Marzo 1st, 2014 Riccardo Fucile
DISAGIO IN FORZA ITALIA PER LA RINUNCIA A CRITICARE IL GOVERNO… E SI PARLA DI UN ACCORDO TRA I DUE CHE “VOI UMANI NEMMENO IMMAGINATE”
Qualche frammento di vero dovrà pur esserci, perchè troppi sono gli indizi, idem le
coincidenze, per liquidare come bufale le voci di un patto Berlusconi-Renzi destinato a cogliere tutti di sorpresa: non ora ma in autunno, dopo le elezioni europee.
Tutti i frequentatori di Arcore ne parlano come del segreto di Pulcinella, sebbene in che cosa concretamente consista questo presunto accordo nessuno lo sa: governi Pd-Forza Italia, taglio delle ali a destra e a sinistra, scenari fantascientifici alla Ridley Scott…
«Vedrete cose che voi umani nemmeno vi immaginate» sussurra chi si abbevera alle confidenze del Cavaliere.
L’ultimo folle sogno berlusconiano scommette che Renzi sia davvero l’interlocutore atteso per vent’anni, «il nostro Gorbaciov» come l’ha effigiato sul «Giornale» il direttore Sallusti.
Un leader capace di abbattere il muro dell’ostracismo nei confronti di Berlusconi, di riabilitarlo a sinistra, di restituirgli l’onore politico sporcato dalla condanna e magari addirittura di riportarlo nel Palazzo con tutti gli onori…
È assai improbabile che il piano berlusconiano sposi le ambizioni di Renzi. Il quale, lungi dal rimettere in circolo un personaggio così ingombrante, forse semplicemente mira a sottrargli i voti, a portargli via fette di elettorato in cambio di qualche moina.
E forse non solo quella.
Il premier ha scelto un ministro dello Sviluppo, la Guidi, che Berlusconi avrebbe messo di suo. Ha rinunciato al magistrato Gratteri per la Giustizia, piazzando due sottosegretari non certo ostili alla causa del Cavaliere.
In cambio, Berlusconi ha completamente cessato di essere antagonista (come il suo ruolo di oppositore richiederebbe), lasciando a Grillo le radure della protesta.
Da settimane il Cavaliere recita la parte dell’avversario senza minimamente crederci. Siamo al punto che giorni fa ha rinunciato alla telefonata mattutina con Belpietro, su Canale 5, nel timore di sperticarsi troppo in elogi per Matteo, in questo modo recandogli danno…
Paolo Romani si è dovuto quasi ammutinare nei confronti del capo, il quale lo pressava perchè nel discorso sulla fiducia in Senato lasciasse le piume di Renzi in un modo che il capogruppo «azzurro» giudicava esagerato e poco decoroso.
In Forza Italia cresce il disagio. «Niente critiche pregiudiziali», sintetizza gli umori Minzolini, «ma nemmeno beatificazioni gratuite».
L’aumento della Tasi è stato accolto quasi come una liberazione, ieri i «falchi» ne hanno profittato per mitragliare il governo come ai vecchi tempi.
Tuttavia nessuno si illude che il Cavaliere demorda. Per convincersene, basta la copertina del settimanale berlusconiano «Chi»: un panegirico congiunto a Silvio e a Matteo, ritratti in pose identiche e «mai così vicini»
Ugo Magri
(da “La Stampa”)
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Marzo 1st, 2014 Riccardo Fucile
ALLA PRESIDENZA C’E’ IL BRACCIO DESTRO DEL PREMIER, A VENDERE ANCHE INTESA SAN PAOLO, VICINA AL MONDO RENZIANO
Un po’ in sordina, ma è appena partita la prima importante operazione finanziaria dell’era del governo Renzi.
La società argentina Cedicor ha annunciato di avere raggiunto un accordo per l’acquisizione del 33,402% del capitale di Aeroporto di Firenze (Adf) al prezzo di 13,42 euro per azione.
Adf sarà anche una piccola società , che agli attuali prezzi di Borsa vale poco più di 122 milioni di euro, ma gli intrecci con Renzie sono forti e molteplici.
Innanzi tutto, il Comune di Firenze, retto proprio da Matteuccio fino a pochi giorni fa, prima che spodestasse dal trono Enrico Letta e diventasse premier, ha una partecipazione del 2,18% nella società che gestisce l’aeroporto “Amerigo Vespucci” del capoluogo toscano.
Una quota che si affianca al 5% della Regione e al 20% delle Camere di commercio locali. Soprattutto, però, alla presidenza di Adf c’è Marco Carrai, uno dei consiglieri più fidati di Matteuccio, colui che secondo molti osservatori starebbe al neo premier un po’ come Gianni Letta stava all’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
Proprio in virtù dell’operazione Cedicor, Carrai, che in quanto uomo ombra è in genere restio a stare sotto i riflettori, ha deciso di fare un’eccezione.
