Maggio 12th, 2015 Riccardo Fucile
PERCHE’ DOVREI ESSERE IO ORA COSTRETTO A PRANZARE CON LORO IGNORANDOLI?
De Luca, l’uomo del Pd per la presidenza della Regione Campania, ha invitato gli elettori a non votare certi ceffi presenti nelle liste civiche che sostengono la sua candidatura.
Si parla di nostalgici e di professionisti del voto di scambio, alcuni in odore di camorra.
Ieri il vicesegretario nazionale del partito Guerini ha ribadito il concetto.
Dunque l’appello più surreale della storia suona più o meno così: «Cari cittadini, vi saremo veramente grati se non darete il vostro voto alle persone con cui ci siamo alleati».
Ma se sono talmente impresentabili da non meritare il nostro sì, perchè vi siete accordati con loro?
E soprattutto, perchè continuate a restarci insieme anche adesso?
Toccherebbe alla politica selezionare la classe dirigente da sottoporre al giudizio del popolo.
Troppo comodo fare accordi con chiunque porti in dote pacchetti consistenti di voti e poi chiedere agli elettori di rimettere le cose a posto, promuovendo i buoni e bocciando i cattivi.
Come se uno, invitando a cena il suo migliore amico, gli dicesse: a tavola con noi ci saranno Barbablù, Al Capone e il mostro di Firenze, però tu non rivolgere loro la parola, anzi, ti autorizzo a cacciarli da casa mia.
L’amico avrebbe buon gioco a rispondere: ma se ti creano tanto imbarazzo, non faresti prima a non invitarli più?
Rivolgo la stessa domanda a De Luca e Guerini: se certi alleati vi creano tanto imbarazzo, non fareste prima a non invitarli più, anzichè chiedere agli elettori di cacciarli da casa vostra?
Massimo Gramellini
(da “La Stampa”)
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Maggio 12th, 2015 Riccardo Fucile
IL LIBRO BIANCO DEL MINISTERO PREVEDE MENO MILITARI E PIU’ FORMAZIONE E QUALITA’
Meno soldati, ma soprattutto meno generali. E una pianificazione più politica che militare degli
interventi.
Sono le nuove forze armate così come le disegna il Libro Bianco messo a punto dal ministero della Difesa.
Un documento che, seguendo le indicazioni fornite dal ministro Roberta Pinotti «mira a far fronte con efficacia alle nuove minacce e a rispettare i vincoli di bilancio».
Questa almeno è l’intenzione dichiarata dalla commissione di esperti che per 8 mesi ha incontrato decine di personalità , ma anche partecipato a riunioni nelle università , consultato le associazioni pacifiste, effettuato raffronti all’estero: dal Pentagono al Regno unito passando per la Francia e la Germania.
Il punto centrale riguarda il personale.
Attualmente ci sono 190.000 militari e 30.000 civili mentre i tecnici propongono una riduzione di ben il 25 per cento arrivando a 150.000 militari e 20.000 civili entro il 2024 anche se alla fine dell’anno si potrebbe già scendere a 170.000 militari.
Ma è soprattutto la qualità a dover cambiare: «In Italia l’87 per cento è in servizio permanente contro il 13 a tempo determinato. In Francia si va all’inverso: 37 per cento in servizio permanente e 63 a tempo determinato. In Germania addirittura il 30 per cento in servizio permanente e il 70 per cento a tempo determinato».
E poi c’è l’età media del personale militare che è di 37 anni con quella dei marescialli che sale a 45 anni.
Ecco dunque la proposta: «Proporzione fra servizio permanente e tempo determinato che sia di metà e metà ; più giovani arruolati, con maggiori tutele al momento del congedo e supporto per il ricollocamento lavorativo; incremento della formazione e della qualificazione professionale; nuova struttura della retribuzione, connessa con l’operatività militare e retribuzioni capaci di attrarre il personale più preparato».
Organici più snelli e regole diverse.
Secondo la commissione ora «le scelte di politica militare e politica industriale sono talvolta incoerenti, anche perchè parcellizzate in numerosi centri decisionali. Le singole Forze armate hanno ampia autonomia e tendono a controllare direttamente le operazioni militari e gli investimenti. Ci sono molti centri di spesa, ridondanza di infrastrutture e duplicazioni di funzioni».
