Marzo 7th, 2014 Riccardo Fucile
IL CAPO DELLO STATO: “PRIMA DI FIRMARLA FARà’ UN ESAME ATTENTO”… ALLA CAMERA PROSEGUE IL MERCATO: RISSE, LISTE CIVETTA, NORME PER I MICROPARTITI E NIENTE PARITà€ DI GENERE
C’è un perchè se ieri Giorgio Napolitano, strattonato da più parti con richieste di intervento
astruse, abbia pronunciato una frase che la dice lunga sul tenore del dibattito — ma anche sui contenuti — che stanno emergendo alla Camera sulla legge elettorale.
“Chiedermi un intervento è fuorviante — ha infatti risposto il Capo dello Stato — ma promulgherò la legge elettorale solo dopo attento esame”. Come dargli torto.
Fatti salvi i toni e le battute che sono risuonate nell’Aula fino a tarda notte, nulla di “alto” come sarebbe doveroso in un momento comunque “costituente”, ieri sono stati approvate alcune vere porcate che rendono l’Italicum ancora più pastrocchiato.
NIENTE QUOTE ROSA
L’accordo, infatti, resta in bilico e molte questioni chiave sono state accantonate. Mentre è passato il “salva Cosentino” e ci è stata lasciata ampia libertà di votare ancora per le cosiddette “liste civetta”, sulla parità di genere la Camera si è inchiodata.
L’Italicum che uscirà da Montecitorio al massimo martedì mattina, non prevederà che le liste siano adeguatamente divise tra candidati maschi e femmine.
Perchè Berlusconi non vuole, ma anche il Pd è diviso (e le sue donne pure); con l’abolizione del Senato e il taglio del numero dei parlamentari, i leader dei partiti “padronali” non vogliono certo perdere la metà dei posti disponibili per darli alle donne. Molte deputate ora stanno raccogliendo le firme per fare un “appello” a Renzi, ma l’accordo non c’è.
TEMPI PIÙ LUNGHI
La decisione di far slittare il voto alla prossima settimana un po’ deriva anche dal caos “quote rosa”, sebbene tutto sia stato mascherato con la scusa che da oggi si “celebra” a Fiuggi il congresso di Fratelli D’Italia. Peccato che il consesso parta da sabato e che la Camera resti aperta.
SALVA-CONSENTINO
Dibattito edificante, si diceva. Durante il quale è passata una norma come la “salva Cosentino”, che Verdini è riuscito a portare a casa con la complicità del Pd: un emendamento (firmato dall’azzurro Parisi) che riguarda i partiti fortemente ancorati a un determinato territorio.
Non si tratta, però, del cosiddetto salva-Lega, che per ora resta accantonato, ma di un “sostegno” per partiti presenti solo in realtà territoriali molto circoscritte: si prevede che potranno essere conteggiati i voti ottenuti dalle liste che, seppur non si sono presentate in almeno un quarto dei collegi nazionali, abbiano superato lo sbarramento della soglia di ingresso del 4,5%.
È il caso, ad esempio, del partito Sardo d’Azione o, appunto, di Forza Sud. Così Berlusconi potrà salvare alcuni fedelissimi candidandoli in partiti locali, ma potrà anche far proliferare queste piccole realtà in modo da ampliare lo spettro delle candidature.
In serata, intanto, viene bocciato l’emendamento sulle preferenze.
È il “mercato” della legge elettorale: nulla verrà risparmiato.
Sara Nicoli
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 7th, 2014 Riccardo Fucile
POCHE RIGHE INVIATE AI COLLEGHI PENTASTELLATI… GRILLO HA TIMORE AD ESPELLERLO
Una mail riservata inviata ai sindaci pentastellati, per prendere le distanze dalle espulsioni di Grillo e difendere gli epurati.
Sarebbe questo il motivo (fin qui taciuto) dello scontro tra il leader del Movimento 5 Stelle e il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, scoppiato lunedì scorso e poi ricomposto.
Poche righe, quelle inviate da Pizzarotti ai suoi colleghi, riassumibili così: i senatori Luis Orellana, Lorenzo Battista, Fabrizio Bocchino e Francesco Campanella non hanno fatto niente di male e non c’era ragione per espellerli.
Un’alzata di testa collettiva, uno stop alle epurazioni grilline dal “partito dei sindaci”. «La mail di Pizzarotti? Certo che l’ho ricevuta – conferma Alvise Maniero, 28 anni, sindaco di Mira, in provincia di Venezia da due – era una mail collettiva».
Poi qualche amministratore solerte ha inoltrato la mail di Pizzarotti a Grillo, che per tutta risposta lo ha scomunicato via Twitter mettendo nel mirino la riunione tra amministratori 5 Stelle organizzata da Pizzarotti a Parma, il prossimo 15 marzo.
