I TIMORI DENTRO IL PD SU SCHLEIN E PRIMARIE: L’OSTINAZIONE DI ELLY E CONTE NEL NON VOLER FARSI DA PARTE E PRIMARIE DIVISIVE PER SCEGLIERE CHI PERDERA’ CONTRO GORGIA MELONI
L’INCONTRO SEGRETO DI SILVIA SALIS, CONVOCATA A MILANO DA UN GRUPPO SCELTO DI GRANDI IMPRENDITORI DI AREA PROGRESSISTA CHE VOLEVANO CONOSCERLA: “E’ MOLTO PREPARATA SU TUTTI I DOSSIER”… LA SPERANZA DI FRANCESCHINI: PRIMARIE A TRE… LA SOLUZIONE E’ SEMPLICE: ELLY SI RITIRI E PROPONGA SILVIA SALIS CHE A DIFFERENZA DI CONTE NON HA MAI GOVERNATO CON LA FOGNA SOVRANISTA… SOLO LA CAPACITA’ COMUNICATIVA DI SILVIA PUO’ AGGREGARE NUOVI CONSENSI E IN UN CONFRONTO A DUE GIORGIA NE USCIREBBE DISTRUTTA PERCHE’ SILVIA E’ UN KILLER
Alla fine di una settimana caratterizzata dalle vicende Roggero e Fakir, per la sinistra il
bilancio non è certamente positivo. La destra è saltata sugli scontri attribuendone la responsabilità al sindaco schleiniano, accuse risibili ma sempre appiccicose. Schlein è intervenuta solo tre giorni dopo i fattacci, teorizzando che «il ruolo della politica non è precipitarsi a commentare i fatti del giorno e alimentare le opposte tifoserie», concetto in sé sacrosanto. Il M5s ha cambiato spartito scatenando la polemica contro il no all’uso delle intercettazioni dell’ex sottosegretario Del Mastro, riuscendo a scalfire la potenza di fuoco mediatica di FdI e Lega.
Fra gli alleati c’è un minimo di coordinamento – i comunicatori dei tre partiti (Pd, M5s e Avs) non hanno ancora allineato le strategie, ma il tema è all’ordine del giorno dell’autunno – ma il problema, come sempre, non è la comunicazione. O, meglio, la comunicazione è politica: alla vigilia della pausa estiva, le iniziative immaginate per segnalare l’avvio della coalizione non sono andate in buca. Il selfie in osteria dei quattro leader (Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli) ha finito per far risaltare l’assenza dei centristi; il palco di Napoli è stato rovinato da qualche lacuna di organizzazione e dalle intemerate sulla Russia di Conte. E infine rapporti fra la segretaria Pd e il presidente M5s non hanno fatto grandi passi avanti, nonostante le raccomandazioni dei più alti dirigenti dem, rivolte a entrambi. Quando i quattro si rivedranno a Roma alla festa di Avs, l’8 settembre, alla ripresa, il rischio è che la coalizione sia ancorata alla stessa boa di oggi. Per non dire: piantata come un palo.
Per l’annuncio di primarie che ormai sembrano inevitabili, bisognerà aspettare il sì alla legge elettorale. Poi il programma. «Non si parte da zero», dice Schlein. Però da mesi il nodo delle armi all’Ucraina resta com’è: intricato stretto. E le professioni di fiducia (Schlein sul Foglio come ovunque: «Sono sicura che a settembre troveremo un terreno comune»; Conte a Domani: «A settembre ci ritroveremo per lavorare al programma e definire il piano per lanciare la coalizione che manderà a casa questo governo») sembrano sempre più atti di fede.
Salis e Franceschini
Fra dirigenti del Pd, anche quelli in teoria di area Schlein, la preoccupazione è a livelli di guardia. Straborda dai conversari privati. Il Sussidiario.net ha pubblicato un sondaggio della società Lab21 che incorona Conte vincitore delle potenziali primarie. Raccoglierebbe il 50,2 per cento degli elettori del centrosinistra contro il 20,4 della segretaria. Non è il primo sondaggio, e sono numeri che non impensieriscono Schlein: è straconvinta di vincere, né ha alcuna intenzione di farsi spaventare dalle voci di dentro. Figuriamoci di fare un passo di lato. «Noi i sondaggi li cambiamo», è il suo brocardo.
E però non rassicura neanche i suoi. Figuriamoci gli altri.
Qualche giorno fa a Milano Silvia Salis (che a ottobre ha pronto il libro della possibile discesa in campo) è stata convocata, in grande riservatezza, da un gruppo scelto di imprenditori e altissima borghesia meneghina di sentimenti progressisti che volevano conoscerla. E testarne le intenzioni. Interrogata su tutto, è sembrata all’altezza anche dei dossier su cui non era preparata. C’è un mondo “di sopra” che ancora «non si fa una ragione» della premiership della leader Pd.
Insomma, l’amalgama fra i leader di Pd e M5s non riesce. E le “gambe” di centro non camminano: Conte spera ancora di escludere Renzi dalla coalizione. Renzi se la ride, forte dell’accordo con Schlein e del fatto che Iv non dovrà raccogliere firme per correre. Mentre Magi e Onorato si appellano a Mattarella contro lo scomputo dei voti delle liste minori.
Anche Dario Franceschini, uno che appoggia pancia a terra Schlein fin dall’inizio, inizia ad avere dubbi su quale armata da contrapporre a Meloni. Dà ormai per scontato le primarie, e spera che non siano a due, ma a tre. Spera infatti in un ravvedimento operoso di Salis, cioè nella sua disponibilità a farle e a buttarsi nella mischia per attirare altri pezzi di elettorato intorno alla coalizione. A quel punto vinca il migliore, anche se non fosse Schlein. Importante è che la leadership dei progressisti sia finalmente definita.
(DA editoriale domani)
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