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INTERVISTA A SAVIANO: “IL CAPO DEI TRAFFICANTI LIBICI E’ UN RAGAZZOTTO DI 30 ANNI, LO HANNO FATTO DIVENTARE CAPO DELLA GUARDIA COSTIERA DI ZAWIYA”

Agosto 16th, 2017 Riccardo Fucile

“COSA HA OFFERTO AI TRAFFICANTI IL GOVERNO ITALIANO? SOLDI? PROTEZIONE?”

Roberto Saviano, togliamo l’odiosa propaganda politica, ma facciamo chiarezza su un punto chiave: esistono Ong colluse con gli scafisti?  
«La risposta è categorica: no, contro di loro c’è una plateale caccia alle streghe. Non c’è nessuna sentenza definitiva e neanche di primo grado. Se parliamo poi del caso della Iuventa, bene, vediamo che cosa la magistratura dimostrerà , lasciamo fare il suo corso. Se dovesse riscontrare delle irregolarità  sarà  giusto andare a fondo, accertarne i motivi, ma va detto che la parola collusione significa interessi comuni, significa profittarne e nelle inchieste e nelle accuse di Trapani non c’è questo, non c’è l’accusa di aver preso soldi o di aver fatto attività  a favore dei trafficanti, cioè per arrecarne un vantaggio. Le accuse sono tutte legate a sconfinamenti, disinvolture nell’opera comunque umanitaria. Se si guarda al mare emerge in modo sempre più inequivocabile, anche da rapporti indipendenti e dalla Corte penale internazionale, che ad essere collusa con i trafficanti, quindi un rapporto diretto, sarebbe piuttosto la guardia costiera libica, la stessa che l’Italia sta aiutando e supportando. Molte imbarcazioni partono dalla città  libica di Zawiya a poco più di 40 km da Tripoli, lì è notizia pubblica e comune, il capo dei trafficanti è un ragazzotto, Abdurahman Al Milad Aka Bija, che tutti conoscono come Al Bija, nemmeno trentenne, spietato, ricchissimo, ebbene sapete cosa è diventato oggi? E’ il nuovo comandante della Guardia costiera della città . I giornali italiani raccontano poco la Libia, ma basta leggere i reportage della giornalista freelance, Nancy Porsia, per capire chi sia davvero alleato ai trafficanti, le Ong o la Guardia Costiera libica, che coincide con i trafficanti in molti casi. Ci siamo affidati ai trafficanti stessi, cosa l’Italia ha offerto ai trafficanti per non buttare più uomini in mare? Soldi, protezione, cosa? Questa caccia alle streghe è servita a questo, distrarre l’opinione pubblica, dando la colpa alle Ong che salvavano vite mentre la diplomazia italiana si accordava con trafficanti con la divisa della marina. A monte di tutto questo i veri alleati dei trafficanti sono le politiche europee. L’Europa ha chiuso tutte le frontiere e non ha lasciato un solo modo legale per trovare protezione».
Ci sono buoni e cattivi tra i volontari?  
«Se sarà  il caso sarà  appunto la magistratura a fare questa mappa. In mare ci sono grandi Ong internazionali, con progetti in tutto il mondo, come piccole organizzazioni nate apposta appunto per salvare vite nel Mediterraneo. Tutte hanno operato sotto il coordinamento della Guardia costiera italiana, con l’obiettivo di salvare legalmente vite in mare. E tutte sono finite in qualche modo, a diverso titolo, sotto una grandinata di accuse, individuali o collettive, dai dibattiti politici ai bar, dai titoli dei giornali ovviamente ai social network, una girandola di fango chiaramente strumentale. Non c’è a oggi nessuna condanna su questo. Invece a oggi ci sono, come nel caso Msf, centinaia di prove giornaliere della loro attività  in tutti i Paesi in difficoltà , in guerra. Spesso sono uniche presenze di assistenza. Su quello abbiamo la prova invece, sul resto ci sono solo ipotesi, spesso fumosissime».
Qual è il criterio per giudicare il loro lavoro?  
«Le vite salvate. Molte hanno decine di anni di storia di presenze in territori in guerra, di rintracciabilità  dei loro finanziamenti privati, non pubblici, quindi nessuna speculazione. Dei loro guadagni su cui si è favoleggiato: tutte balle. Ad esempio gli stipendi sono bassi: quelli di Medici senza frontiere guadagnerebbero molto di più lavorando in cliniche o anche in ospedali statali. Noi stiamo parlando di Ong che in questi anni hanno lavorato con la Guardia costiera italiana. Fondamentale ancor di più perchè c’era completamente un’assenza degli assetti europei. Quindi noi abbiamo infangato Ong che lavoravano fino a ieri con lo Stato, in appoggio. In realtà  queste carte girano da mesi, con stralci pubblicati, allusioni non confermate che hanno avuto l’unico obiettivo di scatenare un accanimento mediatico e popolare».
Perchè alcune Ong aderiscono alle nuove regole del Viminale e altre no?  

