Destra di Popolo.net

PISTOIA, PARROCO ACCOGLIE UN MIGRANTE E NON LO COMUNICA ALLA PREFETTURA: MULTATO

Luglio 24th, 2017 Riccardo Fucile

“NOI NON SIAMO UN ALBERGO, MA UNA COMUNITA’, HO IL DOVERE DI APRIRE LE PORTE”

L’accoglienza è costata cara a don Massimo Biancalani, il parroco di Santa Maria Maggiore a Vicofaro (Pistoia), multato nei giorni scorsi per non aver comunicato alla Prefettura di aver aperto le porte della chiesa ad un giovane migrante clandestino arrivato dal Ghana. Ora dovrà  pagare una contravvenzione di 320 euro.
Il prete, conosciuto alla questura e alla prefettura per le sue battaglie a favore dell’accoglienza, avrebbe dovuto trasmettere i dati del ragazzo alla Prefettura entro 48 ore. Non l’ha fatto, ma due agenti della Polizia si sono presentati in canonica senza avvertire il prete e hanno scoperto la presenza illegale del 26enne ghanese.
D’altro canto don Biancalani non nasconde nulla ma è pronto a fare ricorso, forte dei suoi principi morali, etici, religiosi: “Noi non siamo un albergo ma una comunità . Io devo aprire le porte, me lo dettano la mia coscienza e i miei riferimenti etici. Come parrocchia abbiamo scelto di ospitare anche ragazzi dalla strada, in condizioni di clandestinità . In teoria so che non li potrei tenere ma moralmente sento il dovere di accogliere tutti, anche loro. Per alcuni ho fatto dichiarazione di ospitalità  ma per tanti altri non l’ho eseguita perchè sono in condizioni troppo precarie, vanno protetti da una eventuale espulsione”.
Nel caso specifico il ragazzo ghanese gli era stato segnalato da un amico. Arrivato dal Nord Italia a Pistoia era stato accolto da don Massimo che aveva iniziato ad inserirlo in un progetto di orti biologici.
Prima di fare la segnalazione della sua presenza alla Prefettura, il parroco aveva pensato di far passare qualche giorno per conoscerlo meglio, per capire la sua situazione ma non ha fatto in tempo.
“Ora il ragazzo — racconta il prete — non è più da noi ma in chissà  quale altra città  a vagare di nuovo mentre in parrocchia poteva essere inserito. Mi hanno riferito che in passato aveva tentato di entrare in Spagna con un passaporto falso. Ma vogliamo dirci la verità ? Sono in tanti a farlo: mettono da parte dei soldi, vanno a Napoli dove fanno un passaporto falso e provano ad entrare in Germania, Francia, Spagna. Che devono fare?”.
Don Massimo non intende pagare la multa. Si opporrà  con gli strumenti della Legge, ma punta il dito contro lo Stato: “Questi ragazzi non hanno commesso reati, è una Legge ingiusta a consegnarli alla clandestinità  semplicemente perchè vengono da un Paese dove non ci sono conflitti. In Nigeria non c’è una guerra ma vivono in uno Stato ridotto alla povertà  dalla corruzione così come in Gambia dove non c’è un conflitto ma una dittatura che dura da anni. A cosa serve la distinzione tra migrante economico e profugo? È solo sulla carta. Questi giovani non si muovono per villeggiatura ma perchè nel loro Paese ci sono condizioni economiche, politiche, sociali esplosive. La nostra legge confina questi ragazzi in un limbo di clandestinità . Nei prossimi anni le chiese saranno sempre più santuari dei rifugiati”.
Don Biancalani non è soddisfatto del lavoro del lavoro del ministro dell’Interno Marco Minniti. Salva solo Emma Bonino: “L’unica che sta dicendo delle cose sensate”. E lancia un allarme: “Entro pochi mesi ci troveremo in una situazione di crisi umanitaria: saranno centinaia i ragazzi che usciranno dal programma di protezione e anche se avranno il permesso di soggiorno non sapranno dove andare a dormire”.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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TOTI SI BECCA UNA DENUNCIA ALL’UNESCO: “SFREGIATA PORTOVENERE CON IL SUO RED CARPET”

