Giugno 15th, 2015 Riccardo Fucile
CINQUESTELLE VINCONO A GELA E AUGUSTA
L’imbattibile e ex impresentabile Vladimiro Crisafulli battuto nella sua Enna, dove diceva di poter
vincere anche con il sorteggio.
E quel vizietto non se l’era tolto nemmeno questa volta: “Mi preparo per questo secondo turno non preventivato — aveva detto l’ex senatore dopo il primo turno — e, visto il risultato delle mie liste, sarà un ballottaggio semplice e avremo anche il premio di maggioranza”.
Niente: è stato battuto dal suo rivale “storico”, Maurizio Dipietro, ex Pd espulso dal partito, che ha raccolto il 51,8 per cento dei voti.
E che il Partito democratico non sta tanto bene nemmeno in Sicilia lo conferma anche il risultato di Gela, la città governata per quasi 10 anni dall’attuale presidente della Regione Rosario Crocetta, dove ha vinto il candidato il Movimento Cinque Stelle Domenico Messinese che ha battuto con il 65% il sindaco uscente democratico Angelo Fasulo (35).
I grillini vincono anche ad Augusta (in provincia di Siracusa) con Maria Concetta Di Pietro che doveva vedersela con Domenico Paci (sostenuto da liste civiche).
Al primo turno il M5s aveva conquistato il piccolo municipio di Pietraperzia (sempre in provincia di Enna), mentre nei ballottaggi di domenica 14 la fascia tricolore è andata ai candidati grillini di Venaria Reale (in provincia di Torino), Porto Torres (Sassari) e Quarto di Napoli.
“Cinque ballottaggi, 5 vittorie per i cittadini — scrive Luigi Di Maio su facebook — Il Movimento 5 Stelle ha appena conquistato Augusta e Gela in Sicilia. Ironia della sorte, Rosario Crocetta, Governatore della Sicilia e cittadino di Gela, ha un nuovo sindaco, Domenico Messinese del Movimento 5 Stelle. E questo è solo l’inizio”.
Il presidente Crocetta dice di non avere i dati definitivi “ma una cosa è certa: la democrazia si rispetta, a prescindere dal colore politico del sindaco. Io collaborerò con tutti per il bene della Sicilia e delle città . Rispetterò i risultati elettorali”.
Tra gli altri Comuni al voto a Barcellona Pozzo di Gotto vince Roberto Materia (sostenuto da una coalizione di centrodestra), a Licata Angelo Cambiano (centrodestra). Marsala va al Pd con Alberto Di Girolamo così come Graziano Calanna a Bronte (Catania).
(da “Huffingtonpost”)
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Giugno 15th, 2015 Riccardo Fucile
NELLA CITTA’ NATALE DELLA BOSCHI LA SINISTRA EXTRA DEM NON VOTA IL RENZIANO
È successo tutto quello che non ti aspetti nella città toscana, è successo che al primo turno Matteo Bracciali il trentunenne candidato renzianissimo si è visto trascinare al ballottaggio dal suo competitor Alessandro Ghinelli alla guida di una coalizione composta dalla sua lista civica e poi dalla Lega, Fratelli d’Italia, e Forza Italia. L’ingegnere aretino è riuscito nell’impresa di riunire tutto il centrodestra, impresa che in tanti oggi vorrebbero poter replicare.
E chissà che non voglia esportare il brand vincente. Già assessore fino a nove anni fa in un governo di centrodestra conclusosi bruscamente a seguito di un’inchiesta giudiziaria sulla svendita di varianti urbanistiche, che non lo toccò assolutamente, ma che aprì la strada al nipotissimo, quel Giuseppe Fanfani del Pd che ha governato Arezzo fino allo scorso anno quando supportato dalla spinta renziana e dal ministro Boschi in prima linea, si accomodò al Csm.
Tirava una bella aria in quel periodo, il renzismo era al suo apice ed Arezzo ne era uno dei migliori interpreti.
Alle elezioni europee del 2014, nella cittadina toscana, il Pd aveva toccato quota 55, una vetta bulgara che avrà fatto pensare al ministro Boschi e al Pd romano che conta: ”andiamo pure alle elezioni anticipate, tanto qui si vince comunque”.
