Ottobre 25th, 2016 Riccardo Fucile
“E’ FRIGOGATE” … “ANCHE LE LAVATRICI STANNO REMANDO CONTRO”
Roma vittima di un complotto dei frigoriferi, tanto che qualcuno parla già di ‘Frigogate’: scoppia l’ironia sui social per una frase del sindaco, Virginia Raggi, sull’emergenza rifiuti nella capitale. “E’ un pò strano, ci sono frigoriferi che invece di essere portati all’isola ecologica vengono buttati vicino ai cassonetti e non è mica un lavoro semplice portarli lì, non so neanche come facciano – dice il primo cittadino intervistato da Repubblica – però il frigorifero è già tutto sfondato e graffiato.
Mi sembra strano”.
E nel giro di poche ore l’hashtag #frigoriferi diventa trendtopic di Twitter.
“Virginia Raggi gela tutti” scrive un utente, mentre un altro si aspetta ora “l’inchiesta sui “pedalini e sui palloni rimasti sui tetti”.
“Ecco perchè avevo quella strana sensazione che il frigo, stamattina, mi guardasse strano” scherza Federico Mello.
I Poteri Forti avvertono “dal #frigorifero all’#ordigno il passo è breve…”.
Qualcuno suggerisce di “istituire anagrafe dei frigoriferi e l’obbligo di microchipparli in modo da risalire a chi li abbandona per boicottare il Sindaco #Raggi”.
Mentre un altro utente la mette in guardia: “Anche le lavatrici stanno remando contro”.
(da “Huffingtonpost”)
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Ottobre 25th, 2016 Riccardo Fucile
MURARO: “DOVE VIENE FATTA PULIZIA NE SCARICANO UN ALTRO”
“Sì. In questi due giorni ad esempio hanno pulito piazza Giureconsulti e stamattina c’era un materasso.
Sembra ci sia una volontà , perchè dove trovano pulito là scaricano materassi”.
Così l’assessore capitolino all’Ambiente Paola Muraro ha risposto a chi le chiedeva se anche lei, come sostenuto in un’intervista dalla sindaca Virginia Raggi, avesse notato i rifiuti pesanti per strada.
Parlando con Repubblica, la prima cittadina della Capitale ha sollevato dei dubbi sulla presenza di rifiuti ingombranti per le strade della città : “Devo dire che non ho mai visto tanti rifiuti pesanti, divani, frigoriferi abbandonati per strada. Non so se vengono fatti dei traslochi, se tanta gente sta rinnovando casa, ma è strano”, ha affermato il sindaco.
“È un po’ strano, ci sono frigoriferi che invece di essere portati all’isola ecologica vengono buttati vicino ai cassonetti e non è mica un lavoro semplice portarli lì, non so neanche come facciano. Però il frigorifero è già tutto sfondato e graffitato. Mi sembra strano”
L’assessore all’Ambiente Muraro ha quindi affermato che “a fine novembre ripartirà il servizio ‘RiciclaCasa’. Sono stati fermi da maggio in poi perchè c’era stata una gara, andata infruttuosa secondo Ama, per cui hanno dovuto ribandire”.
“Ci sono varie gare su Ama che vanno attenzionate – ha aggiunto Muraro – Alcune nel 2015 erano andate deserte, e sono state ribandite, per la gestione di altre frazioni. Su Ama c’è molto da fare”.
(da “Huffingtonpost”)
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Ottobre 25th, 2016 Riccardo Fucile
DAL 18 GIUGNO LA PARALISI DELLA RACCOLTA PORTA A PORTA, FORSE RIPRENDERA’ A NOVEMBRE
I sospetti della sindaca per i frigoriferi lasciati nelle strade, la maleducazione di molti ma anche un problema concreto: a Roma il servizio di ritiro a domicilio dei rifiuti ingombranti è sospeso dallo scorso 18 giugno.
