Giugno 10th, 2015 Riccardo Fucile
NELLE CARTE LE PAROLE DI BUZZI SUL SOTTOSEGRETARIO
“Era il 2012 e il sottosegretario Castiglione fece in modo che la gara per il centro di Mineo fosse
vinta dal soggetto che doveva vincerla…” dice il ras delle cooperative Salvatore Buzzi in un lungo verbale reso ai pm romani.
E poi c’era un via vai da discoteca nelle solitamente impenetrabili mura del Viminale quando bisognava decidere sul CARA di Mineo.
Sindaci, spicciafaccende, segretari e sottosegretari, tutti insieme appassionatamente a disposizione dell’operativo Luca Odevaine che faceva a sua volta da tramite per capi dipartimento e sottosegretari.
Negli atti dell’inchiesta Mafia capitale 2 le dinamiche e le intercettazioni, telefoniche e ambientali relative a Mineo occupano molte centinaia di pagine.
Corredate, tra l’altro, di foto in bianco e nero risultato di pedinamenti e osservazioni. Una mole di materiale che sembra presupporre ulteriori e clamorosi sviluppi lungo l’asse giudiziario Roma-Firenze-Catania che da angoli diversi è arrivato a sollevare il coperchio del centro immigrati di Mineo.
Un appalto adesso in via di commissariamento da parte dell’Autorità anticorruzione. E che Raffaele Cantone non ha esitato a definire “cucito su misura” o anche “gara sartoriale”. Centocinquanta milioni di euro per dare vitto e alloggio tre anni a circa tremila immigrati.
“C’avrei da parlarle di Mineo, dottore, però è competenza di Catania” dice a verbale un allusivo Salvatore Buzzi il 31 marzo nel carcere di Rebibbia dove, con il suo avvocato Alessandro Diddi, ha chiesto di rendere spontanee dichiarazioni ai pm romani.
“Faccia come crede” dicono l’aggiunto Prestipino che è lì a prendere nota con Cascini,Tescaroli, Ielo, gli unici che veramente sanno dove mai andrà a finire la storia di Mafia Capitale.
Il ras della cooperative, socio fondatore con Carminati, della ditta “criminale” che ha scoperto il mondo il mettere in contatto e rendere utile gli uni agli altri, “il mondo di sopra” (la politica) con quello “di sotto” (criminali) non ci perde un secondo.
“Però se parlo io casca il governo” dice Buzzi con lingua velenosa. “Frasi inutili, noi facciamo i magistrati” replicano Cascini e Prestipino.
Buzzi va avanti e racconta la storia di Mineo “in base a quello che mi ha raccontato Odevaine”.
Nel 2009 il governo Berlusconi trasforma l’ex l’ex complesso militare in centro immigrati e ne affida la gestione alla Croce Rossa “per 60 euro ad immigrato quando già noi ne prendevamo 35”.
Nel 2011 arriva la Protezione Civile che “vede questa situazione indecente e trasferiscono la competenza dal centro ai comuni locali”.
Nasce così il Consorzio Calatino Terra d’accoglienza “dove sono coinvolti tutti i comuni siciliani della zona interessata al centro di accoglienza.
Il Comune, il Consorzio, indice la gara e il Castiglione, insomma, che credo sia fortemente interessato a questa cosa, fa si che la gara venga poi aggiudicata … venga, insomma, indicato chi è il soggetto che dovesse vincere la gara. Siamo nel 2012.…”. Il soggetto interessato, spiega qualche riga più sotto Buzzi, è “un’ATI (associazione temporanea d’imprese, ndr) che era costituita tra chi faceva i servizi di accoglienza, di ristorazione …”.
La cosa funziona così bene che nel 2014 viene bandita di nuovo, “la gara sartoriale, come dice Cantone” spiega Buzzi.
Che spiega molto bene cosa vuol dire “sartoriale”: “Se tu mi prevedi un bando di gara che prevede il centro cottura a 20 km, e ce l’ho solo io il centro cottura a 20 km, solo io posso partecipare. E infatti a quella gara parteciparono solo quelli che poi vinsero”. La cooperativa La Cascina nella sua molteplici funzioni, ristorazione, assistenza etc.
