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BOERI E IL CORAGGIO DELLA VERITA’: “ALL’ITALIA SERVONO SEMPRE PIU’ IMMIGRATI REGOLARI, RENDONO UN PUNTO DI PIL IN CONTRIBUTI”

Luglio 20th, 2017 Riccardo Fucile

I DATI PARLANO CHIARO: “OGNI ANNO CONTRIBUTI A FONDO PERDUTO DEGLI IMMIGRATI GARANTISCONO 300 MILIONI DI ENTRATE AGGIUNTIVE”

“Gli immigrati regolari versano ogni anno 8 miliardi contributi sociali e ne ricevono 3 in termini di pensioni e altre prestazioni sociali, con un saldo netto di circa 5 miliardi per le casse dell’Inps”.
Così il presidente dell’Inps, Tito Boeri, in audizione in commissione d’inchiesta sui migranti alla Camera è tornato su un tema a lui caro, che era stato anche al centro della presentazione del rapporto annuale Inps.
Solo pochi giorni fa, infatti, Boeri aveva rimarcato che enza i lavoratori dall’estero in 22 anni si avrebbero 35 miliardi in meno di uscite, ma anche 73 in meno di entrate. Insomma, il saldo sarebbe di dover sopportare un costo di 38 miliardi.
Oggi Boeri, da funzionario che ha come prima missione garantire le pensioni che l’Inps deve erogare, ha approfondito il concetto. Ha riconosciuto che i contributori netti di oggi, un domani dovranno riscuotere le loro prestazioni e faranno parte della platea dei pensionati.
Ma ha poi specificato che “in molti casi i contributi degli immigrati non si traducono in pensioni”, ricostruendo che “sin qui gli immigrati ci hanno ‘regalato’ circa un punto di Pil di contributi sociali a fronte dei quali non sono state erogate delle pensioni.
E ogni anno questi contributi a fondo perduto (ovvero versati negli anni ma mai ritirati in forma di pensioni, ndr) degli immigrati valgono circa 300 milioni di entrate aggiuntive per le casse dell’Inps”.
E ha poi spiegato che in base alle ispezioni, “uno su tre risultava clandestino nel periodo 2013 – 2015. La regolarizzazione dei lavoratori immigrati ha portato in passato ad una emersione permanente nel tempo di lavoro altrimenti svolto in nero. Le nostre analisi sulle sanatorie del 2002 e del 2012 documentano che l’80% degli immigrati era un contribuente alle casse dell’Inps anche nei cinque anni dopo la regolarizzazione”.
Da Boeri è arrivata una risposta implicita anche a coloro che – con variegate sfumature – sostengono il concetto che gli stranieri “rubano” il lavoro agli italiani.
“I lavoratori che sono stati regolarizzati con le sanatorie non hanno sottratto opportunità  ai loro colleghi”, ha rimarcato il presidente dell’Inps sottolineando che il cosiddetto effetto di “spiazzamento” (ovvero il mettere fuori mercato degli uni rispetto agli altri) “è molto piccolo e riguarda unicamente i lavoratori con qualifiche basse. Non ci sono invece effetti per i lavoratori più qualificati, nè in termini di opportunità  di impiego nè di salario”.
Anzi, ha poi argomentato, “esiste un gap salariale tra migranti e nativi di circa il 15 per cento a sfavore dei migranti” e ancora: “Proprio mentre aumenta tra la popolazione autoctona la percezione di un numero eccessivo di immigrati, abbiamo sempre più bisogno di migranti che contribuiscano al finanziamento del nostro sistema di protezione sociale”.
Anche di natalità  si è parlato alla Commissione, e anche in questo caso l’analisi di Boeri è stata secca: “Non sono i bonus temporanei a cambiare la propensione degli italiani a riprodursi”, ha detto affermando che “il contributo degli immigrati regolari al sistema previdenziale italiano rimarrebbe fondamentale anche nel caso in cui venissero introdotte delle politiche efficace per l’aumento del tasso di fecondità  delle donne italiane”.

(da “La Repubblica”)

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BERLUSCONI ORDINA: “FERMATE L’ESODO O CADE IL GOVERNO”

