Maggio 23rd, 2012 Riccardo Fucile
L’AMPUTAZIONE COATTA DEI PARTITI, MA I CONTROLLI SUI BILANCI RESTANO INCERTI
Primo round aggiudicato e Montecitorio si dimezza il finanziamento elettorale.
Ma non c’è gioia, in questo voto, e nemmeno verità . Un’operazione di “Pronto soccorso”, una amputazione coatta.
Passa il primo articolo, quello su cui è incardinata la legge, e il resto si vota oggi. Passa con un voto blindato che non ammette, correzioni, belle o brutte che siano.
E il perchè lo spiega Roberto Giachetti, segretario d’aula del Pd, con la chiarezza e la brutale sincerità che tutti gli riconoscono: “Ragazzi, questo è un pacchetto blindato. Se tocchi anche solo un elemento, crolla tutto”.
Si sono arrabbiati anche i deputati del Pd, a cui è stato chiesto di ritirare tutti gli emendamenti.
Eppure, anche così, la legge passa: il primo articolo è — dunque — approvato con 372 sì, 97 no e 17 astenuti. Contro votano Lega, Radicali, Noi Sud e Italia dei Valori.
Spiegare come funzionerà è complesso, ma non vi spaventate: il finanziamento viene ridotto da 182 a 91 milioni annui, per il 70% — 63,7 milioni — corrisposti a titolo di rimborso delle spese elettorali e come contributo per l’attività politica e divisi in quattro quote (regionali, Camera e Senato, europee).
Ci accede chi ha almeno un rappresentante eletto in uno di questi diversi livelli di rappresentanza.
La quota che resta, invece (27.3 milioni) viene erogata come contributo dello Stato, che integra ogni euro raccolto come finanziamento privato dai partiti con 0,50 centesimi purchè il partito abbia un eletto o raggiunga il 2% (esempio: possono prenderlo la Federazione della sinistra, o Fli anche se non entrassero in Parlamento).
Terza possibilità : si può detrarre il 26% di qualsiasi donazione ricevuta dal partito, a patto che questo partito che si sia candidato alle elezioni (esempio: puoi detrarre i tuoi finanziamenti ai radicali anche se non sono in Parlamento).
Ma quello che conta è il colpo d’occhio: mentre guardi quest’aula affollata come non mai (quasi tutti presenti, tutti i vip sui banchi), ti vengono in mente un flashback e due immagini.
Il fotogramma del passato era il voto con cui la Camera aboliva l’autorizzazione a procedere nel 1993.
Un voto che i partiti di allora, semi-morenti, accettarono con il coltello alla gola. Anche il voto di ieri, con l’albero di natale rosso o verde quasi unanime, sul tabellone elettronico a ogni emendamento, Sì-No, a seconda del parere della commissione, sembrava il frutto di un unanimismo coatto.
L’immagine di quelle lucine colorate, poi, suggeriva non quella di un’aula in cui come sempre si combattono schieramenti opposti, ma quella di una sala operatoria, dove si pratica un’operazione di urgenza.
Luce rossa-luce verde, quasi unanime (unica eccezione: Radicali, Lega, Idv e qualche missionario). È amputazione terapeutica.
Perchè è proprio questo che hanno fatto i partiti ieri: amputare una parte per salvare il tutto, evitare una riforma.
Si poteva fare altro? In realtà sì, e la battaglia degli emendamenti, pur falcidiati dal partitone di governo, lo lascia intuire. In primo luogo c’era la riforma di Nicola Rossi. Sostenuta in Aula, in primis, dagli emendamenti del pidiellino ribelle Giorgio Stracquadanio.
Stracquadanio (e Rossi) avevano un’ipotesi “liberale”: versamenti solo personali — massimo 5.000 euro — e scaricabili dalle tasse con aliquota agevolata. Niet.
Bocciato tutto, compresa l’idea (altro emendamento) molto intelligente di vincolare l’entità del fondo alla crescita e al deperimento del Pil: nient ancora una volta, bocciato.
La futurista Chiara Moroni, invece, aveva un’altra proposta interessante: abolire la norma transitoria (quella che dimezza la quota di quest’anno), e destinare tutto per un anno a un fondo ”di scopo” per finanziare la costruzione di asili nido.
Dice, mentre illustra l’emendamento, con passione: “Mi appello ai parlamentari, soprattutto alle donne…”. L’aula rumoreggia, dai banchi del Pdl arriva persino qualche fischio.
L’albero di Natale rosso boccia anche quell’emendamento.
Si passa agli emendamenti della Lega, che ieri aveva la posizione apparentemente più anti-casta. Vengono cassati pure quelli, e qui c’è l’unica scintilla di emozione: applausi, fischi, qualche scambio di insulti.
Succede quando contro il Carroccio insorge Giachetti: “Faccio parte di un partito che al contrario di altri ha certificato le sue spese…”. E i leghisti: “Buuuu!!…”.
Il deputato del Pd prosegue: “In quest’aula oggi in diversi si oppongono… Ma solo i Radicali hanno diritto a parlare! Perchè coerentemente dicono no ai finanziamenti da trent’anni”.
