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CINQUESTELLE TORINO: “”COMANDA UN GRUPPO SEGRETO”

Marzo 13th, 2016 Riccardo Fucile

L’ATTO DI ACCUSA DEGLI ESPULSI: REGOLE STRAVOLTE, DOSSIER E VELENI

Dopo le regionali hanno cominciato a nascere i “gruppi segreti”. Così li chiamano nel mondo underground del Movimento 5 stelle. Nessuno che non sia ammesso può partecipare e leggere i contenuti. Dentro si dialoga animatamente, a volte ci si insulta minacciando querele.
Sono ammessi quelli che dovrebbero essere i più motivati del Movimento 5 stelle, il gruppo pensante, i più dinamici: sono circa 160 nel gruppo attivisti e attiviste di Torino. Ma dalla rete segreta stanno cominciando le fuoriuscite: qualcuno è esasperato da toni e insulti, altri vengono “bannati”, come si usa dire in gergo. Improvvisamente sparisce.
E’ capitato a Manola Gozza, messa fuori ad aprile del 2015.
Le ragioni? Lei la racconta così: “Ero andata fuori Italia e quando sono tornata semplicemente non c’ero più. Ho chiesto ripetutamente spiegazioni a Marina Commisso e Gianni Limone del gruppo comunale che allora erano “amministratori”, ovvero quelli che autorizzano l’ingresso nel gruppo e controllano i contenuti. Nulla, non ho capito. In un riunione successiva del gruppo segreto ho chiesto spiegazioni. C’erano tutti, dal consigliere Davide Bono a Chiara Appendino e il marito. Sguardi bassi, nessuno ha risposto. Poi mi hanno preso da parte e mi hanno fatto capire che frequentavo gente non troppo gradita e avevo messo un “like” ad un progetto sottoscritto da Eleonora Bechis, uscita dal Movimento, e dalla deputata Giulia Sarti. Un progetto di volontariato che si chiama “Un sacco di vita””.
Fuori per un “like”? Cosa succede nel Movimento 5 stelle piemontese?
Il fiume del dissenso è in piena: si denunciano espulsioni, la presenza di dossier, si dice che le “regole non ci sono e cambiano ad hoc quando si va al voto ” e che ci sono “eletti che non dovrebbero avere il ruolo di “organizer” ma che invece organizzano e coordinano “.
Mentre a Napoli sono state espulsi attivisti perchè i gruppi segreti al nazionale non piacciono “qui in Piemonte sono ammessi e si diffondono”.
Il paradosso è che al gruppo segreto si risponde con “sotto-gruppi segreti” di dissenso a cui partecipano anche membri del gruppo ufficiale. Roba da film.
Da Torino mesi fa è partita una lettera indirizzata a Beppe Grillo in cui si segnalano casi e fatti. L’ha firmata Margherita Cardone, insegnante di matematica e fisica in pensione di 71 anni ed attivista da sempre, uscita volontariamente dal “direttivo” perchè “indignata dal comportamento verso Manola Gozza e la decisione di andare per avvocati per uno scambio piuttosto duro con un attivista all’interno del gruppo segreto”.
Tre pagine in cui si racconta persino delle dichiarazioni sulla presenza di dossier sugli attivisti.
“Come me, altri, anche alcuni eletti, hanno cominciato a criticare questo atteggiamento prevaricatore. Così hanno deciso di inventarsi un altro sistema facendo riunioni a porte chiuse per isolare quelli che facevano domande ed esprimevano critiche “.
A Torino, incalza Cardone “gli attivisti sono utili solo se offrono bassa manovalanza a bocca chiusa”.
A novembre dello scorso anno invia anche un sms a Roberto Fico: “Gli attivisti pensanti e onesti non possono più accettare la deriva autoritaria e costrittiva che stiamo subendo nel movimento piemontese. Possiamo documentare “.
Fuori da Torino il clima è più sereno? Non pare proprio.
A Nichelino Domenico Cuppari è stato espulso. Lui è architetto e ufficiale dell’esercito, in passato candidato sindaco e ora non più interesato al ruolo.
Dopo la sospensione avvenuta il 18 gennaio 2016 perchè avrebbe utilizzato su una pagina facebook il logo del Movimento, ha presentato ricorso al Comitato d’Appello nazionale dichiarando che a suo parere, e a parere di molti altri attivisti di Nichelino, la vera ragione dell’espulsione era invece “non consentire ad un nuovo meet-up “Nichelino in movimento-amici di Beppe Grillo” di poter presentare un candidato in antitesi a quella del gruppo locale.
L’espulsione è datata 28 gennaio. Il resoconto di Cuppari della riunione che si è svolta l’8 gennaio a cui ha partecipato anche il parlamentare Ivan Della Valle rivela quanto sia forte il disagio: “Avevo accompagnato questi attivisti che volevano presentare una candidatura alternativa.
Ma dopo molte discussioni Della Valle ha detto pubblicamente che si poteva andare alle primarie. Peccato che subito dopo noi siamo stati allontanati e in venticinque hanno votato la candidatura di Antonella Pepe.
Pochi giorni dopo c’è stata la conferenza stampa”. Ejlal Moughari, iraniano operaio specializzato, conferma e sintetizza quello che dice essere il clima: “Il metodo che usano è quello della supervisione. Loro vedono te e tu non puoi vedere loro. Le regole sono flessibili e dalle regole si esce quando si capisce che ci sono persone che possono mettere a rischio le poltrone del gruppo di potere”.
C’è pure lo strano caso di Lucia Pascalis, giornalista e attivista di Chivasso.
Dopo una denuncia di alcuni consiglieri del Movimento contro ignoti per “sospetta violazione della corrispondenza e presunto reato di ricettazione”, nel 2013 a casa sua si presentarono i carabinieri. E’stata assolta il 16 febbraio.