Virginia Raggi nell’intervista a Repubblica ha spiegato di “non avere mai visto tanti rifiuti pesanti abbandonati per strada”.
Divani, vecchi mobili e frigoriferi ormai inservibili vengono spesso gettati accanto ai cassonetti o in mini-discariche improvvisate.
Perchè
Da una parte c’è l’inciviltà di chi preferisce mollare poltrone ed elettrodomestici dove capita, senza trasportarli in uno dei 14 centri di raccolta di Ama, la società ambientale capitolina.
Dall’altra lo stallo che per quasi cinque mesi ha paralizzato la stessa Ama. Con la sospensione di “RiciclaCasa”, il servizio di ritiro a domicilio di questi rifiuti ingombranti.
Prima delle ferie estive, la gara per il rinnovo del servizio non è stata conclusa: la commissione valutatrice ha riscontrato inidoneità nella documentazione presentata dai concorrenti, con l’effetto di interrompere la raccolta porta a porta.
Questo per “l’indisponibilità del precedente gestore a continuare l’attività in attesa della nuova assegnazione”.
«La raccolta a domicilio riprenderà entro novembre», spiegano ora da Ama.
La data di scadenza per presentare le offerte per il bando per l’affidamento del “servizio di raccolta, trasporto, selezione/valorizzazione, trattamento e recupero dei rifiuti ingombranti da effettuarsi su appuntamento presso le abitazioni dei cittadini o le sedi delle attività lavorative ubicate nel territorio di Roma” era fissata al 5 ottobre. Il giorno seguente sono state aperte le buste.
Ora si attende solo il nome dell’azienda vincitrice. Incrociando le dita: l’esito della gara (che vale quasi due milioni di euro per 24 mesi) può sempre essere sempre impugnato al Tar del Lazio da chi non è riuscito ad aggiudicarsi il servizio.
Nel frattempo, però, l’azienda sostiene di avere potenziato da luglio il servizio per la pulizia delle strade dai rifiuti ingombranti: le squadre a disposizione sono salite da 5 a 24.
Una task force che — sempre secondo l’Ama – si interfaccia con gli agenti accertatori, pronti a multare chi getta frigoriferi, armadi e divani. Mentre si sottolinea come i 14 centri di raccolta nel 2015 hanno avviato al riciclo oltre 47mila tonnellate di rifiuti.
Stando alle parole della sindaca, però, queste misure non sembrano bastare.
Ma per i cittadini romani adesso l’alternativa è tenersi arredi ed elettrodomestici in casa oppure trovare un modo per traslocarli fino alle isole ecologiche.
In attesa che — come avviene in tutte le altre città italiane — riparta il servizio di raccolta a domicilio. Che riguarda non solo i rifiuti domestici ma anche gli scarti prodotti dalle attività artigianali o dai cantieri di ristrutturazione.
(da “La Repubblica”)
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Ottobre 25th, 2016 Riccardo Fucile
IL COISP A CHE TITOLO HA INVITATO SALVINI? FORSE PER PRENDERGLI LE IMPRONTE DIGITALI E PORTARSI AVANTI?
Uno è il capo della Polizia, l’altro è il capo della Lega Nord. I loro nomi non possono non spiccare. e anche
con una certa sorpresa, nel lungo elenco di presenti alla convention annuale organizzata dal Coisp.
La pizza “Al Mattone” di Maerne di Martellago. Circostanza che ha già creato non poco stupore se non addirittura suscitato reazioni a metà fra la disapprovazione e la polemica.
Il collegamento va alla vivace diatriba a cavallo di Ferragosto, per usare un eufemismo, quando Salvini chiuse la festa del Carroccio a Ponte di Legno indossando la maglia ufficiale della polizia, concedendo il bis anche a Pontida.
Una mossa che ha scatenato la durissima reazione di un altro sindacato il Sap.