Luglio 24th, 2017 Riccardo Fucile

IL SUO TAPPETO ROSSO FA RIDERE TUTTA LA LIGURIA, E PASSI… MA PIANTARE CHIODI SULLE ANTICHE PIETRE DEL SELCIATO PER FISSARLO AL SUOLO E’ COSA FUORI DAL MONDO

In tutta la regione impazza “la Liguria dei red carpet”: «Sarà  un’estate da star quella che attende in Liguria turisti e abitanti, pronti per essere accolti da 27 tappeti rossi stesi in 32 Comuni da Ponente a Levante, per un totale di quasi 50 chilometri di passerella», annunciava qualche giorno fa l’ufficio stampa della Regione.
Ma la controversa iniziativa ora si arricchisce di una nuova contestazione: secondo il Pd a Portovenere il tappeto rosso avrebbe provocato un danno e il gruppo in consiglio regionale ha scritto alla Soprintendenza e all’Unesco (il borgo è patrimonio mondiale dell’umanità ) per denunciare il governatore Giovanni Toti, che ha spinto moltissimo su questa operazione.
Scrivono i consiglieri Raffaella Paita e Juri Michelucci: «Con il red carpet Toti ha offeso Portovenere. Perchè quel tappeto rosso che attraversa tutto il borgo e arriva fino alla Chiesa di San Pietro non è solo uno sfregio volgare a un patrimonio storico e artistico unico, ma rappresenta anche un vero e proprio danno materiale. Come abbiamo scritto in una lettera inviata alla Soprintendenza e all’Unesco (Portovenere è patrimonio mondiale dell’umanità  dal dicembre del 1997) i chiodi con cui è stato fissato il red carpet danneggiano le antiche pietre del selciato e vorremmo capire quali autorizzazioni hanno avuto le Giunte regionale e comunale per avviare un’operazione del genere.
«Inoltre – concludono Paita e Michelucci – è davvero difficile non notare la stridente contraddizione fra l’apparente modernità  del tappeto rosso e la sua collocazione in un contesto davvero unico come questo che, non a caso, conosce specifiche e puntuali misure di tutela. A nessuno che ami davvero questa terra aspra e bellissima, riservata e orgogliosa com’è la Liguria sarebbe mai venuta in mente un’operazione così ridicola. Questa regione è stata costruita con la fatica umana, da gente umile che ha rispetto per la sua terra. E adesso si trova vittima di un’operazione di marketing penosa, che non ha nulla a che fare con la sua storia».

(da “il Secolo XIX”)

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LO SQUALLIDO VIDEO DEL POLIZIOTTO CONTRO IL MIGRANTE: “FUORI DALLE PALLE, TORNA IN BURUNDI”

Luglio 24th, 2017 Riccardo Fucile

IL POLIZIOTTO CHE STRATTONA E INSULTA UN RAGAZZO INERME, ALTRA PAGINA INDEGNA DELLA NOSTRA POLIZIA

«Fuori dalle palle… vai al tuo paese… vai in Africa… torna in Burundi».
Un poliziotto in stazione superare i limiti con un inerme migrante.
Un video che sta facendo discutere, quello pubblicato sulla pagina Facebook del “Progetto 20K”, ovvero di un gruppo di donne e uomini che stanno operando come volontari a Ventimiglia per la grave situazione in cui si trovano centinaia di persone che vorrebbero passare il confine tra Francia e Italia.
Le immagini mostrano l’uomo in divisa in servizio sulla banchina della stazione mentre strattona il giovane che, a sua volta, cerca di dire la sua ma in cambio riceve frasi assolutamente fuori luogo, anche considerata la concitazione e pur considerando che tanto i migranti quanto le forze dell’ordine sono in qualche modo vittime di una situazione più grande di loro, con l’incapacità  dei paesi dell’Unione europea di rispettare gli impegni presi a suo tempo sull’accoglienza.
La situazione si risolve con il ragazzo che si allontana, sotto gli occhi di una collega del poliziotto e di due alpini che osservano la scena.
Sono centinaia, ad ora, i commenti in calce al video sulla pagina dei volontari che pochi giorni fa sono stati anche a Genova per un incontro nelle rovine della chiesa di Santa Maria in Passione in cui hanno raccontato la loro esperienza, portato la testimonianza del loro impegno e insieme ai medici che operano sul territorio hanno anche organizzato una raccolta di materiali e farmaci per i migranti bloccati in Liguria.