«Il codice Minniti non è una legge per migliorare i soccorsi. C’erano già  norme nazionali e internazionali che governavano il soccorso in mare sotto il coordinamento della Guardia costiera. E ribadisco: hanno consentito di salvare nella piena legalità  migliaia di persone. Quindi non facciamo passare come stanno cercando di far passare tutti dalla Lega ai 5 Stelle al Pd, tutti, tranne rare eccezioni, che sino ad ora si è agito illegalmente. Sinora si è agito nel rispetto della legalità  con la Guardia costiera italiana che si è avvalsa dell’aiuto delle navi delle Ong. Per cui le Ong hanno scelto nel nome della propria indipendenza di non voler diventare parte integrante di un sistema governativo. Anche perchè, insomma, il codice non ha finalità  puramente umanitarie. Rientra in un sistema più ampio che mira al controllo delle frontiere, contenimento delle persone in Libia. Quindi è un obiettivo politico-militare che, secondo le Ong, avrà  drammatici costi umani».
Da attento studioso di organizzazioni mafiose: ci sono loro dietro questa nuova tratta degli schiavi?  
«Non abbiamo prove di un investimento delle mafie italiane in questo traffico. E’ ovvio che le organizzazioni criminali libiche sono ai vertici del traffico di esseri umani. Ricordo che la stessa veemenza che abbiamo sui migranti, non l’abbiamo sulla cocaina che arriva tutta dall’Africa a tonnellate a settimana. Quindi in realtà  l’Europa non si blinda, non si chiude sul narcotraffico, si chiude su esseri umani. Le mafie non sfruttano le Ong, non hanno alcun interesse. Il trafficante libico mette sui gommoni questi disperati, fregandosene sia che questi vengano salvati o annegati, non gli importa nulla. E’ vero che invece le mafie guadagnano dai centri di accoglienza».
Cosa dovrebbe fare l’Italia?  
«Innanzitutto smetterla di attaccare le Ong che sono gli unici attori ad aver supportato il nostro Paese in un obbligo: l’obbligo di salvare vite. L’Europa ha lasciato tutto sulle nostre spalle, non istituendo un sistema di ricerca e soccorsi in mare, chiudendo tutte le frontiere, non condividendo le responsabilità  dell’accoglienza. L’Unione è grande, i flussi sono stati ad ora gestibili: 362 mila arrivi nel continente nel 2016, 181 mila in Italia. Il problema vero è che non stiamo affrontando la questione in modo unitario. Per esempio, il regolamento di Dublino costringe l’Italia a doversi sobbarcare tutto da sola, portandoci a voler respingere i migranti a tutti i costi. In tutto questo il risultato? Che abbiamo trovato come unico interlocutore possibile la Libia».
L’immigrazione è diventata un problema quasi esclusivamente di sicurezza, non servirebbe una politica culturale?  
«Per riparare a questi sei mesi di polemiche, haters e menzogne anti migranti ci vorranno purtroppo 10 anni di rieducazione. Dieci anni che dovranno essere accompagnati da azioni culturali importanti, per esempio raccontare nelle scuole fin dalle elementari che cosa è stato fatto all’Africa, cosa è oggi l’Africa, il Medio Oriente. Le classi italiane sono sempre più piene di figli di migranti: bambini italiani nati da genitori stranieri. Da lì partirà  tutto questo: il cantante che quest’estate è stato più ascoltato in Italia è Gali figlio di madre e padre tunisini, nato a Baggio. Quasi tutti sentono che la pancia del Paese è contro i profughi e quindi si cavalca la paura, se prendi una posizione più complessa hai una risposta fredda e di diffidenza».
C’è il rischio di infiltrazioni Isis sui barconi?  
«Questo è l’ennesimo spauracchio di questa manipolazione che stanno facendo, parlando di armi e droghe sulle navi dell’Ong: bugie. Non si può pensare che i miliziani dell’Isis vadano in battaglia rischiando la vita su un barcone. Anche solo a guardare le statistiche, che vedono migliaia di persone arrivate dal mare negli ultimi anni, si dovrebbe porre fine all’equazione che siano proprio loro a compiere operazioni terroriste anche semplicemente ideologiche, non solo militari».
Altro tema come già  accennato è l’integrazione sul territorio. I Cie e simili sono un fallimento, perchè?  
«Sono un limbo, lontani dai centri abitati, da qualunque contatto normale con la società : in questo modo è chiaro che crei la divisione e impedisci alle persone di integrarsi, lavorare iniziare, fare una vita normale. La costringi ad un isolamento alienante. Tra l’altro i posti dell’accoglienza ordinaria non bastano e quindi ci si aiuta o meglio ci si affida alla accoglienza straordinaria, bisognerebbe prendere professori che possano insegnare l’italiano, psicologi che possano sostenere i migranti: sono operazioni molto semplici da poter fare, che aiuterebbero moltissimo».
Cosa accadrà  adesso con il ritiro di alcune Ong dal Mediterraneo?
«Senza navi di soccorso ci saranno più morti e soprattutto non ci saranno più testimoni indipendenti. L’obiettivo primo dell’attacco all’Ong è non avere testimoni lì. I testimoni sono scomodi. Certo se nel frattempo la disumana strategia di contenimento funzionerà , ci saranno anche meno persone da soccorrere in mare, perchè saranno intrappolate nell’inferno dei centri di detenzione in Libia».
Per chiudere, una frase di speranza, è possibile arrivare ad essere una società  multietnica?  
«Basta con le bugie. È necessario che tutte le persone imparino a rifiutare l’aggressività , che siano pronte a cambiare idea, che decidano di approfondire e che se non condividano non diffamino, non insultino o non usino toni di condanna di ciò che non sanno, ecco la speranza risiede in queste persone. Se esistono persone ancora disposte a non scegliere la soluzione più semplice o più brutale, se riusciremo a far rivivere questo spirito allora significa che non tutto è perduto».

