Maggio 17th, 2015 Riccardo Fucile
SETTE MANAGER COINVOLTI PER UNA ELUSIONE DI 300 MILIONI… GUERRA E’ ORA CONSIGLIERE STRATEGICO DEL PREMIER PER ILVA, BANDA LARGA E BAD BANK
Andrea Guerra, ex amministratore delegato di Luxottica, oggi consigliere strategico del premier
Matteo Renzi e in predicato per la guida di Eataly, è indagato dalla procura di Belluno per dichiarazione infedele, nell’ambito di un’inchiesta sui prezzi dei trasferimenti di beni e servizi tra le filiali del gruppo dell’occhialeria.
Insieme all’ex numero uno hanno ricevuto la notifica di conclusione delle indagini altri sei manager di Luxottica: Enrico Cavatorta, che lo scorso anno ha guidato l’azienda per un mese prima di lasciare per dissidi con il patron Leonardo Del Vecchio, Paola De Martini, Marco Vendramini, Enrico Mistron, Omar Pilotto e Andrea Cecchet.
Le indagini dei pm bellunesi, partite nel 2013, si sono concentrate sul “transfer pricing” all’interno del gruppo, cioè appunto i prezzi a cui le diverse società si scambiavano prodotti e servizi.
Un aspetto che finisce di frequente nel mirino del fisco perchè può essere usato per “spostare” redditi imponibili nei Paesi in cui la tassazione è più bassa.
Nel caso di Luxottica, l’ipotesi investigativa è che tra 2007 e 2012 il gruppo, applicando alle compravendite prezzi non corretti, abbia eluso circa 300 milioni di euro, di cui 75 per il solo 2007, 44 per il 2008 e 22 per il 2011.
L’azienda di Agordo, come risulta dagli ultimi bilanci, dopo le contestazioni della Guardia di Finanza ha scelto di chiudere il contenzioso amministrativo con il fisco pagando in totale circa 130 milioni, pur rivendicando di aver “sempre agito nel rispetto della legge e in assenza di ogni strumentalizzazione fiscale” e spiegando di aver deciso di aderire “nella consapevolezza che la materia oggetto della contestazione è di natura esclusivamente valutativa” e “si presta pertanto a divergenti posizioni che non sono facilmente risolvibili nell’ambito di un procedimento contenzioso, se non a scapito di lunghe, defatiganti e costose iniziative difensive con un esito inevitabilmente incerto“.
L’iter penale però prosegue. Di qui l’indagine a carico dei manager.
Gli atti saranno trasmessi ora alle parti perchè possano esprimere le proprie ragioni e al giudice per le indagini preliminari che dovrà entrare nel merito con l’archiviazione o l’eventuale rinvio a giudizio.
Guerra, chiamato a Palazzo Chigi lo scorso dicembre per seguire da vicino i dossier Ilva, banche popolari, bad bank e banda larga, come rivelato da Il Fatto Quotidiano si appresta a diventare amministratore delegato del gruppo fondato da Oscar Farinetti, sostenitore della prima ora del premier.
Di Farinetti, del resto, Guerra è già socio dallo scorso febbraio nella scuola Holden.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Maggio 17th, 2015 Riccardo Fucile
IL GOVERNO NON RISPETTA LA SENTENZA: INVECE CHE 12 MILIARDI NE RESTITUISCE 2… E A CHI LI SOTTRAE? OVVIAMENTE ALLE MISURE CONTRO LA POVERTA’… UN PENSIONATO SOTTO I 1500 EURO LORDI AVREBBE AVUTO DIRITTO A CIRCA 3.000 EURO DI ARRETRATI
“Nessun pensionato perderà un centesimo. Noi scriveremo una nuova norma rispetto al blocco dell’indicizzazione che restituirà in tasca a 4 milioni di italiani il 1 agosto 500 euro a testa. Saranno tagliate fuori le pensioni oltre 3mila euro”.
Il premier Matteo Renzi, a sorpresa, ha scelto il contenitore domenicale di RaiUno L’Arena per annunciare l’ennesima patacca e per spiegare come il governo ha intenzione di risolvere l’impasse aperta dalla sentenza della Consulta che ha bocciato la norma Fornero.
Dichiarando incostituzionale il mancato adeguamento al costo della vita degli assegni superiori a tre volte il minimo nel 2012 e 2013.