«Io non sono d’accordo con Federico e gliel’ho scritto, prosegue Alvise, il nostro Paese ha bisogno di riforme, di un cambiamento radicale, chi non è d’accordo è meglio che se ne vada. Un gruppo politico avrà ben il diritto di autodeterminarsi…». Non parteciperà , Alvise, all’incontro del 15 («sarò nelle scuole a spiegare la Costituzione ai ragazzi»)e non ci sarà neppure il collega Marco Fabbri, sindaco di Comacchio, nel ferrarese («sono a Caltanissetta ad un incontro»).
Per Fabbri, del resto, non c’è stato nessuno scontro tra Grillo e Pizzarotti. «Secondo me non c’è stata nessuna litigata con Grillo, era un tweet ironico, avete frainteso. Federico è una brava persona, l’ho sentito anche prima».
Per questi giovani amministratori il sindaco di Parma è un punto di riferimento, una presenza concreta sul territorio. «Se Pizzarotti alza la testa altri lo seguiranno, è la scissione è sicura. È un simbolo, può diventare un catalizzatore», assicura l’ex Giovanni Favia, che si sta già dando da fare («si sta organizzando una rete di controinformazione»).
Intanto, dietro alle telefonate di facciata, la tensione (antica) tra Grillo e Pizzarotti continua a salire.
Tanto che ai fedelissimi il guru avrebbe confidato pochi giorni fa: «Resta sindaco, ma ormai è fuori dal Movimento».
Caterina Giusberti
(da “La Repubblica”)
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Marzo 7th, 2014 Riccardo Fucile
CAOS SULLA PARITA’ DI GENERE, PD SPACCATO, FORZA ITALIA IN DIFFICOLTA’…SLITTA ANCORA L’APPROVAZIONE FINALE DELLA LEGGE TRUFFA
L’iter dell’Italicum appare sempre più problematico tanto che in serata la reintroduzione delle
preferenze è stata bocciata con soli 40 voti di scarto.
Il rinvio.
In Conferenza Fratelli d’Italia ha avanzato la proposta di non proseguire l’esame della riforma elettorale nella giornata di domani, venerdì 7 marzo, per consentire al partito di svolgere il congresso che si terrà a Fiuggi proprio a partire da domani.
La richiesta è stata accolta, ma il capogruppo del Pd, Roberto Speranza ha manifestato contrarietà a questa soluzione, chiedendo “con insistenza che si procedesse con la riforma elettorale in aula almeno la giornata di domani”.
Respinto lo sbarramento al 4%.
La Camera ha respinto, a scrutinio palese, l’emendamento alla riforma elettorale che abbassava la soglia di sbarramento dal 4,5% a 4%.
La proposta, presentata da Ignazio La Russa e da Fdi, è stata sostenuta da appassionati interventi dei piccoli partiti, mentre Pd e Fi non sono intervenuti. Alla fine i “no” sono stati 308 contro i 215 sì (a favore hanno votato anche i Cinque Stelle).
Sull’Italicum i tempi sono contingentati e una stima fatta durante la riunione dei capigruppo prevede che vi siano ancora 18 ore a disposizione per l’esame e il voto degli emendamenti. Non da ultimo, durante l’incontro la presidente della Camera, Laura Boldrini, ha ribadito che le sanzioni a seguito dei disordini in aula e in commissione comminate ai 5 Stelle e al questore Dambruoso inizieranno a decorrere una volta terminata la legge elettorale.
Emendamento sulle quote rosa.
Sono invece ancora in stallo gli emendamenti Agostini sulla parità di genere, su cui le forze di maggioranza non riescono a trovare l’accordo: in serata 90 deputate dei partiti che sostengono la riforma elettorale (Pd, Fi, Ncd, Sc, Udc e Pi) hanno sottoscritto un “appello aperto” ai leader dei loro partiti affinchè sostengano gli emendamenti bipartisan per la parità di genere. L’obiettivo è ottenere l’alternanza uomo-donna nelle liste elettorali e il 50 per cento delle donne capolista.
Anche la presidente della Camera Laura Boldrini ha incontrato le deputate che sostengono l’iniziativa, appartenenti a diversi gruppi: assenti quelle di Fi e Movimento Cinque Stelle. Presenti, tra le altre, le parlamentari Pd Barbara Pollastrini e Roberta Agostini, Dorina Bianchi (Ncd), Titti Di Salvo (Sel), Irene Tinagli (Sc) e Gea Schirò (Pi).
In realtà le deputate del Pd restano divise.
L’area più vicina a Renzi è dubbiosa che una iniziativa in tal senso contribuisca a sbloccare lo stallo sulla parità di genere, visto che nell’accordo con Fi i tre emendamenti Agostini non erano previsti.