Poi dice, e l’aula a questo punto si accende: “C’è chi ha preso doppie razioni!”. Il leghisti insorgono: “Oohhh!!”. Maroni lo sfotte: “Bravo! Bravo!”. Ma è un attimo.
Poi l’albero di Abc, riprende a lampeggiare e a bocciare inesorabilmente.
C’è chi vuole dare i soldi agli esodati, chi ridurre i fondi, chi elargirli in modo diverso: tutto inutile.
La legge è blindata, la sala operatoria di Abc opera con precisione chirurgica.
Ecco perchè già si arrabbia sulla parte che verrà votata oggi, il pd Salvatore Vassallo: “Quello che la Camera voterà oggi è un controllo sulla mera verità formale dei rendiconti, anche se rafforzati, senza indicare nessuna finalità e vincolo di destinazione della spesa”: È tutto vero. Salvo miracoli e ravvedimenti, i chirurghi del pronto soccorso di Abc hanno già deciso tutto.
Luca Telese blog
argomento: Parlamento, Politica | Commenta »
Maggio 23rd, 2012 Riccardo Fucile
IL COMICO GENOVESE CONTRO I CONDUTTORI DI TALK SHOW: “HANNO INVENTATO L’INFORMAZIONE A CIRCUITO CHIUSO”… I MILITANTI 5S A PIZZAROTTI: “NON HAI VINTO TU”
“È sempre più estraniante guardare cicciobombi e labbra turgide, megafoni dei partiti nelle televisioni nazionali, nei telegiornali, nei
talk show. Il loro lavoro di portavoci e anfitrioni, finora, lo hanno svolto egregiamente, hanno trasformato personaggi come Lupi, Formigoni, Alfano, Veltroni, Alemanno, Fini in giganti della politica. Li hanno tenuti in vita”.
Beppe Grillo sul suo blog, il giorno dopo l’attacco al segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, si scaglia contro i giornalisti tv, accusati di essere al servizio dei partiti.
“I conduttori sono animali domestici (pappagalli?) – si legge nel post – dimenticati dal padrone dopo un trasloco”.
E sempre il blog di Grillo diventa il luogo nel quale si accendono, a soli due giorni dal voto, i primi contrasti all’interno del movimento.
I militanti più agguerriti, infatti, usano la Rete per criticare la presa di posizione del neosindaco di Parma, Federico Pizzarotti, che in un’intervista a Repubblica ha detto: “Grillo ha aperto una strada, ma a Parma hanno eletto noi”.
Pertanto, se il comico genovese “vuole venire per un saluto – dice il sindaco- ci farà piacere. Comizi di ringraziamento no, porterebbero via tempo”.
Pizzarotti “è solo un portavoce – fa notare Paolo B. – quindi sbaglia a dire ‘ho vinto io’, contraddice alla radice l’idea del M5s. Se davvero pensa di essere il sindaco nel sensoclassico del termine e non in quanto portavoce del M5S e dei cittadini di Parma, è fuori strada e mette tutti in difficoltà “.
Altri sono più diretti. “Caro Pizzarotti, a Parma hanno vinto i cittadini. Non è la tua vittoria, devi essere riconoscente a vita dell’opportunità che ti ha dato Grillo, poichè lui è il promotore di tutto questo. Viva viva Grillo”, grida al mondo Alessandro D. da San Teodoro.
Il programma del M5s per la tv.
Riferendosi ai talk show, il comico scrive sul blog: “I loro studi, dove hanno manipolato per decenni l’opinione pubblica, sono spogli, tristi. I partiti vi inviano figure di secondo piano, per fare presenza. I conduttori sono costretti a intervistarsi tra di loro, a scambiarsi opinioni di cui non frega niente a nessuno. Santoro intervista Lerner. La Annunziata intervista Santoro. La Gruber intervista Mieli. Hanno inventato – conclude – l’informazione a ciclo chiuso”.
Grillo, poi, ricorda le proposte del Movimento 5 Stelle, che prevedono tra l’altro di vietare ai privati di possedere più del 10% di una tv nazionale e per vendere due canali Rai.
“Ci vediamo in Parlamento”, conclude il post a proposito della riforma della televisione che Grillo intende portare avanti.
Innanzitutto “nessun canale televisivo con copertura nazionale può essere posseduto a maggioranza da alcun soggetto privato, l’azionariato deve essere diffuso con proprietà massima del 10%”.
Ma c’è di più: le frequenze televisive vanno assegnate attraverso un’asta pubblica ogni cinque anni; abolizione della legge del governo D’Alema che richiede un contributo dell’uno per cento sui ricavi agli assegnatari di frequenze televisive; vendita ad azionariato diffuso, con proprietà massima del 10%, di due canali televisivi pubblici; un solo canale televisivo pubblico, senza pubblicità , informativo e culturale,indipendente dai partiti; abolizione della legge Gasparri”.
“Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?).
Noi neppure”, conclude.
Le due voci della Rete.
Sul web non manca chi si schiera al fianco di Federico Pizzarotti, anche se sono pochi.