Ed ora ecco che il Coisp, 7.500 iscritti, con una netta leadership in laguna, lo chiama ben sapendo che Salvini è un personaggio in grado di accendere i riflettori della ribalta.
Una provocazione? Franco Maccari respinge il rilievo, pur ammettendo che ha fatto della provocazione una sorta di modus operandi per «combattere il partito dell’antipolizia e costringere i media a occuparsi di noi e dei nostri problemi».
Ieri sera comunque niente stretta di mano e foto ricordo tra Matteo Salvini e Franco Gabrielli : almeno questo le forze dell’ordine ce lo hanno risparmiato.
(da agenzie)
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Ottobre 25th, 2016 Riccardo Fucile
MENTRE IL PREFETTO DI FERRARA HA UNA CONCEZIONE ORIGINALE DELLA LEGALITA’: “NON POTEVAMO CERTO MANGANELLARE LE PERSONE”… ALLORA QUANDO TI CHIAMANO PER UNA RAPINA NON MANDARE LE VOLANTI…VIA LIBERA AI DELINQUENTI, COSI’ ORA OGNUNO SA COME REGOLARSI E PROVVEDERA’ DA SOLO A FAR RISPETTARE LA LEGGE DALLA FECCIA RAZZISTA
A Gorino, frazione di Goro in provincia di Ferrara, è andata in onda una delle azioni più miserabili della storia del nostro Paese: poche decine di abitanti hanno bloccato la strada d’ingresso al paesino per impedire l’arrivo di 20 profughi (8 bambini e 12 donne, tra cui una incinta), commettendo una serie di reati per i quali nessuno è stato ancora denunciato, nonostante le prove fotografiche e i video.
Così come è ancora a piede libero chi compie apologia di reato come il segretario della Lega Nord di Ferrara che definisce “cittadini di Gorino i nuovi eroi della Resistenza”
Il prefetto Mario Morcone, intervenuto ai microfoni del Gr1 Rai, non ha risparmiato critiche agli abitanti di Gorino: “E’un amaro ricordo che quei cittadini si porteranno appresso a lungo” ha detto, sottolineando che “gli italiani che rifiutano l’aiuto doveroso a donne e bambini sono ottusi, mi vergogno di averli come connazionali”. Presa di posizione durissima, accompagnata da una provocazione altrettanto forte: “Se non vogliono vivere nello stesso posto dove diamo accoglienza ai profughi — ha aggiunto — andassero a vivere in Ungheria. Noi — ha concluso — staremo meglio senza di loro”.
Il ministro dell’Interno ha parlato di un episodio “che non fa onore al nostro Paese”, aggiungendo: “Quella non è l’Italia”.
Chiacchiere del giorno dopo.
Invece che a Gorino, le 11 profughe sono state sistemate a Comacchio (4), Fiscaglia (4) e Ferrara. La decisione è arrivata dopo una mediazione tra forze dell’ordine e manifestanti e, soprattutto, a seguito dell’intervento del sindaco di Ferrara Tiziano Tagliani e dei colleghi del territorio.
“Ha prevalso la tranquillità dell’ordine pubblico — ha spiegato il prefetto della città Michele Tortora — Non potevamo certo manganellare le persone”.
Una tesi ridicola di un prefetto che dovrebbe essere destituito immediatamente se non è in grado di garantire il rispetto della legalità .
Basterebbe ricordare, a fronte di blocchi stradali, quante volte alle forze dell’ordine è stato dato l’ordine di caricare per sciogliere l’assembramento.
Ma per il prefetto di Ferrara la legalità è altra cosa, lo Stato non esiste, le sue leggi non vanno applicate. Basta saperlo, in caso di rapina non chiamate la polizia, “non vorrete che arrestino chi commette un reato”?
Fa testo un filmato in cui è mostrato l’incontro tra il maresciallo dei Carabinieri di Ferrara e la teppaglia.
