Maggio 15th, 2015 Riccardo Fucile
DOMANI VA A NAPOLI, MA VUOLE METTERE LA FACCIA IL MENO POSSIBILE SUL VOTO CAMPANO… LE REGIONALI PREOCCUPANO LOTTI: “NON SONO UN TEST SUL GOVERNO”
“Ormai in Campania noi si vota tutti per Caldoro”. L’affermazione circola insistente tra i renziani. 
Solo una battuta? Mica tanto.
Perchè la dialettica tra Matteo Renzi e Vincenzo De Luca, candidato Pd alla presidenza della Regione Campania assomiglia più a un braccio di ferro che a una corsa comune verso la vittoria.
La candidatura, ormai è noto, il segretario-premier l’ha subita. Ma a questo punto se De Luca perde, perde anche lui.
I sondaggi registrano un lieve vantaggio per il candidato Pd. E i dubbi rimangono: meglio metterci la faccia il meno possibile e non utilizzare il proprio effetto traino o fare davvero campagna elettorale, sfidare le critiche, e arrivare a una vittoria decisamente scomoda?
Renzi non ha deciso: domani sarà a Napoli, ma in veste di presidente del Consiglio.
E per ora, altre tappe elettorali in Campania non sono previste.
Il calendario è in via di definizione, spiegano al Nazareno. Il segretario-premier si riserva di valutare alla fine.
Le regionali fanno paura. Tanto che Luca Lotti, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ieri ha messo le mani avanti: “Le elezioni regionali come test di leadership di Renzi e del governo? Non lo erano le europee e non lo sono le regionali”.
Ma come, e allora quel 41% dello scorso maggio che Renzi ha opposto a qualsiasi critica?
Il fatto è che il Veneto è dato per perso. E la Liguria in bilico è un mezzo incubo: anche ieri il sondaggio di Pagnoncelli sul Corriere registrava un testa a testa tra la candidata Pd, Raffaella Paita (alla quale erode consensi il civatiano Luca Pastorino) e Giovanni Toti che corre per Fi, appoggiato dall’Ncd.
È la Regione chiave e perderla farebbe considerare il risultato complessivo delle elezioni una mezza sconfitta .
Pastorino, infatti, ormai è diventato per Renzi il nemico pubblico numero uno, il simbolo della “sinistra masochista”.
Il premier andrà a Genova altre due volte. Una forse proprio per la chiusura della campagna.
In questo clima, si può permettere Renzi una sconfitta in Campania? A mettere il dito nella piaga, è arrivata l’intervista di Saviano giovedì all’Huffington Post: “Nelle liste del Pd c’è Gomorra”.
Il silenzio del premier è durato per 4 giorni. Poi la presa di posizione. Piuttosto astrusa: “Le liste del Pd sono pulite. In alcune liste collegate al Presidente ci sono candidati che non voterei neanche se costretto”.
E il mezzo endorsement a Caldoro: “Io non parlerò male dei candidati di Caldoro, che è una persona seria, che si presenta a tutti i tavoli con spirito di collaborazione”. Caldoro, colto l’assist, secondo il Mattino di martedì avrebbe immediatamente bloccato B., che domani a Napoli avrebbe dovuto fare un comizio.
Anche se dal cerchio magico del Caimano ci tengono a dire che non era stato fissato ufficialmente e che Silvio in Campania ci andrà per tre giorni.
Domani, viceversa, Renzi arriva a Napoli.
Un impegno istituzionale per inaugurare la fermata della metro a piazza del Municipio. Attese robuste contestazioni.
Sarà una visita il più lampo possibile. Alla presenza di De Luca. Che sembra più un imbucato che l’ospite d’onore.
Tanto Renzi non può prendere troppo le distanze da De Luca, tanto lui deve rimarcare l’armonia con il Capo.
Ecco l’intervista di ieri al Corriere della Sera: “Renzi accredita Caldoro” afferma l’intervistatore.
E De Luca: “Sarebbe bene non tirare per la giacca il Presidente del Consiglio. Le sue dichiarazioni sono un gesto di cortesia istituzionale”.
La tensione si sente, visto che il candidato ieri (uscendo dalla sede del Pd) è caduto e si è fratturato un dito.