Nel futuro si dovrà invece arrivare a ottenere «la totalità delle decisioni politiche sotto la responsabilità del ministro, mentre tutte le operazioni militari sotto comando interforze, alle dipendenze del capo di Stato maggiore della Difesa.
La pianificazione delle future capacità militari dovrà essere interforze e coordinata con i partner europei. Ma soprattutto va istituito un Direttore nazionale degli Armamenti e della Logistica per accorpare Reparti e unificare le funzioni», in un’ottica di risparmio e razionalizzazione.
Nulla viene esplicitato nel Libro Bianco sull’acquisto degli F35 e questo vuol dire, almeno a sentire i tecnici della Difesa, che al momento rimane la linea delle mozioni parlamentari che invitano ad andare avanti con il programma di acquisto anche se non è escluso che il numero di velivoli, fissato per ora a 90, possa essere modificato.
(da “il Corriere della Sera”)
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Maggio 12th, 2015 Riccardo Fucile
EMILIANO IRRAGGIUNGIBILE AL 42%, LARICCHIA (M5S) AL 17,5%
Se la battaglia del “ricostruttore” Fitto per le regionali è principalmente incentrata sul risultato elettorale in Puglia, terreno di scontro da settimane tra l’ex ministro e il cerchio magico berlusconiano, il sondaggio di Scenari politici segnerebbe una svolta decisiva.
Perchè, se confermato dall’esito delle urne, vedrebbe le truppe di Fitto sconfiggere quelle di Berlusconi e Salvini unite.
Al di là della scontata vittoria di Emiliano (Pd) che è quotato al 42%, al secondo posto è dato Schittulli con il 22,5% , poi il Cinquestelle Laricchia al 17,5% e solo quarta con il 16% la candidata di Forza Italia e Lega, Adriana Poli Bortone.
Un dato va sottolineato: se il cerchio magico berlusconiano non avesse sfasciato la coalizione che avrebbe appoggiato Schittulli, la somma delle due percentuali dei candidati di centrodestra sarebbe ora al 38,5%, a poca distanza di Emiliano e con la possibilità di giocarsela fino all’ultimo.
Ma evidentemente qualcuno ha voluto fare un favore a Renzi…
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Maggio 12th, 2015 Riccardo Fucile
PANICO TRA I COLONNELLI… ANCHE I SONDAGGI PER LE REGIONALI SONO IMPIETOSI…E FITTO ORMAI PREPARA LA SCISSIONE
È solo l’inizio. Lo spettro del tracollo prende corpo nei numeri a una cifra del Trentino Alto Adige. 
Forza Italia non raggiunge più nemmeno il cinque e getta nello sconforto l’intera classe dirigente. In pochi tra i parlamentari berlusconiani, anche fedelissimi, sono disposti a questo punto a scommettere sull’effetto taumaturgico del “ritorno” di Silvio Berlusconi, a poco più di due settimane dal Dday delle regionali.
«Lo avevo detto a Silvio che sarebbe finita così, eccoci davanti agli ultimi giorni di Pompei», sospira comunque amareggiato Denis Verdini – fatto fuori anche dal tavolo delle candidature – commentando coi suoi “dissidenti” il responso dal Nordovest.
Una campana a morto, più che un campanello d’allarme, col voto alle porte l’ex Cavaliere lascia Arcore solo in mattinata per un appuntamento, poi si blinda per il solito lunedì con familiari e aziende, non un commento ufficiale a quei dati piovuti da Trento e Bolzano.
È solo la conferma, la più drammatica, del trend degli ultimi due anni.
All’ufficio elettorale della sede di San Lorenzo in Lucina hanno ormai ben chiaro il quadro, tabelle elettorali alla mano: nelle sette regioni in cui si andrà al voto, per superare la soglia minima di «esistenza in vita» del 10 per cento occorrerebbe conquistare almeno 1 milione e 100 mila elettori.
Target che – tenendo conto della Toscana, dell’Umbria, della Liguria e delle Marche rosse, della Puglia lacerata tra fittiani e berlusconiani e dal Veneto a trazione leghista – anche i più ottimisti ritengono pressochè irraggiungibile.
