Maggio 11th, 2015 Riccardo Fucile
“I TONI MUSSOLINIANI SONO ATTUALI, C’E’ UNA BELLA CONTAMINAZIONE”
Adriano Tilgher è un nonno buono e affettuoso e sta facendo addormentare il suo nipotino
Domenica pomeriggio, cerchiamo di capire meglio cosa succede in Campania, nel Pd di Vincenzo De Luca, su cui sta scendendo un velo nero.
Il nipotino di Tilgher dorme beato e così il nonno può smettere di fare il nonno e tornare ad essere uno degli ultimi grandi capi dell’estrema destra italiana e leader del Fronte nazionale.
( Biografia imponente: 67 anni, da Taranto, fondatore insieme a Stefano Delle Chiaie di Avanguardia nazionale, inquisito per le stragi del treno Italicus e della stazione di Bologna, cinque anni di carcere, deve anche difendersi dall’accusa di «ricostituzione del partito fascista», lui alza il braccio teso nel saluto romano, altre accuse e altri processi, poi assolto con formula piena e risarcito per ingiusta detenzione. Non ha mai smesso di fare politica. Frase celebre: «Io sono il più rosso tra i neri» ).
«Ah ah ah! Sì, ecco, appunto…».
Però adesso addirittura candida Vincenzo De Leo, che a Casal di Principe è segretario del Fronte nazionale, nella lista «Campania in Rete», una lista civica che appoggia De Luca…
«È una bella contaminazione, vero?».
No. Spaventa.
«Spaventa chi non ha capito che Fronte nazionale non è un gruppo di estrema destra, ma solo un partito che cerca di mettere insieme tutti gli italiani a prescindere dal loro passato politico per essere così il partito del popolo…».
Il tono è vagamente mussoliniano.
«E certo! Lo so bene! Però sono discorsi attualissimi… Del resto, scusi: Marina Le Pen, in Francia, da mesi ripete esattamente le stesse cose…».
Sì, ma lei adesso sta cercando di aiutare un esponente del Pd, De Luca, ad essere eletto a presidente della Regione Campania…
«E allora? Guardi, De Luca, come dimostrano anche le sue vicende all’interno del Partito democratico, è chiaramente un uomo che spacca, lacera, che cerca di rompere gli schemi. Adesso forse sta un po’ esagerando, ma poi vedremo meglio di che si tratta… Ciò che però politicamente interessa a noi è proprio questa voglia di spaccare gli schemi: perchè è quello che vogliamo fare noi. Infrangere, ribellarci, lottare insieme… Sì, con De Luca è un gioco che sì può fare…».
Quindi lei ritiene che…
«No, aspetti, mi faccia spiegare perchè è un gioco che si può fare. Vede, prima le parlavo di contaminazioni. Bene, sa cos’ha fatto sul territorio il mio segretario cittadino, De Leo? S’è battuto contro il termovalorizzatore di Giugliano e stava lì, a protestare, anche contro la discarica di Pianura. E chi c’era con lui? C’era il popolo, c’erano pure persone di sinistra, sì. Eccola allora la magnifica contaminazione con il Pd: ecco perchè…».
Lei sta dicendo cose di una certa gravità . Quando le leggerà è possibile che il segretario-premier Matteo Renzi ne resti turbato.
«Ma chi? Renzi? Renzi turbato? Vede, il problema non è come reagirà lui alle cose che le sto dicendo, ma come reagiranno i suoi padroni. Non le sfuggirà , infatti, che quel Renzi è solo un esecutore…».
Le suggerisco di moderare le parole, Tilgher.
«Moderare cosa? Renzi prende ordini da chi vuol continuare a trattare, a considerare l’Italia un Paese a sovranità limitata. Noi, invece, vogliamo restituire l’Italia agli italiani!».
Tilgher: lei che candida uno dei suoi, poi c’è pure quell’altro candidato, Carlo Aveta, uno che va commosso in pellegrinaggio a Predappio. Contaminazioni a parte, non sarà che intorno a De Luca sta nascendo solo un imbarazzante frullato elettorale con dentro pure qualche personaggio riconducibile alla camorra?
