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“DA CESARO 10.000 EURO PER COMPRARE SCHEDE ELETTORALI”. LE PUNIZIONI PER CHI SGARRAVA: PARLA IL PENTITO AI PM

Maggio 24th, 2017 Riccardo Fucile

ARRESTATI PER ASSOCIAZIONE MAFIOSA I DUE FRATELLI DEL DEPUTATO DI FORZA ITALIA: PATTO TRA IMPRENDITORI E CAMORRISTI DEL CLAN POLVERINO

Nel patto imprenditoriale-camorristico tra i fratelli Cesaro, arrestati oggi, e il clan Polverino c’era anche la politica. La politica spicciola.
Quella che controlla i piccoli e medi comuni e attraverso sindaci e assessori vicini muove dirigenti e funzionari per premiare gli amici e fedelissimi.
La politica che si attiva presso gli organismi sovra comunali, province e Regione Campania, affinchè l’iter dei progetti vada a buon fine.
La politica che chiede al clan di votare e far votare il proprio candidato, di andare a comprare preferenze in giro, di minacciare gli elettori che non si adeguano.
Aniello e Raffaele Cesaro — fratelli del deputato di Fi Luigi Cesaro, ex presidente della Provincia di Napoli — da stamane sono in carcere con accuse di concorso esterno in associazione camorristica e riciclaggio per la realizzazione del Pip di Marano, costruito con materiali scadenti e con un collaudo, ottenuto con pressioni e documenti falsi, che non poteva essere certificato, e grazie alla società  di fatto dei Cesaro con Angelo Simeoli, detto ‘o bastone, elemento di punta dei Polverino.
Ma l’ordinanza del Gip di Napoli Francesca Ferri cita diverse volte Luigi ‘a Purpetta Cesaro, e non lo fa a vanvera.
C’è un verbale che racconta il livello di inquinamento della camorra nella politica e nelle ultime elezioni di Sant’Antimo.
Parla un nuovo pentito, Ferdinando Puca, dell’omonimo clan dominante nel feudo politico-imprenditoriale dei Cesaro. Tira in ballo pesantemente Giggino ‘a Purpetta. Racconta di voti comprati, di minacce agli elettori, di boss ingaggiati al servizio del candidato dei Cesaro.
È il 23 marzo 2016: “Sono in carcere dal dicembre del 2012. Premetto che fino agli anni 80′ figura apicale del clan di Sant’Antimo era o’ Giappone affiliato alla Nuova camorra organizzata che aveva rapporti con il padre dei Cesaro il quale si era adoperato per far scappare Raffaele Cutolo dal manicomio di Aversa. Dopo la morte del Giappone prese il suo posto come rilievo criminale Pasquale Puca che nel frattempo strinse rapporti o meglio li continuò con i figli di Cesaro. (…) I Cesaro fin dagli anni 80′ erano dei piccoli imprenditori e la loro fortuna e la loro crescita imprenditoriale è stata favorita da Pasquale Puca. “Dico questo perchè tutti gli affari e tutti gli investimenti sono stati fatti sempre e con il solo Pasquale Puca del quale i Cesaro divennero i prestanomi. Ad esempio il centro Igea Sant’Antimo, l’affare della Texas Instruments di Aversa o il centro commerciale Il Molino alle colonne di Giugliano. Ciò perchè il clan Puca dove ce n’era bisogno interveniva a supporto ed a sostegno dei Cesaro”.
Ferdinando Puca scava nella memoria: “Ricordo che nel 2011 appena sono stato scarcerato fui convocato dai Cesaro tramite mia zia Teresa Puca che non a caso lavora dai Cesaro insieme alla sorella, come domestiche, ed in quanto mie zie. Ebbi due convocazioni la prima presso il centro IGEA (il centro medico core business dei Cesaro, ndr) immediatamente dopo la mia scarcerazione dove Antimo Cesaro, detto penniello, mi diede 10mila euro quale regalo per la mia scarcerazione”.
In quella occasione Antimo Cesaro gli avrebbe chiesto di intervenire per arginare alcune estorsioni ai loro danni.
“Nel 2011/2012 fui convocato nuovamente questa volta proprio a casa di Luigi Cesaro che mi chiese ovviamente come esponente del clan Puca di “appoggiare” la campagna elettorale di una persona che loro portavano come Sindaco, tale Cristoforo, che noi chiamavamo Castiglione. Luigi Cesaro in quell’occasione mi diede 10 mila euro e mi disse specificatamente come dovevo fare per manipolare la campagna elettorale. Preciso che già  nel 2003/2004 avevo fatto la stessa cosa per mio cugino Pasquale Puca. In quell’occasione, nel 2011, Luigi Cesaro mi disse che dovevo comprare le schede elettorali, infatti mi diede i 10mila euro per effettuare l’acquisto, avremmo poi dovuto verificare se qualcuno vendeva due volte le schede elettorali così alterando il numero, l’avremmo dovuto picchiare ed avremmo dovuto controllare, il giorno delle elezioni, tramite una nostra persona fuori al seggio, che i soggetti contattati al quale davamo 50 euro a persona mentre il galoppino prendeva 10 euro, dovevamo poi controllare la corrispondenza tra i votanti da noi pagati ed i voti effettivamente presi. Tanto facevano anche i Cesaro in quanto avevano persone loro direttamente nei seggi”.
Queste modalità , chiede il pm, furono concordate con Luigi Cesaro? “Assolutamente si in quanto è proprio questo il motivo per il quale i politici si rivolgono alla camorra. Siccome la campagna elettorale andò bene ed il soggetto fu eletto, Antimo e Luigi Cesaro mi ricompensarono dandomi 35 mila euro che io divisi con Pasquale Verde alias o cecato. Per altro i Cesaro sempre in forza dello stretto legame camorristico ed imprenditoriale che hanno con il clan Puca versano a Teresa Puca, figlia di Pasquale, 10 mila euro al mese”.
Sulla posizione del deputato Luigi Cesaro il procuratore reggente Nunzio Fragliasso mantiene un doveroso riserbo: “La procura di Napoli si pronuncia sulle evidenze investigative che si inseriscono in un provvedimento giudiziario ostensibile”, è la risposta alla domanda sul suo livello di coinvolgimento nelle indagini.
Dalle 420 pagine dell’ordinanza traspare però che il deputato ed ex coordinatore napoletano di Forza Italia è il colore più forte dello sfondo di un quadro che racconta protezioni e collusioni politiche in ambienti berlusconiani di cui hanno beneficiato gli affari dei fratelli imprenditori. A cominciare, per l’appunto da Marano.
Chi firma le licenze del Pip è un ingegnere, Gennaro Pitocchi, lo stesso che dieci anni fa ha dato l’ok alle licenze per la Yorik srl e l’affare Texas Instruments dei Cesaro ad Aversa.
Per quella licenza e le polemiche che ne seguirono Pitocchi fu costretto a dimettersi, ma i Cesaro — sostengono il pm di Napoli Mariella Di Mauro e il procuratore aggiunto Dda Giuseppe Borrelli — ottengono che l’ingegnere sia trasferito nell’Ufficio Tecnico del comune di Marano. “Poco dopo essersi insediato in un solo giorno firmò ben ventidue licenze edilizie in favore della società  Iniziative Industriali della famiglia Cesaro, superando le perplessità  e gli approfondimenti richiesti dall’Ingegnere Micillo, predecessore del Pitocchi, che non le aveva rilasciate” scrive il Gip nell’ordinanza.
È un passaggio-chiave dell’inchiesta condotta dai carabinieri dei Ros che ha preso il via grazie a uno spunto confidenziale e si è sviluppata attraverso il consueto corredo di intercettazioni telefoniche e di cimici intrufolate nelle automobili.
Dai colloqui captati e dai verbali di alcuni collaboratori di giustizia emergono le convergenze tra gli interessi dei Cesaro e quelli del clan Polverino attraverso la liquidità  di Angelo Simeoli, l’uomo che mediò gli espropri, teneva i contatti con i fratelli imprenditori e riceveva la sera al ristorante Villa Borghese per discutere gli affari, come racconta a verbale il titolare di una autodemolizioni che doveva adeguarsi alla legge regionale e delocalizzare l’attività  e voleva comprare un capannone a Marano.
“Già  all’epoca tutti lo conoscevano come soggetto legato al clan camorristico locale che erano i Polverino”. ‘O Bastone telefona a Raffaele Cesaro e in pochi minuti questi arriva e inizia la trattativa. Che finirà  male, a suon di denunce.