Ora, questo è quello che racconta Buzzi il 31 marzo e che ha già assunto valore di indizio visto che il procuratore di Catania Giovanni Salvi ha provveduto ad iscrivere Castiglione sul registro degli indagati.
E’ inquietante vedere cosa è successo prima.
Prima che scoppiasse Mafia Capitale. Fino a settembre 2014 quando poi l’indagine deve chiudere, stacca cimici e appostamenti per via di insistenti fughe di notizie. Stupefacente poi, quello che gli investigatori del Ros documentano negli atti a partire da metà luglio 2014, alla vigilia cioè dell’aggiudicazione della nuova gara per il centro di Mineo indetta il 7 aprile 2014.
In premessa gli investigatori scrivono che “Luca Odevaine grazie anche alla sua fondazione InteGrazione intesseva una fitta rete di contatti con le istituzioni sia centrali che periferiche” sino a diventare nei fatti “il promotore di progetti a carattere sociale nell’ambito del settore dell’accoglienza per i migranti provenienti dal nord Africa diventando anello di congiunzione tra il ministero dell’Interno nella persona del prefetto Mario Morcone (capo dipartimento per l’Immigrazione) e Angelo Malandrino, direttore centrale per le politiche dell’asilo”.
L’azione di Odevaine, scrivono, “si estendeva sistematicamente verso tutte le possibili aperture di Centri di accoglienza nelle loro svariate forme, Cpt, Cie, Cara o Sprar”. Da Mineo a Civitavecchia, da Castelnuovo di Porto al comune di Roma.
Due episodi vengono documentati con appostamenti e intercettazioni ad esempio dell’attivismo e della centralità di Odevaine nel sistema Mafia Capitale grazie ai rapporti instaurati con Mario (Morcone, ndr) e Peppino (Pecoraro, ex prefetto di Roma, ndr). Nessuno dei due prefetti è indagato..
Il primo è una riunione al ministero dell’Interno il 29 luglio 2014.
Sono le 10 e mezzo del mattino e Odevaine parla con i suoi collaboratori Gerardo Addeo e Marco Bruera presso gli uffici della Fondazione INteGrazione.
Annuncia che “stanno per arrivare e andranno direttamente al Viminale”.
Qui, alle 11, davanti al Caffetteria Mori si trovano (vedi fotografie) Giovanni Ferrera, direttore del Consorzio Calatino terre d’accoglienza (formato dai comuni nei pressi di Mineo), Anna Aloisi, sindaco di Mineo, Marco Aurelio Sinistra, sindaco di Vizzini, Paolo Ragusa, legale rappresentante del Consorzio cara di Mineo nonchè presidente del consorzio Sol Calatino e, quindi, nel doppio ruolo di controllore e controllato. Insieme con altri due personaggi non identificati, chiamati “Il Chiaro” e “Lo Scuro”. Odevaine va loro incontro e tutti insieme entrano al Viminale.
Perchè riunire i soggetti della gara di Mineo direttamente al ministero dell’Interno?
Il secondo episodio riguarda il vizio delle assunzioni, un posto di lavoro per facilitare appalti e aggiudicazioni. La fortunata di turno è la figlia del segretario regionale del Pd Fabio Melilli.
Il 22 luglio Gerardo Addeo, collaboratore di Odevaine, dice al suo capo: “Morcone mi ha scaricato una persona da prendere, ha detto che per il momento possiamo anche non pagarla, è la figlia di qualcuno che interessa, il segretario regionale del Pd Fabio Melilli, è stato presidente della provincia di Rieti, vicepresidente dell’Upi”.
La ragazza sarà presa in prova.
(da “Huffingtonpost”)
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Giugno 10th, 2015 Riccardo Fucile
ALL’INSEGNA DEL “FATTI LI CAZZI TUA” C’E’ CI PENSA A FAR DURARE LA LEGISLATURA…E VERDINI CERCA COPERTURA PER I SUOI PROCESSI
Il filosofo di riferimento di Maurizio Crozza può diventare una stella del firmamento renziano al Senato.