Silvia Fregolent, deputata piemontese vicina al premier, interpellata in proposito spiega: “Io non penso che sia una buona idea e non firmerò. Non sono d’accordo con il metodo, con una raccolta di firme in una fase della trattativa così delicata. E’ in corso una trattativa sotto traccia per ottenere un risultato e io che voglio arrivare al risultato non condivido questo metodo”.
Preferenze.
In tarda serata l’aula della Camera ha bocciato il primo degli emendamenti alla riforma elettorale che introducono il voto di preferenza, rispetto alle liste bloccate previste dal testo. I no sono stati 278, i si’ 236, gli astenuti 2.
La discussione ha avuto toni accesi: alcuni esponenti del Pd (come Rosi Bindi e il lettiano Marco Meloni) si sono pronunciati a favore della modifica.
I presentatori dell’emendamento (Pino Pisicchio, Giancarlo Giorgetti e Gennaro Migliore) sono dunque tornati sui propri passi chiedendo nuovamente che si votasse a scrutinio segreto.
E alla fine i voti favorevoli sono stati 236, cioè molto più numerosi di quelli registrati in altri emendamenti proposti dai piccoli partiti (in media 180-190).
Il presidente.
Il Capo dello Stato Giorgio Napolitano, dal canto suo, continua a mantere un ruolo sopra le parti: “Promulgherò la legge elettorale dopo attento esame – afferma in una nota – Ora, mentre sono in corso discussioni e votazioni in Parlamento sulla riforma, è fuorviante chiedere al presidente della Repubblica, in nome di presunte incostituzionalità , di pronunciarsi o ‘intervenire’ sulla materia”.
(da “La Repubblica“)
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Marzo 6th, 2014 Riccardo Fucile
“LA POSSIBILITA’ DI FARLO EVOLVERE E’ INESISTENTE, LA DIMENSIONE MEDIATICA E’ UN CESSO INSOPPORTABILE”
Pietro Brambillasca è un nome a molti sconosciuto. Non agli attivisti del Movimento 5 Stelle di Bergamo, che negli ultimi quattro anni hanno diviso con lui conquiste, delusioni e soprattutto tanto lavoro organizzativo.
Nonostante sia stato sempre dietro le quinte, Brambillasca è diventato un punto di riferimento per molti bergamaschi che si sono avvicinati al Movimento guidato da Beppe Grillo.
E’ proprio il leader nazionale il motivo dell’abbandono dell’attivista. Con una lunga nota su Fb Brambillasca ha infatti annunciato l’addio al M5S.
“La possibilità di farlo evolvere è inesistente, almeno per conto mio. Mi sono stufato di lottare contro i mulini a vento, di respirare continuamente la retorica dell’emergenza, che a niente serve se non a impedire scientemente le riflessioni sulle questioni — scrive sul social network.
Lo sfogo è stato condiviso e ripreso in ogni parte d’Italia.
Per il Movimento di Bergamo è una defezione pesante. Lei è tra gli attivisti più “vecchi”, parte integrante della struttura organizzativa. Come mai ha deciso di lasciare?
“E’ un lutto che elaboro da mesi, ora mi sono convinto. Purtroppo dal 2010 penso che la dimensione nazionale del Movimento 5 Stelle avrebbe rovinato tutto. Tanta gente ha scambiato questa possibilità di cambiare l’Italia per un pullman personale”.
C’è qualcosa che salva?
“Senza dubbio la parte locale. E’ nata sana ed è pensata per una crescita sana. Non è un caso che chi si salva e tiene duro è proprio perchè ha un impegno locale da portare avanti. E’ in quella dimensione che le persone possono confrontarsi. Sono contento che Marcello Zenoni, candidato sindaco a Bergamo, prosegua il lavoro con la sua lista. Gli darò una mano da esterno”.
Quale è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso? Le quattro espulsioni di settimana scorsa?
“Non conosco i quattro senatori, però sono convinto che il metodo giusto non può essere quello adottato. Così non si va da nessuna parte, vincono solo le pulsioni intestinali”.
Eppure Grillo ha lanciato la sua creatura politica proprio così, stuzzicando le pulsioni degli italiani.
“Quella dimensione mediatica è un cesso insopportabile. Parliamoci chiaro: la ditta Grillo-Casaleggio è una delle tante anomalie di questo paese. Nessuno la vede, tutti la tollerano. Se sei una persona intellettualmente onesta, smetti di tollerarla. Io sono entrato nel momento dell’”uno vale uno” e della partecipazione, ora c’è il “mandiamoli tutti a casa”. Cambia il messaggio, cambia la base, ma l’obbiettivo è sempre e solo allargare il consenso con persone a cui è sufficiente una comunicazione umorale. Non si può andare avanti così”.