La foto domani insieme i due la faranno. Non sarà la prima (erano stati insieme a Pompei). Potrebbe essere l’ultima.
Nel Pd in molti pensano che in Campania si dovrebbero prendere misure, come a Roma.
Un commissariamento per riprendere possesso del partito. In questi giorni, poi, girano varie interpretazioni giuridiche della Severino.
Secondo la prima, sarebbe sostanzialmente impossibile attribuire l’incarico all’ex sindaco di Salerno, perchè con la proclamazione verrebbe automaticamente sospeso, e scatterebbe il commissariamento.
Secondo la seconda tra la proclamazione e la sospensione passerebbe un certo lasso di tempo, nel quale il vincitore farebbe la Giunta.
Seguirebbe ricorso e sospensione della sentenza.
Questioni tecniche con incognita: quando c’è di mezzo l’interpretazione (e la politica) non si sa mai come va a finire.
Wanda Marra
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 15th, 2015 Riccardo Fucile
IL PREMIER IN CONFUSIONE E LA SETTIMANA ENIGMISTICA
Non per gufare contro il Caro Premier, ma ultimamente lo troviamo piuttosto provato, e anche un tantino confuso.
Non saremo certo noi, che abbiamo precorso i tempi, a sottolineare i primi capelli bianchi che deturpano la bella, anzi “bellissima” chioma già decantata dal parrucchiere Tony in un’imperdibile intervista al Corriere.
Ciò che ci preme segnalare è lo stato confusionale che emerge da due recentissime performance mediatiche di Matteo Renzi.
Martedì, pensando di far cosa gradita, Repubblica ha riprodotto su due pagine una lenzuolata a colori (bluette, azzurro, arancione, viola, grigio scuro, tortora, giallo, fucsia, rosso, verdone, grigio chiaro, verde pisello) dal titolo futuristico “Il cronoprogramma del Piano Nazionale Riforme”, bruuumwroaaam.
Molte le frecce che si intersecano come in un progetto di nuovo labirinto.
Ricordano i percorsi impazziti della metro C di Roma, quella che non si capisce mai se la stiano costruendo o la stiano cercando.
Ma anche i tracciati metallici a serpentina che si trovano aprendo le vecchie radioline a transistor, o certi rompicapo della Settimana Enigmistica.
Il prezioso incunabolo, rinvenuto probabilmente in una grotta di Qumran sul Mar Morto accanto ai rotoli della Bibbia sulle rovine dell’antico monastero esseno, rivela particolari tanto inediti quanto avvincenti sull’Azione Riformatrice prossima ventura. A luglio “legge elettorale” (strano, pensavamo fosse già passata ad aprile) e a dicembre “Nuovo Senato e Titolo V”.
In aprile invece, all’insaputa dei più, dev’essere passato un qualcosa (un decreto? una legge? un papiro? una tavoletta di terracotta intagliata a caratteri cuneiformi?) sul tema “Conciliazione vita-lavoro”, del cui significato non rispondiamo.
Seguiranno, nell’ordine: in maggio (quindi ci siamo quasi) “Semplificazione rapporto di lavoro e Agenzia attività ispettiva”; in giugno “Ammortizzatori sociali e Agenzia Naz. Lavoro”, poi più nulla sino a fine anno. E anche questa è fatta.
Quanto al Fisco, spalmata tra fine aprile e tutto luglio, si annuncia una fantomatica “Riforma tassazione locale”, seguita in settembre da un’altra raffica di supercazzole brematurate: “Catasto, Elusione fiscale, Riscossione enti locali, Imposiz. redditi d’impresa, Semplif. contribuenti int.” (nel senso di internati? Internauti? Internisti? Interisti? Intercontinentali? Interpreti? Interiora? Intubati? Non è dato sapere), ma soprattutto una sciarada denominata “Monitoraggio e tutraggio” (ricchi premi a chi la risolve).
In tema di Giustizia — color viola Quaresima — ecco l’immancabile Anticorruzione (che peraltro si credeva già cosa fatta), seguita da imprescindibili “Rafforzamento garanzie difensive e durata processi”, “Prevenzione e repressione della corruzione nella PA e Contrasto criminalità organiz.” (a cura, si presume, di De Luca e dei casalesi alleati in Campania).