«Sa a me cosa interessa? Interessa che in questo Paese la nuova legge sul lavoro la chiamano Job act… Capito? Nemmeno più l’italiano possiamo usare, ormai, nemmeno più la lingua di Dante Alighieri! Questo mi interessa. E se un pezzo di percorso possiamo farlo con De Luca, ben venga De Luca!».
Abbraccio fatale.
«De Luca non mi sembra il tipo che si spaventa…».
(da “il Corriere della Sera”)
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Maggio 11th, 2015 Riccardo Fucile
“NON HO POTUTO VERIFICARE TUTTO, SE NELLE MIE LISTE CI SONO DEGLI IMPRESENTABILI NON VOTATELI”
Il mea culpa di Vincenzo De Luca avviene a Caserta, la terra dalla quale rimbalzano i nomi più chiacchierati, i parenti degli imprenditori accusati di vicinanza ai clan, gli ex cosentiniani, quelli dai trascorsi di estrema destra, tutti insieme appassionatamente nelle liste collegate all’aspirante Governatore Pd in Campania.
“Ci sono state candidature non opportune dal punto di vista politico, non ho potuto verificare tutto, occupato più dall’aspetto politico che da quello organizzativo delle liste” ammette De Luca secondo la ricostruzione del sito Interno18, nel corso di un comizio disertato dal segretario provinciale dem Raffaele Vitale, in polemica sugli “impresentabili” dell’annacquato centrosinistra campano.
“Ma non chiedo un voto, neanche sulla mia persona, che non sia limpido — dichiara De Luca — ci sono ragioni di opportunità politica che devono prevalere sui diritti dell’individuo, ripeto: non li votate”.
L’ex sindaco di Salerno spiega l’alleanza con l’Udc e De Mita: “Per vincere bisogna spostare il 10% del voto dei moderati. Ma io non contratto con nessuno”.
Attacca l’avversario berlusconiano Stefano Caldoro “che sulla sanità ha raccontato cinque anni di balle, ha eliminato 14.000 posti di lavoro e ha tagliato servizi e ospedali”.
Ma l’odore di destra nelle liste di De Luca rimane forte.
Al caso del consigliere regionale de ‘La Destra’ Carlo Aveta, e a quello — rivelato da Il Fatto Quotidiano — del segretario del Fronte Nazionale di Casal di Principe Vincenzo De Leo, se ne aggiunge un altro.
Nella lista ‘Il Sud con De Luca’, una miscela di movimenti dallo stampo meridionalista con uno spruzzo di associazionismo dei consumatori e dei pensionati, è candidato Diego Manna, figlio dell’ex deputato missino ed ex consigliere comunale di Napoli Angelo Manna, che all’epoca, tra gli anni ’80 e 90′, era il secondo degli eletti all’ombra del Vesuvio dopo Giorgio Almirante.
Il nome di Angelo Manna evoca il ricordo di battaglie antisabaude in Parlamento e di una trasmissione televisiva su Canale 21, Il Tormentone, che gli diede una certa popolarità .
Il figlio Diego posta in rete con orgoglio brani dei libri e audio degli interventi del padre nella commissione parlamentare d’inchiesta sul post terremoto in Campania. Manna jr spiega così su facebook la discesa in campo con De Luca attraverso l’adesione al movimento identitario Insorgenza Civile “che ha lottato per la difesa e la rivalsa dei diritti a noi negati dal 1848 ad oggi. Destra sinistra o centro che sia, l’importante è combattere uniti per la rivalsa delle nostre terre e per le nostre verità nascoste. Mi candido per dar forza e voce a chi ha sete di verità e non di eresie continue. Il mio cognome e la mia determinazione non possono fare altro che mettercela tutta”.