E così, in una intervista a “Class-Cnbc”, ha dichiarato che “Adf esprime soddisfazione” per l’acquisto del 33% da parte del gruppo argentino guidato dal magnate Eduardo Eurnekian, “perchè un grande investitore straniero sente l’esigenza di investire in Italia e soprattutto in Toscana, motivato dalle grandi aspettative sullo sviluppo dello scalo fiorentino”.
Carrai, insomma, per l’operazione sprizza entusiasmo da tutti i pori.
Ma sarà vero o si tratterà delle solite parole di circostanza che seguono l’annuncio di un grosso cambio di testimone tra gli azionisti di una società ?
Ovviamente non è facile giudicarlo, ma forse può essere utile osservare che a vendere il 33% che compra Cedicor è Aeroporti Holding, società a sua volta controllata dal fondo guidato da Vito Gamberale F2i e partecipata anche da Intesa Sanpaolo.
E quest’ultima è una banca particolarmente vicina al mondo Renzi-Carrai: l’anello di congiunzione è doppio ed è rappresentato dall’ente Cassa di risparmio di Firenze, socia sia di Intesa sia sia di Adf (con una partecipazione importante del 17,5%), e da Jacopo Mazzei, ex presidente della stessa Fondazione toscana, che siede sia nel consiglio di sorveglianza dell’istituto di credito sia nel cda dell’azienda aeroportuale.
Ora, è vero che a cedere il grosso delle azioni sarà il fondo di Gamberale, ma è altrettanto vero che essendoci anche Intesa tra i venditori sembra difficile ipotizzare che l’operazione degli argentini sia ostile ad Adf e al suo presidente Carrai.
“Non so se l’acquisizione sia stata o meno subita dalla società – dice a Dagospia una fonte sindacale – ma quel che è certo è che si sta facendo un grosso piacere alla Regione Toscana” presieduta da Enrico Rossi, che da tempo spinge perchè siano riunite sotto un unico cappello le gestioni degli aeroporti di Firenze e di Pisa.
E se si considera che gli argentini di Cedicor, alla fine di gennaio, prima ancora di muovere su Adf, avevano annunciato l’acquisizione del 23,4% del capitale di Sat, società che gestisce l’aeroporto “Galileo Galilei” della città della torre, si capisce perchè potrebbe essere ora vicina l’integrazione tra i due scali che la regione Toscana, socia di entrambi, tanto sogna.
Se così fosse, tornerebbe a regnare la pace tra Renzie e Rossi, i cui rapporti nei mesi scorsi non sono stati sempre semplici.
Il presidente della Regione, ad esempio, per la segreteria del Pd aveva sostenuto Gianni Cuperlo.
Ma, si sa, ora è tutto diverso, e quell’era lì, seppure vicina nel tempo, è politicamente lontana anni luce.
Carlotta Scozzari
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Marzo 1st, 2014 Riccardo Fucile
E ALLA GIUSTIZIA NOMI GRADITI A BERLUSCONI… SU 60 SOLO 17 LE DONNE
Matteo Renzi, il Rottamatore, parte con indagati e riciclati. 
La squadra di governo del premier non solo ha nomi graditi a Silvio Berlusconi alla Giustizia, ma può contare su cinque inquisiti e ben 18 sottosegretari confermati dal precedente presidente del Consiglio, defenestrato con la motivazione che bisognava cambiare passo.
Come sono stati confermati anche sei ministri di Enrico Letta (Lorenzin, Delrio, Lupi, Franceschini, Alfano e Orlando). Il Consiglio dei ministri ha approvato la nomina di 44 tra sottosegretari e viceministri. Ma quello che resta e appare è una squadra che sembra lontana dal vento di presunto cambiamento e innovazione che ha portato il sindaco di Firenze a scalare gerarchie e ruoli politici.
E anche per quanto riguarda la parità di genere Renzi, questa volta, non è stato in grado di rispettare le quote rose (solo solo nove le sottosegretarie) come avvenuto e pubblicizzato invece per la nomina dei ministri.
Bilancio finale è di 17 donne su una compagine di 60 esponenti di governo ovvero poco più del 25% di quote rosa.
Ecco i cinque indagati: quattro del Pd e il ministro Lupi di Ncd.
Nell’elenco appaiono almeno cinque indagati.
Alcuni per inchieste sui rimborsi dei gruppi consiliari nelle loro rispettive regioni: la renziana di ferro Francesca Barracciu, uscita dalla porta delle elezioni regionali in Sardegna e rientrata dalla finestra del sottosegretariato alla cultura e Umberto Del Basso de Caro, anche lui indagato per i rimborsi del consiglio regionale in Campania.
