Agosto 11th, 2017 Riccardo Fucile
LA ZECCA PADANA SPERA DI INTERCETTARE, TRADENDO LE ORIGINI DELLA LEGA, IL VOTO MERIDIONALE… MA IN SICILIA HA PAURA DEL FLOP E SI NASCONDE DIETRO MUSUMECI PER NON FARSI CONTARE
L’annuncio potrebbe arrivare il 17 settembre. Proprio là dove meno ce lo si aspetta: a Pontida,
la città del Giuramento, il sacrario della vecchia Lega.
È lì che Matteo Salvini sancirà , salvo decisioni dell’ultim’ora, il nuovo corso del suo partito nazionale e non più padano.
Una nuova forza politica «da nord a sud» che si candida ad essere il perno del «nuovo soggetto politico» della destra sovranista e populista italiana. Peccato che al Sud non esista.
Sul pratone della cittadina bergamasca in cui dal 1990 la Lega si riunisce per il suo appuntamento più identitario, Salvini porterà anche la sfida definitiva anche a chi nel suo partito mastica amaro per il nuovo corso nazionale.
A breve il segretario federale potrebbe addirittura annunciare anche il nome della post-Lega. Al momento, la decisione definitiva non è ancora stata presa e per il passaggio formale occorrerà un nuovo congresso.
C’è chi continua a parlare di Lega dei popoli, ma il nome non sarà quello. Di certo, c’è che si manterrà la parola Lega e si perderà la parola Nord.
Altrettanto certo è che ci sarà il nome del segretario, tipico esempio di partito personale.
Probabile anche la conservazione dei colori giallo e blu delle liste Noi con Salvini e probabilmente anche, in piccolo, l’Alberto da Giussano che resterà così la sola visibile testimonianza del passato per accontentare i pirla.
Salvini, in realtà , ancora sta ragionando sulla scelta dei tempi.
All’inizio, l’intenzione era quella di dedicare Pontida al referendum per le autonomie proclamato per il 22 ottobre in Lombardia e Veneto. Anche perchè altri non siano tentati di intestarsene l’eventuale a vittoria, come Salvini teme voglia fare Forza Italia.
Però, la cerchia stretta dei consiglieri di Salvini lo invita a fare il grande balzo.
I tempi, infatti, stringono. Per i leghisti hanno preso grande rilevanza le elezioni regionali in Sicilia.
Se ci fosse l’accordo tra Silvio Berlusconi e Angelino Alfano (che i salviniani ancora non escludono affatto) la rottura tra Lega e Forza Italia sarebbe sancita.
Invece, la possibilità che il centrodestra si riunisca intorno a Nello Musumeci rende il tema meno pressante. Però, entro il 28 settembre le liste vanno presentate.
E la sfida siciliana preoccupa Salvini.
La tentazione è quella di una lista con il suo nome. Numeri significativi in Sicilia chiuderebbero la bocca a chi in Forza Italia sostiene che Salvini sia credibile soltanto nella roccaforte padana. E sarebbero di valore inestimabile per ogni futuro discorso sulla premiership.
Però, c’è anche il rischio opposto, molto più reale e concreto: quello di bruciare la credibilità nazionale con un risultato modesto. Tra l’altro, la soglia di sbarramento in Sicilia è al 5%. E dunque, in Lega oggi ritengono più probabile la confluenza in un listone a sostegno di Musumeci.
Per nascondersi come sempre.
(da agenzie)
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Agosto 11th, 2017 Riccardo Fucile
IL PARTY A VILLA CERTOSA NON SI FARA’, STAVA DIVENTANDO UN CASO POLITICO
“Ne sai nulla?”…”Sei invitato?”…”Ci imbuchiamo?”. La festa stava diventando un caso politico. Meglio soprassedere e cancellare tutto.
Silvio Berlusconi pensava al party di Ferragosto a Villa Certosa come a una festa a numero chiuso, non come a un raduno di Forza Italia.
Ma la corsa a essere presenti ha consigliato il leader azzurro di correre ai ripari. Niente evento sardo, fanno sapere a Libero da Arcore. Berlusconi se ne va in Brianza e solo dopo il 16 sarà nella sua Villa Certosa.