Sulla presenza di persone di destra nella coalizione di De Luca ieri è tornato il leader di Sel Nichi Vendola in un’intervista a Rai News: “Cari amici del Pd, caro Renzi, si può avere come alleato uno che va a rendere omaggio a Predappio sulla tomba del Duce? Come si può mescolare tutto? Cosa diventa la lotta politica, solo l’arrembaggio verso il potere?”.
Vendola si riferiva, senza citarlo, a Carlo Aveta. “Quando nella lotta politica — prosegue il leader di Sel — non c’è la bella contesa sui programmi, sulle idee, visioni diverse della società vince il trasversalismo, tutto diventa opaco. Questo è il punto sul quale io provo indignazione”.
Sel in Campania corre in alternativa a De Luca e Caldoro e candida a Governatore l’ex parlamentare ed ex sindaco di Castellammare di Stabia Salvatore Vozza.
Vincenzo Iurillo
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 11th, 2015 Riccardo Fucile
MERCOLEDI IL VARO DELLE QUOTE PER SUDDIVIDERE GLI ARRIVI TRA GI STATI MEMBRI, MA IN CONCRETO SI ARRIVERA’ ALL’AUTUNNO
Oggi l’Alto rappresentante per la politica estera della Ue, Federica Mogherini, illustrerà al Consiglio di
sicurezza delle Nazioni Unite la drammatica situazione dei migranti nel Mediterraneo e la decisione del Consiglio europeo di condurre una missione per la distruzione delle barche usate dai trafficanti di esseri umani. L’obiettivo è quello di ottenere al più presto il via libera ad una risoluzione dell’Onu che autorizzi l’intervento delle forze europee nelle acque territoriali libiche e possibilmente anche nei porti che vengono utilizzati come base di partenza delle carrette del mare.
Non sarà facile. Ci sono resistenze soprattutto all’ipotesi di missioni aeree per la distruzione delle imbarcazioni.
Ma sembra certo che gli europei riusciranno comunque ad avere la benedizione del Palazzo di vetro, che darebbe alla loro azione la richiesta legittimità internazionale.
In questo caso, il piano di azione preparato da Bruxelles dovrebbe finire sul tavolo dei capi di governo al prossimo Consiglio europeo di giugno.
Quindi toccherà ad una coalizione di Paesi europei su base volontaria mettere insieme le forze di intervento necessarie, che saranno con ogni probabilità coordinate dall’Italia
Mercoledì, invece, il collegio dei commissari dovrebbe approvare l’Agenda europea per le migrazioni, un documento che stabilirà una serie di principi per far fronte in modo strutturale alla questione degli immigrati, sia di quelli che cercano asilo, sia di quelli irregolari, sia dei migranti che richiedono un permesso di lavoro.
Il documento prevede, tra l’altro, l’obbligo di ridistribuire i profughi tra i vari Stati membri tenendo conto della popolazione, del Pil e del numero di rifugiati già ospitati. Un obiettivo ambizioso, che infatti suscita forti resistenze da parte di molti Paesi, a partire dalla Gran Bretagna, dall’Irlanda, dall’Ungheria e da numerosi governi del Nord e dell’Est europeo.
Il dibattito sarà lungo. E difficilmente i primi atti legislativi concreti potranno vedere la luce prima dell’autunno prossimo.
Per sbloccare la situazione, la Commissione ha deciso di ricorrere all’articolo 78.3 del Trattato, che dà all’esecutivo comunitario la possibilità di proporre «misure di urgenza» sulle quali il Consiglio deve decidere a maggioranza «sentito il Parlamento europeo», il cui via libera non è dunque vincolante.
Queste misure di urgenza riguarderebbero l’accoglienza di un numero limitato di rifugiati da distribuire tra gli stati membri sempre in base alla stessa chiave di ripartizione.
Quale sarà questo numero non è ancora deciso in via definitiva.
In un primo momento si era parlato di cinquemila, cifra scartata perchè considerata irrisoria. Alla fine è comunque probabile che la cifra proposta dalla Commissione si situerà tra dieci e ventimila rifugiati attualmente ammassati nei centri di accoglienza in Italia, a Malta e in Grecia.
