Destra di Popolo.net

AREZZO, CADE ANCHE IL FEUDO DEL MINISTRO BOSCHI

Giugno 15th, 2015 Riccardo Fucile

DOPO NOVE ANNI IL CENTRODESTRA SI RIPRENDE LA CITTA’ DI FANFANI

Ha vinto l’ingegnere. Contro ogni pronostico, recuperando più di otto punti di svantaggio del primo turno, riportando il centrodestra al governo dopo undici anni di esilio tormentato e soprattutto sconfiggendo il suo avversario di centrosinistra nella città  capoluogo di provincia più renziana della Toscana
Il nuovo sindaco di Arezzo, Alessandro Ghinelli, 63 anni, ingegnere civile e docente universitario, da ieri notte ha più di un motivo per essere soddisfatto.
Non ha stravinto (50,8 per cento dei consensi contro il 49,2) ma è riuscito in un’impresa che non in molti avrebbero creduto possibile dopo una buona affermazione al primo turno contro il candidato del centrosinistra, Matteo Bracciali, 31 anni, già  capogruppo in consiglio comunale del Partito democratico e coordinatore nazionale dei giovani delle Acli.
Bracciali, renziano di ferro, aveva illuso superando il 44% dei voti contro il quasi 36% di Ghinelli, ma in molti nel suo partito avevano espresso malumori per quel «ballottaggio» inaspettato e ritenuto insidiosissimo soprattutto per quel Matteo (Bracciali appunto), che era stato campione di preferenze nel 2011 e stimatissimo capogruppo in consiglio comunale. Insomma, per l’astro nascente della politica aretina, provincia del ministro Maria Elena Boschi (è nata nella vicina Montevarchi), quegli otto punti non erano sembrati poi così straordinari e soprattutto erano apparsi a rischio di una vittoria stentata.
E così il ballottaggio, che sulla carta non avrebbe dovuto riservare troppe sorprese, si era presentato con molte incognite.
Non solo perchè i due candidati non avevano cercato apparentamenti con le liste che avevano appoggiato gli altri sette candidati presenti al primo turno, ma perchè Ghinelli era riuscito a convogliare in un’unica lista i voti del centrodestra, Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega, mentre nel Partito democratico alle Regionali si era registrata una cospicua emorragia di voti.
Lo scrutinio è stato da brividi e al termine sono stati soltanto 608 i voti di differenza.
Le schede bianche sono state 290 e le nulle 687. Sino a tre quarti delle schede è stato in testa Braccialli, poi un pareggio incredibile e infine alle ultime cinque schede il sorpasso di Ghinelli.
«Adesso Arezzo volterà  pagina, sono felicissimo», le prime parole del nuovo sindaco che ha anche speso parole positive nei confronti dell’avversario.
Per il Pd la sconfitta di Bracciali è una sconfitta bruciante che si somma a quelle di Pietrasanta (ha vinto il berlusconiano Massimo Mallegni) e di Viareggio dove il ribelle del Pd Giorgio del Ghingaro ha stracciato il candidato ufficiale del Partito democratico.

Marco Gasperetti
(da “il Corriere della Sera”)

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VENEZIA: BRUGNARO BATTE LA SINISTRA “MA APRO AI RENZIANI”