Nel procedimento “Rimborsopoli” lucana, in fase di udienza preliminare, c’è anche il nome di Vito De Filippo, neo sottosegretario alla Salute.
In passato è uscito indenne da almeno due indagini l’ex saggio Filippo Bubbico, confermato al Viminale, ma indagato per abuso d’ufficio in un altro procedimento. Tutti del Pd.
Senza dimenticare, alle Infrastrutture, Antonio Gentile (Ncd), responsabile di aver bloccato la pubblicazione del numero di L’Ora della Calabria reo di contenere al suo interno una notizia scomoda sul figlio.
Da parlamentare aveva proposto Silvio Berlusconi al premio Nobel per la Pace e nell’agosto del 2004 dichiarò l’intenzione di presentare all’allora ministro della Salute Girolamo Sirchia “per l’introduzione del ticket del 50% dopo la prima interruzione volontaria di gravidanza e di rendere a totale carico della paziente ogni intervento successivo”.
E poi c’è il ministro Maurizio Lupi, anche lui un riconfermato, indagato per abuso d’ufficio dalla Procura di Tempio Pausania per la nomina del commissario dell’Authority del porto di Olbia. L’indagine, avviata dopo un’esposto-denuncia di un esponente del Pd, risultano coinvolti, con l’ipotesi di abuso d’ufficio in concorso, anche Fedele Sanciu, già senatore Pdl e presidente della Provincia Olbia Tempio. Dal ministero però assicurano sulla correttezza dell’iter di nomina.
Il regalo al Cavaliere: sottosegretario il relatore del Lodo Alfano.
Ma in più e oltre c’è il regalo a Silvio Berlusconi. L’incontro al Nazareno e le pacche sulle spalle durante le consultazioni non hanno regalato solo un accordo sulla legge elettorale, ma anche il ritorno dei berlusconiani alla Giustizia.
C’è il sottosegretario Cosimo Ferri (tecnico confermato), magistrato prodigio più volte ritrovato in diverse intercettazioni telefoniche da P3 a Agcom-Annozero (senza mai essere indagato) e commissario della Figc che scelse le dimissioni dopo Calciopoli.
Ma anche il viceministro Enrico Costa, pasdaran di Berlusconi (ora fedelissimo di Alfano) già primo firmatario nel 2012 di un emendamento che prevedeva la drastica limitazione della divulgazione delle intercettazioni.
E’ colui che propose la rivisitazione al ribasso dei termini di prescrizione e fu relatore del lodo Alfano. Di lui si ricorda anche il volta faccia sulla legge Severino, prima entusiasta e poi sbottò: “È una legge contro Berlusconi” (leggi la scheda di Costa e Ferri).
Giacomelli vice ministro alle Telecomunicazioni per risolvere la grana Guidi.
Alle Telecomunicazioni, l’altro settore da sempre nel cuore del Cavaliere, va come viceministro Antonello Giacomelli (areadem). Cosa che dovrebbe risolvere il possibile conflitto del ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi, in buoni rapporti con Berlusconi.
Lascia il ministero delle Infrastrutture e Trasporti Erasmo D’Angelis, dove era stato nominato sottosegretario da Enrico Letta. A quanto si apprende da fonti ministeriali, a D’Angelis è stato affidato il ruolo di capo segreteria di Matteo Renzi a palazzo Chigi.
La new entry Ivan Scalfarotto alle Riforme, Emiliano e Fiano lasciti fuori.
Nelle altre posizioni chiave, da segnalare il liberal Pd Morando come viceministro dell’Economia, mentre la new entry Ivan Scalfarotto è sottosegretario alle Riforme.
Alla presidenza del Consiglio vanno il renziano Luca Lotti e Marco Minniti, anche lui Pd, a cui è stata confermata la delega ai servizi segreti.
Per il Viminale era in corsa il collega di partito Emanuele Fiano, che dopo la bocciatura non nasconde la propria amarezza e su Facebook scrive: “Impossibile delle volte continuare a credere nel proprio lavoro”.
Nessun incarico per il sindaco di Bari Michele Emiliano, che però scrive su Twitter: “Bella chiacchierata telefonica con Matteo che mi ha chiesto di fare capolista a Sud per le elezioni europee. Ho risposto: obbedisco. Con gioia”.