Vincenzo Iurillo
(da “il Fatto Quotidiano”)

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RACCOLTE 30.000 STERLINE PER IL SENZATETTO EROE DI MANCHESTER

Maggio 24th, 2017 Riccardo Fucile

CHRIS PARKER, 33 ANNI, E’ CORSO DENTRO L’EDIFICIO PER AIUTARE LE VITTIME DELL’ATTENTATO… UNA DONNA E’ MORTA TRA LE SUE BRACCIA

La zona intorno alla Manchester Arena ogni tanto diventa casa sua, il posto dove qualche volta dorme e dove spesso chiede l’elemosina alla fine dei concerti.
Il senzatetto Chris Parker si trovava lì anche questo lunedì 22 maggio, in attesa della folla in uscita dopo lo spettacolo di Ariana Grande.
Quando ha udito l’esplosione – costata la vita a 22 persone – ha respinto l’istinto di fuggire per mettersi al sicuro ed è corso dentro l’edificio, per soccorrere le vittime dell’attentato terroristico
La sua storia è stata ripresa su diversi siti della stampa internazionale, dalla quale è stato intervistato poche ore dopo l’accaduto.
“Sembravano tutti felici, stavano uscendo dalle porte quando a un tratto ho sentito il botto, poi ho visto un lampo bianco, il fumo e infine ho sentito le urla”, ha raccontato il 33enne Parker, “Il pavimento ha tremato, mi sono alzato e anzichè seguire l’istinto di fuggire sono entrato dentro, per cercare di aiutarli. Sul pavimento c’erano persone ovunque. Ho visto una bambina, non aveva le gambe. L’ho avvolta in una maglietta e le ho chiesto dove fossero mamma e papà “.
Non ce l’ha fatta, invece, una donna di 60 anni, morta tra le sue braccia.
Il coraggio di Chris ha colpito molte persone, che gli hanno attribuito il merito di essersi comportato da “eroe” in quei momenti di terrore.
In segno di riconoscimento un uomo di nome Michael Johns ha aperto una pagina su Gofundme, per raccogliere soldi da destinare al senzatetto.
In poche ore il crowdfounding ha superato le 30mila sterline. “Parlo a nome del mondo intero quando ti ringrazio per il tuo altruismo. Hai riempito il mio cuore di speranza e umanità “, scrive una donatrice.
“Gli orrori che hai visto non possono essere cancellati. Il tuo coraggio e la compassione non saranno mai sminuiti. Grazie, Chris”, commenta un altro.
La pagina non è in contatto con lui e in una nota viene chiesto a tutti una mano per rintracciarlo, così da poter consegnare il denaro raccolto.
Nel frattempo, una donna che dichiara di essere sua madre ha lanciato un appello su Facebbok, chiedendo di aiutarla a ricongiungersi con lui: “Mio figlio è stato lontano da me per tanto tempo. Non avevo idea fosse un senzatetto, ma è stato estremamente coraggioso la scorsa notte. Per favore aiutatemi a rimettermi in contatto con Chris”.