Attovagliato martedì sera al ristorante Laganà , a due passi da via della Scrofa, di fronte a Denis Verdini c’è Antonio Razzi, già stella della prima operazione “responsabili”.
Ora, l’ex plenipotenziario di Berlusconi sta preparando la seconda operazione responsabili, a sostegno di Renzi. L’Italia cambia verso: fatti li cazzi tua.
A tavola è proprio questo il menù gustato dopo l’incontro indigesto di qualche ora prima tra Denis Verdini e Silvio Berlusconi.
Dove, anche se non si consumata la separazione definitiva, quantomeno si sono avviate le pratiche. Perchè il copione andato in scena è il solito degli ultimi incontri. Con Verdini che sbatte sul tavolo il sostegno di Gianni Letta e Confalonieri sul ritorno al Nazareno in nome degli interessi aziendali.
E si dice pronto a votare le riforme, e non solo. E l’ex premier che taglia corto su discorsi che gli fanno venire l’orticaria: “Non solo non temo nulla per le mie aziende ma tutti i miei figli sono con me. E sono con me i gruppi parlamentari”.
Parole che precedono le più aspre, pronunciate a fine colloquio: “Se vai via ti seguono in pochi”.
Ed è proprio sui “numeri” che l’attività di Verdini è frenetica in questi giorni, non sul “se” consumare un passo già stabilito.
Una frenesia determinata dai timori (renziani) sul processo di liquefazione di Ncd al Senato, sotto i colpi della “madre di tutte le inchieste”.
Sono la seconda puntata di Mafia Capitale e il caso Castiglione lo sfondo che rende necessaria l’operazione che, nelle intenzioni di Verdini, dovrà garantire una “stampella” a Renzi al Senato.
Perchè è chiaro che i colpi giudiziari sono devastanti: “Se cade Castiglione — ripetono fonti di Ncd — il partito di Alfano si squaglia, perchè Castiglione è Alfano”.
E come se non bastasse è arrivata la richiesta di arresto di Azzollini, presidente della Commissione Bilancio in quota, anche lui, Ncd.
Una fonte renziana di alto livello dice: “Ncd è in ebollizione. Sulla scuola ci hanno mandato il segnale perchè vogliono copertura politica, ma noi non possiamo certo difendere Azzollini e su Castiglione siamo tutti consapevoli che prima o poi la situazione diventerà insostenibile”.
È in questo sisma che Verdini, i cui contatti con Lotti, telefonici e di persona, non si sono mai interrotti, si sta muovendo come una sorta di Protezione Civile del governo. È una manovra che si sviluppa in due direzione.
Il primo puntello è rappresentato dal suo gruppo che, secondo i verdiniani, avrebbe 13 persone e secondo Berlusconi non più di quattro o cinque.
Ma, consapevole che Ncd si sta sgretolando dalle fondamenta, “Denis” ha iniziato a lavorare anche su quelli di Ncd, con l’obiettivo di tenerne agganciata al governo una parte.
È il modello fatti li cazzi tua, che spiega un senatore che ha parlato con Verdini: “È semplice. Garantire a Renzi la maggioranza significa scongiurare le elezioni anticipate, in cui nessuno ha certezza di ricandidatura e di elezione”.
Il menù, appunto, della cena con Antonio Razzi da Laganà .
A proposito: la sensazione che ha avuto Silvio Berlusconi, parlando con Verdini, è che “Denis” sia molto preoccupato dai suoi guai giudiziari.
Che lo vedono rinviato a giudizio per associazione a delinquere, bancarotta fraudolenta, appropriazione indebita, truffa ai danni dello Stato sulla vicenda del Credito Fiorentino.
E la sensazione, che ha avuto Berlusconi, è che “Denis” voglia mettersi all’ombra del governo perchè, in tal modo, si sente più protetto.
Auguri, ha pensato il Cav. Perchè, se servono i responsabili, significa che Renzi non ha protetto il suo principale alleato di oggi, bombardato dalle inchieste.
E che Matteo “prima ti usa, poi ti getta”.