(da “La Stampa”)

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BRIGITTE E’ L’ASSO NELLA MANICA DI MACRON PER CONTRASTARE IL CALO DI POPOLARITA’

Agosto 16th, 2017 Riccardo Fucile

CALATA AL 36% LA FIDUCIA DEI FRANCESI NEL PRESIDENTE CHE SI ATTEGGIA TROPPO A MONARCA… IMMUTATA INVECE LA POPOLARITA’ DI BRIGITTE

Non ha più pronunciato neanche una parola in pubblico da quando il marito è stato eletto Presidente di Francia, un centinaio di giorni fa.
Brigitte è apparsa (a tratti, con il contagocce), sempre diligente al fianco di Emmanuel, e si è prestata a qualche foto nel cortile dell’Eliseo, tra le altre con Rihanna (così da sostituire il marito, che i suoi consiglieri hanno voluto priettare nell’immagine di un «presidente monarca » : «jupitèrien», dicono loro, come Giove, padre degli dei).
Ma ora che la popolarità  di Macron precipita, al di là  di qualsiasi previsione, anche la più pessimistica, nel suo entourage c’è chi pensa di tirare fuori il solito asso dalla manica. Brigitte, appunto.
Sì, i sondaggi sono negativi sul presidente. L’ultimo, dell’istituto Ifop, 100 giorni dopo la sua elezione, indica che appena il 36% dei francesi resta fiducioso sul suo operato (Franà§ois Hollande, allo stesso momento, nel 2012, era al 46%).
Sembra che nel suo ristretto circolo di consiglieri regni il panico in vista del rientro post-vacanze, costellato da una serie di ostici appuntamenti politici, come la riforma del mercato del lavoro, estremamente sensibile.
Ecco, tra le altre cose, come ha scritto il quotidiano Le Parisien, si vuol «far beneficiare Macron dell’incredibile popolarità  della consorte».
Brigitte dovrebbe recuperare la sua voce, con una grande intervista per un settimanale da qui a fine mese.
Non solo, l’obiettivo è moltiplicare la sue apparizioni pubbliche, dato che, quando questo avviene, appare evidente che l’entusiasmo nei suoi confronti è rimasto intatto, a differenza che con Emmanuel.
La strategia dovrà  accompagnarsi a una definizione del suo ruolo, dopo le polemiche scoppiate al riguardo qualche giorno fa.
Macron voleva chiarire anche a livello legislativo la figura della «première dame», che non esiste istituzionalmente. Ma una petizione online ha raccolto oltre 300mila firme contro tale evenienza, perchè si teme che la novità  si porti dietro nuove spese e favoritismi in un periodo di austerity.
Alla fine, Christophe Castaner, portavoce del governo, ha scritto su twitter: «Nessuna modifica della Costituzione, nessun nuovo finanziamento, nessun salario per Brigitte», promettendo prossimamente una «carta della trasparenza», per definire comunque il suo ruolo, anche senza uno status ufficiale.
Intanto, a sorpresa, la coppia presidenziale sta trascorrendo le sue vacanze a Marsiglia, stupenda ma con tanti problemi sociali e non proprio una città  glamour.
Sono alloggiati nella residenza privata del prefetto (con piscina). Un segnale propagandistico ? Sono ridiventati semplici e cool?
Vengono avvistati a sorpresa qui e là  : lui, in jeans e scarpe da tennis, sembra ritornato il politico giovane e accessibile della campagna elettorale. Anche lei è di nuovo la Brigitte di una volta, sorridente ed empatica.
Forse i consiglieri per l’immmagine di Macron hanno finalmente capito che la figura del «presidente-monarca» non funziona proprio ? 39 anni lui, 64 lei, Brigitte, ex professoressa di liceo di Emmanuel, è stata molto utile alla sua vittoria, anche grazie all’anticonformismo che emana dalla loro storia di coppia.
Rassicurante (nonna sette volte) ma trasgressiva con i suoi tacchi acrobatici, piace alle giovani generazioni.
Ed è un mito per le donne di mezz’età  (e oltre) perchè, come dice Nathalie Rozborski, trendsetter della moda a Parigi, «con un uomo giovane, bello e di successo accanto, incarna la rivincita di tutte le donne del baby boom del Dopoguerra francese».

