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IL 35,8% DEGLI ITALIANI HA RIDOTTO I CONSUMI ALIMENTARI E LA POLITICA CONTINUA A PARLARE DI COSE CHE NON INTERESSANO A NESSUNO

Luglio 5th, 2012 Riccardo Fucile

LO RILEVA L’ISTAT: UNA FAMIGLIA SU TRE HA DIMINUITO QUANTITA’ E QUALITA’ DELLA SPESA… NEL MEZZOGIORNO SI COMPRA ALL’HARD DISCOUNT

La spesa non è più quella di una volta.
La crisi influenza gli acquisti delle famiglie italiane anche per quel che riguarda gli alimentari.
Infatti il 35,8% delle famiglie nel 2011 ha diminuito la quantità  e/o la qualità  dei prodotti rispetto al 2010.
Lo riferisce l’Istat aggiungendo che è in aumento la quota di famiglie del Mezzogiorno che acquista generi alimentari presso gli hard-discount (si passa dall’11,2% del 2010 al 13,1% del 2011).
La maggior parte delle famiglie (il 67,5%) effettua la spesa alimentare – riferisce l’Istat – presso il supermercato, che si conferma il luogo di acquisto prevalente, nonostante una lieve flessione.
Quasi la metà  delle famiglie (il 47,7%) continua ad acquistare il pane al negozio tradizionale, il 9,7% sceglie il mercato per l’acquisto di pesce e il 16,4% per la frutta e la verdura.
Tra il 2010 e il 2011 risultano in contrazione, su tutto il territorio nazionale e in particolare nel Centro e nel Mezzogiorno, le spese destinate all’abbigliamento e alle calzature.
Crescono, anche per effetto dell’aumento dei prezzi, le quote di spesa – riferisce ancora l’istituto di statistica – destinate all’abitazione (dal 28,4% al 28,9%) e ai trasporti (dal 13,8% al 14,2%).
Ma non è finita qui.
Circa 1.100 euro separano la spesa media mensile delle famiglie di operai (2.430 euro) da quella delle famiglie di imprenditori e liberi professionisti (3.523 euro).
La spesa media scende a 1.906 euro mensili per le famiglie con a capo un disoccupato, una casalinga o una persona in altra condizione non professionale (esclusi i ritirati dal lavoro, le cui famiglie spendono in media 2.139 euro).
A fronte dei veri problemi degli italiani, fa specie vedere come la classe politica sia intenta a disquisire e litigare su temi come riforme costituzionali, leggi elettorali, Rai e poltronifici vari, cose di cui non frega una mazza a nessuno.

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LE ECOMAFIE GUADAGNANO SEMPRE DI PIU’, AUMENTANO I REATI MA ANCHE GLI ARRESTI

Luglio 5th, 2012 Riccardo Fucile

IL RAPPORTO 2012 DI LEGAMBIENTE: LO SCORSO ANNO 93 REATI AL GIORNO, 8000 SEQUESTRI E 300 ARRESTI…. MA I RICAVI CONTINUANO A SALIRE

Nonostante la diminuzione dei flussi di denaro destinati a opere a rischio d’infiltrazione mafiosa, i fatturati delle cosche specializzate nell’aggressione all’ambiente aumentano perchè i clan diventano più aggressivi e il denaro illegale si muove in maniera sempre più disinvolta nei circuiti della finanza internazionale.
E’ la denuncia che viene dall’ultimo rapporto di Legambiente, Ecomafia 2012.
Una tendenza confermata dai numeri.
Nel 2011 i traffici gestiti da ecomafiosi sono arrivati a quota 16,6 miliardi di euro. I reati sono aumentati del 10%, arrivando a 93 al giorno.
In particolare sono triplicati gli illeciti nel settore agroalimentare e in quello del patrimonio artistico. In crescita anche gli incendi boschivi e i reati contro gli animali.
E’ un affondo aiutato da complicità  che cominciano a venire alla luce grazie a una maggiore pressione delle forze investigative che, nel 2011, hanno effettuato 8.765 sequestri, 305 arresti (100 in più rispetto all’anno precedente) con 27.969 persone denunciate (7,8% in più rispetto al 2010).
Solo nei primi mesi del 2012 ben 18 amministrazioni comunali sono state sciolte per infiltrazione mafiosa e commissariate (erano 6 lo scorso anno).
Un allarme ripreso con preoccupazione dal presidente Giorgio Napolitano che, in un messaggio, chiede “nuovi metodi contro questa forma di criminalità “, e soprattutto di “potenziare le norme che permettano di contrastarla”. Poi l’appello ai giovani per la difesa dell’ambiente.
“Il confine tra legalità  e illegalità  è sempre più labile”, commenta il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza.
“Questa mafia, che si è trasformata per diffondersi ovunque, sembra non essere intaccata nemmeno dagli arresti dei boss. Mentre l’unico strumento che si è dimostrato efficace, la destinazione sociale dei beni confiscati, rischia di essere rimesso in discussione dall’ipotesi di vendita ai privati, con la concreta possibilità  che i beni tornino in mano ai mafiosi. Su oltre 10.500 beni confiscati, infatti, solo 5.835 sono stati destinati a finalità  istituzionali o sociali. Il resto è bloccato in un limbo”.
La maggior parte dei reati registrati (il 47,7%) riguarda ancora una volta le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa, con la Campania in testa (5.327 infrazioni), seguita dalla Calabria (3.892), dalla Sicilia (3.552) e dalla Puglia (3.345).
Mantiene il quinto posto il Lazio (2.463), mentre la prima regione del Nord in classifica è la Lombardia (con 1.607 reati), seguita dalla Liguria (1.464).
“La novità  che sta emergendo è l’intensificarsi delle attività  di riciclo del denaro sporco e un’internazionalizzazione finanziaria più spinta dei proventi delle attività  criminali”, osserva Enrico Fontana, responsabile dell’Osservatorio ambiente e legalità  di Legambiente.
“Ma c’è anche da rilevare per la prima volta una flessione del ciclo illegale legato ai rifiuti e al cemento: segno di una pressione delle indagini che comincia a produrre i primi effetti. Ora c’è bisogno di un ulteriore salto. Per questo lanciamo la campagna Abbatti l’abuso: le case illegali vanno demolite come prevede la legge”.