Dopo aver smentito di voler rimandare la decisione a dopo le regionali del 31 maggio — “Chi guida un Paese non può avere paura delle elezioni” — Renzi ha detto che “ovviamente non sarà un rimborso totale. Ma ci sono 2 miliardi che mi ero tenuto per le misure contro la povertà “, che comunque “faremo lo stesso”.
Una restituzione molto parziale. Non solo, la somma restituita sarà un una tantum uguale per tutti coloro che prendono tra 1.486 e 3mila euro lordi.
Esclusi invece i circa 600mila titolari dei trattamenti più alti (che faranno ricorso e lo vinceranno)
I “quattro milioni di italiani” a cui ha fatto riferimento Renzi, corrispondono più o meno al numero di pensionati che prendono tra tre e sei volte il minimo e si sono visti congelare l’introito dal decreto salva Italia del governo Monti.
“Quanti pensano che sia un bonus per le elezioni non potranno dirlo, perchè parte dall’1 agosto”, ha messo poi le mani avanti il premier, forse pensando alle polemiche sul bonus di 80 euro annunciato prima delle Europee del 2014.
Quanto alle coperture, i 2 miliardi verrebbero per la maggior parte da un aumento del deficit dal 2,5 al 2,6% del Pil: il cosiddetto “tesoretto” da 1,6 miliardi, che Renzi aveva detto appunto di voler utilizzare per misure di welfare e contro la povertà .
Ballano circa 400 milioni, che potrebbero derivare da un ulteriore aumento dei risparmi attesi dalla solita spending review.
Salta all’occhio che i cinquecento euro promessi (“da agosto” probabilmente per dare all’Inps i tempi tecnici per adeguarsi) sono una somma ben più bassa rispetto a quella che risulterebbe dalla piena restituzione degli arretrati: secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio considerando anche le maggiori cifre dovute per il 2014 e 2015 a causa dell’effetto trascinamento il rimborso integrale varrebbe, per un pensionato-tipo con assegno pari a 3,5 volte il minimo, circa 3mila euro.
Per il solo 2012, per esempio, questo pensionato-tipo avrebbe diritto a 567 euro, che salgono a 630 nel 2013.
Resta dunque da capire come Palazzo Chigi e il Tesoro pensino di cavarsela così, rischiando nuovi ricorsi.
Anche perchè siamo di fronte a un ladrocinio di Stato.
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Maggio 17th, 2015 Riccardo Fucile
ADDIO AL PPE E ADESIONE AL GRUPPO DEI CONSERVATORI: “FORZA ITALIA HA LASCIATO SPAZI ENORMI A SALVINI, DAL 1 GIUGNO SI CAMBIA”… “IL CERCHIO INTORNO A BERLUSCONI FORSE E’ DAVVERO “MAGICO”: NON ERA FACILE PERDERE NOVE MILIONI DI VOTI”
Raffaele Fitto esce dal gruppo del Partito popolare europeo (Ppe) all’Europarlamento. E suggella
lo strappo definitivo con Forza Italia. “Ho scritto una lettera al capogruppo del Ppe per spiegare che esco e ho mandato una richiesta di adesione al capogruppo dei conservatori europei”.
Lo ha detto l’europarlamentare di Forza Italia alla trasmissione In Mezz’Ora di Lucia Annunziata su Rai 3. “La lettera l’ho scritta questa mattina: è una decisione che stavo maturando da tempo”.
“Per quanto mi riguarda Forza Italia è un capitolo chiuso“, ha aggiunto Fitto, “non ci sono più le condizioni per restare. Forza Italia non c’è più, mi sembra chiaro, anche per il clima e le finalità con le quali sta portando avanti la sua azione politica. Noi abbiamo bisogno di guardare avanti e di andare oltre. Stiamo lavorando a un centrodestra che abbia una prospettiva diversa: nè con Merkel nè con Le Pen. È necessario mettere in campo un progetto politico, questa scelta può rappresentare una nuova cornice culturale programmatica”.
Fitto ha poi replicato a Silvio Berlusconi, che pochi giorni fa gli ha dato il benservito riconducendo la sua iniziativa politica a “episodio assolutamente e soltanto regionale, è un episodio pugliese”.
“Il centrodestra nel nostro Paese ha bisogno di mettere in campo qualcosa che vada oltre a una leadership che ha messo fine alla sua esperienza. In Forza Italia ci sono tante persone da cui ho ascoltato in questi mesi una condivisione delle posizioni, ma che poi non ha il coraggio. Dentro al partito tanta gente la pensa come me, ma non ha il coraggio di dirlo. Anche Salvini, sono convinto che dopo la campagna elettorale porrà con forza questa questione”.