(da “La Stampa“)

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QUANDO LA DESTRA ERA UNA COSA SERIA E DIFENDEVA GLI ITALIANI NON I REGIMI CRIMINALI STRANIERI

Agosto 15th, 2017 Riccardo Fucile

I SOVRANISTI DE NOIATRI CHE NON SI INDIGNANO CON RENZI PER AVER NASCOSTO LA VERITA’ SU REGENI COMUNICATA DAGLI USA

Queste note sono destinate a coloro che, per età  anagrafica, hanno conosciuto qualche destra seria, pur con tutti i difetti che poteva avere.
Ma in parte anche a quei pochi giovani non ancora rincoglioniti dalla propaganda sovranista-populista-macchiettarapseudofascistadaavanspettacolo.
Immaginate la reazione di un Almirante, di un Rauti o anche solo di un democristiano “perbene” della tanto vituperata prima Republica di fronte al sequestro, alle torture e all’assassinio di un giovane italiano da parte di un regime militare straniero.
Altro che ritiro dell’ambasciatore, ci sarebbero state manifestazioni, cortei, proteste, occupazioni del Parlamento fino a pretendere le teste dei criminali.
Invece nulla, silenzio complice per un anno e mezzo, la destra “sovranista” che ha riscoperto, dopo anni di “secessione”, la via della sedicente “identità  nazionale” se ne fotte se un italiano viene massacrato da servizi segreti stranieri.
La compagnia di merende salvian-meloniana, i sedicenti fasci da combattimento e i leoni da tastiera, gli urlatori e le oche giulive dei programmi nazional-popolari, pronti a scendere in piazza se un immigrato piscia controvento, i governatori dai tappeti rossi e i politici per la “legalità “, tutti uniti nel silenzio, nella omertà , nella collusione.
Nel tradimento dell’Italia.
Oggi il New York Times rivela (e   altre fonti confermano) che Obama avvertì Renzi di avere le prove della responsabilità  del regime di Al Sisi nel massacro di Giulio Regeni.
Di questo Renzi non ha mai informato nè il Parlamento, nè gli Italiani.
Quella destra avrebbe assaltato i banchi del governo, se non l’ambasciata egiziana a Roma, accompagnando a calci nel culo l’ambasciatore sul primo aereo per il Cairo.
I sovranisti de noiatri tacciono persino ora che il gioco, da noi denunciato da 18 mesi, caso quasi unico a destra,   è ormai scoperto: dell’Italia se ne   fottono, gli italiani possono essere torturati e uccisi, un governo può nascondere i fatti e coprire gli assassini, un regime straniero può depistare le indagini delle nostre istituzioni, una famiglia “non meticciata” può essere abbandonata al proprio dolore, a loro non frega una emerita mazza.
Evviva i sovranisti   egiziani.