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LEGA NEL RIDICOLO: “BOSSI CHI ERA COSTUI?”. IL SENATUR COME TROTZKIJ, APPARE E SCOMPARE DAL SITO DELLA LEGA

Luglio 5th, 2012 Riccardo Fucile

MARONIANI VITTIME DELLA SINDROME DA RIMOZIONE: FINO AL 26 GIUGNO SUL SITO DELLA LEGA CAMPEGGIAVA ANCORA LA FOTO DI BOSSI, POI E’ STATA ELIMINATA PER   UNA SETTIMANA, SALVO POI RIAPPARIRE IN FORMATO RIDOTTO

Bossi come Trotzkij. Un’esagerazione. Ma nel sito della Lega e sulla Padania sembrano aver preso alla lettera la lezione staliniana.
Cancellare tutto ciò che ricorda il passato, annichilire ogni immagine di Umberto Bossi e del suo «cerchio magico».
Riscrivere la storia del rinnegato abolendolo in effigie.
Anche se, stavolta, il «rinnegato Bossi» contrattacca e la sua gigantografia con il sigaro, momentaneamente sbianchettata, riconquista con impresa napoleonica il centro della scena usurpata.
È tutto vero. Non è un’esagerazione.
Da quando Roberto Maroni e i maroniani hanno proclamato il nuovo inizio della Lega umiliata dal clan familistico bossiano, è cominciato il rito della profanazione mediante annientamento dell’immagine del Capo un tempo venerato e amato a cui si doveva obbedienza pronta e incondizionata.
Per qualche giorno sul sito www.leganord.org si vedevano solo foto di Maroni sul palco, Maroni circondato dai suoi fedelissimi, Maroni omaggiato, Maroni in trionfo.
E Bossi? Di Bossi non c’era più traccia.
Solo il nome, in piccolo, sul simbolo della Lega Nord: cambiare stemma in fretta non è poi l’impresa più facile.
Ma per il resto, via ogni raffigurazione dell’ex Capo.
Se qualcuno avesse voluto leggere i discorsi di Bossi, un tempo onnipresenti, invasivi, schiaccianti, avrebbe dovuto andare in fondo alla pagina d’apertura del sito, tra link dal tono generico e anaffettivo come: «Libri e pubblicazioni», oppure «Retroscena».
La Padania , poi, si era dimostrata meritevole del nomignolo che già  le era stato affibbiato ai tempi del Bossi trionfante: la «Pravdania», in onore della leggendaria Pravda , la «Verità », monumento alla menzogna di regime nel comunismo reale.
Solo che la «Pravdania» si era adeguata agli imperativi del nuovo gruppo dominante, accodandosi all’opera zelante e meticolosa di cancellazione di ogni reperto del passato. Specializzazione: fotomontaggio.
Ecco allora la fotografia di gruppo in cui i reprobi bossiani vengono sostituiti con il maroniano ortodosso, un’immagine in cui un drappello di dirigenti leghisti sventola il vessillo con il Sole delle Alpi: solo che al posto di Luciano Bresciani e della sudtirolese Elena Artioli compare il vicepresidente della Lombardia Andrea Gibelli, che non era nemmeno presente nella cerimonia in cui era stata scattata l’istantanea. Senza considerare le folle oceaniche che, sulla Padania , circondavano due giorni fa Maroni che galvanizzava i leghisti.
Folle oceaniche ma così oceaniche che certo non avrebbero potuto ondeggiare così massicciamente in uno spazio ampio ma non proprio oceanico come il Forum di Assago, dove è avvenuta l’intronizzazione del nuovo Capo.
Il sito con Bossi ripristinatoIl sito con Bossi ripristinato
Per carità , ritocchino. Per carità , miracoli di Photoshop.
Per carità , solo problemi, come dicono alla Lega, di ristrutturazione del server in un sito che sta cambiando volto e che ha avuto qualche problema.
Fatto sta che ieri Bossi, con un blitz, è tornato grandissimo e imponente, munito di quel sigaro che fa molto arma minacciosa e carismatica.
Il server si sta riaggiustando. Ma chissà  se gli aggiustatori hanno mai letto il passaggio del «1984» di Orwell in cui è descritto il funzionamento del Ministero della Verità : «C’erano i vasti depositi dei documenti corretti, e le fornaci, dove si distruggevano i documenti originali. E in qualche posto, del tutto sconosciuti, c’erano i cervelli che coordinavano tutto il lavoro e definivano la linea politica secondo la quale si rendeva necessario che questo frammento del passato venisse conservato, quello falsificato, quell’altro ancora cancellato dall’esistenza».
Uguale alla Padania , alla «Pravdania», alla Pravda .
Del resto, l’arte della falsificazione dei nuovi regimi è stata splendidamente descritto da un libro di Alain Jaubert, «Commissariato degli archivi», pubblicato in Italia qualche anno fa da Corbaccio con una prefazione di Sergio Romano.
È l’arte di rettificare, scontornare, ritoccare, cancellare le immagini imbarazzanti di qualche vecchio dirigente caduto in disgrazia.
È un’arte molto in uso nei regimi totalitari, realizzata con criteri scientificamente inesorabili. Il «Ministero» orwelliano si è materializzato in Unione Sovietica con l’«Amministrazione centrale per gli affari letterari e l’editoria», a sua volta ricalcato sul modello del Ministero goebbelsiano della propaganda.
È l’arte di nascondere la realtà , come il palafreniere cancellato mentre la foto ufficiale ritrae il Duce, in groppa a un robusto cavallo, che sguaina la spada dell’Islam, apparentemente senza nessun aiuto.
È l’arte delle foto ufficiali in cui Trotzkij veniva annullato e con lui Kamenev, Bucharin, tutti i bolscevichi sacrificati sull’altare del Terrore staliniano.
E veniva annullato anche Liu Shaoqi vittima della angherie maoiste durante la Rivoluzione Culturale e poi la «Banda dei Quattro» scomparsa dalle foto dopo la morte del Grande Timoniere.
E venivano annullati i guerriglieri cubani, primo fra tutti Carlos Franqui, che aveva osato dissentire dalla linea ufficiale di Fidel Castro e del leggendario ma spietato «Che» Guevara.
Bossi annullato? Lui e il suo sigaro resistono stoicamente.
Ma chissà  per quanto: chi controlla il passato, spiegava Orwell, controlla il futuro.
Il nuovo motto dei nuovi padani?