Pericle, ad esempio, condivide che il sindaco dica di non prendere ordini da Grillo. “Ha fatto bene. Ma come- chiede agli altri militanti- tutti i giorni ci attaccano con la scusa che Grillo è il padrone del M5s, praticamente una copia del Pdl, e se uno spiega che nel M5s non ci sono padroni, nè boss vi agitate?”.
La maggior parte sta con il comico genovese.
Il più drastico è Alex Scantalmassi, parmigiano. “Io non mi sento rappresentato dal neosindaco di Parma- dice- non ho votato e fatto votare uno che poi alla prima intervista parla a titolo personale, rivendicando addirittura la vittoria come sua. Pizzarotti dovrebbe rettificare le sue dichiarazioni fatte dopo il voto, deve dimostrare umiltà e ammettere di avere sbagliato”.
Secondo Scantalmassi, c’è un filo comune che lega i dissidenti grillini di Rimini e le parole del sindaco di Parma “trovo un’analogia. Usare Beppe e me e gli altri, per arrivare alle poltrone per poi presentarsi come ‘i grillini che pensano’ da soli vuol dire tradire il metodo. Occhio che ci metto un attimo a prezzarvi per quello che siete”, è l’avvertimento alla giunta e ai consiglieri neoeletti.
Insomma, il clima è surriscaldato.
Qualcuno, come Gerardo S. da Vaglio, in Basilicata, cerca di spegnere gli ardori. “Hei, heià embè, che ci sta prendendo a tutti quanti?”, chiede il ‘pacificatore’.
Federico Pizzarotti, osserva, “ha espresso una sua opinione che non deve essere necessariamente interpretata negativamente.
‘Ho vinto io’- spiega ripetendo le parole del sindaco- non significa volersi smarcare da Beppe Grillo e tantomeno rinnegarlo. Questo lasciamolo dire a Fiorello e a tutti i prezzolati dell’informazione e della politica sonoramente sconfitta! Non facciamo il loro gioco”.
(da “La Repubblica“)
argomento: Grillo, Politica | Commenta »
Maggio 23rd, 2012 Riccardo Fucile
PDL NEL CAOS: RESPINTE LE DIMISSIONI DI BONDI, ALFANO NON INTENDE AZZERARE I VERTICI… SILVIO ATTACCA LA STAMPA: “IL NUOVO PREDELLINO? NO UN ALTRO SGAMBETTO”
Quasi due ore di vertice a Palazzo Grazioli tra Silvio Berlusconi e lo stato maggiore del partito.
A via del Plebiscito arrivano, oltre al segretario Angelino Alfano, i coordinatori e i capigruppo del Pdl. Sul tavolo la crisi del Pdl . Accentuata dai disastrosi risultati elettorali .
Oltre alle prossime mosse per il futuro del partito il Cavaliere ha trovato sul tavolo anche le dimissioni di Sandro Bondi. “Io e Alfano le respingiamo”, ha detto il Cavaliere lasciando la riunione per volare a Bruxelles, dove è atteso al vertice del Partito popolare europeo.
Irato Alfano. “E’ in atto un tentativo chiaro di avvelenare i pozzi – dice il segretario del Pdl che nega l’ipotesi di un azzeramento dei vertici del partito – Non ci saranno smottamenti del gruppo dirigente”.
Papabile, però, l’amarezza di Bondi: “Mi dimetto non perchè reputi di avere delle colpe particolari, anzi sono persuaso di avere svolto il mio impegno con assoluta trasparenza, ma soprattutto per sottrarmi ad attacchi e denigrazioni personali che fanno parte della peggiore politica”.
Sulle annunciate novità (nuovo nome? nuovo partito?) l’ex premier resta abbottonato e se la cava con una battuta: “Un altro predellino? No, un altro sgambetto…”.
Poi, da Bruxelles, il Cavaliere torna a parlare: “Montezemolo l’ho visto una sola volta ma non può stare che con i moderati”. Arriva a questo punto l’attacco a Repubblica: “Non c’è assolutamente nulla all’interno del partito che corrisponda alla situazione dipinta da ‘Repubblica’, che sappiamo essere un giornale ostile al partito”.
Resterà in campo?, chiedono i giornalisti: “Questo me lo domando anche io”.
E il Pdl? “Stiamo ragionando su cosa fare, il risultato elettorale non mi ha sorpreso” continua, indicando nella scelta “degli alleati” di andare da soli “l’errore fondamentale” che ha portato al deludente esito.
Solo una battuta su Grillo: “E’ figlio dell’antipolitica. E’ una bolla che dà un segnale a chi fa politica”.
Battute del Cavaliere a parte la tensione nel Pdl resta alta.
Basta leggere le parole dell’ex ministro Claudio Scajola: “E’ andata malissimo, è tempo di cambiare”.
Per Scajola il risultato del Pdl alle elezioni amministrative “deve portare a una accelerazione dei moderati. Non possiamo aspettare”.
Per questo l’ex ministro propone di ricominciare da zero “con un nuovo soggetto politico, un’identità precisa e un progetto. Tornare tra la gente. Siamo stati chiusi per troppo tempo nelle nostre stanze”.