(da “il Secolo XIX”)

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FINANCIAL TIMES ATTACCA RENZI: “IL SUO LIBRO POTEVA ESSERE UN TRAMPOLINO DI LANCIO, INVECE REGOLA I CONTI. VILE ATTACCO A LETTA”

Luglio 24th, 2017 Riccardo Fucile

“NON SPIEGA COME L’ITALIA POSSA TORNARE COMPETITIVA”

Il Financial Times boccia il libro Avanti di Matteo Renzi. Per il quotidiano finanziario inglese “probabilmente” la pubblicazione del libro “non sarà  il momento in cui Renzi recupererà  il suo rapporto con il popolo italiano”, anche se l’ex primo ministro “continua a rimanere il più popolare tra tutti i leader”.
Ma pur avendo “una visione politica più vivace di qualsiasi altro politico italiano”, il segretario del Pd “non scrive abbastanza” di come debba fare l’Italia per “riconquistare competitività  globale, in settori come il commercio e innovazione” nelle pagine del libro che racconta i mille giorni a Palazzo Chigi.
Anzi, spiega James Politi nel suo editoriale ripercorrendo gli ultimi mesi della recente stagione politica, dal referendum costituzionale alla riconferma alla guida dei democratici, “Avanti doveva essere un trampolino di lancio” per la sua “missione” ma “riprende le vecchie lotte”, “regola i conti con gli oppositori e attacca i media per il trattamento sleale contro di lui, la sua famiglia e i suoi alleati”.
Secondo il giornalista del Financial Times, “uno dei passaggi più forti è l’attacco vile al suo predecessore Enrico Letta“ per “avergli tenuto il broncio”, dopo il famoso ‘Enrico stai sereno’ e il passaggio di consegne a Palazzo Chigi.
Il quotidiano britannico parla anche della sfida alla Ue legata al deficit al 2,9% per 5 anni e ripercorre il rapporto “intenso ma complicato” con la cancelliera Angela Merkel e le istituzioni europee. “A Roma — aggiunge Politi — si dice che il suo progetto sia arrogante e il suo libro rischia di rafforzare questa percezione”.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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ESTATE IN CITTA’, NIENTE VACANZE PER UN BAMBINO SU TRE

Luglio 24th, 2017 Riccardo Fucile

AL SUD LA PERCENTUALE E’ DEL 65%… IL RIFUGIO DIVENTANO LE PARROCCHIE CHE OSPITANO DUE MILIONI DI RAGAZZINI… TROPPO COSTOSI ANCHE I CENTRI COMUNALI