Luglio 20th, 2017 Riccardo Fucile

AL SENATO I “RIENTRI” IN FORZA ITALIA FAREBBERO SALTARE TUTTO, SILVIO NON VUOLE IL VOTO SUBITO

Ancora oggi, l’ottuagenario Silvio Berlusconi evoca suggestioni erotiche, a luci rossissime. Dice a microfoni spenti un ex ministro, sornione, informato e decisamente volgare: “Qui ormai è una gigantesca apertura di cosce, una continua corsa ad offrirsi al Cavaliere”.
Dove per “qui” s’intende il Senato, luogo nevralgico e decisivo di questa infinita legislatura. Un altro ex ministro, Gaetano Quagliariello, consegna invece all’Huffington Post un’efficace metafora autostradale: “Il controesodo verso Berlusconi è da bollino rosso ormai”.
È il controesodo dei cavalli di ritorno berlusconiani. Direzione unica e sola: Forza Italia.
Gli scissionisti, alfaniani o verdiniani che siano, che adesso chiedono di rientrare, con la speranza, remota assai a dire il vero, di riottenere un seggio al prossimo giro. Berlusconi però frena, e spiegheremo perchè: “Non tocchiamo nulla altrimenti casca tutto e si va a votare subito”.
Il primo gruppo che sembra sciogliersi in questo caldo di luglio è Area Popolare, composta perlopiù dagli alfaniani di Ncd.
L’ultimo avvistato dalle parti azzurre è il decano di Palazzo Madama: Francesco Colucci detto Ciccio, 85 anni.
Colucci è stato eletto la prima volta in Parlamento che era il 1972, preistoria allo stato puro. Da uomo previdente ed esperto — è stato socialista — si è convinto che per sedere di nuovo qui l’unica strada è il ritorno da Berlusconi. Dicono: “Ciccio ha un filo diretto con il Cavaliere”.
Degli altri alfaniani irrequieti si mormora da giorni e le loro faccine sono sui quotidiani: Roberto Formigoni, il sottosegretario Massimo Cassano, Pippo Pagano, Guido Viceconte. Anche per questo, raccontano da Ncd, ieri Angelino Alfano è stato costretto in un’intervista a dichiarare chiusa la collaborazione con il Pd.
Una mossa disperata per fermare l’emorragia, provocata dall’annuncio del ministro Enrico Costa di abbandonare il governo per tornare al centrodestra primigenio.
Ma gli abboccamenti, le manovre, le richieste d’incontro continuano a essere incessanti e lambiscono ovviamente l’altro ramo del Parlamento, la Camera, dove gli ambasciatori filoberlusconiani di Ap, in costante contatto con Niccolò Ghedini, segretario ombra di Forza Italia, sono Maurizio Lupi e Luigi Casero.
Il caos è talmente grande che s’incorre pure in qualche svista. “Tenete d’occhio Bilardi”, avvertono con frenesia da Palazzo Madama.
Un rapido riscontro e si scopre che Bilardi, che è senatore e di nome fa Giovanni, ha però mollato Ncd già  da un po’ ed è nel gruppo messo su dal citato Quagliariello che, guarda caso, si chiama Federazione della Libertà , che include per esempio anche Luigi Compagna e Carlo Giovanardi.
Questi gruppi sono una sorta di hotspot per i senatori che si sono ricreduti, veri centri di prima assistenza per chi fa il viaggio di ritorno verso il berlusconismo. Un altro gruppo-hotspot potrebbe nascere a breve con la paventata diaspora dei verdiniani di Ala.
Da quando il renzismo si è sgonfiato, una delle prime fatali conseguenze è stata quella di far tramontare l’astro lucente e guascone di Denis Verdini, teorico del Partito della Nazione.
Così i verdiniani di Ala si stanno guardando in faccia, muti e interrogativi, per capire cosa fare. L’eterno magnetismo berlusconiano potrebbe calamitare vari volti della pattuglia campana: Langella, Eva Longo, Ciro Falanga.
L’unico a non porsi il cruciale quesito è Vincenzo D’Anna, vulcanico filosofo liberale: “Non mi fiderei di Berlusconi nemmeno se fosse in punto di morte. Ci ha raccontato tante di quelle palle che non gli crederò mai più. Questa storia dell’esodo non mi interessa e non mi risulta e se Ala scenderà  sotto i dieci (numero necessario per fare un gruppo al Senato, ndr) io tornerò da dove sono venuto, nel gruppo del Gal”. Ma Falanga smentisce ogni contatto: “Non è vero nulla, si ricama sul fatto che sono un liberale di centrodestra e che spesso voto come vota Forza Italia”.
La smentita di Falanga e il fenomeno dei gruppi di transito, gli hotspot del Senato, fanno emergere il nodo di queste convulse ore: la prudenza di Berlusconi nei confronti di questo controesodo che coinvolgerebbe pure l’ex leghista Flavio Tosi.
Non è solo questione di seggi nella prossima legislatura ma anche e soprattutto di tenuta del governo Gentiloni. È l’ennesimo paradosso berlusconiano: far aumentare la forza numerica di Forza Italia al Senato significherebbe rendere fragile la maggioranza che sostiene il premier.
E l’ex Cavaliere non vuole nulla di tutto questo: nè essere costretto a votare per Gentiloni, nè al tempo stesso andare al voto anticipato.
Meglio quindi lasciare tutto così com’è. Al resto ci penserà  il generale agosto.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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PISAPIA PIANTA LA TENDA