Bisognerà invece attendere fino a settembre per “Tribunale delle imprese e della famiglia” (già annunciato da innumerevoli governi, compresi quelli di Rumor ed Emilio Colombo) e “Razionalizzazione processo civile” (idem come sopra).
Nulla all’orizzonte fino al 2016-2017 per il “Recupero efficienza della spesa pubblica e revisione delle tax expensitures: 15 miliardi” con scappellamento a destra, anche perchè stanno ancora cercando un interprete capace di tradurre il concetto in italiano corrente.
A giugno, se tutto va bene, “Misure per il credito deteriorato”: aspettando ancora, il credito rischia di deteriorarsi vieppiù.
Il “Piano banda ultra larga”, sempre a cura delle liste campane, scatterà tassativamente fra settembre 2015 e tutto il 2017, entro e non oltre, non un giorno di più.
La “Riforma della scuola”, nonchè il “Piano nazionale scuola digitale 2015-2018” saranno pronti per ottobre, resta solo da capire chi ci lascerà l’impronta digitale.
Sono anche in arrivo un “Patto per la salute 2014-2016”, mai più senza, e un Green Act riconoscibile dal colore verde dunque non abbisognevole di ulteriori spiegazioni: “E ho detto tutto”, direbbe Peppino De Filippo.
I soliti gufi domanderanno: quale sarebbe la fonte della rarissima pergamena?
Gente di poca fede, basta leggere su Repubblica la nota in basso a destra: la fonte del “Cronoprogramma del Piano Nazionale Riforme” è il “Piano Nazionale Riforme”.
Il più, insomma, è fatto.
Purtroppo però gli insegnanti, i genitori, gli studenti, i bidelli, i sindacalisti e i bibitari della scuola sono incontentabili e duri di comprendonio e, non riuscendo a districarsi tra le frecce, si permettono addirittura di dubitare e protestare. Non sia mai.
Ecco dunque il Caro Premier costretto alla lavagna armato di gessetti colorati per una lezione-televendita modello Cainano (manca solo Vespa).
I giornalisti al seguito, rapiti, turibolano: “Operazione assai raffinata” (Repubblica), “suggestioni kennediane” (Corriere), “ricorda il maestro Manzi” (Messaggero), “abilissimo” (La Stampa).
A vedere la lavagna a fine prestazione, e soprattutto a leggere le reazioni del mondo della scuola, si direbbe il contrario.
Più che il Maestro Manzi, è sempre il Conte Mascetti.
“Alternanza scuola-lavoro”, “Cultura umanista” (o umanistica?), “+ soldi agli insegnanti”, “Autonomia”, “Continuità ”, “No ferie studenti, presidi Rambo, licenziamenti”, “Asili nido, diritto studio, scuola digitale”.
Come foss’antani.
Mancano solo Pace, Pane e Gnocca per tutti. Libertà e perline colorate.
L’altroieri Repubblica.it  titolava marziale: “Renzi tira dritto”.
Ma solo perchè, come diceva Flaiano, in Italia la linea più breve tra due punti è l’arabesco.
Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 15th, 2015 Riccardo Fucile
L’ATMOSFERA DELLA GITA SCOLASTICA E’ SVANITA, NON HA PIU’ SENSO PROGRAMMARLE
Ma le gite scolastiche hanno ancora un senso? 
La tragedia del liceale di Padova precipitato dal quinto piano di un albergo milanese in circostanze ancora nebulose riporta tristemente alla ribalta un interrogativo mormorato da anni.
Per i ragazzi del Novecento la gita di classe rappresentava un rito di iniziazione.
Era in quella terra di nessuno, sganciata dalle consuetudini quotidiane e dalla presenza castrante della famiglia, che si scambiavano i primi baci, si prendeva la prima sbornia e si imparava a cantare in coro una canzone (di solito «Azzurro»).
Si visitavano anche parecchi monumenti, a cui però solo una minoranza di esteti dedicava vera attenzione, gli altri essendo più interessati alle divagazioni goliardiche che l’atmosfera sospesa della trasferta poteva garantire.
Oggi quell’atmosfera non esiste più.
I ragazzi sono connessi di continuo col mondo e hanno meno urgenza di conoscerlo dai finestrini di un pullman.
