Dicembre 31st, 2012 Riccardo Fucile
CALO DEL 5% DAL 2008 AL 2011…E A SORPRESA LA LOMBARDIA BATTE IL LAZIO CON IL PIU’ ALTO NUMERO DI LAVORATORI… NEGLI ALTRI PAESI EUROPEI IL PUBBLICO IMPIEGO E’ IN CRESCITA
Il numero dei dipendenti pubblici, nel 2011, si è fermato a 3 milioni 283 mila,
segnando il terzo ribasso consecutivo.
Dal 2008 al 2011 i ‘travet’ sono diminuiti di quasi 154 mila unità , circa il 5%, l’equivalente degli abitanti di un capoluogo come Cagliari, Foggia o Ravenna.
E’ quanto emerge dal Conto annuale della Ragioneria dello Stato, che evidenzia anche la distribuzione regionale dei dipendenti pubblici.
La Lombardia, infatti, batte il Lazio: nel 2011 è la regione italiana con il numero più alto di lavoratori del settore pubblico, il 12,5% pari a oltre 406 mila dipendenti dei 3,2 milioni totali. Il Lazio si ferma invece a 401 mila lavoratori.
A differenza dell’Italia nel resto d’Europa i dipendenti pubblici aumentano, come si evince dall’ultimo rapporto Eurispes sulla p.a.
Dal 2001 al 2011, infatti, gli addetti nel pubblico impiego sono cresciuti soprattutto in Irlanda e in Spagna, dove si è registrato un aumento rispettivamente del 36,1 per cento e del 29,6 per cento; altri paesi mostrano incrementi vicini al 10 per cento (Regno Unito 9,5 per cento e Belgio 12,8 per cento); infine, un altro gruppo di paesi mostra un trend crescente ma contenuto (in Francia del 5,1 per cento, in Germania del 2,5 per cento, nei Paesi Bassi del 3,1 per cento).
L’Italia, risulta l’unico paese in cui, nei dieci anni considerati, il numero dei dipendenti pubblici si sia ridotto.
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Dicembre 31st, 2012 Riccardo Fucile
LA SVOLTA “LAICISTA” DE “IL GIORNALE”
“Non sono il direttore: non faccio i titoli e non rispondo della linea editoriale”. Vittorio Feltri si avvale della facoltà di non rispondere.
Lo stesso Giornale che il giorno dopo la morte di Eluana Englaro titolava a tutta pagina “L’hanno ammazzata”, oggi apre a caratteri cubitali con “Hanno venduto il papa a Monti” (venerdì) e “Monti appalta l’Italia ai preti” (sabato).
Ma la svolta “laicista”, insiste Feltri, non è farina del suo sacco.
Lui scrive e basta.
Eppure il direttore di Avvenire Marco Tarquinio, nell’editoriale di ieri se l’è presa proprio con lei.
Non l’ho letto. Avvenire non è nella mia mazzetta. Ma ha citato il mio nome?
Sì.
La ringrazio per avermelo detto, se ci sono gli estremi si può fare anche una bella causa civile.
Tarquinio ha scritto che il suo pezzo è una “meschina e ridicola mascalzonata intellettuale”, che la penna di Feltri è “perennemente intinta di astio e pregiudizio verso i nuovi nemici” e che “ogni botte dà il vino che ha”.
Si vede che nella sua, di botte, c’è del vino che dà alla testa. Nel mio articolo non c’erano proprio i concetti che lei mi vuole accreditare. Vorrei ricordare a Tarquinio, ammesso che l’editoriale l’abbia scritto lui, che non sono io che dirigo il Giornale e il titolo non è mio. Mi stupisco che a un professionista di lungo corso sfuggano questi dettagli.
Con Avvenire lei non è fortunato. Non è che risponde a Tarquinio col metodo Boffo?
Si vede che non conosce la storia di Dino Boffo. A me risulta che abbia dato le dimissioni e il cardinal Bagnasco le abbia accettate.
Forse per la campagna pesantissima montata grazie al documento falso che avete pubblicato?