Sara Strippoli
(da “La Repubblica”)

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MILIONI DI VECCHI ELETTORI IN FUGA DAL PD, MA ALTRETTANTI SI AVVICINANO

Marzo 13th, 2016 Riccardo Fucile

I SONDAGGI PARLANO DI TRADIZIONALISTI CHE SI ALLONTANANO MA SENZA TROVARE ANCORA UNA SINISTRA DI RIFERIMENTO… I CASI AIRAUDO, BASSOLINO E BRAY

È un fenomeno silenzioso, ancora non certificato dal sistema politico-mediatico eppur imponente: milioni di «vecchi» elettori stanno abbandonando il Pd e più o meno un numero analogo di nuovi elettori vi si stanno avvicinando.
Le intenzioni di voto al Pd ancora in queste ore restano su percentuali significative (tra il 30 e il 34%, a seconda degli istituti) ma quelle intenzioni sono la somma di un imponente ricambio di elettori, come dimostrano da due anni gli studi dei flussi elettorali del Cattaneo di Bologna e tutti i principali istituti di sondaggi
Un ricambio di elettori all’interno di uno stesso partito che non ha precedenti nella recente storia della Repubblica: in entrata quasi tutti gli ex elettori di Mario Monti e (in misura minore) di Forza Italia; in uscita c’è un elettorato di sinistra, ma non soltanto, che dopo un innamoramento iniziale per Renzi (boom alle Europee 2014), non ama lo stile e le politiche del premier: un elettorato prevalentemente over 60 e under 25
È esattamente questo bacino potenziale l’innesco non dichiarato, della fiammata di queste ore attorno alla suggestione di una scissione, evocata da Massimo D’Alema, in una intervista al «Corriere della Sera» nella quale l’ex premier ha indicato esplicitamente l’ipotesi di una «nuova forza».
Ma quella di D’Alema non è l’unica sirena nell’area ai confini del Pd.
Attorno allo spazio politico rappresentato da milioni di elettori delusi e in gran parte «parcheggiati» nell’astensione (come dimostrano gli studi del Cattaneo) si sono manifestati diversi «acquirenti», diverse offerte, un rosario di leader potenziali dell’area, sempre in litigio tra loro: Sel senza più Vendola; i fuoriusciti dal Pd, divisi tra i «tradizionalisti» come Fassina e D’Attorre e Civati; la minoranza Pd; un leader potenziale come Maurizio Landini, che non ne vuole sapere di beghe politiche e pensa ancora a conquistare la guida della Cgil, strappandola a Susanna Camusso.
Eloquente quanto sta accadendo nelle quattro città  nelle quali si voterà  alle amministrative di giugno.
A Torino i sondaggi sono concordi nel quotare Giorgio Airaudo, ex Fiom oggi Sel, su percentuali sorprendenti, poco al di sotto del 10 per cento; a Napoli Antonio Bassolino ha già  detto che, se non avrà  «giustizia» sulla questione delle Primarie, si presenterà  in contrapposizione con la candidata ufficiale; ieri il vice di Renzi al Pd, Lorenzo Guerini, da Napoli diceva: «Non ci sarà  una lista Bassolino». Ma se non gli daranno soddisfazione, l’ex sindaco di liste in appoggio ne ha già  pronte tre.
A Milano fino a 48 ore fa l’area a sinistra del Partito democratico scommetteva su una candidatura prestigiosa, quella dell’ex pm Gherardo Colombo; a Roma da settimane è in atto un pressing su un personaggio fuori dagli schemi partitici, capace di catalizzare un elettorato colto e di sinistra, l’ex ministro dei Beni Culturali Massimo Bray.
Un «poker rosso» che è entrato parzialmente in crisi nel giro di poche ore: Colombo ha declinato, mentre Bray (che resiste anche in quanto direttore di una istituzione come la Treccani) non ha ancora sciolto la riserva e nelle prossime ore potrebbe spuntare un appello di intellettuali per farlo candidare.
Si tratta di quattro operazioni che insistono sullo stesso elettorato ma con registi e motivazioni diverse.
Antonio Bassolino col suo slogan «Di nuovo ci sono io», si propone come collaudato uomo di governo e al tempo stesso come espressione dell’anti-establishment, ma sicuramente non con un’etichetta di sinistra.
Massimo Bray invece è sospinto da Massimo D’Alema, con l’idea esplicita di intercettare la scissione in atto nell’elettorato del Pd.
Ma la minoranza di sinistra, dal suo “congresso” gli ha detto no: «Noi vogliamo dare una mano», ha detto Roberto Speranza nel passaggio più esplicito della sua relazione.
E quanto a Giorgio Airaudo, la sua è sfida a viso aperto al sindaco del Pd Piero Fassino, che con il ponte lanciato verso personalità  (ed elettori) del centro-destra, ha scoperto il lato sinistro.
Dice Pippo Civati: «Da tempo ripeto che questa è un’area politicamente molto estesa, ma bisogna saperla coltivare con candidature di rinnovamento e comunque di alto profilo, come poteva essere quella di Gherardo Colombo o, come potrebbe essere quella di Massimo Bray. Altre candidature sembrano rispondere di meno a quei requisiti».

Fabio Martini
(da “La Stampa”)

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BERLUSCONI: “UN POLITICO AL POSTO DI BERTOLASO? GLI RIDERO’ IN FACCIA”… LA MELONI MANDA RAMPELLI IN PELLEGRINAGGIO: “ABBIAMO SOSTENUTO BERTOLASO FIN DAL PRIMO MOMENTO”

Marzo 13th, 2016 Riccardo Fucile

SILVIO DI NUOVO AI GAZEBO: “NON PRENDO ORDINI DA CHI NON SAREBBE IN GRADO DI AMMINISTRARE NEANCHE UN’EDICOLA” … E FDI SI RIMANGIA IL NO A BERTOLASO, LA FARSA CONTINUA