Giugno 15th, 2015 Riccardo Fucile

TRA I DEM E’ RESA DEI CONTI

Lo psicodramma in “Largo donatori di sangue” a Mestre, al comitato di Felice Casson.
Dove il sangue, figurativamente parlando, sta già  scorrendo, tra shock e recriminazioni.
Lo champagne a 100 metri di distanza, dove la piazza di Luigi Brugnaro festeggia con «chi non salta comunista è». Poco dopo lo stesso Brugnaro annuncia, mettendo altro sale sulla ferita: «Apriremo la nostra giunta al Pd renziano».
Dopo trenta anni Venezia passa a destra, un risultato clamoroso ma non del tutto inaspettato. Il centrosinistra paga pegno un anno dopo lo scandalo del Mose che ha investito la giunta guidata dal pd Giorgio Orsoni, finito in manette e costretto a lasciare Ca’ Farsetti in mano al commissario.
La rincorsa del senatore vicino alla sinistra del Pd era cominciata sei mesi fa, con la sfida interna delle primarie vinta in scioltezza contro soprattutto il candidato appoggiato dalla maggioranza renziana, Nicola Pellicani. Anche al primo turno Casson era avanti, con il 38 per cento delle preferenze (a dispetto del 28,6 di Brugnaro). E però il centrodestra era diviso in tre liste, e aggiungendo Lega Nord più Fratelli d’Italia la situazione era sostanzialmente capovolta.
Non è neanche mezzanotte e mezza quando a sinistra si capisce che la frittata è fatta. Le linee di pensiero sono due: tutta colpa del Pd che non ha mai sostenuto davvero Casson, proprio come avvenne nel 2005, quando mezzi Ds virarono sul ribelle Massimo Cacciari; tutta colpa dello stesso Casson, candidato sostenuto dalla sinistra radicale — “legato ai centri sociali”, l’accusa più frequente- da sempre bastian contrario dentro al Pd: insomma, troppo caratterizzato e divisivo.
Tommaso Cacciari, nipote di Massimo ed esponente di primo piano della sinistra-centri sociali, si sfoga così: «Complimenti a questa sinistra di m… che regala la città  alla destra, ora levatevi tutti dalle scatole».
Ma anche il più moderato Pellicani, probabilmente dal versante opposto, ribadisce lo stesso concetto: «Ora qualcuno deve assumersi le sue responsabilità . Qui serve il tabula rasa».
L’ex magistrato si era presentato quasi come alternativo al suo stesso schieramento. Non è bastato questo per non venire travolto dalla slavina di chi — per dirla con Jacopo Molina, anche lui in lizza alle primarie- «ha votato contro un sistema di potere che ha governato venti anni questa città ».
Comunque sia, i numeri dicono che Casson ha rosso la stessa percentuale del 2005, e che i voti del primo turno sono più o meno gli stessi del secondo.
Un colpo durissimo, tanto che il senatore non si fa vedere nè sentire, spenge il telefono; per la seconda volta è crollato sul più bello, al ballottaggio, a un passo da quello che era diventato il sogno di una vita.
L’accusa di intelligenza con il nemico rivolta alla maggioranza del Pd e allo stesso Cacciari (zio) acquistano improvvisamente di peso grazie alle prime parole dello stesso neo sindaco.
I suoi sostenitori lo accolgono con il tricolore, i cori da stadio e quelli di scherno contro Casson, lui dice che «la nostra non sarà  una guida del Comune di parte, ma trasversale. I renziani sono i benvenuti, abbiamo bisogno di tutti».
La sua lista civica tirata su in fretta e furia si era affermata come primo “partito” in città , e così da domani Brugnaro governerà  con una maggioranza in Consiglio omogenea, legata appunto alla sua lista.
Libero di stringere accordi con grande libertà , senza dover rendere conto a Forza Italia, praticamente scomparsa, ridotta al 4 per cento.
Anche se il Carroccio, che al secondo turno lo ha appoggiato, avanza già  pretese per il posto di direttore generale del Comune.
C’è un’altro tema, infine. Quello legato ai Cinque Stelle.
Il loro 12 per cento al primo turno si è volatilizzato. Nonostante Casson fosse un candidato sindaco affine e compatibile con tutto quel mondo.
Stefano Rodotà¡ e Ferdinando Imposimatosi erano spesi per lui in più occasioni. Dalla Spagna si era fatto sentire persino il leader di Podemos Pablo Iglesias. Niente da fare. Ma i grillini non sono come gli eredi degli indignados.

Matteo Pucciarelli
(da “La Repubblica”)

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VENEZIA, AREZZO, MATERA, FERMO E NUORO “CAMBIANO VERSO”, RENZI FA IL BAGNO IN LAGUNA

