Marzo 3rd, 2016 Riccardo Fucile
E’ L’INDAGINE CHE PORTO’ LA MINISTRA ALLE DIMISSIONI
La Procura della Repubblica di Benevento ha chiesto il rinvio a giudizio di sei persone, fra le quali l’ex
ministro delle Politiche Agricole e parlamentare Nunzia De Girolamo (Forza Italia), al termine dell’inchiesta su presunte irregolarità all’Asl di Benevento.
Oltre a De Girolamo, è stato chiesto il rinvio a giudizio del direttore sanitario Gelsomino Ventucci, del direttore generale Michele Rossi, dell’ ex capo della segreteria di De Girolamo, Luigi Barone (oggi componente del Direttivo Nazionale di Ncd), di un altro collaboratore della deputata, Giacomo Papa, e del sindaco di Airola (Benevento), Michele Napoletano.
Le richieste di rinvio a giudizio – secondo quanto si è appreso in tarda serata a Benevento – sono state formulate dal procuratore della Repubblica Giovanni Conzo e dal sostituto Nicoletta Giammarino e saranno esaminate dal Gup il prossimo 29 aprile.
Nei riguardi di De Girolamo e degli altri cinque indagati, la Procura ha ipotizzato, a vario titolo, i reati di concorso in concussione, abuso di ufficio e offerta di utilità per ottenere il voto elettorale per provvedimenti dell’Asl di Benevento relativi al periodo compreso fra il 2010 e il 2013.
Travolta dall’ inchiesta Nunzia De Girolamo si dimise da ministro il 26 gennaio 2014, perchè non si senti “difesa2 e per difndere la sua “dignità “.
Sempre in serata si è saputo che il gip Flavio Cusani ha già respinto le richieste dei pm di archiviazione per l’ex direttore amministrativo della Asl di Benevento, Felice Pisapia, e per il dirigente della stessa Asl Arnaldo Falato.
Pisapia registrò alcune conversazioni, in cui si parlava della gestione della Asl, nell’abitazione dell’allora ministro delle politiche agricole De Girolamo che, in seguito all’inchiesta, si dimise dall’incarico di governo.
(da agenzie)
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Marzo 3rd, 2016 Riccardo Fucile
“CASI DOCUMENTATI DI VIOLAZIONE DELLE PROCEDURE”
Hotspot illegali, luoghi di respingimento più che di prima accoglienza, dove le leggi italiane, la convenzione di Ginevra e le leggi europee sul diritto d’asilo sono violate quotidianamente.
E’ questa la denuncia che diverse organizzazioni umanitarie, come: Arci, Medici senza Frontiere, il Consiglio italiano per i rifugiati e tante altre sedute al tavolo nazionale Asilo, hanno fatto in Senato.
“Abbiamo riscontrato gravi violazioni dei diritti umani, vengono fatte discriminazioni in base alla nazionalità , sono espulsi automaticamente gambiani o nigeriani, quando la procedura prevede di valutare la storia individuale del soggetto richiedente asilo” è quanto afferma Luigi Manconi, il presidente della Commissione per la tutela dei diritti umani in Senato.
“Non viene fornita assistenza di base, nessuna cura sanitaria, vengono sbattuti per strada anche senza beni primari come vestiti o cibo. Senza nessun tipo d’informazioni, senza l’ausilio di interpreti sono costretti a firmare un foglio di via in cui c’è scritto che entro una settimana devono lasciare il paese. Procedure illegittime che sono state cassate anche nei tribunali dove abbiamo impugnato tali provvedimenti di respingimento differito” spiega Filippo Miraglia, presidente Arci.
“Anche i minori, che secondo legge dovrebbero essere accolti in ogni caso, sono stati sottoposti a tale procedura discriminante” aggiunge Christofer Hein a capo del Consiglio italiano per i rifugiati.
