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LA MONNEZZA FINISCE A BUCAREST: LA CAMORRA PORTA DI NASCOSTO I RIFIUTI IN ROMANIA

Dicembre 4th, 2010 Riccardo Fucile

UOMINI E SOCIETA’ COINVOLTE NEL BUSINESS DEI VELENI… UN’INCHIESTA DE “L’ESPRESSO” RIVELA COME ARRIVINO VIA MARE CONTAINER DI RIFIUTI SPECIALI… LA MONNEZZA NON SPORCA MA PULISCE, LAVA QUATTRINI E SUCCHIA FONDI PUBBLICI…. LA FORTE PRESENZA DELLA MALAVITA ITALIANA INSEDIATA A BUCAREST

Il mostro s’è risvegliato. Ruggisce di nuovo “Ochiul Boului”, l’occhio di bue, la discarica più spaventosa della Romania.
Ruggisce da quando Napoli s’è trovata coperta un’altra volta dai rifiuti.
Qui a Glina temono possa tornare il pericolo italiano, i container di spazzatura campana gestita dalla camorra.
Temono che al di là  delle dichiarazioni del governo Berlusconi, che promette di smaltire quella montagna puzzolente distribuendola fra le altre regioni, partano i traffici di navi fantasma stracolme di monnezza.
Perchè i soldi in gioco sono tanti. E i contratti ufficiali con gli smaltitori del Nord non rendono certo alla malavita italiana quanto quelle crociere di veleni. Non sarebbe la prima volta che i cargo scaricano illegalmente qui immondizia destinata altrove. Nè che dietro a un’operazione legale spunti la mano della mafia.
Tanto, una volta che i rifiuti sbarcano in Romania nessuno li trova più. Finiscono sepolti sotto questi mostri che chiamano “groapa”, con il corpo che s’estende per decine di ettari, putrefatto da decenni di accumuli.
Il lago a Glina è sparito. La campagna è contaminata. L’acqua è marrone.
L’immondizia di Bucarest, strato su strato, è diventata alta come le colline a sud-est della capitale fino a risucchiare il paesino.
Gente che respira quel tanfo dal 1976, quando l’ex leader comunista Nicolae Ceausescu decise di stivare qui gli scarti di Bucarest.
Come Glina ci sono una miriade di altre discariche disseminate nel Sud. Legali e illegali. E a gestirle, dietro le società  romene di facciata, ci sono gli italiani.
L’ultimo fenomeno che allarma l’Interpol è il fiorire, sotto i Carpazi, di una miriade di aziende campane che si occupano proprio di rifiuti.
Sono quelle che oggi fanno temere che si stia organizzando qui la discarica di Napoli. Il progetto che saltò tre anni fa, quando il business era gestito dai soci di don Vito Ciancimino, che s’erano aggiudicati l’ampliamento di Glina, l’inceneritore di Ploiesti e un paio di grosse discariche a Mures e Baicoi. All’epoca fu un’inchiesta della Procura di Palermo, a caccia dei tesori nascosti del boss, a passare i confini e bloccare le operazioni, costringendo i soci dell’ex sindaco condannato a 13 anni per associazione mafiosa a svuotare le società  e sparire nel colabrodo del diritto romeno.
Agenda 21, la capofila fondata da Sergio Pileri e fratelli, è diventata una scatola vuota. Mentre la Ecorec, società  che gestisce la discarica di Glina, è stata acquisita dal gruppo molisano Valente, che operava nella ex Jugoslavia dagli anni Ottanta.
Due anni fa si sono decisi a giocare la loro prima partita sui rifiuti attuando un piano di ammodernamento per trasformare Ochiul Boului nella più grande discarica certificata d’Europa. Chiudendo contratti con gran parte dei paesi dell’Unione europea.
Intanto molti dei tentacoli societari dei fratelli Pileri, che gestivano con Gianni Lapis e Romano Tronci il gruppo di imprese incastrate una sull’altra, operano ancora a Bucarest. Nei rifiuti. Nell’immobiliare. Nella moda.
Lo sa la polizia. Sa che alcune sigle sono cambiate, altre sono passate in mani straniere, altre ancora di italiani.
Immerse nel mare delle circa cento società  che si occupano di smaltimento da queste parti.
È un sistema dove tutti conoscono tutti: “Ufficialmente non ci sono indagini in questo momento sul traffico di rifiuti dall’Italia alla Romania. Se da voi tutti sospettano tutti, qui ci atteniamo ai fatti”, replicano gli investigatori.
Eppure fuori microfono confermano che il campanello d’allarme è suonato. I container di immondizia arrivano via mare. E passano facilmente le frontiere colabrodo dal porto di Costanza. O addirittura da Odessa e Illichivs’k in Ucraina.
Proprio in questi mesi caldi, sono aumentati i controlli sul confine meridionale e i giornali romeni parlano di “caracatita”, la piovra italiana, la rete di società  che in un gioco di scatole cinesi si spartisce la nuova partita dei rifiuti, della green economy e dell’eolico.
È facile giocarla qui, dove mafia e camorra si sono stabilite da tempo. Basti pensare che negli ultimi cinque anni sono stati arrestati almeno dieci superlatitanti italiani in quest’area: da Francesco Schiavone, cugino di Sandokan, al camorrista Mariano Pascale, acciuffato a Dubraveni, a Ignazio Nicodemo che operava tra Pitesti e Costanza e Vincenzo Spoto, uno dei boss della Sacra Corona Unita.
Nel frattempo sono triplicate le aziende italiane che partecipano a gare d’appalto per le nuove discariche e che si presentano a Romenvirotec, la più grande fiera romena sui rifiuti.
Se nel sud del Paese impera la mafia cinese e i russi si sono organizzati sul confine con la Moldavia per gestire i traffici di rifiuti tossici attraverso le Repubbliche ex sovietiche, i più forti restano comunque gli italiani.
Quelli che controllano il Nord-ovest, la zona di Bucarest e giù fino al Mar Nero. Per loro la monnezza non sporca, ma pulisce.
Lava quattrini e succhia fondi pubblici.
Ammalia l’Unione europea, prodiga di finanziamenti per ammodernare il sistema di smaltimento romeno e riempie i conti della malavita. E così l’emergenza Napoli è una gallina dalle uova d’oro.
Paga il governo, paga Bruxelles, pagano tutti.
Magari si firmano contratti con ditte italiane e, per guadagnarci due o tre volte, la stessa monnezza finisce sulle rotte della camorra. Mescolata a rifiuti che in Italia non si potrebbero nemmeno smaltire.
Non è fantascienza. È la regola sul Mar Nero.
Un business che rende più della droga dopo l’ingresso del Paese nell’Unione europea, quando anche la criminalità  ha fatto un salto di qualità  e s’è buttata sulle cosiddette imprese ecologiche: “Con il doppio vantaggio che gli investimenti sono a costo zero. E permettono di riciclare fiumi di soldi sporchi della criminalità  organizzata in un paese della Ue. E rimetterli in circolo”, spiegano all’Interpol. Il mostro s’è risvegliato.
Qui non rischiano di spostarsi solo i rifiuti, dunque, ma la testa stessa del business.
La base strategica del riciclaggio che guarda a Oriente.
Basta fare un salto sabato notte al Bamboo. È la più grande discoteca dell’Est Europa, un paradiso fatto di musica e belle ragazze disseminato di oligarghi e uomini d’affari. I
proprietari sono due italiani che hanno costruito nella capitale romena un piccolo impero: Giosuè e Ciro Castellano, i nipoti di Pupetta Maresca, compagna del boss Umberto Ammaturo e prima notabile donna della camorra.
Un tavolo nella zona vip te lo devono dare loro di persona. Paghi anche mille euro per bere vodka commerciale. Fuori girano Ferrari, Audi e Bmw nuove di zecca.
Perchè a Bucarest sesso e affari sono una miscela inscindibile.
Su quella pista psichedelica danzano loro e pure i miliardi che dall’Italia transitano nei Balcani.
Ma dove possono stivare illegalmente i rifiuti?
Lo spiega un ingegnere lombardo che, l’anno scorso, s’è sentito parte del gioco e ha cercato di entrare nel giro delle discariche. Con l’unico risultato di trovarsi in ospedale con le ossa rotte: “Qui funziona così: le società  romene, dietro alle quali c’è la criminalità  organizzata, ottengono dai Comuni le autorizzazioni per le discariche”, racconta a “L’espresso”.
Ne è prevista una a Cumpana, alle foci del Danubio. Altre a Valul lui Traian in Dobrugia e verso Tulcea: “Dovrebbero servire per i rifiuti urbani e le aziende della zona. Invece nella realtà  non succede così, perchè il sistema è rudimentale e nella maggior parte dei casi non ci sono nemmeno i bidoni. Il Comune paga, ma il grosso della roba finisce nelle centinaia di discarche abusive che nascono dappertutto. Così alle imprese di smaltimento ufficiali restano milioni di metri cubi fantasma da riempire con quello che vogliono”.

