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LA “NOVITA’ POLITICA” DEL PDL: PRESIDENZIALISMO SUL MODELLO FRANCESE

Maggio 25th, 2012 Riccardo Fucile

BERLUSCONI: “CANDIDATO AL QUIRINALE SE LO CHIEDE IL PARTITO”

Elezione diretta del presidente della Repubblica. Questa la carta che Silvio Berlusconi ha estratto dal cilindro nel corso della conferenza stampa nella sala Koch del Senato, indetta dal segretario del Pdl Angelino Alfano e dal leader del partito, per annunciare la «grande novità  politica» promessa nelle scorse settimane.
«Questa possibilità  – ha detto Berlusconi – è stata oggetto di molte discussioni e incontri».

PRESIDENZIALISMO  
«Siano i cittadini stessi a decidere con il loro voto il presidente della Repubblica», ha proposto Berlusconi. «Vogliamo continuare a essere nella situazione di Atene, un Paese ingovernabile, o di Parigi in cui in pochi giorni i cittadini hanno visto formarsi un governo, andare il Presidente a rappresentare con Francia e Germania, e poi al G8 con Obama?».
«La risposta è ovvia – ha detto – perchè non profittare della prossimità  della fine legislatura; della scadenza di un eccellente presidente repubblica; e terzo della riforma della Costituzione dalla prossima settimana in Senato. Ci sono i tempi, noi presenteremo l’articolato all’aula del Senato come emendamento».

LAPSUS
La parola è poi passata al segretario del Pdl, Angelino Alfano, che ha spiegato nei dettagli «il desiderio di approfondire quello che da 30 anni si è portato sui tavoli della riforma costituzionale e cioè la possibilità  che i cittadini a decidere il presidente della Repubblica».
Una novità  che prenderà  la forma di un emendamento del Pdl al testo per le riforme istituzionali, che la prossima settimana approderà  nell’aula del Senato.
E nella foga dell’annuncio di quella che ha definito «la più grande modernizzazione del sistema italiano», aggiungendo «che ci muoviamo nella logica dell’ora o mai più», Alfano è incappato in un lapsus»: «Come dice il presidente Repubblica, volevo dire il presidente Berlusconi…», ha detto il segretario.

CANDIDATURA

Alla domanda di un giornalista sulla sua candidatura al Quirinale, Berlusconi ha risposto: «Farò quello che mi chiederà  il Popolo delle Libertà ». «Ci sono delle responsabilità  che non si possono ignorare», ha aggiunto l’ex premier.

PRIMARIE
Alfano ha specificato che la proposta elaborata dal Pdl prevede le primarie per i candidati a Presidente della Repubblica. E ha sottolineato che «la proposta rimette al centro i cittadini e intende dare loro la possibilità  di decidere direttamente il candidato Presidente e di portare fuori il nostro Paese dalle secche dell’impossibilità  di governare».

(da “Il Corriere della Sera“)

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CORCOLLE, L’ASSURDA DISCARICA BOCCIATA DAL GOVERNO: SI DIMETTE PECORARO

Maggio 25th, 2012 Riccardo Fucile

LA PROPOSTA DEL SITO PER IL DEPOSITO DEI RIFIUTI, VICINO A VILLA ADRIANA, ERA STATA SOSTENUTA DALL’EX COMMISSARIO DEL GOVERNO BERLUSCONI