Quando viene annunciata la presenza di una donna incinta, la risposta dei contestatori è: “Non mi frega un cazzo! Se li porti a casa il prefetto le donne incinte”.
Bene, da domani ognuno provvederà da solo a garantire la legalità contro la fogna razzista.
(da agenzie)
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Ottobre 25th, 2016 Riccardo Fucile
MENTRE A DORO SI MANIFESTA LA FOGNA, A NAPOLI E’ GARA DI SOLIDARIETA’ PER ACCOGLIERE 465 PROFUGHI, TRA CUI 100 MINORI
“Welcome refugees!”. Striscioni bianchi lungo le strade di Napoli: “Welcome refugees. Napoli is your
home”.
Mentre a Doro pochi facinorosi fanno le barricate contro i rifugiati e lo Stato se la fa sotto, nel capoluogo campano i cittadini mettono in moto una grande catena di solidarietà per accogliere i 465 migranti arrivati domenica mattina a bordo della moto vedetta “Gregoretti” della Guardia Costiera.
Tanti gli aiuti materiali (cibo, indumenti, giocattoli), tanta la solidarietà , ma forte e sincera anche l’accoglienza con gli striscioni che tappezzano la città : un ciao disseminato tra le strade del centro, un saluto per fare sentire a casa i profughi arrivati dal mare, spaventati e infreddoliti, perchè anche le parole e i piccoli gesti contano.
I migranti arrivati a Napoli sono soprattutto ragazze e ragazzi fra i 15 e i 17 anni (sono un centinaio i minori non accompagnati).
Il Comune ne ospita una cinquantina per alcuni giorni presso il centro Polifunzionale San Francesco a Marechiaro, mentre un altro gruppo è stato ospitato in comunità convenzionate tra Napoli e l’area metropolitana grazie alla Rete di solidarietà e di accoglienza creata da Palazzo San Giacomo.
Un altro piccolo gruppo è stato trasferito a Salerno.
Al centro accoglienza di Marechiaro in poche ore i volontari sono stati sommersi di aiuti di ogni sorta da parte di centinaia di napoletani.
La catena di solidarietà è partita sui social con gli hashtag #noborders #restiamoumani #welcomerefugees
(da agenzie)
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Ottobre 25th, 2016 Riccardo Fucile
A GORO LE FORZE DELL’ORDINE CEDONO AI FACINOROSI, SOLO A VENTIMIGLIA SI POSSONO MANGANELLARE CHI EFFETTUA BLOCCHI STRADALI
“Mi vergogno molto di quello che è successo a Ferrara, credo si debbano vergognare quelle persone che hanno impedito la sistemazione di donne e bambini” è il commento stamane del prefetto Mario Morcone, capo del dipartimento immigrazione del ministero degli interni.
“E’un amaro ricordo che quei cittadini si porteranno appresso a lungo” ha concluso Morcone.
Ma non è sufficiente di fronte all’ignobile cedimento dello Stato di fronte a qualche decina di facinorosi che ieri sera a Goro hanno impedito, con barricare e blocchi stradali, che venisse applicata una decisione del Prefetto.
Il questore di Ferrara deve essere rimosso per non aver impedito una serie di reati, dalla manifestazione non autorizzata al blocco stradale, dall’interruzione di pubblico servizio a radunata sediziosa, contestando anche l’aggravante razziale.
Attendiamo di conoscere inoltre se sono state identificati e denunciati all’autorità giudiziaria gli autori dei reati, per quale motivo non sia stato intimato lo scioglimento dell’illecito blocco stradale, perchè non si è intervenuti con cariche di polizia e relativi arresti in flagranza di reato.
Di fronte all’illegalità non intervenire ha una semplice conseguenza: il Questore dovrà rispondere di omissione di atti d’ufficio.
Questo dice la legge italiana, in vigore anche a Goro.
E quacuno ora ne deve rispondere.