Pensa che qualcuno la seguirà ?
“Molte persone sono scontente. Non sogno che collassi l’idea perchè siamo di fronte a un grande capitale umano. Però penso che qualcosa cambierà ”.
Il Movimento perde solo un attivista o anche un elettore?
“Sul locale rimango decisamente un elettore del Movimento 5 Stelle. Sul nazionale vedrò gli sviluppi”.
Grillo ovviamente non la chiamerà . Anzi, ha risparmiato un’espulsione.
“Le dico solo una cosa: Beppe Grillo, quando è venuto in campagna elettorale, non si è fermato nemmeno cinque minuti a parlare con noi attivisti. Mi sembra un messaggio chiaro”.
(da “il Giornale di Bergamo“)
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Marzo 6th, 2014 Riccardo Fucile
LE MONDE E FINANCIAL TIMES: “RENZI RISCHIA DI DIVENTARE UNA STELLA CADENTE”
L’Italia non si è desta, almeno sembra. Appare più passiva che fervida, non soltanto a causa
della crisi economica e finanziaria.
È rimasta quel che è sempre stata: non ha perso l’antico vizio di delegare ad altri l’onere di risolvere i problemi della comunità .
Si è affidata così all’uomo della provvidenza di turno che non nasconde la sua smisurata ambizione, ma promette di cancellare le brutture, la vecchia politica e fa intravedere una vita serena.
Il giovanilismo, con un’ipoteca populista, e la velocità del fare sembrano le nuove parole d’ordine.
Ma l’età giovane priva di esperienza, di competenza, di conoscenza dei problemi di un governo e di uno Stato non può essere una medaglia al valore. I Leopardi, i Gobetti, i Gramsci nascono poche volte in un secolo.
Tralasciando i geni si capisce però che c’è un burrone tra la classe dirigente venuta dopo la seconda guerra mondiale e quella di oggi. Le altalene delle generazioni e della storia.
A Renzi non viene qualche sospetto quando, con la sicurezza del neofita, comunica al popolo che risanerà tutto in un battibaleno?
Sa che l’Italia è gravemente ammalata, che la crisi della politica, soprattutto, è anche morale, civile, sociale, culturale?
I partiti, sbrindellati, in profonda difficoltà , non riescono più a coinvolgere i cittadini
C’è una gran confusione in quel che sta succedendo o meno.
Che sorte avrà veramente la legge elettorale di cui si parla da anni? Adesso è approdata a Montecitorio, tra rotture e compromissioni.
Il costituzionalista Michele Ainis, sul Corriere dell’altro ieri, dopo gli emendamenti presentati sulla data di attuazione, poi ritirati, che hanno buttato tutto all’aria facendo sospettare a ragione chissà quali patti segreti tra Renzi, il suo amico Verdini, plenipotenziario di Berlusconi, e altri, ha scritto che sarebbe il caso di riaprire i manicomi chiusi nel 1978 dalla legge Basaglia
Dev’essere approvata prima la legge elettorale o quella costituzionale – una lunga marcia – che dovrebbe fare del Senato una specie di camera dei fasci e delle corporazioni, trasformandolo in un’assemblea con i seggi attribuiti a chi ricopre già una carica elettiva?
Si è deciso poi – Renzi e Berlusconi – che si voterà con un sistema per la Camera e con un altro sistema per il Senato.
Sembra un’assurdità dopo quel che è successo alle ultime elezioni: i guasti, infatti, sono nati proprio di lì. Ci dovrà pensare di nuovo la Consulta?
L’impressione è che la vera posta in gioco siano le elezioni. Si sono accelerati i tempi e l’accordo è nato proprio per impedirle
È chiaro soltanto che questo è il governo Renzi. Un uomo solo al comando, ma non è Bartali, non è Coppi – tempi antichi –, non è neppure Pantani, tempi moderni.
Con alle spalle, se si eccettua il non entusiasta ministro dell’Economia Padoan, una squadra grigiastra, «di personalità piuttosto modeste che non gli faranno ombra», ha scritto Marcelle Padovani su Le Nouvel Observateur .
«La maggior parte dei ministri sono dei principianti». Matteo Renzi non ha esperienze parlamentari, governative, internazionali, non conosce i regolamenti delle assemblee e la forza della burocrazia ministeriale, ha solo la pratica di presidente della Provincia e di sindaco di Firenze, 377.000 abitanti, con il suo cerchio magico.
Vengono i brividi a pensare che dovrà discutere con la Merkel, con Obama, che siederà all’Onu, parteciperà al G8, avrà a che fare con tutti i marpioni del mondo affidandosi al suo chiaro linguaggio di ragazzo – un fanciullino, come dice Giovanni Sartori – che vuol mettere tutti a proprio agio, minimizzare le gravosità della vita, promettere, soprattutto.
