“LAVORO 40 ORE PER 900 EURO E IL MIO COMPAGNO FA TRE LAVORI: UN FIGLIO E’ UN LUSSO CHE NON POSSIAMO PERMETTERCI”
L’ITALIA CHE IL GOVERNO NON VUOLE VEDERE… “HO 28 ANNI E NON VORREI DOVERMI CHIEDERE SE IL DESIDERIO DI AVERE UNA FAMIGLIA SIA DIVENTATO UN LUSSO”
Riceviamo e pubblichiamo oggi la testimonianza di una donna di 28 anni che, come altri
prima di lei sulle pagine di Fanpage.it, ha voluto mettere nero su bianco la sua storia che, come lei stessa dice nella lettera, “probabilmente accomuna tanti giovani della nostra generazione”. E in effetti anche lei parla di difficoltà economiche nonostante “siamo persone giudiziose e cerchiamo di gestire i soldi con attenzione” e di come, proprio perché mantenersi è sempre più difficile, col compagno non riescono a mettere su famiglia. Lei desidera dei figli, ma poi “facciamo i conti, guardiamo quello che guadagniamo, quello che spendiamo e quello che ci rimane. E decidiamo di rimandare ancora”. Una paura comune a tante coppie: chi è giovane oggi non ha risorse né stabilità né garanzie per investire in una famiglia e la nostra lettrice spiega bene cosa si prova.
La lettera a Fanpage.it
Vi scrivo perché sento il bisogno di raccontare una realtà che probabilmente accomuna tanti giovani della nostra generazione, ma di cui non sempre si parla abbastanza.
Ho 28 anni, convivo da qualche anno con il mio compagno e, come tanti ragazzi della nostra età, cerco semplicemente di costruire una vita dignitosa e un futuro sereno.
Lavoriamo entrambi, e lavoriamo tanto. Io svolgo 40 ore settimanali nella pubblica amministrazione, ma non sono una dipendente statale: lavoro per una cooperativa che gestisce il servizio in appalto. Il mio stipendio netto è di circa 960 euro al mese. Nessun buono pasto, nessun welfare, nessun benefit.
Il mio compagno, per riuscire a sostenere le spese, lavora per tre realtà diverse.
Siamo persone giudiziose, cerchiamo di gestire i soldi con attenzione, facciamo rinunce e pensiamo bene a ogni spesa. Eppure convivere e mantenersi è diventato sempre più difficile. La spesa alimentare aumenta, le bollette aumentano, la benzina aumenta. Aumenta tutto, tranne la possibilità di vivere con maggiore tranquillità.
Ma la cosa che mi fa più male è che, insieme alle spese, stiamo vedendo allontanarsi anche il nostro futuro.
Il nostro desiderio più grande è diventare genitori.
Ci pensiamo spesso. Sogniamo i nomi da dare ai nostri figli, immaginiamo come saranno, guardiamo le tutine, i giochini, le piccole cose che un giorno vorremmo comprare per loro. Per qualche momento ci lasciamo trasportare dalla felicità di immaginare una famiglia tutta nostra.
Poi, però, torniamo alla realtà.
Facciamo i conti, guardiamo quello che guadagniamo, quello che spendiamo e quello che ci rimane. E decidiamo di rimandare ancora.
Non perché non desideriamo abbastanza un figlio. Non perché non siamo disposti a fare sacrifici. Ma perché abbiamo paura di non riuscire a garantirgli la serenità e la stabilità economica che merita.
E sapete qual è la paura più grande? Che continuando a rimandare, aspettando il momento in cui saremo finalmente più tranquilli economicamente, quel momento possa arrivare troppo tardi.
Ho 28 anni e non vorrei sentirmi costretta a scegliere tra la sicurezza economica e la possibilità di diventare madre. Non vorrei dovermi chiedere se il desiderio di avere una famiglia sia diventato un lusso che possiamo permetterci soltanto quando, forse, sarà troppo tardi.
Non chiediamo una vita di lusso. Non pretendiamo di poter avere tutto senza sacrifici. Vorremmo soltanto che lavorare, impegnarsi e comportarsi responsabilmente fosse sufficiente per costruire qualcosa.
Vorremmo poter pensare a un figlio senza doverci sentire irresponsabili soltanto perché i nostri stipendi non ci danno abbastanza certezze.
Mi chiedo spesso che futuro stiamo costruendo per i giovani che lavorano, rispettano le regole e cercano di fare le cose nel modo giusto.
Perché se due persone lavorano entrambi 40 ore alla settimana, e anche di più, e devono comunque rinunciare ai propri progetti di vita, forse il problema non è soltanto come gestiscono i propri soldi.
Il problema è che il costo della vita corre, mentre noi restiamo indietro.
E la sensazione più dolorosa è proprio questa: non ci stanno togliendo soltanto il potere d’acquisto. Ci stanno togliendo il tempo, i progetti e la possibilità di immaginare il nostro futuro.
Vi scrivo perché vorrei che si parlasse anche di noi. Dei giovani che lavorano, che si impegnano, che si amano e che vorrebbero mettere al mondo dei figli, ma che si ritrovano a fare i conti con una realtà economica che sembra non lasciare loro spazio.
Dietro ogni stipendio insufficiente ci sono rinunce che non si vedono. Dietro ogni progetto rimandato ci sono sogni che continuano ad aspettare. E dietro una coppia che decide di non avere ancora figli, a volte, non c’è una mancanza di desiderio, ma la paura di non poterseli permettere.
Io non vorrei dover rinunciare a questo sogno. Vorrei soltanto poterlo vivere senza paura.
Spero che vogliate dare spazio a questa testimonianza e a quelle di tante altre persone che, come noi, stanno cercando di costruire il proprio futuro senza riuscire a raggiungerlo.
(da Fanpage)
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