Nell’intervista trovano spazio anche il tema dei legami personali e fiduciari del leader e quello delle alleanze.
Fitto rigetta l’accusa di aver definito “badanti” le donne che gravitano intorno a Berlusconi nel cosiddetto cerchio magico: “Non troverà mai una mia offesa, io non ho mai insultato nessuno”.
“Il punto che ho sollevato — aggiunge — è la totale mancanza di legittimazione: non si può scegliere una persona senza che ci sia un organismo in cui discutere. Io questo l’ho sempre denunciato, pubblicamente. E’ vero che mi sono interrogato più volte sull’esistenza di questo cerchio, ma soprattutto sul “magico” visto che tale non mi sembra, visto come ci troviamo”, con “9 milioni di elettori in meno”.
Infine la sua idea della concorrenza tra Fi e Lega.
“Tra Renzi e Salvini c’è uno spazio importante. Salvini fa il suo e lo fa bene dal suo punto di vista. La sua crescita è data dal fatto che Forza Italia gli ha lasciato campo, gli ha lasciato fare il bello e il cattivo tempo. Ma dal 1 giugno parte una fase nuova”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 17th, 2015 Riccardo Fucile
TRA RINNEGARE LA PROPRIA STORIA E CALPESTARE LA COERENZA… LA DESTRA VA RICOSTRUITA SU BASI ETICHE E COMPORTAMENTALI
Non è trascorso così tanto tempo da quando la Poli Bortone, dopo aver sostenuto e sviluppato – insieme a Storace e ad altre figure storiche della destra che fu – il “movimento per Alleanza Nazionale”, e dopo aver variamente attaccato la stessa Meloni, decise di abbandonare l’ennesimo tentativo velleitario per aderire a Fratelli d’Italia.
Non è passato così tanto tempo da quando la Senatrice, nel cercare di giustificare l’ennesima piroette, assunse che l’avrebbe fatto perchè sarebbe stato suo dovere “dare testimonianza”.
Cosa volesse testimoniare non s’e’ capito, però…
Fratelli d’Italia non ha nulla a che vedere con quella Destra Repubblicana, moderna ed Europeista di cui c’e’ bisogno, e la stessa senatrice non ha nulla di quella risolutezza concettuale e valoriale che dovrebbe essere quid indiscusso di chi si professa di destra.
Non è possibile che ci si conceda alle lusinghe berlusconiane per candidarsi a Governatore della Puglia voltando le spalle a quello stesso progetto politico a cui aveva contribuito – mettendosi addirittura in prima fila per farsi notare ad ogni costo e per sentire subito i “primi applausi” – per spaccare il centrodestra in due e consegnarlo all’annesima sconfitta.
Non è possibile sviscerare emozioni a frotte e finanche lacrime di gioia per poi ritrattare tutto.
Non è possibile “danzare” sul corso della storia per rinnegarla di continuo.
Non è possibile fare certe piroette e calpestare quella coerenza che non dovrebbe mai mancare.
Adoro le persone anziane, le rispetto sinceramente, ma quando fanno cose assurde, no. Al netto della premessa, c’e’ da prendere atto che è possibile fare i “ballerini”, o le “ballerine”, anche dopo i settant’anni: coerenza, zero. Testimonianza e “insegnamento”, pure…
E’ triste doverlo ridire ma quella destra che manca non potrà mai rinascere da e con questi presupposti. Quella destra che “non c’è”, non potrà mai rinascere da chi l’ha continuamente bistrattata e svenduta al miglior offerente.
Comunque sia il “vestito” dell’attuale destra italiana è coperto di tante, troppe “macchie” e di “cuciture” fatte davvero male.
Una continua trazione vetero-missina, storicamente apprezzabile, ma politicamente fuori dai tempi e dalla storia.
Una continua trazione xenofoba e razzista che pone sistematicamente fuori dalla storia le necessità di una società che sia davvero capace di combattere le sifde dei tempi.
La reiterata e continuata abiura della nostra storia e della nostra stessa identità di popolo.
Se in Europa la destra vince è perchè guarda altrove e guarda avanti, cavalcando le necessità dei tempi e della società in continuo divenire.