Chi ha deciso subito di tirarsi fuori dalle dispute di spartizione posti è il deputato della minoranza Pd Giuseppe Civati che su Facebook aveva scritto: “Prima che escano le liste con le nomine dei sottosegretari, ci teniamo a precisare che abbiamo scelto di non partecipare al solito valzer delle correnti e non abbiamo avuto alcun contatto con il Governo”.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Marzo 1st, 2014 Riccardo Fucile
“CACCIATELO, HA IMPEDITO A UN GIORNALE DI USCIRE PER NASCONDERE LA NOTIZIA DEL FIGLIO INDAGATO PER ASSOCIAZIONE A DELINQUERE”
“Ero rimasto deluso dalla lista dei ministri. Ma mi sbagliavo. Quella lista aveva il suo fascino, se paragonata a quella del sottosegretari […] Però il senatore Tonino Gentile no. Si deve trattare di un refuso. Mai e poi mai il Renzi che conosco farebbe salire a bordo un signore accusato, non più tardi del 19 febbraio scorso, di aver impedito l’uscita di un giornale”. Massimo Gramellini, sulla prima pagina della Stampa, non ha dubbi: “Dottor Renzi, sia gentile con Gentile e lo accompagni all’uscita”.
L’esponente del Nuovo Centrodestra avrebbe fatto saltare l’uscita di un quotidiano locale calabrese per oscurare la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati del figlio.
Oggi il quotidiano torinese non è il solo a mettere sotto la lente d’ingrandimento la scelta del premier che ha promesso di far “cambiare verso” all’Italia.
Sul Corriere della Sera è Sergio Rizzo a occuparsene: “Il premier è rimasto vittima di una serie di amnesie significative. Tipo l’episodio avvenuto una decina di giorni fa a Cosenza, quando la rotativa del quotidiano l’Ora della Calabria si inspiegabilmente bloccata. Un guasto che ha impedito […] di pubblicare la notizia dell’indagine giudiziaria (falso ideologico, associazione a delinquere) che riguarda il figlio di Antonio Gentile. Ovvero il senatore alfaniano che ieri ha preso il posto di De Luca come sottosegretario alle infrastrutture”.
Marco Travaglio ci va giù duro sul Fatto quotidiano: “Un vice scelto con sopraffina meritocrazia, celebre per aver candidato Berlusconi al Nobel per la Pace e per aver bloccato le rotative de l’Ora della Calabria per occultare la notizia del figlio indagato”. Gli fa il controcanto la prima del Giornale, che titola: “Ha censurato un giornale e lo fanno sottosegretario”.
Idem Libero, con Fausto Carioti: “Nella squadra anche il senatore che sabota i Giornali”.
Insomma: non una scelta felicissima, quella del neo-premier.
(da “Huffingtonpost“)
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Marzo 1st, 2014 Riccardo Fucile
SOLDATI RUSSI E BLINDATI IN CRIMEA PER TUTELARE GLI AFFARI MILIONARI DELLA CORTE DI PUTIN
Vladimir Putin va alla guerra. Il presidente russo ha chiesto al Senato russo di inviare
truppe in Ucraina «per normalizzare la situazione».
Il drammatico sviluppo è giunto al termine di una mattinata in cui le notizie provenienti dal paese ed in particolare dalla Crimea si sono fatte sempre più incalzanti ed il contagio delle manifestazioni filo russe si è esteso anche alle regioni sudorientali del Paese.
L’OCCUPAZIONE
Il ministro della Difesa ucraino aveva già annunciato l’arrivo in Crimea di 6.000 soldati e di 30 blindati russi, mentre il neopremier della regione autonoma Serghiei Aksionov, eletto giovedì scorso dopo l’occupazione del Parlamento locale da parte di elementi filorussi armati, aveva chiesto a Putin di «aiutare a garantire la pace e la calma nel territorio di Crimea».
IL CONTAGIO
Un grido subito raccolto da un responsabile del Cremlino che aveva detto che Mosca non avrebbe ignorato la richiesta. La Duma poi ha fatto appello al presidente Putin affinchè «siano usate tutte le misure per stabilizzare la situazione in Crimea e proteggere la popolazione». Ancora più esplicita era stata la Presidente del Senato russo che aveva preannunciato la possibilità dell’invio di truppe.
Anche nelle piazze intanto i filorussi alzano il tiro. A Donetsk, nell’sudest dell’Ucraina, feudo dell’ex presidente ucraino Viktor Ianukovich, sono scese in piazza 10.000 persone sventolando bandiere russe, mentre a Kharkiv, sempre nelle regioni orientali, insorti filorussi hanno occupato il palazzo dell’amministrazione regionale e decine di persone sono rimaste ferite nell’assalto.
ANTICIPATO IL REFERENDUM
Un’accelerazione si registra anche sul fronte del futuro status della Crimea. Il nuovo governo di Simferopoli, che il premier ucraino Arseni Iatseniuk ha oggi definito «illegittimo», ha deciso di anticipare il referendum per una maggiore autonomia della regione al 30 marzo dal 25 maggio inizialmente previsto, mentre nei prossimi giorni il parlamento russo esaminerà una proposta di legge che facilita l’assorbimento di nuovi territori senza bisogno della firma di un trattato internazionale.