Tommaso Cerno
(da “L’Espresso“)

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LE SPESE ALLEGRE DELLA REGIONE CAMPANIA: MILIONI DI EURO PER FIERE, SPETTACOLI E SAGRE

Dicembre 3rd, 2010 Riccardo Fucile

GLI ISPETTORI DEL MINISTERO: “NON POSSONO ESSERE QUALIFICATE COME INVESTIMENTI”… DECINE DI INIZIATIVE CLIENTELARI NEL MIRINO DELLA CORTE DEI CONTI…ECCO L’INCREDIBILE LISTA DELLA SPESA CON I SOLITI CONTRIBUTI A PIOGGIA PER TUTTI

Gli ispettori del ministero dell’Economia fanno le pulci alle spese dell’ex giunta Bassolino.
Tutto denaro che “non può essere qualificato come investimento”.
Un fiume di milioni di euro per fiere, spettacoli e sagre, impiegati sotto le etichette più qualificanti di “promozione turistica” e “sostegno alle attività  agricole”, per aggirare il divieto di impiego dei fondi europei utilizzabili solo per investimenti.
Tra le spese allegre della Regione Campania indebitata a livelli record c’è di tutto.
Compresi 10.000 euro per il Carciofo di Paestum, 10.000 euro per il Fagiolo di Controne, 10.000 euro per il Tartufo in mostra a Colliano, 24.000 euro per due Sagre del Fungo Porcino a Cusano Mutri (Benevento) e a Castelcivita (Avellino), 10.000 euro per la Cipolla Ramata di Montoro (Avellino) e 171.200 euro per il finanziamento del progetto speciale “Missione sorriso”: una serie di interviste plurilingue ai turisti stranieri per la rilevazione del loro grado di soddisfazione.
Immaginiamo alta, se saranno riusciti a fare il giro di tutte le sagre campane per assaggiare i loro prelibatissimi prodotti.
Peccato che tutte queste attività  “non possono essere qualificate come investimento” scrivono gli ispettori del ministero dell’Economia inviati a Napoli per spulciare i conti della Campania dopo lo sforamento del patto di stabilità  deciso dalla giunta uscente del Pd Antonio Bassolino.
Gli ispettori per due mesi hanno scartabellato tra delibere e bilanci. E hanno concluso il loro lavoro redigendo una lunga relazione di “condanna” dell’operato degli ex amministratori campani, inviata anche alla Corte dei conti.
La lista delle spese censurate alla precedente giunta Bassolino è lunga e qui si offre un elenco assai parziale.
Ci sono 100.000 euro per gli eventi promozionali durante l’incontro di Coppa Davis a Torre del Greco (l’Italia delle racchette vinse, e tutto finì in gloria) e altri 100mila euro per la Biennale del Mare, 100.000 euro per il Maggio dei Monumenti, storica manifestazione culturale che anima i musei napoletani, e 20.000 euro per il Borgo in Festa a Castevetere, in provincia di Avellino.
La rassegna di musica etnica a Summonte (Av) ha meritato 10.000 euro, la rassegna Neapolis un po’ di più, 30.000, mentre 70.000 euro sono finiti nell’organizzazione dei percorsi enogastronomici della Costa del Vesuvio.
Per la Notte Bianca di Napoli del 2006, la Regione ha tirato fuori 250.000 euro.
Per “Comunicare i vini della Campania”, altri 100.000 euro.
Per partecipare alle fiere agro-alimentari estere, nel solo 2006, sono stati spesi 1.248.000 euro.
E siccome certe attività  vanno ben promozionate tra le testate locali, ecco sbucare 90.000 euro per un piano di comunicazione integrata con il gruppo editoriale “Il Denaro”.
E altri 500.000 euro spesi sotto il capitolo “Azioni Promo — Pubblicità  e Stampa materiale divulgativo e azioni promozionali nei mass-media”.
Ecco poi 6 milioni e mezzo di euro “investiti” in una serie di manifestazioni catalogate sotto il cartellone “Eventi in… Campania”.
Alcuni dai nomi suggestivi, come “Il sussurro delle sorgenti” (200.000 euro) o il “Park to Park” (150.000 euro).
Ben 400.000 euro sono andati a “Benevento Città  Spettacolo”, 150.000 euro al Festival delle culture giovanili di Salerno, 250.000 euro al Classico Pompeiano, 630.000 euro al Positano Art Festival, 237.000 euro al Capri Film Festival, 750.000 euro per Piedigrotta e 378.000 euro per ‘L’enigma degli avori a Salerno’.
Alcune iniziative hanno conquistato il successo di critica e di pubblico, di altre, francamente, si è saputo poco.
Attenzione: la Piedigrotta in questione non è quella finita nel mirino dell’Unione Europea, che chiede la restituzione dei 720.000 euro del cachet di Elton John per il concerto del settembre 2009.
E’ la Piedigrotta di tre anni prima, e stiamo parlando di una manifestazione che negli anni ’50 rappresentava l’anima verace e popolare di una Napoli che oggi non c’è più, e che in anni più recenti si è cercato di resuscitare.
I contabili del ministero dell’Economia censurano l’impiego di altri 11 milioni e mezzo di euro circa per una nuova raffica di concerti, feste, rassegne.
Elenco folto.
Guardando qua e là  sbucano i 50.000 euro per i Canti Parteni ad Avellino, gli 80.000 euro dell’Estate Musicale Sorrentina, i 50.000 euro della Festa a Mare agli Scogli di Sant’Anna di Ischia, i 160.000 euro per l’ ‘Equinozio d’Autunno’ a San Giovanni a Piro e i 100.000 euro per l’ ‘Arte delle Certose dell’Italia Meridionale’.
Manifestazioni di respiro paesano, al massimo provinciale.
E’ possibile definirle ‘investimenti’?
Gli ispettori dicono di no: di queste cose non resterà  nulla, nessun ritorno nel medio e lungo periodo.
Ma la prassi si è ripetuta nel tempo.
Ecco quindi altri 3 milioni di euro per la partecipazione alle fiere nazionali e internazionali enogastronomiche del 2007.
Di cui poco più di un milione per la sola partecipazione al Vinitaly di Verona. Mentre 880.000 euro, complessivi, si spendono per essere presenti alle fiere di Essen, Berlino, Norimberga, Copenaghen e Bordeaux (per il Vinexpò, in Francia, se ne vanno 300.000 euro).
Eppoi gli eventi di quella stagione: 1.000.000 di euro per il Concorso Ippico in Piazza del Plebiscito, e molto si polemizzò sul galoppo dei cavalli nel salotto buono della Napoli che conta.
E ancora: 600.000 euro per una mostra sugli Impressionisti a Caserta, 500.000 euro per la Lirica negli Scavi di Ercolano, 600.000 euro per “L’Impero dell’Arte, l’Iran da Dario a Farah Diba” a Napoli, e 320.000 euro per il Festival delle Antiche Repubbliche Marinare ad Amalfi, solo per dirne alcuni.
E che dire dei 455.000 euro per l’iniziativa “Vibrazioni e bisbigli” ad Avellino? E i 420.000 euro per il “Litorale Domitio — Un Mare di Energia”? E i 327.888 euro concessi per “Il Filo Ritrovato — tessuti e intrecci dell’Italia Antica’ erogati alla direzione regionale dei Beni Culturali?
A leggere questo elenco, il filo non si ritrova, ma si perde.
Come l’equilibrio dei conti della Campania: perso anche quello, è scomparso tra i debiti.