Ma la notizia era vera: parliamo di un signore che ha avuto una condanna per molestie.
Torniamo alla politica. Come spiega l’innamoramento della Chiesa per Monti?
È una legittima protezione dei propri interessi temporali. Il Vaticano ha sempre tentato di andare d’accordo con il potere politico italiano. Altrimenti non sarebbe riuscito a campare 2000 anni e passa, mi pare chiaro.
E Monti è davvero il loro cavallo vincente?
Non faccio il prete, per fortuna: faccio il giornalista. Però prendo atto che Berlusconi andava bene quando quando faceva sacralizzare l’embrione con la legge sulla procreazione assistita. Ai tempi era l’uomo della provvidenza. Si vede che la provvidenza ha un umore mutevole… Ma è legittimo, anche se non sono cattolico, nè credente.
Il Vaticano abbandona Berlusconi. Tutta colpa del bunga-bunga?
Non saprei, non ho colloqui nè con Bertone nè con Bagnasco. Ma è evidente che ci sia un certo imbarazzo a sostenere Berlusconi in un momento così, tra la condanna del processo Media-set, il bunga bunga e i vari scandali sessuali. Probabilmente suscita qualche imbarazzo.
Prima su certi imbarazzi si riusciva a passare sopra…
Prima della lettera di Veronica Lario, Berlusconi era criticato per questioni politiche. Poi si è passati al vaglio dei suoi comportamenti personali.
Il vento è cambiato.
Certo, e lo capiscono anche i preti. E poi Monti è cattolico praticante e la domenica va a Messa. C’è sintonia.
Ma ora che l’ha mollato anche il Vaticano, quali sono le ambizioni del Cavaliere?
Non penso che possa vincere le elezioni. Non vuole cedere le armi e combatterà fino all’ultimo per affermare che il suo non è un partito fantasma. Può succedere di tutto e i sondaggi lo danno in risalita. Ma se proprio dovessi scommettere, lo farei sulla sua sconfitta.
Su Monti il Giornale è in piena campagna elettorale e i toni non promettono bene.
Non ricominciamo con la linea editoriale… Non ho niente di personale contro Monti: ci ha fatto fare un bel passo avanti, sì, ma verso il burrone. Magari all’estero ci rispettano di più e sotto il profilo dell’eleganza ne abbiamo guadagnato. Anche io ho quattro o cinque loden: sul loden sono d’accordo, sul Pil no.
Tommaso Rodano
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Dicembre 31st, 2012 Riccardo Fucile
TRA LINEA POLITICA, PROMESSE E CONTATTO DIRETTO CON LA GENTE
LUNEDI‘
Mattino su Canale 5 dalle otto all’ora di pranzo. Per evitare polemiche sui conduttori compiacenti, non c’è conduttore.
Berlusconi, solo in studio, apre la lunga diretta con la lettura delle previsioni del tempo e la chiude preparando le pesche sciroppate assieme allo chef Carlo Kukarich. Promesse: abolizione dell’Imu e sostituzione gratuita delle tapparelle, a spese dello Stato, in tutte le abitazioni.
Linea politica: lotta al comunismo, denuncia delle gravi colpe del governo Monti, candidatura di Monti.
Contatto diretto con la gente: strette di mano ai passanti per la strada con racconto di barzellette sulla fellatio.
MARTEDI’.
Televisione: grazie a semplici trucchi di computer-graphic, Berlusconi è protagonista di tutti i telefilm e i film su Rete 4 e Italia 1.
Vanno in onda “Starsky e Berlusconi”, “Stanlio e Berlusconi”, “I Berlusconi”, “Mia moglie è Berlusconi”.
Promesse: abolizione dell’Iva e invio a ogni cittadino, a cura della Zecca di Stato, di un lingotto d’oro con l’incisione d’arte “questo presente vedrai e a Silvio penserai”. Contatto diretto con la gente: irruzione all’ufficio postale per pagare di tasca propria le bollette delle persone in coda e raccontare barzellette sulla fellatio alle impiegate. Linea politica: lotta al comunismo, candidatura di Napolitano come premier del centrodestra, duro attacco a Napolitano per non avere accettato la candidatura.