Sarà appunto sufficiente organizzare un referendum. Sembra rimanere quindi assolutamente inascoltato l’appello lanciato dal ministro degli esteri ucraino Andrei Deshizia che ha auspicato un «dialogo con la Russia». «Non dobbiamo passarci pezzi di carta – ha detto – Io parlo russo, posso comunicare». Pure nel vuoto sembrano cadere gli appelli a preservare «l’integrità » e «la democrazia» dell’Ucraina dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, dal presidente della Commissione europea Jose Manuel Barroso e da altre voci europee.
STATI UNITI IN CAMPO
La diplomazia internazionale è al lavoro per scongiurare l’escalation. Obama ha avvertito Mosca che ogni intervento nella crisi di Kiev «sarebbe profondamente destabilizzante per l’Ucraina e potenzialmente pericoloso» e, «sarebbe una chiara violazione dell’impegno russo al rispetto dell’indipendenza, della sovranità e delle frontiere dell’Ucraina, delle leggi internazionali». Soprattutto: avrebbe «un costo».
C’è stata poi la seconda telefonata in due giorni del vicepresidente americano Joe Biden al neo-primo ministro ucraino ad interim, Arseniy Yatsenyuk: secondo quanto riferito dalla Casa Bianca, di fronte al precipitare della crisi in Crimea, il vice di Barack Obama ha voluto «riaffermare il forte sostegno degli Stati Uniti per il nuovo governo e il nostro impegno a favore della sovranità , dell’integrità territoriale e del futuro democratico dell’Ucraina».
Biden ha inoltre «elogiato» le autorità di Kiev «per la loro reiterata moderazione», ricordando inoltre come Yatsenyuk abbia garantito di voler ottemperare agli obblighi internazionali assunti dal suo Paese, e di operare nell’interesse dell’intera popolazione, non solo dei sostenitori delle vecchie forze di opposizione.
(da “La Stampa“)
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Marzo 1st, 2014 Riccardo Fucile
IL GOVERNO UCRAINO CHIUDE LO SPAZIO AEREO
«Corri, i russi sono all’aeroporto!». Quando il telefono suona e un amico ucraino mi avverte, l’alba si è appena levata su Simferopoli, questo orribile minuzzolo di capitale. Cade una neve incerta, sobborghi squallidi sfumano nel cielo grigio come una immensa lastra di ardesia, accanto alla strada un piccolo, triste, fiume color dell’alluminio.
Eppure lo scalo è aperto, le luci sono accese, sulla pista rulla già il primo volo per Kiev previsto alle sette. Davanti all’ingresso del vecchio aeroporto, un incredibile tempietto con colonne, capitelli attici, frontoni (Stalin amava la Grecia antica…) ora ristorante, sono parcheggiati alcuni grossi camion.
Eccoli! Soldati in mimetiche verdi, zainetti leggeri da combattimento, le canne dei mitra rivolte verso il basso, pattugliano placidamente il piazzale, il parcheggio dei bus, vanno e vengono affaccendati dal ristorante scelto come posto comando.
Non bloccano nessuno, non hanno chiuso porte e scale, non minacciano. Sono silenziosi, corretti, tranquilli. E soprattutto non hanno insegne o mostrine.
I miliziani delle forze di autodifesa dei russi di Crimea, che li affiancano come per un servizio d’ordine, quelli sì, sono più agitati e non si nascondono: al braccio hanno il fiocco con i colori arancione e nero, l’ordine di san Giorgio, una sorta di croce di ferro dell’antica Russia.
Colpo di mano in sordina
Ci avviciniamo a uno dei soldati misteriosi: «Buon giorno, siete ucraini?». Gli occhi del soldato ci attraversano come se non esistessimo, continua la sua ronda senza fermarsi. Questa è una invasione muta. Ma parlano le loro armi: ad esempio i fucili per cecchini di cui dispongono gli «spetnaz», le truppe speciali dell’ esercito russo.
È cominciata così, dunque: secondo lo stile da iceberg di Putin, non si a mai dove è la parte sommersa. Basta con i distinguo, le scioccherie, di colpo freddo arcigno spaurevole manesco come un facchino.
È un intervento bonsai, senza bandiere, riscalducciato, ma forse per questo ancora più brutale degli antichi cainismi di stile sovietico. In fondo si tratta pur sempre di spremere la gente come uva nel frantoio.
Di colpo la originaria assenza di buon gusto mette in mostrale proprie viscere così educatamente nascoste.
In Ucraina Mosca ha subito, con la rivoluzione, un rovescio, ma non accetta, non vuole uscirne pesta e sbaragliata. Dopo aver vilipeso per una settimana alla televisione «i nazisti di Maidan», e aver aizzato i russi della Crimea mettendo loro la benda agli occhi e l’arma in pugno, colpisce. Con l’arroganza insulsa e distratta di chi riapre la porta di casa, recupera roba sua.