Secondo giorno di “gazebarie” per Forza Italia a Roma, la consultazione voluta dal partito di Silvio Berlusconi per sondare il gradimento degli elettori sulla candidatura di Guido Bertolaso a sindaco e le priorità  del programma elettorale del centrodestra. Urne snobbate dalla Lega, da Storace e da Fratelli d’Italia.
E il leader di FI torna ancora oggi all’attacco: “Noi siamo sicuri di Bertolaso” dice dal gazebo del Portuense.
“Queste non sono primarie” ribadisce “sono fatti informativi verso i romani”. E ancora: “Quando arriverà  un politico e mi dirà  voglio andare al posto di Bertolaso, io gli riderò in faccia e gli dirò ‘dove vuoi andare che non sei neanche capace di amministrare un’edicola’”.
Poi la stoccata agli (ex?) alleati: “Me li sono trovati”.
Se spera di convincere Salvini e Meloni? “Io non porto avanti speranze, vedano loro che fare, noi siamo sicuri di Bertolaso”.
Sul centrodestra “non vedo conseguenze fallimentari” di una mancata intesa “perchè io non mi rivolgo agli elettori del centrodestra ma a tutti gli elettori romani. Io sto proponendo un cambiamento di prospettiva totale a Roma, Napoli, Milano“.
Ma la novità  è la visita del braccio destro della Meloni,   Fabio Rampelli, capogrupo FdI alla Camera,che smorza: “Abbiamo collaborato attivamente ai gazebo, speriamo in un esisto positivo per Bertolaso che abbiamo sostenuto fin dal primo momento, anche per una riaggregazione del centrodestra”.
Per tutta la giornata di ieri, primo giorno di voto, è andato avanti il balletto sui numeri aggiornati ora dopo ora da Renato Brunetta, capogruppo a Montecitorio, fino all’annuncio finale di Bertolaso: “L’affluenza è stata stimata tra le 29mila e le 31mila persone”.
E ora Brunetta aggiunge: “Un risultato straordinario che sarà  completato oggi. Pensiamo di superare i livelli del Pd qui a Roma” che alle primarie, dopo il riconteggio dei voti, aveva registrato 44.500 elettori.
Che si tratti di numeri taroccati è certificato dal fatto che per votare basta presentare un documento che attesti la residenza a Roma. Poi non si viene nemmeno registrati. E, potenzialmente, si può rivotare in un altro gazebo.
Ma è innegabile che tutte le primarie in Italia sono taroccate, visto che controlli esterni non ve ne sono, a cominciare da quelle del Pd, per non parlare dei “diecimila” che avrebbero votato alle “primarie leghiste”.
“Qualche gazebo però ha chiuso anche alle 20 perchè c’era ancorta chi voleva votare” si difendono i vertici di Forza Italia.
Chiuse le urne alle 13.20, nel tardo pomeriggio si sapranno i risultati di affluenza e preferenze. Il risultato sembra scontato, almeno per Berlusconi: “Avanti con Bertolaso”.
I romani che partecipano alle ‘gazebarie’ per Guido Bertolaso sindaco di Roma sono consapevoli dei possibili brogli, delle truppe cammellate, di schede false o pre-compilate.
“Non c’è modo di evitarli, i brogli sono dappertutto veda le primarie del Pd”, commentano due elettori.
Nonostante tutto, la maggior parte esprime con convinzione il sì all’ex capo della protezione civile. “E’ un uomo capace, serio”.
“Salvini sbaglia, divisi si perde”, sostengono in tanti. “Troppo nordico per capire la Capitale”, e ancora: “Se il leader della Lega dice no vada per la sua strada”.

(da agenzie)

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GAZEBARIE ROMA: “GIA’ 30.000 VOTANTI, IN ALCUNI SEGGI ABBIAMO FINITO LE SCHEDE”. E SILVIO MINACCIA: “ORA LA COALIZIONE SALTA IN TUTTA ITALIA”

Marzo 13th, 2016 Riccardo Fucile

BERLUSCONI: “I GAZEBO LI HANNO CHIESTO SALVINI E LA MELONI, ORA DISERTANO”… L’ULTIMA DI SALVINI: NASCONDERSI IN UN LISTONE UNICO PER NON FARSI CONTARE… ORA VA A BUSSARE ALLA PORTA PERSINO DI FITTO… LA MELONI HA PERSO IL TRAM, PER GUIDARE IL CENTRODESTRA BISOGNA AVERE LA PATENTE