Le organizzazioni chiedono al governo di poter monitorare gli Hotspot e fornire assistenza e informazioni sul diritto d’asilo ai migranti appena sbarcati in Sicilia
Irene Buscemi
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 3rd, 2016 Riccardo Fucile
UN TESTIMONE: “USATI COME SCUDI UMANI DALL’ISIS”
“Relativamente alla diffusione di alcune immagini di vittime di sparatoria nella regione di Sabrata in
Libia, apparentemente riconducibili a occidentali, la Farnesina informa che da tali immagini e tuttora in assenza della disponibilità dei corpi, potrebbe trattarsi di due dei quattro italiani dipendenti della società di costruzioni ‘Bonatti’, rapiti nel luglio 2015.
Precisamente di Fausto Piano e Salvatore Failla (gli altri due sono Gino Pollicardo e Filippo Calcagno, ndr). Al riguardo la Farnesina ha già informato i familiari.
Sono in corso verifiche rese difficili, come detto, dalla non disponibilità dei corpi”. Alla notizia, il Copasir ha convocato con urgenza il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega ai servizi, senatore Marco Minniti. La riunione si svolgerà oggi alle 14,30.
A Sabrata, nell’ovest del Paese nordafricano, le forze di sicurezza libiche hanno condotto ieri un raid in un covo di presunti militanti dello Stato Islamico.
Dopo il blitz, il portavoce del Consiglio militare di Sabrata aveva fornito un bilancio di sette jihadisti uccisi e di tre sospetti fuggiti.
Ma il video dell’azione avrebbe rivelato un’altra verità : nello scontro a fuoco sarebbero caduti anche i due ostaggi italiani.
Un testimone libico, rientrato a Tunisi da Sabrata, riferisce all’Ansa che i due italiani “sono stati usati come scudi umani” e, conferma, sarebbero morti “negli scontri” con le milizie di ieri a sud della città , nei pressi di Surman.
Ancora su Sabrata, venerdì 19 febbraio gli Stati Uniti avevano compiuto un raid aereo contro un campo dello Stato islamico, che mirava al miliziano Isis Noureddine Chouchane, tunisino ritenuto legato ai due grandi attacchi dell’anno scorso in Tunisia (quello del 18 marzo al museo del Bardo a Tunisi e quello del 26 giugno sulla spiaggia di Sousse).
Come ricordato dalla Farnesina, i quattro tecnici italiani erano stati sequestrati a Sabrata il 20 luglio 2015 mentre, rientrati da una breve vacanza in Italia, muovevano dalla Tunisia verso l’impianto gasiero di Mellitah, 60 chilometri da Tripoli, controllato dall’Eni e da dove parte il gasdotto Greenstream.
Il conducente dell’automezzo su cui viaggiavano senza alcuna scorta fu lasciato libero di andarsene e riferì che i sequestratori non avevano ostentato “posizioni radicali o politiche”.
Per le modalità del rapimento, una fonte di Palazzo Chigi riferì a Repubblica della profonda irritazione del governo nei riguardi della società Bonatti e della stessa Eni per aver mandato i loro tecnici “allo sbaraglio” in un “quadrante di mondo dove l’Italia non ha più un’ambasciata e dove i protocolli di sicurezza devono essere stringenti”.
L’accusa, senza giri di parole: “Non hanno evidentemente saputo proteggere i propri dipendenti integrando le proprie procedure”.
Nessun commento per ora dalla Bonatti con sede a Parma. “Non siamo autorizzati a rilasciare alcun commento”, è la risposta alle richieste di informazioni su quanto ha rivelato la Farnesina. L’azienda attende di avere maggiori riscontri prima di esprimersi, molto probabilmente con una nota ufficiale.
Ha invece sentito la moglie di Salvatore Failla l’avvocato Francesco Caroleo Grimaldi: “E’ ovviamente disperata e chiede che il suo dolore sia rispettato. Non c’è ancora assoluta certezza che sia proprio suo marito uno dei due italiani rimasti uccisi in Libia. Per questo sta vivendo queste ore con infinita angoscia”. Per il penalista “quanto accaduto è un fatto spaventoso. Se ci sono responsabilità a qualsiasi livello mi auguro che vengano al più presto individuate”.