Non hanno neppure il desiderio impellente di allontanarsi dalla famiglia, dove godono di ogni libertà .
I genitori poveri vivono la gita come un salasso o una potenziale umiliazione.
Tutti gli altri come un momento di ansia.
Quanto ai professori, sono oppressi dalle responsabilità , a cui non fa da contraltare neppure il riconoscimento di uno straordinario.
Molti di loro arrivano a sorteggiare il nome del malcapitato che dovrà offrirsi come accompagnatore. Proprio a scuola ci hanno insegnato che in natura ogni cosa esiste finchè soddisfa un bisogno.
Ma quale bisogno soddisfa oggi la gita scolastica, se non quello di restare ancorati a un’abitudine, a una nostalgia che nessuno prova più?
Massimo Gramellini
(da “La Stampa”)
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Maggio 14th, 2015 Riccardo Fucile
IL PERICOLO DI TROVARSI INVISCHIATI IN UNA GUERRA SUL MEDITERRANEO
Il piano antimigrazione approntato da Bruxelles e intercettato dal quotidiano Guardian è prettamente militare e quindi chiaro in ogni sua riga e intenzione dell’azione militare da avviare su mandato Onu.
Meno chiara è la smentita dell’Alto rappresentante Mogherini riguardo all’intervento militare europeo in territorio libico che pare un infelice connubio tra la titubanza, la superficialità e l’aggressività che oggi dominano a Bruxelles e Roma.
La pianificazione parla di operazioni aeronavali, d’intelligence, interdizione e attacco da condurre nel Mediterraneo, nelle acque, coste e terre libiche contro mezzi e flussi dei trafficanti di persone.
L’intervento contro i trafficanti e le imbarcazioni comporta sicuramente combattimenti con le milizie locali e “danni collaterali”, ossia migranti innocenti, magari usati come scudi umani, che ci rimettono la pelle.
L’ipocrisia di chiamarli danni collaterali può essere tradotta dal militarese (da un militare) in termini ancora più chiari: questi “danni” sono perdite previste e deliberate.
Nel momento in cui si fa saltare un barcone sulla spiaggia con il dubbio che sia occupato da innocenti si decide di sacrificarli.
Se si mandano truppe contro uomini armati qualcuno muore. Non è niente di casuale e non è collaterale, ma diretto.
Il piano è pura tattica, prevede l’intervento in un solo tratto del Mediterraneo e in Libia che, a torto, si considera terra di nessuno.
Non prevede di spingere l’intervento armato in profondità , nei luoghi di afflusso e smistamento tra i mercanti di schiavi.
Non è disegnato per disciplinare il flusso proteggendo i migranti, semmai per dirottarlo altrove.
Si pensa di punire chi si occupa dell’ultimo tratto del viaggio e non i governanti degli stati che alimentano la violenza, la corruzione e la guerra creando le condizioni dalle quali vogliono fuggire i migranti.
Eppure dall’Europa e dall’Onu ci si aspetterebbe qualcosa di veramente politico e risolutivo. Tant’è. Avanti coi carri!
Fabio Mini
(da “la Repubblica”)
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Maggio 14th, 2015 Riccardo Fucile
FINISCE L’EQUIVOCO CHE FORZA ITALIA RAPPRESENTASSE LA DESTRA MODERATA-CONSERVATRICE IN ITALIA
Il tramonto di Silvio Berlusconi mette fine ad un equivoco durato vent’anni: che Forza Italia e il
Pdl rappresentassero la destra moderata-conservatrice in Italia.
Per molto tempo, grazie alle loro vittorie elettorali e alla narrazione compiacente e miope che ne veniva data, i partiti diretti da Berlusconi sono stati vestiti di fogge estranee alla loro vera anima: fogge moderne e moderate.
Niente di tutto questo ha connotato il berlusconismo.
Il suo asse politico-culturale poggiava su due cardini: l’appello anticomunista e la prefigurazione di un futuro fastoso e festoso, dove la ricchezza, e i benefit connessi, del leader fossero alla portata di tutti.
In un mondo come quello dei primi anni ’90, in cui tutto un sistema crollava, era sufficiente entrare in scena con un sorriso smagliante e calmierante per occuparne il centro.
