Luglio 19th, 2012 Riccardo Fucile
BECHIS SPIEGA LE REALI RAGIONI CHE GIUSTIFICANO LA SOSTITUZIONE DEL MARCHIO DEL PDL… IL CAVALIERE HA GARANTITO CON 177 MILIONI L’EX PARTITO CON BANCHE E CREDITORI… MA I CONTI SONO IN ROSSO E NON SONO PIU’ ALIMENTATI DAI RIMBORSI ELETTORALI
Il ritorno allo “spirito del ’94″ e al marchio di Forza Italia non è motivato da una scelta stilistica e di immagine.
E non si tratta solo di operazione nostalgia.
Il vecchio logo torna alla ribalta per mettere il freno a un rosso di bilancio che potrebbe rimanere scoperto in caso di approvazione da parte del Parlamento del taglio dei rimborsi elettorali.
Silvio Berlusconi infatti, dovrebbe risanare il “buco” del vecchio partito che non riceve più finanziamenti elettorali dal 2010 (quando ha incassato l’ultima tranche dei rimborsi relativi alle elezioni del 2006) e che era stato garantito per oltre 177milioni di euro di fidejussioni firmate dallo stesso Cavaliere, per garantire il movimento davanti alle banche e ai creditori.
Per l’esattezza l’importo ammonta a 177.040.964.
Un dato che emerge dal bilancio di Forza Italia del 2011, analizzato da Franco Bechis su Libero e accompagnato dalla relazione del tesoriere Rocco Crimi, che a giugno avrebbe anche registrato il marchio di “Italia pulita” come contenitore alternativo del Pdl.
Nei conti compaiono “un’entrata straordinaria per 4,6 milioni di euro e crediti complessivi iscritti per 21,6 milioni di euro”.
L’origine delle somme è relativa a un accordo stipulato sotto forma di scrittura privata tra Forza Italia e il Popolo della Libertà alla vigilia delle politiche del 2008.
Cifre che dovrebbero essere versate dal Pdl al partito nato nel 1994 in tre rate dal 2013 al 2015, ma che rischiano di essere compromesse dal taglio dei rimborsi elettorali.
A specificarlo è lo stesso Crimi nella relazione al bilancio. Parla di evoluzioni gestionali per il 2012 che si presentano “sfavorevoli” e sono appese alla decisione delle Camere. In ballo c’è l’ultima tranche delle spese relative al 2008 che corrispondono a 20 milioni di euro ceduti pro-soluto (con la sola garanzia dell’esistenza del credito senza l’obbligo di rispondere dell’inadempienza del del debitore, ndr) a una banca.
In tutto il Pdl deve alla banca oltre 20 milioni di euro. Un importo che, come scrive Crimi nella relazione “dovrà gravare in misura pari al 75% su Forza Italia”.
E il 75% era la quota che, nel nuovo contenitore del Pdl, spettava agli azzurri, tra poltrone e questioni economiche.
Il resto era per l’ex partito di Gianfranco Fini.
Alle elezioni 2008, Forza Italia decise di incassare subito la somma prevista per la legislatura, soprattutto per riassestare i conti del 2007.
E oggi, scrive Bechis “grazie a quel precedente, tocca a Forza Italia pagare alle banche quei 18 milioni circa che non saranno incassati contrariamente a quanto previsto”. Fatti i conti, Forza Italia dovrebbe tenere aperto almeno fino al 2015 e sperare così di incassare i rimborsi dal Pdl.
Anche se inferiori rispetto agli anni precedenti.
Guardando i conti anche degli anni scorsi infatti, si giustifica ancor più la previsione gestionale “sfavorevole” evidenziata da Crimi: 61 debiti a bilancio nel 2011 con oltre 42 milioni di euro di patrimonio netto negativo (che includono quasi 4 milioni di euro di costi del personale) e 8 milioni di rosso.
Insomma, il ritorno al vecchio è fatto anche per saldare i conti e salvare il patrimonio personale di Berlusconi.
Ovvero le fidejussioni che ha firmato per garantire Forza Italia davanti a banche e creditori.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Luglio 19th, 2012 Riccardo Fucile
L’ALLARME DELLA CORTE DEI CONTI: ECCO TUTTE LE SPESE FOLLI… L’ISOLA SULL’ORLO DEL DEFAULT
Che finisse così, con la Regione siciliana a un passo dal fallimento, lo si poteva profetizzare
quasi trent’anni fa, nel 1984, quando i papaveri di Palazzo decisero di acquistare due orche marine in Islanda.