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VENETO E PIEMONTE: UN NO POLITICO AD ACCOGLIERE UN CAMION AL GIORNO DI RIFIUTI? ALLORA IL GOVERNO TOLGA AL VENETO I 300 MILIONI PER L’ALLUVIONE

Novembre 25th, 2010 Riccardo Fucile

SECONDO BOSSI “SE I RIFIUTI LI PORTANO QUA, LA GENTE SI INCAZZA”… NOI INVECE CI INCAZZIAMO PERCHE’, PER I DANNI DELL’ALLUVIONE, GENOVA HA AVUTO SOLO IL 5% DELLA CIFRA DEI DANNI ACCERTATI, MENTRE AL VENETO IL GOVERNO HA REGALATO IL 30%…. UN GOVERNO CON LE PALLE LASCEREBBE ZAIA NELLA MERDA: PAGHI LUI, AUMENTANDO LE TASSE IN VENETO

No. Punto. Se fosse stato un telegramma, questo sarebbe stato il testo che le regioni del Nord avrebbero spedito al governo che chiedeva chi era disposto ad accogliere i rifiuti della Campania.
Lombardia, Veneto, Liguria e Piemonte si sono dichiarati non disponibili.
Tra le altre regioni le Marche hanno detto no, mentre la Sardegna ha offerto uomini e mezzi ma ha spiegato che i rifiuti non possono essere smaltiti nell’isola.
Il gruppo della Lega Nord nel Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia ha chiesto che «la Regione si dichiari indisponibile».
Solo la Toscana ha confermato la propria disponibilità  ad accogliere una parte dei rifiuti campani.
La Lombardia per esempio ha risposto spiegando che «prima si aspetta una convocazione da parte del governo per comunicare le risorse aggiuntive che intende destinare alle Regioni, dopo i tagli della finanziaria di luglio».
Fino ad allora, la Regione non intende partecipare nemmeno al tavolo governativo di discussione e «si conferma non disponibile ad accogliere i rifiuti campani».
«Vedo che alcune regioni del Nord, a prescindere dalla discussione, hanno detto no e questo è un fatto molto triste», ha detto il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti.
Il Lazio invece si è detto disponbile, ma la presidente Renata Polverini ha spiegato che la disponibilità  può essere «simbolica o più consistente a seconda degli approfondimenti tecnici».
Mentre alcune regioni hanno detto un no tecnico, non essendo in grado si smaltire rifiuti in surplus, da parte di Piemonte e Veneto il no è decisamente politico.
Umberto Bossi ha spiegato i motivi del no ai rifiuti: «Se li portano al Nord, la gente si incazza”.
Perchè dovrebbe incazzarsi lo sa solo lui e i soggetti che fomenta: o forse i rifiuti del sud puzzano di più di quelli del nord?
Per il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, la situazione è grave: «Così non si può andare avanti, siamo di fronte a un’emergenza a cui deve fare fronte l’intero Paese. Ma ci devono essere due condizioni, che abbiamo chiesto al governo: la prima è la dichiarazione dello stato d’emergenza e la seconda è che il governo, con un atto coerente e fermo, chieda un impegno e una collaborazione a tutte le Regioni».
Ma se di emergenza si tratta, vediamo come stanno realmente le cose.
Alle Regioni è stato chiesto di accettare un quantitativo di rifiuti pari a 24 automezzi al giorno diviso per tutte le regioni.
Poco più di un carico al giorno per ciascuna Regione e per la durata di sei mesi.
Un inezia che fa capire il significato tutto politico del “no leghista” in Piemonte e in Veneto.
A quel punto il governo avrebbe fatto bene a prenderne atto e a comunicare a Zaia che i 300 milioni di euro promessi dal governo per i danni dell’alluvione in Veneto sarebbero stati ritirati.
Visto che la solidarietà  per Zaia non esiste, è giusto che paghi lui i 300 milioni, magari aumentando le imposte ai veneti, in modo che essi si rendano conto di chi hanno scelto come governatore.
E per rendere chiaro il concetto è l’ora di rivelare qualche dettaglio circa le decisioni di questo governo servo della Lega.
Nella provincia di Genova, poco prima dell’alluvione in Veneto, una analoga tragedia ha fatto danni certificati dalla Protezione civile in 200 milioni di euro. Ne sono stati stanziati (e mai ricevuti, per ora) dal governo 10 milioni, pari al 5%.
In Veneto, a fronte di un danno di 1 miliardo di euro, il governo ha elargito 300 milioni, pari al 30%.
Qualcuno ci spieghi perchè dovremmo pagare, noi italiani tutti, la campagna elettorale della Lega in Veneto.
Gli stessi vertici leghisti che ora però fanno gli schifiltosi alla prospettiva di ricevere un camion di rifiuti campani al giorno, dicasi uno.
Ma chi vogliono prendere per il culo?