MERCOLEDI’.
Linea politica: lotta al comunismo, candidatura di Renzi in ticket con Napolitano e Storace, rinvio delle elezioni con riconferma di Monti.
Contatto diretto con la gente: benedizione dei bambini di una scuola materna, dono di un reggiseno trapuntato alle maestre, barzelletta sulla fellatio al conducente dello scuolabus mentre riaccompagna i bambini a casa.
Promesse: le aliquote Irpef rimarranno immutate, ma sarà lo Stato a pagare ai cittadini l’intera somma.
Televisione: pausa di riflessione, per evitare la sovraesposizione tutte le reti verranno oscurate per l’intera giornata.
GIOVEDI’.
Linea politica: lotta al comunismo, impiccagione di Monti, riconferma di Monti, elezione di Monti, Monti all’Onu, candidatura di Renzi come leader della Lega Nord con Maroni sindaco di Firenze.
In televisione: conduzione del Tg1 delle 20, tra una notizia e l’altra barzellette sulla fellatio sottotitolate per i non udenti.
Promesse: abolizione del conto al ristorante, uscita gratuita dai parcheggi a pagamento accelerando e sfondando la sbarra.
Contatto diretto con la gente: dono di una cavigliera d’argento, con ciondolo di soggetto erotico, alle anziane di una casa di riposo.
Per i maschi stesso dono, ma con il ciondolo che raffigura un gol della serie A.
VENERDI’.
Contatto diretto con la gente: promessa di matrimonio a tutte le operaie dell’Ilva, e se la Fiom non si intromette, anche agli operai.
Televisione: apparizioni-lampo di pochi secondi in tutti i programmi di tutti i palinsesti, giusto il tempo per fare capolino.
Linea politica: un nuovo governo Monti ma senza Monti.
Promesse: abolizione del cancro (come già annunciato in un comizio nel marzo 2010) e vincita garantita al Lotto grazie a una semplice riforma: verranno estratti tutti i novanta numeri.
Linea politica: a piacimento di ciascun elettore, al quale verrà comunque consegnata una pergamena numerata con una barzelletta sulla fellatio.
SABATO.
Linea politica: candidatura di Grillo in tandem con Napolitano, Venezia capitale, uscita dall’Europa, rientro nell’Europa.
Ritorno alla lira ma mantenendo l’euro. Nuova moneta con testa in euro e croce in lire.
Promesse: la sanità pubblica dovrà garantire la resurrezione della carne come semplice prestazione ambulatoriale, senza richiesta di ticket.
Contatto diretto con la gente: orgia sessuale con tutti gli abitanti di un quartiere sorteggiato.
Televisione: una sola apparizione come direttore della Filarmonica di Vienna.
Michele Serra
(da “La Repubblica“)
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Dicembre 31st, 2012 Riccardo Fucile
MONTI E L’OBIETTIVO DI NON RIFARE LA VECCHIA DC… IL PROFESSORE NON SI RICONOSCE NELLE CATEGORIE “CENTRO” O “MODERATI”
A quanto punta Monti? A Palazzo Chigi, fra i suoi collaboratori più stretti, le cifre ballano di alcune decine di unità : si va dal 15% al 30% e passa.
C’è incertezza, voglia di ottimismo e prudenza allo stesso tempo, l’auspicio di andare incontro a un exploit.
I sondaggi attuali, dicono, sono tutti in qualche modo virtuali. Quelli veri, o che cominceranno a tenere conto dell’impegno elettorale del Professore, arriveranno solo con il nuovo anno.
Monti punta a scongelare quanti più voti possibili dall’astensionismo, punta a fratturare gli schemi attuali.
Nelle riunioni di questi giorni, con il suo staff e con gli esponenti delle liste che a lui si richiameranno, ha detto chiaramente che non intende rifare la Dc, nè tantomeno riconoscersi nella categorie che gli si affibbiano in questi giorni: «Non siamo nè di centro e tantomeno moderati».