Se quella destra, in Europa, vince, è perchè ha modelli forti che non ha mai abiurato. Non restaurare e non rinnegare, diceva Almirante. La verità , però, è che i “suoi figli”, non soltanto hanno rinnegato ma hanno addirittura dimenticato.
Le imminenti elezioni regionali segneranno, purtroppo, l’ennesima “caporetto” per la nostra area, e sarà sconfitta forte e devastante.
Ricostruire non sarà facile perchè il problema è soprattutto culturale ed etico, perchè un’azione politica priva di spessore culturale e di etica comportamentale non sarà mai degna del compito che le dovrebbe appartenere.
Difficile immaginare locuzioni di sintesi. Difficile immaginare qualcosa che, nel superare vecchi brocardi, riesca a rimettere in moto la storia.
Per fortuna non spetta “a noi fare la pensata” sul nome e sul sotto-titolo.
Noi possiamo soltanto dire in cosa crediamo, cosa vorremmo che nascesse, cosa sentiamo doveroso portare avanti e per cosa siamo disposti “a batterci”.
E le idee sono tante… Ribelli, “rivoluzionarie” e finanche irriverenti – già perchè “oggi” sostenere finanche le storiche ragioni della legalità e di liste al di sopra di ogni sospetto, rappresenta una cosa parecchio ribelle, rivoluzionaria e irriverente! – perchè se nuovo percorso deve essere che sia vero: dei soliti restyling a cui non crede proprio più nessuno, siamo tutti stanchi.
E allora, rispetto per la destra italiana che fu.
Rispetto per la storia che è stata, ma rispetto soprattutto per “l’oggi” perchè è oggi che bisogna dimostrare di avere il coraggio di perseguire sentieri nuovi anche guardando in modo sempre più convinto alle esperienze d’oltre confine.
Proprio là , dove la destra, non soltanto ha vinto, ma ha fatto addirittura la storia almeno degli ultimi trent’anni…
Salvatore Castello
Right BLU – La Destra Liberale
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Maggio 17th, 2015 Riccardo Fucile
L’IMPRESENTABILE BARBATO, CANDIDATO IN CAMPANIA, E I CONTATTI COL REGGENTE DEI CASALESI FRANCESCO ZAGARIA
Sugli impresentabili, piazzati in una lista a sostegno della sua corsa a governatore, Vincenzo De
Luca è stato chiaro: “Quei nomi messi di notte, io non ne sapevo niente”.
Uno, invece, lo conosce benissimo perchè è stato al suo fianco fin dalle primarie.
Si tratta di Tommaso Barbato, candidato al consiglio regionale nella lista Campania Libera, civica, espressione proprio del presidente De Luca.
Barbato è stato anche senatore dell’Udeur, il suo voto fu decisivo per la caduta del governo di Romano Prodi, nel 2008.
L’ex senatore, tra l’altro, è indagato per voto di scambio in una inchiesta della Procura di Napoli.
Barbato si è sempre dichiarato estraneo ai fatti, ma non è finita. C’è un particolare sfuggito alle cronache sugli impresentabili di questi giorni.
A fine aprile con decreto del presidente della Repubblica è stata sciolta per infiltrazioni camorristiche l’azienda ospedaliera S. Anna e S. Sebastiano a Caserta. Una struttura sanitaria gestita dagli emissari di Gomorra e dai politici locali all’insegna di clientele e favori.
Tutto scaturisce da un’inchiesta della magistratura dello scorso gennaio dove compare anche il nome di Tommaso Barbato, il quale non è indagato.
In particolare emergono i contatti, risalenti al 2007-2008, tra l’ex senatore e Francesco Zagaria, morto nel 2011, ritenuto il dominus della gestione criminale dell’azienda. Francesco ha sposato Elvira, sorella di Michele Zagaria, capo dei Casalesi, oggi in carcere al 41-bis.
La Procura così definisce Francesco Zagaria: “Uno dei capi del clan dei Casalesi quando il cognato Michele Zagaria era latitante”.
Secondo i magistrati il sodalizio criminale che ha tenuto in scacco l’azienda sanitaria “nasce nel 2006 quando Francesco Zagaria, grazie al supporto politico di Nicola Ferraro, allora segretario dell’Udeur regionale, poi condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, fa nominare un suo uomo di fiducia dirigente generale del S. Anna e S. Sebastiano”.