Scrive Libero:
“Si sa che ciclicamente, durante le estati che precedono le elezioni politiche, in Forza Italia si crea sempre un’elettricità particolare. molti deputati e senatori uscendi prenotano una settimana in Gallura. Ed è un rito a metà tra la scaramanzia e l’ansia di procurarsi un incontro fortuito con il Capo. Presidiando la piazzetta di Porto Rotondo. O facendo la faccia tosta e presentandosi in villa senza invito”.
Berlusconi vuole invece aprire a una nuova classe dirigente, questo il messaggio che va ripetendo nelle sue ultime uscite pubbliche.
Questo sgomitare dei peones non andava assecondato. Niente festa, agenda top secret: forse andrà a Merano, forse in Provenza dalla figlia Marina, che ieri ha festeggiato 51 anni.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 11th, 2017 Riccardo Fucile
“TRRESPONSABILE CAMPAGNA DI OSTILITA’ ALIMENTATA DA ESPONENTI POLITICI CHE DOVREBBE TROVARE UNA FERMA CONDANNA DELLE ISTITUZIONI, NON UN INACCETTABILE AVALLO”
Una lettera per difendere il loro operato a difesa dei diritti umani. 
Marco De Ponte (ActionAid), Gianni Rufini (Amnesty International), Alessandro Bertani (Emergency), Gabriele Eminente (Medici Senza Frontiere) e Roberto Barbieri (Oxfam Italia) firmano il testo inviato al Corriere della Sera in cui denunciano una “irresponsabile campagna di ostilità , opportunisticamente alimentata da tanti esponenti politici e opinionisti” nei confronti delle Ong
“Le Ong sono presenti nel nostro Paese da decenni, hanno vinto premi Nobel e godono del supporto attivo di milioni di persone in Italia e nel mondo. Difendono i diritti dei cittadini, proteggono le persone vulnerabili, assistono le vittime di guerre e disastri, lottano contro la povertà e l’esclusione sociale. Sono un patrimonio della nostra società di cui essere fieri
Quanto accade in Italia in queste settimane però non dimostra questa fierezza.
“Se oggi la società civile che aiuta e protegge viene criminalizzata e intimidita si finisce con il produrre un danno grave per tutti. Un’irresponsabile campagna di ostilità , opportunisticamente alimentata da tanti esponenti politici e opinionisti, dovrebbe trovare nelle Istituzioni una ferma opposizione, non un inaccettabile avallo”.
Le Ong segnalano la contraddizione che emerge dalla strategia italiana.
“Le organizzazioni umanitarie operano in base a rigorose norme concordate sul piano globale che sono state avallate dagli Stati sottoscrivendo convenzioni internazionali vincolanti in materia di diritti umani e diritto umanitario, riconosciute in sede Onu, riprese dall’Ue e nelle leggi nazionali. Questi reciproci impegni sono la garanzia di un aiuto umanitario efficace e imparziale” […]
“Oggi lo Stato Italiano chiede a queste organizzazioni di disattendere alle norme che esso stesso ha sottoscritto in sede internazionale. Con l’unico effetto di comprometterne la credibilità , pregiudicare la loro possibilità di fornire aiuti in contesti difficili, e renderne difficile o impossibile l’azione dove è più necessaria per il bene di tutti. Crediamo sia doveroso chiedere allo Stato di rispettare le regole internazionali che ha sottoscritto nell’interesse di tutti”.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 11th, 2017 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA DEL VICEPRESIDENTE COMMSSIONE INFANZIA DEL PARLAMENTO: “LE LEGGI LO VIETANO, L’ITALIA NON SIA COMPLICE”
“Nella deliberazione votata dal Parlamento il 2 agosto c’è un passaggio fondamentale che riguarda il rispetto della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia. Ecco, i minori che vengono fermati in mare non devono essere riportati in Libia perchè la Convenzione dice che non si possono respingere persone di età inferiore ai 18 anni“. E’ Sandra Zampa, vicepresidente della Commissione parlamentare per l’infanzia a mettere sul tavolo il tema più delicato.
L’Italia supporterà la Guardia costiera libica “per le attività di controllo e contrasto dell’immigrazione illegale e del traffico di esseri umani” nel Mediterraneo, si legge nella deliberazione che vara la missione navale concordata con il governo di Fayez Al Sarraj approvata da Camera e Senato da una maggioranza trasversale che va dal Pd a Mdp passando per Forza Italia.
Tutti felici, tutti soddisfatti. Ma secondo la deputata c’è un limite che rimane invalicabile: quello dei diritti dei minori. Che sono già stati infranti.