(da agenzie)

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LELLA BOTTAZZI, LA CANDIDATA M5S A GRUGLIASCO E’ UNA FAN DELLE SCIE CHIMICHE E DEI RAZZISTI

Maggio 24th, 2017 Riccardo Fucile

UNA CHE VEDE COMPLOTTI OVUNQUE: DALLE SCIE CHIMICHE AI CINESI CHE NON MUOIONO FINO AGLI IMMIGRATI CHE PRENDONO 40 EURO (L’INFLAZIONE…) PER NON LAVORARE, FINO ALLO STERMINIO DEI ROM

Scie chimiche, frasi inneggianti allo sterminio dei rom, un occhiolino a CasaPound e a Salvini.
Ma anche tante fake news “gentiste”, contro il Pd, contro i cinesi e gli stranieri in generale, a sostegno della famigerata cura “di Bella” e foto di gattini in quantità .
È tutto sulla pagina facebook di Lella Bottazzi, la candidata sindaca del M5s a Grugliasco che la settimana scorsa ha ricevuto la visita del vicepresidente della Camera Luigi Di Maio. “Vogliamo migliorare le cose – ha detto -. Ho 56 anni, potevo starmene in un angolino, ma l’ho fatto perchè ho un figlio di 28 anni, abita qui e avrà  una famiglia qui, quindi voglio migliorare il luogo in cui viviamo”.
Queste le sue poche semplici frasi pronunciate prima di lasciare spazio a Di Maio e al suo comizio.
Supportata dai consiglieri regionali Davide Bono e Francesca Frediani, ma anche dalla “padrona di casa”, la deputata Laura Castelli, la candidata di Grugliasco basa la sua campagna elettorale sulle più classiche delle lotte ambientaliste: stop alla cementificazione, più raccolta differenziata, migliori collegamenti pubblici con la città  e stop all’inceneritore.
Ma sulla sua pagina Fb dà  il meglio si sè fino a invocare lo sterminio dei rom.
Il 31 maggio 2015 ne ha pubblicato uno rilanciando la classica bufala dei cinesi “immortali” e del riciclaggio dei documenti di quelli che muoiono senza lasciare tracce.
Sempre ai cinesi e alla loro evasione fiscale dedica un’altra immagine in cui si invita Equitalia a controllare le loro attività  lamentandosi del “razzismo anti italiano”.
Il 1° giugno pubblica un’altra bufala, quella dei 40 euro al giorno “per tutta la vita” con la foto di sei africani di fronte a un albergo.
Alcuni giorni dopo un’altra immagine con una scritta (un po’ sgrammaticata) contro “’sta commemorazione dei clandestini naufragati” per gli “italiani che lo Stato ha costretto a suicidarsi”.
E poi tante fake news, come quella dei timbri e delle schede elettorali trovate abbandonate sul ciglio di una strada o della polizia armata schierata dalla Francia alla frontiera per respingere tutti i clandestini.

(da “Lo Spiffero”)

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IL RIBELLE PIZZAROTTI VERSO LA RICONFERMA: COSI’ IL M5S RISCHIA LA PRIMA SONORA SCONFITTA