Luglio 20th, 2017 Riccardo Fucile

GIORNATA DA LEADER A ROMA… L’INCONTRO CON SPERANZA E D’ALEMA, L’ACCELERAZIONE SUL PROGETTO… LA BENEDIZIONE DI PRODI

Dopo una settimana di silenzi e perplessità , Giuliano Pisapia riappare. Quasi come un leader “normale”. Che mette un punto fermo al percorso iniziato a sinistra del Pd, nella sua prima vera giornata politica romana.
Al termine di un incontro, lungo e approfondito, con Roberto Speranza il senso di un passo in avanti è messo nero su bianco in un comunicato, dove si “condivide” la necessità  di “accelerare” il “percorso unitario avviato a Piazza Santi Apostoli per la costruzione di una nuova forza politica”.
A tal fine la prossima settimana verrà  formato un coordinamento “che avrà  il compito di favorire una partecipazione dal basso” e di “elaborare una Carta del primo luglio”.
Fuor di burocratichese, è un’indicazione di un percorso. Ovvero: si sta assieme e si va più veloci. E di un metodo: perchè questa “carta” — investimenti, reintroduzione dell’articolo 18 e altri punti – è un programma per andare al confronto col governo e al confronto con gli altri pezzi della sinistra, da Civati a Sinistra Italia; e perchè la “consultazione” — attenzione, non “primarie” — è comunque un modo per far pesare orientamenti, personalità , tenere porte aperte. Insomma, qualcosa si muove.
E si muove Pisapia che, in questo schema, inesorabilmente dovrà  uscire dall’isolamento milanese, per coordinare un gruppo, impegnarsi in prima persona. Questo il passo in avanti, sia pur nell’ambito di alcune ambiguità  che riguardano, oggi, il rapporto col governo, con i “bersaniani” pronti a uno schema che prevede un pacchetto di richieste e a quel punto “o svolta o rottura” e Pisapia meno ultimativo per non rompere l’interlocuzione col Pd.
Prima ancora di questo e del comunicato vale la stretta di mano di Pisapia con Massimo D’Alema, perchè di questi tempi il solo gesto viene interpretato da Renzi e dal gruppo dirigente del Pd come una dichiarazione di ostilità  e come un affronto personale.
È stata una “chiacchierata amichevole”, per superare qualche frizione, voluta anche da Pisapia, una volta trovato l’accodo di massima con Speranza, a cui — dopo questa giornata — è stato affettuosamente attribuito, dai suoi, il soprannome di “attak”, per la capacità  di incollare gli opposti, o quasi.
Accordo di massima, di cui però ancora non sono chiari i confini a sinistra. Perchè se è chiaro che non c’è problema con Pippo Civati che ha avuto con Pisapia un colloquio mattutino, ci sono parecchi veti dell’ex sindaco su Sinistra Italiana.
E c’è il problema che è complicato includere il primo escludendo i secondi.
La verità , in questo percorso complicato, è che prima di allargare i confini a sinistra l’ex sindaco di Milano vuole capire dove sono i confini verso il Pd. E non è un caso che, per tutto il giorno ha parlato con Gianni Cuperlo, incontrando anche i suoi parlamentari e Andrea Orlando alla Camera.
Perchè pensa che arriverà  una seconda ondata di scissione — parlamentari, gruppi sul territorio – e teme che la costruzione immediata di un partito “ipoteca, condiziona e compromette una costruzione più ampia”, dice un suo amico stretto. E sarà  proprio questo il primo punto di confronto nel nascituro coordinamento.
A monte c’è il riferimento, neanche tanto velato, alla matrice ulivista e al Prodi pensiero.
Le “tende” del professore “tolte dal Pd” di cui ha parlato Arturo Parisi nell’intervista al Corriere di qualche giorno sono state interpretate come il segnale di un movimento più ampio.
E le tende sono state tolte perchè “Renzi è prigioniero del suo io” e l’accampamento è diventato inagibile: “Prodi — prosegue l’amico di Pisapia – è d’accordo con lo schema che ha in mente Pisapia, ma sa che se lo dice perde forza”.
Quanto poi questo schema di “scomposizione e ricomposizione” pecchi di politicismo è un altro discorso. Il comunicato chiarisce il percorso. Il “messaggio”, nel senso di chi siamo e dove andiamo, è ancora avvolto da una dose di ambiguità .