«Stato di emergenza»
Per molte ora la corbellatura degli uomini armati senza etichetta continua, come si avesse paura a riconoscere la realtà . Intanto altri soldati russi hanno preso il controllo anche dell’altro aeroporto, Belbek, vicino a Sebastopoli, dove atterrò Gorbaciov per la sua fatale vacanza in Crimea. «Le nostre forze sono circondate dall’ottantunesima brigata della Marina russa, 2mila uomini, ci sono i cecchini» strilla Kiev.
Otto elicotteri eruttano rinforzi. Bloccano anche il comando della Marina ucraina. E sono arrivati i soldati muti anche davanti alla sede della televisione di Crimea, a Simferopoli. Anche qui stile di velluto, beffardo, di chi bussa: tenendo i kalashnikov in mano. Hanno annunciato al direttore che dovevano entrare. Sudando sangue dagli occhi ha chiesto: Chi siete?, voleva le carte le autorizzazioni, il poverino.
«Ci spiace. Non possiamo dir nulla» e sono entrati. Spuntano, discretissimi, sullo sfondo delle trasmissioni. I soldati sarebbero entrati anche nella sede delle telecomunicazioni. Infine il ministro degli interni dell’appena costituito governo ucraino, Avakov, si è rassegnato alle parole terribili: «Siamo di fronte a una invasione, a una occupazione che viola tutte le norme della comunità internazionale e che può portare a un bagno di sangue».
Circola la frase fatale: «Stato di emergenza». A sera l’Ucraina annuncia che all’aeroporto di Simferopoli atterrano tredici aerei russi con altri rinforzi, duemila paracadutisti. E che il suo spazio aereo è stato violato.
L’ingranaggio della crisi fa un altro passo. All’aeroporto i viaggiatori per Kiev si imbarcano con l’aria di chi si chiede quale bandiere troverà al ritorno. Anche loro in silenzio, come se si adeguassero al dramma in corso, per non disturbare.
Una ragazza con sguardo languido e ciò nondimeno vigoroso, uno sguardo impaziente, accarezza i suoi russi in mediocre incognito: «Aspetto questo giorno da venti anni, la mia capitale è Mosca…». Non sanno di essere tra gli ultimi a poter partire. Da ieri lo scalo della capitale è chiuso, gli addetti annunciano che anche i voli di stamane sono cancellati. Torno in città , spuntano le prime auto con le bandiere russe dai finestrini.
Verso la secessione
Torno in città , spuntano le prime auto con le bandiere russe che sporgono dai finestrini. Piotr, aggomitolato in una logora poltrona del suo caffè, sembra l’unico a Simferopoli a non esser contento, ha la voce lontana, lo sguardo umiliato: «I russi son sempre gli stessi, un po’ lenti ma alla fine… A Mosca siamo davvero legati con catene di ferro, odiate, ma che non si possono spezzare. Di errori ne hanno fatti anche a Kiev, le chiacchiere le provocazioni: vietiamo la lingua russa, mandiamo quelli del Settore destro a metter in riga l’est e la Crimea… gli elmetti le maschere… complimenti!».
In tv scorre il faccione un po’ stralunato di Yanukovich, il ricercato per 82 omicidi, avvolto in bandiere ucraine, in diretta da Rostov, in Russia: chiede scusa per esser fuggito, dice che tornerà se ci sono le condizione di sicurezza perchè il presidente è sempre lui…
Nessuno lo guarda: «Quello che dice quel tipo non ci interessa è fuori tempo massimo…». Se i russi coltivano qualche idea di usarlo come Quisling di ritorno fanno calcoli sbagliati. Davanti al palazzo del parlamento bandiere russe, ondate di pop patriottico russo a tutto volume, tè e salsicce russe: tumulto assordante e perpetuo, un brulicare da accampamento, gente che adora una esplosiva fraseologia radicalpopulista: viva la Russia e gli altri all’inferno.
Il nuovo primo ministro della Crimea è Serghei Aksenov, uomo di affari, capo del partito «Unità russa»: ovviamente. È ancora incerto il numero dei deputati che nel parlamento occupato dagli armati di Mosca lo ha eletto, qualche formalista sostiene che erano sotto il numero legale. Dettagli, in fondo, con quello che è accaduto dopo. Occhi grigi, acuti come punteruoli, annuncia che si sta procedendo alla formazione del governo (ma restano posti liberi); sì, il 25 maggio si voterà il referendum, ma niente secessione, per carità ! solo per dilatare un po’ l’autonomia.
Chi paga, chiedono alcuni scettici indomabili, visto che le casse sono vuote? «Abbiamo chiesto un aiuto alla Russia, ma secondo le regole il finanziamento dovrà passare per il governo ucraino…». I nuovi ministri non avranno privilegi e solo un modesto stipendio… non come gli spilla quattrini di Kiev.