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Ottobre 24th, 2016 Riccardo Fucile
PRESENTE IN PARLAMENTO SOLO NEL 31,75%, ASSENTE NEL 12,48%, IN MISSIONE IN 10.884 VOTAZIONI… PERCHE’ NON DICE CHE LA MISSIONE E’ UN SISTEMA PER EVITARE LA DECURTAZIONE DI 206,58 EURO AL GIORNO?…PERCHE’ NON RIVELA CHE SI BASA SOLO SU UNA AUTOCERTIFICAZIONE?
Premettiamo che nella diatriba scoppiata tra Renzi e Di Maio sulle presenze in aula di quest’ultimo non
parteggiamo per nessuno.
Semplicemente rappresentiamo quella fetta di opinione pubblica che pretende di non essere presa per il culo.
Veniamo ai fatti: i dati ufficiali di Open Polis certificano che aveva ragione Renzi quando dalla Annunziata ha affermato che su 19.515 votazioni elettroniche alla Camera il vicepresidente della stessa, Luigi Di Maio, è risultato presente solo il 31,75% dei casi, assente il 12,48%, “in missione” il 55,77%.
Di Maio ha ribattuto che è stato assente solo il 12,48%, non il 68,25%, in quanto “quando non voto, mi trovo o a presiedere o a svolgere un’altra serie di funzioni che mi vedono in missione”.
Nelle due Camere ci si può infatti far indicare in ‘missione’ come prevedono i loro Regolamenti.
Stando ad esempio a quello della Camera, articolo 46 comma 2, i deputati che non vi si trovino per espletare un incarico avuto dalla Camera stessa, così come quanti siano membri del Governo, vengano considerati presenti.
Insomma sono giustificati, contribuiscono a determinare il numero legale ed oltretutto non perdono la corposa diaria giornaliera di 206,58 euro.
Questa facoltà di ‘mettersi in missione’ spetta prioritariamente ai componenti dell’Ufficio di Presidenza, ai Presidenti delle Commissioni parlamentari, ai Capigruppo, oltre che ai membri del Governo.
Che possono farsi risultare in missione in pratica a propria discrezione, ma Di Maio questo non lo dice.
Basta infatti una comunicazione al Servizio assemblea con scritto qualcosa tipo «Egregio Presidente per impegni connessi al mio ufficio le sarei grato di considerarmi in missione per le sedute antimeridiane (pomeridiane ed eventuali notturne) dal (giorno iniziale) al (giorno finale)».
La richiesta viene inviata abitualmente il lunedì mattina per tutte le date previste, eventualmente ulteriormente integrata all’occorrenza.
Mettersi in missione è dunque anche il modo migliore per garantirsi la diaria senza l’obbligo di essere presenti. Per fare questo basta l’autocertificazione, nessun controllo se si sia davvero inviati dalla Camera a ‘rappresentarla’ (o dal Senato, le cui dinamiche sono assolutamente analoghe).
O se invece ci si trovi in ufficio oppure anche impegnati in attività , politiche o meno, che con le istituzioni non hanno nulla a che fare.
In passato ci furono casi eclatanti come la Vezzali che figurava in missione mentre gareggiava in Ungheria, ma il fenomeno è esteso a tutti.
Non a caso le polemiche sui 100.000 euro spesi da Di Maio in rimborsi certifica l’abitudine dell’esponente grillino a un presenzialismo esterno non per “rappresentare le istituzioni” ma piuttosto il partito e se stesso.
Cosa pienamente legittima, ma non a nostre spese.
Libero di essere assente, ma allora rinunci alla diaria giornaliera di 206,58 eurini.
Troppo comodo definirsi “in missione” per non perdere i quattrini, soprattutto se su 5.000 euro della voce stipendio (a parte gli altri 11.000 sotto altre voci) in base alle reali presenze gliene spetterebbero un terzo.
Faccia pure il candidato premier, ma abbia il buon gusto di farlo a spese sue o del suo partito, non con i soldi dei contribuenti.
