Febbraio 6th, 2017 Riccardo Fucile
QUANDO GRILLO SCRIVEVA: “LA QUERELA SERVE AL POTERE, E’ UN’ARMA DA RICCHI, USATA PER INTIMIDIRE E TAPPARE LA BOCCA. DI SOLITO SI QUERELA LA VERITA’, MAI LA MENZOGNA”… COME SI CAMBIA, FREQUENTANDO LE STANZE DEL POTERE
Oggi il candidato premier dei Cinque Stelle Luigi Di Maio minaccia di presentare querela contro di
me. Mi accusa di “disonestà intellettuale” per lo scoop sulle polizze vita di Romeo, la cui beneficiaria era Virginia Raggi.
Dice che, oltre a dare la notizia, ho ipotizzato «voto di scambio». Vero. Ma non io. I magistrati.
Ho scritto, giovedì sera sull’Espresso, che «secondo ipotesi di scuola che circolano tra chi è vicino al dossier, ma che restano ancora tutta da verificare, gli investimenti in polizze potrebbero nascondere tentativi di infiltrare e condizionare le “comunarie” organizzate dal Movimento Cinque Stelle che individuarono il candidato sindaco di Roma».
E all’Aria che tira ho ribadito che quelle ipotesi investigative, su tutti i giornali il giorno dopo, ipotizzavano anche investimenti in conto terzi e voto di scambio.
Sospetti poi caduti 12 ore dopo la pubblicazione del mio pezzo, dopo che i pm romani hanno appunto verificato (analizzando i flussi sui conti di Romeo) che le ipotesi erano appunto infondate, o indimostrabili.
La storia della «polizza a sua insaputa» resta invece ancora un mistero glorioso e inspiegabile, che nemmeno di Maio riesce a chiarire.
Di Maio, per raccontare il clima nel quale lavorano i giornalisti d’inchiesta in questo paese, è solo l’ultimo arrivato.
Solo negli ultimi tre mesi sono stato minacciato di querela dall’amico di Renzi Marco Carrai («Fittipaldi fa contro di me una campagna subdola e denigratoria», novembre 2015).
Dal cardinale George Pell, che ha in passato chiuso gli occhi davanti ad abusi sessuali ed è stato pure promosso in Vaticano, e dall’ex vescovo di Messina («il libro di Fittipaldi? Opera del demonio. Querelo» gennaio 2016).
Passando per Raffaele Marra («Scarpellini e la casa Enasarco? Il livore di Fittipaldi gli impedisce un doveroso e sereno approfondimento dei fatti», così poco approfonditi che è stato arrestato 15 giorni dopo sulla base dei miei articoli, ottobre 2015, mentre Raggi, Di Maio mentre denunciavo le collusioni se lo tenevano stretto al loro fianco e al fratello Catello («i miei business a Malta? Da Fittipaldi ora voglio 100 mila euro, dicembre 2015), concludendo con Romeo («querelo “L’Espresso e Fittipaldi») e Di Maio.
Che è in compagnia anche del cardinale Tarcisio Bertone, Nicola Cosentino, Renata Polverini, Stefania Prestigiacomo e altri 200 galantuomini di cui è inutile elencare nomi.
Finora le cause le ho vinte tutte. Civili e penali.
L’Italia è al 77esimo posto della libertà di stampa non solo per giornalisti spesso proni al potere (confermo la pratica), ma anche per la barbara moda delle querele temerarie. I giornalisti hanno un ruolo delicatissimo, mettono in vetrina la vita e il destino (anche politico) delle persone, possono distruggere reputazioni, ed è giusto che chi sbaglia, paghi.
Ma le querele usate dal potere per chiudere la bocca a chi indaga sono aggressioni intollerabili. Che rischiano alla fine di sfiancare anche il più tenace dei cronisti.
Per chiudere, indovinate chi scriveva queste parole nel 2009?
«La querela serve al potere. La querela è un’arma da ricchi. Usata per intimidire. Per tappare la bocca. Per togliere i mezzi economici all’avversario. Spesso con la ricerca del pelo nell’uovo, come ad esempio un mancato virgolettato in una frase. La querela può essere penale o civile. Se va bene si infanga l’avversario e si porta a casa un piccolo tesoretto. Magari con la cessione del quinto dello stipendio di un povero diavolo…Di solito si querela la verità , mai la menzogna. Di solito chi querela sono i politici e i rappresentanti delle cosiddette istituzioni, mai i cittadini. Di solito la querela viene usata in mancanza di altre argomentazioni per finire sui giornali di regime e fare la figura dell’innocente. Schifani che non può essere processato ha querelato Travaglio, Ghedini minaccia di querela chiunque dia del puttaniere al suo cliente (in pratica mezzo mondo), Cicchitto querela l’Espresso…È il regime!».
Era Beppe Grillo.
Evidentemente dopo essere entrato nelle stanze del potere, lui e Di Maio hanno cambiato idea. Un vero peccato.