(da “Huffingtonpost“)

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INTERVISTA A LUCA CASARINI: “GABRIELLI CORAGGIOSO SUL G8 DI GENOVA, ASSURDO CHE LA POLITICA NON COMMENTI”

Luglio 20th, 2017 Riccardo Fucile

IL LEADER DEI DISOBBEDIENTI NEL 2001: “IL CAPO DELLA POLIZIA ISTITUISCA I NUMERI IDENTIFICATIVI PER GLI AGENTI”

“Gabrielli è coraggioso. Ma trovo assurdo che sia il capo della polizia a dire che Genova 2001 è stata una catastrofe, che a Bolzaneto ci fu tortura, che al posto di De Gennaro lui si sarebbe dimesso… mentre la politica non commenta neppure, Renzi, Gentiloni non dicono nulla. Come se l’intervista di Gabrielli oggi a Repubblica non esistesse… Però il capo della polizia ora può essere consequenziale alle sue parole: per esempio istituire i numeri identificativi per i poliziotti per via amministrativa…”.
Luca Casarini era il capo dei Disobbedienti a Genova 2001, alla guida del corteo che la mattina del 20 luglio di 16 anni fa uscì dallo stadio Carlini, trovò sulla sua strada una carica in via Tolemaide, si spezzò sull’omicidio di Carlo Giuliani in piazza Alimonda.
Cosa hai pensato quando hai letto l’intervista del capo della polizia Franco Gabrielli a Repubblica?
Ho pensato che è stato coraggioso e che questa intervista non sarebbe piaciuta nè ai piani alti dei Palazzi, nè ai piani terra della polizia italiana. Gabrielli dice molte cose di verità , mentre alcune le tralascia…
Tipo?
Ad esempio lui dice che a Genova ci fu una sommatoria di errori, come se fossimo in presenza di una scarsa professionalità . Mentre l’origine di Genova e del massacro che ci fu a Napoli a marzo 2001, citato dallo stesso Gabrielli, sta in una volontà  politica di stroncare un movimento universale e globale che aveva percorso tutto il mondo e l’occidente e che faceva paura ai potenti. Era un movimento che criticava la globalizzazione, voleva un mondo migliore: i fatti oggi dicono che avevamo ragione. Il punto è che le forze dell’ordine vennero concepite come difesa estrema di un potere contestato e non come garanti dell’ordine pubblico…
Gabrielli dice anche che è stato un errore credere che i Disobbedienti potessero garantire sull’ordine pubblico.
E io dico che il tema è che qualcuno aveva scommesso che noi non riuscissimo a portare avanti le nostre proteste come avevamo deciso e questo qualcuno è chi ha ordinato la carica del tutto ingiustificata in via Tolemaide. Non è un caso che poi sia accaduto l’omicidio di Carlo Giuliani, un fatto per cui non c’è stato processo e questa è una delle storture di Genova che non chiamerei errore ma volontà  politica.
Gabrielli però parla anche di problema sistemico.
Che però per me non riguarda la polizia ma la democrazia di questo paese. Prendiamo la magistratura: in questi anni noi abbiamo avuto condanne abnormi a 16 anni di galera tra i manifestanti per aver danneggiato cose, mentre dall’altra parte abbiamo avuto condanne per aver partecipato a torture su persone e nessuno della polizia ha fatto un giorno di carcere. E’ un sistema complessivo che va con una giustizia a due velocità  a due intensità .
Però l’intervista di Gabrielli apre una pagina nuova, dà  speranza?
Conosco Gabrielli da quando era in servizio a Roma come una persona democratica. Il suo è il tentativo coraggioso di aprire una pagina di verità  su un pezzo di storia di questo paese ma dall’altra parte può finire come un’operazione di ‘washing’, per far vedere che la polizia è cambiata. Dipende da lui e dalla politica. Ti pare normale che nessuno dei cosiddetti leader commenti? Ricordo che quando la corte europea dei diritti umani condannò l’Italia per la Diaz, chiesi su twitter cosa avesse da dire l’allora premier Renzi e lui mi rispose promettendo la legge sulla tortura. E’ stata approvata, ma in maniera da risultare inutile per incastrare i torturatori di Bolzaneto. Oggi di torture a Bolzaneto parla Gabrielli e Renzi, nè Gentiloni, dicono nulla. In generale la classe politica dirigente di questo paese non dice nulla dopo che il capo polizia ha fatto delle affermazioni pesantissime. Questo la dice lunga sullo strabismo calcolato che interviene ogni volta che si parla di Genova o dei crimini commessi dalle autorità  di polizia, si fa finta di non vedere. Le due pagine di Repubblica di oggi è come se non ci fossero state: una cosa grave che riguarda la dinamica sistemica di cui parla Gabrielli, non riguarda l’intero sistema, ma la politica.
Gabrielli si dice d’accordo sull’istituzione dei numeri identificativi per gli agenti di polizia.
Ecco questo aiuterebbe a combattere quel senso di impunità  che impera nelle caserme da Genova in poi, visto che nessuno ha osato agire sui corpi di polizia per fare pulizia. Tutto questo porta a meccanismi tipo Genova anche se in piccolo. E’ successo 48 ore fa, solo per fare un esempio: manifestazione a Padova contro fascisti, carica della polizia, foto e filmati ritraggono dieci agenti che si accaniscono con i manganelli su due ragazze inermi. Ora: quando noi potremo dare nome a questi agenti che picchiano persone indifese inermi e ferme? La ‘logica dei pattuglioni’ di cui parla Gabrielli non è solo un meccanismo di organizzazione ma ideologico. Quando ti picchiano ti dicono comunista di merda, se sei donna ‘puttana’: è questo il nodo. Genova era l’ occasione per una riforma culturale, se si voleva fare, ma non si è voluto. Ora Gabrielli potrebbe istituire i numeri identificativi per via amministrativa, misura non solo giusta e usata negli altri paesi europei, ma toglierebbe il senso di impunità . E sarebbe una sfida al Parlamento italiano che non discute questa legge, perchè ogni volta scatta la lobby del partito della polizia: io non sono del partito dell’anti-polizia ma vorrei essere del partito della democrazia.
I poliziotti condannati a vario titolo per l’irruzione alla Diaz potrebbero tornare in polizia.
Se una persona è impiegata in ufficio pubblico o in banca e ruba non viene reintegrata. È mai possibile che persone armate che hanno il monopolio dell’uso della violenza possano essere reintegrate dopo essere state condannate per un’operazione – la Diaz – condannata dalla corte europea? Gabrielli dovrebbe opporsi anche solo per incompatibilità  di ambiente. E’ un fatto simbolico ma darebbe il senso: De Gennaro non solo non si è dimesso ma è stato promosso e ora è a capo di aziende chiave di questo paese. Mi fa sorridere che si discuta dell’impiegato che timbra il cartellino in mutande e ha perso il lavoro per questo e poi quando viene reintegrato un poliziotto condannato per reati gravi ci sia questa indulgenza.