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PROFUGHI TROVANO PORTAFOGLIO E LO RESTITUISCONO AL PROPRIETARIO: “CE NE FOSSERO DI RAGAZZI COME VOI”

Agosto 15th, 2017 Riccardo Fucile

SONO DUE GIOVANI OSPITI DI UN CENTRO DI ACCOGLIENZA DI GENOVA

Due giovanissimi migranti africani richiedenti asilo, ospiti a Fumeri, nell’entroterra del capoluogo ligure, hanno trovato un portafoglio su un treno con dentro 35 euro e lo hanno consegnato alla responsabile della struttura che li ospita.
La donna ha rintracciato il proprietario per restituirglielo.
Si chiama Salvatore Scalabrini, è un pensionato e ha regalato ai due ragazzi 20 euro a testa, ringraziandoli: «Ce ne fossero di ragazzi come voi! Benvenuti in Italia!».
A raccontare la storia è stata Gabriella Profumo, insegnante e responsabile del centro di accoglienza di Fumeri, dove i due migranti hanno trovato ospitalità : «Le parole di quel pensionato mi hanno commosso, perchè conosco bene quei due ragazzi e so che hanno alle spalle esperienze terribili. Sono sbarcati dai barconi dopo una prigionia nelle carceri libiche, dove sono stati rapinati di tutto e torturati ».
I ragazzi si chiamano Jafra Drame (19 anni, della Guinea) e Mamadì Sware (17, del Gambia) e ormai sono come fratelli: «Quando ho chiesto loro perchè non hanno aperto il portafoglio – ha raccontato ancora la Profumo – mi hanno risposto in modo disarmante che “non è roba nostra”».
Il centro che ospita i due africani è gestito dalla Croce Bianca Genovese. Il presidente della pubblica assistenza, Walter Carrubba, non si è stupito del gesto dei due ragazzi: «Conosco molti degli ospiti dei nostri centri di accoglienza temporanea e so che hanno una grande rettitudine morale. E poi noi non ci limitiamo a ospitare i migranti, ma li impegniamo in lavori utili, insegniamo loro l’italiano e il senso civico, rimarcando soprattutto il valore dell’onestà ».

(da “il Secolo XIX”)

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COME FUNZIONA IL VIAGGIO “CON ASSICURAZIONE” DEI PROFUGHI: UN LIBICO RITIRA I SOLDI E POI PAGA GLI SCAFISTI SOLO AD AVVENUTO ARRIVO

Agosto 15th, 2017 Riccardo Fucile

E LA GUARDIA COSTIERA SCORTA CHI HA PAGATO E BLOCCA CHI NO

Il reportage di Domenico Quirico per “La Stampa” da Sabratha è come sempre illuminante.
Mentre in Italia qualcuno vuole avvalorare la tesi della “lotta agli scafisti” affidata all’eroica Guardia Costiera libica, Quirico ci domanda: “sappiamo che le regole del «viaggio» nel Mediterraneo sono cambiate? E che lo hanno imposto loro, i migranti? Non cercano più lo scafista direttamente, lo pagano e partono, affidandosi a Dio. Non si fidano più: troppi morti, troppi naufragi, troppi inganni. Ora c’è un mediatore, sempre libico, riunisce i gruppi, marocchini senegalesi eritrei, raccoglie il denaro e lo custodisce. Paga lo scafista solo quando una telefonata del migrante conferma che è arrivato in Italia o è al sicuro su una nave di soccorso. Il viaggio con l’assicurazione. Per gli scafisti è indispensabile che i migranti arrivino, e presto: è l’unico modo per avere il denaro. E questo, forse, spiega molti misteri.”
La garanzia del viaggio da chi può essere assicurata?
Perchè i viaggi avvengono a ondate, con improvvise interruzioni?
Perchè ormai si parte solo quando c’è la garanzia di non essere fermati dalla Guardia costiera libica.
Ecco allora che si spiega la denunce di alcune Ong (confermate dai profughi e dalla procura di Trapani) sul fatto che certi natanti sono stati “scortati” fino alle navi delle Ong proprio dalla Guardia costiera libica che ha incassato la tangente dagli scafisti.
Mentre altri che non hanno pagato sono state fermati.
E il governo italiano ha affidato a questa associazione a delinquere la gestione dei flussi?
O siete in malafede o avete bisogno di cure psichiatriche.