Emanuele Fittipaldi
(da “L’Espresso”)
argomento: Grillo | Commenta »
Febbraio 6th, 2017 Riccardo Fucile
A PAROLE VOGLIONO DIFENDERE LA FAMIGLIA NATURALE DAL NEMICO IMMAGINARIO GENDER, NEI FATTI SANNO SOLO ATTACCARE GLI OMOSESSUALI… COME MAI SULL’ETEROLOGA NON HANNO NULLA DA DIRE?
L’allarme sui pericoli della sessantasettesima edizione Festival di Sanremo lo aveva lanciato per primo a inizio gennaio il deputato siciliano ex PDL ora Lega Nord, Alessandro Pagano che aveva definito il Festival della canzone italiana di Sanremo al Festival come “il festival dell’utero in affitto”: «dando uno sguardo agli ospiti di Sanremo 2017, oltre a Mika, tra le guest star spiccano Ricky Martin e Tiziano Ferro, ovvero due testimonial della nazista pratica dell’utero in affitto» e sarcasticamente si rammaricava per l’assenza di Elton John e Nichi Vendola, la cui presenza sul palco dell’Ariston avrebbe senza dubbio completato la squadra della lobby LGBT.
Qualche giorno fa invece sono state le Sentinelle in Piedi ad annunciare una veglia di preghiera a Sanremo l’11 febbraio.
Niente di nuovo sotto il sole visto che lo scorso anno Matteo Salvini tuonava contro la presenza del baronetto britannico sul palco dell’Ariston lamentandosi che i soldi pubblici degli italiani venissero usati per fare propaganda a favore dell’utero in affitto (ma nulla dicendo sui soldi pubblici spesi per stipendiare le sue ex compagne fatte assumere negli enti pubblici dove la Lega è al governo).
Le Sentinelle in Piedi ripercorrono la storia dell’invasione della propaganda omosessualista al Festival, iniziata con l’arrivo nel 2015 di Conchita Wurst chiamata “senza alcun merito artistico” al Festival.
In realtà la Wurst, al secolo Thomas Neuwirth, l’anno precedente aveva vinto l’Eurovision Song Contest ed è un’acclamata popstar internazionale.
Ma naturalmente questo non è assolutamente menzionato nel comunicato stampa, così come la presenza l’anno scorso di Elton John e Nicole Kidman viene ricondotta al fatto che “entrambi scritturati a suon di migliaia di euro dei contribuenti unicamente perchè hanno deciso di commissionare, produrre e comprare dei bambini tramite l’abominevole pratica dell’utero in affitto che schiavizza le donne e rende i bambini merce. Fatti per cui andrebbero perseguiti dalla legge italiana che considera questa pratica illegale”.
Il che denota se non altro una curiosa concezione dei meccanismi di funzionamento della legge italiana dal momento che la gestazione per altri (o maternità surrogata) è sì un reato in Italia ma che sia il cantante britannico che l’attrice australiana non hanno avuto i loro figli in Italia.
Nel magico mondo delle Sentinelle in Piedi invece la legge italiana ha potere sovranazionale, curioso.
Inutile ricordare che “i migliaia di euro dei contribuenti” spesi per scritturare Elton John e Nicole Kidman sono stati un investimento ampiamente ripagato visto che da quando Carlo Conti è alla conduzione del Festival la manifestazione è in attivo (di circa 5-6 milioni di euro) e che altrettanto ci si attende anche quest’anno.
Ma il grande disegno della lobby LGBT continua quest’anno con la presenza di Ricky Martin, cantante che non solo ha due bambini ma che addirittura si vuole sposare con il suo fidanzato.
Purtroppo su questo punto le Sentinelle non possono nemmeno dire che questa pratica è illegale perchè da quest’anno anche in Italia si possono celebrare le unioni civili tra persone dello stesso sesso.
A tal proposito giova far notare come il richiamo alla legge sia assolutamente pretestuoso, perchè ad esempio quando fu approvata la legge sulle Unioni Civili le Sentinelle sostennero che una cosa sbagliata (ovvero la possibilità che due adulti potessero liberamente essere uniti in matrimonio) rimaneva tale nonostante la legge. Curioso: la legge va applicata solo quando piace a loro.
Eterologa sì e maternità surrogata no?
Anche Tiziano Ferro è finito nel mirino degli ossessivi difensori di uteri altrui proprio per aver dichiarato di volere un figlio.
Qui la situazione è davvero paradossale perchè il cantante italiano non ha nemmeno commesso l’orrendo crimine di cui è accusato.
Crimine che in California (e in altri stati) non è tale perchè la pratica della Gestazione per altri è legale e regolamentata.
Non si capisce perchè poi, stando al comunicato, Ricky Martin (che è fidanzato con un artista svedese di origine siriana) dovrebbe portare in Italia suo figlio.