Detto e fatto. Il presidente Napolitano, visto che è stata esclusa, chissà perchè, dal ministero Emma Bonino, esperta e conosciuta nel mondo, dovrà prendersi, tra l’altro, anche l’interim occulto degli Esteri per non far fare una figura barbina al paese della «Grande bellezza».
Dall’aldilà gli uomini del CAF, Craxi, Andreotti, Forlani e i loro predecessori non nasconderanno l’invidia. Altro che deprecato manuale Cencelli.
La giostra dei sottosegretari non è stata mirabile, tra la rimediata storiaccia calabrese, l’esclusa del Pd in Sardegna perchè indagata e subito risarcita, i berlusconiani «pentiti» – sembra – protagonisti delle vergognose leggi ad personam, inseriti proprio al ministero della Giustizia, quel che interessa a B..
I sondaggi per Renzi sono ora positivi, ma se le promesse non saranno rispettate con la velocità del suono farà in fretta a diventare una meteora, come ha scritto il Financial Times e ha ribadito Le Monde di sabato: «Potrebbe diventare una stella cadente».
Non tutti i cittadini hanno digerito quel che è successo dalle elezioni dell’anno scorso a oggi, la congiura di palazzo, il Pd che licenzia il suo presidente del Consiglio e mette al suo posto il nuovo segretario, una mescolanza di dramma e di carnevale da cui Enrico Letta e anche Bersani sono usciti con alta dignità . Quella fotografia dei due che si abbracciano nell’aula plaudente di Montecitorio è un documento storico. Ma ad applaudire sono stati anche i 101 suicidi del Pd che hanno votato contro Prodi?
Renzi è il figlio «naturale» di Berlusconi, un pupillo che all’ex piacerebbe avere tra i suoi.
La sua visione del mondo è radicata nell’arco che comincia nel 1994 e dovrebbe finire ora, con Berlusconi ai servizi sociali o agli arresti domiciliari.
A legarli è la politica disinvolta dei due forni, il mito del successo e del potere, il narcisismo, l’uso dell’io, ossessivo.
E viene in mente Carlo Emilio Gadda quando, nella Cognizione del dolore scrive: «L’io, io!… Il più lurido di tutti i pronomi!…(…) I pronomi! Sono i pidocchi del pensiero».
Corrado Stajano
(da “il Corriere della Sera”)
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Marzo 6th, 2014 Riccardo Fucile
LITE TRA LO STABILIMENTO MODELLO E IL COMUNE
A «Munnezzopoli» i cittadini «ricicloni» sono sgraditi.
Con la raccolta differenziata, evidentemente, disturbano il business dell’immondizia, dei camion stracarichi, delle discariche nauseabonde ma redditizie.
Lo dice la guerra di carte bollate tra uno stabilimento balneare che ricicla tutto e il Comune di Castel Volturno. A due passi dal più grande deposito di ecoballe del pianeta.
Per capire l’assurdità di questa guerra occorre capire il contesto.
Castel Volturno, al confine tra la provincia di Caserta e quella di Napoli, sulla costa Domiziana descritta un tempo con parole estasiate da grandi viaggiatori come Goethe e Dickens, è a pochi chilometri dall’area più «nera» nella mappa dei siti inquinati dell’urbanista Aldo Loris Rossi, dalla famigerata Taverna del Re che è grande quanto Procida e ospita milioni di ecoballe, da Casal di Principe e dalla Terra dei Fuochi.
Fu lì, al pronto soccorso di Castel Volturno che si presentò vent’anni fa il camionista Mario Tamburrino il quale, dopo avere sversato in mezzo alla campagna il suo carico di bidoni tossici portati da Cuneo, singhiozzava disperato: «Aiuto! Sto diventando cieco!».
Un panorama desolante. Segnato dal degrado immondo di interi quartieri come Pineta Mare, Bagnara e Villaggio Saraceno.
Degrado ignorato al punto tale che, dopo la strage di immigrati del 2008 l’allora sindaco Francesco Nuzzo si spinse a dire che «senza camorra e immigrati Castel Volturno potrebbe diventare la Malibù d’Italia».
Un’affermazione avventurosa fino al ridicolo, data la devastazione del paesaggio urbano. Unica verità : la presenza molto pesante dei Casalesi.
Tanto che il Comune è oggi nelle mani di tre commissari dopo essere stato sciolto per infiltrazioni camorriste.
Va da sè che i rifiuti sono un affare per tutti, tranne gli abitanti. In una provincia che dopo esser stata avvelenata dai peggiori veleni portati dal Nord ha visto salire la raccolta differenziata al 40% con comuni che arrivano come Sessa Aurunca al 70%, Castel Volturno arranca in coda al 9%.