I tartari resistono
Arriva, con studiato colpo di scena, in aereo da Kiev un deputato eccellente, Piotr Poroshenko, milionario del cioccolato favorevole alla rivoluzione, possibile candidato alla presidenza. Vuole discutere con il parlamento della Crimea. I forsennati che circondano l’edificio lo hanno bloccato. Usciamo da Simferopoli per incontrare uno dei capi dei tatari, mezzo milione su tre milioni di abitanti della Crimea, saldamente ostili alla Russia, un altro enigma di questa crisi.
Sulla strada per Bakhi Sarai, la loro capitale non ufficiale, un colonna di camion avanza verso Simferopoli: sotto i tendoni altri soldati in mimetica verde. Fanno cenni di saluto all’autista che li supera con lieti colpi di clacson. Il muezzin chiama alla preghiera nella splendida moschea del palazzo dei khan, nel centro la fontana cantata da Puskin. Incombono straordinarie «falaise» di calcare.
Ismail Memetov ha gesticolazione a larghe ruote, parole che sono morsi, e una storia personale che spiega molte cose. La sua famiglia, con altri centomila tatari, nel 1944 fu deportata da Stalin in Uzbekistan. Li punivano per aver aiutato i tedeschi durante la guerra («una scusa, voleva la nostra terra») viaggiarono sui carri bestiame, gettati senza cibo nella steppa: molti miei parenti sono morti di fame. Io sono a nato a Samarcanda, e tornato qui, tra i primi, negli anni Novanta: la vita era dura, non c’erano permessi, case, lavoro, le terre concesse come riparazione erano steppa dura, con l’affondamento dell’Urss i nostri risparmi son diventati carta straccia». Memetov ha guidato i suoi in piazza nei giorni scorsi per gridare la fedeltà all’Ucraina: «Anche se i governi nati dalla rivoluzione arancione ci hanno usati. Abbiamo difeso i loro comizi durante la campagna elettorale, i russi volevano cacciarli a sassate, li abbiamo votati, e loro ci hanno dimenticato. Ma sappiamo come si vive in Russia, non vogliamo ritornare sotto di loro. Mai». E adesso? I russi sono qui… ha paura? «Gente che ha la nostra storia ha smesso da tempo di avere paura».
Domenico Quirico
(da “La Stampa”)
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Marzo 1st, 2014 Riccardo Fucile
E’ IL FIDANZATO DELL’ON. DI BENEDETTO CHE DETIENE LA PASSWORD DEL SITO CINQUESTELLE DI PALERMO
Come funziona la democrazia in 5 Stelle? 
Se sei l’intestatario del sito 5 Stelle Palermo e detieni la password da amministratore, puoi bannare e buttare fuori centinaia di storici militanti M5S che sono contro l’espulsione di Campanella e far credere a tutti che il “territorio” è contro il parlamentare di 5 Stelle.
In realtà il “territorio” è solo lui, Mauro Giulivi, primo dei non eletti all’Ars dietro Campanella e compagno dell’onorevole Chiara Di Benedetto, insieme a Francesco Lupo, fratello dell’onorevole Loredana Lupo e Samantha Busalacchi, uno dei 15 “portaborse” assunti di recente nel gruppo M5S di Palazzo dei Normanni.
Ma la vera base formata dagli storici militanti di 5 Stelle sono tutti dalla parte di Campanella e contro chi ha con un mezzo golpe preso il controllo del sito: da cui è nata la lettera di solidarietà a Campanella sottoscritta dall’80% degli iscitti al Meetup.
Ma questo falso è servito da pretesto a Grillo per mettere sotto accusa Campanella e gettarlo in cattivo luce agli occhi di chi avrebbe poi dovuto decretarne l’espulsione.
Anche i grillini tengono famiglia «ma in Sicilia si è forse esagerato », fa notare un ribelle senza volto, ricordando come nella lista della Camera ci fossero i due fratelli Lupo, la coppia Giulivi-Di Benedetto, l’eletta Claudia Mannino e il compagno Pietro Salvino, oltre ad Azzurra Cancelleri, sorella del candidato governatore Giancarlo.
Tra parentopoli e golpisti del web, un bello spaccato dei grillini siciliani…
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Marzo 1st, 2014 Riccardo Fucile
E’ IL FIDANZATO DELL’ON. DI BENEDETTO CHE DETIENE LA PASSWORD DEL SITO CINQUESTELLE DI PALERMO
Come funziona la democrazia in 5 Stelle? 
Se sei l’intestatario del sito 5 Stelle Palermo e detieni la password da amministratore, puoi bannare e buttare fuori centinaia di storici militanti M5S che sono contro l’espulsione di Campanella e far credere a tutti che il “territorio” è contro il parlamentare di 5 Stelle.