Ed è altrettanto divertente che nella logica delle Sentinelle in Piedi a dover essere puniti per il loro ricorso alla Gestazione per altri siano solamente le coppie omosessuali e non quelle eterosessuali che non possono avere figli che rappresentano la maggior parte delle coppie che ricorrono alla pratica nota come “utero in affitto”. Non è strano che il “problema” siano solo le coppie omosessuali?
In Italia è attualmente consentito alle coppie eterosessuali di poter avere un figlio tramite la fecondazione eterologa.
Questo significa che alla donna può essere impiantato un embrione fecondato in vitro con un seme od un ovocita donato da un estraneo o un’estranea.
Nel nostro Paese è consentita anche la doppia fecondazione eterologa, ovvero anche alle coppie nelle quali entrambi i partner siano sterili.
La moglie porterà a termine la gravidanza di un figlio che nel migliore dei casi è “a metà ” di un donatore sconosciuto ma che potrebbe essere anche completamente altro rispetto al patrimonio genetico della coppia.
E non crediate che sia facile, meno problematica o meno costosa.
Perchè se possiamo immaginare abbastanza bene come avvenga la donazione di sperma e la relativa facilità della raccolta nel caso degli ovociti la situazione è decisamente diversa dal momento che le donne donatrici devono sottoporsi ad un intervento per la “raccolta” degli ovociti.
Non prima di aver preso una dose di gondotropina corionica per indurre la maturazione degli ovuli, mica crederete che ve ne aspirino uno alla volta vero? Riguardo ai costi non sono esorbitanti come per la Gpa in USA o in Canada, però nelle cliniche private si parla sempre di settemila euro per un intervento del genere. Ma stiamo parlando sempre di cifre importanti che ovviamente non tutti si possono permettere.
Eppure per l’eterologa in pochi hanno parlato di bambini comprati e resi orfani o del corpo delle donne sfruttato e mercificato.
Eppure chi nasce con la “doppia” eterologa è sostanzialmente un bambino orfano di entrambi i genitori biologici (oppure di uno solo).
Con la Gpa nel caso delle coppie eterosessuali può accadere che il figlio portato in grembo dalla madre surrogata sia figlio biologico di entrambi i genitori che poi lo cresceranno e se ne prenderanno cura.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: Costume | Commenta »
Febbraio 6th, 2017 Riccardo Fucile
LA RICETTA VETUSTA DEL RITORNO AL PASSATO PER “DIFENDERE DA SOLI I CONFINI”: ABBIAMO VISTO COME SONO CAPACI, TRA PARIGI E NIZZA
Nel discorso con cui la leader del Front National ha dato il via alla corsa verso l’Eliseo tre sono i
passaggi fondamentali: l’uscita dall’euro e il ritorno alla moneta nazionale per riacquistare la sovranità monetaria, un referendum sulla permanenza nell’Unione Europea “à la Brexit” e l’uscita della Francia dalla NATO.
Marine Le Pen vuole una Francia al di fuori del sistema della moneta unica, al di fuori del mercato unico europeo (perchè sarà quella la prima conseguenza dell’uscita dalla UE) e fuori dall’alleanza militare che ha unito i paesi dell’Occidente contro la minaccia sovietica durante la Guerra Fredda.
Un’idea quest’ultima che non è venuta in mente nemmeno ai sostenitori britannici della Brexit.
Per quanto riguarda l’uscita dalla NATO per la Francia si tratterebbe per la verità di un ritorno al passato perchè i francesi — pur essendo tra i dodici paesi fondatori dell’Alleanza Atlantica nel 1949 — uscirono in maniera unilaterale dalle strutture militari nel 1966 pur rimanendo all’interno solo degli organi politici dell’Alleanza ma al di fuori della struttura militare.
Era un periodo quello dove la Francia di De Gaulle voleva ritrovare la sua passata grandeur, il nazionalismo francese stava tornando ai suoi apici storici (nel 1960 la Francia aveva testato con successo la sua prima arma atomica) e il paese voleva affrancarsi dalla logica della contrapposizione tra i due blocchi Est-Ovest e soprattutto affermare la propria autonomia nell’Europa Occidentale che faceva parte della sfera d’influenza statunitense e De Gaulle — tra le altre cose — non voleva che le forze militari francesi fossero sottoposte agli ordini degli americani.
Di fatto però la Francia non è mai completamente uscita dalla NATO perchè ha continuato a far parte degli organismi politici (ad esempio l’assemblea parlamentare) dell’Alleanza Atlantica; ha solo smesso di partecipare alle attività militari dell’Alleanza e di contribuire militarmente alla struttura di difesa comune.
Questa situazione è cambiata nel 2009 quando l’allora Presidente francese Nicolas Sarkozy citando l’interesse della Francia e dell’Europa dopo 43 anni decise di far tornare il paese all’interno dell’organizzazione militare della NATO (già nel 1992 forze francesi parteciparono alla missione NATO in Kosovo).
Aumento delle spese militari per garantire l’indipendenza strategica
Nel suo discorso la Le Pen ha fatto leva sui sentimenti nazionalisti dell’elettorato
Le Pen e il Front National vogliono riportare il paese fuori dalla NATO anche se — così come per l’uscita dall’Euro — non è chiaro come e cosa significhi.