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L’ONU: “CON IL CODICE DI MINNITI CI SARANNO SOLO PIU’ MORTI”

Agosto 15th, 2017 Riccardo Fucile

ALTRO CHE LE CAZZATE DELLA   “LUCE IN FONDO AL TUNNEL”, IL GOVERNO VEDRA’ SOLO PIU’ AFFOGATI IN FONDO AL MARE

Il codice di condotta delle Ong   limita il loro lavoro di salvataggio” provocando “più’ decessi”.
La “conseguente perdita di vite umane, essendo prevedibile e prevenibile, costituirebbe una violazione degli obblighi dei diritti umani in Italia”.
Così Agnes Callamard, relatrice speciale dell’Onu sulle esecuzioni extragiudiziali, sommarie e arbitrarie. “Codice e piano d’azione globale – aggiunge – suggeriscono che Italia, Commissione europea e Stati membri Ue ritengono i rischi e le realtà  di morti in mare il prezzo da pagare per scoraggiare migranti e rifugiati”.
Callamard sottolinea inoltre il rischio di gravissimi abusi e violenze per i rifugiati e i migranti in Libia.
“Fino a quando i migranti e i rifugiati che transitano attraverso la Libia o vengono ricondotti in Libia sono a rischio di violazioni dei diritti umani, tra cui uccisioni arbitrarie, l’Italia deve fornire ricerca e soccorso nel Mediterraneo, rispettare il divieto di respingimento e garantire che le Ong possano contribuirvi pienamente”, afferma. Inoltre, “la commissione europea deve sostenere l’Italia, e gli Stati membri dell’Ue devono assumere le loro responsabilità , incluse la ricezione e la ricollocazione dei rifugiati e dei migranti”, conclude la relatrice che ha chiesto chiarimenti da parte dell’Ue, delle autorità  italiane e delle autorità  libiche.

(da agenzie)

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“SE TORNATE VI AMMAZZIAMO”: NAVE DELLA ONG SPAGNOLA SEQUESTRATA E MINACCIATA IN ACQUE INTERNAZIONALI DAI CRIMINALI LIBICI

Agosto 15th, 2017 Riccardo Fucile

LA GOLFO AZZURRO ERA NELLA ZONA SAR CHE I TRAFFICANTI DELLA GUARDIA COSTIERA LIBICA HANNO AUTOPROCLAMATO ILLECITAMENTE DI LORO COMPETENZA, GOVERNO ITALIANO COMPLICE DEGLI SCAFISTI LIBICI

Fermati e minacciati di morte dalla Guardia costiera libica. È il terribile racconto dell’equipaggio della nave Golfo Azzurro della ong spagnola ProActiva, una delle pochissime organizzazioni umanitarie che ancora operano nel Mediterraneo per il salvataggio di migranti dopo lo stop deciso di Msf e Save the Children “per ragioni di sicurezza”.
L’episodio sarebbe avvenuto intorno alle 17.30 ora italiana, a 27,3 miglia dalla costa di Sabratha, in Libia, dunque in acque interrnazionali ma all’interno della zona “Sar” dichiarata da Tripoli la settimana scorsa, di cui non si conoscono le misure esatte ma si parla di decine e decine di miglia (come le 97 dell’era Gheddafi).
Le autorità  libiche avevano avvertito le ong: “Non entrate nella nostra zona, voi aiutate i trafficanti”.
Ma ProActiva non ha voluto piegarsi al diktat. E così, sfidando le minacce e il pericolo, oggi è entrata nella sar libica alla ricerca di migranti in difficoltà , rimanendo comunque in acque internazionali: la risposta di Tripoli non si è fatta attendere, secondo il racconto di Riccardo Gatti, a capo delle operazioni della Golfo Azzurro, raggiunto da Repubblica via Whatsapp: “Non è vero come è stato scritto su Twitter che ci hanno sparato addosso. Ma sì, la guardia costiera libica ci ha fermato, sequestrato per un po’ (eravamo in acque internazionali) e poi ci hanno intimato di seguirli con loro verso Tripoli. Ci siamo rifiutati, ma poi ci hanno lasciato andare intimandoci di non tornare più: “Altrimenti vi ammazziamo”, ci hanno detto”.
La ProActiva, che ora sta tornando verso Nord e probabilmente attraccherà  a Malta stasera, è l’unica nave ong attiva nel Mediterraneo insieme alla Acquarius di Sos Mediterranee e al Moas. Le altre sono tutte ferme dopo i proclamo di Tripoli. Un paio di settimane fa la marina libica aveva sparato in aria sempre contro ProActiva, scatenando polemiche. Le autorità  di Tripoli al momento non hanno confermato l’incidente di oggi.
La Golfo azzurro e’ appena tornata in zona SAR dopo la disavventura della scorsa settimana quando, dopo aver salvato tre libici in zona sar maltese, è stata costretta a vagare tre giorni in mare perchè nè Italia nè Malta davano l’autorizzazione all’approdo in porto. Poi, denunciando un problema tecnico ad un motore, e’ stata autorizzata ad approdare a Pozzallo dove ha sbarcato i tre libici.