Veri o falsi che siano, i risultati del primo giorno delle gazebarie volute da tutti e poi boicottate da Lega e Fdi, sono comunicati in serata dal Comitato organizzatore in una nota:
“La risposta agli scettici la stanno dando i romani. Alle 18, orario di chiusura dei gazebo è stata stimata un’affluenza tra le 29-31.000 persone. Una partecipazione oltre ogni aspettativa già  per il primo giorno, tanto che alcuni seggi hanno dovuto chiudere anticipatamente avendo terminato le schede. Ecco perchè domani il kit dei gazebo sarà  rifornito di schede aggiuntive».
«Spero che tanti altri cittadini andranno a esprimere la loro opinione domattina – aggiunge Bertolaso – Poi domani sera avremo i risultati definitivi, ma quel che è certo è l’avviso di sfratto al malgoverno di questa città ».
Poche ore prima Berlusconi, in visita ai seggi aveva dichiarato: «Bertolaso sono sicuro che vincerà  al primo turno perchè i romani hanno buon senso».
A questo punto indietro non si torna, insomma. E a chi gli chiede notizie sulle intenzioni della Meloni risponde: «L’ho sentita questa mattina, mi aspetto che mi dica cosa vuole fare. Auspico che si aggreghi a questa nostra campagna con Bertolaso candidato sindaco». Sottointeso: se non lo fa, andiamo avanti da soli.
La Meloni ora frena: «L’unica possibilità  che io corra è che lo faccia per vincere. E per vincere dobbiamo starci tutti, Lega e Storace compresi».
Ma se Berlusconi non è d’accordo, ovvio che la Meloni non va a bruciarsi.
Ma non è tutto, stavolta Silvio ha nel mirino Salvini.
«A questo punto la coalizione salta in tutta Italia» avrebbe minacciato il leader azzurro.
Salvini ormai ne spara una al giorno, ora ipotizza un centrodestra alternativo che a Roma sarebbe battezzato con uno spericolato asse Storace-Marchini ma che in tutta Italia potrebbe vedere persino un accordo con Raffaele Fitto.
Un delirio da fantascienza.
A cui si aggiunge una condizione chiesta da Salvini alla Meloni: un listone unico del centrodestra a Roma dove infilare qualche suo uomo senza esporsi alla brutta figura di presentare la lista Noi con Salvini che prenderebbe percentuali minime.
Ovviamente la Meloni non ci sta, vuole una lista di partito in grado di sfruttare il «traino» della candidata.
E neanche a farlo apposta, proprio oggi il sondaggio Ipsos di Pagnoncelli, certifica l’aggancio di Forza Italia (13%) alla Lega (13,2%) a livello nazionale .
Qualcuno continua a parlare di leadership senza averne titolo, dopo aver perso il 3% in pochi mesi.
Un manicomio.

(da agenzie)

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IL PARADOSSO: ALLE PRIMARIE PD RENZI NON HA RIVALI, MA L’ELETTORATO NON HA FIDUCIA NEL SUO OPERATO

Marzo 12th, 2016 Riccardo Fucile

IL SONDAGGIO DI SCENARI POLITICI: IL 67,4% DEL POPOLO DELLE PRIMARIE VOTEREBBE PER MATTEO MA IL 67,2% NON HA FIDUCIA IN LUI

A mani basse.
In caso di voto alle primarie per scegliere il prossimo segretario del Partito Democratico, Matteo Renzi vincerebbe con larghissima maggioranza.
Lo rivela un sondaggio di Scenari Politici condotto per l’Huffington Post.
In caso di consultazioni interne al partito, Matteo Renzi raccoglierebbe il 67,4 per cento dei voti. Staccati nettamente gli altri esponenti del Pd.
In particolare Enrico Rossi, governatore della Toscana e per ora unico reale sfidante di Renzi alla segreteria del Pd, ha solo il 15,8 per cento dei consensi.
Dietro di lui Roberto Speranza, ex capogruppo dem alla Camera, ha invece il 7,9 per cento dei voti dei democratici.
Un risultato positivo che però si scontra con la poca fiducia che Renzi trova nell’elettorato, dove si fa sentire l’effetto-primarie, con i brogli documentati a Napoli e il caso delle schede gonfiate a Roma.
Il 67,2 per cento degli intervistati, infatti, dice di avere poca o nessuna fiducia nell’operato del presidente del Consiglio.
In particolare, alla domanda “quanta fiducia ha in Renzi”, il 44,5 per cento risponde “nulla”, il 22,7 per cento “poca”.
Solo il 17,1 per cento del campione dice di avere “molta” fiducia, mentre il 13 per cento ne ha “abbastanza”.

(da “Huffingtonpost”)