Sicuramente il primo obiettivo della candidata della destra populista è quello di riportare il comando delle forze militari francesi unicamente in mano francese, e lo fa nel nome della lotta al terrorismo islamico dell’ISIS che però è una minaccia che dovrebbe essere combattuta su scala globale.
Qualora la Le Pen dovesse essere eletta all’Eliseo allora la Francia uscirebbe di nuovo dalla struttura di comando militare integrata della NATAO ma probabilmente rimarrebbe all’interno dei suoi organismi di controllo politico continuando quindi ad avere una qualche voce in capitolo in merito alle decisioni politiche dell’Alleanza.
Un piede dentro e uno fuori, così come è sempre stato, e tutto sommato non dovremmo preoccuparci troppo della dipartita della Francia dalla NATO, ne abbiamo fatto a meno per quasi cinquant’anni senza che la cosa creasse troppi problemi al funzionamento della struttura militare.
Del resto così facendo i francesi rimarrebbero in ogni caso dentro l’ombrello di difesa dei paesi NATO.
L’uscita dalla NATO ha quindi un valore più che altro simbolico, un modo per la Le Pen di consentire alla Francia di rimpossessarsi del nazionalismo perduto.
Ed è interessante notare che la Le Pen giustifica l’uscita del paese spiegando che “la France ne soit pas entraà®nèe dans des guerres qui ne sont pas les siennes“, ovvero che la Francia non deve prendere parte a guerre che non sono sue, ma non è chiaro che fine faranno gli oltre 3.500 militari francesi dell’Operazione Barkhane e dispiegati nel territorio del Sahel (principalmente in Mali e in Ciad) per combattere le milizie jihadiste.
Il tutto mentre il Presidente Trump — cui la Le Pen si ispira ultimamente — ha recentemente espresso tutto il suo sostegno alla NATO chiedendo ai paesi membri di contribuire maggiormente alle spese militari (in passato Trump invece aveva definito l’Alleanza “obsoleta”).
Al momento il piano strategico di Marine Le Pen consiste unicamente nel ritiro dagli organismi militari della NATO e dal contemporaneo aumento delle spese militari in cinque anni fino al 3% del PIL (attualmente sono al 2,1% e la NATO prevede che i paesi membri spendano il 2% del PIL nel settore della difesa) ed una nuova corsa agli armamenti (ovviamente fabriquè en France) in modo da consentire il raggiungimento dell’indipendenza strategica francese.
La proposta della Le Pen nasconde quindi maggiori spese e maggior indebitamento pubblico come a dire che l’indipendenza costa cara.
Alla luce delle decisioni prese nel 2013 dal Livre blanc sur la dèfense et la sècuritè nationale che tagliarono drasticamente le dimensioni del budget militare per il quinquennio 2014-2018 (compreso il progetto di costruzione di una nuova portaerei nucleare) e che prevedeva una profonda riforma delle forze armate è da vedere come e dove Marine Le Pen troverà i soldi per farlo dopo l’uscita della Francia dall’Euro e dall’Unione Europea.
Il suo obiettivo è quello di poter — una volta fuori dalla UE — aumentare a piacimento il debito pubblico per finanziare i sogni di gloria francesi.
A pagare saranno i cittadini francesi.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: Europa | Commenta »
Febbraio 6th, 2017 Riccardo Fucile
DA APPLE A FACEBOOK E MICROSOFT, UN CENTINAIO DI COMPAGNIE HANNO FIRMATO IL RICORSO ALLA CORTE D’APPELLO DELLA CALIFORNIA…”GLI IMMIGRATI O I LORO FIGLI HANNO FONDATO PIU’ DI 200 AZIENDE DELLA LISTA DI FORTUNE”
Le grandi compagnie della Silicon Valley hanno deciso di unirsi contro il blocco dell’immigrazione per i cittadini di sette Paesi musulmani.
Da Facebook a Microsoft, da Apple a Google, i giganti della new economy hanno presentato ieri una azione legale per opporsi al bando di Trump contro Iraq, Iran, Libia, Somalia, Sudan, Yemen e Siria.
La memoria che definisce “illegale” l’ordine esecutivo è stata presentata alla corte d’Appello locale della California ed è firmata in tutto da 97 aziende della Silicon Valley, dove circa il 37 per cento degli addetti nelle aziende sono stranieri.
Il decreto presidenziale, già bloccato da un giudice federale dello stato di Washington diventato bersaglio degli strali del presidente, stabilisce che i cittadini delle sette nazioni nel mirino non potranno entrare negli Stati Uniti per 90 giorni, in attesa che il nuovo governo decida quali informazioni sulla persona sia necessario raccogliere prima di consentirne l’ingresso negli Usa.
L’azione intrapresa dalle 97 aziende è un sostegno formale all’azione legale avviata dallo Stato di Washington.