La peggiore in assoluto dopo Casal di Principe dei Casalesi.
Risultato: buttare in discarica l’immondizia dei 24mila residenti della cittadina è costato nel 2013 poco meno di 10 milioni di euro. Cioè 2 milioni e mezzo in più di quelli spesi in totale da Padova. La quale ha dieci volte più abitanti. Fate voi i conti.
In questo contesto allucinante, l’architetto Antonio Cècoro, figlio della titolare del Lido delle Sirene (Clementina Della Vecchia) e gestore dello stabilimento balneare che conta su 150 metri di spiaggia e arriva a ospitare nei giorni di piena fino a 1.500 bagnanti, si aspettava un premio: ovunque, tra gli ombrelloni, sono sparpagliate piccole «isole ecologiche» con quattro cesti ciascuna e l’immondizia viene poi controllata e ripartita in quattro enormi contenitori gestiti da un addetto appositamente pagato.
Così che praticamente tutto viene consegnato per il riciclo a una ditta specializzata, la Sri, società recupero imballaggi.
La stessa che tre anni fa, nel pieno dell’emergenza rifiuti, quando le foto con le montagne di immondizia campeggiavano sulle prime pagine dei giornali internazionali, denunciava che gli mancavano materiali da lavorare perchè, cose da pazzi, finiva tutto in discarica.
Non bastasse l’esperienza personale, l’architetto Cècoro, presidente regionale dell’Assobalneari-Confapi e del Distretto turistico Litorale Domitio, era riuscito a convincere via via molti colleghi, stufi di aspettare le iniziative pubbliche in ritardo di decenni (pensate che tutti i comuni dovrebbero stare oggi al 65%!) a farsi la differenziata in casa.
Anzi, per smaltire in modo corretto anche l’«umido», aveva speso un sacco di soldi per comprare in Gran Bretagna, d’appoggio a quella tradizionale, una compostiera elettronica: «Il compost lo usiamo tutto noi stessi, nei giardini e nelle aiuole».
A quel punto, per legge, lui e gli altri promotori della «differenziata» autonoma avevano diritto a un forte abbattimento della tassa sui rifiuti.
Dice infatti il comma 10 dell’articolo 238 del Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152: «Alla tariffa è applicato un coefficiente di riduzione proporzionale alle quantità di rifiuti assimilati che il produttore dimostri di aver avviato al recupero mediante attestazione rilasciata dal soggetto che effettua l’attività di recupero dei rifiuti stessi».
Il solito linguaggio insopportabilmente burocratese, ma in ogni caso è tutto chiaro: meno rifiuti porta via il Comune, meno tasse sui rifiuti si devono pagare. Macchè.
Come ha scritto sul Corriere del Mezzogiorno Eleonora Puntillo, il municipio di Castel Volturno non vuol sentire ragioni.
E invece che mandare una torta con i complimenti ad Antonio Cècoro e sua madre Clementina, continua a mandare ai titolari del Lido delle Sirene i bollettini da pagare. «Ma come, se dal 2000 facciamo tutto da soli e non passa un camion della raccolta rifiuti!». Niente da fare. Il Comune insiste.
Indifferente alla realtà dei fatti e alla legge. E soprattutto sordo ai richiami di quei suoi cittadini alle regole fissate dal Parlamento.
Per anni l’architetto e sua madre fanno buon viso a cattivo gioco e pagano, nonostante l’ingiustizia, quanto richiesto. Finchè chiedono all’avvocato Luigi Roma di presentare un ricorso al Tar: è giusto che gli uffici municipali ignorino la legge e non si degnino manco di rispondere? Il Tar dà loro ragione.
E poco prima del Natale 2013 ordina al Comune di applicare la legge e lo condanna a pagare le spese processuali.
Caso chiuso? Macchè!
A metà gennaio il responsabile Ufficio tributi risponde alla sentenza che «l’istanza di esenzione non può e non poteva essere accolta» sulla base del «vigente regolamento per la gestione dei rifiuti urbani approvato con deliberazione del consiglio comunale del 30.11.2005».
Ma come: le regole municipali prevalgono sulla legge italiana e sulle sentenze del Tar?
Il «Sovraordinato responsabile del Servizio ecologia dott. Giuseppe De Rosa», a fine gennaio, conferma: «l’intenzione di gestire in proprio il servizio di igiene ambientale- utenza non domestica (…) sostanzia, di fatto, una forma di contestazione al criterio di tassazione fissato dal competente settore Finanziario e Tributario del Comune di Castel Volturno, in base al quale, i titolari di concessioni demaniali marittime per la gestione di strutture turistico ricettive sono obbligati al pagamento della tassa comunale per i rifiuti».