Pierluigi Battista
(da “Il Corriere della Sera”)

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TAGLI ALLA SANITA’: SALVATI I PICCOLI OSPEDALI, OGGI IL DECRETO

Luglio 5th, 2012 Riccardo Fucile

IL MINISTRO DELLA SANITA’ SAREBBE RIUSCITO A BLOCCARE LA SCURA SULLE STRUTTURE MINORI: TROPPE LE DIFFERENZE LOCALI PER PROCEDERE A UN TAGLIO CENTRALIZZATO

Esce dalla bozza di spending review la norma che prevedeva la chiusura dei piccoli ospedali (con meno di 120 o 80 posti letto), da parte delle Regioni, entro ottobre, pena il commissariamento.
Secondo quanto si apprende, il ministro Renato Balduzzi avrebbe vinto la sua battaglia all’interno del governo e di quella disposizione non resta più traccia nel provvedimento.
Sul provvedimento dovrebbe arrivare oggi il via libera del consiglio dei ministri.
Il responsabile della Sanità  ieri si era posto chiaramente in contrasto con la regola che prevedeva la chiusura delle strutture periferiche più piccole.
“Non può essere lo Stato centrale a dire cosa tagliare nelle varie regioni, dove le situazioni sono diverse”, aveva spiegato Balduzzi.
Sul punto si erano scatenate polemiche ed erano stati fatti vari calcoli.
Secondo i dati del ministero, in Italia ci sono 257 strutture che hanno meno di 80 posti letto (tra quelle singole e quelle accorpate con altre, magari più grandi), ma ogni situazione locale è diversa.
Per questo l’idea di una decisione di tagliare presa a Roma pareva troppo pesante e difficile da applicare nelle varie regioni. Balduzzi ieri sera durante l’incontro con i governatori aveva annunciato di voler cambiare il provvedimento su questo punto.
Il taglio degli ospedali valeva circa 200 milioni, tra l’altro una cifra piuttosto bassa, per cui non valeva la pena creare malcontento tra i cittadini.
E’ passata la linea del ministero, che rimanda alle singole egioni la decisione su come intervenire. Resta dunque un’indicazione a seguire un principio di appropriatezza per le strutture piccole, cioè di eliminazione di quelle che non servono, cosa che peraltro è nota da tempo nei vari territori, ma cadono le imposizioni di taglio.
La spending review mantiene comunque l’obiettivo più generale di una riduzione dei posti letto ospedalieri, che oggi sono circa 4 ogni mille abitanti e in futuro dovrebbero diventare 3,6.
Del resto l’Europa pone il limite ancora più in basso, a 3,3.
Questa operazione si fa intervenendo sui grossi ospedali, magari accorpando le strutture doppione per risparmiare non solo spazi di degenza ma primari e personale in generale.