(da “Huffingtonpost“)
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Giugno 10th, 2015 Riccardo Fucile
TOTI ALLE PRESE CON LA NUOVA GIUNTA REGIONALE: PARTITI A CACCIA DI POLTRONE E INDAGATI CHE CORRONO PER ASSESSORATI
Non sono certi i migranti la prima preoccupazione di Giovanni Toti, neo presidente miracolato
della Regione Liguria: sulla composizione della nuova Giunta regionale si stanno infatti scatenando gli appetiti dei partiti di centrodestra, in crisi di astinenza da anni.
Se la Corte sui ricorsi deciderà che i consiglieri devono restare trenta e respingerà il ricorso di Toti per avere una maggioranza più ampia, come peraltro logica e giurisprudenza inducono a pensare, il presidente avrà appena sette assessori da nominare.
Una sicura è la leghista Sonia Viale come vice, esperta in pubbliche relazioni e da sempre molto vicina all’indagato Maroni.
Un assessorato chiave è la Sanità che, sul modello Lombardia, tenderà a dare maggiore spazio alle convenzioni con privati: non a caso si parla di “tecnici” di area Forza Italia-Lega, in linea con la filosofia formigoniana che tanti scandali ha prodotto da quelle parti.
Alle infrastrutture e ai porti o un altro presunto tecnico o un leghista indagato per peculato che, essendo esperto di alpinismo (ha scalato persino i ponteggi di Galleria Mazzini), il mare lo conosce bene, avendolo visto dall’alto.
Ma affittando alloggi a Fincantieri, almeno un raccordo con il mondo marittimo lo si può trovare.
Alla caccia (l’ambiente è altra cosa) potrebbe andare un leghista savonese sponsorizzato da un altro leghista indagato per peculato, da sempre rappresentante della lobbie dei cacciatori.
All’urbanistica si parla di un farmacista, esperto nel dosare i rapporti di forza in Forza Italia e conquistarne la leadership locale. In rappresentanza della Riviera, da sempre terra di accordi trasversali per far eleggere tutto e l’incontrario di tutto.
Alla protezione civile, dopo i disastri paitiani, si sta pensando a sostituire la indagata Raffaella con qualcuno che abbia più titoli di lei: l’ideale pare sia l’indagato Bertolaso.
Infine il turismo, su cui si sta consumando una tragedia sotto il solleone: il posto sarebbe stato promesso a Fratelli d’Italia.
Ma tra l’unico consigliere indagato per peculato e un paio di aspiranti alla poltrona si è scatenata una lotta senza quartiere per il posto allo sgabello di bagnino con vista sul turismo e allora la Meloni starebbe pensando che l’ideale sarebbe l’europarlamentare Carlo Fidanza, residente a Milano, altro pendolare paracadutato in Liguria.
Almeno farebbe il viaggio assieme al Gabibbo bianco sulla Milano-Serravalle e si terrebbero compagnia.
Liguria, terra di conquista: chiunque vinca, è sempre un insuccesso per i liguri e un affare per le lobbies.
Dimenticavamo, esiste anche un eletto di area Ncd: se Toti non dà un assessorato anche a loro, magari al capolista, ovviamente indagato per peculato pure lui, rischia di andare sotto ancor prima di cominciare.
Avanti, c’è posto per te.
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Giugno 10th, 2015 Riccardo Fucile
L’AUTOGOL: “SOLO IL 16,7% DEI ROMANI PENSA CHE MAFIA CAPITALE SIA COLPA MIA”… ED ESPLODE L’IRONIA SU TWITTER
Si vanta, Gianni Alemanno. “Nonostante la propaganda di sinistra, solo il 16,7% degli italiani pensano che #MafiaCapitale sia colpa mia”. L’ex sindaco di Roma su twitter sembra quasi esultare per il sondaggio diffuso da Alessandra Ghisleri, direttrice di Euromedia Research, durante la trasmissione di Rai Tre Ballarò.
Secondo l’indagine dell’istituto demoscopico, le maggiori responsabilità per lo scandalo di Mafia Capitale che sta investendo la città di Roma sono per l’8,1% dell’attuale primo cittadino Ignazio Marino.
Mentre, per il 16,7% degli intervistati la colpa è dell’ex sindaco Alemanno.
Di qui l’esultanza.