Giugno 15th, 2015 Riccardo Fucile

IL PD RICONQUISTA SOLO TRANI E MANTOVA…IL M5S CONQUISTA TRE COMUNI

Brutte notizie per il centrosinistra dai ballottaggi delle elezioni comunali: Venezia, Arezzo e Matera passano al centrodestra, Fermo a un candidato di due liste civiche e Nuoro alla coalizione guidata dal Partito Sardo d’azione.
Il Pd da parte sua riconquista Trani e Mantova.
Dopo il voto per le regionali di due settimane fa, nuova frenata di consensi per il centrosinistra a guida dem, con risultati tutt’altro che brillanti.
La sfida più importante e politicamente significativa era quella di Venezia, dove Luigi Brugnaro sarà  il nuovo sindaco.
Il centrodestra al ballottaggio riconquista così la città  lagunare, battendo Felice Casson, vincitore delle primarie di centrosinistra.
Lo scandalo Mose e l’arresto del sindaco Orsoni hanno spalancato – come era stato ipotizzato – la strada a Brugnaro.
Lo scarto tra i due non è stato enorme: 53% a 47%, ma è la certificazione che a Casson non è bastato il pur netto vantaggio del primo turno (38% a 28%), visto che su Brugnaro si sono riversati i voti dei vari candidati di centrodestra, quello leghista in primis.
Il centrosinistra a sorpresa è stato battuto anche ad Arezzo, dove Matteo Bracciali (Pd e civiche) dopo un lungo testa a testa ha ceduto al suo sfidante Alessandro Ghinelli per circa 600 voti.
Addirittura, dopo 87 sezioni scrutinate su 97, i due avevano un identico numero di preferenze. Arezzo è una roccaforte della sinistra, con il sindaco ‘rosso’ eletto al primo turno nelle ultime due tornate: già  un testa a testa così stretto equivaleva a una sconfitta.
Inoltre Matteo Renzi si era speso più di una volta per Bracciali, anche durante i comizi per le Regionali, come in quello di chiusura con Rossi.
Ma per il centrosinistra arrivano altre brutte notizie: a Matera Raffaello Giulio De Ruggieri batte il sindaco dem in carica; a Nuoro, la coalizione regionalista con Partito Sardo d’azione e La Base strappa la città  al Pd, riuscendo a eleggere Andrea Soddu; a Fermo poi Paolo Calcinaro (sostenuto da due liste civiche) supera nettamente il candidato di centrosinistra, che così perde anche il comune marchigiano.
A Lecco Virgino Brivio (centrosinistra) ha vinto il ballottaggio con quasi il 55%. Anche a Trani il centrosinistra ottiene la vittoria (la città  era amministrata dal centrodestra), con Amedeo Bottaro che tocca il 75% delle preferenze. Il centrosinistra vince anche a Mantova (con Mattia Palazzi) e a Macerata (con Romano Carancini).
Il Veneto si conferma una regione ‘no’ per il centrosinistra: oltre a Venezia, Rovigo va a Massimo Bergamin (sostenuto da Lega e Fi).
Il centrodestra conferma anche Chieti, con Umberto Di Primio.
Tre città  vanno al Movimento 5 Stelle: i candidati grillini vincono in tre comuni superiori, ovvero Porto Torres, Quarto e Venaria Reale.

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IL PIANO B DI RENZI: POLIZIA SULLE COSTE LIBICHE E DIVIETO DI ATTRACCO ALLE NAVI STRANIERE