(da “La Repubblica”)

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IL MINISTRO DELLA SALUTE BALDUZZI CONTESTA IL GOVERNO: “E’ STATO RAGGIUNTO IL LIMITE, ORA BASTA CON I SACRIFICI”

Luglio 5th, 2012 Riccardo Fucile

“NON DECIDA IL GOVERNO DOVE INTERVENIRE”… “LA MANOVRA PREVEDE NUOVI TICKET DA GENNAIO 214: NON SONO SOSTENIBILI”

«Nei tagli alla Sanità  non si può andare oltre, è stato raggiunto il limite».
È la “linea del Piave” di Renato Balduzzi.
Il ministro della Salute ha appena concluso l’incontro con le Regioni sulla spending review.
Un incontro al calor bianco, con i “governatori” sulle barricate.
E lei, ministro Balduzzi su cosa batterà  i pugni nel governo?
«Ho detto che non è pensabile sia Roma a decidere quali piccoli ospedali vanno chiusi».
Alle Regioni non basta; sono al collasso sulla spesa sanitaria. L’incontro è finito a insulti?
«Non ci sono stati insulti. Abbiamo constatato che non c’è accordo, ma l’abbiamo fatto con garbo».
I piccoli ospedali si chiudono o no?
«È necessaria una riorganizzazione della rete ospedaliera, non c’è dubbio. Le Regioni sono invitate a farlo, in particolare quelle che – proprio per la mancata razionalizzazione – sono in piano di rientro (Piemonte, Puglia, Sicilia) e quelle in commissariamento (Lazio, Campania, Abruzzo, Molise, Calabria). Ma non sarebbe coerente con il riparto delle competenze tra Stato e Regioni se i tagli fossero decisi da Roma. Ne andrebbe di mezzo la serietà  di una politica sanitaria. Una cosa così non può essere accettata. Lo dirò in consiglio dei ministri».
Con quante chance di successo?
«Mi auguro che gli argomenti siano ascoltati».
Tre miliardi di tagli in due anni, più quelli già  decisi dalle finanziarie Tremonti: sono una botta da Ko alla Sanità .
«Non si deve parlare solo di tagli, perchè la somma in meno per le Regioni significa una revisione e riqualificazione della spesa. Questo sarà  chiaro dal primo gennaio 2013, quando saranno compiutamente disponibili i prezzi di riferimento di beni e servizi sanitari e dei dispositivi medici. E quindi ciascuna Asl verificherà  meglio i propri scostamenti».
Tutto si può tagliare, ma con la salute non si scherza. La paura dei cittadini è la caduta della qualità  delle prestazioni. E se per risparmiare si comprano protesi scadenti, ad esempio?
«Questo è ciò che va evitato. Ma confido nella capacità  del sistema sanitario nel suo complesso. Ho aperto un confronto con le Regioni, specialmente con quelle che hanno già  avviato processi di riqualificazione della spesa, e che dunque hanno più difficoltà  a immaginare margini di risparmi. So bene che è una grande sfida».
Altra cosa che interessa i cittadini: dovremo pagare nuovi ticket sanitari?
«La manovra del luglio 2011 prevede dal primo gennaio 2014 nuovi ticket; io li considero non sostenibili. Sto cercando un meccanismo per evitarli».
Tornando alla spending review: i medici ospedalieri sono in agitazione; Farmindustria parla di 10 mila posti a rischio; il “governatore” della Puglia, Vendola minaccia la restituzione delle deleghe sanitarie perchè non sarà  più possibile erogare servizi. È una rivolta.
«L’intervento del governo a certe condizioni credo sia complessivamente sostenibile, almeno nel 2012. Certo ci vuole una riflessione sul servizio sanitario nazionale, accompagnata da una serie di leggi, da quella sulla responsabilità  generale dei medici alla riforma della medicina generale, alla cosiddetta continuità  assistenziale».
I tagli lineari sono giudicati “indigeribili” dalle Regioni.
«Lo sono in parte nel 2012, ma il prossimo anno non lo saranno più perchè ci saranno i prezzi di riferimento. La linearità  è legata all’emergenza dei risparmi anche per non fare aumentare l’Iva da ottobre. E anche la Sanità , voglio ricordare, paga l’Iva».
Però in definitiva i posti 16-18 mila posti letto negli ospedali vanno tagliati?
«Penso che la percentuale possa essere di 3,6 posti letto ogni mille abitanti, senza penalizzare i servizi ai cittadini ma razionalizzando. La spesa sanitaria era un cavallo imbizzarrito che è stato domato».

Giovanna Casadio
(da “La Repubblica”)

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CHIUSURA OSPEDALI E’ SCONTRO: TAGLI AL FONDO E CHIUSURA SALE PARTO INSOSTENIBILI

Luglio 5th, 2012 Riccardo Fucile

REGIONI CONTRO IL MINISTRO CHE A SUA VOLTA CONTESTA IL GOVERNO… ADDIO STRUTTURE CON MENO DI 500 NASCITE L’ANNO… SECONDO ERRANI SONO 20 I MILIARDI DI SACRIFICI CHIESTI ALLA SANITA’