Eppure Alemanno sembra dimenticare un particolare non di poco conto: e cioè che lui è stato uno dei sindaci degli ultimi vent’anni.
E guarda caso, per il 67,2% dei romani interpellati nel sondaggio ritiene che la responsabilità dello scandalo siano dei sindaci degli ultimi 20 anni.
E quindi anche di Gianni Alemanno.
Testa sotto la sabbia? Sembra di sì, secondo i vari utenti di twitter che non hanno esitato nel far notare la piccola dimenticanza di Alemanno: “Però parla dei sindaci degli ultimi 20 anni..mi sembra ci sia anche lei..”, commenta un utente.
E un altro: “Guardi che lo 0 per cento dice che siete tutti colpevoli. MAL COMUNE MEZZO GAUDIO?? MASCALZONI!”.
Oppure: “Alema’,vedi che stai dentro anche in quel 67,2%.O forse negli ultimi 20 anni ha governato mio nonno?”;
“Ma quando spiegavano la logica alle elementari dove eri, a imparare le rune?”. Infine: “a Gianni, devi fa la somma: 67,2 + 16,7 = 83,9”.
(da “Huffingtonpost“)
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Giugno 10th, 2015 Riccardo Fucile
DA SANDRO BONDI A MANUELA REPETTI, DA D’ANNA A VILLARI E MAZZONI: “INDISPENSABILI PER DARE UNA MANO A RENZI”
Un elenco scritto a mano. Fotografato a Palazzo Madama mentre veniva mostrato ad alcuni
parlamentari “azzurri” interessati alla diaspora.
E contenente i nomi dei senatori che sarebbero disponibili a fare il grande salto. A cominciare da quelli di Sandro Bondi e della compagna Manuela Repetti.
Sono i cosiddetti “verdiniani” della Camera Alta, i seguaci dell’ex coordinatore di Forza Italia Denis Verdini.
Complessivamente 13, come risulta dalla foto dell’elenco che ilfattoquotidiano.it ha potuto visionare.
Davvero tutti pronti a costituire il famoso gruppo parlamentare autonomo?
Con le grandi manovre ancora in corso, difficile dirlo con certezza. I dubbi verranno comunque sciolti nelle prossime ore.
Nel frattempo, proviamo a scorrere la lista. Cinque dei senatori annotati vengono dal gruppo di Gal, Lucio Barani, Giovanni Mauro, Giuseppe Ruvolo, Giuseppe Compagnone, Vincenzo D’Anna; 6 da Forza Italia: Sandro Bondi e Manuela Repetti (che però hanno già lasciato il gruppo azzurro il 31 marzo scorso per andare nel Misto), lo stesso regista dell’operazione Verdini, Riccardo Conti, Riccardo Villari, Riccardo Mazzoni; 2 del gruppo Misto, Raffaella Bellot e Patrizia Bisinella (ex leghiste che hanno abbandonato il Carroccio il 26 marzo dopo l’espulsione di Flavio Tosi dalla Lega Nord).
Sulla costituzione di questo nuovo gruppo è stato speso un fiume di inchiostro.
Se ne parla da mesi anche se ieri la vicenda sembra aver subito una improvvisa accelerazione.
Secondo alcuni dei senatori interessati all’operazione, la costituzione del nuovo gruppo sarebbe sempre più necessaria «per dare una mano a Matteo Renzi in vista della riforma Costituzionale che dovrebbe riprendere il via entro una decina di giorni in commissione Affari Costituzionali di palazzo Madama», la stessa in cui ieri «i numeri della maggioranza si sono rivelati estremamente ballerini».
Il parere di costituzionalità al testo della “Buona Scuola“, infatti, non è passato perchè si è raggiunta una sostanziale parità : 10 voti a favore e 10 contro. Con i tre senatori di Alleanza Popolare-Ncd (Gaetano Quagliariello, Andrea Augello, Salvatore Torrisi) assenti e il centrista Lucio Romano impegnato in altra commissione.
Il problema è che al Senato, in caso di pareggio, il provvedimento non passa.
Ieri il danno è stato contenuto perchè essendo la riforma della scuola un disegno di legge e non un decreto, il parere di costituzionalità non è obbligatorio, ma nei prossimi giorni la situazione, in vista della riforma costituzionale, potrebbe diventare più complessa. E pericolosa per Renzi.