Queste, ha lasciato intendere il capo del governo, sono vecchie scatole ideologiche che non vanno più bene per una campagna che si annuncia e deve essere diversa.
Avrà un cifra multimediale, per esempio, oltre che votata ai contenuti: il premier dimissionario potrebbe aprire un canale dedicato su YouTube , farà largo uso di Facebook e Twitter , cercherà di raggiungere il maggior numero di cittadini che si trovano sulla rete e fuori dagli schemi tradizionali, e in alcuni casi ormai obsoleti, di comunicazione.
«In qualche modo, se volete, un Grillo istituzionale ed europeista», era il commento che si trovava ieri in un servizio dell’Ansa.
«Con tutto il rispetto per coloro che hanno finora rappresentato i partiti vogliamo superare la mappa attuale dell’offerta» politica ai cittadini italiani, ha detto ancora Monti ai suoi recenti interlocutori.
È anche per questo, ha aggiunto, che occorre costruire qualcosa che abbia una vocazione maggioritaria, che non punti a essere ago della bilancia, bensì una vera e propria rivoluzione nel modo di intendere l’impegno politico.
«Abbiamo intenzione di aprire il programma ai cittadini, di offrire e valutare innesti alla cosiddetta Agenda Monti», dicono a Palazzo Chigi, rafforzando la sensazione di viverla anche come una scommessa, di cui si sono soppesati i rischi come le opportunità , la necessità di non seguire i tempi e i modi di Bersani o di Berlusconi, la voglia di presentarsi come offerta totalmente nuova.
Enrico Bondi avrà certamente l’ultima parola su quella che il Professore ha definito come lista civica, alla Camera, ma che in realtà sarà una vera e propria lista Monti, da lui controllata.
Ha già in qualche modo incorporato team e lavoro svolto sin qui da Italia Futura, lanciata da Montezemolo.
E saranno almeno quattro i criteri che lui stesso ha chiesto al superconsulente di osservare per vagliare le candidature: fedina penale immacolata, conflitto di interessi inesistente, storia professionale di valore e radicamento sul territorio.
Forse non sarà facile trovare tantissimi candidati con questi requisiti ma questo è l’obiettivo, certamente ambizioso.
Come forse è ambiziosa l’intenzione di recuperare la candidatura di Passera, che nelle ultime ore sembra averla esclusa: ieri sera Monti e il suo ministro avrebbero avuto una conversazione, incentrata sulla possibilità che anche il titolare del dicastero allo Sviluppo possa dare un contributo alla vittoria della coalizione montiana.
Esistono diverse versioni sulle modalità dell’offerta alla Camera: «Una sola lista centrista – ha detto Monti nella riunione avuta due giorni fa con Casini – avrebbe il sapore di una formazione dal sapore tecnocratico e poi rispettiamo le articolazioni locali e la storia dei singoli partiti che ci sosterranno». A cominciare dall’Udc.
Eppure, nel suo staff, si articola anche una versione che offre altre sfumature: nessuno pensi che la scelta sia il frutto di un cedimento del Professore al desiderio di Casini di mantenere una certa autonomia, anche nella scelta dei candidati; la decisione può essere letta come l’esatto contrario. Una lista civica, diversa dai partiti, squisitamente montiana, riflette anche la voglia esplicita del capo del governo di pesarsi.
Lui e il progetto che ha intenzione di mettere in pratica nelle prossime otto settimane.
Secondo questa versione Mario Monti non ha insomma voglia di essere solo una guida, l’autore di un progetto di idee al quale è stato fornito un contenitore politico.
Ci tiene a rappresentare in modo emblematico che sarà lui ad avere i maggiori consensi: ha voglia di affermare una ben precisa leadership politica, per un percorso che va certamente oltre le elezioni Politiche di febbraio.
In questa cornice le dissonanze sulle candidature e il ruolo del commissario Enrico Bondi, ieri, alimentate dalle parole di Casini, confermano la sensazione che anche dentro lo schieramento che sosterrà Monti è già scattata una corsa interna: come si articoleranno gli endorsement che il professore farà nei prossimi giorni?