Il 5 agosto la Guardia costiera libica ha “salvato e arrestato” 826 migranti in due diverse operazioni a nord di Sabrata“, riferiva il portavoce della Marina militare libica, Ayoub Qassem. Tra i fermati, spiegavano le stesse forze libiche, anche bambini di nazionalità libica, marocchina, tunisina, algerina, sudanese, siriana e originari di Paesi subshariani. Tutti consegnati al Directorate for combating illegal migration di Tripoli.
Una notizia riportata da tutti gli organi di informazione italiana senza che dalle istituzioni si levasse una sola voce di protesta.
“Questi respingimenti vanno fermati immediatamente — prosegue Zampa — sui minori l’Italia non deve collaborare con la Guardia costiera libica. Primo perchè ha recepito la Convenzione Onu per l’infanzia (approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989, ndr), che tutela i minorenni una volta identificati e una volta stabilita la loro età . E poi perchè si è dotata di una legge che tutela i minori stranieri non accompagnati, che all’articolo 3 ribadisce il divieto di respingimento”.
Quella dei minori è una parte di un problema più grande: dove vengono ospitate le persone che vengono fermate in mare e riportate sul suolo libico?
L’ipocrisia con cui il governo affronta la questione fa sì che dalle istituzioni non contemplino nemmeno il problema. L’importante, è il ragionamento, è raggiungere il risultato: fermare gli sbarchi, gli 826 annunciati dai guardacoste di Tripoli saranno solo i primi.
Ma un fronte variegato che va da Mario Giro alle organizzazioni internazionali da Amnesty all’Alto Commisssariato dell’Onu peri i rifugiati ha già lanciato l’allarme: “Riportarli in Libia in questo momento vuol dire riportarli all’inferno — ha spiegato il sottosegretario agli Esteri a La Stampa — — finiscono in centri di detenzione nelle mani delle milizie, che ne approfittano per fare i loro commerci. Per ora non è stato possibile avere dei campi “normali” in Libia, sotto il controllo delle istituzioni internazionali, è un obiettivo da raggiungere, quello reale”.
Dove vengono sistemati, allora?
Solo nell’area controllata dal Consiglio presidenziale guidato da Al Sarraj, esistono 34 centri gestiti dall’Autorità per la Lotta all’Immigrazione Clandestina.
“Ospitano circa 8mila persone — ha spiegato al Comitato Schengen il direttore dell’Ufficio di coordinamento per il Mediterraneo dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), Federico Soda — noi ne abbiamo potuti visitare solo una ventina, constatando che le condizioni sono pessime, per cui immaginiamo che quelle dei centri che non abbiamo potuto vedere siano ancora peggiori. Stiamo lavorando a migliorarle ma li vorremmo vedere chiusi“.
In Libia “non ci sono campi o centri per i migranti ma solo prigioni, alcune controllate dalle autorità , altre da milizie e trafficanti, e vi sussistono condizioni orribili — ha spiegato il 4 agosto Vincent Cochetel, inviato speciale dell’Unhcr — chiunque venga sbarcato sulle coste libiche torna in queste carceri”. Bambini compresi.
Al di qua del Mediterraneo il problema non interessa.
“E’ nostro dovere preciso chiedere garanzie — prosegue Zampa — ovvero che in Libia sia presente l’Onu con l’Unhcr o comunque una organizzazione riconosciuta in ambito internazionale che abbia il compito di sorvegliare sul rispetto dei diritti umani”.
Chissà se il governo o almeno qualcuno all’interno del Pd raccoglierà l’invito.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 11th, 2017 Riccardo Fucile
I RAZZISTI STANNO ANCHE A SINISTRA E TRA I CATTOLICI
È razzista anche chi – a sinistra e tra i cattolici – inizia ad accettare come normale la distinzione
tra chi fugge dalla povertà e chi fugge dalla guerra; è razzista anche chi – a sinistra e tra i cattolici – per rispondere ai razzisti dichiarati spiega che i migranti ci servono perchè aiutano la nostra economia; è razzista chiunque, in qualsiasi modo si ponga su un piano diverso da quello sul quale sono quelle povere persone che vengono dall’Africa o faccia distinzioni di genere economico, religioso, culturale o altro.