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EMERGENZA RIFIUTI, NAPOLI IN GINOCCHIO: ANCORA A TERRA 3.000 TONNELLATE

Novembre 24th, 2010 Riccardo Fucile

LA UE: SENZA UN PIANO SERIO NIENTE FONDI… TROPPI RITARDI E TROPPI INTERESSI: MANCANO LE DISCARICHE E IL PREGRESSO RIMANE A TERRA…IL RISCHIO SANITARIO ESISTE SE NON SI PONE PRESTO RIMEDIO, MA BERLUSCONI SOSTIENE:”IO HO RISOLTO IL PROBLEMA”

Rimane critica la situazione rifiuti a Napoli.
Sono tremila le tonnellate di spazzatura disseminate lungo le strade della città , uno spettacolo avvilente che fa dire al sindaco Iervolino che «la situazione è drammatica».
Il nodo è sempre lo stesso: in assenza di altre discariche, quelle disponibili a stento ingoiano la produzione giornaliera e così il pregresso rimane a terra. L’assessore all’Igiene Urbana del comune di Napoli, Paolo Giacomelli, sollecita risposte: «Come Comune siamo in attesa che la Provincia di Napoli e la Regione Campania ci dicano dove possiamo conferire l’immondizia per azzerare quella non raccolta».
Ma la soluzione non c’è e così il Comune prova a far leva sulla coscienza civica dei suoi abitanti.
L’idea è di cercare delle piccole soluzioni per incentivare la raccolta differenziata e diminuire la quantità  di rifiuti prodotti: «Non sono soluzioni risolutive – ammette Iervolino – perchè fino a quando non si sciolgono i grandi nodi, le discariche, non sappiamo come fare e quindi, inviteremo i cittadini a non buttare vetro e predisporremo dei servizi nelle piazze che aiutino a fare la differenziata, invitando i negozianti a depositare i cartoni piegati. Sono poche cose, ma di fronte all’inerzia del Governo e delle altre istituzioni locali facciamo quello che possiamo».
Sul dramma rifiuti impazza la polemica politica.
L’ex presidente del Consiglio Romano Prodi ricorre al sarcasmo: «Mi complimento con il governo Berlusconi per come ha risolto il problema rifiuti a Napoli» dice a Radio Popolare.
Si attende il decreto del governo, da oggi all’esame del Quirinale, ma intanto si profila il rischio sanitario.
È il ministro Fazio a cercare di tranquillizzare annunciando l’organizzazione di una task force regionale: «I problemi ci sono e sono gravi, specie per quanto attiene la vivibilità , ma rischi immediati per la salute non ce ne sono».
Un piano, invece, è quello che chiedono gli ispettori della Ue, al secondo giorno della loro visita nel capoluogo campano, e oggi in Consiglio regionale.
A capo della commissione c’è Pia Buccella: «Le risorse – ha sottolineato – saranno sbloccate solo quando la Campania avrà  approvato un piano per i rifiuti credibile che individui anche le soluzioni transitorie nelle more dell’entrata in funzione degli impianti necessari per lo smaltimento dei rifiuti, che richiederanno almeno due-tre anni».
Nel frattempo c’è preoccupazione per i roghi di spazzatura.
I rifiuti che vengono dati alle fiamme producono più diossina di un inceneritore e sono più tossici dei sacchetti di spazzatura ricoli di infezione dovuti ai rifiuti in strada.
E oggi sarà  pronta un’ordinanza del sindaco Rosa lervolino per ridurre il volume di rifiuti, che prevede: il divieto della vendita di ortaggi e frutta con foglie, proprio per tentare di limitare la presenza per strada di rifiuti organici (che marciscono, puzzano e attirano animali) e multe applicate con il massimo della pena.
L’attenzione è massima.
Per Giulio Tarro, virologo ed ex primario dell’ospedale Cotugno: «Nell’emergenza rifiuti di due anni fa registrammo un’impennata di casi di epatite A, una malattia che si trasmette come la salmonella o le gastroenteriti per via oro-fecale . La presenza di rifiuti per strada, poi, richiama dalle fogne i topi, che sono veicolo di malattie come la leptospirosi. Anche se parliamo di casi limite, cioè di malattie che si trasmettono nel caso in cui una persona venga morsa da un ratto».
In questo contesto disastroso, l’unica voce in controtendenza è quella di Berlusconi che ieri sera a Ballarò ha sostenuto: “Io ho risolto il problema” e poi ha buttato giù la cornetta, come suo solito.
I napoletani forse non la pensano proprio così…

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CAOS RIFIUTI E FARSA A NAPOLI: PER LA UE “TUTTO UGUALE A DUE ANNI FA” E NAPOLITANO: “MAI RICEVUTO IL DECRETO LEGGE SUI RIFIUTI”

Novembre 22nd, 2010 Riccardo Fucile

NELLE STRADE DI NAPOLI VI SONO 3.000 TONN. DI RIFIUTI CHE ASPETTANO DI ESSERE RACCOLTI…L’ITALIA CONDANNATA DALLA UE PER NON AVER REALIZZATO LO SMALTIMENTO DEL PREGRESSO…. NAPOLITANO COSTRETTO A PRECISARE DI NON AVER MAI RICEVUTO IL DECRETO SULLA REALIZZAZIONE DEI TERMOVALORIZZATORI IN CAMPANIA… “ENTRO TRE GIORNI TUTTO RISOLTO” AVEVA DETTO 20 GIORNI FA IL PREMIER: L’ENNESIMA FIGURA DA CIOCCOLATAI