E al segretario del Pdl arriva l’appoggio di Fabrizio Cicchitto, capogruppo alla Camera. “Se non prendiamo coscienza che il problema fondamentale è quello della linea politica andiamo dietro solo a diversivi. Detto tutto ciò, reputiamo che Alfano sia la personalità politica in grado di portarci fuori da questa situazione di difficoltà “.
Ma un forzista della prima ora come Giancarlo Galan alza i toni: “Darei qualche consiglio a Berlusconi per uscire dal pantano: punto primo, cambiare nome al partito. Secondo: cambiare facce con giovani persone che abbiano la credibilità per sostenere . Punto terzo, un programma nuovo. Quarto: cambiare forma del partito pechè le tessere non vanno bene da noi. Infine parli con Montezemolo”.
Sarà , ma dall’ex An Altero Matteoli arriva una ricetta diversa: “Non so quale sarà la grande novità politica annunciata da Alfano, ma non è Montezemolo”.
(da “La Repubblica”)
argomento: Berlusconi, PdL | Commenta »
Maggio 23rd, 2012 Riccardo Fucile
IL NUOVO NOME: “UNITI PER L’ITALIA” O “Si-Amo L’ITALIA”, MA ANCORA NULLA DI DECISO…CASINI E MONTEZEMOLO CHIEDONO UN PASSO INDIETRO DEFINITIVO DEL CAVALIERE PER UN CONTENITORE CHE INCLUDA ANCHE I MODERATI
La sconfitta alle amministrative sollecita il cambiamento. 
Fatto di pulizia tra la nomenklatura per rigenerare il partito e tenere a galla il centrodestra.
Il Pdl è alla resa dei conti dopo la sconfitta dell’ultima tornata elettorale in cui ha perso 60 amministrazioni comunali, 8 delle quali capoluoghi di provincia.
Ne guidava in totale 98, ora gliene rimangono 34.
E Berlusconi pensa a come riformare il partito, tra liste civiche e vecchi nomi — incluso Angelino Alfano — che non riescono più a conquistare l’elettorato.
Il Cavaliere pare abbia intenzione di ripulire la classe dirigente del Pdl per trovare nuovi volti in vista delle politiche del 2013.
Volti che possano anche “bucare” lo schermo. Senza tralasciare la riorganizzazione della pianta organica, visto che Alfano verrà affiancato da un direttorio in cui, tra gli altri, ci saranno anche Lupi, Gelmini, Fitto, Frattini, Meloni e Calabria.
L’obiettivo della coalizione dei moderati non sortisce l’effetto sperato e mentre Santanchè auspica un ritorno di Berlusconi candidato premier, Casini e Montezemolo fanno sapere di non avere intenzione di aderire se l’ex premier non si impegna a fare un serio e definitivo passo indietro.
Eppure i sondaggi dicono che il Pdl potrebbe risalire al 24% se fosse di nuovo lui a guidarlo, risalendo di almeno 6 punti percentuali in più rispetto a oggi.
Ma il restyling questa volta non potrà essere solo apparente o altrimenti, come riconosce Isabella Bertolini, “rischiamo di sparire”.
Berlusconi è affascinato dal Movimento Cinque Stelle, che ha conquistato quattro comuni incluso Parma, anche se il modello americano dei “Tea party” rimane un punto di riferimento.
Vuole creare un nuovo contenitore ed è consapevole che la sua creatura politica stia evaporando.
Per il prossimo predellino sono in lizza due nomi, “Uniti per l’Italia” e “Si-Amo l’Italia”, ma i giochi sono ancora aperti.
E sabato a Pavia e Bologna si riuniscono i “rottamatori” del Pdl.
Nella città lombarda si terrà la convention “Formattiamo il Pdl” che chiede facce nuove e legalità nel partito ed è stata organizzata dal sindaco Alessandro Cattaneo. Nel capoluogo emiliano, invece, su iniziativa di Vittorio Pesato, unico consigliere della regione Lombardia che non è stato raggiunto da nessun avviso di garanzia, si svolgerà “Fuori”.
Un incontro voluto per chiedere ai dirigenti del centrodestra di uscire dal palazzo.
argomento: Berlusconi, PdL | Commenta »
Maggio 23rd, 2012 Riccardo Fucile
L’ASSASSINO HA LASCIATO PASSARE LE RAGAZZE DI UN ALTRO PULLMAN: “VOLEVA UCCIDERE QUELLE DI MESAGNE”
Il killer della strage davanti alla scuola Morvillo Falcone di Brindisi, aveva due telecomandi.
Uno per attivare l’innesco e far esplodere le tre bombole di gas, l’altro per bloccarlo. E li ha usati entrambi.
La mattina di sabato ha attivato una prima volta l’innesco, forse per provare se funzionava. Poi lo ha spento.
Quando è arrivato un primo pullman, partito da Erchie, è rimasto a guardare. Circa trenta studenti hanno sfiorato la morte senza saperlo: sono scesi avviandosi verso l’ingresso della scuola e lui li ha lasciati sfilare.
È stato solo poco dopo – quando davanti all’istituto si è fermato un secondo pullman, quello proveniente da Mesagne – che l’uomo apposto dietro il chiosco davanti alla scuola ha azionato il tasto del telecomando. Erano le 7.42.