La discarica di Corcolle a Roma non si farà  più. E Giuseppe Pecoraro, commissario per l’emergenza rifiuti a Roma, si è dimesso e il governo ha affidato l’incarico a Goffredo Sottile.
Si è deciso tutto questa mattina, prima del Consiglio dei Ministri, quando si è svolta una riunione tra Monti, Ornaghi, Clini e Catricalà .
Il governo appariva diviso prima dell’inizio del consiglio di ministri, che aveva tra i punti all’ordine del giorno la discussione sulla scelta di Pecoraro. Poi è arrivato il comunicato delle dimissioni ufficiali.
”Con nota di ieri — si legge in una nota di questa mattina di Palazzo Chigi — , il Prefetto Giuseppe Pecoraro ha ritenuto di confermare le sue dimissioni dall’incarico di Commissario delegato per il superamento dell’emergenza ambientale nel territorio della provincia di Roma”.
Il Consiglio dei Ministri riconosce “al Commissario di aver agito con assoluta correttezza, nel rispetto delle procedure, e con lodevole impegno personale” ma accantonata l’ipotesi di Corcolle, ricorda “l’estrema urgenza di procedere all’individuazione del sito della discarica necessaria a dare soluzione al problema della gestione del ciclo integrato dei rifiuti della Capitale, il Consiglio dei Ministri ha deciso di conferire l’incarico al Prefetto Goffredo Sottile”.
La proposta di Corcolle come nuova discarica di Roma era stata sostenuta da Pecoraro, nella sua qualità  di commissario straordinario, su nomina del governo Berlusconi.
Già  un mese fa il ministro dell’ambiente Clini aveva stilato una lista di possibili siti per accogliere le 5000 tonnellate di rifiuti prodotti dalla capitale, da attivare dopo la chiusura di Malagrotta. Corcolle e San Vittorino — due ex cave alle porte di Roma — erano state indicate come non idonee dai tecnici del ministero per l’ambiente.
Per Clini il miglior sito era Monte Carnevale, che ha ricevuto, però, un parere negativo dal ministero della Difesa, a causa della presenza nella zona del centro interforze dei servizi di sicurezza.
La palla era ritornata al prefetto Pecoraro, che aveva riproposto la sua scelta dello scorso ottobre, la zona di Corcolle.
L’ex cava dista poco più di un chilometro dal muro di cinta della villa di Adriano e — secondo le informazioni raccolte dai comitati — si trova sopra alcune importanti falde acquifere.
Nei giorni scorsi la scelta del prefetto di Roma aveva trovato la netta opposizione del ministro per i beni culturali Ornaghi, che ieri a sorpresa si è recato nella zona per un sopralluogo.
Clini ieri si era detto convinto sulla possibilità  di evitare la realizzazione della nuova discarica nei pressi di villa Adriana.
Un governo che oggi appariva diviso prima dell’inizio del consiglio di ministri, che aveva tra i punti all’ordine del giorno la discussione sulla scelta di Pecoraro.
A difendere il prefetto ieri spiccava in prima fila il governatore del Lazio Renata Polverini, che garantiva l’assenza di “problemi ambientali” per la realizzazione della nuova discarica a Corcolle.
Ieri in serata era poi arrivata al premier Monti una lettera di Manlio Cerroni, l’imprenditore dei rifiuti che ha ancora oggi mantiene il monopolio della gestione nella capitale: “Oggi il mio dovere è informarla che la discarica di Corcolle, a parte tutte le polemiche, considerazioni e motivazioni, non risolve il problema di Roma — si legge nella lettera di Cerroni — perchè Roma ha bisogno di una discarica alternativa a Malagrotta, che sia in grado di ricevere i rifiuti indifferenziati (cioè non trattati) e anche quelli trattati per almeno tre anni”.
In sostanza il gestore di Malagrotta ha voluto riproporre il modello romano, basato sulla discarica e sullo sversamento dei rifiuti “non trattati”.
Una scelta che si contrappone alle indicazioni europee.
Dura la critica arrivata dal governo nei confronti degli enti locali coinvolti nella scelta del nuovo invaso romano.
In Consiglio dei ministri ha prevalso la tesi di Corrado Clini, che ha evidenziato la “responsabilità  cronica delle Amministrazioni competenti non in grado di assumere decisioni adeguate e misure efficaci ad assicurare il rispetto delle direttive europee e delle leggi nazionali in materia di gestione dei rifiuti”.
Una critica che era apparsa già  chiara durante la conferenza stampa di venti giorni fa, quando il titolare dell’ambiente aveva reso pubblica la lista dei siti alternativi a Corcolle.
Subito dopo la decisione del Consiglio dei ministri Giuseppe Pecoraro ha rassegnato le dimissioni da commissario straordinario. Al suo posto il governo ha nominato il prefetto Goffredo Sottile.
Per il nuovo commissario la sfida contro il tempo per evitare un’emergenza in stile campano a Roma inizia già  dalle prossime ore.
La proroga concessa alla discarica di Malagrotta scade a fine giugno e — secondo quanto aveva assicurato il ministro Clini — sarà  possibile ottenere un rinvio solo di pochi mesi.
La discarica di Corcolle sarebbe stato un progetto da 300 milioni di euro l’anno. Pecoraro ne affidò la valutazione a un suo vecchio amico di Palma Campania, Luigi Sorrentino, e a un suo consulente personale: Pietro Moretti della Cidiemme.
La risposta positiva arrivò in 24 ore. In questi mesi, Giuseppe Pecoraro ha ottenuto la fiducia del mondo della politica, inclusa quella del presidente della provincia di Roma Nicola Zingaretti.
Per mesi ha rilasciato dichiarazioni dalle quali traspariva una situazione di emergenza a Roma, in cui le forze dell’ordine sarebbero state disposte a intervenire: “Siamo in una situazione tipo quella di Napoli — aveva detto. e prenderò provvedimenti contro chi ci farà  andare in emergenza”.
Pecoraro era stato coinvolto anche nella vicenda della P4 di Bisignani.
A leggere l’interrogatorio dei pm al faccendiere, Pecoraro esulava dai suoi compiti di controllo dispensando consigli su parchi giochi in zona Valmontone (Rainbow Magicland) che non si sarebbero dovuti costruire, ma vennero edificati ugualmente in spregio a legge e vincoli: “Il Pecoraro, sapendo che ero buon amico di Angelo Rovati mi disse che lo stesso, interessato a tale opera, avrebbe avuto problemi e che lui non avrebbe mai potuto autorizzare l’apertura per problemi di viabilità  legati all’Autostrada A1”.

Andrea Palladino
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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QUANDO LUSI PAGAVA TUTTI: ECCO I VERSAMENTI DELL’EX TESORIERE

Maggio 25th, 2012 Riccardo Fucile

FRANCESCHINI, LETTA E FIORONI RIMBORSATI FINO AL 2012… I DOCUMENTI SUL TAVOLO DEI PM: FONDI DESTINATI ANCHE A RUTELLI, BIANCO, MARINI E GENTILONI

