Febbraio 2nd, 2017 Riccardo Fucile
IL CRONISTA FA UNA DOMANDA SCOMODA E VIENE PORTATO VIA DI PESO DAI GUARDIASPALLE… PIGNORATO META’ STIPENDIO A MARINE PER IL SOLDI SOTTRATTI AL PARLAMENTO EUROPEO
“Marine Le Pen, è vero che tra le sue guardie del corpo c’è un ex assistente parlamentare?”, ha
chiesto un giornalista “Quotidien” a margine di una conferenza stampa della candidata di Fn.
Le guardie del corpo hanno allontanato il cronista portandolo via di peso.
Il caso della mancata restituzione di 300mila euro sta infiammando la campagna elettorale francese.
La candidata del Front National ed europarlamentare dal 2004 ha deciso di ribellarsi all’Europa e, in particolare, all’Ufficio Europeo della Lotta Antifrode (Olaf), decidendo di non rimborsare la somma.
L’Olaf accusa Le Pen di aver stipendiato impropriamente Catherine Griset e Thierry Lègier, rispettivamente ex cognata nonchè capo di gabinetto di Marine e guardia del corpo storica della famiglia (lo fu anche del padre Jean-Marie), con il denaro del parlamento europeo.
Il presidente del Partito Popolare Manfred Weber ha definito Le Pen “un’imbrogliona che non rispetta le regole”.
Intanto l’Europarlamento ha cominciato a trattenere metà dell’indennità parlamentare di Le Pen – circa 3.100 euro al mese – per recuperare le somme dovute.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 2nd, 2017 Riccardo Fucile
FINO A POCHE ORE PRIMA SI ERA DETTO DISPOSTO A MANTENERE L’IMPEGNO DI ACCOGLIERE 1250 RIFUGIATI DALL’AUSTRALIA, POI SCATTA L’EMBOLO E INSULTA IL PREMIER AUSTRALIANO
Poteva essere una delle conversazioni telefoniche più scorrevoli per il presidente americano da poco insediato alla Casa Bianca, quella con il premier di un paese amico ed alleato, l’Australia.
E invece sembra che così non sia stato, tanto che – ricostruisce il Washington Post – Donald Trump avrebbe deciso di sospendere improvvisamente dopo 25 minuti un colloquio della durata prevista di un’ora con Malcolm Turnbull.
Stando a funzionari americani informati dei contenuti della telefonata citati dal Washington Post, a un certo punto Trump avrebbe anche riferito al suo interlocutore che quella in corso era la quinta telefonata con leader mondiali che faceva quel giorno (sabato), una delle quali con il presidente russo Vladimir Putin.
«E di gran lunga la peggiore», avrebbe aggiunto.
Oggetto del contendere l’accordo raggiunto con l’Australia dall’amministrazione Obama per l’accoglienza negli Stati Uniti di 1250 rifugiati attualmente stipati in centri di detenzione sulle isole Nauru e Manus in Papua NuovaGuinea.
Trump, che il giorno prima aveva firmato il decreto sull’immigrazione si è lamentato dell’intesa, «la peggiore mai raggiunta», ha detto che «sarebbe stato ucciso» politicamente ed ha accusato l’Australia di cercare di esportare i «prossimi attentatori di Boston».
Poi – ieri – è tornato sulla vicenda con un tweet: «Ci crederete? L’amministrazione Obama ha acconsentito ad accogliere migliaia di immigrati illegali dall’Australia. Perchè? Studierò questo accordo ottuso».
Da notare che poco prima del tweet l’ambasciata americana a Canberra assicurava ai reporter australiani che la nuova amministrazione avrebbe onorato l’accordo.
«La decisione del presidente Trump di rispettare l’intesa sui rifugiati non è cambiata», aveva replicato un portavoce dell’ambasciata parlando con i giornalisti.
Una conferma proveniente dalla Casa Bianca, girata al Dipartimento di Stato, infine arrivata alla sede diplomatica alle 13.15 ora di Canberra.
L’ambasciata, riferisce ancora il Washington Post, sarebbe stata informata che l’accordo restava valido alle 21.15 ora di Washington, un’ora e 40 minuti prima del tweet di Trump.
La minaccia al Messico: «Invio le truppe». Ma Nieto smentisce
Ma il premier australiano non è l’unico in rotta con Trump. Sempre nel corso di un’aspra conversazione telefonica il presidente americano avrebbe umiliato Enrique Peà±a Nieto, minacciandolo di inviare proprie truppe oltre confine per contrastare la delinquenza che l’esercito messicano non riesce a controllare.
“Avete un sacco di uomini di “bad hombres” cattivi laggiù. Non state facendo abbastanza per fermarli. Penso che i vostri militari siano spaventati. I nostri non lo sono e quindi potrei inviarli per occuparsene», avrebbe detto Trump.
Segnalazioni che «non corrispondono alla realtà », ha subito chiarito il ministero degli Esteri messicano in un messaggio pubblicato sull’account Twitter .