Maggio 24th, 2017 Riccardo Fucile

IN 5ANNI TRIPLICATO L’APPREZZAMENTO PER IL SINDACO, L’EX GRILLINO VINCEREBBE IN OGNI BALLOTTAGGIO

Candidato senza partito, 5 stelle senza movimento, Federico Pizzarotti sembra volare verso la riconferma alla guida di Parma.
L’Atlante politico registra il grande apprezzamento per il primo cittadino “sospeso” e poi “fuoriuscito” dal M5S, che parte in netto vantaggio sugli avversari di centro-destra e di centro-sinistra. E surclassa il candidato ufficiale grillino
Le elezioni amministrative del 2012 avevano avviato la catena di successi del M5S, mostrando la sua capacità  di attrarre consensi da tutte le aree politiche e di proporsi come soggetto di governo.
Oggi il capoluogo emiliano è diventato l’emblema dei travagli e delle contraddizioni che attraversano l’esperienza pentastellata.
Se cinque anni fa Pizzarotti aveva conquistato solo il 19% dei voti al primo turno, il sondaggio realizzato nei giorni scorsi da Demos lo stima al 42%.
Lontani i due candidati dei blocchi tradizionali.
Paolo Scarpa, scelto dal centro-sinistra, si ferma al 27%. Laura Cavandoli, per il centro-destra, dieci punti più in basso: 16%.
Marginali – inferiori al 5% – risultano d’altra parte i consensi dell’attuale candidato 5 stelle, Daniele Ghirarduzzi. Mentre tutti gli altri candidati non superano il 3%.
Dalla formazione di provenienza, Pizzarotti eredita non solo oltre la metà  degli attuali consensi (51%), ma anche un elettorato eterogeneo, sotto il profilo degli orientamenti e del background politico.
Persino elettori (alle Politiche) di partiti che a Parma esprimono un proprio candidato voterebbero per lui.
Nello specifico, sceglierebbero Pizzarotti, fin dal primo turno, il 41% degli elettori della sinistra radicale e il 32% del Partito democratico, ma anche il 36% degli elettori di Forza Italia e il 26% dei leghisti (la cui candidata guida la coalizione di centro-destra).
Il sindaco uscente, del resto, non è più uno “sconosciuto”.
Al contrario dei propri avversari, è molto noto (appena tre persone su cento non si esprimono, sul suo conto). E apprezzato: sei cittadini su dieci promuovono il suo lavoro. Ancora più elevati i giudizi positivi sul lavoro svolto dalla giunta comunale, che arrivano al 66%
Così come l’opinione pubblica generale, anche i simpatizzanti del leader di Effetto Parma mettono i temi della sicurezza, del decoro cittadino e della disoccupazione in cima alla lista delle emergenze. Questioni di destra e di sinistra, insieme a problemi trasversali, a ulteriore conferma dell’impronta post-ideologica, altro marchio di fabbrica del M5S.
Come la formazione di Grillo, peraltro, Pizzarotti mostra una notevole (e trasversale) capacità  di attrazione in tutti i possibili scenari di ballottaggio.
Arriverebbe al 59% nel confronto con Scarpa, convogliando, tra primo e secondo turno, il 46% dei voti di Cavandoli.
Raggiungerebbe addirittura il 71% nel testa a testa con la candidata del centro-destra, sommando ai propri voti il 54% dei consensi di Scarpa.

(da “La Repubblica”)

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I FONDI DESTINATI A COMBATTERE LA POVERTA’ IN AFRICA USATI PER RESPINGERE I PROFUGHI

Maggio 24th, 2017 Riccardo Fucile

LO SCANDALO: IL TRUST FUND E’ PER IL 95% DENARO PER LO SVILUPPO MA VIENE USATO PER BLINDARE I CONFINI….LA BALLA DELL’AIUTARLI A CASA LORO