Meglio correre ai ripari per tempo, dunque, varando quel gruppo verdiniano in grado di assicurare alla maggioranza i voti necessari per l’approvazioni delle riforme tanto care al presidente del Consiglio.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Giugno 10th, 2015 Riccardo Fucile
DIECI IN MANETTE PER LA BANCAROTTA DELLA CASA DI CURA… CHIESTI I DOMICILIARI PER IL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE BILANCIO
Richiesta d’arresto per Antonio Azzollini. C’è anche il senatore Ncd, già indagato per la presunta maxitruffa del porto di Molfetta, tra le dieci persone destinatarie del provvedimento di custodia cautelare della Procura di Trani per il crac della casa di cura “Divina Provvidenza”.
Insieme al presidente della commissione Bilancio al Senato anche il deputato Raffaele Di Gioia (Psi-Gruppo misto).
In carcere sono finiti poi Dario Rizzi, 64 anni, ex direttore generale, Antonio Battiante, 43 anni, ex dg e amministratore di fatto dal 2010, e Rocco Di Terlizzi, anche lui amministratore di fatto ma dal luglio 2009.
Ai domiciliari invece sono andati suor Marcella (all’anagrafe Rita Cesa, 74 anni), rappresentante legale pro tempore, suor Consolata (Assunta Puzzello, 72 anni), economa della Congregazione, Angelo Belsito, 68 anni, anche lui amministratore di fatto dal luglio 2009, Antonio Damascelli, 67 anni, consulente fiscale, Adriana Vasiljevic, 29 anni, e Augusto Toscani, 69 anni, collaboratori dell’ente ecclesiastico. A nove dei 10 destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare, la Procura contesta il reato di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di più reati.
Dopo la notizia che il sottosegretario del Nuovo centrodestra Giuseppe Castiglione risulta tra gli indagati per turbativa d’asta nell’inchiesta per l’appalto del Cara di Mineo, il governo Renzi incassa un nuovo colpo.
Il presidente del Consiglio dice che la maggioranza è blindata, ma nelle scorse ore in Senato l’esecutivo è andato sotto perchè tre senatori Ncd si sarebbero “confusi” e non avrebbero votato.
Per alcuni un messaggio per far sentire il proprio peso, per altri un semplice disguido. Di certo con la richiesta di arresto per Azzollini la situazione si complica ancora.
“Mi difenderò davanti ai giudici e nelle aule parlamentari per la parte che compete ad esse”, ha commentato il senatore.
Per lui, e per il Nuovo centrodestra, è solo l’ultimo di una lunga serie di problemi giudiziari.
In Ncd fino a marzo scorso erano 19 su 54 (35 per cento) i parlamentari ad avere avuto problemi con la giustizia: da Piero Aiello a Roberto Formigoni.
La Procura di Trani inoltre, a fine maggio scorso ha chiuso le indagini sulla presunta maxitruffa da 150 milioni di euro per la costruzione del nuovo porto commerciale di Molfetta.
L’ex sindaco ed esponente di Ncd a Palazzo Madama è tra i 48 indagati e gli vengono contestati tra gli altri i reati di associazione per delinquere, falso, abuso d’ufficio, truffa, frode in pubbliche forniture, rifiuto di atti d’ufficio, violazioni ambientali e paesaggistiche, minaccia a pubblico ufficiale, concussione per induzione. Per questo procedimento il Senato a dicembre scorso aveva negato l’autorizzazione a utilizzare le intercettazioni di Azzollini.
Le misure cautelari per il crac dell’ente ecclesiastico, che ha attualmente un buco finanziario di 500 milioni di euro, sono state adottate in relazione a numerosissimi reati di associazione per delinquere, bancarotta fraudolenta ed altri.
I finanzieri hanno sequestrato la somma di 32 milioni di euro circa e un immobile destinato a clinica privata a Guidonia (Roma).
Il denaro e l’immobile, secondo l’accusa, sarebbero stati fittiziamente intestati ad altri enti ecclesiastici paralleli gestiti dalle suore della congregazione, nel tentativo di sottrarsi ai creditori e quindi anche allo Stato.