Napoli invasa da tremila tonnellate, i comuni del Vesuviano in preda agli scontri, gli allarmi delle organizzazioni della Sanità  che parlano di rischi per la salute.
I commissari dell’Unione Europea volano a Napoli e bocciano la gestione del nodo rifiuti. «Dopo due anni la situazione non è molto diversa. I rifiuti sono per le strade, non c’è ancora un piano di trattamento e gestione della differenziata- dice Pia Bucella, capo degli ispettori- Abbiamo parlato per tre ore della problematica relativa alla sentenza della Commissione europea del 4 marzo che ha condannato l’Italia per non aver realizzato una rete integrata di trattamento dei rifiuti in Campania e per non aver avviato lo smaltimento del pregresso, le cosiddette ecoballe aggiunge la Bucella – gli ispettori hanno però ribadito che questa volta non si accontenteranno solo della presentazione del piano ma vogliono che sia implementato».
Come se non bastasse, nelle stesso giorno, dal Quirinale arriva un comunicato secco: «La Presidenza della Repubblica non ha ricevuto e non ha quindi potuto esaminare, nè prima nè dopo la riunione del Consiglio dei Ministri di giovedì 18 novembre, il testo del decreto-legge sulla raccolta dei rifiuti e la realizzazione di termovalorizzatori in Campania, che sarebbe stato definito dal Governo» e dunque «il Capo dello Stato si riserva pertanto ogni valutazione sui contenuti del testo quando gli verrà  trasmesso».
Il Pdl prende tempo, l’opposizione parla di decreto fantasma, mentre dai medici arriva l’allarme salute. «Serve un intervento immediato – affermano Maria Triassi e Andrea Simonetti della Società  italiana di Igiene – perchè Napoli versa in una condizione grave a causa dei rifiuti per strada che rappresentano un grande disagio per i cittadini».
I rischi connessi all’emergenza, spiegano, sono legati «alla presenza di randagi, ratti, blatte e insetti».
Intanto sono sempre allarmanti le cifre dell’emergenza rifiuti a Napoli e in provincia.
Nelle strade di Napoli 2550 tonnellate di rifiuti aspettano di essere raccolte. Ieri ne sono state rimosse 1100 tonnellate, sversate a Chiaiano e nei due impianti Stir di Tufino e Giugliano, ormai prossimi alla saturazione.
«Abbiamo già  circa 40 compattatori pieni, che non hanno potuto sversare e che questa notte non potranno raccogliere», ha spiegato l’assessore comunale di Napoli Paolo Giacomelli.
Questa notte la raccolta sarà  limitata alle 750 tonnellate che possono essere assorbite dalla discarica di Chiaiano, per cui domani saranno 3000 le tonnellate di rifiuti giacenti in città ».
«Da domani la situazione sarà  difficilissima – afferma Giacomelli – ed è chiaro che la città  non può reggere ad un accumulo di 600 tonnellate al giorno di rifiuti non raccolti».
Secondo l’assessore all’igiene «anche il personale è demotivato dopo aver recuperato da martedì scorso a venerdì 1000 tonnellate. Adesso torniamo indietro».
E’ un altro miracolo italiano.

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A NAPOLI ARRIVANO GLI ISPETTORI UE: ALTRO CHE “TRE GIORNI E TUTTO RISOLTO”, E’ ALLARME RISCHIO SANITARIO

Novembre 22nd, 2010 Riccardo Fucile

NIENTE DISCARICHE E GLI IMPIANTI NON RIESCONO PIU’ AD ACCOGLIERE LA FRAZIONE UMIDA… IN PROVINCIA DI NAPOLI SONO PRMAI 8.000 TONN. I RIFIUTI IN STRADA…ORA INIZIANO I CONTROLLI UE: SI RISCHIA AMMENDA E BLOCCO CONTRIBUTI EUROPEI

Allo stremo, dopo un mese di crisi.
Senza via d’uscita, con gli impianti al collasso.
Spaventata, perchè si temono epidemie. Ecco Napoli.
Oggi la città  si sveglia con tremila tonnellate di rifiuti non raccolti. In provincia si superano le ottomila.
Cumuli di sacchetti appesantiti e sfaldati delle piogge, che occupano marciapiedi, strade, isolati e si innalzano fino a ricoprire le vetrine dei negozi con i primi addobbi di Natale o le facciate dei palazzi.
E se nel centro città  l’immondizia abbandonata diventa l’amaro banchetto per gabbiani e piccioni, che si avventurano voraci per le strade cittadine, dalla periferia (Poggioreale e San Pietro a Patierno) arrivano le prime segnalazioni per le invasioni di topi.
L’attenzione è massima.
Oggi è in città  la delegazione della Unione Europea.
Ispezione ufficiale.
La missione dei tecnici, guidata dalla responsabile della direzione generale Ambiente Pia Bucella, intende fare il punto della situazione nella regione, dopo la condanna dell’Italia da parte della Corte europea di giustizia per il mancato rispetto delle regole comunitarie sulla gestione dei rifiuti.
Ma soprattutto l’Unione europea non ha ancora ricevuto dal governo italiano la pianificazione degli interventi necessari a mettere in sicurezza la salute e la sicurezza dei cittadini europei presenti in Campania.
I commissari vengono a verificare personalmente il livello di rischio sanitario.
“Il Comune è in stretto contatto con la Asl, a cui abbiamo chiesto di fornirci immediatamente qualunque informazione utile sugli aspetti sanitari del problema” rassicura l’assessore all’Igiene, Paolo Giacomelli.
La crisi cominciata un mese fa è diventata ormai emergenza cronica.
Napoli è paralizzata.
Come raccogliere i rifiuti?
Dove portare le tonnellate che invadono le strade?
Non ci sono più discariche e gli Stir (l’impianto di tritovagliatura dei rifiuti) non riescono più ad accogliere la frazione umida, perchè non hanno il tempo e lo spazio per trasformarla.
Ieri la situazione è peggiorata, perchè ha lavorato solo l’impianto di Caivano (che ha ricevuto 750 mila tonnellate).
Chiusi per riposo domenicale gli impianti di Tufino, Giugliano, Chiaiano e Acerra.
E Tufino, come Chiaiano, al di là  del riposo di un giorno. sono strutture ormai al limite, vicine alla chiusura.
Trentasette autocompattatori hanno scaricato la spazzatura a Cava Sari, a Terzigno.
Ci sono stati dei blocchi, ma niente scontri.
Il sindaco, Rosa Russo Iervolino, chiede per oggi a Regione e Provincia un incontro urgente. Da due giorni, infatti, è scaduto l’accordo di solidarietà  con altre Province campane per i conferimenti straordinari e non ci sono possibilità  di sversare fuori Campania.
“Abbiamo assoluto bisogno della solidarietà  altre Province, il guaio è enorme”, lancia il suo sos Daniele Fortini, amministratore delegato dell’Asìa, l’azienda che fornisce servizi di igiene ambientale ai napoletani.
“Altro incontro importante sarà  mercoledì nella Conferenza Stato-Regioni. L’apporto che potrebbero dare alla Campania Toscana, Emilia, Veneto e Lombardia è importantissimo”, sottolinea Fortini che dà  anche un’altra soluzione: “L’unica soluzione immediata e con un investimento inferiore al milione di euro è riarmare immediatamente a Giugliano e Tufino gli impianti di stabilizzazione della frazione umida, distrutti durante l’emergenza del 2008. Questi impianti servono a trasformare la frazione umida in frazione organica stabilizzata, trasformazione che ridurrebbe il peso dei rifiuti del 40 per cento con un beneficio ambientale ed economico”
La delegazione della commissione europea starà  in città    per due giorni, come confermato anche da Joe Hennon, portavoce del commissario Ue all’Ambiente Janez Potocnik, titolare del dossier.
Lo stesso governo italiano, ha aggiunto venerdì scorso il portavoce, ha chiesto «aiuto e assistenza» da parte dell’Ue.
Sulle riunioni che si terranno a Napoli vige il massimo riserbo. «Si tratta di riunioni tecniche e quindi non possiamo dire quando e dove si terranno», ha anticipato Hennon.
Se le autorità  regionali non riusciranno a fornire spiegazioni convincenti, si profila il rischio di un secondo deferimento dell’Italia davanti alla Corte Ue di giustizia e questa volta la condanna sarebbe, inevitabilmente, accompagnata da multe.
A questo si deve aggiungere il rischio del congelamento definitivo di 145,5 milioni di fondi europei.