Rutelli, Bianco, Letta, Fioroni, Franceschini, Gentiloni, Marini: dai conti della Margherita gestiti dall’ex tesoriere Luigi Lusi hanno attinto praticamente tutti i vertici del partito nel periodo compreso tra il gennaio 2009 e il febbraio 2012.
Quello che fino a ieri era solo la parola di un “ladro” e “corruttore”, come è stato definito dai suoi ex colleghi di partito, ora ha preso forma in documenti ufficiali consegnati ai pm di Roma, Alberto Caperna e Stefano Pesci.
I resoconti dettagliati sono finiti sui tavoli degli inquirenti solo due giorni fa, quando è stata sentita Francesca Fiore, che si è definita la “segretaria particolare” dell’ex senatore.
La donna ha consegnato ai magistrati una chiavetta usb con i file excel dei bonifici disposti da Lusi.
Dei soldi che sono usciti dal 2009 al febbraio del 2012 ha segnato tutto: chi ne era il beneficiario, ma anche chi andava a ritirarli e, ovviamente, casuale e relativi importi. E da una prima lettura, la documentazione (di cui i pm dovranno ora verificare la veridicità  attraverso le ricostruzioni dei movimenti bancari) conferma quello che Lusi ha dichiarato anche in giunta per le autorizzazioni del Senato.
Ha tirato in ballo Enrico Letta, Giuseppe Fioroni, Paolo Gentiloni, Rosy Bindi, Dario Franceschini affermando di aver pagato fatture a questi esponenti del partito.
Molte voci, bisogna dirlo, sono relative al 2009 e quindi sono configurabili come rimborsi per spese elettorali o relative a “prestazioni di stampa o connesse a scadenze elettorali”, come ha affermato a verbale Francesca Fiore.
Ma i conti registrati dalla segretaria di Lusi arrivano fino a febbraio del 2012, quando l’allora tesoriere lascia l’incarico e la gestione dei conti.
Così i dati relativi all’ultimo anno sono riferibili esclusivamente al primo mese.
Fioroni nel 2010 percepisce circa 180 mila euro tra “rimborsi vari” e “noleggio automezzo”.
Un valore nettamente superiore rispetto a quello registrato nel 2012, dove per “spese telefoniche” vengono percepiti 204 euro.
Dario Franceschini invece nel 2010 ha ricevuto 162.230 euro e nel 2012 solo 583 euro.
A Paolo Gentiloni vanno 72.283 euro per il 2010, 38 mila nel 2011 e 3.154 nel 2012. C’è poi Enrico Letta, con i suoi 132 mila euro percepiti nel 2010 e 1.680 nel 2012.
Il file con le voci relative a Francesco Rutelli, è danneggiato e visibile solo in parte.
Si legge il dato del 2010: il totale è di 900 mila euro.
I documenti saranno letti con attenzione dai magistrati.
Si dovrà  comprendere anche perchè Lusi disponesse questi pagamenti fino a febbraio del 2012, ciò quando la Margherita non esisteva più.
Dopo aver tirato in ballo tutti, sempre in giunta, Lusi aveva affermato di aver pagato “per le loro attività  politiche, non direttamente ma attraverso loro intermediari”. Aggiungendo di aver escluso finanziamenti a Pierluigi Castagnetti e Franco Marini, che avevano costituito l’Associazione dei Popolari.
Anche se pure Marini figura nei file excel. Nel 2009 riceve 55 mila euro, mentre nell’anno successivo il valore è uguale a zero.
La segretaria di Lusi dice anche altro.
Ai pm afferma che “negli ultimi due anni (Lusi, ndr) mi iniziò a passare alcune fatture che dovevano essere “riviste” da lui.
Ad esempio verificava se l’Iva veniva indicata al 20% o al 4% (che è l’aliquota per l’attività  politica) o se era precisa l’indicazione.
Era lo stesso Lusi a dare le indicazioni per le fatture che non andavano direttamente alla contabilità ”.
Poi conferma l’esistenza dell’accordo tra rutelliani e popolari.
E ricostruisce: “Tutto nasce con le europee 2009, quando Lusi mi parlò della necessità  di trattare alcune spese distinguendole dal resto in quanto rimborsi della politica. Verso il 2010 o il 2011 Lusi mi disse che occorreva essere precisi anche nelle imputazioni delle fatture ai vari soggetti autorizzati a spendere, perchè c’era un accordo per suddividere le spese in termini di 60/40.
Non ricordo chi aveva il 60 e chi il 40 per cento”.
E ancora: “Bianco, Bindi, Bocci, Fioroni, Franceschini, Letta e Marini erano popolari. E Gentiloni, Renzi e Rutelli, invece rutelliani.
Conoscevo alcune persone che venivano per conto dei singoli politici”.
Infatti a ritirare quei rimborsi non erano direttamente i politici nominati, ma loro persone di riferimento.
“Per Bindi veniva o la segretaria o un certo Paolo; per Bocci veniva il suo assistente Paolo Martellini e a volte forse lo stesso Bocci; per Marini c’è ben poco; per Fioroni me le dava di solito lo stesso Lusi o Iannuzzi che mi portava le fatture in busta chiusa; Franceschini non è mai venuto e veniva Giacomelli; per Letta non è mai venuto, credo se ne occupasse Lusi.
Quanto a Rutelli le fatture me le dava Lusi; si trattava più che altro di rutelliani, come Milana e anche Renzi, per il quale veniva un certo Gavini, suo mandatario elettorale”. Tutti pagamenti disposti tramite bonifici.
Ma giravano anche soldi in contante che, spiega Fiore, “veniva usato solo per i regali in occasione delle festività  o per qualche compleanno o simili.
Si trattava solo di regali che faceva lui (Lusi, ndr). Gli importi erano alti, un po’ meno di 10 mila al mese.
Per Natale assai di più, solo di enoteca saranno stati 30 mila euro.
I destinatari erano politici, specialmente abruzzesi o a lui legati, come Fioroni e Rutelli. Fuori dalla politica potevano essere i parenti e gli amici”.
Una testimonianza che potrebbe rivelarsi importante al fine dell’inchiesta.
Ma, secondo la Margherita, quando dichiarato da Fiore “conferma ciò che abbiamo sempre detto: la piena separazione tra le spese politiche, assolutamente ordinarie e legittime, e le malversazioni del tesoriere”.
I vertici dei Dl hanno così commentato con una nota le rivelazioni sottolineando che “gli accertamenti sulla cassa hanno confermato neppure i più stretti collaboratori del tesoriere erano a conoscenza del reale ammontare dei suoi prelievi”.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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MINACCE ALL’AFRONAPOLI: “NO AL TROFEO O DENUNCIAMO I VOSTRI EXTRACOMUNITARI”

Maggio 25th, 2012 Riccardo Fucile

LA SQUADRA COMPOSTA DA CALCIATORI MIGRANTI HA VINTO IL CAMPIONATO AICS PER UN’IRREGOLARITA’ DEGLI AVVERSARI CHE, PER RIPRENDERSI IL TITOLO, LI AVREBBERO MINACCIATI DI SEGNALARE IN QUESTURA I NOMI DEI CLANDESTINI