E’ scontro tra le Regioni e il ministro Renato Balduzzi sulla spending review.
Ieri sera si è svolto un incontro in cui il responsabile della salute ha illustrato ai governatori le idee dell’esecutivo su come recuperare soldi dalla sanità .
Non ci sono state sorprese: è stata quasi totalmente confermata la linea della bozza di provvedimento già  nota, ad esempio per quanto riguarda i provvedimenti sugli acquisti di beni e servizi da parte delle Asl e sui farmaci.
Forse potrebbero esserci dei cambiamenti riguardo al destino dei piccoli ospedali, e lo stesso Balduzzi si è messo in polemica con il suo governo per come è stato impostato questo tema, ma il ministro ha ribadito la decisione più dura: il taglio del fondo sanitario nazionale.
Si tratta di un miliardo in meno per quest’anno, due per il prossimo e probabilmente altri due per il 2014.
«Il governo ci ha presentato le sue proposte che noi non condividiamo, perchè pensiamo che non si tratti di spending review ma piuttosto di tagli lineari», attacca alla fine dell’incontro Vasco Errani, presidente della Conferenza delle Regioni: «In questo modo non può funzionare. Se il governo ritiene di coinvolgerci in un ragionamento serio di riduzione della spesa noi siamo pronti ma chiediamo di ridiscutere il patto sulla salute, partendo anche dal fatto che tutte le manovre hanno portato tagli alla sanità  per oltre 20 miliardi, e chiunque è in grado di capire che non sta in piedi».
Alle riduzioni di finanziamenti ipotizzate dal Governo Monti, infatti, vanno aggiunte quelle legiferate dal ministro Tremonti, che circa un anno fa ha tagliato le entrate delle Regioni imponendo di mettere un nuovo ticket sulla specialistica ambulatoriale e sulla diagnostica per recuperare soldi e mettendo in cantiere altre misure che produrranno riduzioni anche nei prossimi anni, per un totale di circa 8,5 miliardi di euro.
Gli ospedali
Sono 257 le strutture sotto gli ottanta posti letto
Il tema dei piccoli ospedali, al di là  del suo valore economico piuttosto basso, è quello più caldo dal punto di vista politico. Nella bozza del governo si parlava di tagli sotto i 120 letti, ma il ministro Balduzzi ha apertamente criticato questa impostazione.
Prima ha proposto di abbassare il limite a 80 letti, poi ieri ha spiegato che non vuole imporre alle Regioni le chiusure, ma una cambiamento e una razionalizzazione dell’offerta di sanità  di queste strutture.
Durante il vertice di ieri sera è stato questo il punto su cui è parso possibile un cambiamento di rotta dell’esecutivo. Comunque sia, con l’operazione ospedali si recupererebbero circa 250 milioni, non una cifra altissima.
Al ministero hanno calcolato, forse sovrastimando un po’ il dato, quante sono le strutture sanitarie che hanno pochi letti: 257 sono quelle sotto gli 80 e 399 quelle sotto i 120.
Togliere i piccoli ospedali non solo porta ad un risparmio ma razionalizza – secondo molti l’offerta.
In sanità  spesso piccolo non è bello, perchè le strutture che lavorano poco sono considerate meno sicure di quelle grandi. Chiudere, però, per le Regioni significa affrontare le ire delle comunità  locali, sempre molto legate ai propri ospedali.
Resta in piedi la proposta, comunque non nuova, di continuare a tagliare i letti anche nelle grandi strutture, per passare dai 4 posti per 1000 abitanti di oggi a 3,6.
I reparti maternit�
Punti nascita, si cambia va avanti chi lavora di più
Si tratta di un vecchio obiettivo, discusso e approvato alcuni mesi fa dalle Regioni italiane e dal ministero, di cui in molti si sono scordati.
Sembra pronto per tornare in auge con la spending review, e potrebbe portare ancora una volta a delle chiusure.
In questo caso si parla dei punti nascita che fanno meno di 500 parti all’anno.
Secondo l’Oms una struttura sanitaria per essere sicura deve essere addirittura sopra quota 1.000 ma in Italia si è deciso di rimanere larghi.
Gli ospedali che lavorano troppo poco, quando si tratta di maternità , rischiano di essere pericolosi.
Per questo praticamente tutti sono d’accordo nel tagliare i 112 punti nascita che in Italia non arrivano a 500 parti (esclusi quelli in particolari situazioni geografiche, ad esempio sulle isole) e nei quali vengono al mondo circa 32.600 bambini, poco meno del 7% del totale.
Il problema è quando si mettono in pratica i tagli. Di solito ci si scontra con la rabbia dei paesi o delle città  a cui si vuole togliere il punto nascita, con le barricate delle mamme con passeggino e dei politici locali.