E invece a Bracciali, leopoldino della prima ora, è toccato sorbirsi la peggiore delle brevi stagioni renziane: la vittoria monca nelle regioni, l’impopolare riforma della scuola, il conflitto di trincea con il sindacato. Tanto che Matteo Renzi ad Arezzo non si è visto proprio, tanto che alla fine qualcuno ha pensato che in fondo era meglio che non venisse proprio.
E poi il ballottaggio. Bracciali ci arriva 8 punti sopra con 3mila e passa voti in più, ma con un avversario che nel frattempo aveva resuscitato, rinvigorito tutte le anime del centrodestra cittadino, di una città che poi alla fine all’illuminazione renziana non ci ha mai creduto convintamente.
Arezzo, la città dell’oro, abituata ai fasti del secolo scorso ed ora investita da un crisi che nelle proporzioni è anche meno devastante di quella che ha coinvolto tutto il paese, ma che nei fatti ha generato un sentimento di sfiducia ed insicurezza.
Un senso di decadimento. È stato un testa a testa, sezione per sezione, ma alla fine Ghinelli ce l’ha fatta con il 50,8 recuperando 8 punti in 15 giorni e prendendo 2mila voti in più rispetto al primo turno.
Una rivoluzione in salsa perugina, perchè tutto sommato lo spettro della città umbra aleggiava anche da queste parti.
Il giovane trentenne non ha sfondato, non ha convinto, il fascino rottamatore si è sciolto come neve al sole e per paura di osare è finito per essere il secondo di due. Vittima anche di quella sinistra che ha corso fuori dal Pd e che prima si è adoperata in una scissione interna candidando due sindaci alternativi e poi non ha dato nessuna indicazione a favore del candidato del Pd.
Pensare che quei voti della sinistra extra dem sarebbero bastati ed avanzati a Bracciali. E poi la solita mina vagante del movimento 5 stelle che aveva raggiunto l’8 al primo turno e che ha deciso di non dare indicazioni.
Ed ecco che questa mattina Matteo Renzi si è svegliato con un fortino in meno, con un suo fedele della prima ora azzoppato a soli trent’anni e con la coscienza che il partito liquido va come una schioppettata sulle autostrade nazionali, ma quando imbocchi le provinciali son dolori.
Si fora nemmeno le ruote fossero di cartone.
(da “Huffingtonpost”)
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Giugno 15th, 2015 Riccardo Fucile
SIBILLA, DI RITORNO DAL BILDERBERG, NE COMBINA UN’ALTRA… IRONIA SU TWITTER
L’entusiasmo a volte gioca brutti scherzi. 
Forte del successo del Movimento 5 Stelle ai ballottaggi delle elezioni comunali (i grillini portano a casa cinque comuni su cinque), il deputato Carlo Sibilia, responsabile Scuola e Università per il Movimento di Beppe Grillo, è inciampato in un errore da matita blu.
La sua collega M5S Giulia Di Vita festeggia su twitter: “Primo sindaco 5 stelle in Campania! Benvenuti anche a voi! Congratulazioni a Rosa e M5S di Quarto! Che emozione!”, esulta.
Sibilia, di ritorno da Telfs-Buchen, in Austria dove si è recato per manifestare contro la riunione del gruppo Bilderberg, ha allora risposto alla parlamentare grillina: “Vai Rosaaaaaaaa! Viva Quarto! Da quello in Liguria sbarcarono i mille.Sarà profetico?”
Peccato che i Mille sbarcarono a Marsala e non a Quarto: “Da Quarto partirono i mille, non sbarcarono…Sbarcarono a Marsala, in Sicilia. Se si cita si faccia bene…”, fa puntualmente notare un utente.