Cinquantatrè pagine nelle quali vengono descritte le conseguenze che il decreto anti-immigrati di Trump può produrre.
Un impatto devastante, secondo i sostenitori dell’appello, sul business degli Stati Uniti d’America.
La preoccupazione delle compagnie, per le quali lavorano moltissimi immigrati con la Carta Verde, è che con il bando di Trump “numerosi detentori di visto di lavoro che lavorano con impegno negli Stati Uniti, contribuendo – scrivono – al successo del nostro Paese” possano avere difficoltà .
Nel documento presentato alla corte d’Appello si legge che “l’ordine esecutivo di Trump è discriminatorio in base alla nazione di origine e alla religione” e che può essere molto dannoso per gli Stati Uniti e le compagnie che cercano nel mondo i migliori talenti da assumere.
Notando che “gli immigrati o i loro figli hanno fondato più di 200 delle aziende della lista dei 500 di Fortune”, il documento afferma che l’ordine di Trump “rappresenta un allontanamento significativo dai principi di equità e prevedibilità che hanno governato il sistema di immigrazione degli Stati Uniti per più di cinquant’anni.
“L’ordine esecutivo controverso “causa anche un danno significativo sul business americano, l’innovazione e lo sviluppo”.
Nella lista ci sono, per citarne alcuni, giganti dei computer e del web come Apple, Microsoft, Intel, Netgear, Dropbox, Google e Mozilla, nella lista figurano social che insieme raccolgono miliardi di utenti: Facebook, Twitter, Linkedin, Foursquare, Reddit, Pinterest, Snap e Meetup.
Le piattaforme di crowfounding Kickstarter e Indiegogo. Lo sterminato mercato online ebay e il suo sistema di pagamento Paypal.
E poi ancora: il portale per cercare alloggi in tutto il mondo Airbnb, l’aggregatore di notizie Flipboard, l’azienda di fotocamere indossabili Gopro, la società di servizi finanziari Square, la Wikimedia Foundation che ha tra i suoi prodotti di punta l’enciclopedia Wikipedia, il servizio musicale in streaming Spotify e quello in video Netflix, la società specializzata in videogiochi Zynga, fino al più antico marchio di jeans del mondo: quelli creati nel 1853 dall’imprenditore e immigrato tedesco Levi Strauss.
Che non è l’unico “straniero” illustre che figura nella lista delle aziende firmatarie. Basti ricordare, solo per fare un esempio, che il padre di Steve Jobs (Apple) era siriano e Sergey Brin (Google) è russo.
Ma a parte i nomi di punta, tutta la storia della Silicon Valley (e non solo) è costellata dall’apporto, piccolo o grande, di immigrati provenienti da tutto il mondo.
All’interno di questo panorama colpisce l’assenza di Amazon e Tesla nell’elenco dei 97 firmatari. Jeff Bezos (nato a Cuba ed emigrato a 15 anni negli Usa), boss del colosso dell’eCommerce e proprietario del Washington Post, in una email inviata ai suoi dipendenti qualche giorno fa, ha condannato fortemente il Muslim ban, mettendo a disposizione dei dipendenti colpiti dal decreto “tutte le risorse di Amazon”.
Ma è l’assenza di Tesla, in realtà , a fare più rumore, perchè proprio il Ceo, Elon Musk (sudafricano naturalizzato statunitense), fa parte del comitato consultivo nominato da Trump. Lo stesso comitato da cui, nei giorni scorsi, si è dimesso Travis Kalanick, Ceo di Uber, dopo l’ondata di polemiche e proteste che aveva investito la sua società a seguito del decreto anti immigrati.
(da “La Repubblica”)
argomento: Esteri | Commenta »
Febbraio 6th, 2017 Riccardo Fucile
L’EX CONS. REG DI FORZA ITALIA CAPUTO , CONDANNATO IN VIA DEFINITIVA PER TENTATO ABUSO D’UFFICIO A UN ANNO E CINQUE MESI, DICHIARATO DECADUTO DALLA CARICA DI CONSIGLIERE, RAPPRESENTA DEGNAMENTE IL PARTITO DI SALVINI
Condannato in via definitiva, decaduto da deputato regionale e quindi scelto dalla Lega come
commissario della provincia di Palermo.
Alle prossime amministrative, Matteo Salvini prova a raccogliere qualche voto anche al Sud. E per questo motivo, in questi giorni, Noi con Salvini — la costola meridionale della Lega Nord — sta cercando di riorganizzare i suoi quadri.
Pochi giorni fa il leader del Carroccio ha fatto il nome del deputato Angelo Attaguile come possibile candidato governatore della Sicilia alle regionali dell’autunno prossimo.
Democristiano di lungo corso, Attaguile era approdato alla Camera nel 2013, “nascosto” nella lista Pdl in Campania, ma in quota Mpa dell’amico Raffaele Lombardo.
Sbarcato a Montecitorio, aveva subito aperto una linea di credito con la Lega: era infatti il ventesimo deputato che ha garantito al Carroccio di mantenere un gruppo autonomo alla Camera.