Melissa e le sue amiche hanno avuto solo il tempo di fare pochi passi: le tre bombole del gas sono esplose investendole con una pioggia di schegge e avvolgendone alcune nelle fiamme.
È l’ultima ricostruzione fatta dagli investigatori, ormai convinti che il killer non abbia colpito alla cieca. “Voleva uccidere proprio le ragazze di Mesagne”.
Perchè? “Ancora non lo sappiamo, stiamo cercando di capirlo” rispondono.
Per questo molti genitori degli studenti di Mesagne iscritti all’istituto Morvillo Falcone sono stati sentiti dal gruppo interforze di carabinieri e polizia che mai come prima d’ora stanno collaborando senza rivalità .
Tutti concentrati a catturare nel tempo più rapido possibile quell’assassino a cui danno la caccia anche decine di agenti dei servizi segreti inviati dall’Aisi a Brindisi.
Ognuno ha un settore da scandagliare, nessuna pista viene tralasciata anche se quella privilegiata, come testimoniano i numerosi interrogatori di questi giorni, è quella di un uomo esperto di elettrotecnica, in grado di confezionare un ordigno e un sistema di innesco come quelli che hanno provocato la morte di Melissa.
Si cerca un collegamento tra la scuola Morvillo Falcone e il paese di Mesagne.
Nelle ultime ore sono stati ascoltati dagli inquirenti quattro tra insegnanti e dipendenti della scuola. E ieri sera è circolata la voce secondo la quale ci sarebbe un nuovo supersospettato, abitante nella provincia di Brindisi.
Gli investigatori hanno anche rintracciato e interrogato il re del contrabbando pugliese, Francesco Prudentino, più noto come “Ciccio la busta”, che ha rinunciato ad essere sentito davanti al suo avvocato di fiducia: “Non ne ho bisogno, non ho niente a che vedere con quella bestia. Se avessi la possibilità di prenderlo lo ammazzerei” ha detto lui alla Gazzetta del Mezzogiorno.
Gli investigatori stanno cercando poi l’eventuale complice dell’uomo che ha schiacciato il pulsante.
È stato rintracciato un giovane, un topo d’appartamenti, che nella notte di venerdì scorso era stato captato dalle telecamere mentre cercava di portarsi via il cassonetto dove il killer aveva piazzato le tre bombole di gas.
“Poi ci ho rinunciato – ha detto il ladro – e sono andato via”. Gli inquirenti hanno anche setacciato tutti i rivenditori di bombole di gas di Brindisi. Ma quelle utilizzate per la strage sono state comprate altrove: gli esperti della scientifica hanno trovato i marchi di fabbrica e nessuna bombola di quel tipo si trova nella città pugliese.
“Stiamo vagliando tutte le ipotesi” dice il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso.
Che aggiunge: “Non dobbiamo nè possiamo anticipare giudizi. Non sappiamo ancora se si tratta di una mente lucida o di un folle”.
Francesco Viviano
(da “La Repubblica“)
argomento: criminalità | Commenta »
Maggio 23rd, 2012 Riccardo Fucile
NEL VENTESIMO ANNIVERSARIO DELLA STRAGE DI CAPACI, STUDENTI DI OGNI ETA’ IN VIAGGIO PER PALERMO… A BORDO ANCHE ALCUNE COMPAGNE DI MELISSA
“In.. Capaci di dimenticare”. “La mafia uccide. Il silenzio pure”. 
Decine di scritte come queste colorano i cartelli dei 2600 studenti a bordo delle due Navi della Legalità che da Civitavecchia e da Napoli raggiungeranno Palermo, dove domani si svolgeranno le manifestazioni per ricordare il ventesimo anniversario delle stragi di Capaci e di via D’Amelio .
Un “viaggio della Legalità ” organizzato dalla Fondazione Giovanni e Francesca Falcone e dal ministero dell’Istruzione per dire “no a tutte le mafie”.
I ragazzi indossano magliette bianche con stampata una frase di Falcone: “Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini”.
Prima della partenza, sulle facciate della navi, sono state srotolate le gigantografie di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
A bordo, ragazzi di tutte le età , dalle elementari alle superiori, arrivati da 250 scuole di tutta Italia.
Nessuno di loro era nato, 20 anni fa, quando Falcone e Borsellino vennero assassinati. Ma – dicono gli organizzatori – sulle loro gambe continueranno a vivere quelle idee di cui parlava Falcone. Idee che neanche la mafia può uccidere.
Perchè l’obiettivo di questo viaggio è proprio questo: tramandare di generazione in generazione la cultura della legalità e l’impegno a contrastare tutte le mafie.
Con i ragazzi viaggeranno anche il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo, il procuratore nazionale Antimafia Piero Grasso e il fondatore di Libera Don Luigi Ciotti.
Piero Grasso farà il viaggio con il nipotino Riccardo. “Non abbiate paura – ha detto agli studenti – tutti insieme dobbiamo vincere quella paura che volevano metterci”.
Chi era Giovanni Falcone? Lo chiediamo ai bambini che stanno per imbarcarsi sulla nave della Legalità in partenza da Civitavecchia.