Quanto punterà sulla vittoria della propria lista rispetto alla vittoria dell’intera coalizione? Domande e temi che nei prossimi giorni, in qualche modo, il premier dimissionario avrà modo di affrontare, più o meno direttamente.
Marco Galluzzo
(da “il Corriere della Sera“)
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Dicembre 31st, 2012 Riccardo Fucile
NEL 2008 FINISCE INDAGATA: DALL’INCHIESTA GIOVE NE ESCE PULITA, MA DALLE INTERCETTAZIONI EMERGONO FRASI CHE LA PONGONO AL CENTRO DI UN INTRECCIO TRA POLITICA E MAFIA
Oggi le primarie, e domani, forse, un seggio in Parlamento. 
Nel Partito democratico ci provano in molti.
E ci prova anche Bruna Brembilla, influente membro del Pd lombardo, nonchè ex assessore provinciale (fino al 2009) nella giunta di centrosinistra guidata, allora, dal plurinquisito Filippo Penati.
E sì, perchè saltare sul carro della “nuova” politica non serve a cancellare le ombre di ieri. E di ombre Brembilla se ne porta dietro molte.
Ma ce ne è una che più delle altre rischia di danneggiare l’intero partito.
Si tratta dei rapporti dell’ex assessore provinciale con personaggi vicini alla ‘ndrangheta.
Nel 2008 il suo nome finisce sul registro degli indagati. La procura punta su un comitato d’affari tra Cesano Boscone, Buccinasco e Assago.
L’indagine Giove però finirà con un’archiviazione.
L’ex assessore ne esce pulita, eppure nella rete delle intercettazioni restano impigliate parole che la pongono al centro di un intreccio tra politica, impresa e ambienti mafiosi.
Il quadro emerge dall’informativa che il Ros di Milano scrive nel luglio 2008.
Oltre 400 pagine che, pur restando lettera morta dal punto di vista penale, raccontano molto bene la strada presa da tutta la politica lombarda.
Interpellato sulla questione , ecco cosa ha rivelato ieri al Fatto il presidente della Commissione antimafia del comune di Milano David Gentili: “Le notizie in merito al comportamento tenuto da Brembilla e contenute negli atti di indagine sono tali che ho chiesto al comitato dei garanti, come prescrive il Codice etico del Pd, di verificare se possano condizionare l’attività del partito o lederne l’immagine pubblica e quindi se sia opportuno candidarla al Parlamento”.
Al centro di quell’inchiesta ci sono “i voti dei calabresi” da far pesare alle amministrative del 2007 e alle provinciali del 2009.
Nel primo caso la Brembilla gioca per una candidata “amica” al comune di Buccinasco, nel secondo, invece, la partita la riguarda in prima persona.
In entrambe le situazioni, l’allora assessore, si rivolge a figure ritenute vicine alla ‘ndrangheta.
E così per le comunali tocca a Domenico Papalia, definito “soggetto vicino alla nota famiglia Barbaro”, inviare un sms a Bruna: “Venticinque voti sono sicuri”.
Lo stesso Papalia, nel 2010, si attiverà per supportare Domenico Zambetti, ex assessore di Formigoni finito in carcere per aver pagato i voti dei boss.
Ancora più clamoroso, il caso di Pasquale Marando fino a pochi mesi fa revisore dei conti del Pd.
Secondo la Brembilla, Marando, in contatto con Pietro Panetta, uno dei più influenti boss lombardi, è l’uomo che può attivare i calabresi, tanto da “impegnarli” nel 2007 già per il voto delle provinciali del 2009. È lui che conosce “quelli che hanno il bar a Corsico”.
Ed è sempre Marando che nel maggio 2009, invitato alla Masseria di Cisliano, partecipa a un summit mafioso.
Nel 2011, poi, il gip Giuseppe Gennari lo contabilizzerà all’interno del “capitale sociale” della ‘ndrangheta.