(da “Huffingtonpost“)
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Giugno 15th, 2015 Riccardo Fucile
RENZI PAGA SCANDALI, PROMESSE MANCATE E RIFORMA DELLA SCUOLA… A DESTRA VINCONO LA COPPA DEL NONNO CON UNA SQUADRA DI BOLLITI… E FANNO FESTA, SENZA CAPIRE CHE SONO COME I TACCHINI A NATALE
Se si esaminano i risultati delle ultime elezioni regionali, con il corollario degli esiti delle comunali di ieri, emerge un primo dato: non esiste omogeneità , ma solo qualche piccola tendenza.
Oggi chi nel centrodestra esulta per i successi a Venezia ed Arezzo dovrebbe piangere per aver perso Mantova e Lecco.
Chi nel centrosinistra ha festeggiato la vittoria in Campania, si lagna della sconfitta in Liguria.
Chi come la Lega ha raggiunto alle regionali il 16% ha però preso una sonora batosta al Sud.
I Cinquestelle hanno conquistato tre cittadine su circa ottanta, non certo un gran risultato.
Pro e contro, insomma. con un unico dato rilevante: il calo dei votanti e il relativo cedimento del Pd renziano.
In pratica una forma di disobbedienza civile: l’elettore di sinistra non va votare per protesta.
Anche perchè il Pd di Renzi di sinistra ha poco e nulla e non si comprende perchè uno di sinistra dovrebbe votarlo.
Come rilevato da Diamanti nella sua ultima ricerca, tutti perdono milionate di voti, anche a destra, dove ormai sono oltre 5 milioni gli elettori di destra che non vanno a votare per l’attuale offerta politica di destra (o presunta tale).
Ormai non vince chi va avanti, ma chi non va troppo indietro.
E Renzi è riuscito ad allontare più elettori di quanti vi siano riusciti Berlusconi e Salvini.
Fa sorridere vedere in questi giorni personaggi della “destra zombie” esultare per aver conquistato non la Champion ma al massimo la coppa del nonno.
Pazienza vendersi idee e anima per un posto da assessore, ma un minimo di decoro non guasterebbe.
Anche perchè senza idee non si riconquista il 50% di elettorato di centrodestra scazzato che mai voterebbe per certi figuri da Cayenna.
E senza quelli basta che a sinistra si diano una mossa e qualcuno torni alle urne e addio sogni di gloria e di poltrona.
Salvo che non ci accontenti di qualche seggio in più per il proprio partito, senza l’ambizione di cambiare l’Italia.
E allora potete continuare a gioire e mangiare, rutti compresi.
Buona digestione.
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Giugno 15th, 2015 Riccardo Fucile
ANCHE ALLORA EMERGENZA PROFUGHI A VENTIMIGLIA E SILVIO CONCESSE AI TUNISINI IN FUGA UN PERMESSO DI SOGGIORNO TEMPORANEO CON CUI TRANSITARE IN AREA SCHENGEN…FURONO INUTILI LE PROTESTE DELLA FRANCIA
Matteo Renzi dice di avere una carta segreta da giocare nel caso le risposte europee per
condividere l’emergenza immigrazione continuino a essere insufficienti.
E lo scontro diplomatico con la Francia sui migranti bloccati al confine di Ventimiglia non lascia presagire niente di buono.
Per fortuna c’è il famoso piano B che il presidente del consiglio minaccia senza però rivelarne i contenuti.
Così, se il progetto di Jean-Claude Juncker per la ripartizione dei profughi fosse rigettato al prossimo Consiglio europeo, Roma ha già pronta la contromossa.
Quale? Sui giornali è un florilegio di ipotesi: dagli accordi separati con Francia e Germania per l’accoglienza, all’iniziativa per modificare il famigerato regolamento di Dublino, quello che inchioda i migranti a fare richiesta d’asilo nel primo paese di arrivo.
Fino alle misure più muscolari: sospendere il pagamento delle quote italiane all’Ue, come scrive Repubblica.
Eppure il piano B è già stato utilizzato, e con successo, da un illustre predecessore di Renzi a Palazzo Chigi: Silvio Berlusconi che anche lui nel 2011 si trovò a gestire un’emergenza immigrazione sull’orlo di trasformarsi in un problema di ordine pubblico.