Nell’ordinanza di arresto, eseguita lo scorso gennaio, c’è un paragrafo dedicato ai rapporti tra Francesco Zagaria e i politici. “A Francesco Zagaria si rivolgevano anche senatori della Repubblica come il senatore Tommaso Barbato”.
E più avanti: “Il 23 novembre 2007, il senatore Barbato contattava Zagaria Francesco e lo invitava presso la propria abitazione sita nel comune di Marigliano. Il senatore sollecitava l’incontro per la necessità di affrontare alcuni argomenti. Dalle successive conversazioni emergeva che, effettivamente, Zagaria Francesco si era recato a Marigliano”.
E al telefono Barbato a Zagaria “Oh (…) Allora , senti ti devo parlare un momento, tu dove stai?”. E alla fine i due si incontrano.
“Dopo il predetto incontro — si legge — dalle intercettazioni emerge, che lo Zagaria avrebbe dovuto fare ritorno presso l’abitazione del senatore Barbato”.
Contatti e incontri tra Tommaso Barbato e l’uomo di Gomorra Francesco Zagaria, scomparso nel 2011, e ritenuto dalla Procura uno dei capi dei Casalesi durante la latitanza del cognato Michele.
Nello Trocchia
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 17th, 2015 Riccardo Fucile
IN LISTA CON I SOCIALISTI PER DE LUCA C’E’ CORRADO GABRIELE…E’ STATO ASSESSORE AL LAVORO AL TEMPO DI BASSOLINO
Nelle liste di Vincenzo De Luca c’è un condannato in primo grado per violenza sessuale su
minori”.
L’attacco arriva a freddo con un comunicato mattutino.
L’azzurra Mara Carfagna rompe un embargo, un silenzio che ha avvolto per settimane e in qualche modo protetto un nome dal dibattito sugli impresentabili nelle liste collegate all’aspirante governatore Pd in Campania. “La mia storia personale, le mie battaglie mi impongono un intervento. Non posso tacere”, dice l’ex ministro delle Pari Opportunità di Berlusconi.
Il nome del condannato, Carfagna non lo esplicita. Ma gli addetti ai lavori sanno che si riferisce a Corrado Gabriele, candidato nel Psi. Gabriele è stato assessore regionale al Lavoro nell’ultima giunta di Antonio Bassolino.
Era in quota Rifondazione Comunista, partito dal quale uscì candidandosi al consiglio regionale nel 2010 con il Pd, dove ha militato qualche anno prima di passare nel gruppo consiliare socialista.
L’avviso di garanzia raggiunse Gabriele nel 2005.
Rimise subito la delega di assessore nelle mani di Bassolino, che respinse le dimissioni e lo lasciò al suo posto. La condanna è arrivata nel 2011: 4 anni e tre mesi di reclusione, e una provvisionale di 10.000 euro a testa alle parti civili, al termine di un processo a porte chiuse che come sempre in questi casi ha sviscerato dettagli fastidiosi e urticanti.
I giudici della Terza Sezione del Tribunale di Napoli hanno ritenuto fondate le tesi del pm Giuseppina Loreto: Gabriele avrebbe molestato sessualmente le due figlie di primo letto della ex compagna durante la loro relazione.
Una delle due ragazze era minorenne all’epoca dei fatti.
Non ci fu, è bene chiarirlo, una vera violenza fisica. La sentenza è vecchia di 4 anni e ancora si attende l’inizio del giudizio di Appello.
“Il processo deve fare il suo corso — sostiene Carfagna — ma pur non rinunciando al garantismo, non si può far finta di nulla. Conosco Vincenzo De Luca, ha mille difetti, ma non può di certo accettare per pura convenienza politica di essere sostenuto da una persona su cui pende un’accusa di questo tipo. Sono però certa che sia lui che il premier Renzi troveranno il modo di prendere le distanze da questa scelta. Mi auguro con tutto il cuore che la presa di distanza non sia un banale ‘non sapevamo nulla’ e che arrivino parole nette e scuse a tutte le donne italiane e campane”.
Gabriele replica con una lunga nota. Eccone un estratto. “Anche le pietre a Napoli sanno che sono completamente estraneo ai fatti e alle circostanze, peraltro ridicole, che mi vengono imputate e proprio oggi sono ancor più ansioso di poterlo dimostrare, dato che finalmente verrà celebrato il processo d’Appello. Per fortuna ho un rapporto meraviglioso coi miei tre figli che sono cresciuti con me e che sanno bene chi è il loro papà . Mi spiace poi che proprio Mara — aggiunge l’esponente del Psi — che suo malgrado nel corso degli anni ha dovuto subire diversi attacchi per i suoi trascorsi personali, adesso tiri in ballo la mia persona e lo stesso Vincenzo De Luca per fatti ampiamente noti e che nulla hanno a che vedere con la politica”.