“Una persona che non dobbiamo dimenticare” – risponde Serena, 9 anni – Siamo qui per non scordarlo mai”.
“Falcone ci ha insegnato che la mafia va combattuta – aggiunge Pietro, 10 anni – e questo è il nostro modo per lottare”.
Prima di salpare è stato osservato un minuto di silenzio per Melissa, la studentessa uccisa nell’attentato di Brindisi.
A bordo ci sono anche alcuni suoi compagne di classe: “Ora non lasciateci soli – dicono Aurora e Chiara – vogliamo ricordarla. Dobbiamo parlarne ogni giorno. E vogliamo risposte”.
Con loro hanno portato uno striscione: “Melissa è con noi”.
Valeria Teodonio
(da “La Repubblica“)
argomento: mafia | Commenta »
Maggio 23rd, 2012 Riccardo Fucile
IL PD AL 26,7% IN PRIMA POSIZIONE… CRESCONO ANCHE VERDI E FDS, IN CALO UDC, SEL, LEGA, FLI E LA DESTRA… I CINQUESTELLE VOTATI PER LA DELUSIONE VERSO I PARTITI TRADIZIONALI
Il sondaggio curato da Ipsos e reso noto da Ballaro’ riserva parecchie sorprese, ecco i risultati:
.


.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
….
…
.
.
.
.
.
.
.
Si tratta di dati su cui i partiti tradizionali non potranno non riflettere., soprattutto in vista delle elezioni politiche in programma tra non più di otto mesi.
.
argomento: elezioni | Commenta »
Maggio 23rd, 2012 Riccardo Fucile
DOPO LA BATOSTA DELLE AMMINISTRATIVE, SILVIO VUOLE RIPRENDERE LE REDINI DEL CENTRODESTRA…ANNULLATO IL VERTICE DI IERI PER EVITARE L’INCONTRO CON I COLONNELLI… ALFANO COMMISSARIATO
“Il Pdl è finito. Il Pdl non è più il mio partito”. Palazzo Grazioli non è più il cuore del centrodestra italiano. In un giorno si è trasformato in un bunker. Nel quale Silvio Berlusconi si è rinchiuso. Paralizzato non tanto dalla sconfitta elettorale, quanto dalla consapevolezza che il suo progetto politico sta effettivamente evaporando.
L’ex premier ammette che la sua creatura ha ormai concluso un ciclo vitale. “Basta con questa struttura senza senso, con questi coordinamenti, con questi congressi. Dobbiamo imparare da Grillo”.
E inventare un nuovo contenitore. “Solo io posso guidarlo”. Una sorta di mossa del cavallo per provare a invertire il trend che contempla anche la necessità di mettere sul tavolo l’ultima carta spendibile: un’intesa sulla riforma elettorale con il Pd per il doppio turno.
Nella speranza di sparigliare e aprire un cantiere. “Cambiamo gioco e vediamo che succede”.
Nell’ultima trincea berlusconiana, però, solo pochissimi riescono ad avvicinarsi. Gianni Letta, Fedele Confalonieri, Paolo Bonaiuti.
Gli altri restano lontani. Il Cavaliere si sente solo, accerchiato. Soprattutto non in sintonia con il suo partito e con una debacle senza precedenti.
Ha voluto deliberatamente sconvocare il vertice fissato ieri per evitare l’incontro con i “colonnelli” del suo “ex partito”. Il timore che lo scontro potesse degenerare in una guerra totale termonucleare ha preso il sopravvento.
Del resto, il Popolo delle libertà non solo è stato sospinto verso il baratro dell’estinzione dall’ultima tornata amministrativa, ma è diventato una polveriera con la miccia già innescata.
La battaglia interna è ormai il più classico “tutti contro tutti”. “Il problema – si sfoga l’ex ministro Andrea Ronchi – è che nessuno sa più cosa succede. Non c’è una rotta. Tutti pensano che un’era sia finita”.
E già , l'”era berlusconiana”. La sua conclusione sta provocando non solo l’inabissamento di questo centrodestra, ma sta costringendo i suoi adepti a lottare per la sopravvivenza e a immaginare un percorso per salvarsi.
Anche a scapito dei “colleghi” di partito.
Gli ex An di La Russa e Matteoli contro le colombe di Frattini e Gelmini. Verdini e Alfano contro la Santanchè.
Gli uomini del nord come Formigoni contro quelli del sud come Fitto.
A livello locale è ancora peggio. Il terreno frana nelle regioni settentrionali e il gruppo dirigente intermedio parte alla rincorsa di Casini e di Grillo.
In quelle meridionali la confusione è anche maggiore. Con i big locali sprovvisti di qualsiasi sponda, anche ipotetica.
Una babele di voci e posizioni ormai incontrollabili. Che inseguono un destino già segnato: la fine del Pdl.
Un orizzonte, però, che Berlusconi sembra voler anticipare. Affranto, demoralizzato come non mai, tra lunedì sera e ieri si è lasciato andare a più di uno sfogo. “Bisogna cambiare tutto. Basta con questo partito fatto di coordinamenti, tessere, congressi. Questo non è più il mio partito”. Una scelta in parte dettata dalla disperazione. Dalla consapevolezza di non poter fare altrimenti.