Come in questi giorni a Ventimiglia dove, con la chiusura delle frontiere da parte di Parigi, la situazione sta sprofondando nel caos con sempre più migranti accalcati al confine con la Francia.
Nel 2011 l’Italia si trovò da sola a dover affrontare l’esodo dei tunisini in fuga dal proprio paese in seguito alla rivolta contro Zine El-Abidine Ben Ali.
Esattamente come oggi, una volta approdati in Italia i migranti riuscivano a scappare dalle strutture d’accoglienza dirigendosi verso nord nel tentativo di espatriare Oltralpe.
Così in poche settimane la città ligure di frontiera si trasformò in campo profughi a cielo aperto perchè, anche in quell’occasione, l’Eliseo optò per la linea dura bloccando il valico di Menton.
A quel punto il governo italiano, superate le divisioni con gli alleati della Lega Nord, optò per la mossa del cavallo lasciando con un palmo di naso i francesi: un permesso di soggiorno temporaneo.
Con il decreto del presidente del Consiglio dell’8 aprile 2011 si consentiva ai “cittadini nordafricani giunti in Italia fra il primo gennaio ed il 5 aprile”, qualora volessero andare in un altro paese, di richiedere “entro il 16 aprile” il lasciapassare. Quel documento, si legge nel Dpcm, autorizza gli interessati, “titolari di un documento di viaggio, la libera circolazione nei Paesi Ue, conformemente alle previsioni dell’Accordo di Schengen e della normativa comunitaria”.
Inutili le proteste francesi che nonostante avessero provato a porre una serie di paletti puntualmente aggirati dall’Italia si trovarono costretti ad aprire le loro frontiere.
Così dal 17 aprile il confine di Menton cominciò a essere attraversato regolarmente dagli stessi tunisini che fino al giorno prima la polizia d’Oltralpe rispediva a Ventimiglia.
Stupisce oggi che nessuno si ricordi di quel “capolavoro diplomatico”, come venne subito ribattezzato dai giornali vicini al centrodestra.
Nè l’ex premier Berlusconi nè tantomeno l’allora titolare degli Interni Roberto Maroni che oggi sostiene come l’unico piano B praticabile siano “i campi profughi in Libia e lo stop alle partenze”.
Non una parola sui permessi temporanei che Berlusconi lo costrinse a digerire.
C’è da capirlo: se i lasciapassare agli stranieri erano indigesti per la Lega del 2011 guidata allora da Umberto Bossi, rischiano di essere veleno puro per il leghismo lepenista di Matteo Salvini che Bobo rincorre nel tentativo di non scomparire politicamente.
La vittoria dell’Italia sulle resistenze dell’allora capo dell’Eliseo Nicolas Sarkozy fu resa possibile anche grazie alla sponda di quell’Unione europea che oggi Renzi prova a intimorire con il suo piano B.
Un ruolo di primo piano fu quello dell’ex commissario per gli Affari esteri Ue Cecilia Malmstrà¶m che arrivò a adombrare l’impiego della Direttiva 2001 sulla protezione temporanea degli sfollati: regolamento, ancora mai applicato, che obbliga gli stati a cooperare trasferendo l’obbligo della protezione ai rifugiati al secondo paese membro.
Oggi però sulla poltrona di Lady Pesc siede l’italianissima Federica Mogherini, le cui ultime dichiarazioni pubbliche sull’argomento risalgono a maggio e sono del tenore di “ogni stato deve fare la sua parte”.
Lorenzo Galeazzi
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Giugno 15th, 2015 Riccardo Fucile
“SI CHIAMA PAOLO? VOTATELO”
Deve aver funzionato l’endorsement di Silvio Berlusconi: il nuovo sindaco di Segrate è il candidato di centrosinistra Paolo Micheli.
Se l’esito dei ballottaggi delle elezioni comunali segnano un’altra battuta d’arresto per il Pd, il segretario Matteo Renzi può gioire per la vittoria nel comune milanese. Dovrebbe, però, ringraziare anche il leader di Forza Italia.