Alla tetraggine di partiti novecenteschi arroccati in linguaggi e pratiche desueti bastava contrapporre un minimo di modernità per relegare quelle formazioni in un angolo.
Il successo delle creature politiche berlusconiane è connesso con quel tornante della storia italiana rappresentato da Tangentopoli ma anche con quanto di irrisolto, e carico di aspettative, era rimasto incagliato negli anni ’80.
Poggiando su quella doppia, contraddittoria, eredità – la Milano da bere e il novismo post-Tangentopoli – il Cavaliere offre una visione scintillante e postmoderna dei bassi continui della cultura politica italiana trasfigurando e mitigando, in un certo senso, qualunquismo e familismo, antistato e particulare.
Il miracolo politico berlusconiano sta tutto nella conquista dell’“osso duro” reazionario e qualunquista dell’Italia profonda, eliminando il suo volto cupo e il suo potenziale di violenza antisistemica.
A conferma che questa Italia non-moderna era il bacino di riferimento del Cavaliere valgano le ricerche sull’elettorato forzista che segnalavano come il bacino di voti più cospicuo fosse fornito dalle casalinghe: un gruppo sociale di cui catturava più della metà dei consensi.
Seguivano i pensionati e, più indietro, i liberi professionisti e i dirigenti, la componente elevata invece a icona della modernità del berlusconismo.
Questi gruppi sociali erano saldati dalla liberazione dagli impicci delle regole e dall’oppressione dello Stato, dalla minaccia comunista e dalla speranza- illusione di un nuovo miracolo economico.
Tutte pulsioni estranee alla cultura moderata di stampo europeo.
Nemmeno nel punto più alto dell’egemonia berlusconiana, dopo la vittoria alle elezioni del 2008, l’ipotesi di una destra moderata è diventata plausibile.
Perchè, appunto, quella destra non è mai stata coltivata.
Non per nulla, quando sono stati fatti tentativi in quella direzione – prima i “professori” reclutati nel 1996, e poi il gruppo di Fini tra 2008 e 2010 – sono falliti. Nemmeno la versione più solida e accreditata di una destra moderna e liberal, incarnata da Mario Monti (al quale Berlusconi aveva offerto la guida dello schieramento di centro-destra), ha avuto riscontro.
E la ragione è che sul terreno moderato-conservatore il Cavaliere ha sparso napalm per vent’anni.
I riferimenti tipici dei partiti conservatori europei – senso dello Stato, rigore, moralismo d’antan, toni bassi, ricerca del consenso – già fragili sul suolo italico, sono stati azzerati dal populismo del forzaleghismo imperante.
Prima la crisi economica e gli insuccessi nell’azione di governo hanno rotto l’incantesimo: quel nuovo mondo radioso ripetutamente promesso è crollato.
Poi Berlusconi ha perso l’asso nella manica, l’appello anticomunista: l’ascesa di Renzi ha tolto ogni plausibilità a quella carta.
Mentre la sinistra prospera senza l’anti-berlusconismo, il Cavaliere affonda senza l’anticomunismo.
Una volta esaurito il carisma rimane un campo desertificato da scelte politiche deleterie, promosse con una violenta torsione populista del conflitto politico.
In più, ora il campo della destra è ristretto dalla radicalità degli ex compagni di strada come la Lega di Salvini, dal richiamo anti-establishment a 360 gradi di Grillo e dalle incursioni renziane.
La destra è all’anno zero.
Piero Ignazi
(da “La Repubblica”)
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Maggio 14th, 2015 Riccardo Fucile
PER LA PROCURA MILITARE AVREBBE SOTTRATTO 34.000 EURO E 26.000 DOLLARI A DEI PROFUGHI SIRIANI APPENA POSTI IN SALVO
Un sergente della Marina Militare imputato di peculato con l’accusa di essersi appropriato di denaro e oggetti di valore di migranti siriani soccorsi in mare; altri 7 militari del suo equipaggio sotto inchiesta per violata consegna per averlo agevolato. È la conclusione dell’inchiesta, rivelata oggi dal Tg La7 Cronache, condotta dalla Procura Militare di Napoli su un episodio avvenuto tra il 25 e il 26 ottobre 2013 sulla nave Chimera nell’ambito dell’operazione Mare Nostrum a circa 45 miglia Sud-est da Lampedusa.