Costo: duecento milioni di lire e spiccioli. Destinazione: un parco acquatico da realizzare sulla costa di Sciacca, speculazione edilizia maldestramente spacciata come valorizzazione ambientale.
E pazienza se il progetto non partì mai e le orche sono rimaste per decenni a fare i salti in una piscina islandese, come pensionanti di lusso, alla modica cifra di sei milioni di lire al mese.
A carico dei contribuenti siciliani, s’intende.
Adesso, adesso che Monti tuona, adesso che si agita il fantasma del commissariamento e anche il più cinico dei funzionari ha perso la certezza che tanto la barca non affonderà mai, l’elenco degli sprechi della Regione è un viaggio dentro un’idea di autonomia brandita come scudo corporativo.
Qui, solo qui, tra le auguste sale di Palazzo dei Normanni dove un tempo Federico II — lo Stupor Mundi – aveva portato la sua reggia e la sua corte di poeti, i 90 consiglieri regionali dell’assemblea si chiamano onorevoli e hanno le stesse prerogative dei senatori, a partire dai 19.685 euro lordi al mese.
Tra i benefit, sono riusciti a dotarsi anche di un contributo per il passaggio a miglior vita: cinquemila euro per le spese funerarie, alla faccia della scaramanzia.
Qui e solo qui, fino a pochi mesi fa, qualsiasi dipendente dell’amministrazione che avesse un parente da assistere poteva andare in pensione dopo soli 25 anni di servizio, una via di fuga che nel 2011 hanno imboccato in 500.
E ancora: qui e solo qui, è successo che mentre l’isola era sepolta dal pattume, due anni fa, l’ex dirigente dell’Agenzia dei rifiuti e delle acque Felice Crosta si sia avviato alla quiescenza con un assegno di 41.600 euro al mese, cioè 1.369 euro al giorno.
Difficile, in questa situazione, gridare al tradimento dello Statuto autonomo mai del tutto applicato, disseppellire l’ascia di battaglia sul prezzo della benzina (alle stelle come in tutta Italia nonostante l’Isola ne produca la maggior parte).
Ma difficile pure difendere il lavoro dei 20 mila regionali, che ormai — nell’opinione collettiva — sono le icone del privilegio e dell’improduttività .
E ha un bel dire il presidente della Regione Raffaele Lombardo, anche lui azzoppato da un’inchiesta per mafia, che difenderà la dignità dei siciliani fino alla morte.
Hanno un bell’agitarsi i paladini dell’antimafia che hanno accettato di diventare suoi assessori, a cominciare dal responsabile della Salute Massimo Russo, il quale sostiene di avere ridotto i costi della sanità , nonostante l’ultima severissima relazione della Corte dei Conti, pochi giorni fa, abbia registrato una spesa in costante ascesa: più 519 milioni nel 2011.
Un comparto dove il solo servizio del 118 costa 110 milioni l’anno e conta 3.200 addetti, il doppio della Regione Piemonte.
Ha un bel difendere l’azione di governo il Pd, alleato del presidente tra le lacerazioni della base e della dirigenza, che si è accontentato delle briciole senza riuscire a interferire sul controllo militare del governo di ogni posto di potere, poltrona, sedia, strapuntino.
Mettendo anche la sua faccia su un bilancio che vede un indebitamento di 5 miliardi di euro e 15 miliardi di entrate probabilmente mai esigibili.
Non è tutta colpa dell’attuale classe politica, il default della Regione.
La formazione professionale è una voragine da 240 milioni l’anno che da sempre serve soltanto a foraggiare le migliaia di formatori. Ventuno delle 34 società partecipate sono in rosso.
L’esercito di 20 mila dipendenti (17.218 a tempo indeterminato e 3.070 a tempo determinato, con un dirigente ogni 8,4 soldati semplici) si è costituito nel tempo. Anche se l’anno scorso è stato irrobustito di quasi un terzo, con la stabilizzazione di 4.857 precari.
È fallito invece il colpo di mano con cui il Parlamento siciliano ha tentato di dare uno stipendio stabile ai 19 mila precari dei Comuni, in scadenza tra pochi mesi. Avevano approvato una leggina ad hoc, che autorizzava la grande infornata senza lo straccio di un concorso.
Gliel’ha bloccata il commissario dello Stato.
Quell’impiccione.
(da “La Stampa“)
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