E adesso anche l’unico uscente, il governatore Stefano Caldoro, sembra costretto a inseguire in Campania l’avversario Vincenzo De Luca.
È il fantasma del 6-1 che ritorna. In cui l’uno vincente è solo a impronta leghista, nel Veneto.
E col partito che il 31 maggio si risveglierebbe nelle regioni tra il 7 e il 9 per cento e il Carroccio al doppio dei consensi, non diventerebbe più nemmeno un problema di sorpasso, ma un caso di cannibalismo.
Matteo Salvini ormai è allo sberleffo del progetto berlusconiano di Partito repubblicano. «Non so che significhi, noi comunque non ci sciogliamo in niente», ha tagliato corto ancora ieri.
Se lista unica sarà , perchè con l’Italicum dovrà esserci, la guiderà lui e alle sue condizioni, è il messaggio. Nessun riguardo per l’alleato, un tempo amico: si occupi di Milan, «a 79 anni mi godrei i frutti del lavoro».
L’ultimo sondaggio pubblicato da Euromedia di Alessandra Ghisleri, dietro il Pd al 35,6 e il M5s al 20,6, fotografa la Lega al 14 e Forza Italia al 12,2. Ma è un dato nazionale, non limitato appunto alle 7 regioni.
Poco differente quello letto ieri sera da Mentana al Tg La7 (Emg), con Pd al 34,2, il M5s al 22,8, Lega al 14,9 e Fi al 12,5.
Raccontano che Berlusconi non intenda comunque rinunciare al progetto di rifondazione post regionali.
«Il voto in Trentino è un episodio locale, comunque la conferma che laddove ci presentiamo divisi perdiamo, la gente non ci capisce più non ci segue », colpito soprattutto dal dato dell’affluenza: «Un elettore su tre non è andato a votare e quell’elettore è un nostro deluso».
Riconquistarlo è l’impresa che si ripropone. «Con me in campo, anche in queste regionali, sarà diverso, ci sarà il “fattore B”». Ma trainerà ancora?
Il leader forzista ci prova e si prepara a un mini tour elettorale di due giorni nella palude pugliese, giovedì e venerdì. La settimana prossima toccherà alla Campania.
La partita vera inizierà però il primo giugno. «Salvini adesso fa il duro perchè è in campagna elettorale, ma sa bene che senza di noi anche le sue percentuali non servono a niente, non va da nessuna parte contro Renzi» ha ripetuto Berlusconi ancora ieri in privato.
Ancorato al sogno del listone unico, del partito repubblicano che però, a questo punto, difficilmente manterrà quel nome. altisonante nella tradizione Usa, assai meno in quella italiana.
Tanto più adesso, con i numeri in circolazione.
Le ironie già si sprecano. «A Bolzano Forza Italia come il partito repubblicano: 3,7%. Colpa di Raffaele Fitto che non parla tedesco», si prende gioco del leader su Twitter perfino Francesco Storace de La Destra.
Che Forza Italia – nome e simbolo – abbia i giorni contati ormai è l’unica certezza, in un partito alla deriva. Sebbene i due primi figli dell’ex Cavaliere, Marina e Pier Silvio abbiano versato centomila euro ciascuno nelle casse esangui di Forza Italia.
La soglia massima che un privato può donare a un soggetto politico.
Raffaele Fitto in Puglia lo aspetta ormai da sfidante, con la sua lista “Oltre” in sostegno a Francesco Schittulli.
Terrà comizi negli stessi giorni in cui arriverà Berlusconi. Pronto a salpare comunque coi suoi nel day after delle regionali.
Anche se ieri ironizzava (anche lui), dopo le «percentuali imbarazzanti di Trento e Bolzano: lasciare Forza Italia? Ma lo dicono loro stessi che non c’è più».
Maurizio Bianconi lo sprona da giorni: «Per me Fitto ha già tardato di due mesi per lo strappo». Lui invece aspetta e conta le truppe: i 33 fedelissimi, 15 deputati e 18 senatori, tre eurodepuati, un centinaio di amministratori.
Il primo giugno d’altronde è vicino.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)
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