In quegli anni, dunque, Brembilla gioca su più tavoli.
Attiva “i calabresi” per i quali, dice, “io sono un punto di riferimento”, ma lavora anche con il “nemico”, ovvero con Cl e la Compagnia delle opere.
Il suo contatto è Renato Caporale, imprenditore oggi accusato di bancarotta fraudolenta. “Abile nella politica di ingerenza nelle istituzioni”, sarà lui il regista occulto per l’elezione di Loris Cereda a sindaco di Buccinasco nel 2007.
Di se stesso dice: “Dipendo da uno che si chiama Formigoni”.
In famiglia, però, Caporale ha parenti poco pubblicizzabili, come il cognato Antonino Bandera, vicino al boss Domenico Barbaro detto l’Australiano.
Il rapporto tra Brembilla e Caporale è molto forte.
I carabinieri lo definiscono “una indissolubile liaison” volta “alla gestione di affari di indubbio rilievo”. Tanto basta. Al Pd l’avvertimento è arrivato.
E nonostante questo, Bruna Brembilla ieri ha disputato le sue primarie.
Davide Milosa
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Dicembre 31st, 2012 Riccardo Fucile
LA REDAZIONE CONTRO TELESE: “UN DILETTANTE”… NATO APPENA TRE MESI FA POTREBBE DECIDERE GIA’ LA SOSPENSIONE DELLE PUBBLICAZIONI
“Furiosi e indignati”. Si descrivono così i giornalisti di Pubblico in un lungo intervento in cui esprimo tutta l’amarezza per quello che appare ormai il destino inevitabile del giornale: la chiusura.
L’assemblea dei soci convocata per domani dovrà scegliere quale strada imboccare fra la ricapitalizzazione della società oppure la messa in liquidazione e l’immediata sospensione delle pubblicazioni, ma la decisione pare ormai già presa e tutto lascia intendere che l’unica opzione per il quotidiano politico fondato con grandi ambizioni appena tre mesi fa dal volto televisivo Luca Telese
Un esito che l’assemblea dei redattori di Pubblico, tornato oggi in edicola dopo uno sciopero, definisce senza mezzi termini “un giornalicidio”.
Un documento, quello dei giornalisti, che suona come un gravissimo atto di accusa non solo verso il diretttore-editore Telese, ma anche nei confronti del suo socio Tommaso Tessarolo. Una coppia che, sostengono i redattori, ha agito con imperdonabile leggerezza e dilettantismo ai quali ha poi fatto seguito, una volta emerse le difficoltà economiche e di vendita del quotidiano, una pavida inerzia fatalista.
L’elenco delle accuse rivolto al duo Telese-Tessarolo è lungo: “Primo, il capitale sociale esangue, che non poteva certo reggere ad una programmazione economica di almeno sei mesi. Secondo, il prezzo di copertina iniziale ad un euro e mezzo, evidentemente troppo alto nell’epoca della ‘grande crisi’.
Terzo, la totale assenza di una campagna pubblicitaria che facesse conoscere il giornale ai lettori, nell’ingenua convinzione che ai tempi di internet e di twitter bastasse il tam-tam digitale per farsi strada.
Quarto, la totale assenza di un ‘piano B’ nel caso in cui le cose fossero andate male.
Qualche tentativo di correggere la rotta, appena si è visto che i conti — evidentemente — non tornavano? No”.
A poche ore dalla possibile parola fine su un’avventura evidentemente partita con il piede sbagliato, il comunicato dei giornalisti si chiude quindi con un appello: “Ancora adesso pensiamo che un editore interessato a un giornale che sappia raccontare l’alto e il basso, il volto politico e quello sociale della prossima campagna elettorale, ci possa essere. Non siamo un giornale indebitato sino al collo, non una macchina succhia soldi. Ci siamo gettati con slancio in questa impresa e riprenderemo a farlo se ci fossero le condizioni. Perchè noi, i giornalisti di Pubblico, la nostra parte l’abbiamo fatta. Nonostante chi oggi ha deciso di chiuderci”.
(da “La Repubblica“)
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