Chi ragiona così dimentica – in buona fede o meno – che i migranti sono persone e l’esser migranti è soltanto uno stato, una condizione temporanea e incidentale, mentre persone, esseri umani, si nasce e si resta sino alla morte.
Come ogni essere umano, anche chi si trova nella condizione di migrante gode di diritti senza nessun limite.
Lo afferma la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”.
È il punto più alto raggiunto dalla civiltà occidentale e venne affermato solennemente nel Novecento, dopo distruzioni e il tentativo di sterminare interi gruppi umani formati da milioni di persone. Questa è la storia.
E, se è così, se quelle persone godono degli stessi nostri diritti in quanto esseri umani, salvando quelle persone che arrivano dall’Africa non salviamo soltanto un certo numero di vite umane: salvando quelle persone semplicemente obbediamo a un obbligo e rispettiamo il loro diritto ad essere salvati in quanto esseri umani; e si tratta di un diritto che noi occidentali abbiamo stabilito tale dopo secoli di storia.
Quel diritto rappresenta la nostra civiltà : in quel diritto sta la nostra civiltà .
Salvando quelle vite, insomma, salviamo anche noi stessi e la nostra vita civile. Negare quel diritto significa negare la nostra stessa civiltà ed è ciò che stanno facendo sempre più persone non soltanto a destra ma oramai anche a sinistra, avvicinandosi a un confine che non andrebbe superato, facendolo con una inconsapevolezza che fa paura, soprattutto tra le persone che governano il potere.
Oltre quel confine non so proprio cosa ci possa essere, e non vorrei scoprirlo nei prossimi anni: le leggi razziali, la guerra, lo sterminio.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 11th, 2017 Riccardo Fucile
IL TESTO DELL’APPELLO DI INTELLETTUALI, ONG E ASSOCIAZIONI
Il contenuto è un duro atto di accusa contro le politiche migratorie del governo e in particolare del ministro dell’Interno Marco Minniti.
“È in corso un nuovo sterminio di massa – esordisce il testo – Donne, bambini, uomini, intere famiglie costrette a fuggire dalla guerra e dalla fame. Costretti a farlo indebitandosi, subendo violenze e torture nelle carceri libiche, rischiando di annegare, di morire di sete e di ustioni da carburante su barconi fatiscenti”.
In tutto questo, si legge, “il nostro Governo non è indifferente a questa carneficina ma complice: invia navi militari per impedire ai migranti di lasciare le coste dell’Africa; si accorda con i dittatori dei paesi che perseguitano i profughi per bloccare ai confini chi tenta la fuga; perseguita le Ong che – senza alcun fine di lucro – salvano i migranti in mare; impone loro condizioni che rendono impossibile o vano l’intervento, come il divieto di trasbordare i profughi su imbarcazioni più grandi o l’obbligo della presenza sulle navi di ufficiali militari armati, inaccettabile per le associazioni umanitarie che operano in terre di conflitto solo grazie alla loro neutralità “.
L’appello, aperto ad altre sottoscrizioni online, è firmato da numerose personalità del mondo della cultura come lo scrittore Erri De Luca e il critico d’arte Tomaso Montanari; dell’associazionismo come dall’Arci e da Cecilia Strada di Emergency; della Chiesa come Alex Zanotelli e la Comunità di San Benedetto al Porto di Genova che fu di don Andrea Gallo.
La sfida è quella contro il “governo che criminalizza chi salva vite umane, a disobbedire ai sindaci che intimano di non accogliere i profughi, a denunciare la loro complicità con questo deliberato sterminio”.
Desideriamo creare un luogo dove chi pensa che la fuga dalla guerra e dalla fame sia un diritto e l’accoglienza un dovere possa ritrovarsi, mobilitarsi, esprimere la propria solidarietà nei confronti di chi rischia la vita e di chi la salva.
Non staremo in silenzio, non staremo a guardare”.
(da agenzie)
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Agosto 10th, 2017 Riccardo Fucile
LE ACQUE TERRITORIALI LIBICHE SONO DI 12 MIGLIA, LE ALTRE SONO ACQUE INTERNAZIONALI… ORMAI IL GIOCO E’ SCOPERTO: L’ITALIA HA VENDUTO MIGLIAIA DI ESSERI UMANI, DESTINATI ALLE GALERE LIBICHE
La Marina libica, fedele al governo del premier del Governo di unita nazionale di Tripoli
di Fayez al Sarraj, ha imposto a tutte le navi straniere il divieto di soccorrere i migranti nelle aree cosiddette aree di “Search and rescue” che vanno molto oltre le 12 miglia nautiche delle acque territoriali.