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L’INTERVISTA DI MARA CARFAGNA AL “MATTINO”: “NEL PDL ORMAI E’ UNA GUERRA PER BANDE DOVE VIGE PREPOTENZA E ARROGANZA”

Novembre 21st, 2010 Riccardo Fucile

“SULLA GESTIONE DEI RIFIUTI MI E’ STATO IMPEDITO DI DIFENDERE LA LEGALITA CONTRO GLI INTERESSI DI PARTE…”ALLE REGIONALI HO PRESO 58.000 VOTI METTENDOCI LA FACCIA, MENTRE IL PDL FINANZIAVA LA CAMPAGNA ELETTORALE DELLA MUSSOLINI”… “MI DIMETTERO’ ANCHE DA PARLAMENTARE, MA NON LASCERO’ LA POLITICA, VOGLIO LAVORARE PER NAPOLI”

“Ho scelto “Il Mattino” per spiegare le ragioni che mi hanno spinto ad assumere decisioni tanto gravi. Il mio malessere non è recente, risale a un anno e mezzo fa circa: i coordinatori del partito ricorderanno bene che più volte mi sono rivolta a loro per sistemare una situazione campana molto tesa, una guerra tra bande dove vige la prepotenza e l’arroganza. Ho inviato anche diverse lettere ai vertici nazionali, Berlusconi compreso, per segnalare che si è agito in Campania in violazione delle norme dello statuto e per escludere coloro che fanno riferimento a me, addirittura sono state cambiate le regole e modificate la date su internet”.
Inizia con questa premessa l’intervista rilasciata da Mara Carfagna a “il Mattino” di Napoli.
Alle regionali ha ottenuto un successo, 58mila voti: il partito non le è stato vicino?
Sono scesa in campo su richiesta del premier. Una sfida difficilissima in cui ho messo la faccia mentre il Pdl ha pagato i costi della campagna di Alessandra Mussolini che non ha preso neanche un terzo dei miei voti. Questo è il motivo per cui la guerra contro di me è ripresa più forte.
Le hanno detto Carfagna resta a Roma?
Ho 58mila persone che mi chiedono conto di cosa faccio per il territorio e non sono nelle condizioni di poter agire per loro. Come incidere nella procedura per realizzare i termovalorizzatori? Nell’ultima seduta del Consiglio dei ministri ho fatto presente la mia preoccupazione sullo scontro istituzionale tra Comune e Provincia di Salerno che rischia di portare alla paralisi assoluta compromettendo la realizzazione dell’impianto. Non posso permettere che una guerra di potere faccia saltare un’operazione di vitale importanza per la Campania con la conseguenza che, dopo Napoli, anche Salerno possa essere sommersa dai rifiuti. Di qui l’esigenza di affidare le procedure a un commissario nella persona del presidente della Regione, Stefano Caldoro, eletto nel Pdl e di indiscussa moralità  e onestà . Ma quando il Consiglio dei ministri ha accettato la mia proposta, Cosentino, Cesaro e altri si sono ribellati minacciando di non fare entrare i deputati campani in aula per votare la Finanziaria. Ho incontrato il collega Iapicca arrabbiato perchè non volevano farlo entrare.
C’è un gruppo di potere in grado di condizionare le scelte del governo?
Da come è andata la vicenda rifiuti, prendo atto che la mia presenza è pressochè inutile, visto che mi viene impedita la possibilità  di battermi a favore della legalità  e della realizzazione di un’opera strategica per la mia regione. Questa è la considerazione amara che mi porta all’addio.
Senza ripensamenti?
Ho deciso che il 15 dicembre, all’indomani del voto di fiducia, che non far mancare a Berlusconi, rassegnerò le mie dimissioni dal partito. Lascerò anche lo scranno di parlamentare perchè, a differenza di altri, sono disinteressata e non voglio dare adito a strumentalizzazioni. Mi dimetterò ovviamente anche da ministro visto che il mio contributo pare sia ininfluente.
Si candiderà  a sindaco di Napoli?
Mi amareggia essere richiesta dagli elettori del centrodestra ed esclusa dal mio partito. Con i vertici del Pdl non ho alcun rapporto, un corto circuito che va risolto.
Fuori dal Pdl continuerà  quindi a fare politica.
Ho una passione vera e voglio occuparmi della Campania. So che è un lavoro abnorme, non facile, ma sento il dovere di farlo nel contatto diretto con il mio territorio. Continuerò ad occuparmi di politica, ma dove e come è prematuro dirlo.
Berlusconi le ha telefonato ma non l’ha convinta?
Dovrà  farlo con atti concreti, dimostrandomi che il partito torna nella sue mani. Le dichiarazioni di Alemanno e di altri dimostrano che gli stessi coordinatori controllano il Pdl meno che mai. Poichè credo nel progetto ma il partito non è a immagine e somiglianza del premier, dovrà  convincermi che si possa costruire una forza liberale, democratica e in cui non comandano bande di potere.
Caso isolato la Campania?
Purtroppo no. I casi di Miccichè in Sicilia, Bergamini in toscana e Biancofiore in Trentino sono il segnale di un malessere ben più diffuso.
Il suo rapporto con Italo Bocchino, al di là  dei pettegolezzi, è per oggetto di attacchi politici visto che si tratta del più agguerrito anti-berlusconiano della pattuglia di Fli. Amicizia quantomeno inopportuna?
Non consento a nessuno di fare illazioni sul rapporto tra me e Bocchino. Per me l’amicizia viene prima della politica e sono libera di mantenere i rapporti che credo. Non consento neanche a Berlusconi di metterlo in discussione. Trovo di conseguenza veramente di cattivissimo gusto l’azione sistematica che quotidianamente viene svolta da personaggi del mio partito per delegittimarmi utilizzando un simile argomento. Oltretutto, se si toglie a me la libertà  di frequentare Bocchino, gran parte del partito dovrebbe chiudersi in casa.
A cominciare da Alessandra Mussolini che le ha scattato la foto in aula con il capogruppo di Fli?
Quello è stato un atto di cattivissimo gusto che non merita commenti ma che si addice alla persona che l’ha commesso. A Napoli le chiamano le vaiasse La Mussolini è colei che in campagna elettorale disegnava le corna sui miei manifesti, che ha portato i cannoli alla conferenza stampa con Alfano. In un partito serio una signora del genere sarebbe stata messa a tacere, invece mai nessuno ha avuto il coraggio di bloccarla.
Meglio transitare in Fli?
Escludo categoricamente un mio passaggio in quel partito, semmai mi interessa il progetto di Forza Sud di Miccichè e Prestigiacomo. La delegittimazione costante di Fini nei confronti del governo ha messo in ombra tutto ciò di positivo che è stato fatto. Non condivido neanche la tempistica e come si è mosso da presidente della Camera.
Veleni e inchieste giudiziarie: il Pdl campano è allora da rifare?
Rispetto il principio di innocenza fino a prova contraria, ma chi fa politica deve essere al di sopra di ogni sospetto e fare un passo indietro da incarichi di responsabilità .
Cosentino dovrebbe dimettersi?
L’ho già  detto.
L’addio di Carfagna è un ulteriore colpo al berlusconismo: si assume una grande responsabilità .
Non credo di essere un simbolo: Berlusconi ha avvicinato la politica ai cittadini stabilendo un contatto diretto con la gente. Non vedo alcun tramonto e sarebbe un male per il nostro Paese. Piuttosto è il Pdl che deve tornare ad essere a immagine e somiglianza del suo leader.
Il Cavaliere sostiene che non la fa tribolare e l’ha chiamata signora
Non l’ho sentito ma ha usato il termine giusto perchè io con lui mi sono sempre comportata da signora e continuerò a comportami da signora.