Primo giorno di scuola, tema: «Come hai trascorso le vacanze estive?». Svolgimento: «Davanti alla tv».
In Italia un bambino su tre non sa cosa voglia dire passare una settimana lontano da casa. La coda lunga delle crisi picchia sui piccoli: quasi uno su tre è «a rischio povertà  ed esclusione sociale». §
Significa non poter contare su cure mediche e un’alimentazione adeguata e non essere nelle condizioni di seguire un percorso scolastico e di formazione regolare.
Altro che vacanze, un lusso per il 65% dei bambini del Sud Italia e per il 35% del Nord.
Per la metà  delle famiglie che non può permettersi di lasciare la città , la difficoltà  sta nel far quadrare i conti di tutti i giorni. Figuriamoci gli extra.
Estate in oratorio
«Fino a qualche anno fa una settimana di vacanza era la normalità , alla portata della stragrande maggioranza delle famiglie. Non è più così, tanti non arrivano nemmeno a mettere insieme i soldi per il centro estivo – racconta don Riccardo Pascolini, della diocesi di Perugia e presidente del Foi, Forum degli oratori italiani -. Le parrocchie italiane quest’estate accoglieranno oltre due milioni di bimbi e adolescenti. Chi ha qualche cosa in più, lascia un contributo per gli altri. Una vocazione all’accoglienza insostenibile senza il lavoro di oltre 400mila volontari».
Altra possibilità , ma non per tutti, sono i centri estivi organizzati da Comuni e associazioni. Tanti si pagano sulla base del reddito della famiglia, le domande sono in costante aumento nella fasce più basse.
Ma anche 20 euro in più la settimana possono essere un problema, soprattutto se da moltiplicare per due o tre figli.
Animatori e animati
«Mi è capitato di accompagnare dei bimbi in centro e vederli sorpresi dalla Mole Antonelliana. Non l’avevano mai vista» racconta Gioia Raro, educatrice tra i fondatori di FalkLab, dal 2005 al lavoro con i ragazzi del quartiere popolare Falchera, periferia Nord di Torino. Quota d’ingresso: 10 euro.
«Cerchiamo di organizzare almeno una gita al mare, la più attesa. Uscire dal quartiere è importante per cambiare la prospettiva e immaginare un futuro diverso» conclude circondata da «animati e animatori».
Tra loro c’è Gabriele, sedici anni e un bel sorriso. Trascorrerà  la sua estate con i ragazzi del quartiere a organizzare tornei di calcetto e pallavolo e un pigiama party per i più piccoli.
Perchè? «Perchè sto bene io e stanno bene loro». Sulle sue vacanze mancate ha una risposta collaudata: «Sono anni che non ci vado, mi sono abituato. E poi il mare nemmeno mi piace».
In lista d’attesa
Senza i ragazzi come Gabriele, le estati a costo zero o quasi non si potrebbero organizzare. A Porta Palazzo, crocevia culturale torinese, il centro estivo organizzato da parrocchia e dall’associazione Asai accoglie 250 ragazzi e 50 animatori, tutti volontari. Venti euro a settimana, meno dello scorso anno, per i fratelli sono 15 euro.
In tanti faticano. E c’è anche una la lista d’attesa. «Non siamo abituati a lamentarci, ma siamo in rosso. Ci siamo fermati a 50 bambini in lista, poi abbiamo smesso di tenere il conto: posto per tutti non ce n’è» racconta su una panca della parrocchia di San Gioacchino l’educatore Fabrizio Maniscalco.
Alle sue spalle il cortile, dove si gioca a palla prigioniera. «La comunità  più numerosa dall’anno scorso è quella cinese, che ha superato la marocchina. Oltre alle gite ai musei e in piscina, organizziamo laboratori artistici e creativi. Ora anche corsi di ideogrammi». Pranzo al sacco, chè soldi per la mensa non ce ne sono.
«Prima di mangiare uno dei bimbi racconta a tutti gli altri una cosa bella capitata durante la giornata – racconta Valentina Formaggio del Cecchi Point, al lavoro a Porta Palazzo -. I telefoni non si possono usare, siamo qui per stare insieme. Se i ragazzini passano tanto tempo con la testa china su uno schermo, è solo perchè non c’è nessuno capace di stimolarli».
La pausa di agosto
Gli educatori al lavoro d’estate sono gli stessi che seguono i bambini nel dopo scuola durante l’anno e sono troppo pochi per organizzarsi con i turni anche ad agosto.
A chiudere solo due settimane è l’Estate Ragazzi del Parco del Valentino, centro estivo di strada: da giugno a settembre compaiono un tendone, un canestro, sedie e tavoloni.
Ostacoli burocratici
L’iscrizione è di 23 euro la settimana «anche a rate di un euro». Nell’afa di luglio un ragazzone sorridente che deve scontare una pena rieducativa gioca a carte con una bimba di dieci anni, appena arrivata con la famiglia dalla Siria.
Poco più in là  si tengono un corso di danza africana e lezioni di italiano con i gessetti sull’asfalto. Tutto intorno se ne stanno giorno e notte una ventina di giovanissimi spacciatori.
«Anche loro ogni tanto si scordano di “lavorare” e si mettono a giocare a pallone o a ballare – raccontano gli educatori di Asai Riccardo D’Agostino e Ingrid Muglioni -. Noi accogliamo tutti. Ogni anno riusciamo a coinvolgerne almeno un paio, che poi si iscrivono ai corsi di italiano e partecipano alle borse lavoro. Può sembrare poca cosa, ma siamo qui anche per loro».
E chi aiuta quelli che aiutano tutti? Nessuno. Anzi in molte circostanze gli ostacoli da superare assumono la forma di nuovi codicilli e restrittivi regolamenti amministrativi a fronte di mezzi a disposizione sempre più scarsi.
«Le difficoltà  burocratiche aumentano di anno in anno, le risorse diminuiscono – concludono -. Un esempio? Per avere le sedie abbiamo dato al quartiere 1.400 euro di cauzione. Ogni anno qualcuno la notte se le lancia addosso o magari ci dorme sopra, spaccandole. E noi paghiamo».