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NAPOLI, LA DESTRA E’ AI MARGINI DELLO SCENARIO POLITICO

Marzo 12th, 2016 Riccardo Fucile

UN’ALTRA OCCASIONE MANCATA… VERSO IL BIS DI DE MAGISTRIS

Questa mattina a Napoli si sono svolte due manifestazioni politiche.
Una l’ha organizzata ‪Bassolino‬ e si è tenuta al Teatro Augusteo.
L’altra l’ha organizzata ‪‎Rivellini‬ per lanciare la propria candidatura a Sindaco di Napoli con la lista “Napoli Capitale” di Azione Nazionale.
Bassolino ha mobilitato 1500 persone facendo il tutto esaurito   a “l’Augusteo”.
Rivellini e ‪Storace‬ (che e’ intervenuto all’adunanza) hanno parlato in una saletta con una capacità  di appena 120 posti.
Sul messaggio pseudo-politico e sulla conseguente capacità , per il presunto centro-destra cittadino, di “dire la propria” in vista delle imminenti amministrative, c’è poco da dire.
La destra e’ ai margini dello scenario politico, in perenne bilico tra il 1,9% “accreditato” dai sondaggi a Rivellini di ‪Azione Nazionale‬ e il 2,3% “accreditato” a ‪Taglialatela‬ di ‪FdI‬.
Il ‪PD‬, dal canto suo, con la storia delle primarie “pezzotte”, rischia un serio capitombolo. I “grillini” combineranno poco: saranno irrilevanti.
Resterebbe il “Candidato Sindaco Scugnizzo”, ‪‎Lettieri‬, ma non credo proprio che, stante la frammentazione politica in atto nell’area potenzialmente alternativa a quella “arancio-rosso”, possa andare oltre il 15, 18%…
Insomma, ‪deMagistris‬ si prepara al bis con “buona pace” delle speranze, sia di quella parte di popolo che vorrebbe vedere una politica capace di “fare” una “grande Napoli”, sempre più cosmopolita ed europea, sia della “Napoli delle periferie”, quella sistematicamente dimenticata dalla politica degli ultimi 20 anni e più…
“Panta rei”, insomma, anche nell’ennesima ridda delle occasioni mancate.
Per fortuna resta il “panorama naturale”: quello è sempre bellissimo.

Salvatore Castello
Right BLU – La Destra Liberale

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BASSOLINO NON DECIDERA’ NULLA A BREVE: INAUGURA LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO

Marzo 12th, 2016 Riccardo Fucile

DOPO IL TRIONFO ALL’AUGUSTEO, IL VECCHIO LEONE CENTELLINERA’ LE MOSSE

“Abbiamo vinto moralmente, politicamente e, se si dice la verità  su quei seggi, anche numericamente”.
Antonio Bassolino, cravatta rosso fuoco, arringa la folla dei suoi sostenitori riuniti al teatro Augusteo di Napoli: 1500 persone sedute, ma molti sono rimasti in piedi.
Un pienone che stupisce anche i più stretti collaboratori dell’ex sindaco.
“Non sono in campo per veder perdere il Pd o per perdere io, per fare dispetti a qualcuno ai danni della città . Se sono in campo è perchè so che posso vincere. Attendo fiducioso l’esito del nuovo ricorso per una riflessione sul nuovo punto di partenza. Una riflessione a cui invito anche i vertici di partito”.