Dunque la legge dello Stato non è in vigore a Castel Volturno? No, risponde il Comune a dispetto della sentenza: il Comune «garantisce quotidianamente il servizio di igiene ambientale» quindi lo stabilimento balneare non ci provi neppure a «procedere in proprio alla gestione del servizio di igiene ambientale».
Sennò? Sennò rischia la «revoca definitiva della Concessione demaniale».
Il caso, adesso, è al centro di un nuovo ricorso al Tribunale amministrativo.
Nel frattempo, per essere dei «bravi cittadini», i nostri dovrebbero ricominciare a buttare la spazzatura, tutta insieme, nei bidoni di quel Comune che nel 2014 non ricicla ancora nulla.
E lancia minacce burocratiche, presumibilmente tra gli applausi dei camorristi, mentre butta tutto in discarica.
Gian Antonio Stella
(da “il Corriere della Sera”)
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Marzo 6th, 2014 Riccardo Fucile
RENZI HA FATTO SOLO UNA OPERAZIONE DI MARKETING
“E’ insopportabile”. Pietrangelo Buttafuoco, scrittore e giornalista (il suo ultimo romanzo per
Bompiani si intitola “Il dolore pazzo dell’amore”) non lascia concludere la domanda perchè il termine femminicidio “è insopportabile”, Laura Boldrini “è il presidente della Camera, il maschile è neutro”, e la scelta di Matteo Renzi per un governo con otto ministre è (nuovamente) “insopportabile” e soprattutto “un artifizio”. Non teme, Buttafuoco, di andare controcorrente in una intervista che entra nella campagna lanciata da Lidia Ravera e HuffPost per l’8 marzo con lo slogan #donneèbello.
Perchè è tutto così insopportabile?
Renzi ha compiuto una operazione di marketing, ha ripetuto quello che aveva fatto Silvio Berlusconi promuovendo molte donne in nome della giovinezza e della femminilità – e cioè facendo intendere che la gioventù è donna -, ma al posto della avvenenza il nuovo presidente del Consiglio ha preferito l’idea di carino. Un’operazione dunque stucchevole, così come tutto il dibattito recente sulla violenza, gli interventi del presidente Laura Boldrini…
“La presidente” è altrettanto odioso?
Preferisco usare il maschile perchè è neutro. L’essenza del maschile è neutra, così come la terza persona usata da Giulio Cesare. Nel maschile c’è il distacco, e nessuno si offende. Stavo dicendo che quando le operazioni stucchevoli incontrano il dogma del politicamente corretto incarnato da Laura Boldrini allora entriamo nello zeitgeist, nello spirito del nostro tempo dove tutti seguono come pecoroni l’istinto totale che annulla la differenza di genere e produce aberrazioni che prima di offendere la natura offendono il buon senso. Penso ai moduli con la scritta genitore 1 e genitore 2. Nelle madrasse c’è molta più libertà che nelle nostre società cosiddette evolute, o peggio, risolte.
Esiste allora una maniera per mantenere la differenza di genere mantenendo il rispetto?
Il rispetto è un problema delle società emancipate, è la malattia tipica delle società occidentali e delle culture liberali. Chi paga il pegno è sempre l’istinto primario dell’aggregazione umana. Il principio totalitario è fondato sull’esistenza di un super-ego che amministra tutti rendendoci uguali come nella fattoria orwelliana, che nella mia visione non era affatto una critica al regime stalinista bensì il racconto dolente dell’evolversi di una società capitalista composta da consumatori del mondo globale.
Dunque tutte le statistiche, i numeri, i casi delle donne picchiate sono il prodotto della modernità ? E come gestirle allora?
Se sapessi che una amica fosse vittima di queste violenza saprei come gestire la cosa. Più una società è arretrata più è in grado di intervenire in casi come questi. D’altro canto penso che noi giornalisti, insieme con il resto della società , siamo caduti in un riflesso condizionato, in un luogo comune. Ci hanno fatto leggere “Padre padrone” e ci hanno detto che i padri, gli uomini, sono violenti e crudeli. E’ come quando uscì “Volevo i pantaloni” e tutti pensarono che le ragazze siciliane fossero come la protagonista. Abbiamo preso un tema e l’abbiamo fatto diventare una moda. E, appunto, lo stesso automatismo che ci fa dire che i musulmani sono tutti terroristi, e i preti tutti pedofili.