Si chiama AICS, acronimo di Associazione Italiana Cultura e Sport, e dovrebbe promuovere valori sociali e culturali.
E’ il volontariato dello sport italiano, sulla carta lontano anni luce dai brogli, dagli illeciti e dalle combine che negli ultimi anni hanno falsato i tornei professionistici nazionali.
E invece nell’Italia di Calciopoli neanche gli amatori sono al riparo da accuse e polemiche. Almeno non a Napoli.
Campionato provinciale di calcio a 11, finale del torneo.
A sfidarsi sul campo le due squadre regine della fase a gironi: l’AfroNapoli United, prima con uno score da record — diciotto vittorie su venti partite, 104 reti fatte e solo 19 subite (guarda il video) — e l’ASD Campania, seconda in classifica staccata di quattro lunghezze. Non tantissime, ma abbastanza per far dormire sonni tranquilli al coach Antonio Gargiulo.
Per lui, che due anni fa ha fondato l’AfroNapoli con l’obiettivo di offrire ai migranti che vivono a Napoli un’opportunità  di integrazione e di riscatto sociale, vincere il campionato provinciale e partecipare alle finali nazionali di Brescia sarebbe un sogno che si realizza. Per i suoi atleti, invece, quelle gare sarebbero una vetrina importante: colpire l’attenzione degli osservatori sugli spalti potrebbe aiutarli a strappare un contratto da professionisti e, quindi, un documento valido per restare in Italia.
La posta in palio, dunque, è alta.
Eppure in campo le cose non vanno per il verso giusto: la finale va all’ASD Campania, che passa con un solo gol di scarto al termine di una partita molto tesa da entrambe le parti.
Fin de partie? Non proprio. La sfida prosegue ben oltre i 90 minuti, si sposta nelle stanze del giudice sportivo e rischia di finire sulla scrivania del Questore di Napoli.
Tutto nasce dalle denunce di Gargiulo, che porta al giudice sportivo foto e filmati che inchioderebbero l’ASD Campania, accusata di aver schierato in campo sotto falso nome un giocatore professionista iscritto alla FIGC.
Un fatto grave, anche perchè commesso con dolo e premeditazione, che il giudice conferma ribaltando il risultato del campo e decretando la vittoria a tavolino per l’AfroNapoli. “A mia memoria non era mai accaduto un illecito così eclatante”, dice Alessandro Papaccio, presidente dell’AICS Campania.
“L’ASD — continua — ha annunciato un controricorso, ma per ora a noi non è arrivato nulla. Peraltro, i dirigenti della società  non hanno negato nel merito l’accusa che gli viene contestata, ma hanno parlato di irregolarità  da parte di AfroNapoli”.
Che replica per bocca di Gargiulo: “Da parte nostra non c’è stato nessun illecito, anzi. Il nostro progetto promuove integrazione, socializzazione e lealtà  sportiva, ma siamo costretti a confrontarci con chi pratica lo sport con il solo scopo di vincere, anche a costo di commettere illeciti gravi o ricorrere a intimidazioni di stampo razzista“.
Come quelle che, sostiene Gargiulo, i dirigenti dell’ASD Campania avrebbero rivolto a lui e alla sua squadra, promettendo di portare in Questura i nomi dei calciatori migranti irregolari se l’AfroNapoli non avesse rinunciato alla vittoria a tavolino.
Una minaccia che con lo sport ha poco o nulla a che fare, ma che rischia di pesare come un macigno sul futuro della squadra e dei suoi calciatori più rappresentativi: una eventuale segnalazione alla polizia potrebbe infatti portare al rimpatrio coatto dei clandestini, costretti ad abbandonare l’Italia e la speranza di un futuro migliore per sè e la loro famiglia.
Gargiulo, comunque, va avanti per la sua strada: “Noi non ci facciamo spaventare e andremo avanti con il nostro progetto. In poco più di due anni abbiamo raggiunto risultati importanti, perchè il calcio per noi è soprattutto un veicolo di valori sociali ed etici e un modo per abbattere i tabù razziali. E’ rispettando le regole che un gruppo di ragazzi di diversi continenti del mondo ha creato una squadra vincente arrivata a un passo dal sogno: la vittoria del titolo provinciale e la partecipazione al campionato nazionale di Brescia“.
Lì, lontano da Napoli, dalle polemiche e dalle minacce, i giovani campioni sognano di portare a casa il terzo trofeo della stagione.
Che non avrà  gli stessi onori e riconoscimenti del triplete conquistato dall’Inter di Mourinho, ma che potrà  essere almeno un piccolo segno di riscatto per i calciatori dell’AfroNapoli, pronti come sempre ad affrontare e superare gli avversari che li sfidano sul campo, non nei tribunali.

Andrea Postiglione
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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WEB E RINO GAETANO: LA RICETTA DEI TRENTENNI PDL PER CAMBIARE IL PARTITO

Maggio 25th, 2012 Riccardo Fucile

LO SLOGAN E’ “FORMATTIAMO IL PDL”… IL ROTTAMATORE E’ ALESSANDRO CATTANEO, 32 ANNI, SINDACO DI PAVIA: “I NOSTRI PILASTRI SONO MERITO E VIRTUOSITA'”      