Giugno 14th, 2015 Riccardo Fucile

PER IL PRIMO SI RISCHIA UN CONFLITTO BELLICO CON LA LIBIA, PER IL SECONDO UNO DIPLOMATICO CON LA GRAN BRETAGNA

Un Piano B sull’emergenza immigrazione. Un piano segreto e con tre possibili facce. La prima: un intervento di polizia sulle coste libiche con il doppio obiettivo di impedire la partenza dei barconi e distruggere, affondare, le imbarcazioni vuote e che — dato più importante — prescinde dal via libera delle Nazioni Unite.
La seconda: interdire l’attracco nei porti italiani alle navi inglesi, ma anche a quelle militari straniere, che stanno navigando nel canale di Sicilia nell’ambito dell’operazione Triton-Frontex.
La terza: agire su qualche altro dossier, magari economico, perchè “l’Italia non può più essere il buco nero di uno scarica-barile insopportabile”.
Il premier Renzi ha preso in mano il dossier immigrazione.
Nell’intervista al Corriere della sera ha annunciato l’esistenza di un “Piano B”. Un piano segreto. Che, come dice il ministro dell’Interno Angelino Alfano, “mostrerà  un’Italia fin qui sconosciuta perchè questa situazione non è più tollerabile”.
Palazzo Chigi stoppa ogni speculazione.
Il Piano B appartiene a quel tipo di operazioni che “si fanno e non si annunciano”. Indiscrezioni raccolte presso più fonti di governo sembrano però condurre verso la decisone di “dare il via a quell’operazione di polizia internazionale che prescinde dal via libera del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e ha invece la propria giustificazione normativa nella lotta contro una nuova forma di schiavismo quale è la tratta dei migranti che è un crimine contro l’umanità ”.
Si spiega che l’Italia “potrebbe avere l’appoggio di qualche partner europeo (e in questo senso potrebbero essere letti gli incontri di Renzi con Cameron e Hollande previsti tra mercoledì e domenica, ndr) ma anche di qualche paese arabo”.
E’ chiaro che l’operazione deve avere anche il via libera di “almeno uno dei governi libici”. Tobruk sarebbe inutile perchè non controlla le spiagge da dove partono le imbarcazioni.
Con Tripoli, governo islamico non riconosciuto dalla comunità  internazionale, “potrebbe essere in corso una forma di interlocuzione”.
Sarebbe una guerra navale sulle coste libiche.
La seconda faccia del Piano B sa un po’ di provocazione ma sarebbe sacrosanta.
Nei giorni scorsi è accaduto un episodio che ha molto irritato palazzo Chigi. La nave militare inglese Bulwwark, impegnata nel canale di Sicilia nell’ambito di Triton-Frontex, ha soccorso un migliaio di migranti in mare e poi li ha scaricati nel porto di Pozzallo in Sicilia.
La manovra era stata sconsigliata dalla Capitaneria di porto che aveva invece pregato la nave di Sua Maestà  di attraccare nel porto di Ancona perchè la Sicilia era già  in overbooking.
Per tutta risposta il comandante ha disatteso gli ordini sostenendo che “l’unità  navale inglese risponde alle disposizioni di Sua Maestà ”. E cioè consegnare i migranti nei porti siciliani.
In casi del genere, suggerisce Sandro Gozi, il sottosegretario con delega agli Affari europei, “possiamo appellarci ad un principio sacrosanto del diritto marittimo internazionale per cui l’attracco deve avvenire nel porto più sicuro. E il porto più sicuro potrebbe non essere italiano”.
Possiamo anche vederla così: Francia, Austria, Slovenia blindano i valichi di frontiera dispiegando gendarmeria e controlli e noi rendiamo indisponibili i nostri porti.
Un braccio di ferro assurdo. Un’ipotesi estrema ma praticabile.
La nave inglese sarebbe così costretta a tenersi il carico di migranti soccorsi.
La via maestra resta sempre il Piano A che prevede due pilastri e senza rinvio: distribuzione dei profughi che hanno diritto all’asilo; immediato rimpatrio nei paesi di origine per chi non ha i requisiti; applicazione immediata, a luglio.
Gozi lavora personalmente al dossier che sarà  nuovamente discusso a Bruxelles il 25 giugno.
“Possiamo limare sul numero — dice – scendere rispetto ai 40 mila iniziali ma è chiaro che i 25 paesi devono offrire accoglienza a chi è in fuga da guerre, carestie e persecuzioni”.
E’ indispensabile poi che il piano diventi subito operativo perchè “aspettare settembre significa mettere in ginocchio l’Italia nei mesi estivi”.
Nella IV parte del Piano europeo è tornata, dopo essere scomparsa per qualche giorno, la direttiva su rimpatri e riammissioni. Il tasso europeo di rimpatri si aggira sul 39 per cento.
Quello italiano è molto più basso: nel 2014 sono state riportate nei paesi di origine 14 mila persone che non avevano diritto all’asilo.
Tutto dipende dagli accordi con i paesi ed è chiaro che l’Europa, soprattutto Francia e Inghilterra, ha più potere contrattuale. E abbatterebbe di parecchio i costi.
Un dato è certo: l’Italia non può più sostenere l’emergenza nell’emergenza, le centinaia di “transitanti” che vogliono raggiungere il nord Europa e bloccati ai valichi e nelle stazioni.
L’Italia è per loro solo un luogo di passaggio. Ma alle spalle hanno il mare.
E davanti, da dieci giorni, trovano solo frontiere chiuse.

(da “Huffingtonpost”)

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EXPO, LA BALLA DEI BIGLIETTI VENDUTI: SONO 6 MILIONI, NON 15

Giugno 14th, 2015 Riccardo Fucile

A MAGGIO MENO 25% DEI VISITATORI PREVISTI… LA TABELLA CON LE PREVISIONI SUI VISITATORI SMENTISCE SALA… “MAGGIO STRAORDINARIO”? NO, LE STIME SI AVVICINANO ALLA REALTA’ SOLO NEL FINE SETTIMANA