Per questo, anche se praticamente in tutti i piani sanitari regionali si parla di taglio sotto i 500 parti, quasi nessuno va avanti con l’operazione. Il periodo particolarmente difficile dal punto di vista dei conti potrebbe dare la spinta definitiva ad avviare la riforma delle maternità .
Il Fondo sanitario
Si rischiano 5 miliardi di risorse in meno
à‰ la benzina dei sistemi regionali della sanità . Il fondo sanitario nazionale fa funzionare ospedali, ambulatori, assistenza domiciliare.
L’idea del Governo è di fare un taglio di un miliardo per questi ultimi mesi dell’anno (con in mezzo l’estate), poi di due miliardi l’anno prossimo. E nella bozza di decreto spunta anche la possibilità  di replicare la stessa diminuzione del 2013 anche nel 2014.
Cinque miliardi, una riduzione pesantissima per le casse delle Regioni, che ieri si sono battute durante l’incontro con il ministro Balduzzi per bloccare questa parte della manovra, la più pesante di tutte.
La proposta è stata quella di “spacchettare” il taglio, prevedendo solo quello per quest’anno ed inserendo, intanto, quello del 2013 nella discussione del patto della salute, l’accordo che dopo l’estate dovrà  determinare le linee principali di politica sanitaria del nostro paese.
Balduzzi si sarebbe detto disponibile a provare, con la consapevolezza che il resto del Governo potrebbe molto probabilmente non accetterà  la proposta.
I miliardi della sanità  si vogliono mettere nel bilancio della spending review subito. Se finirà  davvero così le Regioni già  in piano di rientro andranno ancora di più in difficoltà  e inizieranno a scricchiolare paurosamente anche quelle più sane.
Per chi ha già  iniziato a razionalizzare, infatti, ci sono pochi margini per ridurre le spese senza intaccare i servizi sanitari.
Gli acquisti
Protesi, valvole, siringhe Consip fissa i prezzi giusti
E’ noto da tempo lo scandalo dei prezzi dei beni e dei servizi che le aziende sanitarie (pubbliche) comprano dalle aziende private.
Soprattutto i dispositivi (dalle valvole cardiache, alle protesi, fino a strumenti come le siringhe) hanno prezzi molto diversi a seconda di dove sono acquistati.
Tra l’altro pesano le quantità : chi compra meno paga di più.
Un altro fattore che condiziona il prezzo sono però i tempi di pagamento del pubblico, in certe Regioni lunghissimi.
In questo scenario, il governo incarica la Consip, società  del ministero della Finanze che funge da centrale di acquisti, di calcolare il prezzo medio per i vari prodotti.
Le aziende dovranno prima di tutto ridurre del 5% i contratti di acquisto e fornitura in essere. E se comunque resteranno troppo lontani dal valore indicato dalla Consip potranno chiedere di rescindere l’accordo con il fornitore. In questo modo si potrebbe recuperare una cifra importante.
I contratti per beni e servizi in sanità  pesano per 34 miliardi.
Sempre riguardo al rapporto con i privati, la manovra prevede di ridurre i contratti che convenzionano le Asl con cliniche e ambulatori esterni: taglio dell’1% quest’anno e del 2% l’anno prossimo.
Si inciderà  così anche in un settore molto presente in alcune Regioni, costringendo gli assessorati a rivedere le convenzioni.
I farmaci
L’industria lancia l’allarme “In pericolo 10 mila posti”
I provvedimenti sulla farmaceutica impongono ai farmacisti e ai produttori di aumentare il loro contributo al servizio sanitario.
Intanto perchè fanno crescere lo “sconto” che devono fare al pubblico per ogni confezione (rispettivamente il 3,65% e il 6,4%), poi perchè abbassano all’11,5% il tetto di spesa territoriale per i medicinali (rispetto quella generale sanitaria) oltre il quale si devono accollare le spese. Così ieri il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, ha attaccato la bozza del Governo: «Ci troviamo a dover fronteggiare un decreto che peserebbe per il 40% sull’industria farmaceutica e che le darebbe un altro colpo insostenibile.
Ci domandiamo se valga la pena colpire ed affondare uno dei pochi settori manifatturieri che resiste ancora ».
Per Scaccabarozzi, manovre e spending review rischiano di far perdere al settore 10mila posti di lavoro nei prossimi 5 anni.
Tra l’altro nella bozza si prevedeva la possibilità  di utilizzare “off label” i farmaci meno cari che hanno gli stessi effetti di quelli specificamente indicati per una certa patologia.
Capita che di due prodotti uguali solo uno abbia ottenuto l’autorizzazione per curare una certa malattia.
Di solito è molto più caro di quello identico che non ha ottenuto (o non ha voluto) inserire quel problema tra le sue indicazioni.
La bozza prevederebbe di poter usare anche questo secondo medicinale per risparmiare: «Una norma che avrà  effetti devastanti», chiude Scaccabarozzi.