Attrezzature militari, formazione di polizia, centri per migranti respinti e sistemi per la raccolta di dati biometrici che garantiranno – in Europa – il riconoscimento del Paese d’origine e quindi più facili espulsioni.
Obiettivo: controllare le migrazioni dall’Africa e rafforzare i governi dei Paesi di origine e transito di coloro che vorrebbero attraversare il Mediterraneo.
A poco più di un anno dalla sua creazione al vertice europeo de La Valletta, il Trust Fund europeo di Emergenza per l’Africa ha stanziato a questi scopi oltre 600 milioni di euro, quasi il 40% dei progetti approvati.
Come ha denunciato il Parlamento europeo dopo la mobilitazione di Ong come Oxfam e Concord, questo fondo – 2,8 miliardi ad oggi — utilizza per fermare i migranti soldi presi dalle riserve europee per la cooperazione internazionale e la lotta contro la povertà . Che rischiano così di svuotarsi.
Lo spostamento dei fondi
Uno dei primi atti dell’Agenda europea sulla migrazione è stata la convocazione nell’ottobre 2015 a La Valletta di un vertice euro-africano. In quell’occasione i leader degli Stati europei hanno dato vita al Fondo Fiduciario di Emergenza per l’Africa anche chiamato “Trust Fund”, uno strumento fuori dal controllo del Parlamento europeo con l’obiettivo di finanziare con rapidità  iniziative per «affrontare le cause profonde delle migrazioni irregolari».
Oggi, dei 2,8 miliardi di euro del Trust Fund, quasi il 95 per cento sono stati presi da fondi dedicati alla cooperazione e all’aiuto umanitario – in particolare dal Fondo Europeo di Sviluppo, il principale strumento per la lotta alla povertà  dell’Unione – mentre solo 152 milioni sono fondi freschi messi dagli Stati.
Il rapporto 2016 del Trust Fund elenca 106 progetti approvati ad oggi per quasi 1,6 miliardi di euro. Li gestiscono principalmente le agenzie pubbliche di cooperazione allo sviluppo dei Paesi europei e organizzazioni internazionali come l’Organizzazione Mondiale per le Migrazioni (Oim) ma anche aziende private, come nel caso della società  partecipata dal ministero dell’interno francese Civipol, che all’estero si è specializzata nella formazione delle forze dell’ordine.
Il rifiuto della comunità  di Sant’Egidio
In Mali, Paese il cui sviluppo è talmente legato alle rimesse dei migranti (800 milioni di dollari arrivati nel 2016 solo attraverso i canali ufficiali) da avere un ministero per i maliani all’estero, il Fondo fiduciario ha approvato un progetto da 25 milioni di euro per il consolidamento del registro di stato civile che prevede anche la creazione di un archivio informatico di dati biometrici – ovvero impronte digitali e altre caratteristiche biologiche – «utilizzabile per l’identificazione dei migranti maliani all’estero in situazione irregolare». Cioè per favorire i rimpatri.
Lo stesso progetto sarà  realizzato in Senegal con 28 milioni di euro. In entrambi i Paesi i fondi saranno gestiti dalla cooperazione belga e dalla società  francese Civipol che si occuperà  dell’informatizzazione dell’archivio.
La comunità  di Sant’Egidio – che inizialmente aveva accettato di fare da consulente per la sua expertise in materia di registrazione gratuita delle nascite – ci ha fatto sapere di aver ritirato la sua adesione.
Questo poichè l’iniziativa per la creazione di registri di stato civile, presentata per diversi Stati africani, è stata approvata dal Trust Fund solo per il Mali e il Senegal – dove Sant’Egidio non ha sufficiente operatività  sul territorio – e non in Burkina Faso dove il programma Bravo della comunità  avrebbe bisogno di un nuovo impulso.
Non sappiamo perchè il progetto sia stato approvato dal Trust Fund in Mali e Senegal e non in Burkina Faso dove Sant’Egidio avrebbe bisogno di soldi proseguire nella sua attività  finalizzata alla tutela dei bambini contro abusi come quelli dei matrimoni precoci.
Sappiamo però che – a differenza del Burkina Faso – Mali e Senegal sono (insieme a Nigeria, Etiopia e Niger) Paesi considerati prioritari dall’Ue , per la stipula di accordi, i cosiddetti “compact” per favorire il controllo delle migrazioni e i rimpatri.
Dimenticare i Paesi più poveri
«Così si rischia di concentrare gli aiuti verso i Paesi geograficamente interessati dalle rotte verso l’Europa dimenticando i Paesi più poveri» afferma Elly Schlein, eurodeputata italiana dell’Alleanza progressista di Socialisti e Democratici. «Io vorrei capire come progetti che sono tutti rivolti alla capacity building e al border management possano ridurre povertà  e disuguaglianze, mi sembra che viceversa rischino di accrescerle ulteriormente» aggiunge l’europarlamentare, che guida il gruppo di lavoro “Migranti e rifugiati” nella commissione Sviluppo dell’europarlamento.
Dopo la mobilitazione di Ong come Oxfam e Concord, il Parlamento ha criticato la Commissione per aver «sottratto stanziamenti agli obiettivi e ai principi degli atti fondamentali per erogarli attraverso il Trust Fund» denunciando come questo rappresenti «una violazione delle regole finanziarie e comprometta gli esiti delle strategie a lungo termine dell’Unione».