La colonna sonora è Rino Gaetano, «Nun te reggae più». La parola d’ordine è «meritocrazia». La comunicazione si fa sul web.
L’età  media è fra i 30 e i 35 anni, «ma non conta solo quella perchè anche la Minetti è giovane». Il colpo di scena è che non sono grillini. Sono i giovani di #formattiamoilPdl, il raggruppamento di moltissimi sindaci, amministratori, iscritti e simpatizzanti che invocano l’azzeramento del partito e sabato si presenteranno in un grande evento organizzato a Pavia: non il solito convegno, sia chiaro.
Angelino Alfano si collegherà  via Skype, alcuni parlamentari verranno sottoposti ad un fuoco di fila di domande «senza mediazioni e senza giri di parole», gli amministratori della nuova generazione faranno proposte «nella speranza che i vertici del Pdl prendano appunti».
«Formattiamo», che è diverso da «rottamiamo», sottolinea Andrea Di Sorte, assessore a Bolsena: «Funziona come con il computer. Quando c’è un virus, devi formattare l’hard disk, si azzera tutto e si riparte da capo».
La cura di cui avrebbe bisogno il partito, perchè «non ci ritroviamo nel linguaggio dei nostri big, abituati a parlarsi fra loro e non alla gente, ad andare alle solite trasmissioni tivù mentre il mondo si muove con i social network e sul web, a valorizzare quelli che ci hanno portato alla situazione attuale, di caduta libera», accusa Mariachiara Fornasari, consigliere comunale trentenne a Brescia.
Leader di questo movimento, nato dalle riflessioni sul web di un po’ di amici stanchi delle solite facce e delle solite parole («Nun te regghe più», appunto) è Alessandro Cattaneo, trentaduenne sindaco di Pavia: «Abbiamo cominciato a confrontarci fra noi in tempi non sospetti, ma sospettando che saremmo finiti a questo punto. Al Pdl serve una evoluzione basata sul merito e la virtuosità  e vogliamo discutere anche di legalità  ed Europa».
L’attacco ai vertici non è generalizzato: «Alfano ha 40 anni, è giovane ed è il suo momento. Noi siamo con lui e ci aspettiamo che metta fine alle liturgie che sono dannose per il nostro partito».
Parlano senza censurare pensieri e parole: «Il timore reverenziale che regnava nel Pdl fino a poco tempo fa, ora non c’è più», ammette Giorgio Silli, trentaquattrenne assessore a Prato, «anche perchè siamo tanti, veniamo da tutta Italia, amministriamo le nostre città  dove ci siamo conquistati voti e consensi e mettiamo ogni giorno la nostra faccia di fronte ai cittadini».
Quindi, Di Sorte non si sottrae neppure alla domanda su Berlusconi: «Ha 75 anni, ha costruito un partito su valori a cui ancora crediamo, ha dato tantissimo ma credo che lui stesso voglia ora tirare la volata a una nuova classe dirigente».
E se si dovesse candidare a guidare anche il nuovo costituendo partito? «Non lo prendo neppure in considerazione. Credo che voglia fare il padre nobile che sostiene questa ondata di rinnovamento».
Che l’ex premier stia guardando con attenzione ai più giovani è fuori dubbio.
Che abbia, almeno informalmente, benedetto l’evento di sabato, pure (e qualcuno pensa che potrebbe presentarsi a sorpresa a Pavia per salutare i suoi giovani amministratori e iscritti). «Dobbiamo ascoltare i giovani», ripete da settimane l’ex premier.
Che non a caso, dieci giorni fa aveva invitato ad Arcore i giovani della lista Cambiamonza: all’esordio in politica questo gruppo di trentenni era riuscito al primo turno a conquistare più del 5 per cento dei consensi per il candidato sindaco Paolo Piffer.
Nelle oltre sei ore di chiacchiere, Berlusconi aveva cercato di capire il segreto di questo successo: si era informato ad esempio su quanto è costata la campagna elettorale (circa 10 mila euro di cui 6 mila euro racimolati da lotterie in città ) e su quali erano le idee.
Berlusconi aveva preso appunti, ad esempio, sul consigliere a rotazione («Stai soltanto un anno e poi ti alterni con gli altri primi cinque più votati in modo che tutti si fanno le ossa e nessuno mette le radici», riassume Giuseppe Natale, anima di Cambiamonza), sulla raccolta di rifiuti da una discarica di un quartiere della città  (12 tonnellate di rifiuti in una discarica abusiva, con dieci carriole, dieci badili e tanti giovani di buona volontà ), sulla più grande biciclettata mai organizzata nella città  di Teodolinda.
«Dobbiamo cambiare linguaggio, cambiare proposte», è la lezione che Berlusconi ripete ai suoi. E magari anche facce: formattare, insomma.

Elisabetta Soglio
(da “Il Corriere della Sera”)

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MIRACOLATO: PRESE SOLO 65 VOTI, ORA PUO’ DIVENTARE DEPUTATO REGIONALE SICILIANO PDL

Maggio 25th, 2012 Riccardo Fucile

GIOACCHINO BARRACO POTREBBE ENTRARE A PALAZZO DEI NORMANNI DOPO CHE GIULIA AMATO, PASSATA ALL’UDC, E’ STATA ELETTA SINDACO DI MARSALA