(da “Huffingtonpost“)
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Marzo 6th, 2014 Riccardo Fucile
IL POLITILOGO BOCCIA IL “SISTEMA DELLE SOGLIE” PER INGRESSO IN PARLAMENTO E IL PREMIO DI MAGGIORANZA, “FRUTTO DEL COMPROMESSO CON BERLUSCONI”
“Oggi i miei rapporti con Renzi sono inesistenti. Io ho dato un contributo credo significativo su alcuni punti, soprattutto sul doppio turno che è un mio pallino. Altre cose non mi sono piaciute e l’ho detto: io faccio il mio mestiere e Renzi fa il suo”.
Roberto D’Alimonte, parlando con i giornalisti a Firenze a margine di una conferenza con gli studenti della Luiss, rende ancora più netta la sua presa di distanza dalla riforma ora in discussione alla Camera.
Il politologo è considerato il padre dell’Italicum, anche se lui prefereisce definirsi lo “zio”.
“Io mi rendo conto che la legge elettorale, come tutte le riforme è frutto di compromessi”, ha spiegato.
“So benissimo che Berlusconi l’idea di una soglia unica, che era anche il mio pallino, non poteva accettarla. Questo sistema di soglie complicate, con lo sconto, speciali -vedremo se passerà la soglia speciale per la Lega- va incontro a una richiesta di Berlusconi. Dal mio punto di vista ritengo che questo sistema di soglie sia troppo complicato e probabilmente anche viziato da incostituzionalità alla luce della sentenza della Consulta; ma sono compromessi che vanno accettati”.
Il politologo ha scherzato: “Sono lo zio dell’Italicum, questa è la definizione che ho inventato io. Ci sono i padri, Renzi e Berlusconi, ci sono gli zii, cioè io, Verdini e la Boschi, e poi ci sono i cugini e i nipoti, ma questi non li citiamo”.
L’Italicum, però, “anche dimezzato è meglio della riforma della Consulta, ma potrebbe anche essere un espediente per costringere a fare la riforma del Senato, che è la grande riforma da fare ora”.
Già qualche giorno fa D’Alimonte aveva sconfessato l’attuale testo in un’intervista al Corriere della Sera.
“Il testo è da rivedere, ci sono errori” aveva detto, indicando come punti da modificare la soglia del premio di maggioranza che dovrebbe essere innalzata al 40% e la soglia di sbarramento per l’accesso in Parlamento: “Un’unica soglia uguale per tutti e fissata al 4% semplificherebbe il sistema e lo renderebbe più presentabile”.
Attualmente, invece, ci sono varie soglie di sbarramento per chi si coalizza, per chi non si coalizza, per i partiti regionali (con la norma “Salva Lega”).
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Marzo 6th, 2014 Riccardo Fucile
CONFERMA IL TAGLIO DI 10 MILIARDI MA RENZI DEVE SCEGLIERE… FUMOSO SULLE COPERTURE
Dualismo con Renzi? “Ogni volta che vedo il presidente del Consiglio ci chiediamo chi metta in
giro queste voci. Una contrapposizione farebbe molto male al Governo”. Così il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan in un’intervista pubblicata oggi sul Sole 24 Ore e nella quale spiega le priorità del suo dicastero.
Per il ministro è essenziale “aggredire le cause di fondo della debole competitività delle imprese” e quindi “al primo punto c’è la questione dell’eccessivo cuneo fiscale”.
L’obiettivo è “concentrare tutto l’intervento in una direzione”, “tutto sulle imprese, e quindi Irap e oneri sociali, oppure tutto sui lavoratori, attraverso l’Irpef”.
Quanto alle coperture dai tagli alla spesa possono arrivare “5 miliardi su base annua”, e poi ci saranno misure transitorie come il “rientro dei capitali”.
Padoan risponde alla Ue rilanciando riforme per la competitività e riduzione del debito.
“Sul deficit – sottolinea – non dobbiamo tornare oltre il 3%”. Il debito, aggiunge, va abbattuto e “non perchè ce lo chiede l’Europa ma per noi” e “per i nostri figli”.
Urge quindi “rafforzare il programma di privatizzazioni”.
Per coprire le riforme del mercato del lavoro (il Jobs Act verrà presentato mercoledì) e degli ammortizzatori il ministro punta a “riconsiderare gli strumenti esistenti, utilizzando anche risorse che già vengono impiegate all’interno del sistema di welfare”.
Prudenza sulle rendite finanziarie: “sono tante cose molto diverse – dice – Per ciascuna bisogna valutare gli effetti sul gettito, ma anche l’impatto sul reddito delle famiglie e sui mercati. Ci riserviamo un approfondimento molto serio per decidere se intervenire”.
Sui provvedimenti attuativi Padoan annuncia la costituzione di una task force per abbattere l’arretrato, mentre nel prossimo Consiglio dei ministri potrebbe arrivare un provvedimento per lo sblocco di 60 miliardi di vecchi debiti della Pa.
(da “Huffington Post“)
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