Vincenzo Iurillo
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 16th, 2015 Riccardo Fucile
CANDIDATA ALLA REGIONE CONTRO IL VOLERE DEL SUO PARTITO, LA MELONI LA SILURA… LEI REPLICA: “MI FANNO RIDERE, NON SONO ISCRITTA DA MARZO”
Adriana Poli Bortone è stata sospesa da Fratelli d’Italia ed è stata deferita ai probiviri nazionali. Lo ha comunicato Fabio Rampelli dell’ufficio di presidenza e capogruppo alla Camera di Fdi durante una conferenza stampa a Lecce.
E’ l’ennesimo capitolo degli scontri, le scissioni multiple e i litigi che nel centrodestra si vivono soprattutto in Puglia.
Solo ieri Silvio Berlusconi — che sostiene la Poli Bortone — aveva attaccato Raffaele Fitto — che appoggia Francesco Schittulli — definendolo “già fuori” dal partito.
Fratelli d’Italia in Puglia corre con Schittulli e quindi la scelta dell’ex sindaco di Lecce e ex ministro del primo governo Berlusconi di accettare la corsa con Forza Italia e Noi con Salvini ha fatto scattare le sanzioni del partito di Giorgia Meloni.
Ma la notizia è stata evidentemente tenuta sotto traccia, e a rivelarlo è proprio l’interessata.
“Io non sono iscritta a Fdi dal 31 marzo — sottolinea — forse dovrebbero rileggere lo Statuto: può essere impegnativo ma si potrebbe anche leggere”.
Ad aggiungere benzina sul fuoco è Rampelli, che replica così: “La sospensione è il primo passo previsto dallo Statuto, ma è chiaro che la senatrice è da considerarsi fuori dal partito. Constatiamo che una persona che viene da una storia importante della destra italiana invece di stare con la sua gente in una campagna elettorale difficile, sta con Francesca Pascale e Dudù“.
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Maggio 16th, 2015 Riccardo Fucile
“BISOGNA ARCHIVIARE IL SUO CENTRODESTRA, DA NOI PROPOSTE, CONTENUTI E VOGLIA DI RIDARE SPERANZA AL POPOLO DI CENTRODESTRA”
“Lo dico con amarezza, leggendo i giornali, guardando le tv, ascoltando e incontrando tanta gente
che mi incoraggia ad andare avanti. Da una parte, nella mia e nostra campagna elettorale, ci sono ovunque piazze piene, clima positivo e propositivo, proposte di contenuto, una proiezione verso il futuro, la voglia di costruire e ricostruire, di ridare una speranza a un popolo di centrodestra che vede oggi tanti delusi”, dall’altra per il Cavaliere in Puglia ci sono state “48 ore di flop tardoberlusconiano, tra sedie vuote e offese”.
Lo ha detto l’europarlamentare di Forza Italia Raffaele Fitto, commentando la conclusione della visita di due giorni del leader di Forza Italia in Puglia.
“Silvio Berlusconi, nella crisi drammatica che ha devastato Forza Italia (si pensi al recente tracollo che l’ha fatta precipitare al 3-4% in Trentino) – afferma Fitto – non ha trovato di meglio che venire in Puglia, per poi disdire quasi tutti gli appuntamenti, far mascherare malamente i vuoti della sala di Lecce, insultare me e offendere chi si sta impegnando a dare un futuro al centrodestra”.
“Così – aggiunge – sono passate queste 48 ore di flop tardoberlusconiano, tra sedie vuote e offese. Il sipario cala tristemente su una lunga stagione, che ha avuto in passato meriti e pagine belle, e oggi si è purtroppo ridotta così”.
“Che tristezza…Berlusconi ha scelto di interpretare il centrodestra del passato – conclude Fitto – Non resta che archiviarlo e aprire una pagina futura”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 16th, 2015 Riccardo Fucile
IN LIGURIA NON SFONDA A DESTRA E PERDE VOTI A SINISTRA
C’è un motivo se Matteo Renzi e Silvio Berlusconi hanno tarato le rispettive agende elettorali sulla Liguria.