Lo votarono in sessantacinque, non oltre la soglia familiare e degli amici più intimi, ora rischia di diventare deputato all’assemblea regionale siciliana nelle fila del Pdl, dopo che Giulia Adamo, nel frattempo passata nel partito di Casini, è stata eletta sindaco di Marsala, apripista in Sicilia dell’alleanza Pd-Udc.
Ragioniere di mestiere, e miracolato di fatto, Gioacchino Salvatore Barraco, già  consigliere comunale dal 2001 al 2006, ”rischia” perchè la Adamo, cui la legge sulla incompatibilità  delle cariche impone di scegliere, non ha ancora deciso: ”Ho sei mesi di tempo — dice il neo sindaco — e rifletterò insieme al mio partito. Del resto ad ottobre si va a votare”.
Quella di Barraco è una storia di favori e trasformismi; il ragioniere si candidò, disse, per “fare un favore a Giulia Adamo”, che tra mille difficoltà  stava mettendo in piedi la lista Pdl a Trapani per le regionali del 2008: a metterle i bastoni tra le ruote, racconta un blog trapanese, l’altro big del Pdl locale, l’ex sottosegretario Tonino D’Alì, che il giorno di presentazione delle lista non consegnò alcun nome nel tentativo di far saltare la lista, sabotando l’elezione della Adamo.
Lei si aggrappò al telefono riuscendo a convincere a candidarsi, oltre Barraco, anche Filippo Rapallo, che ottenne 77 voti.
Con cinque candidati e oltre 24 mila voti, il Pdl portò all’Ars tre deputati, tutti protagonisti di un veloce cambio di casacca: la Adamo finì con Casini, Livio Marrocco e Tony Scilla approdarono al Fli.
Così, visto che nel frattempo Rapallo è passato a miglior vita, Gioacchino Barraco, dall’ultimo posto di quella lista, oggi immagina la sua prossima busta paga a palazzo dei Normanni: quasi quindicimila euro, tra stipendio e benefit, più alta di quella messa in tasca ogni mese da Barack Obama.
I conti sono presto fatti: all’indennità  parlamentare di 5.250 euro netti (che non comprende il contributo per il “supporto all’attività  parlamentare”, altri 4.178 euro mensili netti) va sommata la diaria, uguale per tutti i deputati, che ammonta 4.003 euro.
A Barraco toccheranno, inoltre, 4.150 euro all’anno per “spese telefoniche” (la rata è accreditata mensilmente), ed è previsto anche un rimborso annuale per la benzina, ovvero “l’indennità  trasporto su gomma”, pari a 6.646 euro per chi risiede a Palermo, 13.293 per chi risiede entro 100 chilometri, e 15.979 (ed è il caso di Barraco, visto che Marsala dista 120 km da Palermo) per tutti gli altri.
Telefono e benzina rimborsati a forfait, e cioè anche se non si fanno telefonate e non ci si muove da casa.
E il rimborso benzina non esclude, naturalmente, che il deputato possa viaggiare in treno, nave o aereo: al fortunato parlamentare spettano 10.095 euro annui liquidati in tre rate, anche in questo caso in maniera del tutto automatica.
Amico da molti anni del nuovo sindaco marsalese, e oggi nel cda della cantina sociale Uvam, Barraco aveva aderito all’invito di Giulia Adamo di partecipare alle elezioni per farle una cortesia. “È una persona in gamba, mi ha fatto il favore di candidarsi quando all’ultimo minuto si cercò di fare decadere la nostra lista” ha raccontato la Adamo.
Che oggi deve decidere se ricambiare il favore, facendosi subito da parte all’Ars.

Giuseppe Lo Bianco
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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NEL PD SCOPPIA IL CASO TIDEI: IL NEO SINDACO DI CIVITAVECCHIA NON VUOLE MOLLARE LA POLTRONA DI DEPUTATO

Maggio 25th, 2012 Riccardo Fucile

LO AVEVA ANNUNCIATO IN CAMPAGNA ELETTORALE, ORA HA CAMBIATO IDEA… L’IRA DEL BLOGGER ADINOLFI CHE GLI SUBENTREREBBE E DI ALTRI ESPONENTI PD: “LE REGOLE VANNO RISPETTATE”