Quando Salvini ha deciso di allargare la sua base elettorale, ecco quindi che proprio Attaguile è stato scelto come leader di Noi con Salvini, una versione agrodolce del Sole delle Alpi.
In vista delle comunali di maggio, dunque, la corrente sicula del Carroccio si è dotata di un nuovo commissario che dovrà coordinare la presentazione delle liste nelle 32 città della provincia di Palermo chiamate alle urne.
Incarico per il quale è stato scelto Salvino Caputo, per quattro legislature deputato regionale di Forza Italia prima e del Pdl poi.
Caputo è stato per anni un berlusconiano doc, talmente fedele che ancora oggi sulla sua pagina facebook svetta la bandiera di Forza Italia come immagine di copertina. Nel giorno del suo passaggio ufficiale tra i leghisti di Trinacria, insomma, Caputo non ha ancora trovato il tempo di aggiornare i suoi profili social con i nuovi simboli.
Poco importa, visto che il deputato Alessandro Pagano è entusiasta del nuovo acquisto: “Tutto il movimento — dice — si stringerà attorno a Caputo con grande impegno, al fine di portare avanti il nostro progetto insieme a Matteo Salvini in tutto il territorio siciliano. Nella provincia di Palermo sarà il nostro punto di riferimento a livello organizzativo nei comuni che hanno imminenti scadenze elettorali”.
Più rilevante, invece, è il fatto che il neo commissario di Noi con Salvini è stato praticamente il primo politico siciliano colpito dalla legge Severino.
Nel giugno del 2013 Caputo era infatti decaduto da parlamentare regionale.
Il motivo? Una condanna definitiva a un anno e cinque mesi per tentato abuso d’ufficio.
Da sindaco di Monreale, infatti, l’ex berlusconiano aveva tentato di cancellare alcune multe che i vigili urbani avevano contestato all’allora arcivescovo Salvatore Cassisa e ad alcuni suoi ex assessori.
Inutile il ricorso in tribunale con il quale Caputo aveva cercato di rimanere all’Assemblea regionale siciliana contestando l’illegittima retroattività della norma. “Il principio di fondo è quello per cui si vuole che venga allontanato dall’esercizio di determinate funzioni pubbliche un soggetto riconosciuto ‘indegno’ in relazione a certi fatti accertati con sentenza passata in giudicato”, aveva scritto il tribunale civile di Palermo, obbligando il politico a separarsi dal suo scranno da onorevole.
Adesso, però, Caputo torna in pista come salviniano.
Prima, però, dovrà forse aggiornare i colori dei suoi canali social.
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: LegaNord | Commenta »
Febbraio 6th, 2017 Riccardo Fucile
PRIMA DI PARLARE DI “CIVILTA'” DA DIFENDERE, SI RIPASSI LA STORIA… GLI ORRORI DEL COLONIALISMO
Trovo questa immagine in un archivio. Non posso credere a quello che dice la didascalia: “Congo belga 1904, un padre osserva i piedi e le mani del figlio di cinque anni, tagliati perchè non aveva raccolto abbastanza gomma“.
E’ una foto che non si riesce nemmeno a guardare. Sembra impossibile, viene da sperare che sia falsa. Ma ce ne sono altre, tante, di mutilazioni inflitte in Congo dagli europei.
Allora forse è giusto riportarla (da www.rarehistoricalphotos.com) perchè non si può dimenticare.
Non si devono tacere i disagi che l’immigrazione oggi ci porta. E bisogna affrontarli. Ma questa immagine — come le altre sul Congo di inizio ‘900 — ci costringe a essere obiettivi: ci sono stati decine di milioni di schiavi deportati dai mercanti (europei, anche italiani) e uno sfruttamento selvaggio delle colonie africane compiuto dagli europei (anche da noi italiani).
Abbiamo compiuto dei genocidi. Abbiamo cancellato intere generazioni.
Abbiamo preso alla gente dell’Africa infinitamente più di quanto ci sia chiesto oggi di dare: ricchezze, ma soprattutto vite (solo in Congo ci sono stati 10 milioni di morti).
Non si può ignorare tutto questo quando parliamo di immigrazione: la miseria dell’Africa dipende anche da noi.
Più di mille parole vale questa foto.
Dopo, se ci resta qualcosa da dire, discutiamo.
Ferruccio Sansa
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: denuncia | Commenta »
Febbraio 6th, 2017 Riccardo Fucile
FRONGIA: “MA LORO HANNO DIFFUSO UN DOSSIER CONTRO VIRGINIA”… L’ASILO GRILLINO
Altre discussioni, accuse, veleni. 
Il sito Affariitaliani.it pubblica oggi nuove screenshot delle chat segrete dei consiglieri romani del Movimento 5 stelle in cui.