La procedura di urgenza dovrebbe anche consentire di evitare che si crei una minoranza in grado di impedire l’approvazione della proposta della Commissione. Infatti, poichè si riferisce alle procedure di richiesta di asilo, la norma di fatto consente un «opt-out» di Gran Bretagna, Irlanda e Danimarca.
Se decidessero, come è probabile, di esercitare il loro diritto a chiamarsi fuori dal provvedimento, i tre Paesi sarebbero anche esclusi dalla votazione e tra i rimanenti non dovrebbe essere difficile raccogliere la maggioranza qualificata necessaria.
Andrea Bonanni
(da “La Repubblica”)
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Maggio 11th, 2015 Riccardo Fucile
L’UNION VALDOTAINE PRIMO PARTITO…LEGA AL 9%, FORZA ITALIA NON SI E’ PRESENTATA
Aosta si conferma governata da Union Valdotaine e Stella Alpina: i due partiti, quest’anno alleati con il Pd, dovrebbero vincere le comunali di Aosta già al primo turno.
È questa l’indicazione dello spoglio delle elezioni che si sono tenute ieri.
Fulvio Centoz ha ottenuto circa il 52% dei voti (dato parziale, spoglio al 20%) e dovrebbe quindi riuscire ad evitare il ballottaggio.
Sostenuto da Union Valdotaine, Stella Alpina, Partito Democratico e dalla lista civica Creare Vda, Centoz conquista – con una coalizione di centrosinista – un comune che nella precedente tornata elettorale era andato sempre a Uv e Stella alpina, ma in quel caso alleate con il centrodestra.
L’analisi dei voti conferma la Uv come primo partito, oltre il 25%, in linea rispetto al 2005 e al 2010, seguita dal 13% di Stella Alpina e dal 10% del Partito democratico.
A seguire, distanziato, il candidato di Alpe Loris Sartore al 15% (meno dieci punti rispetto a cinque anni fa) e poi il centrodestra con Nicoletta Spelgatti, composto di fatto solo dalla Lega Nord al 9%.
Forza Italia qui non si presentava nemmeno.
Per il Movimento 5 Stelle, percentuali in linea con quelle dei comuni trentini e alto atesini. Il candidato Luca Giuseppe Lotto ottiene poco più del 9%.
Per il M5s non è possibile fare un confronto con cinque anni fa, quando i grillini non si presentavano, e l’unico dato è quello delle europee 2014, quando i pentastellati nel comune di Aosta hanno preso il 14%.
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Maggio 11th, 2015 Riccardo Fucile
CALO DEI GRILLINI, DI SVP E DEL CENTROSINISTRA CHE PERO’ RESTA LA COALIZIONE PIU’ FORTE… AFFLUENZA MOLTO BASSA
Sarà ballottaggio nelle comunali di Bolzano, con il centrosinistra nettamente avanti, e vittoria al primo
turno per il candidato Pd a Trento.
Questi i due verdetti principali nella tornata di elezioni amministrative in Trentino-Alto Adige, dove si è votato per il rinnovo di 240 sindaci e consigli comunali.
Si è votato anche in Val d’Aosta: lo spoglio è in corso dalle 8 di questa mattina. Gli eventuali ballottaggi sono in calendario il 24 maggio.
Bassa l’affluenza alle urne.
Alla chiusura dei seggi, alle 21, in Alto Adige aveva votato il 66,9% degli aventi diritto al voto, mentre cinque anni fa il dato era stato del 74,6%.
Il calo è stato dunque del 7,7%. A Bolzano, l’affluenza ha fatto segnare il 57,7%, ovvero l’8% in meno di cinque anni fa.
A Trento il calo è stato del 6,1%, dal 60,1 al 54%. Alla rilevazione delle 23 per Aosta, l’affluenza è stata del 61,25%, contro il 66% di 5 anni fa.
Le elezioni a rischio quorum.
Molti piccoli comuni hanno rischiato di vedersi nominato un commissario perchè, pur essendoci un unico candidato, non hanno partecipato al voto almeno il 50% degli elettori.