Dei 500 milioni di euro a cui ammonta il crac delle Case di cura, oltre 350 milioni di euro sono rappresentati da debiti nei confronti dello Stato.
Stando a quanto si legge negli atti ufficiali della Congregazione, — ha rilevato la Procura di Trani — il servizio pastorale delle Ancelle della Divina Provvidenza, consisterebbe nel prendersi cura delle persone colpite nelle facoltà intellettive e fisiche, privilegiando le aree di particolare necessità e di abbandono ‘per farsi voce di chi non ha voce’.
Le indagini hanno chiarito invece, secondo la procura, “che i nobili principi ispiratori della venerabile missione avviata dal Padre Fondatore ormai non sono altro che un lontano ricordo”.
“Negli ultimi decenni si è invero assistito ad un lento ed incessante processo di secolarizzazione della Congregazione — è stato sottolineato — divenuta facile e ghiotta preda di poteri forti e di trame politiche; nel corso di questo processo involutivo le stesse Ancelle (o per lo meno, alcune di esse) sembrano aver completamente rinnegato i canoni fondativi della loro missione, rendendosi complici, quando non addirittura protagoniste di primo piano, dei gravi misfatti compiuti all’interno dell’ente”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Giugno 10th, 2015 Riccardo Fucile
LA VOTINO FURIOSA: “HAI FATTO UNA CAZZATA, PRIMA O POI VIENE FUORI, QUELLA E’ UNA IENA”
“Il problema siamo io e te”. Il 14 luglio scorso, l’inchiesta sulle presunte assunzioni illecite del pm
Eugenio Fusco è ai primi passi.
Mara Carluccio e Mariagrazia Paturzo, le due presunte favorite dal governatore Maroni, cercano di capire perchè la Procura s’interessi a loro. “L’avvocato mi ha detto che a Busto ci sono due grosse inchieste, una è Finmeccanica e l’altra Expo – dice Carluccio alla sua amica – La cosa mi traquillizza”.
Poco dopo Paturzo avvisa Maroni. “Siamo state contattate dai carabinieri, volevo avvisarti di questo”. “Sì, sì – risponde Maroni- ci stanno rompendo i coglioni sul contratto “.
Nelle 80 pagine di intercettazioni dell’inchiesta per induzione indebita e turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente, emergono tutte le fasi che hanno portato all’assunzione in Expo ed Eupolis di Paturzo e Carluccio.
“Si è esposto troppo”. Isabella Votino, fedelissima di Maroni e sua portavoce, è preoccupata “per la vicenda di Maria Grazia”.
“Io, quando mi sono incazzata, gliel’ho detto a Bobo – dice a Giacomo Ciriello, capo della segreteria di Maroni – quella storia lì della Maria Grazia. Mi è stato riferito da persone che non potevano sapere, che c’è questa qui.. Allora, dico io, non va bene per te, perchè prima o poi, viene fuori.. Gli ho detto solo “secondo me hai fatto una cazzata” “.
D’altronde il rapporto di Votino con Paturzo non sembra affatto amichevole. “Ci hai portato pure la iena?”, chiede la Votino a Carluccio, quando questa le parla dell’ufficio al 35esimo piano.
(da “La Repubblica“)
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Giugno 10th, 2015 Riccardo Fucile
LO STIPENDIO DI MARIA GRAZIA PATURZO LO AVREBBE STABILITO LEI STESSA
Un contratto di collaborazione tagliato su misura.
Talmente anomalo, che la stessa persona che ne beneficiava, avrebbe quantificato il compenso.
È di questo che si è convinto il pm di Milano Eugenio Fusco, nell’inchiesta che vede il governatore Roberto Maroni indagato per “induzione indebita” e “turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente”.
Gli assi in mano alla procura e agli investigatori del Noe, in parte vengono calati il 16 luglio dello scorso anno, quando a verbale viene ascoltata Maria Grazia Paturzo. Una delle due “beneficiate”, stando all’accusa, dell’assunzione privilegiata.