“Abbiamo fatto un miracolo: oggi in questo teatro c’è lo stesso numero di persone rispetto agli iscritti Pd di Napoli, senza questa gente che abbiamo mobilitato il Pd non va da nessuna parte”. Standing ovation.
Ma non è (ancora) il momento della resa dei conti, del modello Liguria, come quando Cofferati nel 2015 diede vita a una lista contro il Pd. “Altro che guerre e rese dei conti, bisogna misurare le parole. A Napoli non c’è bisogno di una guerra interna, abbiamo già  la camorra. Io sono qui per un atto d’amore nei confronti della città ”.
Ora è il momento della discussione dentro il Pd.
Il vertice con Lorenzo Guerini venerdì pomeriggio a Napoli è stato solo un primo passo, Renzi e i suoi non hanno ancora realmente deciso cosa fare.
E così la commissione di garanzia, nella riunione prevista per domenica mattina alle 11, potrebbe prendere tempo. Rinviare ad una ulteriore riunione la settimana prossima.
Valeria Valente, la vincitrice delle primarie, per il momento resta ferma. Ribadisce “dialogo e disponibilità ” verso Antonio, suo maestro politico, consapevole che una lista alternativa metterebbe la parola fine ad ogni speranza dei dem di arrivare al ballottaggio. Ma confida che i vertici romani non sconfessino la linea decisa già  domenica scorsa, e dunque ribadire la validità  della sua vittoria, senza alcun annullamento del voto nei 5 seggi incriminati.
“Ma prima di tutto Antonio deve riconoscere la nostra vittoria”, è il concetto ripetuto nello staff di Valente.
Semmai, questa è la linea, pugno duro con gli esponenti dem che hanno passato denaro agli elettori e fatto campagna fuori dai seggi.
Secondo l’agenzia Omninapoli, la commissione di Garanzia del Pd nazionale starebbe per prendere provvedimenti contro Antonio Borriello, il consigliere comunale di Napoli che è stato filmato mentre fa campagna fuori dal seggio di San Giovanni per Valente. Sospensione, o forse un provvedimento ancora più pesante, per dare un segnale di trasparenza e legalità .
Ma a Bassolino e ai suoi sostenitori, ancor più dopo il bagno di folla al teatro Augusteo, questa soluzione non può bastare. “Sarebbe come colpire il reo ma non il reato”, spiegano.
E insistono per l’annullamento dei 5 seggi, o al limite per una nuova votazione.
La battaglia si annuncia lunga e complessa, a cavallo tra carte bollate e politica.
Almeno fino a Pasqua, a quanto si apprende, Bassolino non ha alcuna intenzione di lanciare una lista civica.
“Non abbiamo alcuna fretta…”. Già , perchè dopo una campagna di quasi sei mesi, la stella di Bassolino, paradossalmente, sembra accendersi proprio dopo la sconfitta di misura ai gazebo.
“La città  non ci è mai stata vicina come in questi giorni…”.