Resta in vigore l’incredibile embargo sui dati di Expo: segreto il numero degli ingressi giorno per giorno, segreto il numero dei biglietti del metrò (che porta al sito gran parte dei visitatori), segreti perfino i dati sulla spazzatura rimossa.
Segreto anche quanto cibo viene buttato ogni giorno — a proposito di sprechi alimentari.
È l’ultimo paradosso di Expo: di giorno predica contro gli sprechi, di notte butta quintali di cibo.
La Caritas ha chiesto di poter ritirare e distribuire ai poveri ciò che viene scartato, ma non ha ancora avuto il permesso d’accesso al sito.
A maggio, 900 mila ingressi in meno di quelli stimati nel documento riservato
Sui visitatori, il commissario Giuseppe Sala per un mese ha tenuto nascosti i numeri, poi ha ammesso che per maggio era sensata la valutazione di Federalberghi (1 milione e 900 mila persone), ma infine ha dichiarato, con grande enfasi, che gli ingressi sono stati 2 milioni e 700 mila: “Maggio è stato straordinario, i risultati del primo mese sono molto soddisfacenti”. Un successo, dunque.
Al Fatto quotidiano risulta che i visitatori di maggio siano meno di quanto dichiarato. Forse Sala conteggia gli “ingressi” quotidiani anche delle migliaia di persone che lavorano nel sito.
Ma anche fosse vera la sua dichiarazione, il risultato è del 25,2% inferiore alle previsioni della sua stessa società  (pubblica, dunque tenuta alla trasparenza nei confronti dei cittadini che la finanziano con le loro tasse).
Per dare un contributo di trasparenza, il Fatto mette online le cifre di un documento Expo riservato che stima le presenze giorno per giorno, nei sei mesi dell’esposizione. È il termine di paragone per valutare con oggettività  il successo o l’insuccesso della manifestazione.
Per maggio, erano previsti 3 milioni e 610 mila visitatori.
Quindi ben 900 mila in più di quelli dichiarati da Sala come fossero un grande successo.
Se il trend non migliora, sarà  difficile arrivare ai 24 milioni di ingressi previsti nei sei mesi. Maggio era considerato già  nelle stime il mese più difficile (3.610.000).
Per giugno le previsioni salgono (4 milioni), scendono di poco per luglio (3.960.000), poi una risalita ad agosto (4.250.000), piccola flessione a settembre (3.840.000) e record nel mese finale, ottobre (4.390.000).
I biglietti venduti? Non sono 15 milioni, come dichiarato, ma solo 6 milioni
Sala intanto ripete che “l’unico dato certificabile” sono i biglietti venduti (chissà  perchè, visto che la centrale operativa di via Drago controlla minuto per minuto tutti gli ingressi).
A fine maggio Sala ha annunciato trionfante che i biglietti venduti sono già  ben 15 milioni.
Peccato che poi abbia dovuto ammettere che però quelli già  pagati sono solo 6 milioni. Gli altri sono parcheggiati presso tour operator e grandi dealer, ma non ancora collocati ai visitatori in carne e ossa.
Dunque i biglietti venduti sono non 15, ma 6 milioni.

Gianni Barbacetto
(da “il Fatto Quotidiano”)

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LA “SHAKIRA CURDA” CANTA L’INNO ANTI-ISIS A FIANCO DEI PESHMERGA, MENTRE LE TRUPPE CURDE AVANZANO SU TAL ABYAD