(da “La Repubblica”)

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NATA IN ITALIA, MA DI ORIGINI AFRICANE, FUORI DA GARA CANORA: “E’ SOLO PER ITALIANI VERI”

Agosto 15th, 2017 Riccardo Fucile

E’ L’ORGANIZZATORE CHE DOVREBBE PROVARE LE GALERE ITALIANE, COSI’ CAPISCE QUALE DEVE ESSERE LA FINE DEI RAZZISTI

“Sono un italiano, un italiano vero”. E vai, con gli spaghetti al dente e un partigiano come presidente.
Così, 34 anni fa, Toto Cutugno disegnava il nostro popolare identikit in una canzone che fece il giro del mondo. Evidentemente qualcuno, proprio nell’ambiente musicale, non si è accorto che in questi 34 anni qualcosa è cambiato.
Soprattutto, chi può dirsi oggi “italiano vero”? A quali requisiti occorre corrispondere per passare l’esame?
La domanda è piombata, spiazzante, nella vita fino a ieri spensierata di Dora B. Una ragazzina di 15 anni, nata in Italia da genitori ghanesi arrivati nel nostro Paese circa 30 anni fa. Loro conoscevano bene L’italiano di Cutugno. Con buona pace di Toto, Dora B. avrebbe cantato certamente altro, se fosse stata ammessa al Canta Verona Music Festival.
Ma qui la musica passa decisamente in secondo piano. Perchè la ragazzina, quando ha contattato l’organizzatore sulla pagina Facebook dell’evento per avere informazioni, si è sentita rispondere che non si accettavano stranieri. Dora ha insistito: “Ho la cittadinanza italiana, posso partecipare, no?”. “No!!! Italiani si nasce, non si diventa e si nasce da genitori italiani…Io la penso così ed è riservato solo a italiani di fatto”.
E l’affare si complica, dall’italiano vero si passa all’italiano di fatto. Fatto è che, dal basso dei suoi 15 anni, Dora B. ci resta malissimo.
Chiede aiuto al fratello, che contatta l’organizzatore perchè le chieda scusa. E alla fine le scuse arrivano, ma soltanto quando Dora diffonde su Facebook gli screenshot della conversazione con l’organizzatore.
E la sua storia diventa inevitabilmente virale.
L’organizzatore, S.P., non si nega al telefono. La sua voce tradisce la paura di finire nel tritacarne, ma lui prova a spiegarsi. “Ho 42 anni, faccio questo mestiere da 24. Non sono razzista, la mia ragazza è straniera e ho amici di ogni nazionalità “.
E allora, perchè quella risposta. Anche in questo caso, S.P. non si tira indietro: “Ricevo tanti contatti su Facebook. Ma come faccio a sapere chi c’è dietro quel profilo? Mi rendo conto di aver sbagliato a scrivere quelle cose, ma non sapevo con chi avessi realmente a che fare. Credevo fosse uno scherzo, una provocazione. Comunque, quella è la mia opinione, non credo di aver commesso un reato. E invece qui mi rovino la vita”.
L’organizzatore si dice lontano da appartenenze partitiche, ma sui suoi profili non nasconde convinzioni di destra. Lei può avere tutte le simpatie che vuole, insistiamo, ma cosa c’entrano con il concorso canoro? Cosa dice il regolamento?
“Che possono partecipare solo gli italiani, maggiorenni, professionisti, autori di musiche originali e diplomati al Conservatorio”. Piccolo inciso: il Canta Verona era una gara “pop”, non un concorso per orchestrali o cantanti lirici.
In ogni caso, l’organizzatore avrebbe potuto escludere Dora semplicemente per il suo essere minorenne. Ma l’organizzatore ha preferito rimarcare quel suo non essere “italiana di fatto”.
Cosa è accaduto dopo? “Mi ha contattato il fratello. Io ho chiesto scusa, più e più volte. Mi sono anche offerto di ospitare la ragazza in qualche evento futuro, perchè il Canta Verona non lo faccio più. Le ho anche proposto di cantare dietro compenso. Ma è stato inutile. Il fratello mi ha detto semplicemente: ora ti sputtano”.
Emmanuel, il fratello di Dora, conferma questo particolare. Ma lo circostanzia con precisione. “Gli ho scritto che doveva chiedere scusa a mia sorella. Lui mi ha risposto che non è un razzista ma che quella è la sua opinione. Io ho cercato di fargli capire che il problema non sono le sue opinioni, il problema è scrivere che un concorso è riservato a cittadini italiani e che mia sorella non lo è perchè è figlia di genitori non italiani. Quando invece anche loro lo sono. Io ho insistito per le scuse, perchè mia sorella stava vivendo la cosa con grande disagio e aveva bisogno di sostegno. E siccome sono molto diretto, gliel’ho detto. Gli ho anche detto: se chiedi scusa non ti denuncio. E lui alla fine ha chiesto scusa, ma soltanto dopo che mia sorella aveva diffuso gli screenshot e la storia iniziava a girare”.
Emmanuel ha 24 anni ed è nato in Italia. “Sono un ingegnere, mi occupo di trasmissione di potenza in campo agricolo e industrale. I miei sono originari del Ghana, in Italia da trent’anni. Noi siamo la seconda generazione, mia sorella col Ghana ha poco a che fare. Ma se qualcuno le dice che non è italiana, finisce col trovarsi psicologicamente in una terra di mezzo. Io sono nato e cresciuto a Verona, ho vissuto episodi simili e sono forte. Ho reagito con i miei titoli, ho una consapevolezza. Ma mia sorella non è abituata, deve andare in terza liceo classico. Per questo mi sono agitato”.
Denuncerà  davvero l’organizzatore per discriminazione?
“La prima cosa che mi preme chiedervi è di non diffondere le sue generalità . Io sono un lavoratore e capisco cosa vuol dire essere mandati in pasto all’opinione pubblica. Ma lo denuncerò. Non per vendetta. E’ una questione morale che va oltre noi. Se non lo facciamo noi, che siamo qui da trent’anni, chi è in Italia da meno farà  altrettanto, portando a un circolo omertoso. E la vicenda non avrebbe l’importanza che invece deve avere. L’organizzatore si è inventato una sua Costituzione. E gli è andata anche bene, perchè se fosse successo a Londra o a Berlino le conseguenze sarebbero state ben diverse”.
Appunto, solo in Italia il razzismo non è un reato perseguito nonostante esista una legge. Minniti ha altro da fare.