Nell’operazione furono soccorsi un centinaio di profughi di nazionalità siriana, poi trasbordati a Porto Empedocle.
Per gli otto militari, tutti della Brigata San Marco secondo Reggimento Brindisi, il pubblico ministero Marina Mazzella, della Procura Militare di Napoli, ha chiesto il rinvio a giudizio.
L’accusa principale di peculato è contestata al sergente Massimo Metrangolo, 38 anni: si sarebbe fatto consegnare dai migranti soldi (almeno 34.850 euro e 26.354 dollari Usa) e oggetti preziosi, tra cui anche un anello nuziale, disattendendo tra l’altro le disposizioni secondo le quali si sarebbe dovuto limitare a ritirare soltanto eventuali armi e materiale pericoloso.
Denaro e oggetti furono inseriti «cumulativamente» in buste prive di numerazione o altri segni di riconoscimento.
Secondo l’accusa, avrebbe obbligato i migranti «man mano che venivano perquisiti a distogliere lo sguardo dalle successive operazioni e a restare inginocchiati, girati verso il mare».
Gli inquirenti hanno raccolto le testimonianze di numerosi immigrati, compresi donne e bambini. C’è chi ha riferito di aver visto alcuni militari, che non ha saputo indicare perchè indossavano le mascherine sanitarie, mentre con un coltello tagliavano i sacchetti e rovistavano all’interno intascando poi il contenuto.
(da “il Corriere della Sera”)
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Maggio 14th, 2015 Riccardo Fucile
“CULTURA UMANISTA? FAI IL MAESTRINO E POI CONFONDI AGGETTIVO E SOSTANTIVO”
Gessetti in mano, scrive sulla lavagna – a colori diversi – elencando i punti salienti della riforma
della scuola, partendo dall’alternanza scuola-lavoro e proseguendo con la “cultura umanista”.
Ma è per quell’ “umanista” che la rete non ha perdonato il presidente del Consiglio Matteo Renzi.
Uno strafalcione che è diventato un facile bersaglio su twitter, dove in tanti si sono scagliati contro il premier: “Cultura Umanistica e non Umanista !!! Renzi torna a scuola e lascia stare la scuola”, scrive Enza Blundo, parlamentare del Movimento 5 Stelle.
Ma sono tanti i commenti di scherno nei confronti di Renzi: “Scrive sulla lavagna “cultura umanista”. Colpa di Civati che non gli ha spiegato che l’aggettivo da utilizzare è “umanistico””; “Voglio essere “umanista” con te; non ti prenderò in giro per lo strafalcione….”, scrive un utente.
E ancora: “Vedi Matteo Renzi , che succede con i tagli alla cultura? Che Umanistica diventa Umanista…. “; “Cosa me ne faccio della “cultura umanista” se uno come #Renzi è riuscito a essere primo ministro pur ignorando che si dica UMANISTICA?”; “Visto che ogni tanto risponde: può chi non sa l’italiano (si dice “cultura umanistica”, non “umanista”) parlare di scuola?”.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 14th, 2015 Riccardo Fucile
SECONDO IL FONDATORE DEL FRONT NATIONAL: “FANNO GRUPPO COME GENTE CHE ODIA CHI NON E’ COME LORO”
È inarrestabile Jean-Marie Le Pen. Un nuovo giorno, un nuovo attacco al Front National guidato dalla figlia Marine.
Stavolta il fondatore del partito di estrema destra francese prende di mira gli omosessuali, che a suo avviso sono diventati una presenza troppo ingombrante nel partito.
“Bisogna riconoscere una cosa, che è uno dei dati della politica attuale […]: alla direzione del Front National ci sono molte persone omosessuali”, afferma il fondatore del movimento di estrema destra francese rispondendo alle domande di Bfmtv.
Alla giornalista, che contesta come le sue parole “sembrino condannare” queste persone “rinfacciandone l’identità sessuale”, Le Pen risponde di “non condannare gli omosessuali sul piano individuale, ma quando cacciano in branco si”.
Ossia, prosegue, “quando manovrano di concerto, in un certo modo e si comportano come eterofobi, come gente che odia chi non è come loro”.