Giugno 14th, 2015 Riccardo Fucile

GLI UOMINI E DONNE DELL’ESERCITO CURDO SFONDANO LE LINEE DELL’ISIS

E’ la pop star curda a firmare il primo inno anti-Isis.
Helly Luv è in visita alle truppe peshmerga impegnate in Siria contro Isis ed ha cantato “Revolution”, il motivo del nuovo video nel quale veste la divisa dei combattenti curdi mentre ferma i tank del Califfato, guidando civili e militari al riscatto contro gli aggressori.
Nelle immagini la “Shakira curda”, come viene sovente chiamata, innalza striscioni con le scritte “End the War” e “No Violence”, mostrandosi con la kefiah biancorossa dei curdi mentre si batte a fianco dei peshmerga che difendono i propri villaggi dagli attacchi di Isis.
“Siamo uniti” canta Helly Luv e in alcuni fotogrammi appare uno striscione con i simboli di tutte le fedi – dalla mezzaluna alla croce fino alla stella di David ed alla ruota buddista – per sottolineare l’importanza di agire assieme contro i terroristi.
«Sono voluta venire qui, fra i peshmerga, per fare qualcosa per loro, considerandomi una di loro» ha detto la pop star durante una tappa della tournee ad Arbil.
«Il mondo deve unirsi ai peshmerga per battere Isis» ha aggiunto, identificando in questa richiesta il messaggio di “Revolution”.
Nel frattempo i curdi siriani del movimento YPG, sostenuti da nuclei di ribelli e dai raid della coalizione, sono a pochi chilometri dalla cittadina di Tal Abyad, al confine con la Turchia.
La campagna lanciata dai curdi con movimenti da Est e da Ovest ha confermato ancora una volta come i militanti islamici, quando incontrano un avversario motivato e deciso, non sono invincibili.
I curdi li hanno battuti a Kobane, quindi hanno sviluppato un’offensiva paziente che li ha portati, villaggio dopo villaggio, fino a Tal Abyad. E questo nonostante il loro armamento sia infinitamente inferiore
Tal Abyad riveste un ruolo importante per lo Stato Islamico.
E’ la porta sul territorio turco, può essere usata per ogni tipo di traffico, dunque ha un valore economico, è snodo di transito per i volontari provenienti dall’estero, è sull’asse stradale che conduce a Raqqa, la città -covo dell’Isis, “casa” dei dirigenti e prigione di tanti ostaggi e rappresenta un cuneo, una frattura, tra l’area curda di Kobane e quella di Cizere.

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INTERVISTA ALL’AMBASCIATORE TURCO IN ITALIA: “DA NOI 2,5 MILIONI DI PROFUGHI, IN EUROPA POCHE GOCCE”

Giugno 14th, 2015 Riccardo Fucile

“L’EUROPA HA UNA VISIONE RISTRETTA, NOI SPENDIAMO 6 MILIARDI DI DOLLARI L’ANNO PER ASSISTERLI, SIAMO ALLIBITI DALLE VOSTRE REAZIONI”

Nei giorni in cui alcune centinaia di rifugiati alle stazioni ferroviarie di Roma e Milano sembrano mandare in tilt l’Italia, l’ambasciatore turco Aydin Adnan Sezgin, se non avesse lo standing di un Boris Biancheri, potrebbe tranquillamente dichiararsi allibito.
«In Turchia noi abbiamo, dallo scoppio della guerra civile in Siria, qualcosa come 2 milioni e mezzo di profughi» dice soltanto sfogliando le carte del dossier «e, si badi bene, questi dati riguardano solo la Turchia».
Qual è la situazione, e quali problemi dovete affrontare?
«Duecentocinquantamila rifugiati siriani sono ospitati nei campi profughi. Ma i nove quinti di quei 2 milioni e mezzo vivono liberi in Turchia, con tutti i problemi connessi. Sono siriani, per lo più, e iracheni di ogni confessione. Il costo, per il nostro Stato è di 6 miliardi di dollari all’anno, l’Unione europea ci riconosce una cifra pari solo a 400 milioni dollari. Non critico Bruxelles, ma di certo la comunità  internazionale europea ha una visione assai ristretta del problema dei flussi migratori».
Tanti rifugiati perchè, anche se forse è poco noto alla pubblica opinione italiana, la Turchia è una frontiera prevista dal regolamento di Dublino. Quei finanziamenti li ricevete proprio perchè trattenete sul vostro territorio il grosso dei migranti.
«È così, ed è evidente lo squilibrio che è nel regolamento di Dublino. L’Italia non riceve migranti solo dalla Libia, esiste un flusso che arriva dall’Est Mediterraneo: la Turchia è quella frontiera, e c’è una cooperazione con l’Italia per prevenire quel flusso migratorio.Teniamo regolari riunioni tecniche, le ultime sono state il 26 e il 29 maggio con importanti delegazioni, qui in ambasciata. Solo nel 2014 abbiamo fermato 59mila migranti irregolari, e di questi ne abbiamo salvati in mare 15mila. Dall’inizio del 2015 i guardacoste turchi hanno bloccato 7.237 migranti irregolari. Noi cooperiamo con l’Italia. Rispettiamo e ammiriamo quel che fa l’Italia con il salvataggio in mare di tante vite umane, e per i centri d’accoglienza. Ma non si può non notare che le poche decine di migliaia di migranti che sono in Italia o negli altri paesi dell Ue sono un goccia rispetto al mare di profughi che ospitiamo in Turchia, Giordania, Libano».
E che arrivano a un totale di circa 6 milioni. Vorreste maggiori aiuti dalla Ue? La Turchia è sospettata da molti analisti anche internazionali di benevolenza verso l’Isis, di lasciar andare molti combattenti verso la Siria e l’Iraq. Avendo poi pure il problema dei «foreign fighters».
«La Turchia riceve ogni anno 35 milioni di turisti, come controllarli? È impossibile. E difficile è anche controllare le centinaia di chilometri di nostre frontiere con l’Iraq. Possiamo fermare solo i sospetti, e coloro su cui abbiamo informazioni, e lo facciamo. Sta alla Ue prevenire, e impedire ai potenziali terroristi di partire dai Paesi Ue. Adesso comincia ad esserci una miglior cooperazione tra le intelligence, abbiamo 11.500 terroristi sulla lista di coloro che non possono entrare i Turchia, e tra questi 7 sono italiani. Abbiamo rinforzato i controlli stradali, in porti e aeroporti, e facciamo tutto quanto è possibile per non essere utilizzati come paese di transito verso il Califfato. Ma è evidente che, oltre la cooperazione esistente, anche i paesi della Ue devono impegnarsi al massimo».