In piena campagna elettorale era stato chiarissimo: “Se eletto, mi dimetto subito da deputato”.
Ma adesso, Pietro Tidei, neo-sindaco del Pd a Civitavecchia che dopo la sua elezione al primo turno è stato oggetto di atti di intimidazione, ha deciso di rinviare sine die le sue dimissioni, mantenendo il doppio incarico.
Il motivo? Il primo cittadino vuole continuare a impegnarsi, da deputato, contro la chiusura del tribunale di Civitavecchia ma anche contro l’eventuale apertura di una nuova discarica per accogliere i rifiuti della capitale.
Quanto basta a mandare su tutte le furie il blogger Mario Adinolfi, polemico outsider del Pd, già  pronto a subentrare a Tidei alla Camera.
Candidato alle politiche nella circoscrizione Lazio 1, al numero 18 della lista, Adinolfi è, infatti, risultato essere il primo dei non eletti.
“Stamattina Tidei è andato alla Camera per dimettersi, ma si è reso conto che c’era il concreto rischio di chiusura per il tribunale. Per questo ha deciso di rimandare le dimissioni”, fa sapere il suo portavoce.
“Ho criticato duramente i vertici del Pd, so di non essere nel loro cuore. Ma la farsa delle mancate dimissioni di Tidei è uno strappo alle regole che il Pd non può permettersi”, attacca Adinolfi, secondo il quale dietro a questo rinvio ci sarebbe l’astio che una parte del partito nutre nei suoi confronti.
“Non giriamo intorno alla questione: non sono gradito a largo del Nazareno, è cosa arcinota – afferma il blogger – Viene messo in campo un espediente, con un grave rischio di credibilità  per il Pd. Io posso fare tranquillamente a meno di qualche mese da deputato. Il Pd non può fare a meno di imporre il rispetto della legalità  e, come dichiarato esplicitamente dallo stesso Tidei in campagna elettorale, l’incompatibilità  scatta al momento dell’elezione a sindaco: deve dimettersi non per me, ma per ossequio alle norme e a quella Corte costituzionale che ha confermato con recente sentenza tale incompatibiltà , su cui il Pd ha sempre mantenuto una linea rigida verso casi analoghi di altri partiti, avendo peraltro l’incompatibilità  anche nel proprio statuto”.
Dalla direzione del Pd fanno comunque sapere di non essere intervenuti, nè di avere alcun ruolo nella scelta di Tidei.
Anzi, il deputato romano Andrea Sarubbi si è già  dichiarato pronto a farsi carico della battaglia contro l’eventuale chiusura del tribunale di Civitavecchia, pur di consentire al neo-sindaco di onorare l’impegno preso con i suoi elettori: “Le preoccupazioni dell’onorevole Tidei non sono da sottovalutare: il tribunale di Civitavecchia deve restare aperto, i rifiuti di Roma devono trovare una sistemazione adeguata. Mi impegno a farmene carico personalmente, ad essere la sua longa manus in Parlamento, purchè si dimetta all’istante da deputato, come ha promesso solennemente in campagna elettorale e come gli viene richiesto sia dalla legge che dallo statuto del Pd”.
Il messaggio di Sarubbi è chiaro: “Ogni rinvio, per quanto in buona fede, darebbe l’immagine di un politico attaccato a due poltrone; ed è un rischio che il Partito democratico – l’unico finora a far rispettare l’incompatibilità  per i propri eletti – non può permettersi, tanto più dopo il segnale arrivato dalle amministrative di Parma. I colleghi del Pdl continuino pure ad accumulare cariche, ma non sarà  mai il nostro stile”.
L’incompatibilità  tra l’incarico di primo cittadino e deputato è nota allo stesso Tidei, che, durante la campagna elettorale, aveva preso un impegno con una sua elettrice, su Facebook. “Civitavecchia non può avere un sindaco a mezzo servizio. Se prende questo impegno domenica avrà  il mio voto”, aveva scritto una sua concittadina su Facebook.
Nella risposta, Tidei prendeva inequivocabilmente l’impegno a dimettersi “subito” dall’assemblea di Montecitorio in caso di elezione: “Lo prevede la legge. Le due cariche sono incompatibili”.
Ora Adinolfi chiama in causa i leader del Pd: “Aspetto una dichiarazione autorevole dei vertici del partito, per ristabilire l’ordine in questa brutta faccenda. Io sono sereno, non muoio dalla voglia di fare qualche mese di Transatlantico. Ma non considero tollerabile che proprio il Pd, per consumare una piccola vendetta e una ritorsione personale, mandi al macero il rispetto delle regole”.
Sulla sua pagina Facebook, intanto, monta la protesta dei supporter.
Qualcuno cita il codice etico del Pd (nello specifico il divieto ad “assumere o ricoprire contemporaneamente più cariche istituzionali elettive), altri propongono un sit-in di fronte alla sede del Pd.
“Nessuna polemica con Adinolfi”, dice il portavoce di Tidei, che conferma la volontà  del sindaco e deputato a impegnarsi in prima persona contro la chiusura del tribunale: “Come deputato è membro della commissione Giustizia. Prima delle elezioni, aveva ricevuto determinate garanzie. Qualcuno ha cambiato le carte in tavola, e adesso, a fronte di una possibile chiusura degli uffici giudiziari, ha chiesto di vederci chiaro. Appena avrà  ricevuto rassicurazioni in merito si dimetterà “.
Impossibile prevedere quando ciò avverrà : “In ordine alle sue dimissioni, il sindaco Tidei comunica che si dimetterà  dalla carica di Parlamentare come previsto dalla legge. I tempi e i modi non li sceglierà  però certo il subentrante, ma esclusivamente l’onorevole Tidei”.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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RUBANO LIBRI ANTICHI ALLA BIBLIOTECA DEI GIROLAMINI: INDAGATA COLLABORATRICE DI DELL’UTRI

Maggio 25th, 2012 Riccardo Fucile

TRAFUGATI MANOSCRITTI, BENI E BEN 257 VOLUMI… LA BIBLIOTECA “GRAVEMENTE E FORSE IRRIMEDIABILMENTE SMEMBRATA E MUTILATA”

Anche la cultura può fare business. Ma anche i ladri di libri antichi e preziosi finiscono in carcere.
Sono cinque i topi di biblioteca arrestati dai carabinieri per la tutela del Patrimonio artistico per il furto di antichi volumi e manoscritti custoditi nella Biblioteca dei Girolamini di Napoli.
In carcere è finito Massimo Marino De Caro, direttore della struttura fino al 19 aprile quando aveva annunciato la sua autosospensione dall’incarico, quando c’era stato il sequestro della struttura.
Nel registro degli indagati c’è anche Maria Grazia Cerone, collaboratrice del senatore Marcello Dell’Utri, noto bibiliofilo.
Indagato anche il conservatore della biblioteca, padre Sandro Marsano.
Il giudice per le indagini preliminari di Napoli ha firmato ordine di cattura anche anche per l’argentino Eloy Alejandro Cabello, l’ucraino Viktoriya Pavlovskiy, l’argentina Paola Lorena Weigandt e Mirko Camuri.
Il reato è peculato, ovvero l’appropriazione di bene dello Stato.
Esiste un’altra indagine aperta a Firenze proprio sul furto di libri antichi che coinvolge il senatore fondatore di Forza Italie e De Caro.
Le indagini, coordinate dalla Procura di Napoli, hanno accertato il trafugamento di manoscritti, volumi e beni “costituenti il patrimonio librario”: ben 257 volumi.
Una biblioteca, quella dei Girolamini, scrive il procuratore aggiunto, Giovanni Melillo, “gravemente e forse irrimediabilmente smembrata e mutilata”.
Il tutto, scrive Melillo, determinando un “danno patrimoniale allo stato non ancora determinabile, ma di ingente quantità ”.
De Caro ha sottratto libri a un patrimonio di 159.700 titoli, cancellando ogni traccia dei volumi con la distruzione delle schede relative.
Le indagini sono state supportate anche da riprese fatte da dipendenti della biblioteca durante alcune fasi del furti di libri.
Tra i libri rari custoditi, 120 incunaboli e 6.500 manoscritti di opere musicali dal XVI al XIX secolo.
Il filosofo napoletano Giovanbattista Vico donò le sue prime edizioni al convento dei Girolamini, e su suo consiglio i frati acquisirono la collezione privata di Giuseppe Valletta.