Di fatto la decisione impedirà alle navi delle Ong di intervenire non solo nelle acque territoriali libiche ma si dovranno tenere ad una distanza di centinaia di km dalla costa.
A dare la notizia il generale Abdelhakim Bouhaliya, comandante della base navale di Tripoli: la Libia ha “istituito ufficialmente una zona di ricerca e salvataggio (SaR) nella quale nessuna nave straniera avrà il diritto di accedere, salvo una richiesta espressa alle autorità libiche” che dovranno poi concedere la loro autorizzazione caso per caso.
Un portavoce della Marina libica ha chiarito che il provvedimento è stato adottato esplicitamente “per le Ong che pretendono di salvare i migranti clandestini sostenendo che si tratta di un’azione umanitaria”.
“Vogliamo inviare un chiaro messaggio a tutti coloro che violano la sovranità libica e mancano di rispetto alla Guardia Costiera e alla Marina”, ha aggiunto il portavoce della Marina, il generale Ayoub Qassem.
Sebbene non esplicitamente fissata nell’annuncio, l’area SaR, secondo le cartine in uso alla missione EuNavFor Med (Sophia), è quella esistente ai tempi del colonnello Muammar Gheddafi e si estende fino ad almeno 97 miglia nautiche dalla costa libica, ossia 180 km.
Al momento le navi delle Ong, invece, operano al limite od anche entro le 12 miglia nautiche delle acque territoriali, pari a 22 km.
Vale la pena ricordare a questo cialtrone:
1) Le acque territoriali libiche sono di 12 miglia, oltre sono acque internazionali dove la Libia non puo’ fare i cazzi che vuole e fissare a suo criterio aree interdette a operazioni di soccorso e ricerca regolate dal diritto internazionale.
2) L’associazione a delinquere libica che prende tangenti per far partire i profughi a scaglioni evidentemente ha incassato una cifra maggiore dai mandanti italiani .
3) I delinquenti libici sono notoriamente una garanzia nelle operazioni di soccorso e sono pure talmente pirla da precisare pure che si tratta di “clandestini che le Ong pretendono di salvare sostenendo che si tratta di un’operazione umanitaria”. Loro invece preferiscono vederli affogare o derubarli e violentare le donne nei lager di Stato.
4) Solo le navi italiane non dovranno chiedere il permesso, a dimostrazione di chi sono gli ufficiali pagatori dei criminali locali, chi gli regala milionate e motovedette.
5) Ovviamente non ci sarà nessun politico in Italia che li manderà affanculo, siamo riusciti a metterci a 90 gradi con il criminale Gheddafi, cosa volete che sia pagare qualche altro cialtrone per fare un altro lavoretto sporco per nostro conto e diminuire quella “fastidiosa sensazione di insicurezza” che non permette al buon borghese di passeggiare per strada senza dover vedere che ci sono anche i poveri al mondo.
6) Unico aspetto divertente nella tragedia: i mandanti dei criminali perderanno pure le elezioni e se lo prenderanno nel culo. Il massimo dell’autolesionismo per una sinistra che ha venduto la storia di civiltà dell’Occidente ( la sedicente destra è fuori concorso, per una poltrona venderebbe pure la madre).
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Agosto 10th, 2017 Riccardo Fucile
CON GRECIA E PORTOGALLO SIAMO UNO DEI TRE PAESI DELL’EUROZONA IL CUI PRODOTTO INTERNO LORDO RESTA INFERIORE A QUELLO DEL 2007… SIAMO IN CODA ANCHE SU DISOCCUPAZIONE, PREZZI DEGLI IMMOBILI E MERCATI AZIONARI
L’economia italiana è ancora lontana dai livelli pre-crisi. E con Grecia e Portogallo, il nostro è uno dei tre paesi dell’Eurozona il cui prodotto interno lordo resta inferiore a quello del 2007.
L’analisi è del Financial Times e mostra i ritardi dell’Italia anche in tutti gli altri indici presi in considerazione: disoccupazione, prezzi degli immobili e mercati azionari.
Nel dettaglio, secondo il quotidiano, alla fine del 2017 il Pil italiano sarà 6,2 punti percentuali sotto il dato di dieci anni fa.