Antonella Rampino
(da “La Stampa”)

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REGIONE LIGURIA, TOTI RISCHIA LA FORATURA: NCD VUOLE UN ASSESSORATO O SALTA TUTTO

Giugno 14th, 2015 Riccardo Fucile

QUAGLIARELLO: “RICORDATEVI CHE IL SEDICESIMO CONSIGLIERE LO ABBIAMO NOI”… ED E’ GIA RISCHIO RIBALTONE

Povero Gabibbo bianco: neanche il tempo di insediarsi e prima gli respingono l’incauto ricorso per avere tre consiglieri gratis in più, ora arriva Quagliarella a ricordargli che, se Ncd si schierasse all’opposizione, Toti andrebbe sotto 15 a 16, e addio Giunta.
Quindi meglio dargli l’assessorato che peraltro gli era stato promesso.
Le parole di Quagliarello sono chiare: “Nel centrodestra, con metodi veterocomunisti, qualcuno continua a darci dei traditori, ma in Liguria esprimiamo il sedicesimo consigliere”.
Tradotto: ad Area popolare spetta un assessore, Toti non pensi di fare il furbo.
Ma i posti sono pochi (sette) e Toti non sa più a che santo votarsi: la Lega ne vuole tre (premio per avere due inquisiti), Forza Italia pure (ma di inquisiti eletti ne ha uno), Fratelli d’Italia strilla per uno (con un inquisito).
Da dove si può far uscire un posto per Area popolare (capolista inquisito) ?
Restano le poltrone di sottogoverno, in attesa magari che un inquisito venga condannato e decada per la Legge Severino.
Sensazione diffusa: Toti entro un anno bucherà  la gomma e resterà  a piedi.

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COMPLIMENTI HOLLANDE! LA FRANCIA FA PASSARE IN ITALIA 30 CAZZARI CHE VANNO A PROVOCARE I MIGRANTI

Giugno 14th, 2015 Riccardo Fucile

VENTIMIGLIA: LA POLIZIA ITALIANA DEVE ANCHE RESPINGERLI, COME NON AVESSE GIA’ ALTRO DA FARE… E SE CI SCAPPAVA IL MORTO?

Un gruppo di trenta idioti francesi, autoproclamatisi appartenenti a tale Generation Identitaire, con tanto di striscione xenofobo sono stati fatti passare dal varco di Ventimiglia dalla Gendarmerie (complimenti Hollande!) e appena in territorio italiano
si sono presentati vicino alla scogliera dove si trovavano un centinaio di migranti, in attesa di varcare il confine.
Pertanto questi 30 soggetti, in territorio italiano, con uno striscione di protesta a sfondo razzista. hanno gridato slogan contro i migranti.
Immediata la reazione di carabinieri e polizia che li ha fatti allontanare   prima che i due gruppi venissero a contatto.
Sono così tornati in territorio francese senza che nessuna autorità  italiana provvedesse alla loro identificazione e alla loro denuncia per resistenza a pubblico ufficiale e manifestazione non autorizzata.
Evidentemente la Francia non importa profughi   ma esporta imbecilli.
Siamo in attesa di sapere se Alfano formulerà  la doverosa protesta alle autorità  francesi per aver consentito una provocazione che avrebbe potuto innescare gravi conseguenze in un clima già  teso di suo.

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