I contatti con Casini e Montezemolo ci sono stati. Ma l’esito è stato a dir poco drammatico.
“Vogliono che Berlusconi non si candidi nemmeno in Parlamento per fare un accordo con noi – sbotta Gaetano Quagliariello – ma questa non è una resa. E’ l’umiliazione”. Un percorso senza alternative, dunque.
“Se avessimo fatto già in questa occasione le liste civiche – è il rimprovero che Berlusconi muove al suo stato maggiore – staremmo parando di un’altra storia. E invece La Russa mi diceva che bisognava strutturare il partito, Angelino che disorientavamo. Ecco, invece, così abbiamo orientato. Bel capolavoro”.
Giudizi che la dicono lunga su quel che l’ex premier pensa dei suoi “coordinatori”. Che adesso vuole azzerare. Compreso il suo “figlioccio” Angelino, nei confronti del quale non risparmia nulla: “Purtroppo non esiste. Ci sono solo io. Solo io posso salvare. Solo io posso candidarmi come leader. E lo farò, credetemi”.
Il Pdl, nato solo tre anni fa, sembra ormai solo un ricordo. E anche la sua classe dirigente appare avvolta da una nuvola che li rende indistinti. Tutti travolti da un vento che soffia in primo luogo contro il centrodestra. E in qualche modo lo stesso Cavaliere ne prende atto.
Nel suo bunker il crollo del Popolo delle libertà perde ogni contorno.
Chi gli parla lo descrive assillato da troppe idee e troppo diverse. Eppure su un punto non ha dubbi: “I moderati in Italia non ci sono più. Dove sono? Tutti e tutto è radicalizzato. Perchè noi dovremmo fare i moderati? Casini non vuole venire con noi? Bene. I fascisti si vogliono tenere il partito? Meglio, si tengano il Pdl”.
A suo giudizio, però, se quello che è stato il centrodestra si può salvare, non è con il partito nato dalla fusione di An e Forza Italia.
Serve qualcosa di nuovo. Cosa? Questa volta nemmeno i focus group cui Berlusconi spesso ricorre gli offrono una risposta netta. Nella testa gli ronza sempre il modello dei “Tea party” americani. Ma nello stesso tempo è attratto dall’esempio grillino. “Quel Grillo piace – ha scandito destando non poca sorpresa nei suoi interlocutori – dovrebbe essere uno di noi. O meglio dovremmo essere noi come lui. La gente vuole quello. Vuole sentire quelle cose e non i congressi e i coordinamenti. Ma secondo voi a Parma chi ha fatto vincere il grillino? Noi, i nostri elettori”.
Ma per inseguire il paradigma “Cinque stelle”, deve sparigliare.
Con un problema non da poco. Le carte per farlo non sono ancora nelle sue mani.
Nei prossimi giorni, però, una prima mossa intende compierla: aprire alla riforma elettorale a doppio turno.
Per dare un segnale ai suoi elettori, aprire un fronte di alleanze non troppo vincolante con la Lega e i centristi. E soprattutto provare a “salvarsi e salvare il suo schieramento” attraverso un patto con il “nemico”: con il Partito Democratico.
Un tentativo estremo. Che, con ogni probabilità riceverà una risposta negativa da parte di Bersani.
Ma nel frattempo l’immenso campo elettorale del centrodestra continua a essere sguarnito. Disponibile per chi voglia ararlo come accadde proprio nel 1994 dopo la fine della Democrazia cristiana.
Claudio Tito
(da “La Repubblica“)
argomento: Berlusconi, PdL | Commenta »
Maggio 23rd, 2012 Riccardo Fucile
L’AGRICOLTURA EMILIANA E’ IN GINOCCHIO…DISTRUTTO IL 10% DI PRODUZIONE ANNUA DEL PARMIGIANO REGGIANO…UNA STIMA DI 200 MILIONI DI DANNI
“Nel mio magazzino ci sono 32mila forme di Parmigiano Reggiano rovinate a terra. È un disastro, il lavoro di due anni buttato via.
Come quando si preparano i soldati per la guerra e poi la guerra arriva e i soldati non ci sono. Ci sarà un buco nel mercato, non possiamo inventarci il formaggio di 24 mesi se non c’è più”.
In mezzo ai danni, alle centinaia di milioni di euro di danni stimati che il terremoto ha provocato ad agricoltura, allevamenti, prodotti dop come il prosciutto di Parma o Modena o al lambrusco e alle aziende di ortofrutta tra Modena, Ferrara, Mantova e Bologna, Dante Caretti, presidente della “Coop Sant’Angelo” di San Giovanni in Persiceto, 70 anni, guarda costernato dentro il suo magazzino di stagionatura dove prima brillavano in bell’ordine, fino a sette metri in altezza, le forme perfette di formaggio, sulle scaffalature che qui in provincia di Bologna chiamano “scaloni” e a Modena “scalere”.
Quell’ordine perfetto e profumato si è accartocciato alle 4.03 di domenica mattina e ora c’è un impasto di tavole, tralicci e forme rovesciate e spezzate.