(da “Huffingtonpost”)

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DIETRO LA NAVE DEI RAZZISTI UNA RETE DI MERCENARI: LE SOCIETA’ IMPLICATE, GLI INTERESSI NASCOSTI

Luglio 19th, 2017 Riccardo Fucile

IL BUSINESS DEL RESPINGIMENTO DEI PROFUGHI, CHI LI PAGA?… LA NAVE E’ STATA UTILIZZATA IN PASSATO COME DEPOSITO DI ARMI

La nave affittata dall’organizzazione “Generazione Identitaria” racconta un mondo complesso e pericoloso, fatto di mercenari e compagnie di sicurezza private, attive da almeno cinque anni nell’Oceano indiano.
Si chiama C-Star, batte bandiera mongola ed è normalmente ancorata nel porto di Gibuti, il piccolo Stato al nord della Somalia.
Secondo i registri navali appartiene ad un armatore di diritto inglese, la Maritime Global Service Limited, con sede a Cardiff, la capitale del Galles.
L’attuale rappresentante — e socio unico — è lo svedese Sven Tomas Egerstrom, 49 anni, a capo di un network di società  specializzate in difesa privata.
Il suo nome è collegato con la società  britannica The Marshals Group, holding che riunisce — secondo il sito ufficiale – altre sei società , attive sempre nel settore della sicurezza.
Dall’Oceano indiano, dove le navi come la C-Star trasportano i mercenari armati in funzione antipirateria, fino all’Ucraina, paese dilaniato dalla guerra civile, dove   la Land Marshals prepara un “open day” per il reclutamento del personale.
La bacheca della società  sulla rete Linkedin contiene il profilo professionale di alcuni dipendenti, in buona parte ex militari ucraini e russi.
La C-Star è entrata a far parte della flotta di Egerstrom lo scorso marzo. Prima batteva bandiera di Gibuti ed aveva il nome di Suunta. Apparteneva ad un’altra società  specializzata in sicurezza marittima privata, la Sovereign Global Solution, fondata dal francese Jerome Paolini e da Bruno Pardigon, uomo d’affari da anni residente proprio a Gibuti.
Secondo un cablogramma diffuso da Wikileaks, Pardigon avrebbe dato supporto negli anni passati alla Blackwater statunitense, attraverso la sua precedente società , la Djibouti Maritime Security Services, per operazioni antipirateria.
Jerome Paolini ha un passato di consulente del governo francese e definì la società  di Gibuti creata insieme a Pardigon come “legata all’esercizio della sovranità ” degli Stati.
Secondo un rapporto del comitato sul controllo dell’esportazioni delle armi dell’House of Commons del Parlamento inglese, la nave utilizzata da Generazione identitaria — quando si chiamava ancora Suunta — faceva parte di un elenco di “Santa Barbara galleggianti”.
Si tratta di vascelli utilizzati come deposito di armi, che forniscono supporto logistico ai contractors nelle operazioni militari private antipirateria.
Dalla lotta alla pirateria al controllo dei flussi di migranti: solo un business.
Dallo scorso gennaio la Sovereign Global ha annunciato di voler uscire dal settore della sicurezza antipirateria.
Poco prima sul sito aveva reso nota la partecipazione ad una missione di recupero di migranti somali.
Un cambio di strategia aziendale che potrebbe essere un indizio del futuro utilizzo delle società  di mercenari nel controllo dei flussi di migranti.
Le società  di sicurezza marittima   hanno oggi la necessità  di trovare nuovi fronti.