In Eurolandia, a farci compagnia, sotto ‘quota zero’, sono solo altri due Paesi: il Portogallo, che segna un calo complessivo del 2,4%, e la Grecia, che ha perso un quarto del proprio prodotto interno lordo (-24,8%).
Tutte le principali economie mondiali analizzate dal Financial Times sono oltre “quota zero” e registrano un prodotto interno lordo superiore a quello del 2007.
L’ultima a uscire dal buco nero della crisi è stata la Spagna, che ha raggiunto il pareggio quest’anno e, a fine 2017, guadagnerà il 2,1%. Se all’Italia non sono stati sufficienti dieci anni per tornare ai livelli pre-crisi, a Francia, Germania e Stati Uniti ne sono bastati quattro: il saldo è tornato positivo nel 2011.
Oggi si attesta a +6,7% per Parigi, a +10,9% per Berlino e a +14,6% per Washington.
La ripresa britannica è stata più graduale: Londra ha raggiunto i livelli pre-crisi nel 2013. Ma da allora ha accelerato: chiuderà il 2017 con un progresso dell’11,1% rispetto a un decennio fa.
Ancora più repentina è stata la risalita di Islanda e Irlanda. Hanno dovuto aspettare il 2014 prima di raggiungere il pareggio, ma da allora la crescita è stata rispettivamente del 18,1% e del 38,5%. Guardando all’Asia, anche il Giappone recupera, seppure a un ritmo meno elevato (+4,7%).
Mentre la Cina merita un discorso a sè: Pechino è l’unica grande economia mondiale a non aver risentito della crisi. Dal 2007, il Pil è più che raddoppiato (+119,9%). Se la rappresentazione grafica del prodotto interno lordo di altri Stati è una curva rotta da cambi di direzione, per la Cina somiglia molto a una linea retta.
Male il lavoro, le azioni, gli immobili
Per quanto riguarda il lavoro, il record negativo è della Grecia, con una disoccupazione superiore del 14,6% rispetto al 2007. Ma il mercato del lavoro, che tende a ritardare la propria ripresa rispetto a quella del Pil, resta debole anche negli Stati riaffacciatisi oltre il pareggio.
Come in Spagna, dove la disoccupazione resta del 10,2% più alta rispetto a dieci anni fa, e negli Stati Uniti, che solo nel 2017 raggiungeranno lo stesso tasso di disoccupazione del 2007 nonostante una crescita del Pil già in doppia cifra.
Appena sopra il pareggio è la Gran Bretagna, dove il tasso di disoccupazione e’ inferiore di appena lo 0,9% rispetto a dieci anni fa. A fare da solida eccezione e’ la sola Germania, con un tasso di senza lavoro sceso del 4,6% rispetto al 2007.
Il Financial Times, in questo caso, non analizza il dato italiano. Ma basta guardare ai dati Istat per capire che ‘quota zero’ e’ ancora lontana: il tasso di disoccupazione alla fine del 2007 era del 6,5%, quello registrato a giugno 2017 e’ stato dell’11,1%.
Per il mercato immobiliare il Financial Times ha preferito confrontare i dati con il 2005, anche per includere la bolla dei mutui subprime scoppiata nel 2006.
Negli Stati Uniti, epicentro di quella crisi, i prezzi delle case sono cresciuti del 9,2%. In Canada l’aumento e’ stato del 42,8%; in Gran Bretagna del 50,6%. In Australia i prezzi sono più che raddoppiati (+107,5%).
In Spagna, a conferma di un’economia che ha ancora bisogno di sostegno nonostante la risalita del Pil, il mercato galleggia 9,5 punti percentuali al di sotto dei livelli del 2005. Neppure in questo caso l’Italia fa parte degli esempi citati dal Financial Times.
Ma anche in questo caso il confronto e’ semplice: dopo anni di flessione, i prezzi (secondo S&P, la stessa fonte utilizzata dall’Ft) inizieranno a rivedere terreno positivo solo nel 2017 (+0,5%) e nel 2018 (+1%).
Cattive notizie anche dai mercati finanziari. Da anni Wall Street galoppa: +69% rispetto a dieci anni fa. Il Giappone corre: +19%. Tra le piazze che devono ancora recuperare il terreno perduto ci sono invece i Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica): -10,3%. Milano e’ ancora piu’ indietro: -45,2%. Peggio fa solo la Grecia (-83,1%).