Solo grazie allo scorporo previsto per legge degli elettori all’estero è stato possibile scegliere il primo cittadino di Roncegno Terme, Samone, Brez e Mezzano. A Faedo e Ortisei nemmeno lo scorporo è bastato: qui le elezioni sono nulle e sarà nominato un commissario.
Nel centrodestra.
Era attesa la sfida nei due capoluogo tra Forza Italia e Lega Nord, un primo test per la leadership del centrodestra. I dati parlano di una netta affermazione del Carroccio, che a Trento e Bolzano supera il 12% mentre Fi non arriva al 5%.
Trento.
Il candidato Pd-Patt-Ccd-Verdi Alessandro Andreatta, sindaco uscente, supera il 53% ed è quindi rieletto al primo turno.
Il principale sfidante Claudio Cia (sostenuto tra gli altri da Fi-Lega-Fdi) si è fermato al 31%, con il Cinque stelle terza coalizione all’8%.
Nel 2010 Andreatta sfondò quota 60 al primo turno, e fu eletto con il 64% delle preferenze.
A Trento soddisfazione del Ccd (già Upt) per il 12,5%, una netta risalita rispetto alle ultime proviciali, quando Upt aveva il 9%. Dato meno positivo se confrontato con quello di 5 anni fa, quando aveva il 17%. Patt raddoppia i consensi rispetto alle precedenti elezioni ma perde qualcosa, l’1%, rispetto alle provinciali.
Bolzano.
Nella città altoatesina si andrà al ballottaggio (dopo uno spoglio lentissimo, concluso solo di mattina). Il candidato di Pd e Svp, nonchè sindaco uscente, Luigi Spagnolli arriva al 41,6%, senza nessun vero contendente: il secondo classificato Alessandro Urzì (centrodestra) arriva infatti appena al 12,7%, seguito a poche centinaia di voti da Carlo Vettori della Lega Nord e da Cecilia Stefanelli, della coalizione di sinistra. Praticamente scompare Forza Italia: qui a Bolzano nel 2010 il Pdl aveva il 20%, oggi non arriva al 4%.
Se Spagnolli riuscirà tra due settimane a conquistare il voto della sinistra e di parte dei grillini, non dovrebbe avere difficoltà ad essere rieletto.
Cinque anni fa Spagnolli fu eletto al primo turno con il 52% dei voti. Cala la percentuale di voti dell’Svp (oltre tre punti in meno).
La flessione della Sudtiroler è significativa nel capoluogo, ma ancora più netta nei comuni minori della provincia.
Brutto colpo per l’Svp.
In Alto Adige la distanza degli elettori dalle urne corrisponde in qualche maniera anche a quella che si profila come una disaffezione dell’elettorato sudtirolese dal partito di riferimento, ovvero dalla Sà¼dtiroler Volkspartei. Il “partito di raccolta” degli altoatesini di lingua tedesca potrebbe infatti pagare alcuni tagli introdotti dal nuovo governatore Svp Arno Kompatscher.
Un esempio di questa situazione è il piccolo comune di San Candido, dove la Svp perde lo scranno del primo cittadino.
Dopo l’annuncio di notevoli sforbiciate alle strutture dell’ospedale locale, infatti, gli elettori hanno deciso di premiare una lista civica e questo per la prima volta nella storia del Comune.
L’Svp ha perso anche il sindaco di Vipiteno, altro comune dove è stato tagliato l’ospedale. Gli elettori hanno infatti scelto il candidato di una lista civica, che ha ottenuto il 54,5% dei voti. La Svp, inoltre, perde anche altri comuni minori come ad esempio Selva di Val Gardena, Naz Sciaves, Vadena e Villa Bassa.
Il municipio di Salorno vede invece un rovesciamento di ruoli. Il Comune della Bassa perde il sindaco italiano uscente Ivan Catella a vantaggio di Roland Lazzeri della Svp. La Svp si afferma nettamente anche a Bressanone.
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