Prima di fare le pulci agli altri, impari a farle a casa sua, potrebbe essere un buon inizio di trasparenza vera, non quella taroccata.
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Ottobre 24th, 2016 Riccardo Fucile
DIMEZZARE LO STIPENDIO AI PARLAMENTARI E’ UNA PAGLIACCIATA, PENSINO AD AUMENTARNE LA QUALITA’, LA SERIETA’ E L’INTEGRITA’… SE UNO APPROVA LEGGI IGNOBILI SAI CHE SODDISFAZIONE AVERLO PAGATO LA META’
La proposta dei cinquestelle di dimezzare gli stipendi dei parlamentari è pura demagogia.
Si sceglie di punire la politica intesa oramai come sinonimo di ladrocinio organizzato, di magna magna eccetera eccetera, invece che affrontare il veleno che deturpa l’immagine della classe dirigente: la prevalente assenza di qualità , di competenza, di integrità di chi è chiamato ad assolvere un mandato elettivo.
Il monte dei parlamentari espulsi dal Movimento avrebbe dovuto suggerire a Beppe Grillo di lasciare l’indennità dove sta e approfondire e forse cambiare i criteri di selezione dei suoi portavoce, molti, troppi dei quali dimostratisi non all’altezza.
Ma sarebbe stato un lavoro più faticoso e forse anche impietoso nei confronti dei suoi compagni di viaggio.
E così ci si incammina verso la via breve, la furbata del dimezzamento dello stipendio per ridurre all’onestà per decreto i parlamentari forse spendaccioni e forse inetti.
La battaglia per il No al referendum ha tra i suoi cardini il giudizio di irrilevanza della riduzione dei costi del nuovo Senato se comparati alla qualità e al curriculum dei nuovi senatori, figure raccolte nel sottobosco della pratica clientelare regionale.
Ed infatti è così. Non serve a nulla risparmiare pochi milioni di euro (cinquanta al massimo) se poi si affidano le sorti della Repubblica a rappresentanti dalle mani bucate, dai profili personali inguardabili, dalle pratiche quotidiane offensive.
La reputazione della politica si recupera rendendo trasparenti e rigorosi i criteri di selezione della classe dirigente, individuando le mele marce senza attendere l’arrivo dei carabinieri o l’inchiesta della Procura, affermando come inviolabile il principio di lealtà verso l’elettore e facendolo rispettare.
Questa proposta non tiene conto del cortocircuito logico che scatena.
E alla demagogia grillina fa da controcanto quella di Matteo Renzi, populista che dichiara di voler combattere il populismo ma che alla prova dei fatti è pari al suo avversario.
Renzi, per puro calcolo elettorale (sa che sulla questione il sentimento popolare è furiosamente contro), propone la risibile idea di allineare lo stipendio alle presenze in Aula.
Come se oggi già non fosse così. Dobbiamo aspettarci allora di vedere i tornelli a Montecitorio?
Non ci rendiamo conto che se il tema resta lo stipendio e non la qualità , la serietà , l’integrità di chi svolge un mandato elettivo, riduciamo la politica a una fornace in cui solo i peggiori sono chiamati e indichiamo ai tanti militanti che è tutto tempo perso. La politica è solo fogna e chi viene eletto — naturalmente uno sfaccendato perchè altrimenti avrebbe impegni assai più seri da attendere — è malandrino per principio.
E se è un malandrino la prima cosa che dobbiamo fare è tagliargli almeno lo stipendio. Certo forse ruberà su tutto il resto, forse contribuirà ad approvare leggi ignobili, a fare da scendiletto a leader sconsiderati, a stare in compagnia di farabutti, però almeno metà dello stipendio glielo abbiamo tolto di mano.
Vuoi mettere la soddisfazione?
Antonello Caporale
(da “il Fatto Quotidiano”)
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