In sostanza il Fondo Fiduciario — pur gestendo diversi miliardi di euro di soldi pubblici — non è sottoposto al controllo dell’organo democraticamente eletto dell’Unione.
Le accuse del Parlamento vengono rifiutate dalla Commissione. Alle domande che abbiamo rivolto al commissario europeo allo Sviluppo, Neven Mimica, ha risposto il suo portavoce affermando che «l’Unione Europea riconosce un legame tra la sicurezza e lo sviluppo» e che il sostegno ad esso si concretizza in diverse modalità , compresa la formazione di forze dell’ordine e il loro equipaggiamento «con l’esclusione di attrezzatura letale».
In riferimento allo spostamento dei fondi obietta: «L’operazione Trust Fund è in linea con le nostre procedure» e rivendica la trasparenza del Trust Fund citando il rapporto annuale che viene pubblicato.
Le discrepanze nel rapporto
Gli interventi del Fondo Fiduciario si distinguono in base a quattro priorità : le prime due, ovvero “sviluppo economico” e “resilienza” prevedono azioni riconducibili alla lotta alla povertà  come la creazione di posti di lavoro e l’offerta di servizi alle popolazioni in difficoltà , ma gli obiettivi 3 “gestione delle migrazioni” e 4 “governance” si riferiscono a interventi volti favorire il contrasto alle migrazioni irregolari e i rimpatri.
Analizzando il Rapporto 2016 del Fondo Fiduciario abbiamo notato che le somme per obiettivi degli importi dei progetti pubblicati nell’allegato non corrispondevano, secondo i nostri calcoli, alle tabelle pubblicate nella prima parte.
Sottoponendo questa discrepanza al team del Trust Fund ci è stato risposto che questo avviene perchè i fondi destinati a progetti aventi più di un obiettivo sono stati considerati dagli autori del rapporto come interamente corrispondenti al primo obiettivo citato: per questo, nel report, il totale complessivo degli obiettivi 1 e 2 – ovvero quelli riconducibili alla lotta alla povertà  – risulta più alto (e quello degli obiettivi 3 e 4 sulla gestione delle migrazioni risulta più basso) rispetto a quanto abbiamo ottenuto noi facendo una ripartizione equa tra gli obiettivi.
I progetti del Trust Fund e le nuove rotte migratorie  
Philippe Renault, direttore dell’Agenzia francese di cooperazione (Afc) – che in Niger gestisce con Civipol il progetto da 30 milioni di euro “Appoggio alla giustizia, alla sicurezza e alla gestione delle frontiere” – ci tiene a evidenziare ciò che distingue l’operato dell’agenzia che dirige da quello della società  privata francese: «Noi lavoriamo al rafforzamento dell’agenzia nigerina per la lotta contro la migrazione irregolare mentre Civipol sostiene la polizia e forze dell’ordine».
«A differenza di Civipol — aggiunge – noi mettiamo i fondi a disposizione del governo nigerino attraverso il ministero competente».
Il progetto, che destina 20 milioni di euro al governo come “sostegno al budget”, sei all’Afc e quattro a Civipol, mira all’applicazione della legge 36/2015 contro il traffico di persone.
Questa legge, emanata dal governo del Niger a seguito di pressioni europee, ha determinato negli ultimi mesi da un lato la riduzione delle partenze verso la Libia dalla regione nigerina di Agadez – anche detta la “porta del deserto” per la sua posizione strategica lungo le rotte del Sahara — dall’altro l’affermarsi di percorsi alternativi che passano attraverso il Mali e il Chad.
«Le rotte alternative che nascono dopo la chiusura dei passaggi tradizionali evitano i centri urbani e sono quindi più pericolose», aggiunge Olivier Neola, capo di Eucap Sahel Niger la missione della Commissione Europea per assistere e sostenere le forze di sicurezza nel Paese.
«Grazie all’esperienza che abbiamo accumulato sul territorio, collaboriamo ai progetti del Trust Fund sul tema della sicurezza», afferma Neola. È avvenuto per il progetto da 41,6 milioni di euro per la creazione di “Gruppi di azione rapida” all’interno delle forze dell’ordine di cinque Paesi del Sahel (Burkina Faso, Mauritanie, Mali, Niger e Chad ) gestito dall’agenzia di cooperazione spagnola Fiiapp.
Secondo il budget indicativo che è stato pubblicato, 28 milioni di euro sono destinati alle attrezzature delle forze di sicurezza. Eucap Sahel Niger ha inoltre coordinato l’avvio del progetto – finanziato dal Trust Fund con 6 milioni — in cui le forze di polizia francesi e spagnole hanno collaborato per la creazione in Niger di un’èquipe di polizia specializzata nel fare indagini sulle reti dell’immigrazione irregolare.
Favorire i rimpatri  
Intanto le raccomandazioni del Parlamento sulla necessità  di non cambiare la finalità  di fondi già  stanziati sembrano ignorate dalla Commissione, che a settembre ha presentato il progetto di un Fondo Europeo per lo Sviluppo Sostenibile per favorire gli investimenti privati