“Come nasce per lei l’opportunità di lavoro con Expo 2015?”, chiede alla teste il pm: “A fine estate in un incontro con il presidente Maroni mi era stato detto da lui di un’esigenza – sua – di avere una figura di raccordo con la Regione”.
I magistrati sono perplessi, e mostrano alla Paturzo la mail del 26 settembre 2013, inviata ad Andrea Gibelli (un altro esponente leghista indagato nell’inchiesta, all’epoca segretario generale della Regione).
E le chiedono: “Chi le ha detto di inserire la cifra di 65 mila euro nella mail inviata a Gibelli?”. La teste “non ricorda”.
Da quanto risulta dalle indagini, la retribuzione è stata stabilita “dalla stessa Paturzo”, che l’ha indicata a un altro funzionario Expo.
E a quel punto l’accusa affonda il colpo. “Con chi ha stabilito la cifra di 65 mila euro indicata nella mail a Gibelli e perchè la concorda con lui che è segretario in Regione, circa due mesi prima del colloquio in Expo?”.
A questo punto, Paturzo spiega come “già a luglio 2013, con Maroni si è parlato di un mio ruolo in Expo e in quelle occasioni, il presidente mi indicò una cifra approssimativa intorno ai 60/65 mila euro. Non so dirle per quale ragione il presidente mi disse questa cifra penso che la ritenesse adeguata al ruolo che andavo a ricoprire”.
Un’assunzione, quella della Paturzo – definita dai pm “legata affettivamente” al governatore lombardo -, che ha mandato su tutte le furie la responsabile della comunicazione del governatore.
La considerava “un errore”, Isabella Votino, ascoltata il 14 luglio scorso dai pm. “Perchè lui (Maroni, ndr), sapeva che la Paturzo era stata una mia collaboratrice e io mi ero trovata male con lei”.
Insiste nel suo ragionamento la Votino. “Una scorrettezza nei miei confronti e le spiego perchè. Glibdissi più o meno così: “Io ti ho avvisato e ti ho detto quello che penso, non capisco le ragioni per cui ti vuoi servire di lei”. Io potevo solo supporre, all’epoca, che ci fosse tra loro una relazione che peraltro Maroni mi ha sempre negato fino all’ultimo”.
Emilio Randacio
(da “La Repubblica”)
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Giugno 10th, 2015 Riccardo Fucile
INTERCETTAZIONI E SMS: CHE RUOLO DOVEVA AVERE LA PROTETTA?
Ieri pomeriggio Roberto Maroni è andato in Consiglio Regionale per commemorare i cent’anni del genocidio armeno.
Come successe all’ex presidente Roberto Formigoni, che aveva “dimenticato” le ricevute dei suoi viaggi a scrocco sugli yacht dei molto favoriti (da lui) faccendieri della sanità lombarda (Daccò e Simone), così oggi Roberto Maroni sembra dimenticare che i “maneggi” e le raccomandazioni, specie se fatti a telefono, lasciano tracce.
E le intercettazioni depositate nel fascicolo del procuratore aggiunto Eugenio Fusco, rivelano se non un metodo, forse una sindrome P, come Pirellone, come potere.
Maria Grazia Paturzo e Mara Carluccio hanno collaborato in passato con Roberto Maroni.
E lui vuole riaverle accanto, ma per fare che cosa esattamente?
“Io – dice Mara al commercialista – non posso fare il contratto con la Regione, l’approvo con una società che si chiama Eupolis, che è una società di ricerca Formazione, che è della Regione Lombardia”.
E l’altra giovane, Maria Grazia, spiega alla sorella Veronica: “Sto producendo sta relazione da inviare alla società (ridendo) Non ho fatto un cazzo, io non so che ci devo mettere dentro, incredibile (…) e la devono firmare e basta”.
Maria Grazia ha un contratto di consulenza per 5mila 417 euro mensili, e adesso, a scandalo scoppiato, è assistente di un assessore.
Mara incassava 29.500 euro l’anno, come suggerito dal commercialista.
Qualunque sia il contratto e il datore di lavoro, loro si occuperanno, parole di Maria Grazia, degli “eventi internazionali legati al presidente come ‘figure di supporto legate al presidente'”.
(da “La Repubblica“)
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