Come riporta il sito:
“Protagonisti sono Daniele Frongia, allora consigliere comunale e oggi assessore allo Sport dopo essere stato vicesindaco; Paolo Ferrara, ex consigliere del Decimo Municipio e ora capogruppo in consiglio comunale; Monica Lozzi, presidente e all’epoca consigliera del Settimo Municipio; Danilo Barbuto, ex consigliere del Quarto Municipio”.
Nella chat che sarebbe stata creata da Frongia erano presenti vari consiglieri “tranne Marcello De Vito e Tiziano Azzara, ex consigliere del Primo Municipio”.
Secondo Affaritaliani:
“Daniele Frongia pubblica nella chat un messaggio di De Vito (forse proveniente da uno scambio privato con lui o da un’altra chat di gruppo), in cui “il condannato in contumacia” lamenta — in toni piuttosto tragici — lui “che non ha mai rubato niente in vita sua”, di essere stato “accusato di abuso d’ufficio con tanto di parere legale” davanti a cinque parlamentari, due membri del direttorio e uno di un imprecisato “coso”, che ipotizziamo si tratti del comitato d’appello”
Il riferimento è a una riunione “pretesa da Frongia, in cui quest’ultimo, Virginia Raggi e l’altro consigliere Enrico Stefà no accusarono De Vito di abuso d’ufficio davanti a tutti i parlamentari romani tranne uno, ovvero Roberta Lombardi, Alessandro Di Battista, Carla Ruocco (questi ultimi due ex membri del Direttorio), Paola Taverna, Stefano Vignaroli e Massimo Enrico Baroni, e in presenza di Rocco Casalino (responsabile comunicazione Senato), Ilaria Loquenzi (responsabile comunicazione Camera) e Augusto Rubei, blogger del Fatto Quotidiano e consulente alla comunicazione pentastellata alla Camera”
Nella chat vengono poi sottolineati alcuni passaggi in cui Frongia continua ad accusare l’assente De Vito colpevole, secondo Frongia, di diffondere dossier sulla Raggi. Tutte accuse smentite da De Vito.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: Grillo | Commenta »
Febbraio 6th, 2017 Riccardo Fucile
LA CLAUSOLA PER IL FRATELLO: CURRICULUM NON VINCOLANTI
C’è un documento firmato da Raffaele Marra che mostra come ogni decisione sulla nuova organizzazione del Campidoglio fosse presa in pieno accordo con Virginia Raggi. Compresi gli stipendi dei funzionari promossi.
È la circolare datata 19 ottobre 2016 che fissa i criteri per le nomine dei dirigenti e spiana la strada alla designazione di Renato Marra come responsabile per il Turismo. Perchè esclude che si debba fare una selezione sui curriculum di chi aspirava a quel posto.
È uno dei punti su cui si gioca il duello tra Marra e la sindaca nell’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Paolo Ielo che li vede entrambi indagati per abuso d’ufficio per aver scelto il fratello di lui nonostante il conflitto di interesse e nonostante il regolamento di Roma Capitale imponesse proprio di valutare il profilo di tutti i candidati.
Raggi deve rispondere anche di falso per aver dichiarato all’anticorruzione di aver agito da sola mentre i messaggi via chat e i documenti acquisiti – questo in particolare – dimostrano come abbia condiviso ogni passaggio della procedura.
L’interpello
Raffaele Marra ha sempre avuto un ruolo chiave nella gestione delle pratiche del Comune di Roma, tanto che quando i leader del Movimento hanno chiesto a Raggi di revocargli l’incarico di vicecapo di gabinetto, lei lo ha nominato capo del Personale.
È proprio in quella veste che a metà ottobre pianifica «il conferimento degli incarichi dirigenziali e subapicali nell’ambito della macrostruttura capitolina».
Nel documento cita esplicitamente l’articolo 38 del regolamento comunale «circa la necessità della previa attivazione di procedure di interpello da svolgersi in maniera trasparente motivata ai fini del conferimento dei nuovi incarichi» e chiede che tutti i candidati spediscano domande e curriculum entro una settimana al suo ufficio
Sono due i passaggi chiave che riguardano il fratello Renato, all’epoca vicecapo della polizia municipale.
Incarico e soldi
Il primo riguarda i requisiti. Scrive infatti Marra nella circolare: «Il conferimento degli incarichi dirigenziali può essere attribuito senza esclusività anche ai dirigenti dell’Avvocatura capitolina e del corpo di polizia locale di Roma capitale» e così lo include nella lista degli aspiranti.
E poi sottolinea: «Le fasce retributive di posizione sono indicate nell’allegato alla presente nota». Con il passaggio al Turismo Renato Marra aveva ottenuto un aumento di 20 mila euro. In una conversazione via chat Raggi si lamenta con Marra «perchè così mi metti in imbarazzo».
Adesso si scopre invece che era stata informata e aveva ricevuto il documento dove venivano specificati i nuovi stipendi.