(da “NextQuotidiano“)
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Agosto 10th, 2017 Riccardo Fucile
LI AIUTIAMO TANTO A CASA LORO CHE DESTINIAMO AGLI AIUTI ALLO SVILUPPO SOLO LO 0,26% DEL PIL CONTRO LA MEDIA EUROPEA DELLO 0,51%
Come già avvenuto per l’intesa stretta mesi fa dall’Europa con la Turchia per chiudere la
rotta migratoria da Siria e Iraq verso i Balcani, è bene non farsi troppe domande su ciò che accade nel “retropalco”, in questo caso in terra libica.
Perchè ciò che accade è un’autentica schifezza, è la negazione sistematica di ogni principio umanitario.
Accade, come raccontano le duemila testimonianze raccolte da Medici per i Diritti Umani (Medu) e come denunciato dall’inviato Unhcr per il Mediterraneo Vincent Cochetel, che i migranti trattenuti finiscono in lager come quello di Sabha, una fortezza nel deserto nel sud est della Libia circondata da filo spinato e miliziani armati di mitragliatrici lungo tutto il perimetro, dove subiscono privazioni e atrocità di ogni genere.
A confermare che la Libia si sta trasformando – meglio sta tornando ad essere come già ai tempi di Gheddafi – un immenso campo di concentramento per migranti in fuga dai loro paesi, è stato nei giorni scorsi il viceministro degli esteri Mario Giro: “I migranti – ha detto Giro, una vita di impegno per l’Africa con la Comunità di Sant’Egidio – finiscono in centri di detenzione nelle mani delle milizie, che ne approfittano per fare i loro commerci; questa politica non raggiunge nemmeno l’obiettivo di alleggerire la situazione, c’è molta gente che vive su questi traffici”.
Viene da dire, amaramente, che ora si capisce meglio il senso dell’auspicio renziano “Aiutiamoli a casa loro”.
Per un momento avevamo creduto che il leader Pd si limitasse a ripetere una abusata banalità : l’unico modo efficace per evitare che folle di africane e africani cerchino sicurezza e spesso trovino la morte avventurandosi nel Mediterraneo per raggiungere l’Europa, è che l’Africa diventi un continente senza più miseria nè guerre.
Verità impossibile da negare ma ardita da sostenere per chi governando l’Italia da anni ha mantenuto a livelli infimi i fondi per gli aiuti allo sviluppo (0,26% del Pil contro lo 0,51% della media europea) e fatto crescere l’export di armi verso l’Africa; e verità che lascia il tempo che trova quando si tratta di dare soccorso qui ed ora a migliaia di migranti in fuga dai loro attuali inferni.
Ma no, l’invocazione di Renzi era molto più concreta, e il ministro degli interni Minniti si è incaricato di renderla esplicita e anche di cominciare a metterla in pratica. Questo il nuovo progetto: l’Italia è disposta a tutto pur di fermare l’afflusso di richiedenti asilo e di migranti dall’Africa, anche ad “aiutarli a casa loro”, nel senso di lasciarli marcire nei campi di concentramento libici.
La “dottrina-Minniti” è chiara ed è coerente: il fine, ridurre il flusso delle partenze di migranti dalle coste libiche, giustifica i mezzi per raggiungerlo, cioè la messa in mora delle Ong umanitarie impegnate nel Mediterraneo e l’affidamento ai ras libici del lavoro sporco di “ospitare” i migranti in veri e propri lager.
Su questa idea si è realizzata un’inedita convergenza di accenti e di argomenti tra destra, grillini, Pd; convergenza che ha visto il Partito democratico ritrovarsi su un terreno valoriale, riassumibile nello slogan “prima gli italiani”, da sempre patrimonio della destra.
Pagherà questa scelta, consentirà al Pd di raccogliere consenso in quella larga fetta di elettorato, oggi più larga di ieri, sensibile ai richiami securitari e sovranisti?
Difficile, più probabile che alla fine quell’elettorato scelga l'”originale” salvinian-griillino alla fotocopia Pd.
Come ha scritto Ezio Mauro, una sinistra che rinnega “quel vincolo politico e non solo umano che nella differenza di destino tiene insieme i sommersi e i salvati della globalizzazione”, ha perso del tutto il suo senso storico.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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