Pietro Perone
(da “il Mattino“)

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UN PREMIER SOTTO RICATTO

Novembre 20th, 2010 Riccardo Fucile

MINACCIATO DALLA CRICCA DI COSENTINO DI FARGLI MANCARE I VOTI SULLA FIDUCIA SE NON AVESSE ANNULLATO IL DECRETO CHE SOTTRAEVA LA GESTIONE RIFIUTI DI NAPOLI AI SUOI UOMINI…. LA CARFAGNA SI BATTEVA PER LA LEGALITA’ ED E’ STATA ATTACCATA PER QUELLO… E DELL’UTRI VIENE DEFINITO DAI GIUDICI “MEDIATORE E CANALE DI COLLEGAMENTO” TRA COSA NOSTRA E L’IMPRENDITORE BERLUSCONI

Inaspettatamente in un solo giorno, anzi in poche ore, emergono dal passato e dal presente le relazioni pericolose di Silvio Berlusconi con le mafie.
La liaison allontana da lui anche la fedele e fidata Mara Carfagna.
Annuncia altri sismi per il suo governo. Apre nuove crepe nella già  compromessa affidabilità  del capo del governo.
Le cose, a quanto pare, vanno così.
Infuriati per la nomina a commissario per i rifiuti di Stefano Caldoro, governatore della Campania, decisa dal Consiglio dei ministri, due politici indagati per mafia Nicola Cosentino e Mario Landolfi si presentano a Palazzo Grazioli.
Affrontano Silvio Berlusconi a brutto muso minacciandolo di non votare la fiducia se non avesse annullato il decreto legge che, assegnando alla Campania 150 milioni di euro, consente al governatore anche l’adozione di “misure che prevedono poteri sostitutivi” nei confronti degli enti inadempienti. Il capo di governo che, entro il 14 dicembre, ha bisogno di voti in Parlamento come dell’aria che respira li rassicura.
Promette una rapida retromarcia.
La notizia si diffonde e il ministro Mara Carfagna – molto si è data da fare per quel decreto legge che sottrae l’emergenza all’opacità  dei potentati locali – annuncia che, dopo la fiducia, lascerà  il governo e il partito del presidente.
Così dunque stanno le cose.
La ricattabilità  del premier è di assoluta evidenza.
La sua debolezza politica – e ormai di leadership – lo espone a ogni pressione, alle più imbarazzanti coercizioni, a umilianti inchini dinanzi a personaggi non solo discussi, ma decisamente pericolosi.
È imbarazzante l’imposizione che il capo del governo subisce da Nicola Cosentino, 51 anni, da Casal di Principe, salvato dall’arresto per mafia solo dal voto della maggioranza.
L’uomo ha il controllo pieno di quattro delle cinque Province campane (Napoli, Caserta, Salerno, Avellino).
Sono queste istituzioni che amministrano i flussi della spazzatura e governano le società  di gestione che hanno sostituito i consorzi infiltrati da ogni genere di illegalità , malaffare, prepotenza criminale (il consorzio di Caserta è costato fino all’aprile scorso, 6,5 milioni di euro al mese).
Tutta la parabola politica di Cosentino si può spiegare e raccontare dentro l’emergenza rifiuti.
Quelle crisi – indotte e cicliche – hanno convogliato in quella disgraziata regione un fiume di denaro (dal 2001 al 2009 tre miliardi e 546 milioni di euro) e proprio nei consorzi – e oggi nelle società  di gestione – la politica ha incontrato il potere mafioso e ha messo a punto la distribuzione di benefici, rendite, utili, organizzando un “sistema della catastrofe” che, da quella rovina, ha spremuto influenza, consenso e ricchezza.
A farla da padrone la camorra, a cominciare dalla camorra dei Casalesi. Hanno guadagnato e guadagnano sull’affitto delle aree destinate a discarica e dei terreni dove vengono stoccate le ecoballe.
Lucrano sul noleggio dei mezzi e soprattutto nei trasporti.
Nicola Cosentino rappresenta il punto di equilibrio – oscuro e ambiguissimo – di questo “sistema” che oggi appare sfidato, dentro il Popolo della Libertà , dall’asse Caldoro-Carfagna e, dentro la maggioranza, da Futuro e Libertà , in Campania diretto da Italo Bocchino.
Il decreto legge che assegna al governatore poteri commissariali può essere considerato il successo di questo schieramento.
Il passo indietro di Berlusconi ripristina ora le gerarchie di un “sistema” che ha in Cosentino il leader e nel potere intimidatorio della camorra la sua forza.
Si sapeva che l’uomo di Casale di Principe ha sempre avuto un’arma da puntare alla tempia del governo.
In qualsiasi momento poteva far saltare gli equilibri che hanno permesso a Berlusconi di rivendicare le capacità  tecnocratiche di eliminare i rifiuti dalla Campania con un miracolo che ha liquidato quella disgrazia con una magia. L’illusionismo manipolatorio aveva in Cosentino il suo garante.
Un garante di cui oggi Berlusconi non può liberarsi.