(da agenzie)
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Marzo 3rd, 2016 Riccardo Fucile
SALVINI BOCCIA BERTOLASO E ORA VORREBBE CHE LA MELONI FACESSE QUELLO CHE LUI NON HA AVUTO IL CORAGGIO DI FARE: CANDIDARSI A SINDACO… BERLUSCONI TIRA DRITTO CON BERTOLASO
Il gioco dell’oca potrebbe durare ancora per giorni.
La partita per il candidato del centrodestra a sindaco di Roma torna ciclicamente alla casella del “via”.
Il punto è che – affatto casualmente – a tirare i dadi, che ogni volta rimettono tutto in discussione, è sempre e solo Matteo Salvini.
“Guido Bertolaso ad oggi non è il mio candidato” dice il leader della Lega al Corriere Tv. Nè l’ex capo della Protezione civile, dopo le sue parole sui rom, sembra capace di agevolare la sintonia con gli alleati, visto che decide di rivendicare una sua presunta vittoria ai banchetti leghisti, classificando i suoi voti come “veri” e bollando quelli altrui come “taroccati”.
Ma, soprattutto, il segretario del Carroccio rilancia la corsa per il Campidoglio del presidente di Fdi. “Se si facesse avanti Giorgia Meloni il problema non si porrebbe, il mio candidato sarebbe lei”, dice.
In apparenza una lusinga, di fatto una mela avvelenata.
Il segno di una rivalità che è probabilmente destinata a crescere e che su Roma ha semplicemente il suo primo banco di prova.
La rottura di quell’asse nero-verde nato in nome dell’offensiva dei giovani contro l’indissolubile leadership di Silvio Berlusconi.
Il segretario padano ha bisogno di avviare lo sfondamento al Sud per dare consistenza a una sua leadership nazionale. Ma, in fondo, nella Capitale ‘Noi con Salvini’ ha poco da perdere in termini di percentuale.
Per Fratelli d’Italia, invece, la storia è completamente diversa: fallire a Roma, la roccaforte, significa segare le gambe alle ambizioni del partito e della sua leader.
Per questo, appena 24 ore fa a Ballarò, Giorgia Meloni continuava a non escludere definitivamente una sua candidatura nonostante la gravidanza, seppur relegandola a “extrema ratio”.
Intanto, Salvini continua a prendere tempo e a chiedere quelle “primarie vere” che dopo la gazebata dell’ultimo fine settimana si sono trasformate nella foglia di fico per coprire il caos in cui ha cacciato la coalizione mettendo in discussione il candidato già designato insieme agli altri leader del centrodestra.
“In 20 giorni, da qui a Pasqua – spiega – il tempo c’è. Prendiamo il modello del Pd, ma le facciamo meglio”.
Di fatto, non più di un’ipotesi di scuola. Forza Italia, infatti, di consultazioni degli elettori non ne vuol sentire parlare: l’avversione di Silvio Berlusconi per uno strumento considerato “manipolabile” non è una novità .
Domani l’ex premier si sottoporrà ad un intervento all’occhio al San Raffaele e quindi venerdì non sarà presente (se non in spirito, cioè attraverso un video messaggio) alla kermesse organizzata da Antonio Tajani all’Ergife di Roma.
Un evento che si ripete ogni anno ma che, questa volta, dovrebbe trasformarsi di fatto in un’occasione per lanciare ufficialmente la candidatura di Bertolaso.
“Noi di Forza Italia – dice ad Huffpost il vice presidente del Parlamento europeo – non abbiamo nessun dubbio su questa candidatura. C’è un accordo firmato da tutti i leader del centrodestra e per noi è quello a far fede”.
Anche perchè, come ha confidato lo stesso Berlusconi a Salvini nella colazione ad Arcore di due giorni fa: “Ho pregato Bertolaso in ginocchio di candidarsi e ora non esiste che io gli chieda di farsi da parte”.
(da “Huffingtonpost”)
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