Col premier che si prepara a tornare almeno un paio di volte per dare un sostegno alla Paita. E il Cavaliere che ha deciso di dedicare a Giovanni Toti il suo rush finale.
E per questo la prossima settimana sarà a Napoli, ma poi volerà a Genova nei giorni a ridosso del voto.
E il motivo è che la Liguria è qualcosa di più di una elezione regionale: è la battaglia campale sul Partito della Nazione, dove si combatte una partita tutta nazionale.
Perchè è lì che si potrebbe verificare uno scenario da incubo per il premier: il Partito della Nazione che non sfonda a destra e perde pezzi rilevanti alla sua sinistra.
È più di una previsione “gufesca”. I segnali in tal senso sono già molto intensi.
E allora, occorre partire dall’inizio per capire ciò che sta succedendo in Liguria.
Da quando cioè si svolgono le primarie del Pd.
Sulla carta, allora, è una di quelle regioni dove il Pd vince facile. Nel corso delle primarie si verifica il primo sisma che porta alla denuncia di Sergio Cofferati sul “voto inquinato” e alla sua uscita dal partito.
Nelle urne delle primarie nasce il partito della Nazione in Liguria, con pezzi rilevanti di centrodestra che vanno a votare in blocco per la Paita.
Nelle cinque pagine con cui la commissione dei garanti ha spiegato l’annullamento del voto delle primarie liguri in 13 seggi si trovano parecchi casi di pezzi di destra che corrono con la candidato del Pd. Per dirne uno: nel seggio di Santo Stefano al Mare (Imperia) una scrutatrice lamenta “la presenza di un assessore di Pompeiana che chiedeva, recandosi più volte presso il seggio, l’elenco dei votanti per verificare”.
E, guarda caso, il sindaco di Pompeiana Rinaldo Boeri aveva firmato nel 2012 un documento a sostegno di Scajola.
Nel seggio di Moconesi (Tigullio), per dirne un’altro, è a verbale “un pressante controllo del voto e l’interferenza di persone estranee al seggio, appartenenti a liste contrapposte al centrosinistra”, che in un caso, “hanno espresso frasi volgari rimanendo a controllare e minacciando e intralciando la libera espressione del voto”. E ancora: a Lavagna (Tigullio), scrivono i garanti, “risultano gravi segnalazioni di due elettrici, e in particolare di una, che parla di euro versati a lei prima dell’ingresso nel seggio ai fini del voto”.
Altro caso, a Savona, Albisola Superiore – il sindaco è Franco Orsi, ex senatore Pdl – dove sono stati segnalati al voto “9 soggetti dichiaratamente di centrodestra di cui risultano a verbale i nomi così come risulta a verbale che un’elettrice votando ha dichiarato di essere per il centrodestra”.
Nel seggio di Deiva Marina (La Spezia) esponenti di centrodestra davano indicazioni esplicite di voto. E questi sono solo i casi più eclatanti.
Ma le primarie sono solo un episodio del movimento che porta rilevanti pezzi del centrodestra nell’orbita del Pd e della Paita, che appaiono come i vincitori annunciati. Anche nelle settimane successive si verifica una profonda mutazione genetica, dal Pd al Partito della Nazione.
Pierluigi Vinai, ad esempio, ex presidente della fondazione Carige, era l’uomo del potere di Scajola a Genova e dei rapporti col cardinal Bagnasco.
Ora ha costituito una fondazione, Open Liguria, e sta con la Paita, mentre a Roma ha ottimi rapporti con Graziano Delrio.
Ma non è l’unico.
L’aiuto più importante è arrivato da Enrico Musso, ex senatore del Pdl vicino a Scajola, che corre da governatore con una lista civica. Molto forte a Genova, sottrae importanti consensi a Toti.
Al Partito della Nazione arriva pure la benedizione. Il cardinale di Genova e presidente della Cei Angelo Bagnasco, dopo una visita in città di Luca Lotti, dichiara: “Provo grande dispiacere e dolore per il fatto che, chissà perchè, le indagini esplodono sempre in certe ore della storia, della città , della nazione”. È evidente il riferimento alla candidata Raffaella Paita.
E qui, nel momento di massima espansione del Partito della Nazione, quando ormai l’esito delle elezioni appare scontato, accade un doppio movimento, che si presta a una lettura “nazionale”.