Ironia a parte, Paolo Micheli è il candidato del Pd che in una festa organizzata dalla sua lista civica ‘Paolo Micheli-Segrate Nostra’ si ritrovò di fronte un ospite inaspettato che faceva il tifo per lui: era Silvio Berlusconi.
L’ex Cav, la sera del 29 maggio, si è presentato ad una festa in piazza per giovani organizzata dalla lista civica di centrosinistra che corre per le elezioni al Comune di Segrate ed è rimasto là per circa cinque minuti “prima di accorgersi che aveva sbagliato manifestazione e che quella non era la festa della candidata del centrodestra”.
Come ha raccontato lo stesso Micheli, “è accaduto verso le 23: Berlusconi si è messo a parlare con alcuni giovani, ha chiesto loro quale fosse il nome del candidato e poi ha detto ‘allora domenica trovate un’ora per andare a votare Paolo, prima di rendersi conto che era la festa sbagliata”.
Poco dopo, però, sempre stando alla versione di Micheli, “si è reso conto che era la festa sbagliata, anche perchè il candidato del centrodestra è una donna”.
Quella di Micheli è una vittoria sul filo di lana: il centrosinistra ha conquistato il Comune per soli 59 voti: Micheli ha raccolto 6.693 preferenze, mentre la sua avversaria appoggiata dal centrodestra Carla Maria Fraschin si è fermata 6.634.
Una manciata di voti: e se l’endorsement di Berlusconi avesse funzionato?
(da “Huffingtonpost”)
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Giugno 15th, 2015 Riccardo Fucile
“LA CANDIDATURA DI CASSON ERA RISCHIOSA”
“È stato il perfetto suicidio”. Massimo Cacciari, per anni sindaco di Venezia, commenta così la
sconfitta del centrosinistra alle elezioni amministrative che hanno consegnato, dopo oltre vent’anni, la città lagunare al centrodestra guidato da Luigi Brugnaro.
Un “perfetto suicidio” sottolinea Cacciari, nato dall’errore sulla scelta della persona. “Ho predicato invano per un anno che quella che si andava profilando era una candidatura rischiosa”.
Massimo Cacciari salva Matteo Renzi e punta il dito sulla scelta di Felice Casson, frutto delle primarie.
“Nulla da dire sulla sua figura – sottolinea -, è una persona onesta ma che non aveva la capacità intrinseca di intercettare voti. E nulla centra sul risultato lo scandalo Mose perchè se l’elettorato avesse dovuto guardare a quello avremmo preso l’1% ad essere generosi”.
Cacciari non ha dubbi: “E’ stato sbagliato il candidato, ho provato a dirlo a Felice e poi a tutti gli altri, ma non c’è stato verso. Mentre dicevo che bisognava cambiare, rinnovare e mettere in campo forze giovani si è andati a quelle primarie che si sono dimostrate oscene”.
Secondo il filosofo veneto lo sconfitto in altre parole non è Matteo Renzi. “Non è una sconfitta di Renzi. Il premier l’aveva detto e ridetto che era scarsamente interessato da questa competizione elettorale” spiega Cacciari.
“Il problema è che il Pd dimostra ancora una volta che dove non c’è Renzi di fatto non esiste”.
Ed ancora: “Venezia non è la Regione Veneto dove la vittoria di Luca Zaia era assolutamente scritta. Qui c’è stato un suicidio commesso da tutte le componenti del Pd”.
Ora per Cacciari “bisogna ripartire con gente nuova, fuori quadro. Guardiamo chi è entrato in consiglio a quelli che sono nelle municipalità sperando che lavorino uniti per far ripartire il centro sinistra anche se sarà una stagione lunga e faticosa”.
“I vecchi – aggiunge Cacciari – come avevo già fatto io, se ne stiano a casa”.
(da “Huffingtonpost“)
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Giugno 15th, 2015 Riccardo Fucile
BACOLI AL BLOGGER VENTOTTENNE CHE BATTE IL CENTRODESTRA
La sua prima dichiarazione: “Ora bisogna riattaccare i cocci”.
Ci vorrà molta pazienza e molta colla per Antonio Poziello, il neo sindaco di Giugliano, comune da 120.000 abitanti, la seconda città della Campania.