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TROPPI GRILLINI PER LA TESTA: PARMA, DIKTAT DI GRILLO SUL CITY MANAGER, VETO SUL CONSIGLIERE EPURATO, SCATTA LA RIVOLTA

Maggio 24th, 2012 Riccardo Fucile

“L’AUTOCANDIDATURA DI TAVOLAZZI E’ UNA SCELTA INCOMPATIBILE”… REPLICA L’INTERESSATO: “ME L’HA CHIESTO IL SINDACO PIZZAROTTI”… NEL MOVIMENTO REGNA GIA’ IL CAOS

“Mi meraviglio che Tavolazzi si ripresenti ancora sulla scena per spaccare il Movimento 5 Stelle e che trovi pure il consenso di un consigliere dell’Emilia Romagna”.
Chiusi i festeggiamenti per il successo elettorale, che ha consegnato al candidato cinque stelle Federico Pizzarotti le chiavi della città  di Parma, nel Movimento riemergono le vecchie divergenze.
È ancora una volta un post di Beppe Grillo a scatenare la bufera, il blogger genovese, intervenendo sulla nomina del direttore generale del comune, scrive: “Ho saputo soltanto ieri sera della auto candidatura (appoggiata da un consigliere del Movimento dell’Emilia Romagna) di Valentino Tavolazzi di Progetto per Ferrara a cui è stato inibito l’uso congiunto del suo simbolo con quello del Movimento 5 Stelle qualche mese fa — e aggiunge — Ovviamente è una scelta impossibile, incompatibile e ingestibile politicamente”.
L’ex-comico e fondatore del Movimento continua poi lanciando l’avviso pubblico di selezione.
“La Rete non deve lasciare soli i sindaci del Movimento 5 Stelle. Tutto è avvenuto molto in fretta e c’è la necessità  di ricoprire ruoli operativi. A Parma abbiamo bisogno di aiuto. Cerchiamo una persona con esperienza della gestione della macchina comunale per la carica di direttore generale al più presto. Incensurata, non legata ai partiti, di provata competenza”.
Chi interessato, conclude, può mandare il curriculum direttamente al sito del comico genovese, selezionando la mascherina “Aiuto per Parma”.
Poi la bordata contro il consigliere ferrarese, già  allontanato dal Movimento a marzo, sempre per decisione di Grillo. “Mi meraviglio che Tavolazzi si ripresenti ancora sulla scena per spaccare il Movimento 5 Stelle e che trovi pure il consenso di un consigliere dell’Emilia Romagna”.
Ma Valentino Tavolazzi, chiamato in causa, smentisce ogni ipotesi di autocandidatura.
Prima lo fa su Facebook, facendo capire attraverso di non essersi mai proposto per quel ruolo: “Stiamo scherzando? Siamo alle comiche. Dovete chiedere a Federico Pizzarotti”.
E poi dà  la sua versione dei fatti. “Non è vero che mi sono autocandidato. È stato Federico Pizzarotti in persona, qualche giorno fa, a chiedermelo. Anche lui ovviamente ora si sta domandando l’utilità  di questo post, che arreca più danno che vantaggio al Movimento”.
Del resto, dice, il curriculum sarebbe adatto. “Quando me l’ha chiesto ho dato la mia disponibilità  — continua — perchè ho già  ricoperto quel ruolo, quindi avrei i requisiti giusti. Ma la scelta non è mia. La decisione riguarda esclusivamente il sindaco. Lui per legge ha il diritto e il dovere di scegliere il direttore generale”.
Per ora il neosindaco di Parma non si esprime.
Da ore si trova in una stanza del Comune con alcuni consiglieri, e rifiuta le chiamate dei giornalisti. Ma una mezza conferma Tavolazzi la trova nella replica dal consigliere dell’Emilia Romagna Giovanni Favia, al quale Grillo sembra fare riferimento nel post. “Per le informazioni che ho io Valentino Tavolazzi non si è mai auto candidato come direttore generale del comune di Parma — scrive su Facebook — Nè tantomeno è stato appoggiato dai consiglieri regionali dell’Emilia Romagna, il cui ruolo non è quello di appoggiare o spingere candidature in perfetto stile partito, ma di vigilare che Parma non venga penalizzata nei trasferimenti di risorse regionali”.
E poi rincara: “Prego chi ha fornito questa falsa informazione allo staff del blog di dichiararsi e chiedere scusa. Ed allo staff di verificare prima le informazioni che pubblica”.
Riemerge così, a 72 ore dalla vittoria del ballottaggio e alla vigilia della prova di governo più importante del Movimento 5 stelle, la questione delle espulsioni.
Ritorna a galla riportando con sè anche vecchi veleni, sospetti e mal di pancia.
Con una squadra ancora da formare e un comune tutto da disegnare, la prima grana per il sindaco di Parma Federico Pizzarotti è tutta interna.
Sì, perchè l’intervento di Grillo non solo ha riacceso tra gli attivisti il dibattito sul ruolo e le ingerenze di Grillo. Ma rischia anche di allungare la distanza tra gli eletti del Movimento e il loro ispiratore.
Tavolazzi era stato messo alla porta a inizio marzo, per aver partecipato a una due giorni organizzata a Rimini da alcuni attivisti.
La decisione era stata comunicata da Grillo sempre attraverso un post online, dividendo attivisti ed eletti tra pro e contro epurazione.
E se alcuni avevano accettato senza fiatare scegliendo di prendere le parti del fondatore del Movimento, altri avevano storto il naso, lamentando un’assenza di democrazia interna.
I sospetti e i malumori erano rimasti poi sottotraccia durante l’intera campagna campagna elettorale, alla quale peraltro Tavolazzi, nonostante il divieto di usare il simbolo, ha sempre partecipato.
“Se a Comacchio ci sono una lista e un sindaco è anche merito nostro (mio e del gruppo di Cento, ndr). Abbiamo lavorato per più di un anno. Noi stiamo continuando a fare quello che facevamo prima che Grillo decidesse di levarci il simbolo. E lo faremo ancora per molto perchè crediamo in questo Movimento”.

Giulia Zaccariello e Silvia Bia
(da “il Fatto Quotidiano”)

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