chiusa, con il primo decreto Berlusconi, nella primavera 2008) si hanno a fine settembre.
La crisi esplode a ottobre, quando si superano le 4.000 tonnellate non raccolte. Novembre è un mese di passione tra rivolte e allarme sanitario.
E quando il 15 dicembre Napoli respira con appena 800 tonnellate per strada ecco di nuovo il caos.
Il 16 scioperano gli ex dipendenti della ditta Enerambiente.
Su Asìa, Enerambiente e le altre ditte subappaltatrici, il procuratore aggiunto, Giovanni Melillo, apre un’inchiesta.
Intanto la città torna in emergenza, complici anche le feste e la maggiore produzione di rifiuti.
Domenica 80 mezzi Asìa non hanno potuto scaricare fino a tarda notte.
E nei giorni normali le file agli stabilimenti di smaltimento (ormai saturi) sono estenuanti.
Ieri i mezzi carichi di rifiuti, che lavorano per il Comune di Napoli, dopo ore di fila allo stabilimento di Tufino, sono tornati indietro senza scaricare.
Il sistema fragile rallenta ogni giorno.
Nell’area flegrea è da una settimana in campo l’esercito.
Gli autocompattatori dei Comuni flegrei sono stati fermi, in coda agli Stir, anche tre giorni.
Ieri a Pozzuoli c’erano 1.500 tonnellate di immondizia.
Intanto, l’ultimo studio di Cittadinanzattiva segnala Napoli come la città con la spesa annua per lo smaltimento dei rifiuti più alta d’Italia: 453 euro, con un incremento quest’anno del 61 per cento.
Cristina Zagaria
(da “La Repubblica“)
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Dicembre 6th, 2010 Riccardo Fucile
BERLUSCONI PROMETTE L’ENNESIMA FINE DELL’EMERGENZA, MA LA SOLUZIONE TEMPORANEA DERIVA SOLO DALLA SOLIDARIETA’ DELLE ALTRE REGIONE, PUGLIA IN TESTA…VENDOLA SI E’ OFFERTO SI PRENDERSI IN CARICO 400 TONN AL GIORNO PER UN TOTALE DI 50.000 TONN… MA TRA QUALCHE MESE RITORNERA’ TUTTO COME PRIMA: I PROBLEMI NON SI RISOLVONO CON GLI SPOT
La novità è la prudenza: non ha fissato una data precisa, ha rinunciato a farsi vedere a
Napoli rischiando le proteste e le domande dei giornalisti, ma per il resto ha promesso il solito miracolo: “Ho la certezza che nel giro di qualche giorno la città tornerà a essere pulita”, ha detto Silvio Berlusconi, dopo aver incontrato, a Palazzo Chigi, il prefetto di Napoli, Andrea de Martino, e il generale Mario Morelli, comandante Logistico Sud dell’Esercito.
Il premier aveva annunciato una visita a Napoli ma, per fare il punto sull’emergenza rifiuti, ha preferito invitare Morelli e de Martino a Roma.
L’unica, vera strategia portata avanti dal governo per risolvere la situazione, consiste nel sollecitare la “solidarietà ” di altre regioni italiane per spingerle ad accogliere i rifiuti della provincia di Napoli.
La Puglia ha già accettato. E sono in corso trattative con Lazio, Marche, Calabria, Toscana ed Emilia Romagna.
E proprio l’aiuto della Puglia consentirà a Napoli di tornare a una situazione di “normalità ”nei prossimi giorni: tra martedì e mercoledì, secondo alcuni tecnici, e soltanto per qualche mese.
Dal giorno dell’ultima visita di Berlusconi a Napoli, venerdì scorso, la situazione è solo leggermente migliorata.
L’accordo con le provincie di Benevento, Avellino e Caserta, per utilizzare le loro discariche, sta lentamente alleviando il peso dell’emergenza.
Ma è l’accordo con la Puglia, 400 tonnellate al giorno per un massimo di 50mila, che ha riaperto il flusso dei conferimenti che, intorno a martedì, può riportare Napoli a normali condizioni di vivibilità .
Ma non si può parlare di “soluzione” del problema.
Dati alla mano infatti, e considerati gli attuali ritmi di trasporto, le due discariche che coprono Napoli e provincia, ovvero Chiaiano e Terzigno, chiuderanno il proprio ciclo entro maggio.
Il che significa che l’emergenza viene soltanto spostata di qualche mese.
Il trasporto dei rifiuti nelle altre regioni, in teoria, può rimettere in moto il ciclo dei rifiuti, liberando spazio per raccogliere il “tal quale” e indirizzare le frazioni secche, cioè il combustibile, all’inceneritore di Acerra.
L’impianto, però, può utilizzarne al massimo 1400.
Ben 600 tonnellate al giorno, quindi, se non si troveranno altre soluzioni, andranno quotidianamente a rimettere in moto il meccanismo dell’accumulo. E della prossima emergenza.
Antonio Massari
(da “il Fatto Quotidiano“)
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