Andrea Palladino
(da “Famiglia Cristiana“)

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ERNESTO HA FINITO DI SPERARE: “ORA NON CERCO PIU’ LAVORO”

Luglio 19th, 2017 Riccardo Fucile

UN GIORNO CON UN NET: “A 21 ANNI HO SMESSO DI GUARDARE AL FUTURO, E’ ABBASTANZA STRAZIANTE VEDERE GLI ALTRI CHE SI DIVERTONO”

Lavori? «Mi piacerebbe». Studi? «Ho preso il diploma tre anni fa». Hai qualche piano per il futuro? «Cosa?». Allora sei un Neet. «Sì», dice Ernesto Grasso, 21 anni, stirandosi giù la maglietta per timidezza.
«Ho sentito i servizi su questa cosa. Fanno un po’ arrabbiare, come quando in televisione hanno detto che la crisi è finita».
«Ma le statistiche – aggiunge – non sanno niente di me e di mio padre, della nostra famiglia».
Le panchine di cemento del quartiere dormitorio delle Vallette, a Torino, sono piene di scritte nere. I giardini hanno vista sul carcere. Tutte le strade portano nomi gentili. Ma, come già  scrivevano Fruttero & Lucentini in «A che punto è la notte», «in via dei Rododendri non c’è nessun Rododendro». Così come in via delle Primule e in via dei Mughetti, dove ci incontriamo.
L’ultima indagine pubblicata dalla Commissione europea assegna all’Italia il record di Neet: Not in employement, education or training.
Giovani fra i 15 e i 24 anni che non studiano, non lavorano e non stanno facendo percorsi di formazione: il 19%.
Ragazzi impantanati, insomma. Come Ernesto Grasso: «Mio padre è un operaio della Fiat, mia madre fa le pulizie quando trova un po’ di ore. Divido la stanza con mio fratello Michele, che ha 39 anni. Ho un altro fratello disoccupato. Viviamo in cinque con due stipendi. Io cerco di aiutare: butto l’immondizia, cucino, vado a fare la spesa. Compriamo il pane tre volte a settimana».
Ultimamente alle Vallette vanno di moda i cani molossoidi, meglio se in coppia: «Sono dei simboli», dice il Neet Ernesto. «Devi averli. Come certe scarpe e l’iPhone a rate. Io non ho niente di tutto questo. E ho sempre preferito i gatti. Come Giampi. È il mio migliore amico, soprattutto di pomeriggio. I pomeriggi sono la cosa più difficile. Gioco alla PlayStation. Vado a camminare. Ma non passano mai».
Troppo azzurri e lunghi soprattutto qui, alla periferia di Torino.
Andrai in vacanza? «Non ho mai fatto vacanze al mare o in montagna. Ho preso l’aereo due volte. La prima per accompagnare mia madre in Sicilia dai parenti. L’altra, con la scuola, in quarta, per andare in gita a Praga».
Racconta della tua vita scolastica, allora, se ti va. «Ho frequentato il Liceo Artistico Aldo Passoni di Torino, indirizzo Design Industriale. Mi sembrava il più sicuro in una città  come questa. Ho faticato un po’, ma poi ho preso il diploma con 68 centesimi. Pensavo di trovare lavoro, ma mi sono reso conto che ci vuole molto di più. All’inizio, ho mandato il mio curriculum ovunque. Nessuno mi ha risposto. Sono andato all’Open day dello Ied, l’Istituto europeo del design, una scuola bellissima. Ma il costo è notevole. La retta sarebbe quasi 10 mila euro, come comprare una Punto nuova ogni anno. Ne ho parlato con i miei, ma anche volendo non si può».
Potresti cercare di vincere una borsa di studio, dice la vocina della ragionevolezza. «Mi mancano le basi, sono sincero», dice Ernesto Grasso. «Ho molta fantasia. Ma mi manca la tecnica per fare un ottimo schizzo. Ho guardato i lavori di quelli che hanno vinto le borse, sono a un livello nettamente superiore al mio».
Ha ragione Ernesto Grasso quando dice che le statistiche non conoscono le vite delle persone.
«Mi alzo alle 8. Riordino la cucina. Aiuto mia madre. Vado al supermercato una volta alla settimana con la lista precisa. Oggi abbiamo mangiato pennette con le zucchine, siamo tutti a dieta. Abbiamo comprato la cyclette per mio padre, perchè ha l’osteoporosi. Allora la uso anche io».
Tentativi di lavorare? «Mi sono iscritto a sette centri per l’impiego. Fino a qualche mese fa, ogni giorno andavo al centro commerciale a vedere se mettevano degli annunci. Ho provato all’Ikea, a Leroy Merlin. L’ultimo tentativo è stato per un posto da commesso in un negozio di videogiochi. Non servo. Mi scartano sempre. Dopo un po’, ti chiudi. Ci rinunci. Vivi dentro la tua stanza, aspetti che passi il pomeriggio». Ma hai mai fatto un lavoro vero?
«Due volte. Guardiano a una sagra patronale, dove mi hanno dato 20 euro in nero. E poi, per una cooperativa che si occupa di montare palchi. Dopo sei turni, ho preso 290 euro».
Ed ecco la vita sociale del Neet Ernesto: «Se devo invitare, porto dei panini da casa e propongo un picnic. Ho avuto solo una ragazza che non ha dato peso alla cosa, diciamo così. Non vado a ballare. Ma raggiungo gli amici quando escono dalla discoteca e stiamo ancora un po’ fuori insieme, prima di tornare. Io penso di avere metà  delle colpe per questa situazione, ma non tutte».
Cosa dice tuo padre? «Di provarci sempre, fino alla fine, in modo da non avere rimpianti». E tua madre? «Mia madre mi sembra stanca. Credo che vorrebbe poter stare a casa tranquilla, senza più andare a fare le pulizie».
Il sole tramonta sul quartiere delle Vallette. Sono giornate straordinariamente limpide. C’è quel silenzio che si può ascoltare solo d’estate. «Andrei domani a fare l’operaio al posto di mio padre», dice Ernesto Grasso.
«È abbastanza straziante vedere gli altri che si divertono». E poi, se avessi un lavoro vero, quale sarebbe il tuo grande sogno? «Prendere la patente».