“Si rende conto che la legge reprime questo tipo di affermazioni?”, chiede allora l’intervistatrice.
“No”, risponde lui. “Si può ancora parlare di omosessualità e omofobia senza andare in prigione in Francia”.
(da “Huffingtonpost“)
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Maggio 14th, 2015 Riccardo Fucile
LA TELEVENDITA IN TV: AVANTI COSI’ E IL PD RITORNA AL 30%
La televendita sulla scuola del grande taroccatore non pare abbia prodotto gli effetti sperati:
sindacati sempre più sul piede di guerra, anche per contenere l’incazzatura di centinaia di migliaia di docenti.
Cerchiamo di ristabilire qualche verità , rivolgendoci anche a chi a destra soffre di crisi di astinenza da capo carismatico ed è abituato a correre dietro al primo imbecille che si erge da decisionista.
Prima verità : le assunzioni
Renzi continua a dire “mai visto fare sciopero contro chi assume 100.000 precari”.
Palla indecente: lui non assume nessuno, è la corte di Giustizia europea che, dopo anni di sfruttamento e numerosi ricorsi, ha stabilito che l’Italia deve finirla con il taglieggiare i precari e deve assumerne 160.000.
A questo punto o li assumi o finisci nei guai.
Renzi prima ha infatti parlato di 160.000, poi di 130.000, adesso sono diventati 100.000. Farà bene ad assumerne 160.000 perchè gli altri 60.000 faranno ricorso e gli faranno un mazzo così (a spese del contribuente italiano).
Prima conclusione: Renzi deve solo dare seguito a una sentenza, non regala una mazza.
Questione presidi – manager
L’articolo 7 della riforma stabilisce che i dirigenti scolastici (i presidi) propongano gli incarichi ai docenti di ruolo. Un delirio da capetto complessato.
I docenti lavorano una vita per acquistare un punteggio, anche attraverso corsi di aggiornamento: esiste una graduatoria apposta per premiare chi ha più titoli.
E’ indecente che un preside possa scegliere la ventesima in graduatoria, penalizzando i primi diciannove, solo perchè è una sua amica, parente o amante.
Qui non c’entra una mazza il preside-manager, se vuole fare il manager si trovi un lavoro nel privato dove i dirigenti possono far fare carriera anche alla segretaria zelante, nel settore pubblico valgono i titoli non le marchette.
Bonus ai docenti meritevoli e 500 euro di buono spesa al supermercato della cultura
All’articolo 11 è stato inserito un Comitato di valutazione che dovrà deliberare il “bonus” al merito, formato oltre che dal preside, da due docenti, due genitori oppure un genitore e uno studente per le scuole di secondo grado.
Invece che portare gli stipendi dei docenti a livello europeo (almeno un terzo in più), invece che ripristinare gli scatti fermi da sette anni, Renzi stanzia una miseria (200 milioni) che si traduce in poche decine di euro per premiare chi pare a lui, neanche fossimo alla lotteria di capodanno.
Prima ti frega 300 euro al mese per anni, poi ne ridà 30 solo a chi risulterà simpatico.
Stesso discorso per il buono Esselunga di 500 euro da spendere per “andare a teatro, comprare libri e cazzate varie”.
Babbo Natale regala 40 euro al mese dopo che ti ha fregato lo scatto da 50 euro e bisognerebbe pure ringraziarlo.
Questione autonomia e scuola legata al territorio
L’autonomia può essere anche un’arma a doppio taglio che favorisce i territori più ricchi e strutturati. Il 5xmille ai singoli istituti privilegierà le scuole situate nei quartieri più ricchi aumentando il divario di dotazione rispetto a quelle più povere.
Finanziamento alle scuole private
E’ previsto il finanziamento per chi iscrive i propri figli alle scuole private per 400 euro ad alunno. E’ l’ora che anche a destra si riaffermi il principio costituzionale che non prevede che lo Stato finanzi le scuole private.
Libere di esistere, ci mancherebbe: ma se sono private si finanzino da sole, in base alle norme del libero mercato.
Se uno vuol mandare il figlio a una scuola privata è giusto che lo faccia, ma se la paghi, non che la faccia pagare agli altri.
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