(da agenzie)

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SILVIO SHOW: “SALVINI E MELONI PENSANO AI LORO INTERESSI, IO PENSO A ROMA, BASTA COI PROFESSIONISTI DELLA POLITICA, SPAZIO A CHI LAVORA”

Marzo 12th, 2016 Riccardo Fucile

AI FANS CHE URLANO: “SALVINI E’ UN PAPPONE, MOLLALO” RISPONDE “E’ POSSIBILE”… GLI ORGANIZZATORI ENTUSIASTI: “SIAMO GIA’ OLTRE 20.000 VOTANTI”… FALLITO IL BOICOTTAGGIO DI LEGA E FDI CHE NON NE AZZECCANO UNA

“Bertolaso è un fuori classe, non è un politico, il migliore in campo, otterrà  i voti aldilà  delle classiche divisioni partitiche”.
Così Silvio Berlusconi al gazebo allestito vicino al Pantheon di Roma dove oggi ha votato sì per Guido Bertolaso sindaco.
Mostra la carta d’identità  e scherza sulla sua data di nascita: “Sono residente a Roma, fate votare un ottantenne? Ma stamattina ho fatto un’oretta di corsa”.
E per l’obolo da dare al gazebo si fa prestare 50 euro.
“Sono un noto evasore, si sa. Non ho soldi come me. Questi non vanno al comitato ma in beneficenza”, spiega inserendo la banconota nel salvadanaio.
Lo scontro nel centrodestra è ancora acceso, oltre Matteo Salvini anche Giorgia Meloni avanza dubbi sulla candidatura dell’ex capo della protezione civile . “La Lega conta poco a Roma, non avrà  influenza: si decidano”.
E ancora: “Pensano alle carriere e non a Roma, io penso all’Italia, basta con i professionisti della politica, sì alle persone del fare che lavorano”.
Guido Bertolaso ha legato la sua sorte alla partecipazione dei cittadini romani: “Meno di diecimila persone ai gazebo e mi ritiro”.
Ma dal comitato arrivano dati rassicuranti: “Più di ventimila hanno già  votato”

(da “il Fatto Quotidiano”)