(da “La Stampa”)

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“LA FAMIGLIA LO AVEVA SEGNALATO ALLE AUTORITÀ INGLESI”

Maggio 24th, 2017 Riccardo Fucile

L’INTELLIGENCE USA RIVELA CHE I FAMILIARI DI ABEDI AVEVANO AVVISATO LE AUTORITA’ INGLESI CHE ERA PERICOLOSO”

Con il passare delle ore, quello che era un sospetto è diventato una certezza: Salman Adebi, il 22enne di origini libiche che si è fatto saltare in aria all’Arena di Manchester uccidendo 22 persone, non ha agito da solo, ma con il supporto di un network del terrore. E c’è di più: secondo un funzionario dell’intelligence Usa – riferisce la Nbc News – la famiglia del terrorista aveva avvertito le autorità  della sua pericolosità .
La bomba usata – ha aggiunto la fonte consultata da Nbc – “era grande e complessa”, realizzata con materiali difficili da reperire nel Regno Unito.
La polizia britannica ha finora fermato quattro persone in relazione all’attacco.
Ora si sa che il primo a finire in manette, già  ieri sera, è stato Ismail Abedi, fratello di Salman. Il suo interrogatorio pare abbia permesso una svolta nelle indagini, con l’arresto questa mattina di altre tre persone.
Salman – ha ammesso il ministero dell’Interno – era già  noto ai servizi d’intelligence del Regno Unito, un aspetto che pone ancora una volta l’attenzione sulla difficoltà  dei servizi europei di intercettare i piani dei terroristi.
Nel frattempo si viene a sapere che Salman Abedi, il killer, era tornato da pochi giorni da un viaggio in Libia.
A riferirlo il Times, al quale un conoscente del kamikaze ha raccontato: “Era partito per la Libia tre settimane fa ed era tornato di recente, pochi giorni fa”.
Se confermato, il soggiorno di alcune settimane in Libia potrebbe essere servito per l’addestramento da parte dell’Isis, che nel Paese nordafricano ha ancora una robusta presenza.
Secondo il quotidiano inglese, comunque, non si esclude neppure che il giovane possa aver viaggiato in Siria nelle settimane in cui era all’estero.
Una pista, quest’ultima, citata anche dal ministro degli Interni francese Gerard Collomb, secondo cui il kamikaze di Manchester sarebbe stato in Siria e avrebbe dato prova dei suoi legami con l’Isis.
La fitta rete di relazioni presente dietro la strage si arricchisce però anche di un altro personaggio: Raphael Hostey. Si faceva chiamare Abu Qaqa al-Britani da quando era andato in Siria a combattere.
E con questo nome reclutava a Manchester, città  dove era cresciuto, centinaia di uomini da spedire nelle terre del sedicente Califfato o da usare negli attentati su suolo britannico. Conosceva, rivela oggi il Daily Mirror, Salman Abedi e con ogni probabilità  è stato lui a portarlo sulla strada dell’integralismo e del terrorismo. Prima di finire fulminato da un drone americano tre anni fa.
In attesa di nuovi sviluppi, il governo di Londra ha aumentato il livello di allerta da “grave” a “critico”, il che significa rischio di attentati imminenti. Downing Street ha lanciato l’Operazione Temperer, con il dispiegamento di 3.800 militari in tutto il Paese.
In questo clima si inserisce la tensione tra Londra e Washington, con la ministra degli Interni Amber Rudd che ha criticato pubblicamente gli Stati Uniti per i “dettagli confidenziali” sull’attacco di Manchester fatti trapelare sui media Usa.
Rudd ha definito la condotta di Washington “irritante” e ha affermato chiaramente che ‘leaks’ del genere non “dovranno più ripetersi”. Parole molto forti che rivelano una tensione crescente tra i due stretti alleati all’indomani della strage di Manchester. La ministra non ha voluto dire esattamente quali dettagli siano stati rivelati ma dagli Usa erano arrivate le notizie che a colpire era stato un attentatore suicida e anche la sua identità .
I servizi britannici, intanto, continuano a scavare nella vita e nelle relazioni di Salman Abedi, l’uomo accusato di essersi fatto saltare in aria all’Arena di Manchester facendo una strage di giovani e giovanissime.
Ieri le forze di sicurezza hanno perquisito la sua abitazione a Fallowfield, nella zona meridionale di Manchester, e hanno arrestato il fratello Ismael, 23 anni, tuttora sotto custodia.
La potenza dell’esplosivo utilizzato e la dinamica dell’attentato suggeriscono un’attenta pianificazione, ma ciò non è abbastanza per attribuire la regia di quanto accaduto a un network più organizzato.
Quanto alla rivendicazione dell’Isis, potrebbe trattarsi di un’attribuzione postuma, un marchio che il Califfato tende a voler mettere su qualsiasi attacco di matrice jihadista utile alla sua propaganda.
Di sicuro, al momento, c’è solo la paura di nuovi attacchi “imminenti”. Per la terza volta nella sua storia, il Regno Unito ha alzato da “grave” a “critico” il livello di allerta terrorismo all’indomani dell’attacco che ha colpito Manchester, il peggiore dal 2005 su suolo britannico.
Stando a una scala dell’MI5 fatta di cinque gradini (gli altri sono basso, moderato, sostanziale), ciò significa che un altro attacco potrebbe essere “imminente” e non più solo “altamente probabile”. Solo in altre due occasioni – nel 2006 e nel 2007 – la nazione d’oltremanica era arrivata a essere così tanto in guardia; il livello di allerta “grave” era in atto dal 2014.
In un messaggio alla nazione la premier Theresa May ha spiegato che i militari si uniranno alla polizia per rafforzare le misure di sicurezza ad alcuni grandi eventi pubblici e in luoghi chiave. “Membri delle forze armate dispiegati in questo modo saranno sotto il comando degli agenti di polizia”, ha detto la premier preparando la popolazione all’entrata in vigore a partire da oggi di un piano di sicurezza denominato Operazione Temperer.
May ha d’altra parte detto che non è ancora stata accantonata l’ipotesi che “un gruppo più ampio di persone” possa essere stato coinvolto nell’attacco rivendicato dall’Isis. L’unico sospetto identificato finora è Salman Abedi, 22 anni: è lui ad aver fatto detonare un esplosivo mentre i fan – soprattutto adolescenti – della cantante americana Ariana Grande stavano lasciando la Manchester Arena, provocando 24 morti e decine di feriti (ieri le vittime accertate erano 22, oggi al bilancio sono stati aggiunti due cittadini polacchi che risultavano dispersi).

(da “Huffingtonpost”)

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LA FIGURACCIA DEL “CORRIERE DELLA SERA” CON JOMANA ABEDI

Maggio 24th, 2017 Riccardo Fucile

PUBBLICA ALCUNE FOTO DELLA SORELLA DEL TERRORISTA DI MANCHESTER, MA IN REALTA’ ERA UNA MODELLA CANADESE CHE NON C’ENTRAVA UNA MAZZA

Se sei un terrorista la tua foto ha buone probabilità  di finire sui giornali. Se sei la sorella di un terrorista, anche se magari non hai nessuna colpa, la tua foto ha buone probabilità  di finire sui giornali.
Se invece sei la sorella di un terrorista e hai un profilo facebook nel quale aggiungi fotografie di una modella canadese, i giornali inglesi se ne accorgeranno   ma non pubblicheranno le foto spacciandole per tue perchè sanno controllare e capire.
Ma quando un profilo facebook con foto di modelle incontra il Corriere della Sera di Luciano Fontana e Urbano Cairo, il profilo facebook è un profilo morto.
E allora eccola, Jomana Abedi, che “spunta in Rete” (qualunque cosa voglia dire) e siccome è una bella ragazza si merita la fotogallery e un articolo a firma di Annalisa Grandi in cui si riportano tutte le informazioni presenti sul pezzo del Telegraph che però quelle foto non le ha mai riprese, chissà  perchè (scemi gli altri, nevvero?).
Peccato che quelle foto, e basta una semplice ricerca su Google per sincerarsene, appartengano invece a Janice Joostema, modella canadese nata nel 1995, e si possano ammirare anche su Pinterest e Instagram oltre che sul suo sito. Janice Joostema è apparsa su Cosmopolitan, sul Daily Mail e su Sports Illustrated.
Come ciliegina sulla torta, l’inviato a Parigi del Corriere Massimo Nava ritwitta l’articolo ricordandoci “l’incredibile banalità  del male. Nessun animale, tranne l’uomo, può concepire un orrore simile“.
In effetti nessun animale, tranne l’uomo, può concepire l’orrore di fare una fotogallery con la sorella di un terrorista perchè è una bella ragazza e poi sbagliare ragazza, foto e profilo mentre è impegnato a farci la morale.
Nel frattempo Jomana Abedi ha chiuso il profilo in cui usava le foto di Janice Joostema. Su Instagram è possibile ritrovare anche lo scatto usato dal Corriere come prima immagine della fotogallery: risale al marzo 2016.
Anche Repubblica nell’edizione cartacea ha pubblicato una foto della modella scambiandola per la sorella del terrorista.
Alle 9,19 il Corriere della Sera rimuove le foto dall’articolo e la relativa fotogallery scusandosi per l’errore.
Resta la domanda: ma il fatto che la sorella di un terrorista sia una bella donna è una notizia?