“Ci vorranno venti giorni per tirare tutti quei formaggi fuori di lì e più tempo passa più si ossidano e perdono valore. Ma io non rottamo il mio lavoro. È come quando il portafoglio ti cade per terra e lo devi pur raccogliere”.
Con la saggezza Caretti cerca di sconfiggere la malasorte, quella che ha colpito aziende come la Coop Italfrutta di San Felice sul Panaro, dove a una settimana dalla raccolta dei meloni fa i conti con strutture crollate e lesioni alle celle frigorifere, o come l’azienda di pere, mele e cereali di Mirko Tartari a Sant’Agostino nel ferrarese, dove il sisma ha distrutto il tetto del fienile incluso l’impianto fotovoltaico, costato un anno fa 140mila euro.
Perchè il terremoto non ha fatto cadere solo torri, vecchi municipi, capannoni industriali e vecchie costruzioni, come l’ex salumificio Bellentani di Finale Emilia “che una volta sfamava tutto il paese”.
Il terremoto ha buttato a terra l’agricoltura, gli allevamenti e i caseifici in questo spicchio di pianura padana ancora impaurita dalle scosse a ripetizione.
Per rimanere al formaggio che da queste parti è come l’oro, il consorzio del Parmigiano Reggiano ha fatto i primi calcoli: 170mila forme cadute nei caseifici tra Bologna e Modena, 130mila in provincia di Mantova. La perdita corrisponde a quasi il 10 per cento della produzione nazionale di un anno, che è di oltre 3 milioni di forme.
Vanno poi aggiunte altre 120-130mila forme di Grana Padano.
“Come facciamo a non essere preoccupati? Abbiamo subito un danno di almeno 80 milioni di euro – dice Giuseppe Alai presidente del Consorzio del marchio Parmigiano Reggiano – il prodotto stagionato serve a ripagare di tutti i costi della trasformazione del latte e viene così a mancare la risorsa principale. Il terremoto è stato destabilizzante, speriamo che le regioni e il governo facciano qualcosa. Questi caseifici, se non vengono aiutati, sono falliti, destinati alla chiusura”.
Il formaggio potrà essere trasformato, per esempio fuso, ma con una enorme perdita di valore.
La Coldiretti stima un danno di duecento milioni di danni in tutti i settori agricoli e dell’allevamento solo per i propri iscritti, ma ci sono poi le aziende delle altre associazioni di allevatori e agricoltori e le cooperative.
Le aziende agricole che hanno denunciato danni sono certamente più di mille nelle quattro province e soltanto nella zona terremotata in provincia di Modena si stima che appena un’azienda su cinque sia rimasta illesa.
Maurizio Gardini, presidente di Fedagri che rappresenta il 75 per cento delle Coop agricole, pari a una produzione di 25 miliardi di euro, lancia l’allarme e chiede aiuto al governo: “Chiederemo anche la sospensione dei pagamenti dell’Imu. Dei mutui in scadenza, degli oneri previdenziali almeno per il 2012”.
Case coloniche, serre, stalle, impianti fotovoltaici, fienili, trattori e centraline di irrigazione, tettoie e animali imprigionati e stressati dalle onde d’urto del terremoto: i danni riguardano un po’ tutto. “Non è possibile quantificare, solo dire che sono danni ingentissimi”, dice Alberto Zinanni, vicedirettore della Coldiretti di Modena, che porta a visitare l’allevamento di suini di Gaetano Veronesi, uno che porta avanti da tre generazioni la tradizione di famiglia dei maiali per il Parma e il San Daniele.
“Qui facciamo tutta la produzione a ciclo chiuso, dalla fecondazione alla braciola, compresi mangimi fatti in casa e quindi non sarà facile venirne fuori. Tre capannoni su sette sono lesionati o crollati del tutto, dove li metto ora i maialini delle trecento scrofe in gestazione?”.
Veronesi fa anche un salame dop di Finale, sono soltanto in cinque a farlo qui, e ora guarda l’ammasso di maiali morti e accatastati in mezzo alle rovine di una porcilaia.
“In una azienda come questa che produce 6.000 suini, poche decine di capi perduti non cambia nulla, il problema sono le strutture. Se ne manca una, salta tutta la filiera”.
Ma nemmeno Veronesi è uno che si arrende: “Il lavoro è come una donna, bisogna amarlo. Vedremo chi la vince. Il terremoto mi ha fatto paura, ma il futuro no”.
Anche gli agriturismi sono inagibili, come il Santa Maria di Massa Finalese, chiuso per le lesioni al tetto del fienile sotto il quale non si può rischiare di far andare nessun ospite.
“Il tetto l’avevo rifatto da pochi anni, ora vanno tirate giù tutte le tegole per risistemare le colonne portanti”.
Tutti ora chiedono aiuti.
Ammette il vicedirettore di Coldiretti: “Dobbiamo ancora studiare l’iter delle procedure, vedere cosa fare. Qui danni del genere in agricoltura non ne abbiamo mai avuti. Era l’unica cosa in cui non avevamo esperienza”.
Luigi Spezia
(da “La Repubblica“)
argomento: denuncia, economia, terremoto | Commenta »