Michele Bocci
(da “La Repubblica“)

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NOMINATI I SETTE NUOVI CONSIGLIERI DEL CDA RAI, DOPO IL “GOLPE SCHIFANI” IL PDL ARRAFFA LA MAGGIORANZA

Luglio 5th, 2012 Riccardo Fucile

VIA LIBERA A QUATTRO PDL SU SETTE, RESTA FUORI PER UN VOTO FLAVIA NARDELLI, LA CANDIDATA PER CUI AVREBBE VOTATO IL CONSIGLIERE PDL DISSIDENTE SOSTITUITO FUORI TEMPO MASSIMO DA SCHIFANI

La Commissione di vigilanza Rai ha eletto i sette membri del consiglio d’amministrazione di sua competenza.
I nuovi consiglieri di viale Mazzini sono: Antonio Verro, Antonio Pilati, Luisa Todini, Guglielmo Rositani, Gherardo Colombo, Benedetta Tobagi, e Rodolfo De Laurentis.
Non c’è l’ha quindi fatta l’outsider Flavia Nardelli Piccoli che ha raccolto quattro voti.
A questi 7 nomi sono poi da aggiungere Anna Maria Tarantola e Marco Pinto, indicati invece dall’azionista di riferimento, il ministero dell’Economia.
La nomina di Tarantola dovrà  passare prima per il vaglio della stessa Commissione di vigilanza, dove occorrerà  una maggioranza del due terzi per l’ok definitivo alla sua nomina.
Verro, Rositani, Pilati e Todini sono stati nominati su indicazione Pdl-Lega Nord; De Laurentiis in rappresentanza dell’Udc; Tobagi e Colombo, su indicazione del Pd dopo una consultazione con diverse associazioni della società  civile.
La fumata bianca arriva dopo che la Commissione di vigilanza è stata teatro negli ultimi giorni di duri scontri e feroci polemiche.
L’ultimo episodio ieri, quando il Pdl ha ottenuto dal presidente del Senato Renato Schifani la sostituzione del senatore Paolo Amato, colpevole di aver annunciato l’intenzione di votare per Flavia Nardelli contravvenendo alle indicazioni di partito.
Una situazione che indotto lo stesso presidente del Consiglio Mario Monti ad intervenire minacciando un commissariamento della Rai.
Ecco chi sono i sette nuovi consiglieri:
ANTONIO VERRO. L’imprenditore e politico palermitano, classe 1946, laureato in giurisprudenza, era già  membro del cda Rai dal 2009.
ANTONIO PILATI. Milanese classe 1947 è noto per essere stato l’ispiratore della legge Gasparri sul sistema radiotelevisivo. Dal ’71 al ’73 è stato Direttore di ricerca a Makno Spa. Ha lavorato a lungo nel campo della pubblicità  e del marketing, con ruoli di consulenza per importanti aziende come Eni, Rai, Fininvest, Sole 24 Ore e Basf
LUISA TODINI. Nata a Perugia il 22 ottobre 1966 è un’imprenditrice impegnata nel settore agricolo ed immobiliare. E’ stata eletta deputata europea nel 1994 per Forza Italia a soli 28 anni. Dal 2010 è presidente della Federazione industria europea delle costruzioni, mentre da quest’anno è consigliere di amministrazione della Fondazione Child. E’ stata vicepresidente dell’Istituto per la Promozione Industriale e consigliere di amministrazione dell’Università  Luiss.
GUGLIELMO ROSITANI. Nato il 14 febbraio 1938 a Varapodio (Reggio Calabria), città  della quale è sindaco, è membro della Direzione nazionale di Alleanza nazionale. Laureato in Economia e commercio, ha militato fin da ragazzo prima nel Movimento Sociale Italiano e poi in An. Tra il 1986 e il 1992 ha fatto anche parte del Collegio sindacale della Rai. Rositani è stato deputato di An nell’XI, XII, XIV e XV legislatura e ha ricoperto, tra l’altro, il ruolo di vicepresidente della commissione Cultura di Montecitorio. Dal 2009 siede nel cda Rai.
BENEDETTA TOBAGI. Figlia minore di Walter Tobagi, giornalista assassinato dalle Brigate Rosse, è nata a Milano il 24 gennaio 1977. Laureata in Filosofia, ha nel suo curriculum una collaborazione con La Repubblica, oltre alla conduzione di programmi radiofonici, prima su Radio 3 e poi su Radio 2. Ha dedicato alla memoria del padre il libro ‘Come mi batte forte il tuo cuore’, pubblicato nel 2009 e vincitore di diversi premi. E’ Impegnata con alcune associazioni nella lotta a terrorismo e mafia.
GHERARDO COLOMBO. Nato a Briosco (Monza) il 23 giugno 1946, ex magistrato, è noto soprattutto per aver fatto parte del Pool di Mani pulite, ma come pm della procura di Milano ha condotto altre inchieste celebri come quelle sul delitto Ambrosoli, sulla Loggia P2 e su Imi-Sir/Lodo Mondadori/Sme. Ha lasciato la magistratura nel febbraio 2007, due anni dopo essere stato nominato consigliere presso la Corte Cassazione. Da allora si è impegnato nella diffusione della cultura della legalità  nelle scuole. Nel 2009 è stato nominato presidente della casa editrice Garzanti Libri.
RODOLFO DE LAURENTIIS. Nato a Collelongo (L’Aquila) il 21 settembre 1960, eletto in Parlamento prima nelle liste del Ccd, poi per l’Udc, nelle ultime tre legislature, è stato segretario della commissione di Vigilanza (tra il 2006 e il 2008), nonchè membro delle commissioni Cultura e Trasporti della Camera. Per il partito di Pier Ferdinando Casini nel 2008 è stato in corsa per la presidenza della Regione Abruzzo (alle elezioni si è imposto il candidato del Pdl Gianni Chiodi). Dal febbraio 2009 è nel cda Rai.

(da “La Repubblica“)

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“ERA UN MAFIOSO, NIENTE FUNERALE”: LA SVOLTA STORICA DEL VESCOVO DI AGRIGENTO

Luglio 5th, 2012 Riccardo Fucile

“L’UNICO MODO PER IMBAVAGLIARE LA MAFIA E’ RIFIUTARE COMPROMESSI”… MONSIGNOR FRANCESCO MONTENEGRO VIETE LE ESEQUIE DI GIUSEPPE LO MASCOLO, BOSS DI COSA NOSTRA A SICULIANA