(da “NextQuotidiano”)

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ANCHE OGGI SALLUSTI DEVE AVER MANGIATO PESANTE: “ALLAH DIO CRUDELE E ASSASSINO”

Maggio 24th, 2017 Riccardo Fucile

PER VENDERE DUE COPIE IN PIU’ ARRIVA PURE LA BESTEMMIA CONTRO IL DIO DEI MUSULMANI: ORMAI E’ UNO DEI MIGLIORI FIANCHEGGIATORI DELL’ISIS

Alessandro Sallusti sul Giornale di oggi contribuisce alla pace nel mondo rivendicando il diritto di bestemmiare «contro Allah, un dio crudele e assassino» sulla prima pagina del Giornale.
Come sempre, dopo una strage, Libero e il Giornale fanno a gara a chi la spara più grossa nel disperato tentativo di farsi notare per chi scrive la cosa più “urticante” e fomentare così l’odio. Stavolta tocca direttamente a un dio a cui, in teoria, nemmeno dovrebbero credere.
Libero invece se la prende con “l’accoglienza in Inghilterra”, che dev’essere molto alta e buonista visto come ha votato la Gran Bretagna al referendum sulla Brexit.
Questo spettacolino indegno continua a ripetersi senza soluzione di continuità  dopo ogni evento in cui in qualche modo c’entrano, o secondo i quotidiani di estrema destra ci possono entrare, gli islamici.
Sarebbe come sostenere che tutti i media italiani sono demenziali solo perchè due testate istigano all’odio per vendere due copie in più nei reparti di psichiatria.

(da agenzie)

argomento: democratici e progressisti, denuncia | Commenta »

IL DELIRIO DI MONSIGNOR NERI SUI GIOVANI MORTI DI MANCHESTER

Maggio 24th, 2017 Riccardo Fucile

L’ARCIVESCOVO DI FERRARA DESCRIVE I RAGAZZI MORTI COME “VENUTI AL MONDO”   SENZA ESSERE DESIDERATI, BISOGNOSI DI PSICANALISI, UNA VITA SENZA RAGIONE”

Monsignor Luigi Negri, arcivescovo di Ferrara-Comacchio, ha pubblicato ieri un articolo su La Nuova Bussola Quotidiana in cui descrive i ragazzi morti alla Manchester Arena come “venuti al mondo” senza essere desiderati, utilizzatori di psicoanalisi, e di essere morti “così, quasi senza ragione come avevate vissuto”. Già  che c’è l’arcivescovo si preoccupa del fatto che ai morti faranno un funerale “in cui si esprimerà  al massimo la bolsa retorica laicista”.
Siete venuti al mondo, molte volte neanche desiderati, e nessuno vi ha dato delle «ragioni adeguate per vivere», come chiedeva il grande Bernanos alla generazione dei suoi adulti. Vi hanno messo nella società  con due grandi princìpi: che potete fare quello che volete perchè ogni vostro desiderio è un diritto; e l’importanza di avere il maggior numero di beni di consumo.
Siete cresciuti così, ritenendo ovvio che aveste tutto. E quando avevate qualche problema esistenziale — una volta si diceva così — e lo comunicavate ai vostri genitori, ai vostri adulti, c’era già  pronta la seduta psicanalitica per risolvere questo problema. Si sono solo dimenticati di dirvi che c’è il Male. E il Male è una persona, non è una serie di forze o di energie. È una persona. Questa persona s’è acquattata lì durante il vostro concerto. E l’ala terribile della morte che porta con sè vi ha ghermito.
Figli miei, siete morti così, quasi senza ragioni come avevate vissuto. Non preoccupatevi, non vi hanno aiutato a vivere ma vi faranno un “ottimo” funerale in cui si esprimerà  al massimo questa bolsa retorica laicista con tutte le autorità  presenti — purtroppo anche quelle religiose — in piedi, silenziose. Naturalmente i vostri funerali saranno fatti all’aria aperta, anche per quelli che credono, perchè ormai l’unico tempio è la natura.
Luigi Negri ha fatto parlare di sè anche in altre occasioni. Parlò qualche tempo fa di complotto su “La Stampa” per far dimettere Papa Ratzinger e venne intercettato da un giornalista sul treno mentre diceva a gran voce: “Speriamo che con Bergoglio la Madonna faccia il miracolo come ha fatto come aveva fatto con l’altro”, ovvero Giovanni Paolo I, morto dopo 33 giorni di pontificato.

(da “NextQuotidiano”)

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