(da “La Stampa”)

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CONFISCATI ALLA LEGA 48 MILIONI DI EURO, ORA DEVE RESTITUIRLI

Luglio 24th, 2017 Riccardo Fucile

FINANZIAMENTO PUBBLICO AI PARTITI, CONDANNATI PER TRUFFA BOSSI E BELSITO: DUE ANNI E MEZZO AL SENATUR, 4 ANNI E 10 MESI ALL’EX TESORIERE

Due anni e sei mesi di reclusione a Umberto Bossi, l’ex leader della Lega Nord,   e quattro anni e dieci mesi a Francesco Belsito, l’ex tesoriere, con l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni: è questa la condanna per truffa ai danni dello Stato pronunciata dal tribunale di Genova, giudici Marina Orsini, Cristina Dagnino e Daniela Faraggi, pubblico ministero Paola Caleri.
La vicenda riguarda l’utilizzo dei soldi del finanziamento pubblico ai partiti destinati alla Lega Nord, 48 milioni di euro, che secondo la sentenza sono stati impiegati per fini propri.
Ora i fondi dovranno essere restituiti a Camera e Senato e il giudice ha disposto che i soldi vengano confiscati alla Lega.

Per l’accusa, nel periodo tra il 2008 e il 2010 sarebbero stati presentati rendiconti irregolari al Parlamento per ottenere indebitamente fondi pubblici che sarebbero stati usati, in gran parte, per spese personali della famiglia Bossi.
Per Belsito è la quarta condanna nel giro di poche settimane.
A inizio luglio i giudici milanesi avevano condannato l’ex tesoriere a due anni e sei mesi, il senatur a due anni e tre mesi e il figlio Renzo Bossi a un anno e sei mesi per le spese sostenute dalla famiglia Bossi con i fondi pubblici. Il pm aveva chiesto la condanna a quattro anni per Bossi e quattro e mezzo per Belsito.
Condannati anche i tre ex revisori contabili del partito Diego Sanavio, Antonio Turci e Stefano Aldovisi (rispettivamente a due anni e otto mesi, due anni e otto mesi e un anno e nove mesi) e i due imprenditori Paolo Scala e Stefano Bonet (cinque anni ciascuno). Tutti sono accusati di truffa.
L’inchiesta era deflagrata nel 2012 e aveva portato alle dimissioni di Bossi e dei suoi collaboratori. Belsito e i due imprenditori sono accusati anche di riciclaggio perchè avrebbero portato oltre confine, a Cipro e in Tanzania, parte dei soldi illecitamente ottenuti.

(da agenzie)

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IL DJ DISABILE PICCHIATO A POSTERLA DURANTE LA FESTA DEL PAESE DA FECCIA UBRIACA E I PRESENTI CHE HANNO IMPEDITO DI CHIAMARE L’AMBULANZA E LA POLIZIA

Luglio 24th, 2017 Riccardo Fucile

E’ QUESTA L’IDENTITA’ ITALICA CHE DOBBIAMO PRESERVARE, CERTO…C’E’ IL RISCHIO CHE SE ARRIVA QUALCHE AFRICANO QUESTI SOGGETTI POSSANO CIVILIZZARSI