(da “La Stampa”)

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BOCCHINO E IL CAPO DELLA COMMISSIONE: DAGLI AUDIO EMERGE UN ALTRO LOTTO PER ROMEO

Luglio 19th, 2017 Riccardo Fucile

LA CONVERSAZIONE TRA L’IMMOBILIARISTA E L’EX PARLAMENTARE

È il 19 gennaio 2016 quando gli investigatori registrano un’importante conversazione tra l’imprenditore Alfredo Romeo e l’ex parlamentare di An Italo Bocchino. È un dialogo già  noto, che però il Fatto, avendone ascoltato con attenzione l’audio, oggi può riportare in una nuova interessante lettura.
Per comprendere il senso di questo importante scambio di battute, bisogna ricordare qual era, in quel momento, il quadro della situazione per il mega appalto Fm4.
I lotti in ballo sono 14 ma, quel che qui interessa, è che se ne aggiungono altri 4 — tecnicamente detti accessori — per un totale di 18.
Le graduatorie saranno note soltanto ad aprile ma Romeo è già  in grado di conoscere com’è messa la sua azienda.
Lui è pronto ad aggiudicarsi appalti per 609 milioni, essendo primo nei due lotti di Lombardia—Emilia e Campania-Basilicata, più un lotto accessorio, ma ha perso il lotto 10, al quale tiene tantissimo, ovvero quello che riguarda Roma centro e i palazzi del potere.
La cordata di Cofely — che secondo la testimonianza di Luigi Marroni era sponsorizzata dal partito Ala di Denis Verdini — sta invece incassando tre lotti principali, per un fatturato di 480 milioni, incluso il lotto romano.
C’è poi la Manutecoop che, per 532 milioni, vince tre lotti principali e uno accessorio.
È in questa partita che s’inquadra la conversazione tra Romeo e Italo Bocchino.
Il primo gli racconta di aver saputo che Luca Lotti ha detto che “non si strapperà  i capelli se perde Romeo”. “La logica loro”, gli risponde Bocchino, “è … difendiamo un po’ le cooperative che sono posti di lavoro del partito sostanzialmente …”.
Poi si accavallano le voci e la conversazione diventa incomprensibile.
Quando l’intercettazione tra i due torna a essere chiara Bocchino riprende picchiettando sulla scrivania: “L’ho provocato di qua e di là  …. gli ho detto sì ma …. chi è … che cos’è …”.
L’ex parlamentare racconta a Romeo le risposte ricevute dal suo interlocutore — l’ex ad di Consip Domenico Casalino — e ricostruisce: “Allora Italo … dice… (abbassa il tono della voce) Romeo c’aveva solo la Campania … con il lavoro fatto con il Presidente di Commissione … m’ha detto che il lotto giù li è chiuso … adesso … mi ha detto che farà  tutti gli sforzi possibili e immaginabili … io non vorrei …”. E proprio questo è il punto.
Il Fatto ha ascoltato l’audio della conversazione: l’impressione (netta) è che la trascrizione sia imprecisa.
Bocchino, ascoltando la frase dalla sua viva voce, non sembra dire affatto “il lotto giù lì”, che potrebbe apparire il lotto in Campania, quello che lo vede già  primo in graduatoria.
Piuttosto, la frase giusta appare un’altra: “il lotto aggiuntivo”, che legittima un’interpretazione della frase ben diversa.
E non si tratta di un dettaglio poichè, il lotto aggiuntivo, può ben essere quel lotto accessorio nel quale poi Romeo ad Aprile, tre mesi dopo, risulterà  primo.
Se così fosse, quindi, il senso della frase sarebbe una sorta di profezia: a detta dell’ex Ad Casalino, grazie al lavoro di lobby fatto sul presidente di Commissione della gara Fm4 in Consip, che è Francesco Licci e non risulta indagato, il lotto accessorio sarebbe andato a Romeo.
Sempre stando alle parole di Bocchino, che in questo caso riporterebbe così la confidenza fattagli da Casalino: “Allora Italo … dice (dice Casalino, Ndr)…. (abbassa il tono della voce) Romeo c’aveva solo la Campania … con il lavoro fatto con il Presidente di Commissione … m’ha detto che il lotto aggiuntivo è chiuso …”.
Dal punto di vista investigativo, non è una circostanza da poco, e solo la Procura può stabilire se questa conversazione tira in ballo — e come — il presidente di Commissione, Francesco Licci, oppure no.
Il Fatto ha contattato Bocchino che ha preferito non rilasciare dichiarazioni. Anche Licci non ha risposto a telefonate e sms.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