(da “La Repubblica”)

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RIPUDIATO DALLA FAMIGLIA PER AVER MARCIATO CON I RAZZISTI IN VIRGINIA: “GLI AVEVAMO INSEGNATO ALTRI VALORI”

Agosto 15th, 2017 Riccardo Fucile

QUESTA E’ LA FINE CHE DEVE FARE CHI ISTIGA ALL’ODIO IN UNA SOCIETA’ CIVILE, QUESTA E’ UNA VERA FAMIGLIA DAI VALORI DI DESTRA

Uno dei partecipanti alla marcia dei suprematisti bianchi di sabato scorso a Charlottesville, in Virginia, è stato ripudiato pubblicamente dalla famiglia.
Pete Tefft, originario di Fargo, in North Dakota, è uno dei manifestanti le cui foto sono state pubblicate su @YesYoureRacist, un account Twitter che denuncia atteggiamenti e attitudini razziste.
A febbraio Tefft si era descritto in un’intervista come “100% pro-white”.
Ora suo padre e il resto della sua famiglia sono 100% contro le sue esternazioni razziste.
In una lettera pubblicata su The Forum of Fargo-Moorhead, Pearce Tefft ha scritto che lui e il resto della famiglia “desiderano ripudiare a voce alta le azioni e la retorica vile, odiosa e razzista” del figlio.
“Non sappiamo esattamente dove abbia appreso queste convinzioni. Di certo non le ha imparate a casa”, ha scritto il padre, che precisa di aver insegnato ai suoi figli che “tutti gli uomini e le donne sono stati creati uguali e meritevoli d’amore”. “Evidentemente — prosegue Tefft padre — Peter ha scelto di disimparare queste lezioni, lasciando me e la sua famiglia con il cuore spezzato e afflitto”.

(da “Huffingtonpost”)

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