Massimo Bigmassy Domenici è un DJ disabile che ieri ha denunciato di essere stato malmenato durante una festa di piazza a Posterla, frazione del Comune di Fosdinovo, in provincia di Massa e Carrara.
La sua storia è raccontata oggi anche dalla cronaca di Massa de Il Tirreno.
Domenici aveva organizzato con un’amica una serata di karaoke a Posterla, borgo della lunigiana dove ogni anno si organizza una festa per la battitura del grano.
Lui ha un’emiplegia sinistra, ovvero una paralisi dovuta o a lesioni organiche delle vie motrici intracerebrali o a meccanismo psicogeno. Verso la fine della serata è scoppiata una rissa tra ragazzi ubriachi nella piazza e qualcuno ha cominciato a tirare acqua sulla sua strumentazione. Allora lui ha chiesto di smetterla. Quello che è successo dopo ha dell’incredibile:
Uno mi ha tirato un pugno mentre ero girato. Un signore mi tende la mano per alzarmi. Gli do la mano e lui con l’altra mi sferra un altro pugno. Ho un’emorragia nasale. Dopo il pugno prendo il cellulare per chiamare l’ambulanza, ma gli abitanti del paesino mi intimano di non farlo perchè se si sparge la notizia dell’aggressione gli bloccano i lavori di restauro alla loro beneamata chiesa…
Mentre perdo sangue e sequestrato da questi trogloditi una signora mi dice di non chiamare l’ambulanza ma di andare nella cappella della chiesa a pregare. Alla fine riesco a raggiungere la macchina, comincio a scendere il monte mentre loro mi seguono con un auto ed evitare che andassi a denunciarli… sempre per proteggere la loro chiesa.
Domenici racconta che dopo essere riuscito a tornare in automobile (ne guida una con comandi dedicati per la sua disabilità ) insieme alla sua amica ha visto che alcuni di loro continuavano a seguirli, probabilmente per accertarsi che i due non andassero a sporgere denuncia.
Dopo averli seminati, l’uomo si è recato al pronto soccorso dove è stato visitato: i medici gli hanno riscontrato un trauma facciale con frattura delle ossa proprie del naso e una diagnosi di venti giorni.
Lui riporta anche la testimonianza della sua amica sulle fasi più concitate dell’episodio:
Tutti si mettono davanti formando uno scudo umano tra me e lui, volevo andare da big ma non me lo permettevano.. vedevo solo che c’era del sangue e avevo paura per lui. non sapevano cosa gli avessero fatto e se si sarebbero fermati o lo avrebbero pestato a bestia.. io urlo vedo che gli tolgono gli aggressori da dosso e gli danno il ghiaccio, un pò mi rincuoro ma non potevo comunque andare da lui.. si formano due gruppi i soccorritori del big e quelli che mi circondano imponendomi con la minaccia di “mettere via quel telefono”; niente sbirri, niente ambulanze era l’unica regola da seguire x uscire da quel paese maledetto e covo di matti.. dico di essere obbligata a chiamare il 118 perchè big prende dei farmaci potenti e ha dei gravi disturbi di salute, per la sua sicurezza era indispensabile.. un vecchio pelato, grasso e brutto mi avvicina le mani al viso, e mi parla bocca a bocca mentre ero contro il muro, puzzava di vino marcio, avevo il suo alito in bocca, mi dice ” tu non chiami nessuno e di qui non te ne vai, vi veniamo a prendere a casa”.. io ho un malore da spavento, avevo capito che non potevamo telefonare, andarcene in auto e non mi facevano andare da big.. poi chiedo di poter andare in bagno fingendo di stare molto male, me lo concedono ma senza la mia borsa.. dico “mi servono gli assorbenti xfavore”, l’unico sobrio tra loro mi porta in bagno..aspettando fuori..riesco a portare la borsa col telef, mi chiudo a chiave nel cesso e il cell non prende, e la batteria era quasi a terra, diceva solo emergenza ma non mi faceva chiamare nemmeno i pubblici servizi di aiuto..
La pagina Facebook di Posterla si è riempita di commenti che stigmatizzano non tanto l’episodio della rissa ma quanto accaduto dopo, quando gli altri presenti hanno impedito che venissero chiamate ambulanza e polizia: «L’Italia va a rotoli per colpa di persone come voi! Dovete solo vergognarvi! Rimanere a guardare mentre degli stronzi picchiano un povero ragazzo disabile», scrive Lucia; «Una persona (oltretutto disabile) è stata aggredita e picchiata al karaoke e poi gli è stato chiesto da più abitanti del paese di non chiamare le forze dell’ordine perchè avrebbero rischiato di perdere i fondi per la chiesa del paese. Questo la dice lunga sull’ipocrisia dei credenti (mi auguro che un giorno non possa più esistere nessuna religione che a mio parere sono il male peggiore del mondo). Fossi in voi cercherei gli artefici di tale gesto e gli darei una punizione esemplare altrimenti siete tutti dei complici omertosi», aggiunge Elisabetta.