Per due motivi: Cosentino gli farebbe mancare i suoi voti il 14 dicembre e, peggio, nella prossima e vicina campagna elettorale seppellirebbe l’immagine del Cavaliere sotto l’immondizia e i miasmi.
Come non può fare oggi a meno di Cosentino, il Cavaliere non ha potuto liberarsi in passato di quel Marcello Dell’Utri che, si legge nelle motivazioni della Corte d’Appello che lo ha condannato a sette anni di reclusione, fu “mediatore” e “specifico canale di collegamento” tra Cosa nostra e Silvio Berlusconi.
Dell’Utri, scrivono i giudici, è l’uomo che ha consentito ai mafiosi delle “famiglie” di Palermo di “agganciare” “una delle più promettenti realtà  imprenditoriali di quel periodo che di lì a qualche anno sarebbe diventata un vero e proprio impero finanziario ed economico”.
È questa allora la scena che abbiamo sotto gli occhi.
Un capo del governo che, nella sua avventura imprenditoriale, è stato accompagnato – per lo meno fino al 1992 – dalla presenza degli uomini di Cosa Nostra e, oggi, per proteggere la maggioranza che sostiene il governo deve chinare il capo dinanzi alle pretese del politico considerato dalla magistratura il più compromesso con gli interessi dei Casalesi.
È uno stato di dipendenza, di oscurità , di minorità  politica che nessun arresto di latitante, confisca di bene miliardario, statistica e classifica di successi dello Stato potrà  ribaltare.
Le vittorie dello Stato contro le mafie non riescono a diventare il riscatto personale di Berlusconi – e della sua storia – da quei poteri criminali con cui egli si è intrattenuto negli anni della sua impresa economica e ancora oggi si deve tener vicino per sopravvivere nel suo crepuscolo politico.

Giuseppe D’Avanzo
(da “la Repubblica“)

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LA CARFAGNA SALUTA IL PDL E SE NE VA, BOSSI VUOLE INVECE ANDARE A VOTARE PER PERDERE LE ELEZIONI

Novembre 19th, 2010 Riccardo Fucile

IL MINISTRO DELLE PARI OPPORTUNITA’ E’ PROSSIMA A LASCIARE IL GOVERNO E IL PARTITO, SUBITO DOPO LA VOTAZIONE DELLA FIDUCIA…BOSSI VUOLE LE ELEZIONI PER PERDERLE…. FINI LO SFIDA: “NON HO PAURA DEL VOTO”

Mara Carfagna è sul punto di lasciare Pdl e governo.
Quella che al momento è solo una indiscrezione dell’Ansa (la diretta interessata non conferma e non smentisce) rappresenta, comunque, l’ultimo colpo di scena del terremoto che da settimane scuote il Pdl, culminato nell’uscita dal partito e dall’esecutivo dei parlamentari finiani.
L’intenzione del ministro per le Pari Opportunità  sarebbe quella di aspettare le verifiche parlamentari del 14 dicembre prima di dare le dimissioni.
Alla base della sua scelta ci sarebbero gli insanabili contrasti con i vertici campani del partito e «l’incapacità » dei coordinatori nazionali di affrontare i problemi interni al Pdl campano.
A chi ha avuto modo di sentirla, inoltre, il ministro ha spiegato di sentirsi «amareggiata» per «gli attacchi volgari e maligni» di esponenti del partito come Giancarlo Lehner, Alessandra Mussolini e Mario Pepe.
Negli ultimi giorni, diversi esponenti del Pdl hanno accusato più o meno velatamente la Carfagna di guardare con interesse a Fli anche in vista delle elezioni del sindaco di Napoli.
Le notizie che riguardano la Carfagna arrivano all’indomani del videomessaggio di Gianfranco Fini.
L’appello alla responsabilità  del presidente della Camera hanno sollevato numerose polemiche e hanno spinto il leader della Lega Umberto Bossi a d accusare il leader di Fli «di aver paura del voto».
A stretto giro, da Torino, è arrivata la risposta di Fini:”non temo le elezioni, ma non servono al Paese».
ll leader leghista è del parere che il presidente del Consiglio avrà  la fiducia di entrambe le Camere ma, se così non fosse, «bisogna andare alle elezioni. Se è saggio va al voto e ritorna con un sacco di voti in più».
Per Bossi, però, Berlusconi potrebbe fare come Fanfani: «Ottenne la fiducia ma si dimise comunque».
Secondo Bossi, infine, non ci sono possibilità  di un governo tecnico: «Napolitano è saggio e non lo permetterà . E comunque ci sarebbe una reazione troppo forte del Paese».
In realtà  Bossi si rende conto che la Lega sta perdendo consensi (-2% a Milano in pochi mesi) e, se la crisi politica si protrae, confermare un 11-12% diventerò un sogno.
Meglio realizzare ora, anche se poi il centrodestra dal voto ne uscirà  con le ossa rotta perchè al Senato la maggioranza se la scorda.
E a quel punto salterà  sulla zattera Tremonti, abbandonando il Cavaliere al suo destino.

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