argomento: Giustizia | Commenta »

MACRON FERMA LA TORINO-LIONE: “OCCORRE UNA PAUSA DI STUDIO”

Luglio 19th, 2017 Riccardo Fucile

LA MINISTRA DEI TRASPORTI FRANCESE BORNE: “BISOGNA RIESAMINARE I FLUSSI DI MOBILITA’ E LE SPESE IN RAPPORTO ALLE   RISORSE”

Il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron “ha annunciato un approccio globale. Si fa una pausa, si riesaminano gli orientamenti in termini di mobilità , si riesaminano le spese e le risorse per non fare più promesse non finanziate, e avere dunque a disposizione risorse coerenti con le promesse fatte”.
Si tratta quindi di una pausa sulla Torino-Lione? “si tratta di una pausa”.
Lo dice la ministra dei trasporti francese Elisabeth Borne a Reporterre.Net, sito francese ‘quotidiano dell’ecologià , in un’intervista diffusa dai comitati no tav e ascoltabile anche come file audio sul sito transalpino
“Il presidente della repubblica ha annunciato che, dal momento che gli impegni che sono stati presi e i bisogni   essenziali in termini di manutenzione e rigenerazione superano di dieci miliardi le entrate prevedibili in questa fase, siamo obbligati a fare una pausa per riflettere sul modello di mobilità  e dare priorità  ai progetti- dice Borne- e in seguito andremo verso una legge di programmazione nella quale non saremo più tra promesse non finanziate: avremo anno per anno, con una visione su dieci anni e nel corso dei cinque anni del periodo quinquennale, spese e ricette equilibrate”.
La pausa annunciata dal ministro riguarderà  tutto il tratto della linea ad alta capacità  in Francia, ma non quello internazionale da Saint Jeanne de Mauriènne e Susa per cui sono già  partiti i lavori.
Il 28 luglio   si terrà  un vertice della ministra Borne con il collega italiano Graziano Delrio. A settembre invece si svolgerà  a Lione il primo incontro bilaterale sull’opera con il nuovo governo di Parigi.
Ieri si è intanto aperta la conferenza dei servizi per la variante che prevede di scavare la parte italiana del tunnel partendo da Chiomonte.

(da “La Repubblica”)

argomento: sprechi | Commenta »

ENNESIMA GAFFE DI DI BATTISTA: AUSTERLITZ DIVENTA AUSCHWITZ

Luglio 19th, 2017 Riccardo Fucile

“MACRON E’ UN NOVELLO NAPOLEONE, ALMENO QUELLO COMBATTEVA AD AUSCHWITZ”… COME NO, MAGARI PURE A MATHAUSEN

Auschwitz al posto di Austerlitz. Di Battista cade sulla storia alla Camera.
“È vero che in questo momento a Ventimiglia vengono di fatto rispediti in Italia, probabilmente in vie non ufficiali, anche dei migranti minori dalla Francia del novello Napoleone Macron, che piace a tutti quanti voi come se fosse Napoleone, almeno quello combatteva sui campi ad Auschwitz, non nei consigli di amministrazione delle banche di affari”.
Un errore che lo stesso deputato 5 Stelle ha ammesso su Facebook e per cui si è scusato.
“Ho fatto un errore durante il discorso sull’immigrazione al ministro Minniti. Un lapsus, cose che capitano. Parlando del ‘novello Napoleone’ Macron volevo citare Austerlitz e, andando a braccio, mi è uscito Auschwitz. Di gaffe si tratta, e chiedo scusa”, ha scritto Di Battista su Facebook.
In attesa della prossima.

(da agenzie)

argomento: Grillo | Commenta »

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