Nella chiesa del Santissimo Crocifisso di Siculiana (Agrigento) era già    tutto pronto per i funerali di Giuseppe Lo Mascolo, ultrasettantenne deceduto due giorni prima a causa di un ictus.
Il parroco don Leopoldo Argento però ha dovuto fermare la funzione: niente esequie per Lo Mascolo, ma soltanto una preghiera e la benedizione della salma.
Il motivo? Lo Mascolo era considerato il nuovo boss mafioso di Siculiana, e l’ordine della Curia è stato netto: nessun funerale in chiesa per boss e presunti tali.
Arrestato solo pochi giorni prima di morire nell’operazione della polizia “Nuova Cupola”, per gli inquirenti   Lo Mascolo era infatti uno dei personaggi più importanti della cosca, secondo soltanto ad Antonino Gagliano, il presunto capo mandamento della zona.
In passato il piccolo comune aveva guadagnato le pagine dei giornali a causa di boss mafiosi come Pasquale Cuntrera e Gerlando Caruana, diventati i principali gestori del narcotraffico su scala mondiale.
Oggi invece Siculiana celebra la storica scelta di monsignor Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento e presidente della commissione episcopale della Cei, che vietando le esequie religiose per un boss mafioso crea di fatto un importante precedente.
Per la verità  non è la prima volta che il presule della città  dei templi prende posizione contro Cosa Nostra. “L’unico modo per imbavagliare la mafia è   fare sul serio, amare e cercare la verità  e il bene, rifiutare la mediocrità , i compromessi e il conformismo. Se la mafia c’è è anche colpa nostra” aveva detto monsignor Montenegro durante i festeggiamenti in onore di San Calogero, il santo patrono.
“La mafia deve essere combattuta a partire dalle feste religiose, momento storicamente molto caro ai boss di provincia” è invece il commento del sacerdote Carmelo Petrone, direttore del settimanale diocesano L’amico del Popolo.
Parole lontane anni luce dall’atteggiamento tenuto negli anni ’60 dal cardinale di Palermo Ernesto Ruffini.   “Che cos’è la mafia? Forse una marca di detersivi?” scherzava Ruffini con i giornalisti.
I rivoli della storia di Cosa nostra raccontano infatti di un atteggiamento per nulla ostile tenuto da alcuni ministri del culto nei confronti di importanti boss mafiosi.
Il caso più famoso è forse quello di padre Agostino Coppola, parroco di Carini e nipote del boss italo americano “Frank Tre Dita” Coppola.
Il sacerdote fu arrestato nel 1976 perchè sarebbe stato complice del boss Luciano Liggio, che in quegli anni si dedicava con profitto ai sequestri di persona.
In alcuni casi sarebbe stato padre Coppola a recarsi dalle famiglie dei sequestrati per riscuotere il riscatto.
“Agostino Coppola è mafioso, è stato punto, è organico a Cosa nostra e fa parte della famiglia di Partinico” raccontò il pentito Antonino Calderone a Giovanni Falcone. Secondo alcuni fu proprio il parroco di Carini a celebrare il matrimonio segreto di Totò Riina con la sua Ninetta Bagarella.
L’ombra di Cosa Nostra si allungò in passato anche su monsignor Salvatore Cassisa, arcivescovo di Monreale, accusato a più riprese di collusione mafiosa e appropriazione indebita e poi sempre assolto. Cassisa, priore dell’Ordine dei cavalieri del Santo Sepolcro di Gerusalemme, era in stretto contatto con il conte Arturo Cassina, il re degli appalti nella Palermo di Salvo Lima e Vito Ciancimino.
Alla fine degli anni ’80 cercò di pressare il neosindaco di Palermo Leoluca Orlando per liquidare in tempi brevi alcuni crediti miliardari alle ditte di Cassina. Orlando si rifiutò nettamente.
E Cassisa per tutta risposta gli tolse il saluto.
Un netto taglio con il passato avvenne sicuramente il 9 maggio del 1993. “Mafiosi pentitevi, verrà  il giorno del giudizio di Dio” fu il monito pronunciato da papa Giovanni Paolo II nella   valle dei templi di Agrigento. Proprio la stessa zona in cui oggi monsignor Montenegro vieta i funerali religiosi per i mafiosi.

Giuseppe Pipitone
(da “Il Fatto Quotidano“)

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TELEVISIONE, MENTANA ANNUNCIA: “SANTORO A LA7”

Luglio 5th, 2012 Riccardo Fucile

LA PROSSIMA STAGIONE DI “SERVIZIO PUBBLICO” ANDRA’ IN ONDA SULLA NOSTRA RETE”…OGGI LA PRESENTAZIONE DEI PALINSESTI DELLA RETE

Michele Santoro ha firmato con La7 per la prossima stagione.
Lo ha annunciato in diretta il direttore del tg Enrico Mentana: “Poco fa Michele Santoro ha firmato con La7. La prossima stagione quindi di Servizio pubblico andrà  in onda sulla nostra rete”, ha detto chiudendo l’edizione serale del telegiornale.
La notizia è stata data anche via Twitter:
L’annuncio a sorpresa è arrivato alla vigilia della presentazione dei palinsesti dell’emittente, in programma oggi a Milano, dove potrebbe intervenire anche lo stesso conduttore.
Sbarca quindi sugli schermi de La7 Servizio pubblico, andato in onda nella stagione appena conclusa su una multipiattaforma.
Il programma si alternerà  in periodi diversi con Piazzapulita di Corrado Formigli, con modalità  che verranno annunciate domani.
La scorsa settimana, Santoro aveva confermato che la trattativa con La7 era in atto ma era “laboriosa”.
“Insieme ai miei collaboratori ci siamo abituati a produrre televisione attraverso una piattaforma che fa capo a diverse tv private in Italia e che ha avuto il suo battesimo quest’anno con il programma Servizio Pubblico”, aveva spiegato intervenendo alla manifestazione dedicata alla tv ‘Ideona’ alla Fortezza del Priamar di Savona.
“Siamo abituati a fare televisione seguendo un criterio di libertà  di espressione – aveva sottolineato Santoro – e questo non sempre è accettato”. Con La7 però “non esiste un problema di natura economica”, aveva aggiunto.
Intervenendo alcune settimane fa al programma di Radio2 Un giorno da pecora, Corrado Formigli, che si troverebbe in concorrenza con il programma, si era detto contento del possibile arrivo a La7 di Santoro.
“Mi ha insegnato a fare questo mestiere. Lui è un grande autore e un grandissimo artigiano della tv”, aveva detto.
Già  lo scorso anno, dopo che Santoro aveva lasciato la Rai 1, c’era stata una trattativa fra La7 e Santoro, poi naufragata.

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