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DAL BOOM DEL ’93 ALLA RISSA FINALE: L’ETERNO CONGRESSO DEGLI EX AN

Marzo 12th, 2016 Riccardo Fucile

VETI E RIVALITA’ MAI SOPITE, LA FINE DELLA DESTRA ROMANA

Dal miracolo sfiorato del ’93 alla piaga nel deserto della diaspora del 2016.
Dal marciare compatti per «Fi-ni-sinda-co» alla balcanizzazione della «destr-utta» per dirla con Pietrangelo Buttafuoco.
Ai nipoti della Fiamma – da Amministrative ad Amministrative – a Roma si è ristretto lo spazio, in una città  dove la destra non è mai stata un dettaglio nè pura testimonianza ma militanza diffusa e pezzo di storia tracciato sui muri e fissato sulle lapidi dei martiri.
Eppure, per la prima volta dalla fine della Prima Repubblica i postfascisti rischiano davvero di uscire dai titoli di apertura della Capitale, di risultare comparse, terzi nemmeno incomodi.
Del resto tra chi sostiene Guido Bertolaso, ex Dc con simpatie rutelliane; chi Alfio Marchini, costruttore e finanziere con il cuore – di famiglia – a sinistra (vedremo se avrà  il portafogli a destra); chi la galassia di presunti candidati identitari, il gradino massimo del podio a cui aspirare rimane il terzo.
Eppure, quando ancora si chiamava Movimento Sociale italiano, ci fu un momento in cui la destra a Roma sognava unita la conquista in solitaria del Campidoglio, con Gianfranco Fini che al secondo turno perdeva con Rutelli ma con un partito che superava il 30%; un momento in cui – qualche anno dopo – le sezioni di An erano prese di assalto non dagli antifascisti ma dai cittadini per tesserarsi.
Era una stagione in cui a destra non mancava di certo lo scontro ma si risolveva (anche con le sediate in testa) all’interno del partito: prima «rautiani» contro «almirantiani» poi «sociali» contro «protagonisti», con le fazioni che se le davano però mettendo in campo anche contenuti, immaginario, miti.
Con la fine di An e la rapida implosione del Pdl, le truppe si sono tramutate in clan. Non prima, però, del colpaccio.
Nel segno di una unità  «di scopo» si arrivò infatti alla vittoria impensabile: quella di Gianni Alemanno nel 2008, un postmissino al Campidoglio.
In quella notte, tra braccia levate in segno di vittoria, una comunità  sembrava aver trovato finalmente l’occasione per ristabilire una pax tra le tribù: quelle che, fin dal Fronte della Gioventù degli anni ’80, si erano date battaglia.
E invece fu l’inizio della frammentazione: da una parte l’opposizione di Francesco Storace – da tempo in rotta con gli aennini – dall’altra la divaricazione («l’eterna lotta», come si dice tra chi conosce l’antropologia della destra romana) tra Colle Oppio e Trieste Salario, per dirlo con una metonimia.
È su questa direttrice che si innesta lo scontro tra le sezioni che vedono di casa rispettivamente la corrente di Fabio Rampelli, uomo-partito di Fratelli d’Italia, e Andrea Augello, già  rautiano e oggi sponsor del civico Marchini dopo la parentesi in Ncd.
Se questo è il processo micro (all’interno del quale si innestano codici e ritualità  irriducibili), dal punto di vista macro è la crisi tra Fini presidente della Camera e Silvio Berlusconi premier a rompere gli argini.
Venendo meno il riferimento nazionale le carte si sono rimescolate tra chi – mai finiano – seguirà  l’ex leader in Fli, come Umberto Croppi, e chi – da ex colonnello finiano, come Maurizio Gasparri – resterà  nel Pdl.
Col ritorno a Forza Italia la situazione si ingarbuglia: al centro nasce il partito di Alfano (al quale aderiranno diversi augelliani), a fine 2012 Giorgia Meloni e Fabio Rampelli avevano già  fondato FdI.
Nemmeno i funerali a Roma diventano un momento di riconciliazione: a quello di Pino Rauti, ad esempio, Gianfranco Fini – l’avversario interno di sempre – fu duramente contestato e costretto ad andare via.
E nemmeno sul patrimonio storico comune – come il simbolo, la Fiamma – i contendenti risparmieranno i regolamenti di conti: l’assemblea della Fondazione An, infatti, altro non è stata che l’ennesima tappa del congresso «missino».
Si arriva così all’appuntamento centrale – Roma – in ordine che più sparso non si può: ragion per cui non stupisce più che un avversario di Storace come Fini sia uno dei suoi sponsor per il Campidoglio; che ex An come Barbara Saltamartini sia oggi tra le speaker di Matteo Salvini a Roma; che con Marchini si siano schierati pezzi importanti della comunità  del Trieste Salario e che dietro al veto di FdI su Alfio non è difficile riscontrare anche le antichi ruggini dell’«eterna lotta».
Eppure negli ultimi giorni un’occasione di concordia c’è stata: la consegna del Premio intitolato a Pinuccio Tatarella – il ministro dell’Armonia scomparso nel 1999 – dove si sono incontrati Fini, La Russa, Gasparri, Matteoli. Foto di un’era fa.
Quando le sedie volavano in casa.
E per la destra non c’era niente «maggior di Roma…».

Antonio Rapisarda
(da “il Tempo”)

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