(da “NextQuotidiano”)

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IL PD DEVE ANCORA PAGARE AI FORNITORI 7.767.000 EURO

Luglio 24th, 2017 Riccardo Fucile

SONO I DEBITI DELLA CAMPAGNA REFERENDARIA

Wanda Marra sul Fatto Quotidiano racconta oggi che il Partito Democratico deve ancora pagare i fornitori per la campagna referendaria. La cifra precisa è di 7 milioni e 767mila euro, come si evince dai bilanci del partito
Il partito deve ancora pagare i fornitori della campagna referendaria: non pochi spiccioli, ma quasi 8 milioni di euro (per essere precisi 7 milioni e 767mila).
La campagnaperil Sì è costata ben 14 milioni di euro, se si mettono insieme i quasi 12 milioni a bilancio nel 2016 e i circa 2 milioni spesi dai gruppi di Camera e Senato (come scritto dal Fatto quotidiano). Un salasso fallimentare che ha messo il partito in una situazione di non ritorno, con 9 milioni e mezzo di rosso. E una serie di debiti ancora da saldare.
A fine 2016 —secondo il rendiconto chiuso alla fine dell’anno —il Pd aveva 4, 607 milioni di debiti con i fornitori da pagare entro fine 2017 (l’anno prima erano solo 837mila).
A questi, vanno aggiunti altri 3,160 milioni: il Pd sostiene che li pagherà  nel 2018 “se”sarà  raggiunto l’accordo con i fornitori. Che potrebbero chiedere anche di pagare subito, non un anno dopo.
Al conto si aggiungono i 9 milioni di rosso in bilancio già  certificati per il 2016 e gli annunci di cassa integrazione per i 184 dipendenti che lavorano per il partito.
In questo clima non stupisce il fatto che in molti credano che Renzi stia pensando di liquidare il Pd così com’è e di dar vita a qualcosa di diverso: uno scenario sempre smentito ufficialmente dal segretario e dai suoi fedelissimi, ma che potrebbe essere l’ultima ratio in una situazione ormai irrecuperabile.
Il tema economico e quello politico vanno insieme: comunque vada, ci saranno le elezioni nei primi mesi del 2018. Come farà  un partito ridotto in questo modo ad affrontare le spese e le tensioni politiche di una campagna elettorale?

(da agenzie)