In realtà il “territorio” è solo lui, Mauro Giulivi, primo dei non eletti all’Ars dietro Campanella e compagno dell’onorevole Chiara Di Benedetto, insieme a Francesco Lupo, fratello dell’onorevole Loredana Lupo e Samantha Busalacchi, uno dei 15 “portaborse” assunti di recente nel gruppo M5S di Palazzo dei Normanni.
Ma la vera base formata dagli storici militanti di 5 Stelle sono tutti dalla parte di Campanella e contro chi ha con un mezzo golpe preso il controllo del sito: da cui è nata la lettera di solidarietà a Campanella sottoscritta dall’80% degli iscitti al Meetup.
Ma questo falso è servito da pretesto a Grillo per mettere sotto accusa Campanella e gettarlo in cattivo luce agli occhi di chi avrebbe poi dovuto decretarne l’espulsione.
Anche i grillini tengono famiglia «ma in Sicilia si è forse esagerato », fa notare un ribelle senza volto, ricordando come nella lista della Camera ci fossero i due fratelli Lupo, la coppia Giulivi-Di Benedetto, l’eletta Claudia Mannino e il compagno Pietro Salvino, oltre ad Azzurra Cancelleri, sorella del candidato governatore Giancarlo.
Tra parentopoli e golpisti del web, un bello spaccato dei grillini siciliani…
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Marzo 1st, 2014 Riccardo Fucile
ANTONIO GENTILE SOTTO INCHIESTA PER LA SANITA’ CALABRESE E CHIAMATO IN CAUSA PER LA CENSURA A UN QUOTIDIANO LOCALE… FRANCESCA BARRACCIU INDAGATA PER PECULATO PER I RIMBORSI IN SARDEGNA
Due nomi imbarazzanti nel governo di Matteo Renzi: Antonio Gentile (Ncd) e Francesca Barracciu (Pd).
Entrambi coinvolti in vicende recentissime, impossibile che i collaboratori del premier non ne fossero a conoscenza.
Eppure il Presidente del consiglio ha accettato di nominare il primo come sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti, la seconda alla Cultura.
Il primo, Gentile, l’uomo di Angelino Alfano in Calabria, è toccato da una inchiesta sulla sanità calabrese ed è stato chiamato in causa nella censura del quotidiano L’Ora della Calabria.
Questo ultimo fatto è accaduto nella notte tra il 18 e il 19 febbraio, quando dalla redazione del quotidiano diretto da Luciano Regolo vengono inviate le pagine alla tipografia per la stampa. In prima pagina una notizia clamorosa, in esclusiva: il figlio del senatore Antonio Gentile, Andrea, è indagato per abuso d’ufficio, falso ideologico e associazione per delinquere.
Il direttore Regolo dice di ricevere una telefonata dal tipografo che si propone come mediatore della famiglia Gentile: il giornale potrà uscire soltanto se epurato della notizia.
Regolo naturalmente si rifiuta di eseguire l’ordine, ma il tipografo insiste e secondo le parole del direttore usa un linguaggio mafioso: “Attenzione perchè quando il cinghiale viene ferito, poi ammazza tutti”.
La notizia pubblicata sul sito dell’Ora della Calabria
Regolo riferisce che quEste parole di minaccia sarebbero state usate anche con l’editore del quotidiano, Alfredo Citrigno, che comunque aveva già tentato di convincere Regolo a togliere quella news.
La direzione però è irremovibile, e nella notte un improbabile incidente alle rotative impedisce che il quotidiano esca.
La notizia è stata poi pubblicata lo stesso 19 febbraio nel sito online del quotidiano, mentre Regolo ha convocato una conferenza stampa per denunciare il brutto episodio, poi ripreso dalla stampa nazionale.
Sul caso la Procura di Cosenza ha aperto un fascicolo, mentre Antonio Gentile ha respinto qualsiasi implicazione nell’episodio.
E a quanto pare il neo premier non si è posto un problema di opportunità politica per sua presenza nel governo.
Quello del senatore calabrese non è l’unico nome fuori logo nella lista dei sottosegretari.
Renzi infatti ha ripescato a sorpresa Francesca Barracciu (Pd), candidata alle regionali della Sardegna e poi costretta a fare marcia indietro perchè coinvolta in una inchiesta sui fondi regionali sardi che ha portato lo scorso novembre all’arresto dell’ex capogruppo Pdl Mario Diana, del consigliere Carlo Sanjust (Pdl) e dell’imprenditore Riccardo Cogoni.
Barracciu è accusata di peculato in una indagine che ha coinvolto quasi tutti i gruppi consigliari.
Secondo gli inquirenti i fondi destinati ai gruppi sarebbero stati utilizzati a scopi personali.
(da “Huffingtonpost“)
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