La rottura a sinistra che porta alla candidatura di Luca Pastorino, su cui si giova la scommessa di Pippo Civati, candidatura che intercetta un diffuso malessere nell’elettorato di sinistra verso il Partito della Nazione.
E dall’altro lato Silvio Berlusconi che torna a fare Silvio Berlusconi, e non più la stampella di Renzi. Cioè: gioca a vincere.
E attorno a Giovanni Toti riesce a mettere su una coalizione che riporta a casa quel soccorso azzurro che alle primarie, svoltesi in pieno Nazareno nazionale, era andato a sostegno della Paita.
È, ad esempio, il caso di Andrea Costa, sindaco di Beverino (La Spezia), che alle primarie aveva aiutato la Paita ed ora è candidato nel listino di Toti. E di Alessio Saso, ex An, e capogruppo di Area Popolare che, dopo aver fatto votare la Paita alle primarie, è candidato di Ncd a sostegno di Toti.
Proprio l’accordo tra Toti e Area Popolare, su cui ha lavorato molto da Roma Lorenzo Cesa e la risurrezione di una coalizione di centrodestra, toglie truppe e voti al Partito della Nazione.
Il sugello dell’operazione di Berlusconi è la candidatura del nipote di Claudio Scajola, Marco, nelle liste di Forza Italia. E Scajola, a cui erano legati gli amministratori del Ponente che in una fase iniziale avevano contestato Toti, ha riacceso la sua non irrilevante macchina elettorale.
Domenica scorsa l’ex ministro ha chiamato alle armi lo stato maggiore dei suoi fedelissimi: amministratori, ex amministratori e figure storiche del centrodestra di Imperia per organizzare il sostegno al nipote.
Dunque, lo schema cambia. E se Berlusconi riesce ad alzare un muro a destra, inizia la frana a sinistra, dove Pastorino miete consensi, come effetto delle primarie inquinate e anche della campagna elettorale della Paita, molto poco in sintonia con il mood della sinistra e molto tarata sul “partito della Nazione”.
E’ una dinamica che va ben oltre la Liguria e su cui si misura la capacità dell’area a sinistra del Pd — di Civati e non solo — di poter rappresentare una alternativa a sinistra. La frana a sinistra in Liguria è consistente, tale da far scattare l’allarme rosso a Roma. Sono 200 i dirigenti del Pd ligure che firmano un documento per rivendicare “libertà di scelta” alle elezioni, a un mese dal voto.
Tradotto: che non voteranno la Paita.
La lettera, racconta più di un firmatario, è frutto di un malcontento profondo: brucia ancora l’immagine alle primarie di file di immigrati che non parlano una parola di italiano, elettori reclutati da aspiranti candidati, famiglie in odore di criminalità ai seggi; e brucia anche l’atteggiamento poco “umile” della Paita, nel frattempo raggiunta da un avviso di garanzia sulla vicenda dell’alluvione.
A proposito, proprio il suo comportamento durante l’alluvione ha suscitato più di qualche polemica dopo che Giovanni Toti, sulla sua pagina facebook, ha pubblicato le foto della Paita che, proprio il giorno dell’alluvione, era in campagna elettorale per le primarie.
Ci sono nomi pesanti tra i firmatari della lettera dei 200, come l’attuale vicepresidente della giunta regionale e assessore alla Sanità , Claudio Montaldo, l’ex segretario genovese Pds Ubaldo Benvenuti, i presidenti dei Municipi Valpolcevera e Medio Ponente, Jole Murruni e Giuseppe Spatola, e diversi altri nomi di spicco del partito ligure.
Dopo le firme, per la Paita sono arrivati pure i primi fischi, come al giro d’Italia di ciclismo.
Tutti segnali che indicano una dinamica nuova: il Partito della Nazione non sfonda a destra e perde a sinistra.
E nel Pd ora avanza la grande paura legata ai numeri. E al voto disgiunto: “In parecchi — sussurrano al Nazareno — voteranno Pastorino come candidato e Pd come lista”.
E qui già si intravede lo scenario da incubo per Renzi: l’impasse e la risurrezione del Nazareno.
Già , perchè in quella regione la legge elettorale prevede che, se nessuno raggiunge il 35 per cento, non scatta un premio di governabilità e i seggi si ripartiscono col proporzionale”.
Per governare potrebbe servire una coalizione Pd-Forza Italia.
E la Liguria, da test del Partito della Nazione, diventerebbe il test di un nuovo Nazareno.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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