Il profilo
Scrive infatti Marra nella circolare: «La scrivente direzione trasmetterà la documentazione ricevuta alla sindaca, la quale ad esito dell’esame della stessa e delle informazioni in possesso degli uffici, procederà ai sensi dell’articolo 38 del regolamento al conferimento degli incarichi, tenendo presenti, ove possibile, le candidature ai fini dell’individuazione dei profili di competenze ed esperienze che evidenzino la concreta idoneità a esercitare le funzioni connesse all’incarico da ricoprire»
Subito dopo inserisce però la clausola che rende suo fratello unico candidato perchè chiarisce che l’esame dei curriculum non sarà vincolante: «Il presente interpello ha natura esplorativa e non comparativa». Tutte le pratiche vengono inviate a Raggi. Venti giorni dopo Renato Marra ottiene la nomina.
Fiorenza Sarzanini
(da “il Corriere della Sera”)
argomento: Grillo | Commenta »
Febbraio 6th, 2017 Riccardo Fucile
“CHIEDI AL MILITARE DI INDAGARE SULLA MURARO”… “HO COMPLETATO IL LAVORO CHIESTO DA VIRGINIA”
«Ho buttato giù le possibili assunzioni negli uffici di diretta collaborazione indicando gli importi».
Questo messaggio lo ha indirizzato lo scorso giugno a notte fonda Raffaele Marra, di lì a poco vicecapo di gabinetto di Virginia Raggi, a Salvatore Romeo, che con i buoni uffici del suo amico sarà presto nominato capo della segreteria della sindaca.
Già allora i due sono in piena sintonia. Perseguono obiettivi loro, non necessariamente condivisi con la Raggi: «Sto lavorando alla Macrostruttura ho trovato come superare l’Assessorato alle risorse umane», annuncia Marra all’amico Romeo.
Un’operazione su cui successivamente aggiunge: «Virginia mi ha dato un’idea diversa sulla Macrostruttura e io sto provando ad andarle incontro, ma è difficile».
I messaggi che Marra e Romeo si scambiano perfino alle due di notte, segno di un’assoluta confidenza, rivelano un dato sconcertante: dei «quattro amici al bar», per chiamarlo come si erano nominati essi stessi sulla famosa chat di WhatsApp, almeno due (Marra e Romeo) giocavano un’altra partita, la loro.
E quando Raffaele Marra, detenuto dal 16 dicembre per un’altra inchiesta che lo chiama a rispondere del reato di corruzione, sarà interrogato dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e dal sostituto Francesco Dall’Olio, molte domande prenderanno probabilmente spunto proprio dall’esistenza evidente di due diversi livelli nel «raggio magico».
Con i due funzionari in qualche modo al comando del gruppo e sindaco e vice sindaco (Daniele Frongia che ha poi rinunciato all’incarico) in un ruolo gregario.
E pensare che a febbraio, quando Salvatore Romeo spinge a più non posso perchè la Raggi prevalga nelle comunarie, entrambi trasudano ammirazione, una forma d’amore, proprio per la futura sindaca. Romeo, che da poco ha intestato all’avvocatessa la polizza assicurativa (che sostiene non sia un finanziamento politico e per la quale sarà forse sentito dai magistrati), scrive gongolante a Marra: «Il candidato sindaco per il Movimento è Virginia Raggi. E adesso inizia il bello».
E l’altro gli risponde con lo stesso tono: «Fai un grosso in bocca al lupo a Virginia. L’ho appreso al telegiornale».
Ma dopo il ballottaggio che incoronerà la loro beniamina cominciano presto a emergere diversità di opinioni con la sindaca, che ai loro occhi è un po’ troppo indecisa e garantista verso i quadri ereditati dall’amministrazione Marino.
Scrive Marra a Romeo: «Il Dipartimento servizi scolastici e educativi è compromesso. Tu penserai che la Turchi è stata fatta fuori? Invece no. Complimenti».
I due non sembrano nemmeno apprezzare la strenua difesa dell’assessore Paola Muraro messa in campo dalla sindaca. Romeo, infatti, si rivolge a Raffaele Marra che è un ex ufficiale Gdf con una richiesta precisa:«Chiedi al tuo amico della Finanza di indagare sulla Muraro».
L’intento dei due è chiaro: conservare la loro influenza sulla sindaca e dunque sulla gestione del Campidoglio.
Le cose però andranno diversamente e entrambi lasceranno prima di Natale i prestigiosi incarichi, mentre la Raggi riuscirà a resistere. Finora.
Perchè incombe il caso della promozione del fratello maggiore di Marra, l’ex ufficiale dei vigili urbani Renato: la difesa della Raggi ritiene che fosse da seguire il comma 2 e non l’8 del regolamento comunale, e cioè che non fosse necessaria la comparazione dei curricula, ma i giudici non sembrano convinti.
E soprattutto resta agli atti, pesante come un macigno, quella dichiarazione all’anticorruzione capitolina in cui la Raggi rivendica piena autonomia nella decisione e che le è costata l’iscrizione tra gli indagati per falso in atto pubblico.
Edoardo Izzo
(da “La Stampa”)
argomento: Grillo | Commenta »