Poziello ha vinto il ballottaggio da eretico Pd. Aveva vinto le primarie, ma è stato ripudiato da Matteo Renzi che a causa di un rinvio a giudizio gli ha tolto il simbolo. Però è stato sostenuto dal Governatore della Campania Vincenzo De Luca — che nei giorni scorsi lo ha accompagnato in un tour tra gli stabilimenti balneari — e da altri esponenti locali di peso, due tra tutti, il consigliere regionale più votato Mario Casillo e l’europarlamentare Massimo Paolucci, che quasi piangeva davanti alle telecamere ricordando la scomparsa del papà di Poziello.
I democrat sono in frantumi, ma questo non ha impedito a Poziello di vincere con il 55% sullo sfidante, l’azzurro Luigi Guarino.
Astensionismo record, ha votato solo il 30% degli aventi diritto.
Il primo compito del neo sindaco sarà quello di ricucire con il Pd che al primo turno ha sostenuto Franco Guardascione e al ballottaggio è rimasto a guardare, obbedendo agli ordini della segreteria regionale e provinciale, e contribuendo alla bassissima affluenza.
Novità assoluta a Quarto, per la prima volta in Campania il M5S elegge un sindaco e questo avviene in uno dei comuni più problematici.
E’ stato un plebiscito per Rosa Capuozzo, che ottiene il 70% e sconfigge senza difficoltà l’azzurro Gabriele Di Criscio (privo però del simbolo di Forza Italia).
Alle urne solo il 44% degli aventi diritto di un comune che tornava alle urne dopo un rumoroso scioglimento per camorra.
Alle ultime amministrative, nel 2011, vinte dal centrodestra, fu persino eletto un candidato azzurro in carcere per un’inchiesta della Dda di Napoli sulle collusioni tra amministrazione locale e criminalità organizzata, inchiesta che è stata due anni dopo tra le cause dell’intervento del governo.
Va detto che Capuozzo ha vinto sulle macerie di una sentenza del Consiglio di Stato che ha sterminato sette liste e tre candidati sindaci per vizi di forma nella presentazione.
Il ricorso dei grillini ha così cancellato l’intero centrosinistra dalla competizione elettorale e un altro paio di liste, tra cui Fratelli d’Italia che al ballottaggio ha dato indicazione di voto per la Capuozzo.
A Bacoli, comune con la più alta affluenza del napoletano al ballottaggio (oltre il 60%), ha vinto il blogger 28enne Josi Gerardo Della Ragione, che ottiene quasi il 65% e straccia il sindaco azzurro uscente Ermanno Schiano.
E’ una svolta per la piccola cittadina: si crea inoltre un piccolo “distretto 5 Stelle” tra le vicine Bacoli e Quarto, viste le simpatie dei parlamentari grillini per Della Ragione, tramutatesi in un esplicito sostegno elettorale ricambiato dal neo sindaco, avvistato a Quarto sul palco di un comizio con Alessandro Di Battista e la Capuozzo.
I due centri del napoletano avviano esperimenti senza precedenti sul comprensorio, da studiare e analizzare con attenzione.
Brutte notizie dal salernitano per il patto De Luca-De Mita.
Il candidato sindaco di Angri, il demitiano Pasquale Mauri, appoggiato anche dal Governatore, venuto apposta per un comizio, si è fermato al 45% ed ha perso contro la coalizione di centrodestra guidata da Cosimo Ferraioli.
De Luca si è fermato ad Eboli. Dove vince il centrodestra di Massimo Cariello (60%). Sconfitto l’ex parlamentare Pd Antonio Cuomo.
Vincenzo Iurillo
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Giugno 15th, 2015 Riccardo Fucile
E’ FINITO IL FEELING DI RENZI CON GLI ELETTORI?… MA A VENEZIA HA VINTO UN INDIPENDENTE CHE HA NASCOSTO I BUCHI DEL CENTRODESTRA
Venezia scivola verso il centrodestra dopo oltre vent’anni di sindaci di sinistra. 