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COSA HANNO CAPITO I GRILLINI DELL’EMERGENZA IDRICA A ROMA

Luglio 24th, 2017 Riccardo Fucile

C’E’ CHI INCOLPA I GIORNALI, CHI ASSOLVE LA SINDACA, DIMENTICANDO CHE ACEA E’ UNA CONTROLLATA DEL COMUNE

Virginia Raggi è ancora alla ricerca di qualche anima pia che le dia consiglio su come risolvere il problema dell’acqua a Roma.
ACEA sta studiando un piano di razionamento delle risorse idriche a Roma. Oggi la Raggi in un’intervista al Messaggero ha dichiarato che “è inaccettabile che oltre un milione e mezzo di romani rimangano senz’acqua”.
La sindaca dimentica però un dettaglio importante: ACEA è una partecipata del Comune di Roma che ne detiene il 52% e nomina il consiglio d’amministrazione della società .
Il consorzio Acea Ato 2 — la controllata di Acea Spa che gestisce il servizio idrico nella Capitale — è per il 96,46% è di proprietà  di Acea mentre il restante 3,54% è del Comune di Roma.
Qualche settimana fa è circolata la voce che il Comune di Roma volesse vendere la sua quota di Acea Ato 2. Ma come ha spiegato il consigliere comunale M5S Giuliano Pacetti il Consiglio Comunale ha approvato una mozione con la quale chiede di mantenere la partecipazione pubblica nella controllata di ACEA.
La quota di partecipazione, spiegava Pacetti assicura a Roma Capitale “una funzione di controllo e garanzia”.
Come ha ribadito la consigliera M5S Annalisa Bernabei il Comune intende “mantenere la possibilità  di avere voce in capitolo nell’azienda che gestisce l’acqua per Roma e provincia”.
Insomma il Comune di Roma, anche se Raggi sembra averlo dimenticato, ha tutti gli strumenti per controllare e governare la distribuzione delle risorse idriche nella Capitale.
Non è quindi ACEA da sola che decide se aumentare o diminuire le captazioni dal lago di Bracciano e non è nemmeno ACEA da sola a stabilire la chiusura dei nasoni o il piano di razionamento dell’acqua.
Non è un mistero che nel M5S ci siano poi deputati che vogliono che Acea Ato 2 diventi completamente pubblica.
È il caso di Federica Daga, che da sempre conduce una battaglia per l’acqua pubblica. In un’intervista a Fanpage l’onorevole pentastellata ha stigmatizzato la chiusura dei nasoni dicendo che “non è un bell’evento quello di vedersi il nasone chiuso”.
Al momento il piano di chiusura — che procede al ritmo di 30 nasoni al giorno — ha interessato quasi 200 fontanelle.
Ma la Daga ha aggiunto che quella della chiusura delle storiche fontanelle romane non è un provvedimento preso dall’amministrazione comunale. Eppure a firmare l’ordinanza che ha dato l’avvio al piano di chiusura dei nasoni è stata proprio la sindaca. Quella che nomina i componenti del CdA di ACEA.
La stessa che disse che i nasoni chiusi erano “solo una decina” e che sarebbero stati riaperti con i rubinetti.
Per la Daga però la colpa è tutta di ACEA, di nuovo qualcosa non torna nella narrazione a 5 Stelle sull’acqua pubblica.
O il Comune possiede la maggioranza di ACEA, e quindi controlla anche la controllata del servizio idrico, oppure no.
E nel primo caso non si capisce come ACEA possa fare autonomamente delle scelte senza consultare l’azionista di riferimento, che a Roma è rappresentato dalla sindaca Virginia Raggi.
Sorprende anche che ora che la Regione ha ordinato di sospendere le captazioni dal lago di Bracciano (la deputata ricordava anche il rischio di incorrere in una procedura d’infrazione europea se si fosse continuato) l’onorevole Daga non sia più tornata ad occuparsi dell’argomento.
C’è infine la consigliera regionale Gaia Pernarella che ritiene che dietro tutto il clamore mediatico sulla crisi idrica di Roma ci sia un piano per attaccare il M5S.
La prova? Ci sono comuni in Lazio dove l’acqua è razionata già  da due mesi. Ma nessuno ne parla! Perchè? Probabilmente perchè il fatto che la Capitale d’Italia rimanga senza acqua e lasci a secco un milione e mezzo di abitanti fa più notizia.
C’è poco da stupirsi, il fatto che ad Aquapendente (VT) e in altri comuni della provincia di Viterbo e di Latina l’emergenza idrica abbia richiesto ai sindaci di prendere provvedimenti drastici non significa che a Roma la situazione sia emergenziale per incolpare il M5S.
Al governo della Capitale avrebbe potuto esserci un altro sindaco e il problema probabilmente si sarebbe presentato lo stesso. Ma a Roma governa la Raggi, che il 23 giugno ha annunciato di aver preso in mano la situazione per fare fronte al calo del livello dell’acqua del lago di Bracciano.
In che modo? La sindaca ha firmato la classica ordinanza estiva che vietava di lavare le auto e irrigare i giardini.
Un provvedimento che — spiegava la Raggi — “regola l’uso dell’acqua potabile proveniente dalla rete idrica comunale gestita da Acea Ato 2”. Perchè a quanto pare a Roma e nel Lazio i 5 Stelle sono in grado di regolare l’attività  di ACEA e della sua controllata a giorni alterni.
E così si arriva alla necessità  di pubblicare i consigli ai romani dell’Assessora all’Ambiente Pinuccia Montanari che spiega come risparmiare acqua mangiando meno bistecche.
Perchè per le misure strutturali, quelle che risolvono i problemi, c’è sempre tempo. Ma siamo sicuri che il vento stia cambiando?

(da “NextQuotidiano”)

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