Venerdì tanto la Casa Bianca quanto il governo messicano avevano diffuso comunicati in cui riferivano della telefonata definendola `costruttiva’.
Il colloquio era avvenuto a seguito della cancellazione della prevista visita a Washington del presidente messicano: a spingerlo a questa decisione, un tweet di Trump che diceva di considerare inutile una sua visita nel caso in cui Pena Nieto non fosse deciso a finanziare la costruzione del muro lungo la frontiera tra i due paesi.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 2nd, 2017 Riccardo Fucile
PROTESTA DEGLI UNIVERSITARI CONTRO LA VISITA DI YIANNOPULOS, NOTO RAZZISTA E SESSISTA A CUI TWITTER AVEVA CHIUSO L’ACCOUNT
L’Università di Berkeley, in California, è stata travolta dalle proteste contro l’intervento previsto di
Milo Yiannopoulos, giornalista di Breibart News (sito del consigliere strategico di Donald Trump, Steve Bannon) e noto per le sue posizioni di estrema destra.
Due ora prima del discorso, i manifestanti hanno gettato transenne e pietre contro le finestre dell’edificio e dato fuoco a un generatore all’entrata.
La polizia ha ordinato ai manifestanti di disperdersi e ha chiuso il campus.
Secondo il sito di San Francisco SFGate.com, i manifestanti hanno anche lanciato mattoni e petardi contro la polizia in assetto anti-sommossa che ha risposto con proiettili di gomma.
A prendere parte alla manifestazione pacifica sono state circa 1.500 persone, ma un centinaio ha poi iniziato le violenze.
Yiannopoulos è noto per le sue posizioni razziste. Il suo account di Twitter (@nero) era stato chiuso lo scorso anno dopo gli insulti a Leslie Jones, una delle protagoniste del film Ghostbusters, a cui ha rivolto accuse razziste e sessiste.
(da agenzie)
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Febbraio 2nd, 2017 Riccardo Fucile
LE MANI DELLA ‘NDRANGHETA SUI FONDI UE DESTINATI ALLE FAMIGLIE IN DIFFICOLTA’, NOVE ARRESTI IN CALABRIA
Avrebbero dovuto essere destinati alle famiglie in difficoltà , ma grazie all’ex assessore regionale Nazzareno Salerno gran parte dei finanziamenti Ue erogati per il credito sociale in Calabria sono finiti in tasca alla ‘ndrangheta.
Lo hanno scoperto i magistrati della Dda di Catanzaro, coordinata da Nicola Gratteri, che hanno chiesto e ottenuto l’arresto di 9 persone, finite in manette questa mattina all’alba a Vibo Valentia, con l’accusa di minaccia ed estorsione aggravata dal metodo mafioso, corruzione, peculato e abuso d’ufficio
In manette sono finiti Nazzareno Salerno, ex assessore al Lavoro della Giunta regionale di centrodestra guidata da Giuseppe Scopelliti, oggi consigliere di opposizione, il suo storico collaboratore, Claudio Isola, l’ex dirigente regionale, Vincenzo Caserta, l’ex presidente di Calabria Etica, Pasqualino Ruberto, l’imprenditore vibonese Gianfranco Ferrante, il funzionario della sede vibonese di Equitalia Vincenzo Spasari di Nicotera e due uomini considerati espressione del potente clan Mancuso di Limbadi, attivo nel Vibonese.
Secondo quanto emerso dalle indagini del Ros dei Carabinieri e del comando provinciale della Guardia di Finanza di Catanzaro, erano tutti parte di un vero e proprio comitato d’affari, costituito per gestire e accaparrarsi i fondi europei destinati al credito sociale gestiti da Calabria Etica, società in house della Regione, all’epoca presieduta da Pasqualino Ruberto.
Creatura dell’assessorato al Lavoro, regno di Salerno, l’agenzia regionale, sulla carta destinata ad aiutare le famiglie disagiate, già qualche anno fa era finita al centro di un’inchiesta, a causa di centinaia di presunte assunzioni clientelari.
A pochi giorni dalle regionali, che vedevano Salerno fra gli aspiranti in corsa per la rielezione, e in prossimità delle amministrative di Lamezia Terme, dove Ruberto correva per la carica di sindaco, Calabria Etica aveva assunto a tempo determinato circa 700 persone, quasi tutte residenti a Lamezia Terme.
Una coincidenza che non è sfuggita agli inquirenti di Catanzaro, che su quei contratti hanno aperto un’inchiesta. Seguendo quella pista, gli uomini del Ros e della Guardia di Finanza, si sarebbero imbattuti in una serie di complesse distrazioni di fondi, regolarmente girati su conti personali e di società private, allocati anche all’estero, per i magistrati riconducibili agli uomini del clan Mancuso.
Movimenti finanziari ricostruiti con minuzia dagli investigatori, che per questo motivo stanno eseguendo anche un decreto di sequestro preventivo di beni del valore di circa 2 milioni di euro.
(da “La Repubblica”)
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