È il dato senza dubbio più significativo dei ballottaggi nelle città .
Venezia città di frontiera sul piano politico, dentro i confini di una regione tradizionalmente amministrata dal centrodestra, prima Forza Italia e ora la Lega. Venezia laboratorio politico, se così si può dire: tant’è che con Massimo Cacciari ha vissuto l’esperimento di un centrosinistra che contendeva i voti alla marea montante leghista, nel tentativo di suggerire un cambio di passo al partito romano (prima Ds, poi Pd) e di imporre la “questione settentrionale” come problema politico cruciale che la sinistra non poteva ignorare.
Ebbene, Venezia ha smesso di fidarsi del Partito democratico dopo anni di disillusioni.
E non si è fidata nemmeno di Felice Casson, l’ex magistrato, il candidato scelto attraverso il solito meccanismo delle primarie.
Personaggio connotato come anti-Renzi, Casson; anzi, uno dei più tenaci e puntuali in Parlamento fra gli oppositori del presidente del Consiglio, tanto da essere etichettato come seguace di Civati.
Ne deriva che Renzi non piangerà troppo per la sua sconfitta, visto che stavolta si tratta della disfatta di un avversario interno. In realtà per il premier sarebbe stato necessario vincere.
Perdere nella più importante delle città in cui si è votato al secondo turno, è in ogni caso un passaggio a vuoto in un momento in cui Palazzo Chigi avrebbe bisogno di buone notizie e non della conferma di trovarsi nel mezzo di un periodo grigio.
Certo, questo risultato non influirà sul quadro nazionale. Ma sarebbe un errore sottovalutare i messaggi che gli elettori veneziani hanno mandato a Roma.
Il primo è appunto che il Pd sta attraversando un periodo mediocre.
A Venezia il partito non aveva da tempo una buona immagine e Casson non è bastato a rinnovarla, forse anche perchè non ci ha provato abbastanza.
Si conferma in ogni caso che oggi al Nord sono in difficoltà tanto i candidati vicini al presidente del Consiglio (e segretario del Pd) quanto i suoi avversari, portatori di una diversa idea del partito.
Perdono sia le Moretti e le Paita, alle regionali, come i Casson alle comunali.
L’ex magistrato non è riuscito a convogliare su di sè i voti dei Cinque Stelle. Probabilmente gli elettori di Grillo sono rimasti a casa, in buona compagnia visto che circa il 52 per cento dei veneziani non si è scomodato per il secondo turno.
Sta di fatto che la vittoria di Brugnaro, uomo pratico con la patina di indipendente, capace di battere sul problema del momento, la sicurezza, indica una notevole capacità di aggregazione da parte di un “uomo nuovo” o che riesce ad apparire tale. Niente Berlusconi a Venezia, niente retorica dei tempi andati.
Brugnaro ha nascosto i buchi neri di Forza Italia ed è riuscito a convogliare su di sè i voti di Salvini e anche quelli di un ampio arco di forze eterogenee.
I grillini, come si è detto, probabilmente si sono astenuti. Ma non è senza significato che così facendo abbiano favorito in modo indiretto la vittoria del candidato di centrodestra.
Fra un loro amico, quale Casson aveva dimostrato di essere in Parlamento, e un personaggio a loro sconosciuto come Brugnaro hanno preferito lasciar vincere quest’ultimo.
È una riflessione che senza dubbio a Renzi non sfuggirà .
Cosa accadrà il giorno in cui si voterà per le politiche nazionali con l’Italicum? Quel giorno Renzi andrà al ballottaggio con il Pd, ma dall’altra parte potrebbe trovarsi di fronte una coalizione eterogenea di tipo veneziano.
Una coalizione, non sappiamo guidata da chi, in grado di mettere insieme leghisti e ex berlusconiani, oltre a coloro che esprimono in modo confuso un malessere e un desiderio di cambiare.
È uno scenario molto pericoloso per il presidente del Consiglio.
Venezia in fondo si conferma laboratorio politico.
Un laboratorio per la nuova destra che cerca la sua direzione di marcia.
Stefano Folli
(da “La Repubblica”)
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